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Niente di ufficiale, niente di istituzionalizzato. Solo un’idea, una proposta di Alta Via della Valle del Bitto di Albaredo scandita in quattro giornate, per incontrare da vicino una valle luminosa, ricca di colori e suggestioni storiche e paesaggistiche. Quattro giornate, con partenza e ritorno ad Albaredo per San Marco, per toccare luoghi assai noti agli appassionati dell’escursionismo e dello sci-alpinismo, ma anche luoghi quasi ignoti, dove non è improbabile camminare per un’intera giornata senza incontrare persona alcuna. Quattro giorni per una traversata alta a portata di escursionista esperto, fra i luoghi di uno dei più celebri formaggi grassi dell’arco alpino, luoghi che hanno conservato un forte radicamento ad un passato che è ancora presenza vivente nelle comunità che li abitano permanentemente. Quattro giorni da gustare, confidando nel bel tempo, e ricordare, confidando nel potere consolatorio che le giornate più belle conservano intatto anche nei momenti più tristi del cammino della vita.


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ALTA VIA DELLA VALLE DEL BITTO DI ALBAREDO - 1 - DA ALBAREDO PER SAN MARCO AL RIFUGIO ALPE PIAZZA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Albaredo-Rifugio Alpe Piazza
3 h e 30 min.
920
E
SINTESI. Saliamo da Morbegno ad Albaredo e, dopo un tornante sx ed uno dx, lasciamo la provinciale per il passo di San Marco prendendo a sinistra e parcheggiando alle Case di Sopra (m. 940). Imbocchiamo il sentiero 2 (Sentiero del Matüsc'). Intercettata una sterrata, prendiamo a sinistra e prima del ponte su una valletta la lasciamo per il sentiero che se ne stacca a destra (freccia gialla) salendo ad Egolo. Dalla parte centrale alta dei prati riprendiamo a salre sul sentiero segnalato passando per le località Sass, Gradesc' e Cornelli. Qui termina una pista sterrata e parte il sentiero che passa sopra l'alpe Baitridana e porta al rifugio Alpe Piazza (m. 1835).


Albaredo per San Marco

La prima tappa dell'Alta Via della Valle del Bitto di Albaredo coincide in buona parte con il sentiero del Matüsc', da Albared per San marco ai Cornelli, con facile prosecuzione per l'alpe Baitridana ed il rifugio Alpe Piazza. Questo va detto tanto per ricordare che la Valle del Bitto di Albaredo non è solo valle del bitto. Il Matüsc' è un tipico formaggio “povero” valtellinese a pasta molle, ottenuto dalla lavorazione di latte vaccino e caprino, parzialmente scremati, in modo tale che, per ogni singola forma (che non supera i 2,5 kg), si possa ricavare anche quel mezzo chilo di burro che, venduto, contribuiva, in passato, a sostenere i magri bilanci familiari.
La lavorazione prevede che il latte sia portato a 35°, prima che si aggiunga il caglio costituito da liquido di vitello. Rotta la cagliata a dimensione di piccoli piselli, viene depositata nelle fascere e pressata per l'eliminazione del siero in eccesso. Dopo qualche giorno le forme vengono salate esternamente a secco e poi poste in ambiente fresco e ben arieggiato per la stagionatura, che deve durare almeno 45 giorni.


Apri qui una fotomappa del versante orientale della Valle del Bitto di Albaredo

Il Matüsc' viene prodotto un po’ ovunque, ed anche nel cuore del regno di sua maestà il Bitto, cioè nella Valle del Bitto di Albaredo (albarée). Qui, dal 2006, ha assunto la denominazione di "Matüsc San Marco", in onore dell'antica strada di collegamento con la Repubblica Veneta (la Via Priula), sulla quale si affaccia il caseificio AlpiBitto di Albaredo. Si tratta di un prodotto antichissimo: la sua denominazione deriva, forse, da matte, parola tedesca che significa telo. È il tipico prodotto di una agricoltura a dimensione famigliare, ancora presente nella comunità di Albaredo, dove, tradizionalmente, sono quasi sempre le donne a dedicarsi alla produzione di questo formaggio.
E qui è stato dedicato a questo prodotto anche un sentiero, il Sentiero del Matüsc', appunto, itinerario tematico che consente di toccare i più tipici maggenghi ed alpeggi legati alla sua produzione. Proprio nei maggenghi avveniva, infatti, gran parte della lavorazione di tale formaggio: il latte veniva tenuto al fresco nella “budülera”, il baitello al cui interno scorreva un ruscello, fino all’affioramento della panna che serviva per il burro; con il latte magro rimasto, come già detto, veniva prodotto il matüsc.


