Stodegarda

Il davaglione (Davaiùn) è il torrente di Montagna. Nasce ai piedi della ganda di Mara e scende verso sud raggiungendo il piano ad est del Punt del Navét. Un fiume che per la vita contadina di un tempo era vita. Dalla sua asta si diramavano in passato diverse rogge (runge) che bagnavano i prati dei maggenghi. Nella parte mediana (1200-1050 metri) ha dato luogo ad interessanti fenomeni erosivi, popolarmente chiamati anche cappelli del diavolo (massi sospesi sulla cima di colonne di terra). Al di sotto della quota 1050, le sue acque alimentavano diversi mulini. Diverse camminate possono portarci a conoscerlo un po' più da vicino. Questo semplice anello ci porta nel cuore della Valle del Davaglione, passando per maggenghi ed alpeggi luminosi ed estremamente panoramici, nella cornice di splendide peccete.

ANELLO DEL DAVAGLIONE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Strada per l'alpe Mara (quota 1400)-Davagione Piano-Beduié-Stodegarda-Alpe Mara-Strada per l'alpe Mara (quota 1400)
2 h e 30 min.
330
E
SINTESI. Saliamo da Sondrio a Montagna in Valtellina ed appena sopra la chiesa di San Giorgio ad un bivio andiamo a destra, seguendo le indicazioni per l'alpe Mara e proseguendo sulla carozzabile che porta ad un secondo bivio. Anche qui prendiamo a destra (indicazioni per l'alpe Mara) e percorriamo la strada asfaltata. Oltrepassata Santa Maria Perlungo al successivo bivio stiamo a destra (indicazioni per l'alpe Mara). Saliamo al successivo tornante sx, cui segue un lungo traverso in direzione nord-ovest, seguito da una rapida serie di tornanti dx-sx-dx, che ci portano alla località Scessa (scèssa, m. 1272). Segue una rapida sequenza di tornanti sx-dx-sx; al successivo tornante dx troviamo un cartello che segnala una pista che se ne stacca sulla sinistra e porta a Davaglione Piano (dauncìan), Bedoié (beduié), Stodegarda (studegàrda) e Croce di Carnale (crùs de carnà). Parcheggiamo al più vicino slargo ed imbocchiamo la pista segnalata (m. 1400) che traversa nel bosco verso nord-nord-est ed attraversa il ramo principale del torrente Davaglione. Piega poi a sinistra (ovest), taglia un dosso ed attraversa un ramo secondario del torrente, uscendo all'aperto ed innestandosi, in località Davaglione Piano (m. 1425), nella pista che giunge fin qui da Carnale. Seguiamo questa pista in salita (destra, nord-ovest), raggiungendo in breve le baite di Beduié (m. 1500). Qui la pista piega a destra e, dopo il successivo tornante sx, sale alle baite di Stodegarda (m. 1600). Dal limite di sinistra delle baite parte un sentiero che sale verso destra, tagliando la fascia di prati in diagonale verso nord-est. Superato il ramo secondario del torrente Davaglione, che sotto avevamo attraversato in senso contrario, usciamo da una breve fascia di bosco alle baite basse dell'alpe Mara (m. 1680). Qui ci immettiamo su una nuova pista sterrata che sale verso sinistra (nord), poi piega a destra (est e nord-est) e sale ad intercettare la pista principale dell'alpe Mara presso lo slargo-parcheggio al quale termina la carrozzabile sulla quale siamo saliti fino a quota 1400 (m. 1700). Il ritorno all'automobile avviene seguendo questa pista in breve salita e successivamente in discesa (sud). Dopo una coppia di tornanti dx-sx troviamo a destra della pista un sentiero che permette di risparmiare un po' di tempo, scendendo per via più diretta nel bosco ed intercettando la pista più in basso.


