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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Musci-Pra' Fedugno-Piasci-Alpe Son-Ciappanico-Musci
5 h
880
E
SINTESI. Saliamo da Sondrio in Valmalenco e parcheggiamo l'automobile al centro di Torre di S. Maria. Ci incamminiamo seguendo l'indicazione per i rifugi alpini e saliamo su carozzabile al bivio Arcoglio-Piasci, superando S. Giuseppe e ragigungendo, dopo alcuni tornanti, la località Musci (m. 1000). Qui un cartello segnala la partenza di un sentiero che sale nei boschi fino ai maggenghi di Sasso, Pra' Fedugno e Zocche, intercettando poi la citata carrozzabile. Prendendo a destra siamo in breve ad un bivio e proseguiamo diritti, raggiungendo dopo qualche saliscendi i prati dei Piasci, dove si trova il rifugio Cometti-Grandi (m. 1742). All'ingresso dei prati non dobbiamo però prendere a sinistra e dirigerci al rifugio Cometti ed alla chiesetta, ma proseguire sul sentiero Qui ci portiamo all'ampio poggio sul limite di nord-est dei prati, raggiungiamo la croce in legno del Giubileo del 1950 e scendiamo al limite del bosco di larici dove parte la mulattiera che dopo diversi tornanti scende (andamento nord-nord-ovest e nord) al fondovalle. Qui un ponte in legno sul Torreggio ci permette di raggiungere il limite meridionale dei prati dell'alpe Son (m. 1385). Prendendo a destra, scendiamo alla località di Ciappanico (m. 1037), dove troviamo la carozzabile che ci fa scendere ad un bivio, al quale premdiamo a destra, superando il ponte sul Torreggio e tornando a Torre di S. Maria.


Il rifugio Cometti

La bassa Val Torreggio, che si apre a monte di Torre di Santa Maria, è lo scenario di un interessante anello escursionistico che ci porta anche a conoscere i prati dei Piasci, un luminoso terrazzo panoramico che ospita anche il rifugio Cometti, a circa 1700 metri di quota.
Salendo da Sondrio in Valmalenco, ci portiamo a Torre di Santa Maria, parcheggiando l'automobile al centro del paese, presso la chiesa di Santa Maria Nascente. Ci incamminiamo poi sulla strada che sale alla parte alta del paese, seguendo l'indicazione per i Rifugi Alpini, che ci porta verso sinistra.


La chiesetta ai Piasci

Usciti dal paese, procediamo in leggera salita verso sud, sulla carozzabile che porta alla cinquecentesca chiesetta di San Giuseppe che, secondo una leggenda, che ha però un fondamento storico, sorse alla fine del Cinquecento, nel luogo colpito, diversi anni prima, da una rovinosa valanga, che scese dalla soprastante valle del Venduletto e seppellì il nucleo di Bondoledo. Non fu più possibile recuperare le salme dei suoi abitanti, tutti morti. Venne, quindi, edificata la chiesetta, come segno di pietà per i defunti, ma nulla fu più costruito nei prati vicini, perché, dice la leggenda, quei prati costituiscono il cimitero degli sventurati abitanti di Bondoledo, ed è cosa empia edificare sopra un cimitero. Dalla chiesetta, guardando verso nord, possiamo godere di un buono scorcio sulla media Valmalenco e sul pizzo Malenco che in questa prospettiva pare essere signore della valle.


I Piasci

Ignoriamo poi la deviazione a sinistra che scende alla contrada dei Bianchi, che merita però di esser menzionata per un episodio che ci riconsegna alle crudezze della storia. Correva l'anno 1731 quando un branco di lupi, resi più temerari dalla fame, calarono dai boschi della bassa Val Torreggio sulla frazione, divorando alcuni bambini. Eventi del genere erano piuttosto rari, ma non del tutto eccezionali.
Proseguiamo dunque sulla stradina asfaltata che, dopo una sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx-dx-sx-dx, porta, in corrispondenza del successivo tornante sx, alla contrada dei Musci, a circa 1000 metri di quota.
Qui, poco dopo il tornante sx, vediamo, sulla destra, il cartello che segnala la partenza dell'Alta Via della Valmalenco. Si tratta della storica mulattiera di accesso agli alpeggi di Arcoglio e Canale, ed anche del primo tracciato storico dell'Alta Via della Valmalenco, cui si sono poi aggiunte diverse varianti, tutte con meta finale il rifugio Bosio-Galli, nel cuore della Val Torreggio.


