Apri qui una panoramica sulla Valle del Braulio dal sentiero bocchetta della Forcola-IV Cantoniera

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
III Cantoniera dello Stelvio-Bocchetta della Forcola di Rims-IV Cantoniera dello Stelvio-III Cantoniera dello Stelvio
4 h e 30 min.
490
E
SINTESI. Usciti da Bormio dobbiamo proseguire in direzione di Livigno. Superata la deviazione a sinistra per Premadio, la strada statale giunge ad un tornante destrorso, al quale si stacca, sulla sinistra, la strada segnalata per il passo del Foscagno e Livigno. Noi la ignoriamo e cominciamo a salire verso il passo dello Stelvio. Giunti alla III Cantoniera (m. 2342), dopo aver visitato la chiesetta di S. Ranieri, torniamo indietro fino al parcheggio che troviamo sulla sinistra della carreggiata (cioè sul lato di fondovalle). Torniamo indietro fino al parcheggio che troviamo sulla sinistra della carreggiata (cioè sul lato di fondovalle). Qui troviamo anche un pannello illustrativo. Sul lato di destra (quello a monte, ad ovest) della strada cerchiamo la partenza di un largo sentiero che sale verso ovest su un largo dosso di pascoli. Nel primo tratto va a destra (nord), poi comincia ad inanellare una serie di tornanti (cinque sequenze sx-dx). La pendenza è regolare, e questo tradisce la sua origine militare. Dopo l'ultimo toroante dx, ci affacciamo ad un ampio ripiano, le Foppe della Mocenaccia. Qui lasciamo un sentiero che traversa a destra e proseguiamo verso nord-ovest, quasi a ridosso del versante orientale del monte Braulio, nume tutelare di questa valle. Distinguaiamo davanti a noi la meta: il crinale settentrionale del monte Braulio si abbassa ad un intaglio, la bocchetta della Forcola di Rims (m. 2768), che il sentiero raggiunge dopo un ultimo strappo. Davanti a noi si apre lo splendido scenario dell’alta Valle della Forcola di Rims Non scendiamo però sul versante della Valle della Forcola di Rims, ma imbocchiamo il sentiero segnalato per la IV Cantoniera, che taglia il versante dei pascoli ai piedi della linea Umbrail-Rims. Dopo un tratto in discesa, ci attende un buon tratto in cui si risale, anche se con pendenza modesta. Davanti a noi ottimo è il colpo d’occhio sul giogo di Santa Maria e sul Passo dello Stelvio. Terminata la salita, un’ultima discesa ci riporta alla IV Cantoniera dello Stelvio, appena sotto il giogo o passo di Santa Maria (m. 2488), che si affaccia sull'elvetica Val Muranza. Scendiamo ora sulla SS 38 dello Stelvio e, dopo una sequenza di tornanti dx-sx-dx, percorriamo un tratto sulla carozzabile fino a trovare, sulla sinistra, un sentiero che se ne stacca e scende alla III Cantoniera restando poco sotto la carreggiata. Torniamo così al parcheggio dove recuperiamo l'automobile.


