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Alpe Baric


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L’alpe Vignone si stende nella parte alta della valle omonima, ad est del lungo dosso di Piviana che la separa dalla Val Finale. Si tratta, in realtà, di una successione di balze e ripiani che si estende su una fascia di oltre 420 metri di dislivello, dal limite inferiore, posto a 1881 metri circa, a quello superiore rappresentato dall’alpe Baric e dalla piana superiore, da 2200 a 2400 metri circa. Il termine “Vignone” significa, probabilmente, grossa vigna: non che a queste altezze si sia mai coltivata la vite, ovviamente; il riferimento è verosimilmente ad un antico proprietario dell’alpeggio, che possedeva anche un notevole appezzamento coltivato a vite. Il termine Baric, a sua volta, deriva da “bàrek”, termine dialettale che significa luogo coperto o recintato, ricovero per il bestiame.
L’alpeggio può essere meta di escursioni molto remunerative, per la sua splendida panoramicità e luminosità, oltre che punto di partenza di traversate impegnative, ma estremamente interessanti (all’alpe Scermendone – ed al bivacco omonimo - e di qui all’alpe Granda, per il Sentiero Italia; all’alpe Scermendone e di qui a Preda Rossa ed ai rifugi Ponti o Scotti; alla Val Terzana ed alla Valle del Caldenno per il passo di Scermendone; alla Val Terzana e di qui alla Val Torreggio ed al rifugio Bosio per il passo di Scermendone, l’alta Valle del Caldenno ed il passo di Caldenno). Dall’alpe si può, infine, facilmente salire all’arrotondata cima di Vignone o al pizzo Bello, posto sul suo angolo nord-orientale.
La salita all’alpe parte da Prato Maslino ed è estremamente facile. Vediamo come procedere. Innanzitutto ci dobbiamo portare con l’automobile a Prato Maslino, salendo da Berbenno.
Superata la frazione di Regoledo, procediamo seguendo le indicazioni di Monastero, ma, alla prima deviazione a destra (indicazione per Prato Maslino), la imbocchiamo e cominciamo a salire verso il bellissimo terrazzo a monte di Berbenno. Dopo una decina di chilometri da Regoledo la strada, che nell’ultimo tratto è diventata una sterrata, si conclude al parcheggio posto appena sotto il rifugio Marinella, sul limite inferiore dei prati.

 

DA PRATO MASLINO ALL'ALPE VIGNONE ED ALL'ALPE BARIC

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prato Maslino-Alpe Vignone-Alpe Baric
2 h
670
E
SINTESI. Dal lato occidentale di prato Maslino imbocchiamo la mulattiera che sale all'alpe Vignone. Dalla parte bassa dell'alpe Vignone (m. 1890) un sentiero si inerpica sul ripido versante, passando per la baita di quota 2000 (campanellina). Poco oltre troviano un bivio segnalato e prendiamo a destra (indicazioni per Baric) ignorando la deviazione a sinistra del Sentiero Italia. Raggiungiamo in breve il terrazzo di quota 2042, nel quale si distingue il basso muretto a secco che serviva da recinto per il bestiame. Proseguiamo seguendo i segnavia e, dopo alcuni tornanti, ci affacciamo all'ampia conca dell'alpe Baric. Raggiungiamo le baite più a sud (m. 2261), per poi prendere a sinistra e salire a monte delle baite, puntando ad un cartello del CAI che segnala un nuovo bivio: il sentiero di sinistra sale al crinale sopra Scermendone, quello di destra ad una sella che si affaccia sull'alta Val Terzana.

