CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Le splendide montagne sul versante retico del comune di Ponte in Valtellina permettono di effettuare una facile escursione, che potremmo denominare anello della Campòndola, dal nome del monte presso il quale passiamo nel punto più alto della salita (e sulla cui facile sommità possiamo facilmente salire). Punto di partenza ed arrivo è San Bernardo di Ponte.
Stacchiamoci, dunque, sulla sinistra (se la percorriamo da Sondrio a Tirano) dalla ss. 38 dello Stelvio, poco dopo aver incontrato il cartello che annuncia l'ingresso nel territorio del comune di Chiuro, in località San Carlo (dove si trovano la chiesa ed il ristorante omonimi), e, subito dopo, prendiamo di nuovo a sinistra (non imbocchiamo, cioè, la strada che porta al centro di Chiuro, ma la via Trieste, che sale verso la chiesa isolata della Madonna di Campagna (sulla sinistra) ed il cimitero di Ponte in valtellina (sulla destra), che raggiungiamo dopo essere entrati in territorio del comune di Ponte (via San Carlo).
 
Poco oltre la chiesa, giungiamo ad uno "stop", all'intersezione della strada che sale al centro di Ponte. Noi, invece, proseguiamo sulal via Europa, che sale ad est di Ponte, effettua una semicurva a sinistra e porta alla chiesetta di San Gregorio (m. 519), dove ci immettiamo nella strada provnciale 21 Panoramica dei Castelli, che proviene da Tresivio, passa a monte di Ponte e prosegue verso Castionetto di Chiuro. Allo "stop", prendiamo a destra e, ignorata una successiva deviazione a destra, proseguiamo per un tratto fino ad incontrare, sulla nostra sinistra, la devazione, segnalata, per San Bernardo e la Val Fontana.
Il primo tratto della strada sale dolcemente in una splendida cornice di meli, per poi piegare a destra (est-nord-est), raggiungendo, dopo un lungo traverso, la trecentesca chiesetta di San Rocco (m. 773).
 
Poco oltre la chiesetta, eccoci ad un bivio: prendendo a destra ci si inoltra sul fianco occidentale della Val Fontana, mentre prendendo a sinistra si prosegue per San Bernardo. Scegliamo, dunque, la seconda opzione, e saliamo su una strada asfaltata che passa, poco oltre i 1000 metri, a destra dell’isolata baita Brizzot, posta su un bel prato dal quale si gode di un’ottima visuale sulla testata della Valle d’Arigna e sulle più alte cime delle Orobie centro-orientali.
Proseguendo nella salita, giungiamo infine alla bella località di villeggiatura estiva di San Bernardo, dove si trova anche l’edificio dell’ex-colonia del comune di Ponte. Chi volesse salire fin qui con la muntain-bike, calcoli 12,5 km dalla chiesetta di San Gregorio Magno a Ponte. La località, che propone anche un bel percorso botanico, merita un’attenta visita: nella sua fresca pineta si potranno cogliere scorci estremamente suggestivi. Portiamoci, ora, sulla parte alta del maggengo, dove, presso l'agriturismo Al Tiglio e l’edificio dell’ex-Albergo, la strada termina, a 1260 metri circa: qui possiamo parcheggiare l’automobile e cominciare la salita a piedi.
 
Questa sfrutta la pista segnalata che sale verso l’alpe Campo e che si dirige, nel primo tratto, verso sinistra. La salita passa per i prati e le baite di Strefòdes (m. 1384), per poi attraversare una splendida abetaia, raggiungendo dapprima la località Crocetta di Campo, poi l’alpeggio di Campo, a 1680 metri di altezza ed a poco più di 3 km da San Bernardo. Segnaliamo che fino a qui si può giungere anche in sella ad una mountain-bike, anche se il tratto San Bernardo-Campo riserva strappi impegnativi.  
Dalla parte bassa dell’alpeggio parte una pista, verso sinistra, che conduce, in breve, alla baita Massarèscia, posta in una bella radura a quota 1704 metri, e poi risale gradualmente il fianco orientale della val di Rhon, fino alla baita di Val di Rhon, a 2164 metri. La possiamo sfruttare se vogliamo percorrere l'anello in senso orario.
 