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La Valle del Braulio deve la sua amplissima fama a quel passo dello Stelvio di cui già nella Guida alla Valtellina, edita nel 1884 a cura del CAI e di Fabio Besta, afferma: “Non v'ha, osserva Felice Liebeskind, in tutta la cerchia dell'Alpi alcun passaggio che possa rivaleggiare, e per magnificenza, e per pittoresche bellezze, con quello dello Stelvio. Per esso anche chi non vuole incontrare difficoltà o sostenere fatica, può, senza lasciare la carrozza, visitare da vicino il mondo dei ghiacciai e scoprirne i segreti.
Fu merito di un ingegnere italiano, il cav. Carlo Donegani, l'aver ideata e condotta a termine in meno di cinque anni, dal 1820 al 1825, questa che parve allora ed è ancora arditissima opera dell'ingegneria stradale.”
Valle e passo sembrano essere appannaggio di appassionati delle due ruote, mosse dall’energia delle gambe umane o da quella ben più potente di rombanti pistoni. Salendo lungo la strada, dunque, non mancheremo di incontrare sudatissimi ciclisti e fieri centauri. Questa valle non manca, però, di motivi d’interesse escursionistico. La più elegante, panoramica e remunerativa escursione è, senza dubbio, quella che, partendo dal confine italo-svizzero al gioco di Santa Maria (o passo d’Umbrail) porta a toccare la cima del piz Umbrail, e che può essere prolungata con un’indimenticabile traversata alla punta di Rims, con ritorno al punto di partenza per la Valle della Forcola di Rims e la forcella della Forcola. Un’escursione che, nella sua prima parte, è alla portata di tutti, mentre nella seconda richiede attenzione ed un po’ di pratica escursionistica.
Ma andiamo con ordine. Innanzitutto al confine italo-svizzero del giogo di Santa Maria, presso il quale è posta la IV cantoniera dello Stelvio, dobbiamo salire in automobile, seguendo, ovviamente, la ss 38 dello Stelvio. Per farlo, usciti da Bormio dobbiamo proseguire in direzione di Livigno. Superata la deviazione a sinistra per Premadio, la strada statale giunge ad un tornante destrorso, al quale si stacca, sulla sinistra, la strada segnalata per il passo del Foscagno e Livigno. Noi, ovviamente, la ignoriamo e cominciamo ad inanellare la lunga serie di 36 tornanti che portano al passo dello Stelvio, superando un dislivello ragguardevole (dai 1225 m. di Bormio ai 2757 del passo). A ciascuno di essi corrisponde un cartello che ne indica la numerazione (partendo dal passo a scendere). Troviamo, sulla sinistra, l’indicazione di due deviazioni, rispettivamente per i Bagni Nuovi e per i Bagni Vecchi di Bormio. Prima di entrare nella Valle del Braulio, la strada, che corre fra le selvagge pareti del limite occidentale della Reit a destra (Crap dell’Aquila) e del fianco orientale del Monte delle Scale a sinistra, supera una breve galleria scavata nella viva roccia ed incontra, al km 5,5 da Bormio, la deviazione, a sinistra, per la località di Boscopiano, in Valle di Fraele. Segue la galleria denominata di Piattamartina, oltre la quale si notano, a destra della strada, i ruderi della I Cantoniera (m. 1717). Sul lato opposto della valle, alla nostra sinistra, l’impressionante salto delle Corne di Pedenolo non manca di suscitare brivido e leggero senso di vertigine.


Parcheggio della III Cantoniera

Leggiamo nella citata Guida CAI: “Qui la valle diventa aspra e selvaggia; ma è maestosa e imponente. Enormi masse di calcare scendono a precipizio dall'una e dall'altra parte. La parete che s'alza lungo la sponda destra del Braulio ascende perpendicolarmente per oltre 800 metri, termina in una cresta, frastagliata nel più bizzarro modo, e lungh'essa precipitansi dall'alto in belle cascate diversi ruscelli. Consta di nuda roccia divisa in istrati, non interrotta che in un luogo solo da un piccolo pianerottolo coperto di pascoli e di pini. Dopo la Prima Cantoniera la strada s'innalza in due andirivieni e quindi attraversa le Gallerie del Diroccamento; alcune sono, almeno in parte, scavate nella roccia, altre, costruite in legno o in muratura, coprono i tratti della via più esposti alle valanghe e alle frane. La gola si fa sempre più orrida. Anche a destra sopra la via sono immense masse di roccie sovrasporgenti, non interrotte che da scoscesi franamenti. Queste roccie e queste frane formano la costa di Glandadura.