Lasciata qui l'automobile, saliamo ai prati e, piegando gradualmente a sinistra, scendendo alla conca della loro parte mediana, ci portiamo al vertice opposto (nord-ovest, a sinistra). Qui, a quota 1600 circa, troviamo due cartelli dei CAI: il primo indica, nella direzione dalla quale proveniamo (il lato opposto, cioè orientale, dei prati) Prato Isio, dato ad un’ora, l’alpe Caldenno, data ad un’ora e 30 minuti ed il passo Scermendone, dato a 4 ore; il secondo, che ci interessa, indica che la mulattiera porta all’alpe Vignone in un’ora e che proseguendo si può salire, in 2 ore e 50 minuti, al pizzo Bello, o traversare, in 2 ore e 40 minuti, al lago di Scermendone (curiosamente, non indica che il medesimo passo Scermendone, menzionato dal precedente, è raggiungibile anche per questa via, ed in un tempo inferiore, diciamo 3 ore e 40 minuti).
Imbocchiamo, dunque, la mulattiera che procede in direzione nord-ovest, con un buon tratto iniziale pianeggiante. Superato il vallone che scende ad ovest del dosso di Piviana, ci portiamo sul filo di un secondo dosso, raggiungendo il punto (quotato 1602 metri) nel quale, ad una semicurva a destra, dalla mulattiera si stacca, sulla sinistra, il sentiero che scende ai prati del Gaggio di Monastero. Ignoriamo questa deviazione e proseguiamo sulla mulattiera, che comincia a salire con pendenza abbastanza severa, superando, a quota 1650, un secondo e più ampio vallone, per poi raggiungere il filo del lungo dosso sul quale, oltre quattrocento metri più in basso, si aprono i prati del Gaggio di Monastero. La mulattiera comincia, quindi, a piegare a destra, assumendo l’andamento nord-nord-est. Siamo nel cuore di una splendida pecceta, che però viene gradualmente sostituita da una boscaglia più disordinata. Superiamo, così, un valloncello, in un tratto con fondo in cemento. Dopo alcuni tornantini, un ultimo traverso ci porta sul limite inferiore dell’alpe Vignone, dove ci accoglie la baita più bassa, quotata 1881 metri.
Guardando in alto, ci colpisce una cima dal profilo arrotondato, che sta proprio sulla verticale dei prati la nostra meta: si tratta della cima quotata 2643 metri; alla sua sinistra, la cima di Vignone, che, vista da qui, mostra un profilo assai largo e poco pronunciato. La mulattiera lascia quindi il posto ad un sentiero, sempre ben marcato, che sale in direzione di alcune baite poste più in alto. Superiamo così una coppia di baite ed una baita isolata, passando poi a sinistra di un grande ometto. Il sentiero piega, qui, a sinistra e conduce alla coppia di baite di quota 2000, dove troviamo una campanella ed un’edicola dedicata alla Madonna. La baita di destra rimane sempre aperta per offrire rifugio agli escursionisti che ne avessero bisogno. Il sentiero prosegue verso sinistra (nord-ovest), raggiungendo, in breve, un bivio segnalato da cartelli del CAI, che danno Prato Maslino, nella direzione dalla quale proveniamo, a 40 minuti. Indicano, poi, che il sentiero di destra porta in 40 minuti all’alpe Baric, in un’ora e 50 minuti al pizzo Bello o in un’ora e 40 minuti al laghetto di Scermendone, mentre quello che prosegue diritto, in direzione nord-ovest (si tratta del Sentiero Italia), porta, in un’ora, all’alpe Scermendone ed a San Quirico.
Lasciamo il Sentiero Italia e prendiamo a destra, seguendo un sentiero ben marcato segnalato anche da segnavia banco-rossi: dopo un paio di tornanti a destra raggiungiamo, così, il terrazzo di quota 2042, nel quale si distingue il basso muretto a secco che serviva da recinto per il bestiame (un bàrek, appunto). Lo attraversiamo ed usciamo più o meno al centro del suo lato settentrionale, ritrovando il sentiero che riprende, con ampie diagonali, a guadagnare quota. Dopo il secondo tornante sinistrorso, superiamo, a quota 2169, un ramo del torrente Vignone e passiamo a monte di uno sperone roccioso. Ci attende l’ultimo tratto della salita, con altri due tornanti a sinistra (ignoriamo una deviazione a destra), dopo l’ultimo dei quali ci affacciamo alla più ampia conca che ospita l'alpe Baric (m. 2261), dove troviamo alcune baite nascoste alla vista di chi sale dall’alpe Vignone da un dosso erboso che chiude la conca a sud.
Passiamo a destra di una pozza (ridotta a stagione avanzata a terreno acquitrinoso) e del muretto a secco del recinto per il bestiame (un altro bàrek, che dà il nome all’alpe), raggiungendo le baite più a sud, per poi prendere a sinistra e salire a monte delle baite, puntando ad un cartello del CAI che segnala un nuovo bivio. Il sentiero, infatti, si divide in due rami: quello di sinistra sale tagliando il fianco meridionale della cima di Vignone (m. 2608) e raggiungendo il largo crinale che separa il versante retico dalla media Val Terzana (per questa via il laghetto di Scermendone è dato ad un’ora ed il passo di Scermendone ad un’ora e 30 minuti); quello di destra sale alle estreme propaggini dell’alta Val Vignone fino alla bocchetta che si apre fra il pizzo Bello, a destra, e la cima quotata 2643, a sinistra (per questa via il pizzo Bello è dato ad un’ora e 10 minuti).

