Pizzi Cengalo e Badile, punta di S. Anna, visti dal Vallone di Trubinasca


Dalla Capanna Sciora alla Capanna Sasc' Furà

CAPANNA SCIORA-CAPANNA SASC' FURA'-BIVACCO PEDRONI DEL PRA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Capanna Sciora-Capanna Sacs' Furà
3 h e 30 min.
450 (670 in discesa)
EE
Capanna Sciora-Capanna Sacs' Furà-Bivacco Pedroni-Del Prà
7 h
1200
EE
SINTESI. Nei pressi della capanna Sciora (m. 2120) e della sua gentile fontanella in legno si trova il cartello che indica la partenza del sentiero che porta al Viale. Seguendo la traccia con attenzione costante ai segnavia bianco-blu-bianchi ma anche a numerosi ometti, iniziamo la splendida traversata che dalla Val Bondasca ci porta al selvaggio circo che chiude il vallone della Trubinasca. Dopo una breve discesa la traccia, procedendo diritta verso sud-ovest, taglia la morena laterale destra (nord-orientale) del Ghiacciaio della Bondasca, che si stende tranquillo ed alto alla nostra sinistra. Scendiamo sul lato opposto della morena deviando leggermente a sinistra, superiamo un torrentello e piegando leggermente a destra ci portiamo sul filo della più piccola morena centrale. Stiamo attraversando un tratto che ha subito importanti cambiamenti dopo il crollo di una placca rocciosa dal versante nord del Cengalo, che ha depositato una gran quantità di detriti seppellendo alcune caratteristiche placche lisce e cancellando buona parte della precedente segnaletica (i segnavia sono però stati successivamente riposizionati). Scesi ancora verso sinistra, procediamo verso sud-ovest e ci portiamo alla morena di destra del medesimo ghiacciaio, chiamata localmente Cänt de la Föia. Seguiamo in diagonale il suo fianco verso destra, scendendo verso nord fino alla quota di 1967 metri, per poi piegare a sinistra e scavalcarne il filo. Proseguiamo sul lato opposto attraversando due torrentelli, per poi salire sul fianco di una nuova morena, seguendone il filo verso sinistra (sud).  Lasciato il filo di questa quarta morena, traversiamo a destra e ci portiamo ai piedi dell’avamposto roccioso denominato Fort da Cengal (m. 2048), a monte della desolata Alp Cengal. Davanti a noi una muraglia apparentemente inaccessibile, il dosso roccioso del Sasc’ Furà. I segnavia ci portano però ai piedi del canalino dove inizia il Viäl, che sfrutta una lunga cengia erbosa che taglia in diagonale il versante, verso destra. Il sentiero, che procede salendo verso nord-ovest, all’inizio è scavato in una cengia erbosa, poi sfrutta un canalino di rocce, ripido ma attrezzato con corde fisse, poi percorre una cengia esposta di erbe e detriti. Le corde fisse consentono di procedere in sicurezza, ma in presenza di neve o di terreno bagnato la traversata è insidiosa e sconsigliabile. Il traverso raggiunge la sommità del dosso a quota 2266 metri, e si affaccia all’ampio e selvaggio circo nel quale si apre il Vallone della Trubinasca. Inizia ora una più tranquilla discesa, su sentiero ben segnalato, che taglia verso nord-nord-ovest il versante chiamato localmente “La Plota”. Procediamo dapprima fra pietraie, poi incontriamo grandi lastroni ed infine entriamo in uno splendido bosco di larici, dal quale usciamo alle spalle del rifugio Sasc’ Furà (m. 1904). Dal rifugio seguiamo le indicazioni per il passo della Trubinasca ed il bivacco Pedroni-Del Pra. Una debole traccia procede per un buon tratto verso nord, attraversando la Saca, per poi piegare, a quota 2100 metri, a destra, attraversando un torrentello e salendo sul filo di un dosso morenico. Scesi sul lato opposto, verso sud-ovest, attraversiamo in rapida successione due nuovi torrentelli, al centro del Vallone della Trubinasca, e piegando ancora leggermente a destra (ovest) saliamo sul filo di un secondo dosso. Procediamo ora per un buon tratto verso ovest, in leggera salita, seguendo la deole traccia fra i macereti e passando sotto uno sperone (m. 2387) che scende dal pizzo della Trubinasca. Alla sua destra vediamo quel che resta della Vedretta della Trubinasca (Vadrec' da la Trubinasca). Non perde invece nulla della sua forza selvaggia e repulsiva l'impressionante salto verticale che precipita dalla punta S. Anna e dalla punta Torelli, a destra del pizzo Badile. Proseguiamo la traversata per un buon tratto verso ovest, su terreno di minuti sfasciumi e lingue di pascolo, passando poco sotto il piede di un secondo sperone roccioso che scende verso nord dal crinale. Poco oltre lo sperone, a quota 2200 metri la traccia piega bruscamente a sinistra e comincia a salire decisa verso sud-ovest, serpeggiando fra strisce di pascolo a destra di una grande colata di sfasciumi, nell’ampio vallone che si apre a nord dei pizzi dei Valli. Sopra la nostra testa vediamo due canalini che salgono ripidi al crinale: dobbiamo puntare a quello di destra. Terminato il magro pascolo, saliamo ancora per breve tratto una pietraia che ci porta ai piedi di uno stretto canalino, che, con orientamento sud-sud-est, adduce allo stretto intaglio del passo. La salita del canalino richiede grande attenzione: ci muoviamo fra blocchi e cengette sul lato sinistro, aiutati da corde fisse, con qualche semplice passo di arrampicata. Non senza fatica raggiungiamo infine il passo della Trubinasca (m. 2701), dal quale ci affacciamo al circo terminale della Val Codera, rientrando in territorio italiano. Anche il primo tratto della discesa in Val Codera è piuttosto ostico, in quanto sfrutta un canalino con grossi blocchi. Anche qui dunque le corde fisse sono essenziali. Poi tocchiamo un terreno più tranquillo e proseguiamo scendendo diritti verso sud, tagliando una grande pietraia. È ben visibile più in basso, alla nostra sinistra, lo scatolone rosso del Bivacco Pedroni-Del Prà. Seguendo i segnavia pieghiamo a sinistra e tagliando gande e pietraie verso sud-est tocchiamo infine il pianoro dove è collocato il bivacco (m. 2577).


