CARTE DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI - ALTRE ESCURSIONI A LIVIGNO - APPROFONDIMENTO: IL PASSO DI CASSANA


Apri qui una fotomappa dell'anello della Punta Cassana

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Ponte Calcheira-Val Saliente Alto-Bocchetta di Salienta Alto-Passo e rif. Cassana-Ponte Calcheira
7 h
1200
EE
Ponte Calcheira-Val Saliente Alto-Bocchetta di Salienta Alto-Pizzo Cassana-Passo e rif. Cassana-Ponte Calcheira
8 h
1380
EE
SINTESI. Entrati in Livigno scendendo dal passo del Foscagno e di Eira, prendiamo a destra, passando davanti alla chiesa di Santa Maria e portandoci sul limite settentrionale del paese. Qui lasciamo a destra la strada che va al passo del Gallo e prendiamo a sinistra, raggiungendo in breve il parcheggio presso il Ponte di Calcheira (m. 1859), dove inizia la strada chiusa al traffico non autorizzato che si inoltra in Val Federia. Parcheggiata qui l’automobile, ci incamminiamo sulla stradina che oltrepassa il ponte. Poco più avanti vediamo i cartelli che segnalano la partenza di un sentiero che sale fra i larici ed esce ad un prato, volgendo a destra e congiungendosi ad una stradina asfaltata. La seguiamo salendo per pochi tornanti, fino alle baite dl Camposc’tin (m. 1950), dove lasciamo a destra il sentiero per la Valle del Saliente, segnalato da un cartello, proseguendo sulla stradina sterrata e seguendo le indicazioni del percorso 173. Lasciate alle spalle le baite, saliamo decisi fra i prati. Ad un bivio ignoriamo il ramo di destra e proseguiamo diritti e, dopo un paio di tornanti, a 2010 metri, dobbiamo stare attenti alle indicazioni del sentiero 174, che si stacca dalla pista sulla destra. Lo seguiamo salendo diritti su una traccia debole, fino a raggiungere il filo di un largo dosso. Purtroppo per un bel pezzo di segnavia non se ne vedono. Proseguiamo seguendo il sentierino che sale deciso verso nord-nord-ovest al centro del dosso, in una splendida macchia di larici. Usciti dal lariceto, procediamo fra i pascoli ed a 2300 metri volgiamo a destra iniziando a salire in leggera salita con una lunga diagonale diritta, verso nord, il versante di pascoli. Oltrepassata una porta fra due roccioni, ci approssimiamo alla parte bassa della cresta che scende verso est dalla punta di Cassana. Dobbiamo ora scavalcare la cresta, prestando attenzione agli ometti, perché la traccia è intermittente (ignoriamo un sentiero più alto segnalato da grandi ometti, perché meno semplice). Giunti presso la cresta, iniziamo a salire tagliando un canalone erboso presidiato a monte da pallide rocce dalle forme bizzarre. Se il terreno è bagnato questo tratto può risultare insidioso. Superato il canalone, pieghiamo a sinistra (nord-ovest) e saliamo fra semplici roccette, ignorando un sentiero secondario che si stacca sulla destra. Ci raggiunge da sinistra il sentiero alto sopra menzionato, mentre saliamo ancora, tagliando in diagonale, sempre verso nord-ovest, il versante e ci portiamo ad una pianetta con un ometto. Salendo una ripida china di prati, fino ad un grande ometto, appena sotto gli sfasciumi dell’alta valle. Qui prendiamo a destra e tagliamo un ripido declivio di pietrame e ghiaietta, ed ad una quota di 2620 metri circa guadagniamo il bordo inferiore della Valle del Saliente Alto. Sono gli ometti a dettare la salita, peraltro, in buone condizioni di visibilità, assai semplice. Pieghiamo leggermente a sinistra, attraversiamo un piccolo corso d’acqua a quota 2650 metri e proseguiamo la salita diritti, in direzione ovest, fra lo sterminato ghiaione, più o meno al centro della valle, fino ad una palina con segnavia a quota 2700 metri circa. Nella salita passiamo a sinistra dello splendido laghetto del Saliente Alto (m. 2853). Oltrepassato il laghetto affrontiamo la china di pietrame che ci porta alla bocchetta del Saliente Alto (m. 2896). Possiamo sfruttare l’occasione della traversata, per quanto lunga, per salire alla vicina e facile cima del pizzo Cassana (la punta Cassana è decisamente più ostica). La salita segue la facile cresta, verso nord-ovest prima,verso nord poi, e con un po’ di fatica, ma senza problemi, in una quarantina di minuti ci portiamo alla cima del pizzo Cassana, a quota 3070 metri. Ridiscesi alla bocchetta, riprendiamo la traversata scendendo a destra, verso sud, sul versante dell’alta valle di Chaschauna, in territorio elvetico. Una traccia di sentiero appena incisa nel pietrame scende descrivendo un ampio arco verso destra e passando appena sotto i roccioni del versante occidentale della punta Cassana. La traccia si abbassa fino alla fascia di macereti appena sotto la cresta di confine, ed alla fine la raggiunge in corrispondenza della larga sella di quota 2766. Da qui saliamo per breve tratto verso ovest, fino al poggio con un grande ometto, a quota 2788, Riprendiamo quindi a scendere seguendo il largo crestone di confine, verso sud-ovest, fino alla depressione del passo di Cassana (m. 2694), denso di suggestioni storiche, oltre che di fascino panoramico. Rientriamo in territorio italiano scendendo su una pista verso sinistra, poi, dopo un paio di tornantini, pieghiamo a destra e ci portiamo al ripiano del rifugio Cassana (m. 2601). La discesa verso il fondo della Val Federia prosegue seguendo la pista che si fa più larga, tanto da essere uno degli itinerari più praticati dai bikers nel livignasco. Inanelliamo diversi tornanti, perdendo quota gradualmente. In alcuni passaggi alla nostra destra e sinistra si apre lo scenario dell’intera Valle Federia. Alla fine la pista si immette nella pista principale del fondovalle al Pian dell'Isoleta (m. 2061). La seguiamo verso sinistra, scendendo verso l’imbocco della valle. Passiamo così per la caratteristica chiesetta della Madonna Addolorata, o di Val Federia. Poi dopo un’ultima ripida discesa ci riportiamo al ponte di Calcheira ed al vicino parcheggio dove abbiamo lasciato l’automobile, chiudendo il lungo anello.