Chiesetta di San Ranieri

Si tratta di un tormentato versante che scende dal limite occidentale della Reit, versante che pose (e pone tuttora) i maggiori problemi di progettazione e manutenzione della strada, soggetto, com’è, a frane e slavine. Superata la confluenza, da destra, della valle dei Vitelli, siamo al versante di Spondalunga, che viene vinto con una serie di tornanti al termine della quale si trova la II Cantoniera o Casino dei Ròtteri (m. 2176). Siamo  13,7 km da Bormio. La singolare denominazione della Cantoniera deriva dal cavallo di testa delle carovane, che era chiamato, dopo abbondanti nevicate, a “rompere” la neve fresca tracciando di nuovo il solco della strada. Appena sotto la Cantoniera, a sinistra della strada, ad un tornante dx, lo sguardo incontra lo spettacolo potente della cascata del Braulio, le cui acque cadono spumeggiando e ruggendo con una violenza che colpisce. Ecco, di nuovo, la Guida CAI: “Lasciate le Gallerie del Diroccamento, la via giunge là dove sbocca la Valle dei Vitelli, per la quale si prospettano i ghiacciai che scendono dal Monte Cristallo. Quivi presso è la Casa Bruciata. Era la Seconda Cantoniera, e fu incendiata dalle truppe garibaldine nel 1859. Poco dopo la via sale per interminabili risvolti l'erto pendio di Spondalunga, sparso qua e là di magri pascoli e più magri boschetti, ma ricco di fiori e piante rare. Il viaggiatore a piedi può per iscorciatoje raggiungere più presto la sommità del pendio, e in questa salita avrà, campo di osservare delle belle cascate del Braulio. In cima alla salita sta il Casino dei Rotteri di Spondalunga (2290 m.)”


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Oltre la II Cantoniera e la stretta denominata “Bocca del Braulio”, ecco che la valle opera una sorta di repentina metamorfosi, dismette l’abito orrido per indossare quello bucolico ed ameno. Siamo all’ampia piana dell’alpe Braulio (m. 2320), dove troviamo la III Cantoniera:  “Non molto dopo la strada, varcato il torrente che scende a destra della piccola Valle Scorluzzo, entra per la Bocca del Braulio in un vasto altipiano tutto pascoli: anche le pendici dei monti, meno scoscese, sono coperte di verde. È questa l'Alpe Braulio. In mezzo ad essa trovasi la Terza Cantoniera al Piano del Braulio (2400 m.); e lì vicino una chiesetta dedicata a S. Ranieri con una bella tela del sommo Hayez e la casa del Cappellano erette quando si costrusse la gran strada.”
La tela di cui parla la guida non è più lì, ma è conservata al Museo Civico di Bormio: nella chiesetta, aperta, ne possiamo vedere la riproduzione fotografica. S. Ranieri fu viceré del Lombardo-Veneto al tempo della costruzione della strada, nel primo quarto dell’ottocento; a questa chiesetta è legata una storiariportata in calce a questa relazione. Vicino alla chiesetta un monumento riporta i nomi dei caduti sul fronte dello Stelvio durante la grande guerra.


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Torniamo indietro fino al parcheggio che troviamo sulla sinistra della carreggiata (cioè sul lato di fondovalle). Qui troviamo anche un pannello illustrativo. Sul lato di destra (quello a monte, ad ovest) della strada cerchiamo la partenza di un largo sentiero che sale verso ovest su un largo dosso di pascoli. Nel primo tratto va a destra (nord), poi comincia ad inanellare una serie di tornanti (cinque sequenze sx-dx). La pendenza è regolare, e questo tradisce la sua origine militare. Dopo l'ultimo toroante dx, ci affacciamo ad un ampio ripiano, le Foppe della Mocenaccia. Qui lasciamo un sentiero che traversa a destra e proseguiamo verso nord-ovest, quasi a ridosso del versante orientale del monte Braulio, nume tutelare di questa valle. Distinguaiamo davanti a noi la meta: il crinale settentrionale del monte Braulio si abbassa ad un intaglio, la bocchetta della Forcola di Rims (m. 2768), che il sentiero raggiunge dopo un ultimo strappo.


