Apri qui una fotomappa del versante orientale della Valle del Bitto di Albaredo

Il passo di San Marco (1992) è il valico più basso fra Valtellina e versante orobico meridionale ed è anche quello più facile e storicamente importante, da quando, con l’apertura della via Priula, fortemente voluta dalla Serenissima Repubblica di Venezia (signora dal 1432 di Bergamo e delle sue valli), divenne il punto culminante della più trafficata via commerciale dalla Pianura Padana ai paesi di lingua tedesca attraverso la Valtellina (sotto la signoria delle Tre Leghe Grigie dal 1512 al 1797). Venezia intendeva così evitare la via di transito sull'asse Valsassina-Bocchetta di Trona-Morbegno, chiamata anche Via del Bitto, che passava per i territori del ducato di Milano e quindi della rivale Spagna. Una questione politica ma anche economica, perché le tariffe doganali degli spagnoli erano parecchio esose. La nuova via soppiantò anche la Via Mercatorum che passava per il vicino passo di Verrobbio, posto poco più ad ovest e chiamato in passato anche passo di Morbegno, fino al 1593 la più importante via commerciale fra Bergamo e la Valtellina.
Fu il podestà veneto di Bergamo Alvise Priuli a caldeggiare questa nuova via ed a curarne, previo accordo con il governo delle Tre Leghe, la costruzione, nell’arco di un biennio circa (1590-92): in suo onore essa venne, dunque, battezzata “via Prìula”.


Il rifugio Casa Cantoniera Ca' San Marco

La strada, aperta nel 1592 dal capitano Zuane Quirini, fu percorsa da intensi traffici, soprattutto dopo che Venezia ebbe stretto, nel 1603, il trattato di alleanza con le Tre Leghe del settembre 1603. Sulla base di tale trattato la Serenissima concedeva, infatti, l’esenzione dai dazi sia alle merci prodotte in Italia ed esportate attraverso il passo di San Marco, sia a quelle valtellinesi e grigionesi esportate a Venezia. La strada, uscendo da Bergamo, passava per Zogno, Piazza e la Val Brembana, saliva al passo di san Marco per poi scendere a Morbegno, il che rendeva assai vantaggiosa l’utilizzazione di tale via. La strada, larga tre metri, era percorribile fino a Mezzoldo ed oltre Albaredo da “birozzi” (birocci), ovvero carri a due ruote; nel tratto intermedio, che scavalcava il valido di S. Marco, con animali da soma a pieno carico.


Il passo di San Marco (al centro dell'immagine) sul fondo della Valle del Bitto di Albaredo

Si trattava di un manufatto ben costruito e tenuto, grazie ai numerosi muri di sostegno, canali di scolo, parapetti, piazzole di sosta, fontane e siti di sosta per il riposo. Non costituiva per Venezia un’insidia, in quanto dal punto di vista militare era facile da presidiare: bastavano un centinaio di soldati disposti nei punti strategici per bloccare eventuali invasioni di eserciti nemici e proteggere i mercanti; gli otto ponti sul torrente Bitto, costruiti per servirla, inoltre, in caso di necessità potevano essere distrutti, bloccando l’avanzata dei nemici. A Mezzoldo e ad Albaredo furono edificate una dogana e una stazione di posta. Appena sotto il passo di San Marco (che proprio da allora venne dedicato al santo protettore di Venezia e che era uno dei più bassi ed agevoli sull’intero arco orobico), sul versante della bergamasca, fu eretto un rifugio a due piani, con stalle e locali di ristoro, il cui edificio è ancora oggi conservato ed adattato a rifugio (Rifugio Casa Cantoniera Ca’ San Marco); ai gestori del rifugio toccava, oltre al compito di ospitare mercanti e soldati, anche quello di tenere aperta e pulita la strada durante l'inverno. Sulla sua facciata una targa riporta la seguente scritta: “Per due secoli questa cantoniera vigilò sulle alpi Brembane i traffici e la sicurezza della Repubblica di San Marco”.


