CARTE DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI


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Testata della Val Lesina

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rifugio Legnone-Alpe Cappello-Casere di Luserna, del Dosso, di Stavello e di Mezzana-Dosso Paglieron-Alpi Piazza e Olano-Baita del Prato-Bar Bianco
9 h
800
EE
SINTESI. Dall'alpe Legnone ed dal rifugio Alpe Legnone (m. 1690), seguendo le indicazioni della GVO, imbocchiamo il marcato sentiero sul lato sinistro della parte alta dell'alpe (per chi guarda a monte), tagliando, in piano, verso sud-ovest e raggiungendo il bacino dell’alta val Galida. Ignoriamo la deviazione a destra che sale, con un percorso ardito, verso la bucheta de Legnùn, pieghiamo decisamente a sinistra (direzione sud-est) e tagliamo in leggera salita il bacino della Val Galida, a monte di alcuni salti rocciosi ed ai piedi della severa parete settentrionale del monte Legnone, fino a raggiungere il fianco settentrionale di un lungo dosso (il Dosson di Zocche). Lo tagliamo procedendo in leggera salita (attenzione ad alcuni punti esposti, ma il sentiero è sempre buono), per poi scendere sul versante opposto verso sud, al bacino dell'alpe Cappello. Passiamo alti rispetto alle baite dell'alpe Cappello (m. 1521), che vediamo sotto di noi. Proseguendo verso sud superiamo il ramo di Cappello del Torrente Lesina (Lèsna de Capèl) ed in breve siamo al baitone dell'alpe Cappello di Sopra (o Baitone di Cappello, m. 1640), sorvegliato da un caratteristico doppio muraglione paravalanghe a secco, disposto a "V" rovesciata. Seguiamo sempre le indicazioni della GVO e proseguiamo diritti verso est, in direzione del dosso boscoso che scende dal Pizzo Val Torta (m. 1898). Qui il sentiero della Gran Via delle Orobie inizia a salire con pendenza media ed andamento regolare (attenzione anche qui ad alcuni passaggi esposti, ma la traccia è sempre marcata), e ci porta, dopo una elegante scalinata, ad una quota che si aggira intorno ai 1730 metri, su filo del dosso, si affaccia all'ampio anfiteatro dell'alpe di Luserna, per poi procedere per un tratto in piano. Ignorata la deviazione a destra che sale all'alpe Castèl, iniziamo a scendere, verso sud-est, fino ai 1557 metri della casera di Luserna, posta, a monte di alcuni salti rocciosi, al centro dell’anfiteatro di origine glaciale che si distende ai piedi della cima del Cortese e del Pizzo Alto (m. 2512). Dalla casera ignoriamo il sentiero che scende verso nord-ovest e, seguendo le indicazioni della GVO, procediamo scendendo gradualmente verso nord-est ed attraversando diversi piccoli corsi d'acqua, prima di entrare in una bella pineta e continuare quasi in piano verso nord, superando qualche tratto esposto (attenzione). Una breve salitella ed una specie di porta con un curioso ceppo obliquo ci introduce ad un ripiano di radi larici, a quota 1560 metri circa. Al centro troviamo alcuni cartelli escursionistici. Scendiamo verso sinistra e raggiungiamo subito la parte alta dell'Alpe del Dosso, portandoci alla parte bassa con il bivacco Alpe del Dosso (m. 1513), struttura che dispone di energia elettrica e 6 posti letto. Torniamo ai cartelli e seguendo le indicazioni GVO prendiamo il sentiero di sinistra: dopo uno strappo nel bosco scendiamo ad un avvallamento e saliamo sul lato opposto alla Casera di Stavello (m. 1551). Poco prima delle due baite e della croce in legno presso un rudere di baita, siamo ad un bivio e dobbiamo ignorare le indicazioni del sentiero che scende a sinistra all'alpe Stavello, salendo invece a destra (indicazioni della GVO). Il sentiero di destra sale verso est fino al filo di un dosso a monte della Casera di Stavello, poi disegna una lunga diagonale, in graduale discesa, verso sud-est, fino ad uscire dalla pineta sul fondovalle, alla Casera di Mezzana (m. 1430). Scendiamo, quindi, ad un ponticello in legno (su un sasso vediamo un segnavia rosso-bianco-rosso con la sigla ormai familiare di GVO) che attraversa il torrente e, seguendo le indicazioni, imbocchiamo un sentierino che taglia, verso nord-nord-est (sinistra), il lungo e selvaggio fianco montuoso occidentale che scende dai pizzi Olano (m. 2267) e dei Galli (m. 2217). La traccia non è sempre evidente, quindi dobbiamo procedere con grande attenzione, anche perché alcuni alberi caduti la interrompono e non è semplicissimo trovarne la rpartenza. Nella traversata valichiamo il solco della val Tremina e della val Pescia, e possiamo avvalerci, in un punto che richiede maggiore attenzione, dell’ausilio di corde fisse. La traversata di questi luoghi veramente selvaggi ci porta al limite inferiore del Dosso Paglieron (Paierùn, in dialetto, dalla caratteristica erba di colore paglierino che si trova assai frequentemente alle quote alte). Qui troviamo, a quota 1633, una baita, avamposto dell’alpe Piazza. Il sentiero sale al dosso dell'alpe, dove si trova il bivacco Alpe Piazza (m. 1844). Seguiamo il cartello della GVO ed imbocchiamo il sentiero che scende sul versante che guarda alla bassa Valtellina, passando per la casera dell'alpe Piazza e scendendo ad intercettare una pista sterrata. Raggiungiamo così il cartello "Alpe Tagliata m. 1527" ed un bivio segnalato. Seguiamo il cartello del sentiero che va a destra, verso est-sud-est, raggiungendo l'Alpe Olano in un'ora e 10 minuti, l'Alpe Culino ad un'ora e mezza, il Lago di Trona in 6 ore e 50 minuti. Prendiamo dunque a destra, in direzione sud est, ed iniziamo, in graduale salita, una nuova traversata, all’ombra di un fresco bosco di abeti, raggiungendo il solco della Valle di Cosio, dove troviamo anche, a quota 1703, le baite di una piccola alpe. La traversata prosegue sul lato opposto della valle, guadagnando quota 1750, per poi tornare a scendere ai 1700 metri circa dell’alpe Olano. Piegando a destra, passiamo poco sopra i 1702 metri del monte Olano, segnalato da una ben visibile croce e caratterizzato da un delizioso microlaghetto, e saliamo in direzione della casera di Olano (m. 1792, nella conca ai piedi del pizzo di Olano), fino ad incontrare la deviazione, sulla sinistra, che permette di superare, intorno a quota 1750, la valle denominata Il Fiume, raggiungendo, dopo una traversata sul versante opposto, la Baita del Prato (m. 1715), che ci introduce alla Val Gerola. Da qui su facile sentiero scendiamo al ben visibile Bar Bianco, sul limite inferiore dell'alpe (m. 1501).