Le Sciore e la Val Bondasca

Nei pressi della capanna Sciora (m. 2120) e della sua gentile fontanella in legno si trova il cartello che indica la partenza del sentiero che porta al Viale (da Viäl, termine ladino che significa “sentierino”), il caratteristico sentiero che taglia in diagonale lo sperone al quale termina lo spigolo nord del pizzo Badile, il Sasc’ (o Sass) Furà. Si tratta di un sentiero un tempo assai utilizzato dai pastori, ora sfruttato dagli alpinisti che si portano ai piedi dello spigolo nord del pizzo Badile o dagli escursionisti che traversano dalla capanna Sciora alla capanna Sasc’ Furà.


La Capanna Sciora

La Capanna Sciora

Seguendo la traccia con attenzione costante ai segnavia bianco-blu-bianchi ma anche a numerosi ometti, iniziamo la splendida traversata che dalla Val Bondasca ci porta al selvaggio circo che chiude il vallone della Trubinasca. Una traversata che ci farà perdere oltre 160 metri di quota, scavalcando diverse morene e procedendo fra faticose pietraie. Dopo una breve discesa la traccia, procedendo diritta verso sud-ovest, taglia la morena laterale destra (nord-orientale) del Ghiacciaio della Bondasca, che si stende tranquillo ed alto alla nostra sinistra. Osservandolo, possiamo intuire sul suo lato destro il passo di Bondo (di difficoltà alpinistica), che dà accesso al bivacco Titta-Ronconi ed alla Val Porcellizzo. Alla sua destra riconosciamo i puntuti pizzi Gemelli.


Verso il Vial

Verso il Vial

Scendiamo sul lato opposto della morena deviando leggermente a sinistra, superiamo un torrentello e piegando leggermente a destra ci portiamo sul filo della più piccola morena centrale. Stiamo attraversando un tratto che ha subito importanti cambiamenti dopo il crollo di una placca rocciosa dal versante nord del Cengalo, che ha depositato una gran quantità di detriti seppellendo alcune caratteristiche placche lisce e cancellando buona parte della precedente segnaletica (i segnavia sono però stati successivamente riposizionati). Scesi ancora verso sinistra, procediamo verso sud-ovest e ci portiamo alla morena di destra del medesimo ghiacciaio, chiamata localmente Cänt de la Föia, cioè “cresta della foglia”, per la presenza di larghe foglie di Tussilaco e Petasitis. Seguiamo in diagonale il suo fianco verso destra, scendendo verso nord fino alla quota di 1967 metri, per poi piegare a sinistra e scavalcarne il filo. Proseguiamo sul lato opposto attraversando due torrentelli, per poi salire sul fianco di una nuova morena, seguendone il filo verso sinistra (sud).  Davanti a noi fa capolino la celeberrima parete nord-est del pizzo Badile, che, visto da qui, assume la forma che giustifica la sua denominazione. Alla nostra sinistra impressiona la vedretta del Cengalo, rinserrata fra due pareti verticali. Da decenni è in costante ritiro, ma la sua fronte si vede ancora bene dal sentiero.


