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Il Lago Gelato in valle dei Laghi

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prato Valentino-Passo del Meden-Lago della Regina-Lago del Matt-Passo della Malgina-S. Antonio-Dalico-Verdomana-Prato Valentino
9 h
1500
EE
Prato Valentino-Passo del Meden-Lago della Regina-Lago del Matt-Passo della Malgina-Passo dell'Asino-Valle dei Laghi-Pian dei Cavalli-S. Antonio-Dalico-Verdomana-Prato Valentino
7h
1140
E
SINTESI. Saliti in automobile da Teglio a Prato Valentino, parcheggiamo ed incamminiamoci sulla pista serrata che sale seguendo gli impianti di risalita, fino a quota 2291, dove troviamo sulla destra la mulattiera che se ne stacca. La imbocchiamo e, dopo un lungo traverso, ci stacchiamoi da essa sulla sinistra per salire al ripiano del passo del Meden (m. 2438). Al ripiano procediamo diritti fino al lato opposto, dove troviamo il sentiero che, in territorio elvetico, procede a sinistra tagliando il ripido versante della Val Saiento e porta alla conca del lago della Regina (m. 2418). Seguendo i segnavia proseguiamo verso nord ovest, salendo fra facili balze e raggiungiamo il Lago del Matt (m. 2523). Passiamo alla sua sinistra e cominciamo a salire il versante verso sinistra (nord-ovest), su traccia di sentiero, fino al passo o bocchetta della Malgina (m. 2619), per la quale torniamo in territorio italiano (Val Malgina). Scendiamo tagliando il suo accidentato fianco destro (ovest-nord-ovest), fino al pianoro di quota 2388, dove la mulattiera piega a sinistra e si affaccia ad un ripido versante erboso che scende con diversi tornanti; a quota 2226 volge a destra (direzione nord-ovest) e la discesa prosegue, con ampi e regolari tornanti e con andamento ovest, sull’ampio versante di magri pascoli denominato Sassi del Pastore, passando per il rudere del baitello quotato 1950 e per la baita di quota 1880 (Baita del Pastore). Scendiamo poi nella splendida cornice di un bel bosco di larici, fino ad approdare alle Baite del Piano (m. 1589), all’ingresso della splendida piana di Pian dei Cavalli (Val Fontana). Scendiamo sulla carozzabile, passando per la località Campello, fino a S. Antonio. In corrispondenza di una semicurva sinistrorsa a monte delle baite del nucleo, troviamo, sulla sinistra, l’indicazione del punto in cui parte il sentiero per Dalico, che si inserisce nel tracciato complessivo del Sentiero del Sole, che effettua una traversata nei boschi fino a Dalico (m. 1470). I l sentiero prosegue non seguendo la strada sterrata, ma la mulattiera che taglia in diagonale i prati dell’alpe. Ripresa la strada più a monte, la lasciamo di nuovo, seguendo i segnavia che ci fanno tagliare un nuovo prato (questa volta senza evidente traccia di sentiero), fino a raggiungere un sentierino che corre, quasi piano, in un bel bosco, e taglia, presso una baita, una pista sterrata che sale da destra. Se dovessimo avere difficoltà a trovare l’itinerario sin qui descritto, potremmo scendere sulla strada sterrata verso la parte bassa di Dàlico, abbandonandola, però, alla prima deviazione a sinistra, seguendo la pista che porta alla baita suddetta. Dalla baita procediamo verso est, tagliamo la Valle della Rogna e siamo ai prati di Verdomana, dove saliamo alla parte alta ed imbocchiamo la mulattiera che sale nel bosco e porta alla carozzabile per Prato Valentino. La percorriamo per breve tratto, salendo a recuperare l'automobile.