Valle della Forcola di Rims dalla bocchetta della Forcola di Rims

Davanti a noi si apre lo splendido scenario dell’alta Valle della Forcola di Rims, che mostra tutta la sua bellezza, sfoderando un ricco gioco di sfumature cromatiche, dai grigi pallidi ai verdi saturi, dalle tinte ocra a quelle del grigio più cupo. Altrettando bello e più ampio il panorama sul versante della Valle del Braulio, che si apre non solo l’alta valle, ma anche sul gruppo dell’Ortles-Cevedale.
 Troviamo, oltre ad un cartello dell’alta Via della Magnifica Terra, un cartello del Parco Nazionale dello Stelvio che dà la IV Cantoniera a 50 minuti. Ci inseriamo, dunque, nella famosa via storica dell’Ombraglio, di cui abbiamo detto all’inizio della presentazione. Di passò, dunque, Bianca Maria Sforza (cfr. approfondimento storico); di qui passò anche, il 4 agosto 1906, il valente alpinista e naturalista Bruno Galli Valerio, che così scrive della traversata dalla Valle della Forcola a quella del Braulio (in "Punte e passi", traduzione dal francese di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, Sondrio, 1998):
"...Raggiungiamo alle cinque e venti il sentiero che risale la Valle della Forcola. Il tempo si è fatto splendido. Alla Baita dei Pastori, ci ristoriamo con un po' di latte di capra. Risalendo al passo della Forcola, volgiamo lo sguardo verso il Schumbraida. Esso ci presenta la sua enorme parete grigia, che cade a picco verso la valle della Forcola. Dietro la sua cima si nasconde il sole e gli dà l'aspetto di un enorme vulcano. Alle sette e venti siamo sul passo (2900 m.). Grandi ombre si stendon nella valle. Sotto i raggi del sole morente, i ghiacciai dell'Ortler e del Cristallo mandano nell'aria mille scintille.


Gruppo dell'Ortles visto dal sentiero bocchetta della Forcola di Rims-IV Cantoniera

Una malinconia profonda mi prende. Mi passan nella mente alcune strofe di una poesia senza rima nè verso, scritta in un momento di grande sconforto:
O nevi che brillate
sotto il sole che muor,
nell'ore desolate
datemi un po' d'amor. (in italiano nel testo, ndc)
Sì, sì, datemene nei momenti di sconforto infinito, nell'ore di dubbio; apparite davanti a me, cime indorate dal sole che muore, sopra le ombre profonde delle valli e della vita!
Scendiamo per pascoli alla terza Cantoniera. Non c'è alloggio, e lungo la strada polverosa raggiungiamo la quarta Cantoniera. Sono le otto di sera. La luna rischiara lo splendido paesaggio. Rinaldi esprime l'idea che domani passeremo la giornata oziando al passo dello Stelvio; è anche molto sorpreso quando gli do gli ordini per fare il giorno dopo il passo dell'Ablès e scendere a Bormio."