Verso il Vial

Lasciato il filo di questa quarta morena, traversiamo a destra e ci portiamo ai piedi dell’avamposto roccioso denominato Fort da Cengal (m. 2048), a monte della desolata Alp Cengal. Davanti a noi una muraglia apparentemente inaccessibile, il dosso roccioso del Sasc’ Furà. I segnavia ci portano però ai piedi del canalino dove inizia il Viäl, che sfrutta una lunga cengia erbosa che taglia in diagonale il versante, verso destra. Il sentiero, che procede salendo verso nord-ovest, all’inizio è scavato in una cengia erbosa, poi sfrutta un canalino di rocce, ripido ma attrezzato con corde fisse, infine percorre una cengia esposta di erbe e detriti. Le corde fisse consentono di procedere in sicurezza, ma in presenza di neve o di terreno bagnato la traversata è insidiosa e sconsigliabile.


Ultimo tratto del Vial

Sconsigliabile anche alle persone impressionabili, perché pur essendo il sentiero sempre marcato e protetto, soprattutto nella seconda parte procediamo avendo davanti al nostro naso lo spettacolo inquietante dei salti verticali sui quali è sospeso. Per questo la portina finale alla quale accediamo è sempre accolta con sollievo. Il traverso raggiunge la sommità del dosso a quota 2266 metri, e si affaccia all’ampio e selvaggio circo nel quale si apre il Vallone della Trubinasca. Inizia ora una più tranquilla discesa, su sentiero ben segnalato, che taglia verso nord-nord-ovest il versante chiamato localmente “La Plota”. Procediamo dapprima fra pietraie, poi incontriamo grandi lastroni ed infine entriamo in uno splendido bosco di larici, dal quale usciamo alle spalle del rifugio Sasc’ Furà (m. 1904).


La parete nord-est e lo spigolo nord del Badile dal dosso del Sasc' Furà

Il rifugio Sasc' Furà

Il rifugio, gestito da Heidi Altweger di Bondo, è aperto da fine giugno ad inizio settembre (cfr. http://www.sascfura.ch/index_it.html e, per informazioni, scrivere a info@sascfura.ch o telefonare ai numeri +41 (0)818221252 o +41 (0)794375280). Dispone di 43 posti letto divisi in 5 camere ed offre buona ricezione per i telefoni cellulari. Dispone anche di un locale invernale sempre aperto con 4 posti letto (senza però acqua). Potrebbe terminare qui, dopo tre ore e mezza circa di traversata (il dislivello approssimativo in altezza è di 380 metri) questa terza giornata dell’anello del Masino.


Traversata del circo alto del Vallone di Trubinasca


Spigolo nord del pizzo Badile

Spigolo nord del pizzo Badile

È però preferibile, per non rende l’ultima tappa eccessivamente lunga (a meno che si disponga di 5 giorni) proseguire nella salita al passo della Trubinasca (m. 2701) con discesa al vicino bivacco Pedroni-Del Prà. Carta alla mano, verrebbe da pensare che in questo caso sia più razionale traversare direttamente lungo la parte alta del circo del Vallone della Trubinasca dal dosso di Sasc’ Furà, al termine del Viäl, al piede del canalino che adduce al passo della Trubinasca. In realtà tale traversata è fattibile ma assai difficile, perché ci si deve destreggiare fra blocchi e scorbutiche pietraie, per cui si rischia di perdersi in inutili e dispendiosi giri. Meglio, dunque, mettere in conto un bilancio più pesante in termine di dislivello in cambio di un percorso più tranquillo.


Verso il passo della Trubinasca

Salendo al passo della Trubinasca

Dal rifugio, dunque, seguiamo le indicazioni per il passo della Trubinasca ed il bivacco Pedroni-Del Pra. Una debole traccia procede per un buon tratto verso nord, attraversando la Saca, per poi piegare, a quota 2100 metri, a destra, attraversando un torrentello e salendo sul filo di un dosso morenico. Scesi sul lato opposto, verso sud-ovest, attraversiamo in rapida successione due nuovi torrentelli, al centro del Vallone della Trubinasca, e piegando ancora leggermente a destra (ovest) saliamo sul filo di un secondo dosso. Procediamo ora per un buon tratto verso ovest, in leggera salita, seguendo i segnavia e la debole traccia fra i macereti e passando sotto uno sperone (m. 2387) che scende dal pizzo della Trubinasca (localmente chiamato, per la tipica forma appiattita della sua sommità, “L’Altare”).