VARIANTE LUNGA. Al pianoro di quota m. 2388 in Val Malgina lasciamo la mulattiera e saliamo sul ripido versante alla nostra destra (tracce di sentiero, rari triangoli rossi con contorno giallo), fino al passo dell'Asino (m. 2670), che si affaccia sulla Valle dei Laghi. Disceso un ripido versante verso nord, approdiamo ad una ganda che, percorsa in direzione est-nord-est, cioè tendendo a destra, ci porta sulla soglia del gradino della conca che ospita il Lago Gelato. Scendiamo, ora, verso sinistra, costeggiamo la riva occidentale (di sinistra, per noi) del lago e ci affacciamo presso il punto nel quale esce l’emissario del lago, ad un pendio che conduce ad un largo dosso, nel centro della valle. Scendendo per il pendio, su terreno occupato da sfasciumi e sparuti pascoli, portiamoci a sinistra del dosso, affacciandoci al gradino inferiore della valle, occupato da due laghi Gemelli, a quota 2309. Con facile discesa, verso destra o verso sinistra, ci portiamo sulla riva meridionale del primo dei due, traversando, poi, facilmente all’altro, nei cui pressi troviamo anche il rudere di un baitello. Poco sopra il rudere, corre una mulattiera che, percorsa verso sinistra, ci consente un’agevole discesa all’alpe Arasè (m. 1939): la raggiungiamo tagliando dapprima in diagonale il versante che si apre al di sotto del circo glaciale dell’alta valle, in direzione ovest, ed attraversando, poi, un bosco di larici, con ampi tornanti, approdando infine al suo limite superiore di sinistra. Dal limite inferiore dei prati dell’alpe, sulla sinistra, parte il comodo sentiero che conduce al fondovalle, a monte del Pian dei Cavalli. Percorrendo la carrozzabile verso sinistra, possiamo, quindi, raggiungere Pian dei Cavalli. Da qui la successiva traversata procede come sopra descritto.

Il pizzo Combolo, con i suoi 2900 metri, rappresenta la massima elevazione della dorsale che separa Val Fontana e Valle di Poschiavo. Lo dice il suo stesso nome, che deriva dalla radice dialettale “combol” o “combal”, attestata nel bormiese e nel comasco, con il significato di “sommità”, “cima”. Il comprensorio del Combolo ospita alcuni laghetti alpini tanto belli quanto poco visitati. Si dividono in due gruppi: il Lagh da la Regina ed il Lagh dal Mat, nell’alto circo della Val Saiento (Val Saent, prima laterale occidentale della Val Poschiavo, quindi in territorio elvetico) e la piccola famiglia dei laghetti della Valle dei Laghi, laterale orientale della Val Fontana. In una sola giornata li possiamo conoscere tutti, con un’escursione lunga, ma alla portata di un escursionista con discreto allenamento. Sua base di partenza è Prato Valentino, sopra Teglio; è agevolata dalla disponibilità di due automobili, ma fattibile anche con una sola.
A Teglio (m. 900) si può salire dalla ss. 38 dello Spluga per tre vie, sfruttando cioè la panoramica dei Castelli (che possiamo intercettare salendo da Chiuro a Castionetto di Chiuro) oppure le due provinciali che partono da San Giacomo di Teglio e da Tresenda. Raggiunto il centro di Teglio, svoltiamo a destra, salendo per via Milano e proseguendo (guidati dalle indicazioni per Prato Valentino) lungo via Sagli, fino ad intercettare la strada per Prato Valentino. Se procediamo con due automobili, lasciamone una al tornante destrorso di quota 1272, in corrispondenza del quale troviamo un cartello che segnala la Baita del Sole ed una pista che si stacca sulla sinistra dalla strada. Percorsi 10 km da Teglio, raggiungiamo il limite inferiore della località, dove, poco oltre la chiesetta dedicata a S. Valentino, la strada asfaltata termina in corrispondenza dell’albergo-rifugio Baita del Sole (m. 1730).
