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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Piazzola al bivio Piasci-Arcoglio inf.- Alpe Arcoglio inferiore e Superiore-Alpe di Zana-lago di Zana-Sasso Bianco-Lago di Arcoglio-Alpeggi di Arcoglio-Piazzola al bivio Piasci
5 h
810
E
SINTESI. Da Torre di S. Maria, seguendo l'indicazione per i rifugi alpini, saliamo su carozzabile al bivio Arcoglio-Piasci, presso il quale possiamo parcheggiare l'automobile (se non disponiamo del permesso di transito, parcheggiamo ai 1000 metri dei Musci, al quarto tornante sx dopo la località S. Giuseppe, dove un cartello segnala la partenza di un sentiero che sale nei boschi fino a Pra' Fedugno e taglia la pista presso questo parcheggio). Dal bivio ci incamminiamo sulla pista di sinistra, per l'alpe di Arcoglio inferiore (m. 1976). Usciti dal bosco in vista delle prime baite, gettiamo l'occhio sulla destra, dove parte, segnalato, in sentierino che sale ripido il versante dei prati (direzione nord), per giungere alla sommità di una sorta di poggio e piegare a sinistra (direzione ovest). Salendo ancora su traccia piuttosto ripida, ci affacciamo all'alpe di Arcoglio superiore, a guardia della quale è posta una bella chiesetta, isolata, sulla destra (m. 2123). Qui lasciamo l'Alta Via ed i triangoli gialli. Accompagnati da segnavia bianco-rossi, lasciamo a sinistra e ad una certa distanza le baite dell'alpe di Arcoglio superiore e pieghiamo a destra, portandoci alla chiesetta e seguendo le indicazioni su alcuni massi e su un lastrone ("Bosio h. 1.20"). Camminiamo su un sentiero in direzione nord, che si porta, in leggera salita, fra macereti e radi pini mughi e larici, ad un dosso (m. 2150) che si affaccia sulla Val Torreggio ad una sorta di porta presidiata da una croce di legno. Procediamo diritti, passando a destra di un ometto sul limite dell'alpe, e raggiungiamo la baita posta sul limite opposto, quello occidentale. Oltre la baita vediamo una conca ed una sorta di porta, per la quale passa il sentiero che procede scendendo gradualmente al fondovalle nei pressi del rifugio Bosio-Galli. Il sentiero piega a sinistra (direzione ovest) e procede fra sassi un po' scivolosi, supera un corpo franoso prima di entrare in una macchia di larici e pini mughi, per uscirne ad una pianetta. Si porta poi sul limite di un corpo franoso che aggira scendendo a destra per breve tratto e lambendo il suo limite inferiore. Procedendo diritti giungiamo in vista dell'ampia spianata dell'alpe Zana (m. 2089), che raggiungiamo passando fra radi larici. Noi invece, poco oltre la baita, procediamo per via diversa, prendendo leggermente verso sinistra e salendo in diagonale il facile versante boscoso verso sinistra, fino a raggiungere una conca superiore con alcuni ruderi di baita. Procedendo ancora leggermente verso sinistra ci infiliamo in un canalone che risaliamo per via diretta, fino ad uscire ad un pianoro a quota 2280 metri. Continuiamo ora a salire verso destra, in terreno aperto, fra facili balze, su traccia labile di sentiero, fino ad un ometto a punta di lancia. Procediamo ora quasi in piano, trovando altri due ometti; oltrepassato il secondo, raggiungiamo un balcone alto che si affaccia sul lago di Zana (m. 2280), che vediamo sotto di noi. Seguendo la traccia di sentiero scendiamo facilmente alla sua riva orientale. Torniamo sui nostri passi, risalendo al balcone ed al ripiano con i tre grandi ometti. Tornati al terzo, proseguiamo ancora diritti, salendo solo molto gradualmente, fino a vedere alla nostra destra un facile ed ampio corridoio di pascoli che sale al crinale. Pieghiamo quindi a destra e cominciamo a risalire verso sud, senza percorso obbligato, le facili balze, in direzione del crinale che chiude a sud la Val Torreggio. Sul suo lato sinistro vediamo la nostra meta, le candide rocce del Sasso Bianco. Raggiunta la parte alta del versante, prendiamo a sinistra, in drezione sud-est, salendo su traccia di sentiero il facile versante nord-occidentale del Sasso Bianco, di cui raggiungiamo in breve la cima (m. 2490). Nel primo tratto della discesa ci appoggiamo al versante meridionale (quello che guarda alla media Valtellina ed alle Orobie), seguendo un sentierino che più in basso se ne stacca piegando a destra e scendendo lungo un ripido versante, fino ad una conca. Qui pieghiamo ancora a sinistra e proseguiamo la discesa in direzione nord-est. Superato un dosso ed un corpo franoso, scendiamo facilmente alla riva occidentale del lago di Arcoglio. Il sentiero segnalato (Alta Via della Valmalenco: stiamo percorrendo a rovescio la prima tappa, quindi troviamo i caratteristici triangoli gialli) passa a sinistra del lago e riprende la discesa fra balze e roccette, in direzione nord-est, fino ad affacciarsi alla conca dell'alpe di Arcoglio Superiore. Qui ci ricongiungiamo con l'itinerario seguito nella salita: pieghiamo a destra e scendiamo, quindi, passando a destra della chiesetta, in direzione est, fino alla croce in legno: pieghiamo ancora a destra e per ripide balze siamo all'alpe di Arcoglio inferiore. Scendendo per la pista sterrata, torniamo infine alla piazzola dove abbiamo parcheggiato l'automobile.