Pascolo sul sentiero per la IV Cantoniera

Troviamo qui anche un interessante pannello storico:
I preparativi alla guerra nell'anno 1915 sia da parte italiana che da parte austriaca erano indirizzate alla difesa del territorio. Il raggio d'azione dei cannoni d'artiglieria era insufficiente per azioni offensive. In relazione a questo fatto entrambi gli avversari dovevano raggruppare diversamente la loro artiglieria e posizionarla rispettivamente più vicina al confine.
Più di 20 cannoni italiani con un raggio d'azione fino a 9000 metri si trovavano in sequenza su una linea che andava dalla Bocchetta di Forcola fino al Monte Radisca, passando per il Monte Braulio. Nella valle del Braulio, poco distante dalla 2. Cantoniera, si trovavano ulteriori posizionamenti. Sul pendio opposto le linee di posizione passavano in alto dal Filone del Mot e arrivavano ai piedi del Monte Scorluzzo. Sul Passo d'Ables, infine, venne piazzata la posizione d'artiglieria del "Gruppo artiglieri Forcola", maggiormente a sud. Da queste posizioni fu possibile per gli italiani, a partire dal 1916, agire fino a Trafoi equindi tenere sotto tiro le basi logistiche e i sentieri utilizzati per il rifornimento dalle truppe austriache.
Un secondo gruppo d'artiglieri detto "Valfurva" copriva le posizioni a nord e a sud della Val Zebrù. II suo raggio d'azione arrivava fino a Trafoi e alla Val Solda.”


Scendendo verso la IV Cantoniera

Non scendiamo però sul versante della Valle della Forcola di Rims, ma imbocchiamo il sentiero segnalato per la IV Cantoniera, che taglia il versante dei pascoli ai piedi della linea Umbrail-Rims. Dopo un tratto in discesa, ci attende un buon tratto in cui si risale, anche se con pendenza modesta. Davanti a noi ottimo è il colpo d’occhio sul giogo di Santa Maria e sul Passo dello Stelvio. Terminata la salita, un’ultima discesa ci riporta alla IV Cantoniera dello Stelvio, appena sotto il giogo o passo di Santa Maria (m. 2488), che si affaccia sull'elvetica Val Muranza. Scendiamo ora sulla SS 38 dello Stelvio e, dopo una sequenza di tornanti dx-sx-dx, percorriamo un tratto sulla carozzabile fino a trovare, sulla sinistra, un sentiero che se ne stacca e scende alla III Cantoniera restando poco sotto la carreggiata. Torniamo così al parcheggio dove recuperiamo l'automobile.

APPROFONDIMENTO STORICO SULLA BOCCHETTA DELLA FORCOLA DI RIMS
Valle della Forcola di Rims

Nel 1493 il dominio degli Sforza sulla Valtellina e la Contea di Bormio era prossimo alla fine (nel 1500 sarebbero arrivati i Francesi, poi dal 1512 al 1797 le Tre Leghe Grigie), ma Ludovico il Moro, signore di Milano, pensava di essersi saldamente assicurato il potere alleandosi con l’Imperatore Massimiliano degli Asburgo d’Austria. A suggellare l’alleanza, il matrimonio della duchessa Bianca Maria Sforza con l’imperatore stesso. Bianca Maria venne in Valtellina dal Lago di Como, il suo corteo, spettacolo davvero inconsueto ed ammirato, la risalì interamente, fino alla Magnifica Terra. Scrive Enrico Besta (“Le Valli dell’Adda e della Mera nel corso dei secoli”, Milano, Giuffè, 1964): “A dicembre, sfidando impavidamente le nevi, poteva sicuramente salir verso lo Stelvio Bianca Maria, sorella di Gian Galeazzo, incontro al regale suo sposo. Quella, che già i Bormiesi chiamavano regina, era il grazioso pegno della amicizia poco prima suggellata fra Massimiliano e Ludovico il Moro…. Tutti avrebbero fatto certo del loro meglio per non sfigurare presso la bionda e diafana signora, “bianca di perle e bella più che il sole”, che sbattuta ancora per la tempesta del lago era tuttavia dolce dispensiera di sorrisi a coloro che le mostravano amore… Si pensa che accanto alla duchessa Bianca fosse anche Leonardo da Vinci e che da quella diretta visione della Valtellina traesse le impressioni che manifestò descrivendola.
Fu fatta alla regina la migliore accoglienza quando partì, Bormio (aveva fatto riguardare a dovere la via dell'Umbrail) la volleanche accompagnata fino al giogo da ben arredati balestrieri.”