Sentiero per Egolo

Il sentiero del Matüsc' è identificato con cartelli gialli e con il numero 2, ha uno sviluppo ad anello, con partenza ed arrivo Albaredo, e richiede un impegno escursionistico medio (840 metri di dislivello in salita, ed un tempo complessivo che si aggira intorno alle 5 ore, anche se può essere abbreviato percorrendo anelli ridotti). Consigliabilissimo a tarda primavera, in estate ed in autunno, lo si può percorrere, tuttavia, anche in inverno, prima che la neve renda più difficoltoso il cammino.
Punto di partenza è la frazione di Case di Sopra, che possiamo raggiungere con l’automobile staccandoci sulla sinistra dalla strada provinciale per il passo di S. Marco, che attraversa Albaredo, all’altezza del ristorante “El Cumpanadegh” (accanto al quale passiamo, entrati in paese, dopo un tornante sinistrorso ed uno destrorso). Percorsa per un breve tratto la via Case di Sopra, raggiungiamo un comodo parcheggio, al quale possiamo lasciare l’automobile. Siamo ad una quota di circa 950 metri. Presso un gruppo di case quasi addossate l’una all’altra, troviamo il cartello giallo con numerazione “2”, che indica la partenza del sentiero (qui denominato “Via d’Orta”), risale, ripido, i prati a monte della frazione, tenendosi al centro del filo di un dosso.


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Tagliata una nuova stradina asfaltata che sale anch’essa dalle Case di Sopra (e che potremmo utilizzare in alternativa a questo primo tratto di sentiero), intercettiamo una carrozzabile sterrata che corre a monte del paese, raggiungendo la zona dell’acquedotto. Prendiamo, ora, a sinistra e, dopo una curva a destra, troviamo subito una mulattiera che si stacca sulla destra dalla carrozzabile (freccia gialla), poco prima del Punt dul Saltìn. Si tratta della mulattiera che sale, diretta, ad Égolo (Egul), splendido maggengo che costituisce un punto nodale sul Sentiero del Matüsc. In alternativa a questa, possiamo utilizzare un itinerario un po’ più lungo, che raggiunge Égolo passando prima per i prati del Dosso Comune.
Vediamo la prima possibilità. La mulattiera sale decisa, viene per un tratto interrotta da un ripido canale in cemento per la regimentazione dell’acqua, poi riprende, passando a destra di alcuni prati e di due baite ed entrando poi, dopo un traverso a sinistra, in un bel bosco. Salendo, inanelliamo diversi tornanti e troviamo un paio di cartelli che illustrano le specie di alberi che popolano il bosco, nell’ordine frassini maggiori e maggiociondoli. Sulla mulattiera si trovano alcune frecce gialle, e su qualche pianta segni blu.


Panorama da Egolo

Poco dopo il secondo cartello, usciamo dal bosco, nella parte bassa dei prati di Égolo. Vediamo, sopra di noi, una baita che reca sulla facciata un bel dipinto di Madonna. Procedendo a destra, intercettiamo un sentierino che, seguito verso destra, ci porta alle baite basse, per poi piegare a sinistra e risalire i prati sul lato di destra, fino ad intercettare il cartello del Sentiero del Matüsc, nel punto in cui le due varianti si incontrano.
Ecco, ora, la seconda variante, che raggiunge Egolo passando per il Dosso Comune. Torniamo al punto di partenza della mulattiera che sale diretta ad Egolo: ora, invece di imboccarla, proseguiamo sulla pista carrozzabile, fino al Punt dul Saltìn. Appena oltre il ponte vediamo, sulla destra, la partenza di un sentiero marcato che risale un dossetto (c’è anche il filo di una teleferica, per cui bisogna prestare la massima attenzione). Troviamo anche un paio di cartelli: il primo dà il Dosso Comune a 50 minuti, Egolo ad un’ora e 20 minuti e Cornelli a 2 ore e 10 minuti; il secondo segnala alberi monumentali in località Egolo-öff, a 1500 metri. È il sentiero che seguiremo salendo, accompagnati da alcuni segnavia bianco-rossi.


