Alpe Prabello


Apri qui una panoramica del versante orientale della Valmalenco, scenario dell'ottava tappa dell'Alta Via della Valmalenco

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rif. Cristina-Alpi Acquanera e Cavaglia-
Piazzo Cavalli-Caspoggio
4 h
150
E
SINTESI. Dal rifugio Cristina all'alpe Prabello procediamo verso sud, verso una croce di legno che precede un tratto che si snoda fra grandi rocce arrotondate. Il sentiero inizia a descrivere un ampio arco, superando alcune piccole porte fra le rocce e dirigendosi verso sud-est. In questo primo tratto possiamo anche vedere, in una bella conca fra radi larici, più in basso, il laghetto dei Montagnoni. Raggiungiamo poi la grande spianata dell'alpe Acquanera (m. 2116), che si distende sotto il monte omonimo (m. 2806). Raggiunto il limite dell'alpe, il sentiero prosegue verso sud-ovest, alternando tratti nel bosco ad altri in cui si snoda fra la bassa vegetazione. I triangoli gialli si alternano, lungo l'intera tappa, alle bandierine rosso-bianco-rosse. Dopo aver superato tre valloni principali, procedendo verso sud-ovest, raggiungiamo la seconda grande alpe, l'alpe Cavaglia (m. 2056), anch'essa sovrastata dal monte omonimo. Ignoriamo alcune deviazioni a destra che scendono alle frazioni sopra Caspoggio. Il sentiero (direzione ovest-sud-ovest) entra per un buon tratto in un bel bosco, e taglia il largo dosso che scende verso nord-ovest dal pizzo Palino (m. 2686), cominciando poi perdere quota, scendendo da 2000 metri circa a 1800: qui esce dal bosco e si immette nella parte terminale di una ripida strada sterrata che scende ai prati del Piazzo Cavalli (m. 1777). L'ulteriore discesa avviene facilmente seguendo la strada sterrata, che ci permette di raggiungere la chiesetta di S. Antonio (m. 1337), dove si trova una stazione intermedia degli impianti di risalita. Da S. Antonio, seguendo la strada che scende a S. Elisabetta oppure un sentiero che raggiunge il limite superiore del paese, possiamo infine scendere facilmente a Caspoggio.


Apri qui una fotomappa dell'ottava tappa dell'Alta Via della Valmalenco

Siamo ormai all'epilogo, cioè all'ottava e conclusiva tappa, una tappa per vedere e rivedere, perché ci permette di osservare, compiendo una lunga traversata sul fianco orientale della Valmalenco, molti dei luoghi percorsi durante le giornate precedenti.
Una tappa venata da una punta di malinconia, che nasce subito nel segno di un abbandono: è il Sentiero Italia, infatti, che ci lascia, in quanto, come ci informa un cartello posto all'ingresso dell'alpe Prabello, si stacca sulla sinistra dall'alta via per salire, verso sud-est, il fianco montuoso e raggiungere il passo degli Ometti (m. 2758), scendendo poi all'alpe Painale ed al rifugio De Dosso, in alta val di Togno. L'alta via non riserva invece più salite, se si eccettua qualche breve strappo su un percorso che dal rifugio Cristina conduce a Caspoggio.
Lasciamo dunque l'alpe Prabello, salutando anche la chiesetta della Madonna della Pace, posta sul suo limite meridionale ed edificata nel 1919 per salutare la conclusione della Prima Guerra Mondiale. L'alta via si dirige quindi a sud, verso una croce di legno che precede un tratto che si snoda fra grandi rocce arrotondate. Il sentiero inizia a descrivere un ampio arco, superando alcune piccole porte fra le rocce e dirigendosi verso sud-est. In questo primo tratto possiamo anche vedere, in una bella conca fra radi larici, più in basso, il laghetto dei Montagnoni.
Raggiungiamo poi la grande spianata dell'alpe Acquanera (acquanégra, m. 2116), che si distende sotto il monte omonimo (m. 2806), rallegrata nel periodo estivo dallo scampanio delle mucche. Se ci fermiamo qui per gettare uno sguardo alle nostre spalle, potremo ammirare, in una giornata limpida, l'intera testata della Valmalenco.
L'alpeggio, che appartiene storicamente alla Quadra di S. Giovanni Battista di Montagna in Valtellina. Il suo nome si deve al fatto che i piccoli corsi d'acqua che la attraversano assumono un colore scuro per dovuto al terreno di torbiera. Infatti nella prima parte del secolo scorso, fino al 1945, veniva estratta una grande quantità di torba che, essiccata, veniva usata nelle calchere, cioè nei forni dove veniva cotta la calce. Dal Settecento al secolo scorso in questa zona veniva estratto anche amianto.


L'alpe Acquanera - Foto di Anna Quadrio Curzio (per gentile concessione)

Raggiunto il limite dell'alpe, il sentiero prosegue verso sud-ovest, alternando tratti nel bosco ad altri in cui si snoda fra la bassa vegetazione. I triangoli gialli si alternano, lungo l'intera tappa, alle bandierine rosso-bianco-rosse.
Dopo aver superato tre valloni principali, procedendo verso sud-ovest, raggiungiamo la seconda grande alpe, l'alpe Cavaglia("cavàia", m. 2056), anch'essa sovrastata dal monte omonimo (m. 2728). Mentre però l'alpe Acquanera suscita un'impressione di vita gioiosa, qui prevale un senso di mestizia e di abbandono: l'alpeggio, infatti, in passato caricato da allevatori di Torre S. Maria, ora è abbandonato. Intanto, fra un tratto in piano, uno in discesa e qualche strappetto in salita, abbiamo modo di osservare bene anche gli scenari della seconda tappa, e soprattutto il vallone di Sassersa ed il passo di Ventina (pas de la venténa). Lasciata alle spalle anche l'alpe Cavaglia, proseguiamo la lunga traversata, ignorando diverse deviazioni a destra che scendono alle frazioni sopra Caspoggio.
Il sentiero entra per un buon tratto in un bel bosco, dove i giochi di luce ci ripagano, almeno parzialmente, della mancanza dei grandi scenari montuosi ai quali le tappe precedenti ci hanno abituato. Superato il largo dosso che scende verso nord-ovest dal pizzo Palino (m. 2686), cominciamo a perdere quota, scendendo da 2000 metri circa a 1800: il sentiero qui esce dal bosco e si immette nella parte terminale di una ripida strada sterrata che scende ai prati del Piazzo Cavalli (m. 1777).
L'ulteriore discesa avviene facilmente seguendo la strada sterrata, che ci permette di raggiungere la chiesetta di S. Antonio (m. 1337), dove si trova una stazione intermedia degli impianti di risalita.
Da S. Antonio, seguendo la strada che scende a S. Elisabetta oppure un sentiero che raggiunge il limite superiore del paese, possiamo infine scendere facilmente aCaspoggio, dove l'avventura dell'alta via, con qualche rimpianto, termina. Siamo in cammino da 4 ore circa, e qualche salitella ci ha fatto superare un dislivello in salita di circa 150 metri.

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