La Val Pila

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Trepalle-Val Pila-Passo di Val Trela-Alpe Trela-Bocchetta di Trelina-Lago Nero-Campaccio-Trepalle
6 h
810
E
SINTESI. Dalla chiesa di S. Anna a Trepalle (m. 2079) scendiamo su sentiero verso est ad intercettare la carozzabile per il fondovalle. Ad un bivio andiamo a destra fino a case Rodigheir (m. 1994) dove prendiamo il sentiero alla nostra destra che sale in Val Pila fino al passo di Val Trela (m. 2295). Proseguiamo sulla sinistra della Val Trela, scendendo alla conca delle baite di Trela (m. 2170). Qui prendiamo a destra (sud-ovest) e saliamo alla vicina bocchetta di Trelina (m. 2283). Scendiamo in pochi minuti alla piana di Val Vezzola, superiamo il torrente e risaliamo su sentiero il dosso alla nostra destra (nord-ovest), fino al ripiano del lago Nero (m. 2550). Proseguiamo diritti (sentiero 131) salendo alla vicina ampia sella erbosa, per poi scendere verso sinistra. Pieghiamo a destra, poi ancora a sinistra ed intercettiamo una pista che scende al fondovalle. Qui imbocchiamo la stradella che va a nord, restando sul lato destro (per noi) della Valle di Foscagno, passando per l'alpe Campaccio e tornando alle case Rodigheir, dalle quali risaliamo alla chiesa di San'Anna a Trepalle.


Trepalle

Trepalle, nucleo compreso fra i passi di Foscagno e d'Eira, è nota per essere la parrocchia più alta d'Europa, ed anche il centro abitato permanentemente più alto d'Europa. Un motivo validissimo per non limitarsi ad oltrepassarla nei viaggi da e per Livigno, ma per fermarsi a visitarla. Proprio dalla sua chiesa parrocchiale, quella di Sant'Anna, può inoltre partire un interessantissimo anello escursionistico, poco noto ma bellissimo, che, passando per le valli Pila, Trela, Vezzola e Foscagno, disegna un cerchio intorno alla cima di Lago Nero e passa per l'omonimo Lago Nero. Gli scenari dell'anello, tranquilli, luminosi e panoramici, sono in grado di soddisfare l'escursionista più esigente.
Procediamo, dunque, così. Superato il passo del Foscagno sulla provinciale per Livigno, scendiamo fino a Trepalle, lasciando la provinciale, appena prima di un distributore di benzina, per scendere a destra alla chiesa parrocchiale di S. Anna, dove parcheggiamo l'automobile (m. 2079). Ci incamminiamo verso est (indicazioni del percorso 106), su un sentiero che passa accanto ad una casa isolata e scende ad intercettare la carozzabile che scende verso il fondovalle (indicazioni del percorso 130 per il passo di Val Trela).
Ad un bivio andiamo a destra, raggiungendo le case Rodigheir (m. 1994). Al suo termine seguiamo le indicazioni del sentiero 130, che sale lungo la Val Pila verso il passo di Val Trela, in direzione est-sud-est. Saliamo gradualmente passando per la Baita della Gera e ad un successivo bivio proseguiamo diritti, ignorando il sentiero che sale verso destra. Colpisce, di questa breve ma interessante valle, la marcata differenza dei suoi versanti: quello alla nostra destra (sud) propone arrotondati dossi di pascoli e macereti, mentre quello di sinistra (nord) appare più severo e solcato da salti rocciosi. Tutto ciò fa intuire una differenza geologica: alle rocce dolomitiche a nord si contrappongono delle filladi a sud, molto più soggette all'erosione. La valle è legata anche a motivi di interesse storico. Scrive, al proposito, Giovanni Peretti, nella sua ottima guida “Rifugi alpini, bivacchi e itinerari scelti in alta Valtellina” (Bormio, 1987), parlando della direttrice Val Trela-Val Pila-Trepalle-Livigno (la Val Vezzola e la bocchetta di Trelina costituivano una variante per evitare gli appostamenti dei Finanzieri): Di qui, infatti, passavano, nelle buie notti, in tutte le stagioni, gli “spalloni” che, per arrotondare i magri stipendi e per “tirare avanti” le famiglie, portavano fino a trenta o quaranta chili di merce di contrabbando da Livigno a Bormio. Molti sono i tristi episodi avvenuti in queste valli e la vita era dura non solo per i contrabbandieri ma anche per i Finanzieri che alloggiavano a S. Giacomo, chiamati da loro con disprezzo “Sgarbasàc” (Strappasacchi): appostamenti, fughe, dispetti e, purtroppo, anche le avversità della natura, che contribuivano a rendere più aspra questa “lotta” quotidiana. D’inverno il nemico più temuto era dato dalle valanghe, che non facevano differenza fra l’anziano e bisognoso padre di famiglia ed il giovane militare”. Troviamo infatti, salendo, una croce che ricorda la morte di uno spallone travolto da una valanga.