Appena prima del parcheggio dell’albergo, proseguiamo svoltando a destra ed imboccando una stradina sterrata: al secondo tornante destrorso troveremo il cartello di divieto di accesso ai mezzi non autorizzati. Dobbiamo, quindi, lasciare l’automobile presso la piazzola che si trova percorrendo per breve tratto una pista che si stacca dalla principale proprio in corrispondenza di questo tornante.
La salita a piedi inizia, così, da una quota di circa 1770 metri. Seguendo la pista, troveremo sulla nostra destra, dopo un primo tratto, un casello dell’acqua con un segnavia rosso-bianco-rosso: possiamo, qui, lasciare la pista e proseguire su traccia di sentiero che sale tagliando una radura fra macchie di conifere sempre più rade. Nulla vieta, però, di continuare sulla pista. Percorrendo quest’ultima o tagliando, su tracce di sentiero, i prati del versante montuoso, ci portiamo dapprima alla sommità del dosso Laù (m. 2034), toccando poi la località Fontanacce (a 2100 m., dove, sulla sinistra, in corrispondenza di un recinto e di un casello dell’acqua, parte il sentiero denominato Viale della Formica, che taglia l’alta Val Rogna e raggiunge il lungo filo del dosso denominato Costa di San Gaetano) e l’edificio che rappresenta il primo punto di arrivo degli impianti di risalita di Prato Valentino (m. 2140). La pista si fa ora più ripida, per cui guadagniamo quota con maggiore rapidità. Qualche sosta, nella salita, ci permette di ammirare un panorama ampio e suggestivo, che abbraccia l’intera catena orobica centro-orientale, e buona parte della media Valtellina.
In corrispondenza di un’evidente rete rossa di contenimento, che troviamo a destra della pista, da essa si stacca, sulla destra, a quota 2291 m., la mulattiera per il passo del Méden. Si tratta di un tracciato militare, che porta ad uno dei più agevoli valichi di confine fra territorio italiano ed elvetico, dopo una bella e panoramica traversata dei ripidi versanti erbosi dell’alta Valle di Boalzo (denominata Val dei Cavalli). La costruzione della mulattiera si inserì nel sistema difensivo voluto dal generale Cadorna durante la Prima Guerra Mondiale: questi, infatti, diffidava della neutralità elvetica e temeva che la Valle di Poschiavo potesse essere utilizzata dall’esercito Austro-Ungarico per invadere la media Valtellina, tagliando fuori la linea del fronte Stelvio-Ortles-Cevedale e dilagando nel milanese. Fortunatamente così non accadde, ed ora di quel timore resta solo, insieme a numerosi altri sul versante orobico, questo comodo tracciato.
Dopo qualche saliscendi, esso ci porta alla conca dell’alpe Meden, dalla quale dominiamo le sottostanti baite, poste a quota 2204. Alla nostra sinistra appare la pronunciata bocchetta della Combolina, porta d’accesso all’alta Valle del Combolo, prima laterale orientale della Val Fontana: di qui passa anche la via più semplice per salire al pizzo Combolo. Noi, però, proseguiamo sulla mulattiera, raggiungendo, in breve, il piede di un’ampia sella, alla nostra sinistra: qui, a 2405 metri, dal Sentiero Italia, si stacca sulla sinistra una deviazione, segnalata, che sale alla sella, dove è posto il passo del Méden (o Medel), sul confine italo-svizzero (m. 2438).
Non dobbiamo, però, immaginarci il classico passo che introduce ad un versante più o meno ripido sul quale scollinare. Accediamo, infatti, ad un ampio e splendido pianoro, contrappuntato da dolci balze: di qui, probabilmente, l’origine del suo nome, che è diminutivo di “meda”, voce lombarda che significa “mucchio” ed anche “dosso”. L’altipiano scende gradualmente, verso sud-est (alla nostra destra), ed è chiuso dall’arrotondata e panoramica cima del pizzo Cancano (m. 2436: a dispetto del nome, è di accesso facilissimo e, per la sua panoramicità, può essere meta di un’escursione a sé stante). Questo passo, insieme al più orientale Colle d’Anzana (m. 2224) ed all’alpe Lughina (m. 1469), sul medesimo versante, costituì uno delle principali vie di fuga verso il territorio elvetico utilizzata da Ebrei nel 1944 per sfuggire alla cattura da parte delle forze nazifasciste. In passato vi transitavano, invece, gli abitanti di Teglio che possedevano terre nell’alto bacino della Val Saiento (Val Saent). Solo i cippi numerati, peraltro, ci consentono di capire dove termini il territorio italiano e dove cominci quello elvetico (nei pressi del passo troviamo il numero 3).