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DALL'ALPE BARIC ALLA CIMA DI VIGNONE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prato Maslino-Alpe Vignone-Alpe Baric-Cima di Vignone
3 h
1010
E
SINTESI. Dal lato occidentale di prato Maslino imbocchiamo la mulattiera che sale all'alpe Vignone. Dalla parte bassa dell'alpe Vignone (m. 1890) un sentiero si inerpica sul ripido versante, passando per la baita di quota 2000 (campanellina). Poco oltre troviano un bivio segnalato e prendiamo a destra (indicazioni per Baric) ignorando la deviazione a sinistra del Sentiero Italia. Raggiungiamo in breve il terrazzo di quota 2042, nel quale si distingue il basso muretto a secco che serviva da recinto per il bestiame. Proseguiamo seguendo i segnavia e, dopo alcuni tornanti, ci affacciamo all'ampia conca dell'alpe Baric. Raggiungiamo le baite più a sud (m. 2261), per poi prendere a sinistra e salire a monte delle baite, puntando ad un cartello del CAI che segnala un nuovo bivio: il sentiero di sinistra sale al crinale sopra Scermendone, quello di destra ad una sella che si affaccia sull'alta Val Terzana. Prendiamo a sinistra salendo su un sentiero che taglia il ripido versante erboso e si affaccia al lungo crinale che sale da Scermendone alla cima di Vignone, in corrispondenza della sella di quota 2420 (ometto a punta di lancia, cartelli). Prendendo a destra, su traccia di sentiero, possiamo salire zigzagando al crinale poco sotto l'erbosa cima di Vignone, ed in breve alla cima stessa (m. 2608)

Consideriamo la prima possibilità. Salendo per la mulattiera di sinistra, tagliamo, in direzione ovest, lo scosceso fianco meridionale della cima di Vignone, fino a guadagnare l’ampio crinale che separa il versante retico medio-valtellinese dalla Val Terzana (chiamata anche Valle di Scermendone: così, per esempio, nella carta della Val Masino curata dal conte Lurani, nel 1881-1882),che confluisce, da nord-est, nella Valle di Sasso Bisòlo, la più orientale delle valli della Val Masino. Qui, a quota 2420, troviamo un masso a punta di lancia che segnala (per chi scende) la partenza, non evidente, della mulattiera, un grande ometto e due cartelli del CAI. Il primo segnala la partenza della mulattiera per la quale siamo saliti e dà l’alpe Baric a 45 minuti e Prato Maslino a due ore (ma dentro questi tempi sta una discesa con passo comodo e tranquillo). Il secondo cartello segnala, invece, la debole traccia che, volgendo a destra, descrive un arco che consente di scendere, in 30 minuti, al laghetto di Scermendone (m. 2339), nell’alta Val Terzana, piccolo gioiello nascosto ai nostri occhi. Possiamo anche scegliere di proseguire nella discesa lungo il crinale, passando per la sella erbosa quotata 2380 metri (di qui, prendendo a destra, si scende facilmente all’alpe Piano di Spini, nella media Val Terzana, intercettando il sentiero principale che sale al lago ed al passo di Scermendone), per un microlaghetto e per la vicina Croce dell’Olmo (m. 2342) e, piegando poi a sinistra e scendendo un crinale un po’ ripido, raggiungendo la mulattiera che in pochi minuti porta al bivacco Scermendone (m. 2131), dal quale, poi, tornando per la medesima mulattiera verso est (Sentiero Italia) possiamo tagliare il versnte retico e ridiscendere all’alpe Vignone.
Dai cartelli di quota 2420 possiamo, anche, facilmente salire alla vicina cima di Vignone, che da qui mostra il suo largo crinale sud-occidentale. In questo caso prendiamo a destra, seguendo la debole traccia di sentiero che la raggiunge (ma anche una salita a vista, su questo crinale, non presenta problemi). Procedendo in direzione nord-est, in parallelo rispetto al crinale, ma più in basso, puntiamo ad un secondo grande ometto, portandoci, poi, ad un terzo grande ometto, ai piedi di una fascia di sfasciumi. Qui la traccia piega a destra (direzione nord-ovest), tagliando, con qualche serpentina, la fascia di massi e magri pascoli, fino a raggiungere il crinale, dove piega a destra e torna ad assumere l’andamento nord-est, raggiungendo un quarto grande ometto che precede di poco la cima. Nella parte terminale anche la pendenza si addolcisce, ed in breve siamo all’ometto della cima, a 2608 metri. Una cima molto panoramica: dominiamo, da qui, la Val Terzana, il Corno Bruciato meridionale, la Valle dell'Oro e parte della testata della Val Porcellizzo, in Val Masino, l'intera catena orobica, buona parte della media e bassa Valtellina. Appare, infine, molto vicina, ad est, la cima del pizzo Bello.

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DALL'ALPE BARIC AL PIZZO BELLO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prato Maslino-Alpe Vignone-Alpe Baric-Sella di quota 2600-Pizzo Bello
4 h
1150
E
SINTESI. Dal lato occidentale di prato Maslino imbocchiamo la mulattiera che sale all'alpe Vignone. Dalla parte bassa dell'alpe Vignone (m. 1890) un sentiero si inerpica sul ripido versante, passando per la baita di quota 2000 (campanellina). Poco oltre troviano un bivio segnalato e prendiamo a destra (indicazioni per Baric) ignorando la deviazione a sinistra del Sentiero Italia. Raggiungiamo in breve il terrazzo di quota 2042, nel quale si distingue il basso muretto a secco che serviva da recinto per il bestiame. Proseguiamo seguendo i segnavia e, dopo alcuni tornanti, ci affacciamo all'ampia conca dell'alpe Baric. Raggiungiamo le baite più a sud (m. 2261), per poi prendere a sinistra e salire a monte delle baite, puntando ad un cartello del CAI che segnala un nuovo bivio: il sentiero di sinistra sale al crinale sopra Scermendone, quello di destra ad una sella che si affaccia sull'alta Val Terzana. Andiamo a destra. Superato un dosso erboso, siamo all'imbocco della parte terminale della Val Vignone. Descriviamo un arco verso sinistra e giungiamo ai piedi del ripido versante sotto una sella erbosa. Un sentierino lo risale e con ultimo tratto verso sinistra porta alla sella di quota 2600 m. che si affaccia sull'alta Val Terzana. Prendendo a destra seguiamo un sentierino che risale il crinale occidentale del Pizzo Bello (m. 2743), fino alla cima (ultimo passaggio esposto: attenzione).