La Val Brembana vista dal passo di San Marco

L’edificio, posto in un ripiano al riparo dalle valanghe, fungeva da rifugio (uno dei più antichi d’Europa) per i viandanti ed ospitava il rottiere che aveva l’incarico di tenere pulita la strada dalla neve garantendo, con non pochi sforzi, che fosse percorribile nell’intero arco dell’anno. Vi passavano merci d'ogni genere, come leggiamo in documenti dell'epoca: "balle di lana, seta di Cambrai, pellami di ogni sorta, corame, rame, stagni, pietre ollari, formaggi e altri grassini della Valtolina, bestiame da beccaria..."
Nella “Guida alla Valtellina” del 1884, edita dal CAI di Sondrio a cura di Fabio Besta (II ed.), infine, si legge: “Una strada di recente costrutta, quasi carrozzabile, lascia Morbegno e con brevi e numerosi andirivieni, attraverso vigneti e selve, sale le falde del monte, fino a entrare nella valle del Bitto per la pendice orientale, al di sopra del profondo e dirupato burrone per cui essa trova sbocco. Poi in ripida salita, passando attraverso vari casolari, e sempre per luoghi ameni, conduce ad Albaredo (800 m.) (421 ab.). di là una strada mulattiera ben tenuta sale ancora per poco fino ai casali di Sarten e alla Madonna delle Grazie, poi, abbassandosi, raggiunge il torrente che scende dalla Valle Pedena… , quindi, attraversando con varie giravolte una stupenda foresta di abeti e larici, sale al dosso Cerico, casolare in amenissima posizione.


La Via Priula in vista del passo di San Marco

Poscia continua addentrandosi nella Val d’Orto fino al passo (1826 m. ), in prossimità del quale vi ha una cantoniera o casa di rifugio detta Ca di San Marco, dove i viaggiatori possono trovare conforto di cibo e qualche letto per riposare. Da Ca di San Marco, per la Val Mora, si scende ad Averara, e quindi a Olmo sul Brembo, e di là a Piazza, a S. Pellegrino e a Bergamo. Da Morbegno al passo occorrono circa cinque ore e mezza di cammino; dal passo a Olmo circa tre ore. La Strada di San Marco, dichiarata provinciale, è mantenuta lungo la Valle del Bitto a spese dell’intera Provincia. Essa è la migliore e la meno alta fra le varie strade che attraversano la catena Orobia. È tuttavia molto frequentata: in passato, prima della costruzione della strada carrozzabile da Lecco a Colico, era frequentatissima giacchè per essa passavano le mercanzie che da Venezia e dallo Stato Veneto si importavano nella Svizzera e Germania orientale per i valichi dello Spluga, del Septimer e del Maloja.”


Pozza al passo di San Marco

Ma a partire dal Settecento la Via Priula cominciò una lunga decadenza. Due i motivi principali: il clima (siamo nel cuore della PEG, la Piccola Età Glaciale) si faceva più rigido, con nevicate più abbondanti, e le Tre Leghe Grigie avevano scarso interesse alla manutenzione della strada, avendo chiuso accordi commerciali favorevoli con i nuovi signori di Milano, gli Asburgo d'Austria. La fine della dominazione delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina (1797) accentuò ulteriormente questa parabola di decadenza. Un secolo e mezzo dopo, però, la Via Priula si rianimò di nuova vita con la nuova carrozzabile, percorsa non solo da autoveicoli, ma anche da molti motociclisti e ciclisti. Il passo viene chiuso nei mesi invernali, ma è molto frequentato dalla tarda primavera all’autunno inoltrato. La realizzazione della strada venne promossa negli anni Sessanta del secolo scorso dagli amministratori della Val Brembana, e da questa valle ha per la prima volta raggiunto il passo. Negli anni successivi è stato realizzato il tracciato che sale al passo dal versante valtellinese, ed oggi il passo di San Marco è uno dei più suggestivi valichi montani, per la sua apertura, panoramicità e luminosità.