Invece di procedere in direzione del pizzo, scendiamo, ora, molto gradualmente, fra facili balze, in direzione est-nord-est (diritti, piegando poi leggermente a sinistra), fino a raggiungere la soglia oltre la quale il versante assume una pendenza decisamente più ripida, affacciandosi all’alta Val Saiento. Proprio sull’angolo di sinistra, al limite delle formazioni rocciose che delimitano a nord il versante e che costituiscono l’estrema propaggine del crinale sud-orientale del Combolo, troviamo la partenza di un sentiero che taglia il ripido versante, procedendo in direzione nord-nord-ovest: dopo un primo tratto che richiede un minimo di attenzione per la presenza di qualche roccetta e l’esposizione, a destra, sul versante ripido, guadagniamo, in breve, la soglia dell’ampia conca che si apre ad est del pizzo Combolo, sempre nell’alta Val Saiento.
Il Lago della Regina (Lagh da la Regina, m. 2417) si nasconde, finché può, dietro dossi poco pronunciati, ma alla fine si lascia scovare. Il nome è altisonante, lo scenario è estremamente suggestivo; il senso di solitudine, probabilmente, è attenuato dalla presenza di mandrie al pascolo che salgono fin qui dall’alpe di Pescia Alta. Continuiamo a salire, nella direzione indicata da un cartello del C.A.S. (Club Alpino Svizzero), seguendo l’incerta traccia di sentiero ed i pochi segnavia rosso-bianco-rossi, guadagnando gradualmente quota; possiamo, comunque, procedere senza difficoltà anche a vista, in direzione nord-nord-ovest, prendendo come punto di riferimento il passo di Malgina, evidente depressione a sinistra dell’omonimo pizzo.
Un sistema di tre microlaghetti (difficilmente, però, riusciremo a scovarli tutti) ci introduce al più grande dei laghi della zona, il Lago del Matt (“Lagh dal Mat”, m. 2523): anche in questo caso lo vediamo solo quando siamo ormai nei suoi pressi. Il nome del lago non rimanda ad alcuna persona priva di senno: “Matt”, infatti, è da “mat”, voce dialettale assai diffusa, che significa “ometto”, “piccola altura”, “dosso”, ed anche, nel diminutivo “matèl”, “bambino” e “ragazzo” (ma si può ricordare pure “matòc”, persona sciocca ed infantile). La sua denominazione è, quindi, dovuta al corno roccioso che lo chiude a nord-est. Assai interessante il panorama che si apre a sud-est, sul crinale Monte Padrio-Mortirolo-Vartegna e sul gruppo dell’Adamello.  Gettiamo, ora, un’occhiata alla nostra sinistra: sul lungo versante che separa la Val Fontana dalla Valle di Poschiavo notiamo facilmente, a nord-ovest, abbastanza vicina, la sella erbosa del passo della Malgina (m. 2618), appena a sinistra della punta quotata 2773 metri e del pizzo Malgina (m. 2802). Lo raggiungiamo abbastanza facilmente, sfruttando una debole traccia di sentiero che, superata una breve fascia di massi, attacca l’ultimo ripido pendio erboso che ci separa dalla sella.