Torniamo, ora, al bivio appena a monte delle baite dell’alpe Baric, per considerare la seconda possibilità. Prendiamo, dunque, a destra (nord-est), tagliando il piede della cima quotata 2643 e superando una conca con una vasca in cemento per la raccolta dell’acqua. Raggiunto il successivo dosso erboso, vediamo bene, in alto, alla nostra sinistra, i fianchi rocciosi della cima quotata 2643 metri; alla sua destra è ora ben distinguibile la cima del pizzo Bello, sulla quale si scorge un grande ometto. Descrivendo gradualmente un arco verso sinistra ci portiamo, quindi, all’ampio anfiteatro terminale, che va a morire sui ripidi fianchi erbosi del versante meridionale del pizzo Bello. I segnavia dettano una traiettoria che ci consente di evitare un ammasso di sfasciumi, alla nostra sinistra, per raggiungere le ultime falde di questo versante. La meta è la ben visibile bocchetta erbosa posta fra pizzo Bello, ad est, e cima di quota 2643, ad ovest: la raggiungiamo salendo, un po’ faticosamente, le ultime ripide balze erbose.
Dalla sella, posta a quota 2600, si dominano già la Val Terzana e le cime della Valle dell'Oro. Qui troviamo un cartello del C.A.I. che dà la cima del pizzo Bello a 30 minuti ed il laghetto di Scermendone a 45. Giunti fin qui, non possiamo mancare di salire alla cima del pizzo Bello. Per farlo basta seguire il crinale occidentale del pizzo, fra erbe e roccette. Salendo, seguiamo il confine fra i comuni di Buglio e Berbenno: tale confine, infatti, segue il crinale che dal pizzo Bello scende alla Croce dell'Olmo, passando per la cima 2643 e la cima di Vignone. Seguendo il sentierino del crinale, dopo un primo strappo, raggiungiamo un tratto in falsopiano, dove possiamo tirare il fiato, in vista di un secondo strappo, non meno severo, che ci porta poco sotto la cima. Una modesta pianetta precede l'ultimo strappo, che ci porta alla parte sommitale del crinale: qui si trova un'anticima sormontata da un grande ometto, ed il crinale si restringe parecchio. La cima ci sta di fronte (la riconosciamo per la piccola croce metallica che la sormonta), ma il passaggio più delicato ed esposto è proprio quello che ci separa da essa: prestiamo attenzione soprattutto sul lato alla nostra sinistra, più esposto. Eccoci, infine, ai 2743 metri della vetta, dove si trova la già citata croce, collocata qui dalla sezione C.A.I. di Berbenno nel 2005. Il panorama che si apre da qui è splendido.