Apri qui una panoramica sul passo di San Marco (a sinistra) e la Valle del Bitto di Albaredo

Al passo di San Marco, in automobile o in bicicletta, si sale così. Raggiunta la piazza S. Antonio di Morbegno, si seguono i cartelli imboccando una strada parallela al suo lato orientale. In breve si raggiunge il versante orobico e si inizia a salire verso sinistra seguendo la strada provinciale n. 8 per il Passo di San marco (al suo inizio un cartello indica se il passo è aperto o chiuso; in questo secondo caso, la strada è chiusa qualche km oltre Albaredo). Salendo, ignoriamo, dopo 1,5 km, la deviazione, a destra, per Bema. Dopo pochi tornanti, a 7 km dalla partenza, passiamo per Arzo (m. 721). La strada comincia ad addentrarsi nella Valle del Bitto di Albaredo, tagliandone il fianco orientale. Passiamo per i nuclei di Valle (ad 8 km da Morbegno) e per il vicino Campo Erbolo. Entrati nel territorio del comune di Albaredo, raggiungiamo Albaredo per S. Marco (m. 950), a 11 km da Morbegno. Dalla strada provinciale per il passo di San Marco, che curva subito a sinistra, si stacca sulla destra la strada che porta alla piazza S. Marco, nel centro del paese. Dopo un successivo tornante dx, proseguiamo diritti uscendo dal paese. Proseguiamo nella salita lasciando a destra la deviazione che scende alla chiesetta della Madonna delle Grazie e si porta al Dosso Chierico (Via Priula).


Il passo di San Marco

Dopo pochi tornanti troviamo una nuova deviazione, a sinistra: si tratta della carrozzabile che sale ai maggenghi ed agli alpeggi sopra Albaredo, terminando ad uno spiazzo prerro i Cornelli, ad una quota di oltre 1700 metri (si tratta di un'alternativa assai invitante per gli amanti della mountain-bike). In corrispondenza di questa deviazione la strada provinciale viene chiusa nel periodo invernale. Proseguiamo ancora diritti e passiamo per la Casera dell'alpe Lago e per la Casera di Pedena, poste ai piedi del circo alto delle omonime valli. Più in alto troviamo, sempre a sinistra della strada, la casera di Orta Soliva, oltre la quale la strada, dopo una sequenza di tornanti sx-dx, va a destra, taglia un dosso e, piegando a sinistra, si affaccia finalmente alla larga sella del passo di San Marco, riconoscibile per i tralicci che la scavalcano e la colonnina sormontata da un'aquila. In breve raggiungiamo il passo (m. 1992). Abbiamo percorso quasi 26 km e superato un dislivello in salita di 1735 metri (la pendenza media è del 6,72 %, con punte massime del 10,5 % poco oltre Albaredo, fra i km 14 e 15, e poco prima del passo). Scendendo sul versante della Val Brembana, dopo 16 km si raggiunge Olmo al Brembo.
Al passo di San Marco è stato dedicato il bel volumetto di A. Marcarini La Strada Priula e la Via Mercatorum (Lyasis, Sondrio, 2009). Esso può essere punto di partenza di brevi ma interessanti escursioni. Ne proponiamo cinque.

[Torna ad inizio pagina]

TRAVERSATA AL PASSO DI VERROBBIO


Fotomappa della GVO dal passo di San Marco al passo di Verrobbio

Possiamo traversare al vicino passo di Verrobbio, posto più ad ovest, per visitare i resti delle sue fortificazioni militari ed il suo incantevole laghetto.L'itinerario sfrutta un tratto della Gran Via delle Orobie occidentali (o sentiero Andrea Paniga).
Raggiunta la piazza S. Antonio di Morbegno seguiamo le indicazioni ed imbocchiamo la strada provinciale per Albaredo ed il Passo di San Marco, che, superata Arzo, si addentra sul fianco orientale della Valle del Bitto di Albaredo. Oltrepassata Albaredo, la provinciale prosegue per diversi chilometri, fino a raggiungere il Passo di San Marco (m. 1980). Proseguiamo scendendo per breve tratto sul versante di Val Brembana, fino al primo tornante sx, al quale lasciamo l’automobile, imboccando la stradina che porta al vicino rifugio Casa Cantoniera Ca' San Marco (m. 1830), al quale possiamo anche scendere dal passo seguendo la Via Priula che scollina per via più diretta a destra della carrozzabile.
Qui imbocchiamo il sentiero 101 che traversa verso ovest, ai piedi della costiera che separa l’alta Valle di Albaredo dalla Val Brembana. Il sentiero nel primo tratto scende leggermente, poi procede in piano. Giunti sopra il piano dell’Acqua Nera, lasciamo alla nostra destra il sentiero 101 prendiamo a destra (sentiero 161) salendo con qualche svolta all’ampia sella del passo di Verrobbio (m. 2026).
La raggiungiamo dopo circa 50 minuti di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 240 metri).


