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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Strada per Fumero-Alpe Boero-Alpe Profa
3 h e 30 min.
1040
E
SINTESI. Salendo verso Bormio, dopo Sondalo lasciamo la ss 38 dello Stelvio allo svincolo a destra per Le Prese. Da Le Prese saliamo in automobile a Frontale ed a Fumero (m. 1461), all'imbocco della Val di Rezzalo, dove parcheggiamo. Scendiamo verso la chiesetta di S. Antonio; prima di raggiugerla, e precisamente al termine della discesa, in corrispondenza di una fontana, imbocchiamo un ripido tratturo che si stacca sulla sinistra della strada e risale, diretto, una fascia di prati, portando alla contrada “la Pezza”. Qui, superate le prime baite, dobbiamo piegare a sinistra e passare davanti ad una baita, proseguendo su un sentiero che taglia i prati e porta ad un bel crocifisso in legno. Il sentiero piega leggermente a destra e poi a sinistra, raggiungendo il centro di un avvallamento che separa Pezze da un gruppo di baite più ad ovest. Qui dobbiamo ignorare il ramo che prosegue verso queste baite e volgere di nuovo a destra, imboccando la traccia che sale, diritta e ripida, lungo l’avvallamento, intercettando, poi, una traccia più marcata che proviene dal bosco alla nostra sinistra. Saliamo ancora, con andamento ripido, per un tratto, in direzione del punto nel quale la radura si va progressivamente chiudendo sul limite del bosco; prima di raggiungerlo, il sentiero, ben marcato ma non segnalato da alcun segnavia volge a sinistra ed entra nel bosco. Inizia così una saliota che ci porta ad uscire dal bosco in corrispondenza di una pista e del limite dei prati dell'alpe Boero (m. 1900), fra Boero di Sotto (alla nostra sinistra) e Boero di Sopra (alla nostra destra). Saliamo verso Boero di Sopra fino ad un tornante dx, al quale si stacca, sulla sinistra, una pista secondaria, anch'essa sterrata. Lasciamo dunque la pista principale, che sale a Boero di Sopra, ed imbocchiamo questa pista, trovando sulla destra, dopo un breve tratto, un cartello che dà Profa Alta a 45 minuti. Proediamo su un sentiewro quasi pianeggiante che taglia un versante scosceso e selvaggio, fra radi larici ed incombenti roccioni. Superata la Val Fine, dopo un bosco di larici siamo al limite dei prati di Profa Alta (m. 2041).


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Pochi alpeggi come quello di Profa restituiscono l'impressione di essere sospesi fra terra, una terra aspra ed impervia, e cielo, un cielo che sembra chinarsi sulla dolente condizione umana. Una piacevole escursione che ci porti a visitare i prati di Profa diventa così un'occasione per provare sentimenti profondi e lasciar fluire pensieri che lasciano un segno.
Punto di partenza è la strada che da Le Prese sale a Fumero, e precisamente il primo tornante dx che si trova dopo essersi lasciati alle spalle il paese di Frontale. Parcheggiamo al più vicino slargo utile l'automobile e portiamoci all'imbocco di una pista carozzabile, dove troviamo alcuni cartelli, i quali segnalano Pravadina, Asolo, Pecedo, Boero, profa, ed anche, su un cartello del Parco Nazionale dello Stelvio, la partenza del citato “Sentiero di profa e dell'Abate Stoppani”, definito “Sentiero privo di difficoltà” (ma, annoto, qualche difficoltà di orientamento la si può trovare, soprattutto con foschia), lungo 15 km e percorribile in 9 ore (numerazione 24-18).
Ci incamminiamo in direzione nord-nord-ovest da una quota approssimativa di 1300 metri seguendo la pista che sale con andamento abbastanza deciso, passando per i prati di Pravadina (m. 1558) ed Asola (m. 1695). Davanti a noi si apre uno scenario che ci seguirà per buona parte della rimanente escursione, cioè la profonda ferita sul versante a valle del monte Zandila provocata dall'immane frana che si abbattè su S. Antonio Morignone ed Aquilone alle 7.47 della mattina del 28 luglio 1987.

Frana di Val Pola e cima Piazzi

Quel mattino uno schiocco simile ad un colpo di frusta si sentì fino a Bormio: venne giù un intero pezzo di montagna, l’immane frana della Val Pola o del monte Zandila (nota anche, ma impropriamente, come frana del pizzo Coppetto); vennero giù, in circa mezzo minuto, 40 milioni di metri cubi di materiale, che riempirono il fondovalle, si incastrarono, in basso, nella strozzatura della valle seppellendo il ponte del Diavolo, risalirono il versante opposto cancellando quattro abitati, S. Antonio, Morignone, Piazza (per fortuna evacuati) ed Aquilone (che non viene distrutta direttamente dalla massa franosa, ma dall’immane spostamento d’aria). Morirono i 7 operai al lavoro per ripristinare la ss. 38 dopo gli eventi alluvionali di dieci giorni prima e 28 abitanti di Aquilone, che non era stata evacuata perché non si immaginava che l’eventuale frana potesse avere dimensioni così apocalittiche. Non ci si fa mai l'abitudine, né allo scenario, né alla memoria. Alla sua destra la piramide regolare della cima Piazzi sembra suggerire, nel suo olimpico distacco, che questa è la natura.