Ci affacciamo, così, all’alta Val Malgina (etimologicamente, la valle della piccola malga, o alpeggio), la seconda laterale orientale, dopo la valle del Combolo, della Val Fontana. Ad ovest si apre un bello scorcio del versante occidentale della Val Fontana, che propone, da sinistra, al culmine della Val Vicima la vetta di Ron e la punta Corti, seguite dal curioso profilo del pizzo Calino, in primo piano, dietro al quale occhieggiano la cima Vicima e la Punta Painale. Più a destra distinguiamo il passo Forame, la cima Val di Togno ed il Pizzo Scalino, sull’angolo di nord-ovest dell’alta Val Fontana. Sotto di noi, invece, il grande catino dell’alta Val Malgina, occupato interamente da sfasciumi. Alla nostra sinistra, infine, il massiccio, tormentato e verticale versante settentrionale del pizzo Combolo, che suscita, visto da qui, un’impressione di forza ed imponenza ben maggiori rispetto ai profili già osservati dal passo del Meden e dall’alta Val Saiento. Un tempo giungeva fin qui, dal versante italiano, una mulattiera militare; purtroppo il suo tratto terminale è pressoché interamente cancellato, per cui la prima parte della discesa avviene su terreno piuttosto malagevole, ripido e scivoloso.
Non scendiamo diritti, ma tagliamo il versante alla nostra destra, cercando la via meno faticosa. Sempre tenendoci sul versante di destra, perdiamo progressivamente quota, fino al pianoro di quota 2388. Ora dobbiamo scegliere se optare per una variante breve dell’anello (che taglia, però, fuori i laghetti della Valle dei Laghi), oppure per la sua versione integrale.
Nel primo caso, seguiamo il tracciato della mulattiera, ora ben marcato, che piega a sinistra, si affaccia sulla soglia del circo terminale della valle, scende con ampi tornanti per un buon tratto verso sud-ovest, piegando quindi, quota 2226, a destra (direzione nord-ovest). La discesa prosegue, con ampi e regolari tornanti e con andamento ovest, sull’ampio versante di magri pascoli denominato Sassi del Pastore, passando per il rudere del baitello quotato 1950 e per la baita di quota 1880 (Baita del Pastore, ristrutturato nel 1996 dai Cacciatori del Settore n. 4 di Val Fontana e Val d’Arigna).
La mulattiera, sempre mantenendo un andamento complessivo verso ovest, prosegue la sua discesa nella splendida cornice di un bel bosco di larici, fino ad approdare alle Baite del Piano (m. 1589), all’ingresso della splendida piana di Pian dei Cavalli. Fermiamoci qui, descrivendo come giungere al medesimo punto per la via più lunga.
Torniamo, dunque, al pianoro di quota 2388, e guardiamo alla nostra destra: sopra un masso a monte della mulattiera vedremo la scritta, in giallo, “Lach”. Lasciamo, dunque, la mulattiera, attaccando il ripido versante erboso a destra (nord) della mulattiera, descrivendo un arco verso sinistra, in direzione dell’evidente sella erbosa posta sul crinale che separa le due valli, a destra della cime di Ganda Rossa. Non c’è un vero e proprio sentiero: qua e là se ne incontrano sporadiche tracce, così come si possono trovare gli sporadici segnavia dell’Alta Via della Val Fontana (costituiti da un triangolo rosso con bordo giallo). Senza seguire una direzione obbligata, ma cercando l’itinerario che eviti i punti di maggiore pendenza, alla fine, con fatica, raggiungiamo la sella fra le due valli, denominata passo dell’Asino (m. 2670), e ci affacciamo alla Valle dei Laghi. Si impone subito allo sguardo il più grande dei laghi che danno il nome alla valle, cioè il Lago gelato (Lac Gelt, a quota 2480 metri), denominato così perché anche a stagione inoltrata si conserva parte della sua copertura nevosa. Sul fondo, oltre la testata della valle, si intravedono la cima Viola ed altre cime della Val Grosina e del Livignasco.