Discesa dal passo di Val Trela

La salita termina al passo di Val Trela (m. 2295), che ci introduce ad un lungo corridoio che scende alla piana dell'alpe Trela. Cominciamo la discesa sul lato sinistro (per noi) della valle, poco sopra il torrente, ignorando un sentiero che si stacca sulla nostra sinistra per salire alla bocchetta di Val Lunga. Più avanti ci alziamo rispetto al torrente ed ignoriamo un secondo sentiero che si stacca alla nostra sinistra, per salire sempre alla bocchetta di Val Lunga.
Siamo orami in vista della splendida conca di Trela, dominata dalla cima di Doscopa, tristemente famosa nell'immaginario locale per essere uno dei luoghi dei sabba delle streghe. Ma, a parte questo dettaglio, questi luoghi non hanno davvero nulla di inquietante.
Trela deriva, forse, da “terrella”, piccola terra, ed in effetti l’alpeggio, chiuso quasi da ogni lato da versanti montuosi, ripidi o più dolci, sembra una piccola isola, una terra nascosta, di rara dolcezza e pace. Segnaliamo, per, che nel già citato volume sulla Valdidentro viene proposto un diverso etimo: “Nome probabilmente risalito dalla Val Grosina. Nel dialetto di Grosio tréla designa il casello per la conservazione del latte e l'affioramento, costruito in muratura a secco sopra sorgenti o corsi d'acqua sui maggenghi e gli alpeggi, forse da una base prelatina turra, monticello di terra. Le costruzioni più antiche erano seminterrate e ricoperte di zolle erbose.
Sia come sia, il sentiero porta diritto al ristoro dell’alpe Trela, alle baite di Trela (m. 2170).


Alpe Trela (clicca qui per ingrandire)

Qui dobbiamo prendere a destra (direzione sud-ovest), imboccando il sentierino che risale gradualmente un ampio corridoio erboso, fino alla bocchetta di Trelina (m. 2283). Dopo una breve discesa, verso sud, giungiamo sul limite superiore del ripiano della Val Vezzola.
Proseguiamo volgendo a destra (direzione ovest). Il sentiero, abbastanza marcato, supera, da destra a sinistra, il torrente che scende da un canalone (si tratta dell’emissario del lago Nero, al quale stiamo salendo), cominciando poi a risalire un costone erboso con diversi tornanti, fino ad approdare all’ampio circo dell’alta Val Vezzola. Qualche segnavia rosso-bianco-rosso ci rassicura sulla correttezza del nostro cammino. Siamo ad un largo e modesto pendio erboso, nel quale il sentiero si riduce a debole traccia.


Bocchetta di Trelina e Val Vezzola

Alla nostra sinistra l’ampio circo dell’alta valle, che culmina nelle cime del dosso Resaccio (m. 2719), sulla sinistra, e del monte Rocca (m. 2810), a destra. Noi non andiamo, però, in quella direzione, ma ci portiamo, seguendo la traccia che descrive un arco di cerchio, al gradino di erbe e roccette che sta proprio di fronte a noi e che ci separa dal ripiano del lago Nero.


Val Vezzola (clicca qui per ingrandire)

Proseguendo nella salita passiamo non distanti da un cippo bianco, che spicca nella grande distesa verde del pascolo: è stato collocato qui in memoria del sottobrigadiere della Guardia di Finanza E. Marcon, che “qui cadde nell’adempimento del dovere”. La Val Vezzola, così come la Val Trela (come sopra ricordato), furono per decenni, in passato, vie di transito dei traffici di contrabbando, contrastati dall’azione della Guardia di Finanza, con punte di tensione anche notevole e momenti tragici come quello ricordato dal cippo.


