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La terza tappa della cinque giorni intorno al Disgrazia è assai meno pesante delle precedenti. Alla discesa sul fondo dell'alta Valmalenco segue la salita in Val Bona che culmina nella bocchetta di Val Bona o passo del Forno, per la quale sendiamo, in territorio eletico, all'ala Valle del Forno ed all'omomnima capanna, nello splendido scenario del ghiacciaio del Forno.

DAI RIFUGI GERLI-PORRO O VENTINA AL PASSO DI VAL BONA ED ALLA CAPANNA DEL FORNO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rif. Gerli-Porro o Ventina-Ponte sul Muretto-Bocchetta del Forno- Capanna del Forno
6 h
1160
EE
SINTESI. Dai rifugi Gerli Porro o Ventina imbocchiamo il tratturo che scende verso il fondo dell'alta Valmalenco e verso Chiareggio. Alla prima coppia di tornantini sx-dx, però, lo lasciamo imboccando il sentiero che se ne stacca sulla sinistra e scende in pineta per via più diretta al fondovalle (m. 1612), portandoci ad un ponticello sul quale scavalchiamo il ramo del Mallero che scende dalla Val Sissone. Ci immettiamo quindi nella pista sterrata di Pian del Lupo, che proviene da Chiareggio e che seguiamo verso sinistra, fino al ponte sul Mallero del Muretto. Oltre il ponte, sempre seguendo le indicazioni per il rifugio Del Grande-Camerini e triangoli gialli dell'Alta Via della Valmalenco, III tappa, imbocchiamo sulla destra un sentiero che, ignorata una deviazione a sinistra, porta ad un ponticello in legno ed al limite dell'alpe di Vazzeda inferiore (m. 1832), che lasciamo però sulla nostra destra, piegando subito a sinistra e risalendo un ripido crinale erboso. Al termine del crinale, ritroviamo il sentiero (sul quale si alternano, come segnavia, i triangoli gialli, le bandierine rosso-bianco-rosse e quelle bianco-blu-bianche), che piega verso nord-nord-ovest (cioè a destra), superando una fascia di rada vegetazione, prima di approdare all'alpe di Vazzeda superiore (m. 2020), cui giungiamo passando attraverso una stretta porta nella roccia. Qui lasciamo l'Alta Via della Valmalenco: un'indicazione su un grande masso, infatti, ci informa che ci dobbiamo staccare (deviazione a destra) dal sentiero che risale i prati dell'alpe, imboccandone quello che punta a nord (segnavia bianco-blu-bianco). Procedendo verso nord-ovest, passiamo per una baita diroccata, ignorando una deviazione che scende a destra, e prestiamo attenzione alla debole traccia, che in alcuni punti scarta bruscamente a destra, attraversando due torrentelli. Giunti al Pian delle Marmotte, seguiamo i segnavia che ci portano al guado del torrente di Val Bona, a quota 2230 metri circa. Sul lato opposto riprendiamo la salita verso ovest-nord-ovest. Sempre rimanendo sul fianco settentrionale, il sentiero guadagna quota ed approda ad un secondo pianoro, disseminato di numerosi massi, fra i quali comincia a districarsi con una certa fatica. Raggiunta una prima sella che dal basso sembra costituire l valico, affrontiamo l'ultima salita fra sfasciumi, che ci porta alla stretta porta del Passo di valbona, o bocchetta del Forno (ma anche Sella del Forno, m. 2775). Sul versante opposto scendiamo in territorio elvetico, sempre seguendo i segnavia bianco-blu-bianchi. Non ci portiamo al centro del vallone, ma restiamo sul lato di destra. Dopo un arco di cerchio in senso antiorario, procediamo verso ovest ed ovest-sud-ovest, su pietrame o nevaio fino a stagione avanzata, fino a raggiungere, seguendo una vecchia condotta dell'acqua, il bordo del crinale che scende verso sud-ovest dal monte del Forno. Qui pieghiamo leggermente a destra (ovest-nord-ovest) e, superate alcune placche con l'ausilio di fittoni (attenzione!), raggiungiamo la capanna del Forno del Club Alpino Svizzero (m. 2574).