Il primo tratto di salita

Il primo tratto di salita

La Valle del Saliente Alto (Saglient Alt) è un ampio vallone sospeso ad ovest della Valle del Saliente, di cui è tributaria. Siamo sull’angolo nord-orientale delle montagne del livignasco, nei pressi del confine italo-svizzero. Alla sua origine l’azione di un ghiacciaio che si annidava ai piedi della punta e del pizzo di Cassana (Piz di Rin, m. 3007, e Piz da Saglient Alt, m. 3070) e che ha lasciato, al suo ritirarsi, una sterminata colata di detriti biancastri e color ocra, ed un laghetto che vi si trova quasi smarrito. La posizione defilata e l’accesso non semplice ne hanno fatto uno scenario di profonda solitudine, perché ben pochi escursionisti vi transitano, mentre stambecchi e camosci sembrano avere una particolare predilezione per questi luoghi.
La salita a questa valle può inoltre fornire l’occasione per una lunga e splendida escursione ad anello attorno alla punta Cassana, che tocca i ben più noti e frequentati passo e rifugio di Cassana. Escursione che non presenta difficoltà tecniche, ma richiede buon allenamento fisico e capacità di orientamento, perché nella prima parte il sentierino è molto debole e scarsamente segnalato. Sconsigliabile, quindi, muoversi in assenza di buone condizioni di visibilità. Punto di partenza è il parcheggio presso il ponte di Calcheira, sul limite della Val Federia.


Traversata alla cresta

Traversata del canalone erboso

Entrati in Livigno scendendo dal passo del Foscagno e di Eira, prendiamo a destra, passando davanti alla chiesa di Santa Maria e portandoci sul limite settentrionale del paese. Qui lasciamo a destra la strada che va al passo del Gallo e prendiamo a sinistra, raggiungendo in breve il parcheggio presso il Ponte di Calcheira (m. 1859), dove inizia la strada chiusa al traffico non autorizzato che si inoltra in Val Federia. Parcheggiata qui l’automobile, ci incamminiamo sulla stradina che oltrepassa il ponte.
Poco più avanti vediamo i cartelli che segnalano la partenza di un sentiero che sale fra i larici ed esce ad un prato, volgendo a destra e congiungendosi ad una stradina asfaltata. La seguiamo salendo per pochi tornanti, fino alle baite dl Camposc’tin (m. 1950), dove lasciamo a destra il sentiero per la Valle del Saliente, segnalato da un cartello, proseguendo sulla stradina sterrata, seguendo le indicazioni del percorso 173. Lasciate alle spalle le baite, saliamo decisi fra i prati. Ad un bivio ignoriamo il ramo di destra e proseguiamo diritti e, dopo un paio di tornanti, a 2010 metri, dobbiamo stare attenti alle indicazioni del sentiero 174 (nostro riferimento è il cartello del sentiero 174, che dà il Laghét da Saglient Alt a 3 ore e 20 minuti, la Bochéta da Saglient Alt a 3 ore e 25 minuti e la Piza da Rin a 3 ore e 50 minuti), che si stacca dalla pista sulla destra. Lo seguiamo salendo diritti su una traccia debole, fino a raggiungere il filo di un largo dosso. Purtroppo per un bel pezzo di segnavia non se ne vedono.


Salita alla soglia della valle

La Valle del Saliente Alto

Proseguiamo seguendo il sentierino che sale deciso verso nord-nord-ovest al centro del dosso, in una splendida macchia di larici. Usciti dal lariceto, vediamo diritto sopra la nostra testa il candido versante meridionale che scende dalla Punta Cassana. Siamo al limite basso delle prateria che su quelle roccette chiare, chiamate Crap de la Végia, vanno ad infrangersi, e vediamo una palina con segnavia rosso-bianco-rosso. Stiamo attenti, a quota 2300 metri, a non perdere la svolta a destra del sentierino, che inizia a risalire con una lunga diagonale diritta, verso nord, in leggera salita, il versante di pascoli chiamati “I Prarìs”. Alla nostra destra ottimo è il colpo d'occhio sulla piana di Livigno.