 
In caso contrario, dobbiamo risalire i prati, raggiungendone il limite alto, dove, presso una baita diroccata, troviamo la partenza del sentiero per l’alpe Campòndola. Sul sentiero, intorno a quota 1800, troviamo una baita isolata posta proprio all’uscita del tracciato dall’abetaia in una piccola radura, con un cartello che reca scritto “Rifugio Amici della Montagna”. Questa struttura è stata inaugurata il 19 luglio del 1987, data, peraltro, triste nella storia della Valtellina (eravamo all’indomani della rovinosa alluvione del 17-18 luglio 1987).
Il nome non tragga, però, in inganno: non si tratta di una struttura di appoggio per escursionisti o alpinisti, bensì di una struttura riservata ad atleti che compiono, nel periodo estivo ed invernale, allenamenti. Essa è stata ricavata dalla ristrutturazione della baita di Campo, fra l’alpe omonima e l’alpe Campòndola, in comune di Ponte in Valtellina. La baita, di proprietà del Comune di Ponte, era utilizzata, in passato, dai pastori che salivano, d’estate, dall’alpe Campo all’alpe Campòndola, ed era poi stata abbandonata. Tre anni circa di lavoro, dal giugno del 1984 al luglio del 1987, per complessive 3.500 ore lavorative, hanno permesso di adattare la baita a rifugio. I lavori sono stati eseguiti da volontari, dirigenti, atleti e simpatizzanti dell’Associazione Sportiva “Amici della Montagna”. Da San Bernardo alla struttura dobbiamo calcolare circa un’ora e mezza di cammino, necessaria per superare approssimativamente 540 metri di dislivello.
 
Proseguendo sul sentiero, che sale deciso in direzione nord, risaliamo il dosso che scende verso sud dalla cima del monte Campòndola. Gli alberi si diradano progressivamente, ed il sentiero piega leggermente a destra, aggirando il filo del dosso, che si fa più ripido, e tagliandone il fianco orientale.  
Alla fine ci troviamo sul limite inferiore dell’ampia alpe Campòndola, in vista delle baite di quota 2171.  
Se, invece di dirigerci verso di esse, tagliamo a sinistra, possiamo facilmente raggiungere l’erbosa ed arrotondata cima del monte Campòndola, sormontata, a quota 2135, da una croce metallica, che ha sostituito, dal giugno del 2003, la precedente piccola croce in legno.
Il panorama sulla catena orobica, da qui, è ottimo: la modesta cima della Campòndola sembra guardare in faccia proprio alle più alte cime orobiche, sulla testata della Valle d'Arigna, che si apre di fronte ai nostri occhi verso sud. In particolare, il monte Campondola pare rivolgersi direttamente al pizzo di Coca, il gigante delle Orobie, con i suoi 3050 metri, ed affermare orgoglioso, per nulla intimorita dai quasi 900 metri di differenza: "Sono pur cima anch'io!". Suggestivo è anche lo scorcio sulla media e bassa Valtellina, verso ovest (destra). Guardando verso est, riconosciamo, infine, l’elegante profilo del monte Còmbolo (m. 2900). Dal rifugio alla cima del monte calcoliamo poco meno di un’ora di cammino, per un dislivello in salita di circa 370 metri.
 