Parete nord del Monte Disgrazia visto dal sentiero per la Val Bona

Dai rifugi Gerli Porro o Ventina imbocchiamo il tratturo che scende verso il fondo dell'alta Valmalenco e verso Chiareggio. Alla prima coppia di tornantini sx-dx, però, lo lasciamo imboccando il sentiero che se ne stacca sulla sinistra e scende in pineta per via più diretta al fondovalle (m. 1612), portandoci ad un ponticello sul quale scavalchiamo il ramo del Mallero che scende dalla Val Sissone. Ci immettiamo quindi nella pista sterrata di Pian del Lupo, che proviene da Chiareggio e che seguiamo verso sinistra, fino al ponte sul Mallero del Muretto.
Il ponte ci permette di guadagnarne la riva opposta, dove, seguendo i cartelli per il rifugio Del Grande-Camerini e la bocchetta del Forno, imbocchiamo un sentiero che se ne stacca sulla destra. I due segnavia accostati, il triangolo giallo e la bandierina bianco-blu-bianca, indicano che, in questa parte, sul sentiero si sovrappongono il percorso dell'Alta Via della Valmalenco (terza tappa, da Chiareggio a Chiareggio passando per la val Sissone ed il rifugio Del Grande-Camerini) e quello che ci interessa, per la bocchetta del Forno ed il ghiacciaio omonimo. Guardando alle spalle intravvediamo la parete nord del Disgrazia, che salutiamo (tornereno a rivederlo solo nell aquinta ed ultima tappa, dal fondo della Val di Mello).
Il sentiero corre sul fianco montuoso e, dopo aver piegato a sinistra, intercettando il sentiero che sulla nostra sinistra giunge dal rifugio Tartaglione-Crispo, si porta al torrentello che scende dall'ampio terrazzo compreso fra la cima di Vazzeda (m. 3927) e la cima di val Bona (m. 3033), e lo supera con l'ausilio di un ponticello in legno. Poco oltre, raggiungiamo i prati dell'alpe di Vazzeda inferiore (m. 1832), che lasciamo però sulla nostra destra, piegando subito a sinistra e risalendo un ripido crinale erboso. Al termine del crinale, ritroviamo il sentiero (sul quale si alternano, come segnavia, i triangoli gialli, le bandierine rosso-bianco-rosse e quelle bianco-blu-bianche), che piega verso nord-nord-ovest (cioè a destra), superando una fascia di rada vegetazione, prima di approdare all'alpe di Vazzeda superiore (m. 2020), cui giungiamo passando attraverso una stretta porta nella roccia. 
Di fronte a noi si mostra l'elegante monte del Forno (fùren, o fórn, ma anche munt rus, m. 3214), che presidia il vertice settentrionale della val Bona. Qui, in corrispondenza di una baita, le strade dell'Alta Via della Valmalenco e del sentiero per la bocchetta del Forno si dividono: un'indicazione su un grande masso, infatti, ci informa che ci dobbiamo staccare (deviazione a destra) dal sentiero che risale i prati dell'alpe, imboccandone uno che, al cospetto della severa parete nord del monte Disgrazia, punta deciso verso la fascia boschiva, cioè in direzione nord. Entriamo, così, in una bella macchia di radi larici, mentre alle nostre spalle è facilmente riconoscibile, sul versante orientale della val Ventina (val de la
venténa), il Bocchel del Cane, fra il monte Senevedo (m. 2561), a sinistra, e la punta Rosalba (m. 2808), a destra.
Presso una baita diroccata, poi, troviamo segnalata la deviazione, sulla destra, che discende il fianco sud-occidentale della valle del Muretto, tocca il fondovalle e risale sul fianco opposto, intercettando il sentiero Chiareggio-
passo del Muretto e raggiungendo l'alpe dell'Oro (alp de l'òor, nel 1544 alpis de loro: niente a che vedere con il nobile metallo, ma con la radice che significa "bordo, ciglio su salto o dirupo"; chiamata anche curt de l’òor, in una mappa del 1816 risultava costituita da 22 baite). Ignoriamo questa deviazione e proseguiamo, mentre la vegetazione si fa più rada. fino ad intercettare, in sequenza, due torrentelli, che attraversiamo: in questo tratto dobbiamo prestare attenzione, perché per due volte la traccia scarta a sinistra, effettuando qualche serrato tornantino, ed è facile perderla, se non si sta attenti. 
Alla fine, sempre procedendo in direzione nord-ovest, sormontiamo le ultime placche rocciose che ci separano dalla solitaria porta della val Bona, costituita dal pian delle Marmotte. Alle nostre spalle, il panorama è dominato dall'affilato profilo del pizzo Scalino, che si staglia là, sul fondo, a sinistra del monte Senevedo. Le indicazioni ci suggeriscono dove varcare il torrente della valle (m. 2230), lasciandolo alla nostra sinistra. Il passo viene dato a due ore di cammino da qui: ce ne vogliono un po' meno, ma l'indicazione non è troppo lontana dal vero. Il sentiero prosegue a ridosso del suo fianco settentrionale (quello di destra per chi sale), mentre alzando lo sguardo, alla nostra sinistra e di fronte a noi, possiamo riconoscere la cima di Val Bona (pizzùn, m. 3033), che chiude la valle sul lato meridionale, ed il monte Rosso (m. 3088), sul lato occidentale della sua testata. Sempre rimanendo sul fianco settentrionale, il sentiero guadagna quota ed approda ad un secondo pianoro, disseminato di numerosi massi, fra i quali comincia a districarsi con una certa fatica. Mentre sulla nostra sinistra la cima di val Bona mostra con maggiore ampiezza il suo fianco roccioso, davanti a noi compare la sella su cui è collocato il passo, al termine di un largo canalone occupato da sfasciumi.
I massi rendono piuttosto faticosa la salita, e, quando superiamo l'ultima fascia di roccette, abbiamo l'impressione di aver ormai raggiunto il passo. In realtà questa fascia ci permette di accedere ad un ultimo ed ampio corridoio, al termine del quale, dopo aver superato anche un nevaietto che persiste a stagione avanzata, possiamo attaccare la stretta porta del Passo di valbona, o bocchetta del Forno (ma anche Sella del Forno, m. 2775).