Salita in Valle del Saliente Alto

Oltrepassata una porta fra due roccioni (segnavia rosso-bianco-rosso), ci approssimiamo alla parte bassa della cresta che scende verso est dalla punta di Cassana, sprofondando nella Valle del Saliente. Dobbiamo ora scavalcare la cresta, prestando attenzione agli ometti, perché la traccia è intermittente (ignoriamo un sentiero più alto segnalato da grandi ometti, perché meno semplice). Giunti presso la cresta, iniziamo a salire tagliando un canalone erboso presidiato a monte da pallide rocce dalle forme bizzarre. Se il terreno è bagnato questo tratto può risultare insidioso. Superato il canalone, pieghiamo a sinistra (nord-ovest) e saliamo fra semplici roccette, ignorando un sentiero secondario che si stacca sulla destra. Ci raggiunge da sinistra il sentiero alto sopra menzionato, mentre saliamo ancora tagliando in diagonale, sempre verso nord-ovest, il versante e ci portiamo ad una pianetta con un ometto.


Salendo lungo la Valle del Saliente Alto

Laghetto del Saliente Alto

Salendo una ripida china di prati, fino ad un grande ometto, appena sotto gli sfasciumi dell’alta valle. Qui prendiamo a destra e tagliamo un ripido declivio di pietrame e ghiaietta, ed ad una quota di 2620 metri circa guadagniamo il bordo inferiore della Valle del Saliente Alto. Sono gli ometti a dettare la salita, peraltro, in buone condizioni di visibilità, assai semplice. Pieghiamo leggermente a sinistra, attraversiamo un piccolo corso d’acqua a quota 2650 metri e proseguiamo la salita diritti, in direzione ovest, fra lo sterminato ghiaione, più o meno al centro della valle, fino ad una palina con segnavia a quota 2700 metri circa.


La salita lungo la valle del Saliente Alto

Davanti a noi la valle è chiusa da due cime, la punta Cassana a sinistra, esile e tenace dito di roccia rivolto al cielo, ed il pizzo Cassana a destra, mite piramide dalla larga base. Le due cime sono separate da una cresta di sfasciumi color ocra. La massima depressione di questa cresta è la bocchetta del Saliente Alto, o bocchetta alta del Saliente (Bochéta da Saglient Alt, m. 2896), che permette di accedere al versante alto della Val Chaschauna, per poi traversare al passo di Cassana Di lì passa la nostra traversata.


La salita dal passo di Cassana al pizzo Cassana vista dal pizzo Cassana

Nella salita passiamo a sinistra dello splendido laghetto del Saliente Alto (Laghét da Saglient Alt, m. 2853), l’ultima traccia dell’antichissimo dominio dei ghiacci su questa valle. 7000 metri quadrati di acque blu che rimandano una sensazione di vita sperduta, ma tenace. Se ci volgiamo per osservare il cammino percorso, vediamo, sul fondo, l'intero gruppo dell'Ortles-Cevedale con le sue scintillanti cime. Oltrepassato il laghetto affrontiamo la china di pietrame che ci porta alla bocchetta del Saliente Alto (Bochéta da Saglient Alt, m. 2896).


Apri qui una fotomappa della traversata dalla bocchetta alta del Saliente al passo Cassana

Possiamo sfruttare l’occasione della traversata, per quanto lunga, per salire alla vicina e facile cima del pizzo Cassana (la punta Cassana è decisamente più ostica). La salita segue la facile cresta, verso nord-ovest prima,verso nord poi, e con un po’ di fatica, ma senza problemi, in una quarantina di minuti ci portiamo alla cima del pizzo Cassana, a quota 3070 metri. Il panorama propone, a nord, la Val Trupchun in primo piano e la sterminata teoria delle cime dell’Engadina, delimitate dal piz Linard, sul fondo; ad est e sud-est vediamo la Valle di Livigno e sul fondo le cime dell’Ortles-Cevedale (alle cui spalle occhieggiano i monti Atesini), il gruppo della cima Piazzi ed iel gruppo dell'Adamello; ad ovest, il gruppo del Bernina che si mostra alle spalle delle vicime cime della Valle della Forcola di Livigno.


Il laghetto alto del Saliente e, sul fondo, il gruppo dell'Ortles-Cevedale

Ma lo scenario più suggestivo resta quello dell’ampia conca che si mostra ai piedi della cima, sul versante della Val Saliente: l’impressione è quella di un luogo tanto remoto e straniante da non aver mai conosciuto piede d’uomo, una tipica landa di confinati, cioè di quelle anime che né cielo né inferno vogliono, e sono condannate per l’eternità a sminuzzare con la mazza uno sterminato mare di massi. Ed il laghetto sembra raccogliere le loro disperate lacrime.