La discesa in questa valle richiede attenzione e prudenza, perché sfrutta un ripido canalone erboso sulla parte sinistra, detritico su quella destra. Disceso il canalone, approdiamo ad una ganda che, percorsa in direzione est-nord-est, cioè tendendo a destra, ci porta sulla soglia del gradino della conca che ospita il Lago Gelato. Scendiamo, ora, verso sinistra, costeggiamo la riva occidentale (di sinistra, per noi) del lago e soffermiamoci a contemplare le sue scure acque, dalle quali emerge un curioso piccolo isolotto. Affacciamoci, poi, presso il punto nel quale esce l’emissario del lago, ad un pendio che conduce ad un largo dosso, nel centro della valle. Scendendo per il pendio, su terreno occupato da sfasciumi e sparuti pascoli, portiamoci a sinistra del dosso, affacciandoci al gradino inferiore della valle, occupato da due laghi gemelli, a quota 2309.
Con facile discesa, verso destra o verso sinistra, ci portiamo sulla riva meridionale del primo dei due, traversando, poi, facilmente all’altro, nei cui pressi troviamo anche il rudere di un baitello. Guardando ad ovest, riconosciamo facilmente il passo dell’Arasè (m. 2602), che si affaccia alla conca dell’Alp Valüglia, di nuovo in territorio elvetico. Alla sua sinistra, le slanciate guglie del pizzo Sareggio (m. 2779). Poco sopra il rudere, corre la mulattiera che sale al passo e che, percorsa verso sinistra, ci consente un’agevole discesa all’alpe Arasè (m. 1939; il termine deriva da "rasa", "rasura", cioè terreno spianato): la raggiungiamo tagliando dapprima in diagonale il versante che si apre al di sotto del circo glaciale dell’alta valle, in direzione ovest, ed attraversando, poi, un bosco di larici, con ampi tornanti, approdando infine al suo limite superiore di sinistra.
Dal limite inferiore dei prati dell’alpe, sulla sinistra, parte il comodo sentiero che conduce al fondovalle, a monte del Pian dei Cavalli. Percorrendo la carrozzabile verso sinistra, possiamo, quindi, raggiungere Pian dei Cavalli e tornare al punto nel quale siamo già giunti con il racconto della variante breve. Ci attende, ora, una discesa piuttosto monotona lungo la carrozzabile di Val Fontana, che lascia il Pian dei Cavalli e raggiunge la località Campello, dove si trova anche il rifugio ANA di Ponte nell’ex-caserma della Guardia di Finanza dedicata al finanziere Massimino Erler. Scendendo ancora, siamo alla località S. Antonio, dove ci accoglie una graziosa e tipica chiesetta alpestre. In corrispondenza di una semicurva sinistrorsa a monte delle baite del nucleo, troviamo, sulla sinistra, l’indicazione del punto in cui parte il sentiero per Dalico, che si inserisce nel tracciato complessivo del Sentiero del Sole, la grande traversata del medio versante retico da Montagna in Valtellina a Tirano.
Nel primo tratto esso passa a monte di alcuni prati. Ignorata una deviazione a sinistra, ci ritroviamo, poi, sul corpo di una frana, che attraversiamo agevolmente, per risalire, con strette serpentine in direzione sud-est, un dosso erboso che costituisce lo sbocco della laterale val Frassino. Il sentiero riprende poi un andamento meno ripido e riassume l’originaria direzione sud (destra), procedendo nel cuore di alcuni boschi che, a tratti, immergono l’escursionista in un’atmosfera magica, sospesa, irreale. Stiamo, oltretutto, percorrendo due sentieri in uno, perché da S. Antonio fino quasi a Dalico il Sentiero del Sole coincide con il Sentiero Italia (sezione Valmalenco-Val di Togno-Val Fontana-Tirano) che, scendendo dall’alta Val Fontana (e precisamente dal rifugio Cederna-Maffina), si dirige verso Prato Valentino e di qui al versante montuoso sotto il passo del Mèden. Camminiamo, dunque, in tutta tranquillità, attraversando un paio di piccoli corsi d’acqua laterali ed ignorando alcune deviazioni che salgono alla nostra sinistra.