Valle del Forno

La scritta "Cap. Forno", ben in vista sul bastione roccioso settentrionale (alla nostra destra), segnala che a circa mezzora di cammino è collocato il rifugio omonimo (m. 2574), in territorio elvetico: purtroppo dal passo non si vede, perché è, letteralmente, appena dietro l'angolo, cioè in basso, a destra, nascosto dallo speroncino roccioso. Si vede bene, invece, la lunga costiera che divide l'alta valle del Forno da quella d'Albigna, e vi si individuano le due selle del passo Casnile sud (m. 2914: di qui passa la quarta giornata dell'anello) e nord, con la punta Casnil, a destra (m. 3189) ed ancora più a destra il pizzo Bacone (m. 3244). A sinistra del passo Casnile sud si vede, invece, lo Scalin, a sinistra (m. 3164). Della vedretta, o ghiacciaio, del Forno, invece, si intravede solo un breve scorcio: il ghiacciaio, del resto, è in fase di pronunciato ritiro, ed infatti non resta traccia della sua lingua che un tempo occupava la valle laterale sulla quale si affaccia il passo che abbiamo raggiunto.
Abbiamo raggiunto il passo dopo circa tre ore e mezza o poco più di cammino (il dislivello è di circa 1160 metri).

La discesa alla capanna del Forno si effettua seguendo i segnavia bianco-azzurri. Non ci portiamo al centro del vallone, ma restiamo sul lato di destra. Dopo un arco di cerchio in senso antiorario, procediamo verso ovest ed ovest-sud-ovest, su pietrame o nevaio fino a stagione avanzata, fino a raggiungere, seguendo una vecchia condotta dell'acqua, il bordo del crinale che scende verso sud-ovest dal monte del Forno. Qui pieghiamo leggermente a destra (ovest-nord-ovest) e, superate alcune placche con l'ausilio di fittoni (attenzione!), raggiungiamo, in una trentina di minuti o poco più, la capanna del Forno del Club Alpino Svizzero (m. 2574).
La capanna dispone di 104 posti letto e il servizio cucina. L'edificio originario è dei primi del Novecento, ma è stato ampiamente ristrutturato nel 1985. Di proprietà del C.A.S. Section Rorschach, è gestito da Stephan Rauch (tel.: 0041 (0)79 2937374). Il telefono del rifugio è 0041 (0)81 8243182. E' aperto dal 1 luglio al 15 settembre e nei weekend di aprile e maggio per lo sci alpinismo. Sempre aperto, invece, è il locale invernale che dispone di 25 posti.
Dalla capanna si può scendere in circa 2 ore e mezza al passo del Maloja. Straordinario il panorama che essa offre.