Le Alpi Engadinesi viste dal pizzo Cassana

Ridiscesi alla bocchetta, riprendiamo la traversata scendendo a destra, verso sud, sul versante dell’alta valle di Chaschauna, in territorio elvetico. Una traccia di sentiero appena incisa nel pietrame scende descrivendo un ampio arco verso destra e passando appena sotto i roccioni del versante occidentale della punta Cassana.


Clicca qui per aprire una panoramica a 360 gradi dal crinale sopra il passo di Cassana

La traccia si abbassa fino alla fascia di macereti appena sotto la cresta di confine, ed alla fine la raggiunge in corrispondenza della larga sella di quota 2766. Da qui saliamo per breve tratto verso ovest, fino al poggio con un grande ometto, a quota 2788, Riprendiamo quindi a scendere seguendo il largo crestone di confine, verso sud-ovest, fino alla depressione del passo di Cassana (m. 2694), denso di suggestioni storiche, oltre che di fascino panoramico.


Clicca qui per aprire una panoramica a 360 gradi dal passo di Cassana

Ottimo il panorama. A destra del pizzo e della punta Cassana, vediamo, procedendo in senso orario, il massiccio della Cassa del Ferro e del Pizzo del Ferro, le cime del versante nord-orientale della Val Fraele, la Reit sopra la conca di Bormio, il ghiacciaio dello Stelvio, le cime del gruppo Ortles-Zerbù-Cevedale, il ghiacciaio dei Forni, il pizzo Tresero, il massiccio dell’Adamello, la parete nord della cima Piazzi, il pizzo ed il corno di Dosdè, la cima Viola e le cime di lago Spalmo ed il pizzo Filone, alle spalle del lungo versante Blesaccia-Campaccio (che fu risalito dal Frezelière nella famosa battaglia del 1635). L’ampio solco della val Federia chiude un po’ il panorama ad ovest, ma si riconoscono le tre cime del pizzo Palù, nel gruppo del Bernina, il pizzo Morteratsch ed il pizzo Roseg. Alla loro destra, l'inconfondibile ed aguzzo profilo del piz Languard.
Molto bello anche il panorama settentrionale, con un’ampia teoria di cime dell’Engadina.


Il rifugio Cassana

Rientriamo in territorio italiano scendendo su una pista verso sinistra, poi, dopo un paio di tornantini, pieghiamo a destra e ci portiamo al ripiano del rifugio Cassana (m. 2601).
Il massiccio edificio tradisce l’origine militare: si trattava, infatti, di una casermetta costruita prima della Prima Guerra Mondiale, per controllare un passo che, pur non dando accesso ad un fronte nemico, avrebbero potuto assumere una valenza strategica. Il generale Cadorna, in particolare, diffidava della neutralità elvetica, sospettando delle simpatie filo-germaniche dello stato maggiore Svizzero, per cui temeva che la Condererazione Elvetica avrebbe potuto consentire il transito dell’esercito Austro-Ungarico lungo l’Engadina in teritorio elvetico, aggirando l’intero schieramento difensivo allestito sulla linea Stelvio-Ortles-Cevedale. L’ex-caserma rifugio è collocata su un poggio sotto l’ultimo crinale che separa dal passo, a 2601 metri.
Siamo in cammino da circa due ore ed un quarto ed il dislivello approssimativo in salita è di 750 metri.