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ALPE BARIC-POGGIO CAVALLO-BIVACCO AI FOP-VALLE DEL CALDENNO-PRATO ISIO-PRATO MASLINO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prato Maslino-Alpe Vignone-Alpe Baric-Sella di quota 2570-Poggio del cavallo-Bivacco Ai Fop-Alpe Caldenno-Prato Isio-Prato Maslino.
7 h
880
EE
SINTESI. Escursione che richiede buona visibilità, buone condizioni di terreno ed esperienza. Dal lato occidentale di prato Maslino imbocchiamo la mulattiera che sale all'alpe Vignone. Dalla parte bassa dell'alpe Vignone (m. 1890) un sentiero si inerpica sul ripido versante, passando per la baita di quota 2000 (campanellina). Poco oltre troviano un bivio segnalato e prendiamo a destra (indicazioni per Baric) ignorando la deviazione a sinistra del Sentiero Italia. Raggiungiamo in breve il terrazzo di quota 2042, nel quale si distingue il basso muretto a secco che serviva da recinto per il bestiame. Proseguiamo seguendo i segnavia e, dopo alcuni tornanti, ci affacciamo all'ampia conca dell'alpe Baric. Raggiungiamo le baite più a sud (m. 2261), per poi prendere a sinistra e salire a monte delle baite, puntando ad un cartello del CAI che segnala un nuovo bivio: il sentiero di sinistra sale al crinale sopra Scermendone, quello di destra ad una sella che si affaccia sull'alta Val Terzana. Andiamo a destra. Superato un dosso erboso, puntiamo diritti al ripido versante che separa la Val Vignone dalla Valle di Caldenno. Procediamo per un tratto verso sinistra, fino al piede di un canalone che appare ripido ma accessibile; lo risaliamo fino alla sella sul crinale (m. 2570); procedendo verso destra, sul crinale, scendiamo in breve al Poggio del Cavallo (grande ometto, m. 2557). Seguendo la traccia di sentiero, scendiamo per il largo corridoio erboso del crinale, fino ad un ampio pianoro, che precede il punto nel quale il crinale si restringe e si innalza un poco. Qui dobbiamo cercare, alla nostra sinistra, con un po’ di pazienza, la partenza del sentiero che scende alla sottostante amplissima conca dell’alpe Fop, balcone sospeso sul fianco occidentale della media Valle del Caldenno. Lo troviamo esplorando non l’ultima, la penultima delle sellette che vediamo alla nostra sinistra, sul versante della Valle del Caldenno. Giunti al bivacco Ai Fop (m. 2250), troviamo il sentiero che prende a sinistra e poi piega leggermente a destra, scendendo ad una terza e più modesta conca, dove l’alpe termina. A sinistra del rudere della baita di quota 2180 metri il sentiero riprende la discesa, prendendo a sinistra, e porta al nucleo occidentale delle baite dell’alpe Caldenno (m. 1811). Dall’alpe, poi, scendiamo facilmente a Prato Isio per la comoda pista sterrata, che ci porta al parcheggio di quota 1670, dove termina la strada aperta al traffico. Dal parcheggio, infine, tagliamo verso ovest la parte alta dei prati, senza perdere quota, fino al lato opposto, dove, presso una fontana, parte il sentiero per Prato Maslino (segnalato da un cartello del Sentiero Italia), che, con qualche saliscendi (attenzione ad un bivio che incontriamo poco dopo la partenza: dobbiamo salire, seguendo il cartello), ci porta al parcheggio di Prato Maslino.

La salita all’alta Valle di Vignone dall’alpe Baric, però, può essere proseguita in modo diverso. Una soluzione escursionistica assai interessante, anche se complessa, è la traversata alla Valle del Caldenno per il passo del Dosso Cavallo (o per una più facile sella posta più a nord). La difficoltà di questa soluzione consiste innanzitutto nell’individuare dove sia il passo. Per farlo, dal bivio appena a monte delle baite dell’alpe Baric, prediamo a destra (nord-est), tagliando il piede della cima quotata 2643 e superando una conca con una vasca in cemento per la raccolta dell’acqua.


Alpe Baric

Raggiunto il successivo dosso erboso, guardiamo verso est. Il tormentato crinale che separa l’alta Val Vignone dall’alta Val Finale e dalla Valle di Caldenno si eleva, da destra a sinistra (sud-nord), impennandosi ad uno speroncino roccioso sul quale, guardando con attenzione, si scorge un ometto: si tratta della cima del Poggio del cavallo (m. 2557), posta nel punto d’incontro delle tre valli. Il passo è posto alla sua destra (m. 2500), ma non è affatto evidente: sul lato della Val Vignone scende, infatti, in ripido canalone, erboso nella parte più bassa, che sembra quasi insormontabile. Insormontabile, in effetti, non è, ma sicuramente faticoso, per cui occorre affrontarlo solo sulla scorta di buona esperienza escursionistica e di buone condizioni del terreno. Per salire ci portiamo ad un dossetto erboso, che si prolunga dal piede del canalone in direzione della conca a monte dell’alpe Baric e da qui traversiamo verso destra e poi saliamo fino al passo del Poggio del Cavallo (m. 2500). Raggiunta la cima del canalone, proseguiamo per un tratto, su una traccia di sentiero tagliata nella scivolosa erba detta “paiùsa”, traversando a monte del ripido versante dell’alta Val Vignone, fino al più tranquillo crinale che guarda all’alta Valle del Caldenno. Ci troviamo, così, poco più in basso della bella cima del Poggio del Cavallo: prendendo a sinistra, su traccia di sentiero, ci portiamo appena sotto la cima, distinguibile per il grande ometto che la presidia e, vinta l’ultima balza erbosa, la raggiungiamo.
Ecco come giungere fin qui per una via un po’ meno difficile. Torniamo alla conca a monte dell’alpe Baric. Invece di puntare ad est, per il passo del Poggio del Cavallo, proseguiamo verso nord-est, lasciando alla nostra destra una conca di sfasciumi e puntando ad un canalone erboso che termina ad una sella sul crinale a monte (sinistra) del Poggio del Cavallo: lo riconosciamo perché ci appare il più facile e praticabile, anche se anch’esso piuttosto ripido.