Laghetto di Verrobbio

Il passo di Verrobbio (“buchéta de Bumìgn”, denominata, sul versante bergamasco, “pàs de Véròbi”, m. 2026), un tempo chimato Passo di Morbegno, è il rivale storico del Passo di San Marco e si affaccia sulla Val Bomino, tributaria della Val Gerola.


Passo di Verrobbio visto dalla Val Bomino

Colpiscono le fortificazioni militari, trinceramenti ed una cavità della roccia per osservare il versante di Val Bomino. Si tratta di un segmento importante del Sentiero Cadorna, cioè di quel complesso di fortificazione costruite durante la Prima Guerra Mondiale, quando si temeva che un eventuale sfondamento degli Austriaci sul fronte dello Stelvio o un'invasione dalla neutrale Svizzera che avrebbe fatto del crinale orobico un fronte di importanza strategica per evitare uno sfondamento nella pianura padana. Oggi sembra remotissima l'eco di quei tempi lontani più di un secolo: solo le nebbie che spessissimo sostano qui e non se ne vogliono andare sembrano intonarsi perfettamente alla profonda malinconia che il ricordo di quei tempi suscita.


Laghetto di Verrobbio

Ma l’importanza storica di questo passo ha radici molto più antiche. Fino al 1593, anno dell’apertura della celebre via Priula, il passo di Verrobbio fu forse il più importante valico orobico, perché di qui passava l’importantissima via commerciale che da Bergamo (cioè, dal 1428, dalla Serenissima Repubblica di Venezia) si portava alla Valtellina ed ai paesi di lingua germanica, al nord. Una via assai frequentata nel Medio Evo, chiamata, con nome latino, “Via Mercatorum”, via dei mercanti. Da Bergamo saliva al Averara, dove si trovava una dogana, e da Averara, per la Val Mora, al passo di Verrobbio, dal quale si scendeva a Morbegno (per questo il passo era chiamato anche passo di Morbegno). Alla fine del Cinquecento la più comoda Via Priula, che nel primo tratto si sovrapponeva alla prima ma poi in alta Val Mora se ne distaccava salendo al passo di San Marco e scendendo per la Valle del Bitto di Albaredo a Morbegno, soppiantò la Via Mercatorum, che però non ha perso il suo fascino storico.
Poco ad ovest del passo troviamo un grazioso microlaghetto, nel quale non riescono a specchiarsi le lontane cime che si mostrano a nord-ovest. Si tratta delle cime del versante occidentale della Val Chiavenna e della Valle Spluga, che culminano nel pizzo Tambò, sulla destra.


Fortificazioni al passo di Verrobbio

[Torna ad inizio pagina]

SALITA ALLA QUOTA 2075

La più breve e facile camminata dal passo è la salita alla quota 2075, la prima significativa elevazione ad ovest del passo di San Marco. Saliti al passo della Valle di Albaredo, parcheggiamo e guardiamo a destra (se siamo rivolti alla Val Brembana). Un cartello escursionistico indica il sentiero di cresta che dal passo di San Marco traversa al passo di Verrobbio passando per il monte Verrobbio (m. 2136). Si tratta però di un sentiero molto esposto e pericoloso, per cui conviene percorrerne solo il primo tratto.
Seguendo una pista sterrata saliamo seguendo la cresta di confine fra Val Gerola e Val Brembana. Nella salita vediamo alcuni resti delle fortificazioni della Linea Cadrona, approtate durante la Prima Guerra Mondiale.
La pista termina e lascia il posto ad un sentiero che sale fra le ripide balze erbose fino al gentile poggio quotato 2075 metri, splendido terrazzo panoramico sull'intera Valle del Bitto di Albaredo, incorniciata a nord dalle cime del Gruppo del Masino.
Qui termina, dopo circa mezzora, questa rilassante e gradevole camminata.