Quando ormai si vede bene, davanti a noi, il lungo dosso che scende dalla Costa di San Gaetano, in un tratto nel bosco il Sentiero Italia ci lascia: la deviazione, alla nostra sinistra, è segnalata da due grandi bandierine rosso-bianco-rosse disegnate su un masso, e porta, sfruttando un sentierino per la verità assai malagevole e ben poco visibile, nei pressi della chiesetta do San Gaetano.
Noi, invece, proseguiamo sul sentiero principale che, improvvisamente, sbuca in un bel prato, dove spesso, d’estate, i cacciatori falciano l’erba per farne pastura per gli ungulati. Questo è l’unico osservatorio dal quale, gettando lo sguardo verso nord, possiamo scorgere, anche se solo in parte, la testata che chiude la Val Fontana. Proseguiamo ancora, in uno splendido bosco di larici, fino ad un’incantevole radura terminale, dove una panchina attende il nostro temporaneo riposo. Appena oltre la radura, ecco le prime belle baite della parte alta dei prati di Dàlico. Il cartello a S. Antonio indica due ore per giungere fin qui, ma un’ora e mezza di cammino a passo discreto è sufficiente. Una breve pista ci porta ad intercettare la strada sterrata che sale dalla parte bassa dei prati. Davanti a noi, in direzione est, vediamo già i bei prati di Verdomana, successiva meta del Sentiero.
Siamo a quota 1470 metri circa, ed il sentiero prosegue non seguendo la strada sterrata, ma la mulattiera che taglia in diagonale i prati dell’alpe. Ripresa la strada più a monte, la lasciamo di nuovo, seguendo i segnavia che ci fanno tagliare un nuovo prato (questa volta senza evidente traccia di sentiero), fino a raggiungere un sentierino che corre, quasi piano, in un bel bosco, fino a raggiungere, presso una baita, una pista sterrata che sale da destra. Se dovessimo avere difficoltà a trovare l’itinerario sin qui descritto, potremmo scendere sulla strada sterrata verso la parte bassa di Dàlico, abbandonandola, però, alla prima deviazione a sinistra, seguendo la pista che porta alla baita suddetta. Il sentiero, dalla baita, prosegue in direzione del cuore della Val Rogna che, a dispetto del nome, non ha nulla di inquietante o di nefasto. Il percorso è quasi pianeggiante, e si snoda ad una quota che si aggira intorno ai 1520 metri. Attraversato il piccolo corso d’acqua della valle, ci incamminiamo sul versante opposto, dove troviamo subito una pista sterrata che, oltrepassate alcune baite, porta, in breve, ai bellissimi prati della località Verdomana (m. 1521), dove ci troviamo di fronte ad un bivio, con un cartello che ci conferma di essere sul Sentiero del Sole.
Alla nostra sinistra una pista attraversa i prati dell’alpe e, tagliando a destra (ignorata una deviazione a sinistra), sale ripida fino ad intercettare l’ultimo tornante destrorso (per chi sale) della strada asfaltata che da Teglio porta a Prato Valentino (intorno a quota 1600, nei pressi di una fontana): dobbiamo sfruttarla se siamo saliti a Prato Valentino con una sola automobile. Se, invece, abbiamo lasciato la seconda automobile più in basso, al bivio di cui sopra dobbiamo prendere a destra, percorrendo una ripida pista che scende ad un tornante destrorso (sempre per chi sale) della medesima strada Teglio-Prato Valentino, in corrispondenza di un cartello che segnala la Baita del Sole (m. 1272). Si chiude così l’anello dei laghi del Combolo, dopo circa 8-9 ore di cammino (o, nella versione breve, 6-7); il dislivello in salita è di circa 1500 metri (che si  riducono, nella versione breve, a circa 1140 metri).

 

 

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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