La Capanna del Forno (foto di Enrico Pelucchi, per gentile concessione; cfr. il suo bel volume "Dieci giorni intorno al Bernina", CAI ed., Sondrio, 2014)

Da sinistra, in primo piano sul fianco meridionale del vallone che scende dal passo, la regolare piramide del monte Rosso (m. 3088). Sul fondo della Valle del Forno, maestose sopra il lungo ghiacciaio, le famose cime del gruppo del Masino, cioè, sempre da sinistra, il pizzo Torrone orientale (m. 3333) con il caratteristico Ago di Cleopatra alla sua destra, il pizzo di Torrone Centrale (m. 3275), il pizzo Torrone occidentale (m. 3349), la punta Rasica (m. 3305) e la piatta calotta sommitale della cima di Castello (m. 3386), la più alta del gruppo. Proseguendo verso destra, la splendida sequenza di cime del versante occidentale dela Valle del Forno, fra le quali spiccano, proprio di fronte al rifugio, il pizzo Casnile (m. 3189), il pizzo Bacone (m. 3244) e la cima del Largo (m. 3188).


Valle del Forno

Valle del Forno

Così Bruno Galli Valerio, naturalista ed alpinista, descrive la Capanna del Forno il 14 agosto 1905: “E’ una bella capanna, di forma rettangolare, divisa in due parti: l’una chiusa, in cui stanno cuccette e coperte, l’altra aperta, contenente sei cuccette con paglia; un fornello, una pentola, un tavolo e una panca. Ci stiamo e meraviglia. La situazione in questa capanna è meravigliosa. Posta su un promontorio che si incunea nel ghiacciaio del Forno, domina tutto questo immenso fiume di ghiaccio e l’orizzonte vastissimo è chiuso dalle artistiche cime di Rosso, dei Torroni, di Castello, di Cantone, ecc. qui manca completamente la sensazione di soffocamento che si prova in molte altre capanne, troppo rinserrate fra alte cime. Il visitatore della Val Malenco che non si spinge fino alla capanna del Forno, per la facile forcella omonima, perde l’occasione di ammirare uno dei più splendidi panorami di alta montagna… esco dalla capanna. Daudet ha scritto che se il giorno è la vita degli esseri, la notte è la vita delle cose. Un silenzio infinito domina sull’immensa estensione di ghiacci e di nevi, luccicanti sotto i raggi della luna. I giganti che si rizzano d’intorno, appaiono ancor più grandi e, se si fissano, sembrano mettersi in movimento e spostarsi tutt’intorno alla capanna. Di tanto in tanto lo scroscio di un seracco che precipita, pare la voce di quei giganti.” (Bruno Galli Valerio, “Punte e passi”, a cura di Lisa Angelici ed Antonio Boscacci, ed. CAI di Sondrio, Sondrio, 1998).

APPROFONDIMENTI

LA MORTE DI ETTORE CASTIGLIONI POCO SOTTO LA BOCCHETTA DEL FORNO

Pochi sanno che la bocchetta del Forno fu teatro di una tragedia che merita assolutamente di essere raccontata. Poco sotto il valico, sul versante italiano, morì assiderato da una tormenta, il 12 marzo del 1944, Ettore Castiglioni, figura di rilievo primario dell’alpinismo italiano, ma anche protagonista importante della guerra di Resistenza. Il suo corpo fu trovato nella successiva tarda primavera a quota 2650, là dove poi nel 2011 è stata posta una targa commemorativa (sul roccione presso il quale aveva tentato di ripararsi). Nato nel 1908 da una ricca famiglia milanese, si era imposto fin da giovane all’attenzione del mondo alpinistico, con diverse “prime” di prestigio che gli avevano meritato la medaglia d’oro al valor alpinistico. Fra queste, la parete nord-ovest del pizzo Badile, con Vittorio Bramani (luglio del 1937). Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale era il più famoso alpinista italiano.