Traversata dall'alpe Legnone all'alpe Cappello di Sopra

La seconda giornata del sentiero prevede la traversata dell’intera Val Lésina e l’ingresso, dopo un breve passaggio sul versante orobico che dà direttamente sulla bassa Valtellina, in Val Geròla. Si tratta di una tappa caratterizzata, almeno nella prima parte, da silenzi, da un senso di solitudine profonda ed insieme di ritorno alle origini. Una montagna nascosta, non aspra, ma severa, lontana dagli scenari familiari a chi ha negli occhi frotte di turisti ed attrattive che rendano gradevole il soggiorno montano. Qui tutto parla ancora della durezza che, da sempre, anche se in misura diversa, segna il vivere in montagna.


Il baitone dell'alpe Cappello

Alpe e casera di Luserna

Lasciata l’alpe Legnone, seguiamo le indicazioni del cartello della GVO ed imbocchiamo il marcato sentiero sul lato sinistro della parte alta dell'alpe (per chi guarda a monte), tagliando, in piano, verso sud-ovest e raggiungendo il bacino dell’alta val Galida.
Ignoriamo la deviazione a destra che sale, con un percorso ardito, verso la bocchetta del Legnone (si tratta della prosecuzione della mulattiera militare risalente alla Prima Guerra Mondiale, che abbiamo seguito dall’alpe Piazza Calda), pieghiamo decisamente a sinistra (direzione sud-est) e tagliamo in leggera salita il bacino della Val Galida, a monte di alcuni salti rocciosi ed ai piedi della severa parete settentrionale del monte Legnone, fino a raggiungere il fianco settentrionale di un lungo dosso (il Dosson di Zocche).