Davaglione piano

Con l’automobile, saliamo, da Sondrio, lungo la strada provinciale Panoramica dei Castelli, superando la località Colda ed entrando nel territorio del comune di Montagna. Percorsa la via S. Francesco, percorriamo un buon tratto della via Pace, fino a raggiungere, ad un semaforo, lo svincolo, sulla sinistra, per il centro di Montagna. Prendiamo, dunque, a sinistra, salendo lungo via Barella e via Bonini, fino al tornante dx al quale si stacca, sulla sinistra, la via Madonnina, che sale all’omonima contrada (madunìnna). Noi, però, volgiamo a destra e seguiamo la strada principale (via Roma), passando sotto il muraglione che sostiene un campo di calcio. Una coppia di tornanti dx ed sx ci portano ad un bivio a monte della chiesa parrocchiale di San Giorgio (san giörsc): ignorate le indicazioni di sinistra (San Giovanni e Carnale), prendiamo a destra (indicazioni per l’alpe Mara), passando sul ponte che scavalca il torrente Davaglione (davaiùn) e passando a sinistra del cimitero (qui ignoriamo una deviazione che scende verso destra, la via Caparoni - caparùn).
Proseguiamo, ora, salendo lungo le vie Farina, Paolina e Vervio, ed attraversando la contrada Ca’ Vervio (cà vèrf, m. 700), che contava, secondo il censimento del 1861, 30 abitanti e che mostra ancora alcuni rustici interessanti. Superata la contrada, proseguiamo seguendo la via per Santa Maria che, con diversi tornanti, conduce a Santa Maria Perlungo. Al primo tornante sx ignoriamo la strada che se ne stacca sulla destra, la via Surana, e che scende all’omonima contrada a monte di Poggiridenti.  Dopo una sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx giungiamo al tornante destrorso dal quale si stacca, sulla sinistra, una stradina che, dopo pochi metri, porta alle case della contrada Ca’ Zoia (cà zöija, m. 900) assai importante in passato, ma soggetta a progressivo spopolamento nel secolo scorso (vi si contavano 74 abitanti nel 1861, ridotti ora a 2). Impegnato il tornante dx, proseguiamo passando a sinistra della chiesetta di Santa Maria Perlungo (santa marìa a pérlùnch, m. 913, a circa 4,2 km dal centro di Montagna), cuore della quadra di Santa Maria. Si tratta di una chiesetta il cui nucleo originario risale al secolo XV, ma che venne ristrutturata fra il 1588 ed il 1616. Questa zona è di grande interesse storico, dal momento che vi venne ritrovata una lapide nord-etrusca, o retica, ora conservata nel Museo Civico di Sondrio. Al successivo tornante sx, ignoriamo la strada che se ne stacca sulla destra e sale alla località Foppe (fòppa) e continuiamo a salire verso l’alpe Mara. Dopo un lungo traverso in direzione nord-ovest, raggiungiamo il successivo tornante dx, poco oltre il quale siamo al maggengo di Roncaglia (runcàija, m. 1000), dove si trova un nuovo bivio: la strada di sinistra attraversa la valle del Davaglione e porta a S. Giovanni ed a Carnale, mentre quella di destra prosegue per l’alpe Mara (Strada de Mara).


Pista che traversa a Davaglione Piano

Seguendo questa seconda indicazione, saliamo ancora, fino al successivo tornante sx, cui segue un lungo traverso in direzione nord-ovest, seguito da una rapida serie di tornanti dx-sx-dx, che ci portano alla località Scessa (scèssa, m. 1272). Proseguendo, ci portiamo al successivo tornante sx, dove, sulla destra, si stacca la pista per Nesarolo e dove termina la strada con fondo in asfalto, sostituita da una carozzabile con fondo sterrato che sale fino all’alpe Mara (il fondo, in diversi punti, non è buono) e prosegue, più stretta, fino al rifugio Gugiatti-Sertorelli. Segue una rapida sequenza di tornanti dx-sx; al successivo tornante dx, troviamo un cartello che segnala una pista che se ne stacca sulla sinistra e porta a Davaglione Piano (dauncìan), Bedoié (beduié), Stodegarda (studegàrda) e Croce di Carnale (crùs de carnà), tutte località sul versante opposto (occidentale) della valle del Davaglione (val del davaiùn).