 
Dall'alpe parte un sentiero che conduce in alta Val di Rhon, effettuando una traversata verso ovest, fino alla baita di Val di Rhon. Non è, però facile trovarlo. E' necessario risalire il bordo occidentale dell'alpe, cioè, dal monte Campondola, proseguire non in direzione della baite, ma sulla sinistra, cioè sul bordo dei prati che si affaccia sulla fascia di boschi. Percorso un buon tratto in leggera salita, passiamo, così, a sinistra di un corpo franoso, raggiungendo, più o meno alla medesima altezza delle baite. Guardiamo, ora, con attenzione verso sinistra, cioè verso il limite del bosco: scorgeremo il segnavia rosso-bianco-rosso che segnala la partenza del sentiero il quale, con traccia chiara, ma stretta,
 
 
ci porta subito sul ripido fianco montuoso orientale che si affaccia sulla Val di Rhon. In questo tratto ne dominiamo quasi interamente lo sviluppo, attraversando una vallecola, prima di entrare, per il successivo breve tratto, in una fresca macchia.  
Quando ne usciamo, passiamo sul corpo di una prima frana, per poi scendere, fra radi larici e rododentri, ad una seconda ganda.
 
 
Siamo ormai in vista dell'alpe di Rhon, la nostra meta, dominata dalla vetta omonima (m. 3137). Superata la ganda, proseguiamo nella didcesa fino a raggiungere un ponticello, costituito da due travi di legno, che attraversa il torrente Rhon, consentendoci di passare sul lato occidentale dell'alta valle di Rhon, ai piedi della grande alpe. Oltre il ponte, ci attende una breve salita, che ci porta ad intercettare la pista sterrata che dalla già citata baita Massarescia  
porta nei pressi del  
baitone dell'alpe di Rhon.  
A questo punto ci si prospetta la necessità di decidere se chiudere nella forma più breve l'anello, oppure dilatarlo con una puntata ai laghetti di Rhon e di Rogneda. Nel primo caso, non ci resta che percorrere il tratturo verso sinistra, scendendo in una prima macchia, fino alle baite del Guado (m. 1959). Il nome di questa località si giustifica per il fatto che qui, sfruttando un ponte,  
attraversiamo di nuovo il torrente, riportandoci sul lato orientale della valle e proseguendo nella discesa.  
Oltrepassato un casello dell'acqua, sul quale si trova anche un segnavia costituito da un triangolo rosso con bordo giallo (che segnala l'Alta Via della Val Fontana, che, risalita l'alpe di Rhon, sfrutta una bocchetta alta ad ovest del Rovinadone per scendere in alta Val Vicima), proseguiamo scendendo sulla pista che propone alcuni tratti abbastanza ripidi, nella fresca e splendida cornice di un bosco di conifere che regala stupendi giochi chiaroscurali.
La discesa termina alla radura della baita Massarescia; qui, prendendo a sinistra, ci riportiamo sulla pista che da San Bernardo sale all'alpe Campo e, percorrendola in discesa (o sfruttando, nel primo tratto, alcune scorciatoie nel bosco), torniamo all'automobile, dopo circa 4 ore di cammino, necessarie per superare un dislivello in salita di circa 900 metri.
 
Illustriamo ora la seconda possibilità, cioè quella di un anello esteso, che ci porta ad affacciarci, dall'alpe di Rhon, all'alta alpe di Rogneda, in corrispondenza dell'omonimo laghetto. Evidentemente, questa può costituire anche un itinerario a sé stante, che non passa cioè per l'alpe Campondola, nel caso decidiamo di salire all'alpe di Rhon direttamente dalla pista che parte dalla baita Massarescia. In ogni caso, dalla baita Massarescia o dal ponticello sul torrente Rhon, seguendo tale pista fino alla sua conclusione, ci ritroviamo al baitone dell'alpe di Rhon, a quota 2164.  
Poco a monte ed a destra del baitone, si trovano alcune baite, ed una, più alta ed isolata, la baita di Val di Ron, che, secondo un progetto finanziato dalla Comunità Montana di Sondrio ed attuato dal CAI di Ponte, diventerà un rifugio.  
Tale rfugio potrà diventare un ottimo punto di appoggio per chi volesse salire alla vetta di Ron (m. 3137), la maggiore elevazione della testata della valle, ben visibile sul suo lato destro.  
Ma torniamo al baitone e proseguiamo alle sue spalle, su traccia labile di sentiero, risalendo, in direzione nord-ovest, le facili balze erbose dell'alpe: ci affacciamo, così, alla splendida conca che ospita un modesto specchio d'acqua (m. 2302), in una cornice bucolica che suscita un forte senso di serenità ed armonia. Troveremo, nella stagione estiva, anche alcune mucche intente al tranquillo esercizio del pascolo.
 