Traversata alpe Legnone-Alpe Cappello di Sopra-Alpe Luserna

Lo tagliamo procedendo in leggera salita (attenzione ad alcuni punti esposti, ma il sentiero è sempre buono), per poi scendere sul versante opposto verso sud, al bacino dell'alpe Cappello. Passiamo alti rispetto alle baite dell'alpe Cappello (m. 1521), che vediamo sotto di noi.
Ignoriamo qui il sentiero che scende a sinistra, verso nord, ripassa il corso d'acqua e raggiunge le baite dell'alpe Cappello di Sotto (m. 1521). Proseguiamo quindi verso sud e superiamo il ramo di Cappello del Torrente Lesina (Lèsna de Capèl) ed in breve siamo al baitone dell'alpe Cappello di Sopra (o Baitone di Cappello, m. 1640), sorvegliato da un caratteristico doppio muraglione paravalanghe a secco, disposto a "V" rovesciata, che è stato costruitotper preservarlo dalle valanghe. A monte del baitone, cioè a sud, spicca l'elegante cima di Moncale (m. 2306).


Traversata Alpe Cappello di Sopra-Alpe Luserna-Alpe Dosso

Seguiamo sempre le indicazioni della GVO e proseguiamo diritti verso est, in direzione del dosso boscoso che scende dal Pizzo Val Torta (m. 1898), a sua volta propaggine dello sperone roccioso che scende verso nord-est dalla cima di Moncale (m. 2306). Qui il sentiero della Gran Via delle Orobie inizia a salire con pendenza media ed andamento regolare (attenzione anche qui ad alcuni passaggi esposti, ma la traccia è sempre marcata), e ci porta, dopo una elegante scalinata, ad una quota che si aggira intorno ai 1730 metri, su filo del dosso, si affaccia all'ampio anfiteatro dell'alpe di Luserna, per poi procedere per un tratto in piano. Ignorata la deviazione a destra che sale all'alpe Castèl, iniziamo a scendere, verso sud-est, fino ai 1557 metri della casera di Luserna, posta, a monte di alcuni salti rocciosi, al centro dell’anfiteatro di origine glaciale che si distende ai piedi della cima del Cortese e del Pizzo Alto (m. 2512). Appena prima della casera, su un masso, in evidenza, la scritta "Alta Via Orobie". Diverse altre si trovano, su altrettanti massi, lungo la traversata.


Sentiero Luserna-Dosso

Dalla casera ignoriamo il sentiero che scende verso nord-ovest e, seguendo le indicazioni della GVO, procediamo scendendo gradualmente verso nord-est ed attraversando diversi piccoli corsi d'acqua, prima di entrare in una bella pineta e continuare quasi in piano verso nord, superando qualche tratto esposto (attenzione). Una breve salitella ed una specie di porta con un curioso ceppo obliquo ci introduce ad un ripiano di radi larici, a quota 1560 metri circa. Al centro troviamo alcuni cartelli escursionistici. Qui lasciamo per una decina di minuti la Gran Via delle Orobie, che prosegue diritta traversando all'alpe Stavello, per scendere verso sinistra e raggiungere in breve la parte alta dell'Alpe del Dosso, una luminosa fascia di prati che costituiscono la parte alta di quel Dosso Lungo (localmente , il “Dos”) che, degradando a nord del pizzo Stavello ("Piz Stavèl", m. 2269, sulla cui vetta si congiungono i confini dei comuni di Delebio, Rogolo ed Andalo), divide la valle in due rami, occidentale ed orientale ("Lésna de Lüserna" e "Lèsna de Mezzana").