Davaglione piano

Parcheggiamo al più vicino slargo ed imbocchiamo la pista (m. 1400) che traversa nel bosco verso nord-nord-est ed attraversa il ramo principale del torrente Davaglione. Piega poi a sinistra (ovest), taglia un dosso ed attraversa un ramo secondario del torrente, uscendo all'aperto ed innestandosi, in località Davaglione Piano (Daunciàn, m. 1425), nella pista che giunge fin qui da Carnale. Splendido il panorama verso sud, cioè sul versante orobico, che mostra, a sinistra, il gruppo delle sue cime più alte, i tre tremila, i pizzi di Scais, Redorta e Coca. In basso la valle si chiude in fitti boschi che l'immaginario popolare vuole territorio del diavolo. Del resto le formazioni erosive costituite da massi sospesi sulla cima di pilastri di terra sono stati popolarmente chiamati "cappello del diavolo". Stiamo dunque camminando in una terra di mezzo, fra quella del diavolo, più in basso, e quella dei draghi, più in alto (come vedremo fra poco).


Salendo verso Stodegarda

Seguiamo questa pista in salita (destra, nord-ovest), raggiungendo in breve le baite di Beduié (m. 1500), maggengo già citato in un documento del 1441 come "Bedoiedo", termine che deriva dalla voce dialettare "bedujia", cioè "betulla".
Qui la pista piega a destra e, dopo il successivo tornante sx, sale alle baite di Stodegarda (Studégarda, m. 1600), maggengo che si colloca ad est del bosco della ciugera. Il nome è di probabile derivazione dalla voce longobarda "stodigard", "recinto per cavalli". In effetti qui in passato l'allevamento dei cavalli dovette essere molto sviluppato: più a monte, ai piedi della Corna Mara, il monte che domina la Valle del Davaglione, si trova una piana chiamata "Pian dei cavalli".


Stodegarda

Dal limite di sinistra delle baite parte un sentiero che sale verso destra, tagliando la fascia di prati in diagonale verso nord-est. Superato il ramo secondario del torrente Davaglione, che sotto avevamo attraversato in senso contrario, usciamo da una breve fascia di bosco alle baite basse dell'alpe Mara (Mara bassa, m. 1680). Stando al nome, l'alpe Mara dovrebbe essere l'alpe del Drago, se è vero quel che ipotizza Remo Bracchi, quando scrive, a proposito dell'alpe Mara, che il toponimo "nasconde forse la raffigurazione di un drago primordiale" (da "Inventario dei Topinimi Valtellinesi e Valchiavennaschi - Montagna"): esso deriverebbe, infatti, dalla radice prelatina "mara", che ha generato nomi di diversi insetti con caratteristiche demoniache, e che si trova anche in voci europee che significano "incubo" ("nightmare", in inglese, "cauchmare", in francese, "mara" nell'alto tedesco). Ma i draghi, da tempo immemorabile hanno lasciato i cieli delle valli alpine. Dove si nascondono? Ormai solo i nomi, forse, ne custodiscono le ultime labili tracce.


Stodegarda

Qui ci immettiamo su una nuova pista sterrata che sale verso sinistra (nord), poi piega a destra (est e nord-est) e sale ad intercettare la pista principale dell'alpe Mara presso lo slargo-parcheggio al quale termina la carrozzabile sulla quale siamo saliti fino a quota 1400 (m. 1700).
Il ritorno all'automobile avviene seguendo questa pista in breve salita e successivamente in discesa (sud). Dopo una coppia di tornanti dx-sx troviamo a destra della pista un sentiero che permette di risparmiare un po' di tempo, scendendo per via più diretta nel bosco ed intercettando la pista più in basso.


Mara bassa

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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