La Val Federia dalla pista per il rifugio Cassana

Una grande scritta spicca sulla sua facciata: “A solis ortu usque ad occasum laudabile nomen Domini”, che i cultori del latino o delle lodi al Signore non faranno fatica a tradurre: “Dal sorgere del sole fino al tramonto il nome del Signore è degno di essere lodato”. La scritta venne suggerita dai superbi spettacoli che il sole offre, da qui, al suo sorgere ed al suo tramontare. D’estate, però, si potrà avere l’impressione che qualcuno la fraintenda, interpretandola come “dall’alba al tramonto si deve prendere il sole”. Ma, insomma, essendo la montagna regno di libertà ciascuno la vive a modo suo. A proposito di libertà e non libertà, un pannello su una parete del rifugio ci offre una serie di informazioni che è utile e/o doveroso tener presente. Eccone il contenuto:
Si avvertono GLI ACCOMPAGNATORI E LE GUIDE CON GRUPPI che i tavoli sono riservati al servizio. BAR - RISTORANTE del rifugio: per coloro che intendono consumare colazione o merenda al sacco e' possibile accomodarsi sull'apposita AREA PIC - NIC, sulla sinistra della strada che porta al nostro rifugio (indicazione ben visibile).
Si ricorda inoltre che:
NON SI POSSONO RACCOGLIERE FIORI NON SI DEVE SPORCARE LA MONTAGNA NON SI DEVE USCIRE DAL SENTIERO NON BISOGNA DISTURBARE LA NATURA
NON SI PUO LASCIARE IL CANE LIBERO: METTETEGLI IL GUINZAGLIO!
Sono in servizio in questa zona, futuro PARCO DEL LIVIGNESE, GUARDIE AGRO - SILVO - PASTORALI, FORESTALI e anche ECOLOGICHE VOLONTARIE, che possono invitare tutti coloro che percorrono questi pascoli a RISPETTARE L'AMBIENTE E LA NATURA avvalendosi delle leggi appositamente emanate in materia: FLORA E FAUNA SONO PROTETTE.
In questa conca posta a un'altitudine di 2601 m. s.l.m. si gode un incantevole panorama:
da sinistra verso destra si possono ammirare le seguenti cime: GRUPPO ORTLER, GRAN ZEBRU, MONTE CEVEDALE, GHIACCIAIO DELLA STELVIO, GHIACCIAIO DEI FORNI, CIMA PIAllI, MONTE FILONE. PIZZO PARADISINO. GH.VAL NERA, CORNO DI CAMPO. E' presente una ricca flora alpina con specie assai rare: Primula latifolia, Papaver aurantiacum, Androsace alpina, Doronicumgrancifflorum, Viola calcarata, Leontopodium alpinum, Saxifraga caesia,Dianthus glaclatis, Saxifraga oppositifolia, Salix sp.plurima, Dryas octopetala, Leucanthemopsis minima, Carex firma, Gentiana kochiana, Ranunculus glacialis. Silene acaulis, Gentiana bavarica, Campanula cenisia, Nigritella rubra e nigra, con la fauna tipica degli alti pascoli: Stambecchi, Camosci, Marmotte, Volpi, Ermellini, Cervi, Pernici, Aquile, Corvi e Gipeti.”
Vengono, poi, indicate le possibili traversate che hanno come punto di partenza il passo di Cassana:
1) Capanna VARUSH - S-chanf (3 ore)
2) Ponte CALCHEIRA - Livigno (2 ore)
3) Passo FEDERIA - Val Federia (4 ore)
4) Passo LEVERONE - Chamue-sh (5 ore)
5) Passo ALPISELLA - S. Giacomo (5 ore)
6) Capanna CLUOZZA - Zernez (7 ore)
7) Sassal Masone - Ospizio Bernina (8 ore)
8) Val del Fieno - Bernina Suot (7 ore)
9) Alp Timun - Pontresina (7 ore)
10) Vetta Blesaccia - Costaccia - Livigno (8 ore).
Un secondo pannello ci dà indicazioni sul sito del rifugio (www.rifugiopassodicassana.travelcontent.it) e sui numeri telefonici per prenotazioni o informazioni (0342 997205 e 333 5942572).
Completiamo l’informazione segnalando che è dotato di 12 posti letto, di tre servizi (di cui uno con doccia), di telefono e posto chiamata del Soccorso Alpino, mentre non dispone di locale invernale.
La discesa verso il fondo della Val Federia prosegue seguendo la pista (2 km e 800 m.) che si fa più larga, tanto da essere uno degli itinerari più praticati dai bikers nel livignasco. Inanelliamo diversi tornanti, perdendo quota gradualmente. In alcuni passaggi alla nostra destra e sinistra si apre lo scenario dell’intera Valle Federia. Nella discesa passiamo per il "Pian dei Becchi" (da bec, caprone, m. 2500) e per il “Pian dei Morti” (m. 2400), che rimanda al famoso episodio storico (cfr. approfondimento) della discesa dell'esercito francese del duca di Rohan: la discesa dal passo di Cassana alla Val Federia, come possiamo constatare direttamente, impone (non c’era, allora, la comoda pista che stiamo percorrendo, ma solo una mulattiera più stretta e più ripida) il superamento di alcuni passaggi piuttosto ripidi ed insidiosi, soprattutto in presenza di neve. Può darsi che questo sia costato la vita a qualche soldato francese o grigione.


Scendendo al fondovalle della Val Federia

Alla fine la pista si immette nella pista principale del fondovalle al Pian dell'Isoleta (m. 2061). La seguiamo verso sinistra, scendendo verso l’imbocco della valle. Passiamo così per la caratteristica chiesetta della Madonna Addolorata, o di Val Federia, con il caratteristico campanile a bulbo, un gioiellino perfettamente incastonato nello scenario bucolico della valle. È dedicata alla Beata Vergine Addolorata ed è stata interamente ricostruita, rispettando però fedelmente il modello originale, nel 1984.


Scendendo lungo la Val Federia

Su un successivo baitone alla nostra sinistra vediamo dipinto un crocifisso con le anime purganti, e leggiamo: “Oh passeggier se brami di sicurar la via dimmi un requiem con una Ave Maria”. Sulla nostra sinistra si stende un’ampia fascia di prati, con qualche baita disseminata qua e là; i prati sono ben curati, e testimoniano di un’attività agricola che è ancora presenza importante nella valle. Su un baitone alla nostra sinistra vediamo dipinto un crocifisso con le anime purganti, e leggiamo: “Oh passeggier se brami di sicurar la via dimmi un requiem con una Ave Maria”.
Poi dopo un’ultima ripida discesa ci riportiamo al ponte di Calcheira ed al vicino parcheggio dove abbiamo lasciato l’automobile, chiudendo il lungo anello.