Clicca qui per aprire una panoramica a 360 gradi dalla sella a monte del Poggio del Cavallo

Descrivendo un arco e seguendo una debole traccia di sentiero, ci portiamo ai suoi piedi, sul suo lato sinistro, e cominciamo a salire su terreno segnato dalle slavine (con terriccio che ci impegna non poco). Appena possibile, traversiamo leggermente a destra, raggiungendo una zona erbosa: un sasso a punta di lancia piantato nel terreno funziona da ometto e ci risolleva un po’ il morale. Alla fine, salendo con passo cauto e lento, guadagniamo la sospirata sella, che si trova ad una quota approssimativa di 2570 metri, poco a monte del Poggio del Cavallo, che raggiungiamo sfruttando un sentierino che corre sul crinale.
Giunti, in un modo o nell’altro, ai 2557 metri del Poggio del Cavallo possiamo godere di uno splendido il panorama. A nord il crinale prosegue, salendo alla già citata cima quotata 2605 metri, passando per la cima 2699 metri e raggiungendo il punto più alto con la vetta del pizzo Bello (m. 2743), che, purtroppo, nasconde interamente la vista dei Corni Bruciati. Si intravede, alla sua sinistra, solo un modestissimo spicchio della cima del monte Disgrazia (m. 3678). Proseguiamo in senso orario: dietro il fianco orientale della Valle del Caldenno si affacciano la punta Painale (m. 3248), la cima Vicima (m. 3122) e la vetta di Ron (m. 3136). Poi, alle spalle del monte Canale (m. 2523) e del monte Rolla (m. 2277), lontano ma sempre imponente, il gruppo dell’Adamello, sul fondo, ad est. Segue l’intera catena orobica, a sud-est, sud e sud-ovest. Nessuna cima manca all’appello. In primo piano, a sud, la Valmadre, con il passo di Dordona; a anche la Val Cervia e la Valle del Livrio, alla sua sinistra, si mostrano quasi nella loro interezza. Ai piedi del versante occidentale della Val Gerola e del monte Legnone si vede anche una bella porzione della bassa Valtellina, delimitata, ad est, dal caratteristico panettone del Culmine di Dazio. Una piccola porzione delle Alpi Lepontine separa il Legnone dall’ampia cima del Desenigo (m. 2845), alla cui destra si aprono i passi gemelli di Primalpia (pàs de primalpia, m. 2477) e della bocchetta di Spluga o di Talamucca (bochèta de la möca, m. 2532), che congiungono l’alta Valle di Spluga alla Valle dei Ratti. Procedendo verso destra, notiamo l’affilata cima del monte Spluga o Cima del Calvo (m. 2967), posto all’incontro di Valle di Spluga, Val Ligoncio e Valle dei Ratti. I più modesti pizzi Ratti (m. 2919) e della Vedretta (m. 2909) preparano l’arrotondata cima del pizzo Ligoncio (Ligunc’, m. 3038), che si innalza sopra una larga base di granito, nel catino glaciale che si apre sopra i Bagni di Masino (Val Ligoncio e Valle dell’Oro). Alla sua destra, la punta della Sfinge (m. 2802) precede la larga depressione sul cui è posto il passo Ligoncio (m. 2575), fra la valle omonima e la Valle d’Arnasca (Val Codera). A nord del passo si distingue il pizzo dell’Oro meridionale, m. 2695, mentre quello centrale quello settentrionale, così come la punta Milano (m. 2610), la cima del Barbacan (m. 2738), le cime d’Averta  ed il pizzo Porcellizzo (il pèz, m. 3075) sono nascosti dall’arrotondata cima di Vignone (m. 2608). Alla sua destra si apre una sella che la separa dalla cima quotata 2643 metri: una piccola finestra che ci regala la vista di alcune fra le più famose cime del gruppo del Masino: il celeberrimo pizzo Badile (badì, m. 3308), cui fa da vassallo la punta Sertori (m. 3195); segue il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367); si distinguono appena i puntuti pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221), mentre è meglio visibile il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267); procedendo verso est, ecco il pizzo del Ferro centrale (m. 3287), il torrione del Ferro (m. 3070) ed il pizzo del Ferro orientale (m. 3200), che costituiscono la testata della Valle del Ferro (laterale della Val di Mello) e sono chiamati nel dialetto di Val Masino “sciöme do fèr”. La sella fra la quota 2643 ed il pizzo Bello, infine, ci regala uno scorcio sulla dorsale rossastra che dal Sasso Arso sale ai Corni bruciati, separando la Valle di Preda Rossa dalla Val Terzana (entrambe in Val Masino). Un ultimo sguardo, infine, va rivolto all’impressionante Val Finale, che, a sud della cima (la quale costituisce il vertice della sua testata) ed a monte di Berbenno, precipita con versanti ripidissimi fino al limite del fitto bosco di conifere.
Se vogliamo tornare a Prato Maslino per una via diversa da quella di salita (ed in effetti l’idea di ridiscendere per l’uno o per l’altro canalone non ci attrae molto), chiudendo uno splendido anello escursionistico che passa per la Valle del Caldenno e Prato Isio, procediamo così. Seguendo la traccia di sentiero, scendiamo per il largo corridoio erboso del crinale, fino ad un ampio pianoro, che precede il punto nel quale il crinale si restringe e si innalza un poco. Qui dobbiamo cercare, alla nostra sinistra, con un po’ di pazienza, la partenza del sentiero che scende alla sottostante amplissima conca dell’alpe Fop, balcone sospeso sul fianco occidentale della media Valle del Caldenno. Lo troviamo esplorando non l’ultima, la penultima delle sellette appena accennate che vediamo alla nostra sinistra, sul versante della Valle del Caldenno.
Una volta trovato, il sentiero ci porta facilmente all’alpe Fop tagliando in diagonale verso sinistra (nord-nord-est) il versante che dall’alpe sale al crinale. Il sentiero descrive un ampio arco, e termina al centro della conca superiore dell’alpe, che tagliamo poi, in diagonale, verso destra, riprendendo la discesa (su traccia di sentiero, se la troviamo, o anche a vista) alla conca inferiore dell’alpe, dove si trova lo splendido bivacco Ai Fop (m. 2250). Davanti al bivacco troviamo, il sentiero che prende a sinistra e poi piega leggermente a destra, scendendo ad una terza e più modesta conca, dove l’alpe termina. A sinistra del rudere della baita di quota 2180 metri il sentiero riprende la discesa, prendendo a sinistra. È un sentiero tranquillo, ben tracciato, che scende, con numerosi tornanti, al fondovalle, poco a monte del nucleo occidentale delle baite dell’alpe Caldenno (m. 1811). Dall’alpe, poi, scendiamo facilmente a Prato Isio per la comoda pista sterrata, che ci porta al parcheggio di quota 1670, dove termina la strada aperta al traffico. Dal parcheggio, infine, tagliamo verso ovest la parte alta dei prati, senza perdere quota, fino al lato opposto, dove, presso una fontana, parte il sentiero per Prato Maslino (segnalato da un cartello del Sentiero Italia), che, con qualche saliscendi (attenzione ad un bivio che incontriamo poco dopo la partenza: dobbiamo salire, seguendo il cartello), ci porta al parcheggio di Prato Maslino, dove si chiude questo splendido anello del Poggio del Cavallo (tempo impiegato: 7 ore; dislivello: 880 metri circa).