Valle della Forcola di Rims

In che consisteva la via dell’Umbrail, detta anche “via dell’Ombraglio”, per il quale passò la futura consorte dell’Imperatore Massimiliano? Si trattava della “via breve di Val Venosta”. Ecco come la descrive, nel suo studio “Sentieri e strade storiche in Valtellina e nei Grigioni - Dalla preistoria all’epoca austro-ungarica” (ottobre 2004), Cristina Pedana, che offre un’efficace sintesi del sistema di comunicazioni fra Magnifica Terra e territori di lingua tedesca:
In Alta valle i passi ed i percorsi più importanti verso l'Engadina e la Val Venosta, frequentati probabilmente anche in epoche preistoriche, ma comunque largamente utilizzati dal Medioevo fino agli inizi del XIX secolo furono il passo di Umbrail o Ombraglio denominato "via breve di Val Venosta" e il passo di Fraele o "via lunga di Val Venosta".
Entrambi avevano come punto di partenza Bormio dove si giungeva attraverso il passo del Gavia o seguendo la Valtellina per Bolladore, Serravalle, Cepina.
Il primo itinerario all'uscita da Bormio, oltrepassato il torrente Campello e raggiunto il bivio da cui si divideva la strada per Fraele, proseguiva a destra per Molina, attraversava il bosco di Morena (l'attuale parco dei Bagni Nuovi) raggiungeva il difficile passaggio delle "scale dei Bagni" sotto la chiesetta, costruita probabilmente in epoca carolingia, di San Martino dei Bagni; con un altro pericoloso tratto si portava sotto la torre detta Serra frontis, oggi scomparsa, che faceva parte di un sistema di fortificazioni citato per la prima volta in un documento del 1201, ma sistemato e reso sicuro nel 1391 per volontà di Gian Galeazzo Visconti.
Da lì la strada scendeva al ponte sul torrente Braulio, poi, senza tornanti ma con una ampia curva, risaliva il versante opposto per raggiungere l'imbocco della valle della Forcola di Rims, superato il passo omonimo, affacciato sulla valle del Braulio, attraverso il passo di Umbrail e la valle Muranza scendeva a Santa Maria in Val Monastero.Nei pressi del passo, poco prima dell'inizio della discesa c'era una "hostaria", storicamente documentata dal 1496, che costituiva un sicuro ricovero per i viandanti soprattutto in inverno. Essa venne distrutta e successivamente ricostruita due volte nel corso del '600.
Lungo questo itinerario passò Bianca Maria Sforza per andare incontro al suo sposo Massimiliano I d'Asburgo nel 1493, ancora vi passò Ludovico il Moro nel 1496, quando si recò a Mals per incontrare l'imperatore Massimiliano, probabilmente accompagnato da Leonardo da Vinci. Invece di scendere in Val Monastero, vi era la possibilità di salire fino al passo dello Stelvio e, con un percorso piuttosto accidentato, raggiungere Malles lungo la valle di Trafoi. Questo itinerario, percorribile solitamente solo alcuni mesi in estate, fu aperto nell'inverno del 1485, quando si scatenarono forti dissidi con gli abitanti della Val Monastero per ragioni commerciali. Fu utilizzato anche dal Duca di Feria nel 1633, quando, non volendo passare sul territorio dei Grigioni, con imponenti truppe raggiunse il Tirolo… Tra le merci trasportate era soprattutto il vino della Valtellina ad avere il posto d'onore nell'esportazione verso oltralpe, mentre veniva importato dal Tirolo il sale di Halstatt, considerato merce preziosissima, perché permetteva di conservare gli alimenti. Solo negli ultimi anni del XVIII secolo, anche a causa del clima più crudo, era infatti in atto la cosiddetta piccola glaciazione napoleonica, fu decretato ufficialmente l'abbandono della via di Umbrail a favore di quella di Fraele più comoda e sicura.”


Valle della Forcola di Rims e monte Braulio

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

GALLERIA DI IMMAGINI

 

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