La chiesetta di Val Federia

CARTE DEL PERCORSO, ELABORAZIONE SU ESTRATTO DELLA CNS (COPYRIGHT DATI: SWISSTOPO, CONSULTABILE ON-LINE ALL'INDIRIZZO http://map.geo.admin.ch)

APPROFONDIMENTO: IL PASSO DI CASSANA

Il passo di Cassana (m. 2694, "pass da Casciàna", secondo l'espressione dialettale, “pass Chaschauna” - pronuncia: ciascèna - secondo la denominazione romancia del versante elvetico) è il più agevole valico che mette in comunicazione il Livignasco con S’chanf, quindi l’antica Contea di Bormio con l’Engadina (diciamo Bormio con Coira, attraverso Livigno, Arosa, Davos e il passo della Scaletta). Assunse, quindi, in passato una notevole importanza storica, soprattutto nel contesto delle guerre di Valtellina (1620-36), che videro contrapposte da una parte le Tre Leghe Grigie, cui si allearono i Francesi, dall’altra gli Spagnoli che appoggiarono la rivolta dei nobili cattolici valtellinesi e gli Imperiali della casa d’Asburgo (genericamente chiamati tedeschi).
Di qui passarono gli eserciti di Bernesi e Zurigani, chiamati in aiuto dalle Tre Leghe (poi sconfitti nella attaglia di Tirano), decise a riprendersi la Valtellina ed i Contadi di Chiavenna e Bormio dopo l’insurrezione dei nobili cattolici del 1620.
Così scrive lo storico Enrico Besta ("Le Valli dell’Adda e della Mera nel corso dei secoli. Vol. II: Il dominio grigione", Milano, Giuffrè, 1964): "S'adunavano intanto i Grigioni e gli Svizzeri dietro le Alpi. Sette erano le compagnie dei Berrnesi, comandate dal colonnello Nicolò un massiccio gradasso che portava sul petto una grossa catena d'oro e che con volgare spacconeria prometteva di volerla ornare di tanti macabri ed osceni trofei tolti ai preti quanti ne erano gli anelli. Tre erano le compagnie dei Zurigani, comandati dal colon nello Gian Giacomo Steiner. Ai reparti prigioni, il cui supremo comando era rimasto sempre a Giovanni Giiler, erano preposti oltre che Florio Sprecher e Rodolfo Salis, a noi ben noti, Giovanni Yeuch, Cristiano Florin, Florio Buoi, Antonio Violant, Nicolò Nuttin. Parrebbe che dapprima volessero sboccar nella valle della Mera, correndo tutta l'Engadina, ma poi preferirono i passi bormiesi. Il 1 settembre del 1620 erano già nella valle di Livigno e, da quei pochi abitanti che non erano ancora fuggiti sulle vette, si facevano giurare fedeltà, dietro promessa di aver libero il culto cattolico. Per Foscagno e Trepalle scesero nella Valle di Dentro. Il piccolo presidio posto dietro la chiesa di S. Martino di Pedenosso fu sopraffatto; non resistettero le trincee frettolosamente apprestate..."
Il passo fu, poi, al centro di un decisivo fatto d’armi nel giugno del 1635: gli Imperiali tenevano Livigno ed il duca di Rohan, protagonista di una brillante campagna militare, scese proprio dal valico per sconfiggerli nella piana di Livigno, costringendoli alla ritirata. La battaglia è anche legata ad una curiosa leggenda, che ci racconta Glicerio Longa, nel suo bello studio su “Usi e costumi del Bormiese” (1912; nuova edizione a cura di Alpinia Editrice nel 1998):
L'esercito imperiale condotto in Valtellina dal Fernamonte (1635), forte di quasi ottomila uomini, con cavalleria, era accampato a Livigno sotto gli ordini di Breziguel. Il duca di Rohan, che era a Scanfs in Engadina, mandò Frezeliere con alcune truppe attraverso il passo di Cassanna e la Val Fedaria a occupare le alture di Blesécia, e poi scese egli stesso con tutte le truppe, circa quattromila fanti e quattrocento cavalli, per il passo e le valli sopraddetti. Il combattimento fu accanito specialmente attorno al Camposanto. Era notte. I francesi — in numero molto minore — ricorsero a uno strattagemma. Travestitisi coi bianchi camici dei confratelli occuparono il sacrato attorno alla chiesa. Sopraggiunti i tedeschi, a quella vista, gridarono: «Noi combattiam coi fanti e non coi santi!». E, in preda al più superstizioso terrore, fuggirono, rincorsi, fin sotto li Ostarìa (bàjta de l'òlta), dai furbi francesi, che rimasero padroni del campo. Questo episodio lo raccontano spesso i vecchi di Livigno, convinti come gli imperiali che i soldati combattenti in veste bianca, attorno al cimitero, fossero proprio... i mort.”
Ecco come Tullio Urangia Tazzoli, nel III volume de “La Contea di Bormio”, racconta la battaglia:
A Zuotz… il duca di Rohan… giunse in rapida marcia dal Maloja il 25 giugno 1635, congiungendosi ai distaccamenti del De Lande e Montauzier: un totale di 3000 francesi, 1500 grigioni e 400 cavalli. In valle di Livigno eranvi 8000 imperiali sotto il comando di Brisighel: quasi il doppio del piccolo esercito franco-svizzero. Nella notte dal 25 al 26 giugno Rohan tiene consiglio di guerra. Malgrado l’opposizione del De Lande decide l’azione a oltranza e dà l’ordine di avanzata immediata verso il passo di Cassana. Impresa ardita il valico di passi ancora coperti di neve, in una stagione, data l’altitudine, non la migliore, con centinaia di cavalli ed impedimenti, contro un nemico assai più numeroso, agguerrito, riposato!
Le avanguardie ai primi chiarori dell’alba pel vallone di Diveria sboccano nella valle dello Spöl. Un ripato misto, grigione e francese, occupa a sorpresa la chiesa parrocchiale di S. Maria ed il cimitero attiguo che diventa il perno della resistenza e dell’offensiva. Gli imperiali, sparpagliati largamente nelle bajte a bivaccare, senza alcuna ordinanza né protezione ai passi, vengono colti all’improvviso e quasi assonnati dai franco-svizzeri. Per maggiore sfortuna ed imprevidenza i ponti sullo Spöl erano stati tagliati e più difficile riusciva la ritirata. Al meglio le ordinanze imperiali si composero e contrattaccarono. Affermano Glicerio Longa e Giuseppina Lombardini, che si occuparono di storie bormiesi, che in un primo momento i francesi ebbero la peggio. Ma travestiti coi camici di una confraternita, spaventarono gli imperiali che fuggirono in preda al più superstizioso terrore… Ma la tradizione popolare non è questa: ha una concezione assai più larga, religiosa e patriottica insieme. Dice essa (e il ricordo in Livigno è ancora vivo) che contro gli invasori franco-svizzeri ed imperiali, comunque e sempre stranieri e predatori della valle, insorsero i morti livignaschi tanto più sdegnati dalla profanazione e dall’oltraggio recato ai luoghi sacri. Insorsero e gridarono altamente, nei primi bagliori dell’alba: “Via di qua!” E l’effetto fu immediato e disastroso! Poche ore dopo, infatti, gli imperiali si ritiravano su Bormio pei passi d’Eyra e di Foscagno ed, a sua volta, il Rohan per il passo della Forcola e Poschiavo si dirigeva su Tirano
.”