Sotto la bocchetta del Forno, nei pressi del luogo dove morì Ettore Castiglioni

Durante la guerra prestò servizio come tenente degli Alpini, fino all’armistizio del 8 settembre 1943. Scelta la guerra partigiana, si rifugiò sull’Alpe Berrio Damont (1932 m), sopra Ollmont (in Valpelline), dove operò per agevolare l’espatrio in Svizzera di un centinaio di Ebrei ed oppositori politici che sfuggivano ai rastrellamenti. Fra questi anche Luigi Einaudi, che sarà poi il primo Presidente eletto della Repubblica italiana. Ben presto però (ottobre 1943) le autorità elvetiche lo arrestarono sul confine e lo incarcerarono per 5 settimane sotto l’accusa di spionaggio e contrabbando. Seguì l’espulsione con il divieto di rimettere piede nella Confederazione Elvetica.
Il Castiglioni proseguì la lotta di resistenza e su incarico del CLN decise di tornare in Svizzera per organizzare un nuovo nucleo, questa volta dalla Valtellina. L’11 marzo del 1944 partì con gli sci dalla Capanna Porro, portando con sé un passaporto scaduto intestato al cittadino svizzero Oscar Braendli. Scese al Maloja, ma la gendarmeria elvetica scoprì il sotterfugio e lo arrestò per la seconda volta. Venne privato di pantaloni, scarponi e sci e trattenuto in arresto nell’Hotel Longhin. Deciso a non finire sotto processo per la seconda volta, alle cinque di mattina della successiva domenica 12 marzo si calò con lenzuola annodate dal primo piano e fuggì verso la Valle del Forno, per tornare in Italia. Era sommariamente riparato da una coperta. Ai piedi alcuni stracci gli permettevano a malapena di calzare i ramponi. Nonostante ciò riuscì a guadagnare la bocchetta del Forno, ma l’inclemenza del tempo non gli lasciò scampo. Sorpreso da una tormenta, cercò riparo nell’anfratto di un roccione poco sotto il valico, in territorio italiano. Qui morì assiderato, a soli 36 anni.


Sotto la bocchetta del Forno, nei pressi del luogo dove morì Ettore Castiglioni

Sulla fiancata destra della chiesa di S. Anna a Chiareggio una targa lo ricorda. Nel 1999 venne edita la sua biografia, Il vuoto alle spalle. La storia di Ettore Castiglioni, scritta da Marco Albino Ferreri (Corbaccio Editore). Per maggiori dettagli è utile anche l’articolo all’indirizzo http://www.anpi.it/donne-e-uomini/ettore-castiglioni/

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BRUNO GALLI VALERIO AL PASSO DI VAL BONA ED ALLA CAPANNA DEL FORNO


Pizzi Torrone dalla Valle del Forno

È interessante, infine, leggere il resoconto della salita da Chiareggio alla bocchetta del Forno (con successiva discesa alla capanna del Forno) effettuata il 26 luglio 1910 da Bruno Galli Valerio, alpinista e naturalista che molto amò queste montagne: “Ma abbiamo ancora un lungo cammino da fare e a mezzogiorno e tre quarti, prendiamo congedo dagli amici. Su un bel cielo azzurro appaiono le Cime di Vazzeda e di Rosso, là, sopra il verde dei pascoli e dei boschi. Ovunque stanno falciando e un buon odore di fieno si diffonde nell'aria. Per i pascoli, ci portiamo al fiume che scende dalla Val Muretto e passiamo sulla sua riva destra per un ponticello vicino alle baite di Forbicina. Il sentiero sale nei boschi di abeti. Mentre saliamo, fanno l'apparizione alle nostre spalle, dall'altra parte della valle, le cime del Pizzo Rachele, Ventina e Disgrazia, sotto le quali scendono, quasi fino ai prati di Forbicina, i ghiacciai di Ventina e del Disgrazia. Alle due e un quarto arriviamo all'alpe di Vazzeda inferiore (1830 m.). Numerose vacche al pascolo ci guardano coi loro grandi occhi spalancati. Sostiamo là un po' di tempo ad ammirare il gruppo del Disgrazia che, da quel punto, appare in tutta la sua bellezza. Attraverso un bosco di conifere pieno di rododendri in fioritura, saliamo verso l'alpe di Vazzeda superiore. Questo bosco è pieno di legna secca e il Dott. Bornand ha l'eccellente idea di caricarsene una buona dose sulle spalle, nel caso che non se ne trovi alla capanna del Forno. Grosse nuvole spuntano da tutte le parti dietro le cime. Quando sbuchiamo alle baite di Vazzeda superiore (2021 m.), grosse gocce cominciano a cadere. Per coste erbose, ci portiamo sul versante di destra della Val Bona e di là al ghiacciaio coperto di neve sotto il Monte Rosso: lassù in alto appare la Forcella del Forno. Attacchiamo allora la ripida vedretta, coperta di neve dura, che scende dal passo, e alle cinque e mezzo siamo alla forcella (2790 m.).