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ANELLO VIGNONE-BARIC

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prato Maslino-Dosso q. 2336-Prato Maslino
4 h
740
E
SINTESI. Dal lato occidentale di prato Maslino imbocchiamo la mulattiera che sale all'alpe Vignone. Dalla parte bassa dell'alpe Vignone (m. 1890) un sentiero si inerpica sul ripido versante, passando per la baita di quota 2000 (campanellina). Poco oltre troviano un bivio segnalato e prendiamo a destra (indicazioni per Baric) ignorando la deviazione a sinistra del Sentiero Italia. Raggiungiamo in breve il terrazzo di quota 2042, nel quale si distingue il basso muretto a secco che serviva da recinto per il bestiame. Proseguiamo seguendo i segnavia e, dopo alcuni tornanti, ci affacciamo all'ampia conca dell'alpe Baric. Raggiungiamo le baite più a sud, per poi prendere a sinistra e salire a monte delle baite, puntando ad un cartello del CAI che segnala un nuovo bivio, al quale prendiamo a destra. Alla sommità di un dosso erboso, vediamo a sud la cima arrotondata del dosso quotato 2336, che raggiungiamo facilmente. Nel ritorno scendiamo al suo piede e volgiamo a destra, seguendo una traccia che scende a destra di un canalone di sfasciumi e si congiunge infine con il sentiero seguito nella salita dell'alpe Vignone, dalla quale torniamo a prato Maslino.

Qualcuno dirà: troppo impegno, troppa fatica; non c’è un anello più semplice che possa fare al caso di chi sale all’alpe Vignone e desidera percorsi più semplici? C’è. Torniamo al cartello del bivio a monte delle baite dell’alpe Baric, e prendiamo a destra, seguendo la traccia che sale alla bocchetta ad ovest del pizzo Bello. Tagliamo, così, il piede della cima quotata 2643 e superiamo una conca con una vasca in cemento per la raccolta dell’acqua. Raggiunto il successivo dosso erboso, guardiamo verso sud: ci troviamo a monte di una modesta elevazione-dosso erboso, sulla quale possiamo facilmente salire, sfruttando una traccia di sentiero.
Il dosso di quota 2336 non è quotato sulla carte IGM, e si trova immediatamente ad est della conca delle baite dell’alpe Baric. Lo abbiamo notato già salendo all’alpe Baric, poiché si trova proprio sulla verticale di tale sentiero (o un po’ a destra di questa), e chiude la visuale dal basso sull’alpe medesima. Interessante è il panorama che da qui si apre, soprattutto sulla catena orobica, che propone, da sinistra, uno scorcio defilato della Valle del Livrio, un ottimo primo piano della Valcervia e della Valmadre (con il passo di Dordona ben visibile), uno scorcio della Val Tartano ed il versante occidentale della Val Gerola. Chiude la compagine orobica, sulla destra, uno scorcio della Val Lésina, sul cui angolo sud-occidentale spicca l’inconfondibile corno del monte Legnone. Una breve finestra sulle alpi Lepontine viene subito chiusa, ad ovest, dall’armoniosa cima del Desenigo, in Valle di Spluga (Val Masino), alla cui destra si individuano i passi di Primalpia e Spluga, che si affacciano sulla Valle dei Ratti. Seguono il monte Spluga ed i pizzi Ratti, Vedretta e Ligoncio; le successive cime del gruppo del Masino sono nascoste dall’ampio crinale erboso che scende a sud dalla cima di Vignone.