 
Una sosta al laghetto ci permette di esaminare anche la testata dell'alta val di Rhon, semplice, essenziale, ridotta a due cime, quella più alta di Rhon, sulla sinistra (m. 3137),  
e quella del monte Rovinadone, a destra (m. 2748), alla cui sinistra è ben visibile la bocchetta alta (m. 2719) che introduce alla Val Vicima e per la quale passa il primo tratto dell'Alta Via della Val Fontana.  
Piegando, ora, leggermente a sinistra e seguendo la direzione ovest, saliamo sul lungo crinale che separa l'alpe di Rhon dall'alpe Rogneda, nel suo punto di massima depressione,  
la bocchetta di Rogneda sud, quotata 2365 metri, dove troviamo una curiosa asta in legno.  
Si apre così, davanti a noi, l'ampio anfiteatro dell'alta valle di Rogneda, la cui testata propone, da est (destra), la vetta di Rhon (m. 3137), la Corna Brutana (m. 3059), la Corna Nera (m. 2926), la Corna Rossa (m. 2916) ed il Corno Mara (m. 2809), circondata da due bocchetta: la più alta bocchetta del Torresello, alla sua destra (m. 2580), che introduce al fianco alto orientale della Val di Togno, e la bocchetta di Mara, alla sua sinistra (m. 2342), che introduce all'alta alpe omonima (sopra Montagna in Valtellina) ed alla quale sale una pista sterrata che percorre l'intera alpe di Rogneda (si tratta della pista che sale da Boirolo, il maggendo alto - m.1500 - sopra Tresivio).  
Ora dovremmo percorrere il crinale in direzione nord, salendo leggermente, per giungere in vista del laghetto di Rogneda, la nostra meta, ma vale la pena allungare un po' l'escursione per fare visita alla Croce della Fine, posta sul limite meridionale del lungo dosso sul quale siamo, a quota 2390. Per farlo, dobbiamo salire un po', verso sinistra, procedendo a vista, fino alla piccola croce in legno, dalla quale il panorama, sull'intera catena orobica centro-orientale, è davvero superbo. Oltre la croce, il crinale precipita in un ampio dirupo: di qui il nome, singolare ed arcano, della croce, collocata qui anche per difendere il passo del pastore dalle insidie dei luoghi scoscesi e dirupati.
 