Alpe del Dosso

L'alpe, a quota 1513 metri, fa parte del sistema degli alpeggi del Dosso chiamato nel suo insieme "Munt del Dòs" già citato in documenti del Cinquecento come monte di Arzago.
Qui è stato aperto nel 2006 il bivacco Alpe del Dosso, grazie all'iniziativa del Consorzio Montagna Viva di Delebio, ottimo punto di appoggio per percorsi e traversate in più giorni, altrimenti di impegno troppo elevato per l'escursionista medio. Il bivacco è stato ricavato nella Casera dell'Alpe del Dosso ("Munt del dòs", già citato in documenti del Cinquecento come monte di Arzago),


Il bivacco Alpe del Dosso

Al bivacco ci salutano con un benvenuto il Consorzio Montagna Viva e l'Ersaf. Il bivacco dispone di sei posti letto, oltre che di una cucina con due tavoli, stoviglie, stufa con piastra per cucinare e servizio igienico. La struttura dispone di energia elettrica da pannelli fotovoltaici. Una vicina fontana permette di rifornirsi d'acqua. Ma la cosa che più stupisce è l'accoglienza dei membri del consorzio, gentilissimi e disposti a condividere un bel momento di convivialità. Una targa all'esterno recita: “Alpe Dosso. Sempre uniti nell'amore della montagna a ricordo del caro amico Enrico Ceciliani”. Vicino al rifugio c'è anche una struttura coperta ed una rete elastica per il divertimento dei bambini. Insomma, soprattutto nei finesettimana estivi la gente qui sale, e non soffre di malinconia.
Ottimo il panorama soprattutto sulle Lepontine (pizzo Ledù, monte Berlinghera e, sul fondo della Valle Spluga, pizzo Tambò) e sulle Alpi Retiche della Valchiavenna (pizzo Groppera, pizzo di Prata e Sasso Manduino).


Sentiero Alpe del Dosso-Casera di Stavello

Risaliti ai cartelli, seguiamo il cartello della G.V.O. che ci manda a sinistra (nord) e dà la Casera di Stavello a 20 minuti, la Casera di Mezzana a 50 minuti e l'Alpe Piazza a 2 ore e 10 minuti.
Ci incamminiamo su un sentierino che corre fra radi larici, segnalato da segnavia bianco-rossi. Dopo un tratto protetto da corrimano, saliamo ad una portina e traversiamo fra alti abeti (qualche passaggio esposto richiede attenzione). Dopo uno strappo, il sentiero si porta in vista della Casera di Stavello, e comincia a scendere al centro di un avvallamento con un modesto corso d'acqua (per il quale passa il confine fra territorio del comune di Delebio, che lasciamo, e di Andalo, nel quale entriamo).
Lo superiamo e pieghiamo a sinistra, salendo alle vicine baite dell'alpeggio, la Casera e la Baita vicina (m. 1551). L'alpeggio si stende in una sorta di conca ai piedi del circo glaciale del monte Stavello. Localmente viene chiamato “Munt de alt”, con la “Caséra dé Stavél”. Stavello è un toponimo diffuso nelle Orobie occidentali. Deriva dal latino “stabulum”, “baita”. Lo si ritrova anche nella vicina Val Gerola occidentale, con l'importante bocchetta di Stavello e l'alpe Stavello. L'alpe (2016) è ancora caricata e lo scampanio delle mucche al pascolo lo annuncia da una certa distanza. Certo difficilmente vi troveremo gli 80 capi censiti sul finire dell'Ottocento (quando se ne contavano anche 55 all'alpe del Dosso che abbiamo lasciato alle spalle.