[Torna ad inizio pagina]

RIFUGIO CASA CANTONIERA CA' SAN MARCO - RIFUGIO PASSO DI SAN MARCO 2000

Una terza idea per camminare partendo dal passo di San marco è la discesa al già citato storico rifugio rifugio Casa Cantoniera Ca' San Marco (m. 1830). Seguendo le indicazioni del cartello che segnala la prosecuzione della Via Priula in Val Brembana, scendiamo sullo storico tracciato, un po' mangiato dall'erba ma ancora godibile, lungo le ripide chine erbose a nord del passo, lasciando alla nostra sinistra la strada asfaltata.
In una manciata di minuti raggiungiamo la piazzola che ospita il rifugio. Alla nostra destra il sentiero 1010 delle Orobie Occidentali, alla nostra destra una pista sterrata che congiunge il rifugio con la strada asfaltata. La possiamo sfruttare per tornare al passo per una via diversa. In tal caso, raggiunta la carrozzabile, dopo una breve salita alla sua destra, appena prima di un tornante sx, troviamo un secondo rifugio, il rifugio Passo di San Marco 2000.
L'anello dal passo di San Marco ai due rifugi richiede un'ora e mezza circa di cammino (il dislivello in salita, affrontato al ritorno, è di circa 150 metri).


Il rifugio Passo San Marco 2000

[Torna ad inizio pagina]

IL PIZZO DELLE SEGADE

La quarta e più impegnativa proposta di escursione dal passo di San Marco è la salita al pizzo delle Segade.


Clicca qui per aprire una panoramica dalla cima del pizzo delle Segade

Il pizzo delle Segade è una modesta elevazione (m. 2173) che si osserva, guardando ad est, dal passo di San Marco (m. 1992). È la prima significativa elevazione sul crinale che separa il versante sud-orientale della Valle del Bitto di Albaredo (val del bit de albarée) dalla Val Brembana, crinale che continua passando per la bocchetta di Orta, le cime quotate 2162 e 2212, l’anticima di quota 2343 e la cima del monte Azzarini (o Fioraro, m. 2431). La grande croce di ferro che sormonta il pizzo gli conferisce, comunque, un’aria non dimessa, ma dignitosa ed interessante: tutto sommato, per chi si trovasse a fermarsi nei pressi del passo di S. Marco (m. 1992) ed avesse poco tempo a disposizione da spendere per una escursione, la salita alla sua cima, facile e di ottimo valore panoramico, sarebbe un’idea felice. In un’ora si va e si torna.