Alta Val Codera vista dal passo della Trubinasca

Discesa dal passo della Trubinasca

Alla sua destra vediamo quel che resta della Vedretta della Trubinasca (Vadrec' da la Trubinasca). Non perde invece nulla della sua forza selvaggia e repulsiva l'impressionante salto verticale che precipita dalla punta S. Anna e dalla punta Torelli, a destra del pizzo Badile. Proseguiamo la traversata per un buon tratto verso ovest, su terreno di minuti sfasciumi e lingue di pascolo, passando poco sotto il piede di un secondo sperone roccioso che scende verso nord dal crinale. Poco oltre lo sperone, a quota 2200 metri la traccia piega bruscamente a sinistra e comincia a salire decisa verso sud-ovest, serpeggiando fra strisce di pascolo a destra di una grande colata di sfasciumi, nell’ampio vallone che si apre a nord dei pizzi dei Valli.


Salita al passo della Trubinasca

Sopra la nostra testa vediamo due canalini che salgono ripidi al crinale: dobbiamo puntare a quello di destra (attenzione ai segnavia). Terminato il magro pascolo, saliamo ancora per breve tratto una pietraia che ci porta ai piedi di uno stretto canalino, che, con orientamento sud-sud-est, adduce allo stretto intaglio del passo. La salita del canalino richiede grande attenzione: ci muoviamo fra blocchi e cengette sul lato sinistro, aiutati da corde fisse, con qualche semplice passo di arrampicata.
Non senza fatica raggiungiamo infine il passo della Trubinasca (m. 2701), dal quale ci affacciamo al circo terminale della Val Codera, rientrando in territorio italiano. Anche il primo tratto della discesa in Val Codera è piuttosto ostico, in quanto sfrutta un canalino con grossi blocchi. Anche qui dunque le corde fisse sono essenziali. Poi tocchiamo un terreno più tranquillo e proseguiamo scendendo diritti verso sud, tagliando una grande pietraia. È ben visibile più in basso, alla nostra sinistra, lo scatolone rosso del Bivacco Pedroni-Del Prà.
Seguendo i segnavia pieghiamo a sinistra e tagliando gande e pietraie verso sud-est tocchiamo infine il pianoro dove è collocato il bivacco (m. 2577). Il bivacco ha sostituito nel 1987 il grigio bivacco Vaninetti (ed infatti nella salita si trovano diverse indicazioni storiche, la V e la dicitura Vaninetti), struttura collocata qui nel 1949 dal CAI di Milano su donazione della famiglia Natale Vaninetti. È dotato di 9 posti letto, tavolino, coperte e cassetta di pronto soccorso. Il luogo è di quelli che incantano. Da qui, a notte fatta, nessun lume che tradisca la civiltà si può scorgere. Prima del tramonto non manchiamo di ammirare il panorama verso sud: alla nostra destra il lontano profilo delle Alpi Lepontine sormonta le cime del versante occidentale della valle, dalle cime del Vallon alla caratteristica triade Grüf-Conco-Codera. A sud lo sguardo raggiunge l’alto Lario mentre, procedendo verso sinistra, si mostrano la punta della Sfinge, il pizzo Ligoncio, le cime di Sceroia ed il pizzo Porcellizzo, severo e scuro, in primo piano. Il panorama a nord è invece dominato dalla curiosa piana sommitale del pizzo Trubinasca, chiamato anche Altare proprio per questa conformazione.
Qui termina la terza giornata dell’anello del Masino. Nella quarta traverseremo dalla Val Codera alla Val Porcellizzo per il passo Porcellizzo e dal rifugio Gianetti scenderemo ai Bagni di Masino, concludendo la discesa a San Martino.

 

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS, COME QUELLE SOPRA RIPORTATE), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line.

L'ANELLO DEL MASINO


1. Novate-Brasca 2. Brasca-Gianetti 2bis. Omio-Gianetti 3. Gianetti-Allievi 4. Allievi-Ponti 5. Ponti-Chiesa Valmalenco

GALLERIA DI IMMAGINI

CARTA DEL TERRITORIO COMUNALE sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).
Apri qui la carta on-line.
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