Gradesc' e monte Lago

Passiamo ben presto a sinistra di un prato con una baita. Il sentiero si fa larga mulattiera; ignorata una deviazione a sinistra, proseguiamo salendo con alcuni tornantini. Superiamo un casello dell’acqua con bandierina rosso-bianco-rossa numerata “149” e proseguiamo impegnando altri tornantini; siamo a sinistra di una ripida fascia di prati, il Dosso Comune. Attraversiamo, quindi, da destra a sinistra, il ruscello della Valletta, trovando, poco sopra, una deviazione a sinistra, che ignoriamo.
Dopo un’ulteriore serie di tornantini in pineta, attraversiamo, da sinistra a destra, un canalino in cemento per la regimentazione dell’acqua e raggiungiamo un casello dell’acqua con un tubo ed una fontanella, prima di sbucare sul lato sinistro dei prati di Egolo, nella parte bassa. Saliamo, quindi, verso la parte più alta e centrale dei prati e, volgendo a destra, ci portiamo al punto nel quale questo itinerario si congiunge con quello sopra descritto (m. 1560 circa). Qui troviamo il cartello giallo del Sentiero del Matüsc, e sotto questo un cartello della Comunità Montana di Morbegno che dà Gradesc a 40 minuti. Alla loro sinistra, un cartello illustra le caratteristiche di un acero di monte che rientra fra gli alberi monumentali della Provincia di Sondrio: l’altezza di 19 metri e la circonferenza di 255 cm. Il panorama è davvero bello: da sinistra, vediamo la costiera occidentale della
Val Gerola, le Alpi Lepontine e buona parte della Costiera dei Cech.
Proseguiamo a salire verso destra, fino ad incontrare un bivio, al quale prendiamo a sinistra, seguendo le indicazioni di un nuovo cartello del Sentiero del Matüsc ed ignorando il sentiero a destra che, come indica un secondo cartello, conduce a Fop per la Via de Sum.


Apri qui una panoramica sull'alpe Piazza

Proseguendo nella salita, raggiungiamo la località Sass (m. 1600 circa), dove intercettiamo un sentiero che proviene da destra. Il doppio cartello del Sentiero del Matüsc e del Sentiero della Transumanza ci indica che abbiamo intercettato il secondo percorso, che dal ponte della Val Fregera sale all’alpe Piazza: da qui in avanti, per un bel tratto (fino all’alpe Baitridana), i due sentieri coincidono.
Continuiamo a salire, fino a quota 1640, dove tagliamo un sentiero che proviene da sinistra e prosegue a destra; seguendo l’indicazione di una nuova coppia di cartelli, ignoriamo questo sentiero e proseguiamo salendo. A quota 1680, in corrispondenza di un cartello che indica la Rosa Canina, usciamo di nuovo dal bosco, sul limite inferiore di una fascia di prati. Salendo ancora, a quota 1720 intercettiamo, ad un tornante destrorso (per chi sale), la già citata carrozzabile che si porta fino ai Cornelli. Il cartello del Sentiero della Transumanza, però, ci indica che non dobbiamo seguire la pista, ma che dobbiamo salire alla parte alta di destra dei prati che abbiamo raggiunto (si tratta della località Gradesc', dalla quale si gode di un eccellente panorama sull’alto Lario).
Dopo una breve salita, però intercettiamo la seconda volta la carrozzabile, che ora seguiamo fino al suo punto terminale, ai Cornelli (m. 1739), i prati che si trovano nella parte alta del largo dosso che separa la val Fregera, alla nostra destra (nord-ovest), dalla valle Piazza, alla nostra sinistra (sud-est): si tratta del dosso che sfrutteremo al ritorno. Qui troviamo diversi cartelli: a quelli più vecchi della Comunità Montana di Morbegno, infatti (di color giallo), si aggiungono i più recenti del Parco delle Orobie Valtellinesi. Con riferimento a questi ultimi, viene segnalato il trivio al quale siamo giunti: nella direzione dalla quale veniamo vengono indicati, sul percorso 149, Egolo, a 30 minuti, il Dosso Comune, a 50 minuti, ed Albaredo ad un’ora e 20 minuti; nella direzione in cui dobbiamo procedere vengono indicati, sul percorso 132, Baitridana, a 10 minuti, il rifugio alpe Piazza e l’alpe Piazza, a 20 minuti; nella direzione che scende, alla nostra destra, sul dosso (la seguiremo al ritorno) vengono infine indicati, sul percorso 132, la Corte Grande, a 10 minuti, la Corte Grassa, a 20 minuti e la località Scoccia (Scöccia) a 40 minuti.
Mettiamoci, dunque, in cammino, in direzione sud-est, sul tranquillo sentiero che sale gradualmente, attraversando due macchie di abeti e passando a monte della splendida conca di prati dell’alpe Baitridana (m. 1670).