Valle del Muretto

Soffia un forte vento e la neve cade a grossi fiocchi. Dense nebbie, nascondono completamente il ghiacciaio del Forno. Ci leghiamo e cominciamo la discesa del ghiacciaio dove i crepacci son coperti dalla neve. Siam subito avviluppati dalle dense nebbie. Se non fossi già stato alla capanna del Forno, non potrei trovarla. L'orientarsi senza un punto di riferimento è difficilissimo. Credo di essere già arrivato al livello della capanna e mi porto sulla nostra destra sulle coste del Monte del Forno. Ma in mezzo a enormi blocchi, non riusciamo a trovare la capanna. Mentre la cerchiamo, le nebbie si levano e la capanna appare sotto di noi. Alle sei e mezzo, finalmente la raggiungiamo. Quale triste sorpresa! Questa capanna, di cui una parte era sempre aperta, ora è completamente chiusa. E continua a nevicare! Che fare? Decidiamo di passare ugualmente la notte lassù. Vicino alla capanna troviamo una grossa pietra che fa da tetto. E' là che ci installeremo. E i lavori per sistemare la nostra dimora cominciano: dei muretti a secco che copriamo con la terra sono eretti per proteggerci contro la neve e contro il vento. Scaviamo qualche canaletto nel suolo per assicurare lo scolo dell'acqua in caso di pioggia. Togliamo le pietre sotto il blocco e vi preparamo un letto con le corde stese in anelli uniformi. Poi entriamo nella nostra dimora vi accendiamo un bel fuoco e prepariamo la cena: Una cena eccellente dove figurano una buona minestra, delle uova, marmellata, pere e ovomaltina. Continua a nevicare e ci rannicchiamo nel nostro buco. Tutto d'un tratto, alle sette e mezzo, la testa di una guida dalla barba nera appare davanti a noi. Due grandi occhi neri ci guardano sbalorditi.
- Avete la chiave della capanna?
- E' l'unica domanda che gli facciamo. La guida risponde di sì.
- Questo basta, rispondiamo.


Pian del Lupo

Allora la guida ci spiega che è l'avanguardia di una comitiva di alpinisti, che salgono dal Maloja alla capanna e che avendo sentito parlare sotto il blocco, era venuto a vedere di che si trattava. Gli altri alpinisti, tre signori e una signorina con una seconda guida compaiono e, a loro volta, ci guardano con occhi pieni di sbigottimento. Andiamo tutti insieme alla capanna. Di tanto in tanto guardiamo fuori: Si direbbe pieno inverno. Tutto è bianco di neve e fa un freddo da lupo. Lasciamo il vento soffiare e nella capanna ben riscaldata, facciamo il tè e passiamo qualche ora chiacchierando attorno al camino. Per tutta la notte, il vento infuria." (Bruno Galli Valerio, “Punte e passi”, traduzione dal francese a cura di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, ed. CAI di Sondrio, Sondrio, 1998).


Valle e ghiacciaio del Forno

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line



PERCORSO COMPLESSIVO DELL'ANELLO DEL MONTE DISGRAZIA sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright.
Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - elaborata su un particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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