Casera di Stavello

La Val Lesina fu in passato (ma ancora questo vale anche per il presente) famosa soprattutto per i suoi pascoli. Nella “Guida alla Valtellina” del 1885 (II edizione, curata da Fabio Besta ed edita dal CAI di Sondrio) leggiamo, infatti: “La valle della Lesina, allo sbocco della quale sta Delebio, è ricca di foreste e di ottimi pascoli. I formaggi che ivi si ottengono nella stagione estiva rivaleggiano con quelli della vicina valle del Bitto”. Ercole Bassi, nella sua opera di statistica dedicata alla Valtellina, scrive, sempre in riferimento alla fine dell'Ottocento: “In quasi tutti gli alpeggi delle valli di Tartano, del Bitto e del Lesina il latte viene lavorato in comune. I privati o sono di diversi proprietari o dati in affitto generalmente a consorzi”.
Oggi, come in passato, la stagione della monticazione dura dai primi di giugno al 24 agosto ed anche oltre (a seconda delle condizioni dell'alpeggio e del tempo). Il diffuso proverbio ”San Burtulaméé montagna bèla ta laghi 'ndréé” dice appunto che il 24 agosto, San Bartolomeo, è una data di riferimento per tutti. Quel che oggi si è perso è il rito della “pesa”, che avveniva dopo 28 giorni dall'inizio della monticazione: alla presenza dei proprietari dei capi ogni mucca veniva munta. Se il latte prodotto non superava i 2 kg la mucca era dichiarata “sterla” ed il proprietario doveva sostenere la spesa dell'erba consumata.


Alpe Mezzana

Poco prima delle due baite e della croce in legno presso un rudere di baita, siamo ad un bivio e dobbiamo ignorare le indicazioni del sentiero che scende a sinistra all'alpe Stavello, salendo invece a destra (indicazioni della GVO). Il sentiero di destra sale verso est fino al filo di un dosso a monte della Casera di Stavello, poi disegna una lunga diagonale, in graduale discesa, verso sud-est, fino ad uscire dalla pineta sul fondovalle, alla Casera di Mezzana (m. 1430).


Casera di Mezzana

Alla casera, nel periodo estivo, troveremo i pastori che caricano l’alpe, raggiungendola con l’aiuto di qualche motocicletta. Scendiamo, quindi, ad un ponticello in legno (su un sasso vediamo un segnavia rosso-bianco-rosso con la sigla ormai familiare di GVO) che attraversa il torrente e, seguendo le indicazioni, imbocchiamo un sentierino che taglia, verso nord-nord-est (sinistra), il lungo e selvaggio fianco montuoso occidentale che scende dai pizzi Olano (m. 2267) e dei Galli (m. 2217). La traccia non è sempre evidente, quindi dobbiamo procedere con grande attenzione, anche perché alcuni alberi caduti la interrompono e non è semplicissimo trovarne la rpartenza.
Nella traversata valichiamo il solco della val Tremina e della val Pescia, e possiamo avvalerci, in un punto che richiede maggiore attenzione, dell’ausilio di corde fisse. La traversata di questi luoghi veramente selvaggi ci porta al limite inferiore del Dosso Paglieron (Paierùn, in dialetto, dalla caratteristica erba di colore paglierino che si trova assai frequentemente alle quote alte). Qui troviamo, a quota 1633, una baita, avamposto dell’alpe Piazza. Ora la zona è più tranquilla ed il sentiero, con qualche tornante, guadagna il bordo del bellissimo crinale che scende verso nord-ovest dal pizzo dei Galli.


La Val Lesina vista dal sentiero Alpe Mezzana-Alpe Piazza

Eccoci, dunque, a quota 1844: da questo poggio panoramico possiamo gettare uno sguardo alla valle che ci accingiamo a lasciare, per poi ammirare l’imponente scenario retico che si para di fronte ai nostri occhi, e che, nel prosieguo del cammino, avremo modo di contemplare da molti altri suggestivi osservatori. All'alpe Piazza troviamo anche un baitone presso il quale è stato ricavato il bivacco Alpe Piazza, dal 2002, molto comodo come punto di appoggio. Dispone di illuminazione, di tre letti a castello (senza coperte), di un tavolo con sedie di una cucina economica, con stoviglie, di un bagno interno e di una cassetta di pronto soccorso. E' possibile lasciare un contributo in una apposita cassetta. Ci si può rifornire d'acqua da una fontana all'esterno. Vicino al bivacco c'è anche una pozza, che in alcuni periodi si riduce fin quasi a scomparire. Una targa in bronzo ricorda Plinio Zugnoni ("Masnada"), che di quest'alpe fu dal 1971 al 2008 non solo il caricatore, ma anche, se così si può dire, l'anima.
L’impressione è quella di chi, improvvisamente, esce all’aperto e guadagna, dopo un lungo cammino nel cuore di una montagna suggestiva, ma raccolta e chiusa, un respiro più ampio.