Baita in Val Federia

Vediamo, infine, cosa scrive il protagonista di quella giornata, cioè il Rohan, nelle sue memorie:
“Il 26 le truppe francesi si incamminarono verso l’alpe di Cassana e là venne riunito tutto l’esercito, che poteva contare su non più di tremila Francesi, millecinquecento Grigioni e quattrocento cavalli. Livigno è una valle che dipende dal contado di Bormio e che si estende per circa due ore in lunghezza e mille e duecento o mille cinquecento passi in larghezza; essa ha tre uscite, la prima attraverso la valle di Fraele a Bormio, la seconda attraverso il monte di Pisciadello a Poschiavo e la terza per il monte di Cassana in Engadina alta. È un prato ininterrotto, disseminato di case distanziate fra di loro; è divisa nel mezzo da un piccolo torrente difficile da guadare in estate quando si sciolgono le nevi. Per attaccare le truppe imperiali occorreva che i Francesi varcassero la montagna di Cassana e da lì scendessero nella Val Federia, che gli Imperiali potevano difendere con gran facilità, sia perché sbarrata da una grande trincea sia per essere stretta in alcuni punti e dominata da una montagna sovrastante il passaggio difeso dagli Imperiali. La principale preoccupazione di Rohan era di occupare questa montagna per dominare dall’alto coloro che custodivano l’ingresso di Livigno…
Egli scelse per questa impresa Isaac de la Frezelière, gentiluomo pieno di coraggio e di ambizione che, con settecento uomini, partì a mezzanotte per andare a impossessarsi della montagna e… quando arrivò in Val Federia tagliò a destra e occupò la montagna… Il duca di Rohan fece avanzare le sue truppe quando ritenne che il Frezelière fosse di fronte a lui. Ma il duca, avanzando per la vai Federia, era molto intralciato da un torrente, che scorre lungo detta valle, di cui i nemici avevano rotto i ponti. Gli Imperiali accennarono a disporsi in battaglia, ma poi, vedendosi attaccati dall'alto e dal basso, cedettero il passo e dopo avere ripassato il torrente che taglia la valle di Livigno, fecero resistenza sull'altra sponda, tenendo vivala scaramuccia per oltre un'ora e mezzo. Ci si battè tutto quel tempo, divisidal torrente, í cui ponti erano stati bruciati dai Tedeschi e che era ritenuto inizialmente non guadabile. I Francesi all'inizio non avevano tentato di superarlo, ma dopo averlo fatto scandagliare si avvicinarono per passarlo e allora gli Imperiali si ritirarono attraverso una montagna prendendo la strada per Bormío; così i Francesi rimasero quel giorno padroni del campo di battaglia e della valle.”
(Henri de Rohan, “Memorie sulla guerra di Valtellina”, edito dalla Editoriale Mondatori per la Fondazione Credito Valtellinese nel 1999).