 
Torniamo, ora, sui nostri passi, scendendo di nuovo alla bocchetta di Rogneda sud e proseguendo sul crinale: in breve raggiungiamo, oltre un dosso, una nuova più modesta depressione. Non si tratta della bocchetta di Rogneda Nord, segnata sulle carte e quotata 2657 metri, intagliata fra le rocce del crinale più alto.  
E' solo una sella erbosa, dalla quale possiamo scendere, su traccia assai debole di sentiero e su terreno un po' ripido, al laghetto di Rogneda, che possiamo vedere chiaramente sotto di noi ed alla nostra sinistra, sul lato orientale dell'alta valle di Rogneda (m. 2313).  
Anche questo laghetto è circondato da un'aura di mistero, come la croce che abbiamo lasciato alle nostre spalle: non sempre, infatti, lo si trova. Ci sono stati anni in cui, al posto del tranquillo specchio d'acqua, si presentava un desolato buco di bianchi massi (il 2002, per esempio). Nel 2004, possiamo attestarlo, il laghetto è riapparso. Per raggiungerne le rive, una volta scesa in alta valle di Rogneda, dobbiamo effettuare una breve traversata che taglia una ganda un po' faticosa. Un cartello della Comunità Montana Valtellina di Sondrio ci rende certi della nostra meta.
Non resta, ora, che il ritorno. Questo potrebbe avvenire, se avessimo a disposizione un'automobile a Boirolo, scendendo per la pista sterrata che taglia l'alpe Rogneda e scende passando per il rifugio degli Alpini di S. Stefano. In questo caso, per intercettarla, potremmo proseguire dal laghetto verso ovest e scendere, appena possibile, al baitone dell'alpe (m. 2186), oppure proseguire scendendo sul limite orientale dell'alpe, per poi piegare facilmente, a vista, verso destra e scendere alla prima baita dell'alpe, sul suo limite inferiore (m. 2120). In mancanza di due automobili, non ci resta che tornare a San Bernardo, scendendo dal crinale all'alpe di Rhon (il che può avvenire, senza tornare alla bocchetta di Rogneda sud, direttamente dalla sella che guarda al laghetto di Rogneda), tornando al baitone dell'alpe e percorrendo in discesa la pista che conduce alla baita Massarescia ed all'alpe Campo. La traversata Campondola-Rhon, con questo prolungamento, richiede circa 5 ore e mezza complessive; il dislivello da superare sale a circa 1300 metri.
 
Segnaliamo, infine, un'ultima, suggestiva possibilità, che si prospetta a chi abbia a disposizione due aumomobili, e possa portarsi con l'una a San Bernardo e con l'altra sul limite inferiore dell'alpe Mara, sopra Montagna in Valtellina (lo si raggiunge facilmente, seguendo le indicazioni e percorrendo una carrozzabile che nell'ultimo tratto ha un fondo sterrato).
Si tratta della possibilità di quella che potrebbe essere chiamata la grande traversata degli alpeggi retici, in quanto tocca le alpi Campo, Campondola, Rhon, Rogneda e Mara, nel versante retico sopra Ponte, Tresivio e Montagna in Valtellina. Per effettuarla, una volta scesi al laghetto di Rogneda, proseguiamo verso ovest, senza percorso obbligato, fino a scendere leggermente ad intercettare la pista che dal baitone dell'alpe Rogneda sale alla bocchetta di Mara, presso un grande ed enigmatico masso erratico.
 
 
Raggiunta la bocchetta,  
iniziamo a scendere verso l'alta alpe di Mara, seguendo una debole traccia di sentiero oppure a vista, per facili balze erbose, passando a sinistra di una vasta ganda ai piedi del fianco meridionale del Corno di Mara, la cima che domina l'alpe.  
La discesa su traccia di sentiero termina presso un casello dell'acqua, nei pressi del quale intercettiamo al pista sterrata che attraversa l'alpe e porta al rifugio Gugiatti-Sertorelli (m. 2180). Prendendo a sinistra, proseguiamo la discesa in direzione opposta a quella del rifugio; incontreremo una pista che si stacca sulla sinistra da quella principale, che stiamo percorrendo, e sale, in breve, alla facile bocchetta del Dosso Bruciato, nella parte bassa del lungo crinale Mara-Rogneda (il Dosso Liscio). Questa bocchetta ci prospetta un'interessante variante: se abbiamo la necessità di scendere per la valle di Rogneda, teniamo presente che oltre la bocchetta un facile sentiero taglia il fianco del monte e ci riporta nei pressi del baitone dell'alpe di Rogneda. Se, invece, abbiamo l'automobile all'alpe Mara, proseguiamo la discesa passando nei pressi del baitone solitario di quota 2159, fino a raggiungere, dopo alcuni ampi tornanti, le baite dell'alpe, a quota 1749.
Qui si conclude la grande traversata degli alpeggi, che richiede circa 6 ore di cammino, per superare un dislivello approssimativo di 1300 metri.
 

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