I Piasci

Seguiamo dunque il sentiero, sempre ben marcato, che sale con serrati tornantini in un fitto bosco, nel primo tratto verso ovest, poi verso nord-ovest. Dopo un quarto d'ora buono passiamo accanto ad una cappelletta (m. 965) dove un'immagine della Madonna da secoli veglia per difendere i viandanti dalle insidie che questi luoghi ombrosi e solitari non mancano di nascondere. Stiamo infatti salendo sul versante meridionale della Val de Lot, che scende verso est dai prati di Fedugno, sinistramente famosi, così almeno vuole un'altra leggenda, per i fantasmi avvistati nottetempo dagli impauriti contadini del luogo.
Il sentiero si allontana da un vallone sulla nostra sinistra e si porta ad una valletta che attraversiamo da sinistra a destra. Poi piega a destra e la riattraversa in senso opposto, e così ancora per due volte. A quota 1400 metri circa il sentiero piega a sinistra e procede sul suo fianco destro (per noi che saliamo) della valletta, in direzione ovest-sud-ovest, fino a quota 1470 metri circa. Qui piega a destra e si affaccia ai prati del maggengo del Sasso (m. 1490). Piegando ancora a destra passa a valle delle baite, poi piega a sinistra ed ancora a destra e sale, dopo un breve tratto nel bosco, alle baite di Pra' Fedugno (m. 1680). Saliti i prati del maggengo, il sentiero attraversa anche quello delle Zocche, appena sopra, ed intercetta la carozzabile che sale fin qui da San Giuseppe (la stessa che abbiamo seguito nel primo tratto dell'escursione, da Torre ai Musci).


I Piasci

La seguiamo verso destra ed in breve siamo ad un bivio, poco sopra quota 1700: la pista di sinistra sale agli alpeggi di Arcoglio inferiore e superiore, mentre quella di destra procede verso i Piasci. Seguiamo quest'ultima, verso ovest, con alcuni saliscendi; la pista piega poi a destra (nord) attraversando due rami del torrente Arcoglio e termina al limite meridionale degli ondulati prati dei Piasci (m. 1720). Lo sguardo verso nord raggiunge i giganti della testata della Valmalenco, i pizzi Roseg, Scerscen, Bernina, Argient, Zupò e Palù, che occhieggiano alle spalle del cupo massiccio del Sasso Nero. Ci accoglie una chiesetta ed alla nostra sinistra, in posizione rialzata, vediamo il rifugio Cometti-Grandi (m. 1742), a gestione privata (tel.: 0342 452810). Il rifugio è aperto nei mesi di luglio ed agosto e dispone di 30 posti letto. Alla sua sinistra parte un sentiero che sale all'alpe di Arcoglio.


La mulattiera Piasci-Son

Noi però dobbiamo portarci sul lato opposto dell'alpeggio, al poggio erboso sul suo limite nord-orientale, che raggiungiamo portandoci presso il suo bordo di destra e seguendolo fino a giungere in vista di una grande croce di legno. Si tratta di una doppia croce in legno, su cui è incisa la scritta "ANNO 1950 SANTO". Poco più in basso si trova la partenza del sentiero (che poi diventa larga mulattiera) che ben presto si immerge in un bosco di larici e scende, con direzione nord-ovest e poi nord e con diversi tornanti, al fondovalle della Val Torreggio. Qui un bel ponte in legno ci permette di scavalcare il torrente Torreggio. Sul lato opposto il sentiero sale con pochi tornanti ad intercettare quello principale che proviene da Ciappanico, poco a monte dell'alpe Son (m. 1385).


Il ponte sul Torreggio

Prendendo a destra, in breve scendiamo a questo alpeggio, caratterizzato da un gruppo caratteristico di baite poste in mezzo ad un ampio dosso erboso. A nord dei prati si nota un sorta di grande ferita rocciosa che interrompe il versante boscoso. Si tratta della dirupata formazione rocciosa nota come “Rocca di Castellaccio” (m. 1777), sede, secondo un’antica leggenda, di una feroce banda di predoni che scendevano nottetempo a depredare ed uccidere gli sventurati viandanti solitari nei pressi di Ciappanico. Il sentiero prosegue nella discesa verso est. Abbiamo proprio di fronte, sul versante opposto della Valmalenco, l’aspra e scoscesa valle Dagua, dominata dal pizzo Palino (m. 2686), a sinistra, e dal monte Foppa (m. 2444), a destra, sulla dorsale che separa la Valmalenco dalla Val di Togno. Superato il nucleo di baite di quota 1284, il sentiero taglia un versante percorso da una pista realizzata dopo gli eventi alluvionali del 1987, che interessarono anche la Val Torreggio, nel contesto di generale calamità per l'intera Valtellina.


L'alpe Son

Alla fine il sentiero ci porta alla parte alta del nucleo di Ciappanìco, dove ci axcoglie, sulla parete di un’antica casa, la scritta “Benvenuti a Ciappanico alto”, e, su un pannello arrugginito, l’indicazione “Sentiero Roma”, che si giustifica considerando che l’ultima tappa del celeberrimo sentiero alto prevede la traversata dalla Valle di Preda Rossa alla Val Torreggio, con discesa finale a Chiesa Valmalenco oppure a Torre, passando appunto per Ciappanico. Il paesino ha un fascino del tutto particolare: vi si osservano ancora l’edificio della vecchia scuola elementare, un po’ staccato dalle case, ed una graziosa chiesetta (m. 1037).
Dobbiamo ora scendere seguendo la carozzabile (o il sentiero che la taglia in diversi punti) che, dopo quaòlche tornante, ci porta ad un bivio, al quale prendiamo a destra, portandoci al ponte sul torrente Torreggio, oltre il quale siamo di nuovo a Torre di S. Maria, nei pressi del parcheggio al quale abbiamo lasciato l'automobile, dopo circa 6 ore di cammino (il dislivello approssimativo in salita è di 880 metri).


L'alpe Son


CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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