Chiesetta in Val Federia

Peraltro la calata dei franco-grigioni dal passo di Cassana non è il primo episodio storico che riguarda questo valico. Nel 1499 truppe imperiali provenienti dal Tirolo passarono di lì per calare in Engadina ed incendiare i villaggi di Zuoz e di S’chanf, nel contesto della guerra fra gli Asburgo ed i cantoni della futura Confederazione Elvetica che rivendicavano orgogliosamente la propria indipendenza dalla casa d’Austria.
Retrocedendo più ancora nel tempo, al tardo Medio-Evo, vediamo il passo al centro di un episodio a metà fra la storia e la leggenda. Siamo nel secolo XIV ed i rapporti fra livignaschi e tavatini (abitanti di Davos, l'antica Tavate) erano molto tesi, anche perché le due comunità stavano a guardia rispettivamente della Valle dell'Adda e del bacino del Reno, e questo determinava attriti e scontri che avevano portato la tensione al culmine. Venne, dunque, decisa da entrambe le parti un'azione che aveva lo scopo di portare alla rovina la comunità nemica, il rapimento della sua stessa radice vitale. Si trattava di due animali, nei quali si riassumeva la potenza generatrice della natura, il toro Nino, a Livigno, e l'orso Moro, a Davos. Ebbene, durante una notte oscura avvenne una duplice spedizione di manipoli che rubarono, dall'una e dall'altra parte, questi animali. Le conseguenze non si fecero attendere. A nord ed a sud del passo di Cassana la natura cominciò a perdere, gradualmente ma inesorabilmente, la propria potenza vitale: i pascoli inaridirono, gli armenti non diedero più latte, nessuna bestia rimase più gravida. Tutto sembrava condurre alla morte, perché gli uomini non sarebbero potuti sopravvivere a lungo alla morte della natura che li ospitava. Ed allora, su entrambi i fronti, fu deciso di chiedere consiglio agli spiriti dei defunti. Così nel livignasco le anime purganti della Valle delle Mine pronunciarono un verdetto inequivocabile: restituite ai tavatini l'orso rapito. Analogo il verdetto del Genio del Bosco nella Valle dello Zug: restituite il toro ai livignaschi. Così il passo di Cassana fu teatro, questa volta alla piena luce del giorno, della restituzione delle bestie rapite e della riconciliazione. La natura subito rifiorì, tutto tornò alla vita ed il 18 maggio 1365 fra le due comunità venne firmata una pace solenne.
Dopo quest’ampia premessa storico-leggendaria, dobbiamo enumerare sinteticamente gli ulteriori elementi di fascino di questo passo. Quello panoramico è assolutamente di prim’ordine: si tratta di un osservatorio eccellente sulle alpi dell’Engadina e dell’alta Valtellina. La vicina punta di Cassana, poi, con la sua forma singolarissima ed i suoi colori eccezionali, dà al quadro d’insieme una nota del tutto particolare. I cultori della geologia saranno sicuramente attratti dalla presenza di una particolari forme di roccia scistica, che costituisce fra l’altro la base della dolomitica punta di Cassana. Si tratta delle rocce chiamate dal Theobald, nella sua Carta Geologica della Regione dell’Ortles, scisti di Cassana (“Casannaschiefer”, termine nel quale viene utilizzata l’antica denominazione di “capanna”, attestata accanto a quella di “Casana”; l’etimo più probabile è da casa+ana, nel significato di “cascina”, anche se non è da escludersi la derivazione da un nome gentilizio come Cassius).
Inoltre, essendo raggiunto da una pista sterrata con fondo buono, anche se piuttosto ripida in diversi punti, rappresenta una meta ambita dagli amanti della mountain-bike, che infatti, nel periodo estivo, lo frequentano numerosi e trovano nel vicino rifugio Cassana, posto un centinaio di metri più in basso rispetto al passo (m. 2601), un felice punto di appoggio. Infine per gli escursionisti è una meta ideale, in quanto comporta un impegno medio, consente di conoscere la Val Federia, uno fra i più incantevoli scenari del Livignasco, ed anche di ritemprarsi e rifocillarsi al già citato rifugio. Una curiosità di carattere legale, per concludere quest’ampio preambolo: pochi sanno che è consentito varcare il confine italo-svizzero, al di fuori dei passi presidiati, solo attraverso questo passo e l’altrettanto storico e famoso passo del Muretto, in alta Valmalenco; farlo in uno dei numerosi altri valichi è tollerato, ma di per sé costituisce reato, che potrebbe dunque essere contestato e perseguito.
Vediamo, ora, come salire al rifugio ed al passo, offrendo molte indicazioni desunte dall’ottimo volumetto “Rifugi alpini, bivacchi e itinerari scelti in alta Valtellina”, di Giovanni Peretti (Alpinia Editrice, 1987).

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