Apri qui una fotomappa dell'alta Valle del Bitto di Albaredo

Procediamo così. Dal passo scendiamo per un tratto, sulla strada provinciale n. 8 che conduce ad Albaredo e Morbegno, fino a trovare, nel punto in cui la strada descrive un arco verso sinistra, alla nostra destra il cartello che segnala la partenza del sentiero n. 101 (segnavia rosso-bianco-rossi) e che dà il lago di Cavizzola a 2 ore e 20 minuti e San Simone a 3 ore e 40 minuti (c’è anche un secondo cartello che segnala il bivacco Alberto Zamboni, senza indicazioni sul tempo di percorrenza). Imbocchiamo, quindi, la traccia i sentiero che sale fra dolci balze erbose, verso est. Proprio davanti a noi, il pizzo delle Segade e, alla sua sinistra, il più imponente monte Azzarini, dalla cima arrotondata e pronunciata. Il sentiero, passando a destra di una pianetta nella quale sono visibili i segni dell’interramento di una pozza (sul fondo le cime della costiera dei Cech e le granitiche vette della sezione occidentale del gruppo del Masino realizzano un effetto cromatico di grande bellezza) risale un piccolo gradino, che si affaccia ad un’ampia conca di sfasciumi, ai piedi del versante settentrionale del pizzo delle Segade. Vediamo, da qui, che il sentiero 101 taglia questo versante passando appena a monte di questa conca e portandosi più ad est rispetto alla cima, alla bocchetta d’Orta.
Lo seguiamo, dunque, ancora per un tratto, fino a raggiungere il piede di un poco pronunciato canalino di macereti che culmina ad una sella sul crinale occidentale del pizzo delle Segade, presidiata da un ometto. Lasciamo, qui, il sentiero 101 e prendiamo a destra, su debole traccia, che risale, senza particolari difficoltà, il canalino, e porta alla sella. L’ultima parte della salita sfrutta il sentiero che percorre il crinale: prendendo ad est (sinistra), dopo un primo tratto di salita che porta ad una sella più alta, affrontiamo l’impennata del crinale, sulla quale il sentiero si disimpegna con disinvoltura (attenzione solo a pochi brevi passeggini un po’ esposti, fra roccette), guadagnando i 2173 metri della cima, presidiata da una grande croce metallica.


Passo di San Marco

La salita a questa cima non richiede più di 30-40 minuti (il dislivello in salita è di circa 190 metri). Assai interessante il panorama. A nord, da sinistra, si propongono le cime della Costiera dei Cech, seguite dal gruppo del Masino, che si propone nella sua integrale bellezza, con i pizzi Porcellizzo (m. 3075), Badile (m. 3308), Cengalo (m. 3367) e del Ferro (occ. m. 3267, centr. 3289 ed or. m. 3234), le cime di Zocca (m. 3174) e di Castello (m. 3386), la punta Rasica (m. 3305), ed i pizzi Torrone (occ. m. 3349, cent m. 3290, or. m. 3333), che si vedono appena. Poi il massiccio monte Azzarini ci ruba la visione delle rimanenti cime del gruppo, oltre che del monte Disgrazie e della testata della Valmalenco.
Alla sua destra, però, molto bella è la visuale del crinale che separa l’alta Val Brembana dalla Val Tartano. Verso est, sud-est e sud è tutto un susseguirsi di cime e scenari della Val Brembana, che l’occhio non esperto, carta alla mano, faticherà a riconoscere.
In primo piano, ovviamente, a sud il solco della Val Mora, alla quale scende la strada che passa per il valico di San Marco. Verso sud-ovest vediamo, poi, diverse cime della Val Gerola, dalle cime di Ponteranica, in primo piano, ai pizzi di Trona e dei Tre Signori, appena distinguibili, alla cui destra vediamo la Rocca di Pescegallo e la bocchetta di Trona ("buchéta de Truna").


Pizzo delle Segade

Seguono le cime del versante occidentale della Val Gerola, dal pizzo Mellasc ai pizzi di Olano e dei Galli. Davanti al pizzo Mellasc vediamo l’intero crinale che separa la sezione sud-occidentale della Valle del Bitto di Albaredo dalla Val Brambana e riconosciamo, almeno nel primo tratto, il sentiero (in diversi punti difficile) che lo percorre, oltre che l’arrotondato monte Verrobbio, sua massima elevazione. Dal monte Verrobbio vediamo staccarsi, verso nord-ovest (destra), il lungo crinale che scende al dosso di Bema ed al boscoso pizzo Berro, che separano le Valli del Bitto di Albaredo e di Gerola, e che si pongono proprio davanti al versante occidentale della Val Gerola. Procedendo verso destra, fra il limite settentrionale di questo versante e la Costiera dei Cech si apre una finestra non ampia, ma comunque suggestiva, sulle alpi Lepontine, mentre l’alto Lario rimane nascosto.