Sentiero per l'alpe Profa

Dopo una serie di tornanti, la pista inverte la direzione e sale verso sud-est, raggiungendo il limite dell'ampia fascia di prati denominati Boero (Boero Bassa, o Boèer Desot, e Boero Alta, o Boéer de Soor). Un cartello segnala la quota di 1933 metri. Il panorama è molto suggestivo e raggiunge, a sud, le Orobie orientali, mentre a nord si distinguono le cime dell'Ortles e del Gran Zebrù. Passiamo a sinistra di un dosso e saliamo, sulla stradella con fondo lastricato, ad un pianoro con il nucleo centrale di baite, dal quale si scorge Sondalo.
Proseguiamo sulla stradella sterrata che sormonta alcuni dossi, fino ad un tornante dx, al quale si stacca, sulla sinistra, una pista secondaria, anch'essa sterrata. Lasciamo dunque la pista principale, che sale a Boero di Sopra, ed imbocchiamo questa pista, trovando sulla destra, dopo un breve tratto, un cartello che dà Profa Alta a 45 minuti, il Lago delle Tre Mote (cioè la nostra meta) a 2 ore e 45 minuti e Bormio 3000 a 4 ore e 5 minuti (dove sono i 5 minuti a colpire per la precisione più che elvetica). La pista termina ad un nucleo di baite (Cartello: Boero 1940 m.). Ora dobbiamo stare attenti ad imboccare il sentiero per l'alpe di Profa, segnalato da una coppia piuttosto malmessa di cartelli (si legge a malapena “Alpe Profa”).

Alpe Profa Alta

Il sentiero (non segnalato su molte carte) procede quasi pianeggiante tagliando un versante scosceso e selvaggio, fra radi larici ed incombenti roccioni. La traccia sempre netta e l'andamento regolare denunciano la sua origine di manufatto militare (connesso con il complesso sistema difensivo voluto dal generale Cadorna durante la Prima Guerra Mondiale per arginare un'eventuale sfondamento delle truppe Austro-Ungariche dal fronte dello Stelvio o dalla Valle di Poschiavo. La frana di Val Pola è sempre lì, davanti ai nostri occhi. Più in basso, alla sua destra, scorgiamo i maggenghi di Profa Bassa e Profa di Mezzo.
In alcuni tratti il sentiero è quasi scavato nella roccia, ma procediamo sempre in sicurezza. Attraversiamo così l'impressionante Val Fine (Valfìin), un ripido solco che scende fino alla località dove si trovava il Ponte del Diavolo. Il nome denuncia che siamo ad un confine importante, non solo quello fra i comuni di Sondalo e Valdisotto, ma anche, in passato, fra il Terziere Superiore di Valtellina (quindi la Valtellina vera e propria) e la Contea di Bormio, o Magnifica Terra della Contea di Bormio. I prati brulli che attraversiamo denunciano invece che il versante montuoso è battuto da slavine, che talora raggiungono il fondovalle.


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Poi rientriamo in un gentile bosco di larici, per uscirne in vista dei prati dello splendido alpeggio di Profa Alta (cartello del Parco Nazionale dello Stelvio: Profa Alta, 2041 metri s.l.m.). Il singolare nome ha la stessa radice di “Prese”, che rimanda, forse, al lombardo “prösa”, cioè luogo recintato, prato prosciugato con canali di drenaggio. Vediamo le baite raggruppate al centro dell'ampio pianoro, che sembra confini con il cielo. Il colpo d'occhio raggiunge le Orobie orientali a sud ed il monte Schumbraida a nord. In primo piano sempre la frana di Val Pola e l'olimpica cima Piazzi.
Il nome antico è Proffa, attestato in un documento del 1082. Esisteva un tempo anche il cognome Proffa, che poi si è perso. Il sistema di maggenghi costituito dai tre nuclei di Profa Bassa, Mezzana e Alta è arroccato sul ripido e selvaggio versante compreso fra la già citata Val Fine e la Valle delle Presure, ed apparteneva agli abitanti di Sant'Antonio Morignone. Ecco perché queste baite che sembrano aggrappate al cielo hanno un tocco di profonda mestizia. Le baite che vediamo sono tutte relativamente recenti, sono, infatti, la ricostruzione in muratura delle più antiche baite, in buona parte in legno, distrutte da un incendio causato da un fulmine. In una baita in legno superstite si legge la data 1758. Una curiosità: dopo l'incendio, nel 1906, fu costruito un unico ambiente che veniva usato da tutti gli alpigiani per accendere il fuoco che serviva per la produzione del formaggio.

Alpe Profa Alta

Siamo in cammino da 3 ore o poco più, e l'abbraccio della pace di questi luoghi diventa il miglior viatico per il ritorno, lungo la medesima via di salita.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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