Apri qui una fotomappa della salita dai Cornelli alla cima del monte Lago

Imbocchiamo, ora, il sentiero che, passando a monte delle baite dei Cornelli, si dirige verso est, in direzione degli splendidi ed ampi alpeggi di Baitridana e dell'alpe Piazza. Passando a monte dei prati di Baitridana, giungiamo, ben presto, ad un bivio, segnalato da diversi cartelli: il sentierino che si stacca sulla sinistra sale alla Pozza Rossa (piccola pozza in un'incantevole radura fra i larici del crinale), data a 15 minuti; proseguendo nella direzione che stiamo tenendo, cioè sul sentiero 132, raggiungiamo in 10 minuti Baitridana ed in 20 l'alpe Piazza; nella direzione dalla quale proveniamo, infine, sono segnalati i due sentieri numero 132 (che scende in 10 minuti alla Corte Grande, in 20 alla Corte Grassa ed in 40 minuti a Scöccia) e 149 (che porta in 30 minuti ad Egolo, in 50 minuti al Dosso Comune ed in un'ora e 20 minuti ad Albaredo). Ignorata la deviazione a sinistra per la Pozza Rossa, proseguiamo fino ad un ultimo boschetto, dal quale usciamo sul limite dell'ampia alpe Piazza.
Un gruppo di cartelli, posto a valle della prima baita sopra il sentiero, segnala che stiamo procedendo sulla Gran Via delle Orobie, percorrendo la quale raggiungiamo l'alpe Lago ed il rifugio Alpe Lago in 40 minuti, l'alpe Orta in 3 ore e 10 minuti ed il passo di San Marco in 4 ore; nella direzione dalla quale proveniamo ritroviamo i riferimento ai sentieri per Cornelli-Corte Grande e Cornelli-Egolo-Albaredo; sulla nostra sinistra, infine, si stacca un sentiero che sale al crinale ed effettua una traversata al versante orobico valtellinese, sopra Talamona, portando all'alpe Pedroria in 30 minuti, alla boccheta del Pisello in un'ora e 20 minuti ed alla Val Budria in 2 ore e 50 minuti.
Poco oltre, troviamo il rifugio Alpe Piazza (m. 1835), aperto anche d'inverno. Il rifugio, in eccellente posizione panoramica, dispone di 24-30 posti letto. Per informazioni si può consultare il sito http://www.rifugioalpepiazza.it (oppure scrivere a nadiacavallo@libero.it o telefonare ai numeri 338 4647620, 338 4647620 e 335 7085054).


Il rifugio Alpe Piazza

CARTE DEL PERCORSO SULLA BASE DI © GOOGLE-MAP (FAIR USE)

GALLERIA DI IMMAGINI

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