Valle del Bitto di Albaredo

Il ritorno al passo di San Marco avviene per la medesima via di salita e l’intera escursione, come già detto, richiede un’ora circa, al netto, ovviamente, delle soste. Un’osservazione: il sentiero che ci ha portato sulla cima prosegue sul versante opposto, scendendo alla bocchetta d’Orta ed intercettando, qui, il sentiero 101, che passa per la bocchetta proseguendo sul versante alto della Val Brembana. Dal sentiero 101 si stacca subito, però, sulla sinistra, prima che questo scenda ripido in un canalino angusto, un sentierino secondario che rimane sul crinale, percorrendolo interamente, con diversi saliscendi, fino alla cima del monte Azzarini. Può darsi che la tentazione di prolungare l’escursione per questa via alla cima del monte Azzarini sia forte, ma c’è da tener presente che il sentierino sul crinale, nel primo tratto propone passaggi esposti.
Tutto sommato se si vuole raggiungere la cima del monte Azzarini conviene salire per altra e più sicura via al crinale, bypassando il tratto esposto e proseguendo poi sul sentiero che lo percorre fino alla vetta. Ma per fare ciò, ci si deve appoggiare ad una traccia che parte anch’essa dalla strada provinciale per il passo di S. Marco, decisamente più in basso rispetto al punto nel quale l’abbiamo lasciata per salire al pizzo delle Segade.


Apri qui una panoramica sulla Valtellina dal Passo di San Marco

[Torna ad inizio pagina]

ANELLO ORTA SOLIVA-ORTA VAGA


La Casera di Orta Soliva

Una quinta escursione ad anello ci porta a conoscere gli alpeggi ai piedi del passo, nella parte centrale della valle, cioè le casere di Orta Soliva e Vaga, percorrendo anche l’ultimo tratto valtellinese della Via Priula prima del passo.
Il primo tratto, un po’ monotono, ci fa scendere dal passo di San Marco lungo la Strada Provinciale 8 del passo di San Marco lungo il fianco orientale della valle di Albaredo. La strada gira a destra, aggirando un dosso, poi descrive un ampio arco in senso contrario, fino a raggiungere la partenza del sentiero che sale all’alpe di Orta Soliva. Non imbocchiamo, però, il sentiero, la restiamo sulla strada e percorriamo una sequenza di tornanti sx-dx, dopo la quale scendiamo in direzione della vicina casera di Orta Soliva, sul lato destro della strada (m. 1724).


La Casera di Orta Vaga

Non raggiungiamo, però, la Casera ma lasciamo prima la strada provinciale imboccando a sinistra una strada sterrata (la troviamo poco oltre il tornante) che scende verso il centro della valle, in direzione sud, attraversa il torrente Bitto e prosegue sul lato opposto volgendo a destra (ovest) e traversando alla Casera di Orta Vaga (m. 1694). La strada termina alla Casera ed alla vicina baita.
Noi proseguiamo diritti su un sentierino che sempre in direzione ovest dopo breve tratto intercetta la Via Priula, segnalata da segnavia bianco-rossi. La seguiamo verso sinistra (sud) e cominciamo a salire con diversi tornantini sul dosso di radi larici, nel tratto chiamato delle Scale d’Orta. Il fondo della Via Priula in diversi tratti appare ancora ben conservato, con la sede larga ed acciottolata.


Salendo le Scale d'Orta

Lasciati gli ultimi larici alle spalle, la Via Priula guadagna un terreno meno ripido, la distesa di prati a nord del passo di San Marco, preannunciato dai consueti tralicci. Saliamo ora diritti verso sud, in parallelo e più bassi rispetto alla strada carrozzabile, che sale alla nostra sinistra. La strada passa a destra di un roccione e con svolte appena accennate punta alla torretta sormontata dalla candida aquila, raggiungendo il ripiano del passo di San Marco (m. 1992). Questo giro richiede circa 2 ore o poco più di cammino ed il dislivello approssimativo in altezza è di 320 metri.


L'ultimo tratto della Via Priula prima del passo di San Marco

CARTE DEL PERCORSO SULLA BASE DI © GOOGLE-MAP (FAIR USE)

GALLERIA DI IMMAGINI

Copyright © 2003 - 2018 Massimo Dei Cas La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore (Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

Copyright © 2003 - 2018 Massimo Dei Cas Designed by David Kohout