Clicca qui per aprire una panoramica dal dosso di quota 2336

Vediamo, ora, come tornare alla parte bassa dell’alpe Vignone per una via almeno parzialmente diversa da quella di salita. Torniamo, quindi, indietro, ma, invece di prendere a sinistra, scendiamo verso destra, fino ad intercettare un sentierino che scende verso sud-ovest, tenendo il lato destro di un canalone occupato da sfasciumi. Più in basso la traccia tende un po’ a perdersi, ma proseguendo nella discesa intercettiamo un marcato sentiero che prende a destra e taglia, con andamento pianeggiante, proprio l’erboso fianco meridionale del dosso sul quale siamo appena saliti. Questo sentiero si congiunge, sul versante opposto del dosso, alla mulattiera che abbiamo seguito per salire da Vignone all’alpe Baric. Noi, però, non lo seguiamo verso destra, ma proseguiamo la discesa verso sud-ovest, puntando ad un dosso che si trova fra due corpi franosi. Raggiunto il dosso, intercettiamo un nuovo sentiero, meno marcato, che proviene da sinistra e prosegue verso destra. Seguendolo verso destra, tagliamo il corpo franoso occidentale e ci affacciamo, alti, sul pianoro che ospita il bàrek di quota 2042. Sempre seguendo il sentiero, perdiamo quota sul crinale erboso a monte del barek. Il sentiero finisce per perdersi, ma, senza difficoltà, proseguiamo nella discesa in diagonale ed intercettiamo la mulattiera per l’alpe Baric (che abbiamo già percorso salendo) poco sopra il barek. La seguiamo verso sinistra e, dopo un tornante dx, siamo al barek, che attraversiamo verso destra, ritrovando sul lato opposto la mulattiera che scende alla parte bassa dell’alpe Vignone, dalla quale torniamo a Prato Maslino. Questo interessante anello dell'alpe Vignone richiede circa 3 ore e mezza di cammino; il dislivello approssimativo in salita è di 740 metri.
Qualche ultima indicazione sulle possibilità di traversata al crinale fra versante retico mediovaltellinese e Val Masino. Già abbiamo detto della mulattiera che effettua la traversata dall’alpe Baric alla quota 2420 di tale crinale. Esistono, però, anche due sentieri più bassi, che partono entrambi dall’alpe Vignone.
Il primo e più importante parte dal bivio, già menzionato, nei pressi delle due baite di quota 2000: qui, invece di prendere a destra e salire all’alpe Baric, possiamo proseguire diritti, seguendo il percorso del Sentiero Italia (servito, purtroppo, da pochi segnavia). La traversata, molto bella, avviene su sentieri che, nella seconda parte, ha una traccia piuttosto debole, ma sempre visibile, ed attraversa diversi canaloni (va quindi effettuata, prestando attenzione, con buone condizioni di terreno). Un ultimo tratto su larga mulattiera ci porta al bivacco Scermendone, sul limite nord-orientale dell’ampia alpe omonima, presso la chiesetta di S. Quirico. Appena dietro la chiesetta partono, poi, due mulattiere: una si addentra in Val Terzana, l’alta scende a Scermendone basso, da cui si traversa facilmente a Preda Rossa.
Torniamo a Vignone, questa volta però alla baita più bassa. Un sentiero parte appena sopra la baita, sulla sinistra, scende al solco della Val Vignone e, sul lato opposto, si addentra nel bosco. Purtroppo poi si perde (lo si recupera solo più avanti). Purtroppo perché se il segmento mancante fosse recuperato con idonea segnalazione, si potrebbe effettuare una splendida traversata, in boschi fiabeschi, al sistema di alpeggi a monte di Buglio ed a valle di Scermendone, passando per la alpi Oligna, Verdel e Merla e chiudendo gloriosamente al traversata,che rimane sempre ad una quota compresa fra 1800 e 1700 metri, all’alpe Granda, proprio nei pressi del rifugio omonimo. Chissà che in futuro si provveda a segnalare quella porzione mancante di questo splendido sentiero che si trova proprio poco ad ovest dell’alpe Vignone: per ora è sconsigliabile addentrarsi nei boschi proseguendo a vista.

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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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