Alpe Piazza e bivacco Alpe Piazza, incorniciati dalla Val Lesina

Seguendo le indicazioni del cartello GVO, dobbiamo, ora, scendere, verso nord-est (destra), all’alpe Tagliata, sul versante Valtellinese sopra Cosio Valtellino, sfruttando un sentierino segnalato che perde quota fra macereti e macchie di larici, prima di uscire all'aperto sul limite alto dell'ampio scenario dell'alpe Tagliata (Munt del Taià).


Il bivacco Alpe Piazza

Raggiungiamo così il cartello "Alpe Tagliata m. 1527" ed un bivio segnalato. Un cartello indica che procedendo verso sud (cioè verso il monte) si percorre la G.V.O salendo all'Alpe Piazza in 40 minuti, per poi scendere alla Casera Mezzana in Val Lesina, data ad un'ora e 40 minuti. La G.V.O. prosegue per l'Alpe Legnone, a 4 ore e mezza. Nella medesima direzione è segnalato il sentiero 122, che sale all'Alpe Piazza e di qui, seguendo il crinale, al Pizzo dei Galli, dato a 2 ore e 20 minuti. Un cartello segnala che andando a destra, verso est-sud-est, percorriamo nell'altro senso la G.V.O., raggiungendo l'Alpe Olano in un'ora e 10 minuti, l'Alpe Culino ad un'ora e mezza, il Lago di Trona in 6 ore e 50 minuti. Un cartello segnala anche un sentiero che scende verso destra (nord-ovest), il sentiero 122, che porta ad Erdona in un'ora e 10, all'Avert in un'ora e 40 ed infine ad Andalo, sul fondovalle, in 2 ore e 20 minuti.


Apri qui una panoramica dall'alpe Tagliata (Segundi Masùn)

Prendiamo dunque a destra, in direzione sud est, ed iniziamo, in graduale salita, una nuova traversata, all’ombra di un fresco bosco di abeti, raggiungendo il solco della Valle di Cosio, dove troviamo anche, a quota 1703, le baite di una piccola alpe. La traversata prosegue sul lato opposto della valle, guadagnando quota 1750, per poi tornare a scendere ai 1700 metri circa dell’alpe Olano.


Apri qui una panoramica dalla Casera di Olano

Piegando a destra, passiamo poco sopra i 1702 metri del monte Olano, segnalato da una ben visibile croce e caratterizzato da un delizioso microlaghetto, e saliamo in direzione della casera di Olano (m. 1792, nella conca ai piedi del pizzo di Olano), fino ad incontrare la deviazione, sulla sinistra, che permette di superare, intorno a quota 1750, la valle denominata Il Fiume, raggiungendo, dopo una traversata sul versante opposto, la Baita del Prato (m. 1715). Siamo ormai decisamente entrati in Val Gerola, e siamo sul largo dosso che scende, verso nord-est, dalla ben visibile Cima della Rosetta (m. 2142).


Apri qui una panoramica dal sentiero che scende al Bar Bianco

Il sentiero prosegue, ora, verso il solco della Val Mala (detta anche "val del pich"), in direzione dell’alpe Ciof, cioè verso sud, iniziando la lunga traversata degli alpeggi del versante occidentale della Val Gerola, fino al rifugio di Trona Soliva. Possiamo però riservare questo ulteriore segmento del nostro cammino alla terza giornata e scendere a pernottare al rifugio Bar Bianco (m. 1506). La facile discesa avviene seguendo il crinale del dosso, in direzione nord-est. Ci attendono ora orizzonti più gentili. Ma quello che ci attende, nell’immediato, è un sonno ristoratore, quel che ci vuole dopo circa 8 ore di cammino ed un dislivello approssimativo in salita di 700 metri. Per sapere cosa ci riserva a prosecuzione del sentiero, apri la presentazione della terza giornata.


Il Bar Bianco


Apri qui una fotomappa del versante occidentale della bassa Val Gerola

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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la mappa on-line

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