Panorama sulla Val Vezzola (clicca qui per uscire)

Proseguiamo, dunque, fino all’attacco dell’ultimo gradino, che ci dà un bel po’ di filo da torcere (o di fazzoletto da torcere, se con questo detergiamo il sudore): la salita, sempre con direzione ovest, non dà respiro. Qualche sosta per tirare il fiato ci permette di apprezzare lo scenario suggestivo alle nostra spalle: sul fondo, ad est, a destra dell’Ortles e del Gran Zebrù che da qui non spiccano particolarmente, si riconoscono il monte Confinale, il ghiacciaio dei Forni ed il pizzo Tresero; più a sinistra, dietro il grande cupolone che nasconde l’alpe Trela, il tormentato versante meridionale della cima di Doscopa e delle cime di Plator che, visto da qui, ci fa meglio comprendere come mai la fantasia popolare l’abbia popolato di orride streghe scatenate nei blasfemi sabba notturni. Procedendo verso sinistra, da una finestra aperta sul crinale che delimita l’alpe Trela vediamo uno scorcio delle pallide cime dolomitiche che delimitano la Valle di Fraele, con la val Paolaccia in evidenza.


Lago Nero

Solo dopo diversi tornanti ci affacciamo finalmente all’ampia conca che ospita il lago Nero (m. 2550). Lo vediamo quando siamo ormai nei suoi pressi, dall’alto di un bel pianoro che o sovrasta ad est. È un bel lago, forse non fra i più belli per il colore delle sue acque, piuttosto cupe e scontrose, che solo con riluttanza acconsentono al desiderio del monte Rocca di specchiarsi, ma comunque tale da far la sua degna figura nella cornice solitaria e silenziosa che lo valorizza. Alla sua destra, oltre il canalone dal quale scende il torrente emissario, vediamo la modesta dorsale sulla quale è posta la cima di Lago Nero.


Val Pila e Valle di Foscagno

Con brevissima discesa siamo alle sue rive, dove troviamo anche alcuni cartelli escursionistici, che segnalano una duplice direttrice. Procedendo più o meno diritti si sale ad un’ampia sella, per poi scendere, piegando a sinistra, su sentiero segnalato all’alpe La Rocca ed al passo di Foscagno (m. 2291), in circa due ore. Prendendo a destra, invece, ci si porta al passo di Trela, dal quale, poi, si può scendere alla conca di Trepalle.
Dobbiamo scegliere la prima opzione. Procediamo diritti verso nord-ovest, sul sentiero 131, in direzione di un'ampia sella erbosa, raggiunta la quale ci riaffacciamo sulla Valle di Foscagno. Poco sotto la sella i segnavia ci fanno piegare a sinistra, su traccia di sentiero che scende per un tratto verso sud e comincia a tagliare il ripido versante occidentale del monte Rocca (m. 2810).


La Val Pila

Il sentiero poi volge a destra ed aggura a monte un versante franoso, poi torna verso sinistra e prosegue nella discesa verso sud. Intercettiamo così un tratturo e lo seguiamo verso destra (nord). Il tratturo scarta bruscamente a sinistra e continua la discesa verso sud, fino all'alpe La Rocca, in prossimità del fondovalle (m. 2187). Qui dobbiamo scegliere come tornare a Trepalle: possiamo attraversare su un ponte il torrente Foscagno e scendere per la strada provinciale, oppure imboccare il tratturo che traversa a nord-ovest a mezzacosta, poco sopra il torrente, passandoi per l'alpe Ables (m. 2102) e l'alpe Campaccio (anche da qui possiamo salire alla provinciale). Il percorso prosegue verso nord, con un lungo traverso che si conclude alle Tee di Pila. Qui, ignorato un sentiero che va a destra, cioè verso la Val Pila, scendiamo diritti alle case Rodigher, dalle quali risaliamo alla chiesa di Sant'Anna di Trepalle ripercorrendo il primo tratto del percorso dell'andata.


La chiesa parrocchiale di Sant'Anna a Trepalle

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

 

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