Pozza a monte del lago di Zana

Il lago di Zana (m. 2280) è una piccola perla ben nascosta fra le pieghe del versante meridionale della Val Torreggio. Un'escursione su sentieri poco battuti ci permette di visitarlo e di chiudere un elegante e panoramico anello che tocca il Sasso Bianco ed il più noto lago di Arcoglio.
Punto di partenza è il parcheggio a quota 1900 metri circa nella parte terminale della carozzabile Torre S. Maria-Piasci. La strada (informarsi presso il comune di Torre sulle condizioni di transitabilità, che possono variare; per informazioni, telefonare agli uffici municipali, in quanto regolamentazione ed acquisto dei pass sono soggetti a cambiamento) nel primo tratto, superata la chiesetta di San Giuseppe, sale verso sud, proponendo poi una sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx, cui segue un nuovo tratto verso sud che passa per la località dei Pizzi. Una nuova sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx-dx-sx-dx introduce all’ultimo lungo traverso, questa volta in direzione nord-ovest (attenzione, soprattutto nella sequenza di tornanti, ad alcuni tratti alquanto ripidi, che possono risultare insidiosi in presenza di ghiaccio o di neve).


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La pista, dopo aver attraversato il solco della valle del torrente Arcoglio, termina all’alpeggio dei Piasci, dove si trova il rifugio Cometti. Ben prima del suo termine e del solco della valle, però, si trova una deviazione a sinistra per l’alpe di Arcoglio inferiore. Nei pressi della deviazione vi è anche una piazzola nella quale è possibile (ma non probabile nel cuore della stagione estiva o nei giorni festivi) lasciare l’automobile. Inizia da qui, cioè da una quota approssimativa di 1700 metri, la traversata al lago di Zana.


Monte Disgrazia visto dal Sasso Bianco

Seguiamo una sterrata e, dopo un buon tratto di salita, nel bosco, con pochi tornanti, usciamo all'aperto; con ultimo ripido strappo, raggiungiamo quindi le baite dell’alpe di Arcoglio inferiore (m. 1976 nella parte alta). L’alpeggio è diviso in due nuclei di baite: il tratturo raggiunge quello settentrionale (sul lato di destra, per noi, del solco di un ramo del torrente Arcoglio). Da queste baite parte, alla nostra destra (segnalazione con bolli bianco-rossi e triangoli gialli) la salita verso l’alpe di Arcoglio superiore, lo splendido lago di Arcoglio ed il Sasso Bianco. Dunque, per faticosa salita dalla localitù Musci, o per meno faticosa salita dal rifugio Cometti o dallla deviazione sulla carozzabile, siamo giunti all'alpe di Arcoglio interiore. Vediamo ora come procedere. Giunti in vista delle prime baite, gettiamo l'occhio sulla destra, dove parte, segnalato, in sentierino che sale ripido il versante dei prati (direzione nord), per giungere alla sommità di una sorta di poggio e piegare a sinistra (direzione ovest). Salendo ancora su traccia piuttosto ripida, ci affacciamo all'alpe di Arcoglio superiore, a guardia della quale è posta una bella chiesetta, isolata, sulla destra (m. 2123).


Chiesetta all'alpe di Arcoglio superiore

Lo scenario dell'alpe è assai gentile, ed anche se percorreremo il sentiero fuori stagione troveremo probabilmente qualche presenza che non ci farà sentire troppo soli. In particolare, suggestivo è il colpo d'occhio sulla testata della Valmalenco. Ora dobbiamo lasciare i triangoli gialli dell'Alta Via, che dettano la salita al lago di Arcoglio, e pieghiamo a destra, portandoci alla chiesetta e seguendo le indicazioni su alcuni massi e su un lastrone ("Bosio h. 1.20"). Accompagnati da segnavia bianco-rossi, lasciamo a sinistra e ad una certa distanza le baite dell'alpe di Arcoglio superiore e ci incamminiamo su un sentiero che prende a destra, in direzione nord, portandosi in legera salita, fra macereti e radi pini mughi e larici, ad un dosso (m. 2150) che si affaccia sulla Val Torreggio ad una sorta di porta presidiata da una croce di legno. Splendido il colpo d'occhio sulla Val Torreggio e la testata della Valmalenco.


Panorama dal sentiero per l'alpe Zana

Il sentiero piega a sinistra (direzione ovest) e procede fra sassi un po' scivolosi, supera un corpo franoso prima di entrare in una macchia di larici e pini mughi, per uscirne ad una pianetta. Si porta poi sul limite di un corpo franoso che aggira scendendo a destra per breve tratto e lambendo il suo limite inferiore. Procedendo diritti giungiamo in vista dell'ampia spianata dell'alpe Zana (m. 2089), che raggiungiamo passando fra radi larici. Splendido il colpo d'occhio sul fondo della Val Torreggio, dominato dai solitari Corni Bruciati.


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Procediamo diritti, passando a destra di un ometto sul limite dell'alpe, e raggiungiamo la baita posta sul limite opposto, quello occidentale. Oltre la baita vediamo una conca ed una sorta di porta, per la quale passa il sentiero che procede scendendo gradualmente al fondovalle nei pressi del rifugio Bosio-Galli.
Noi invece, poco oltre la baita, procediamo per via diversa, prendendo leggermente verso sinistra e salendo in diagonale il facile versante boscoso verso sinistra, fino a raggiungere una conca superiore con alcuni ruderi di baita. Procedendo ancora leggermente verso sinistra ci infiliamo in un canalone che risaliamo per via diretta, fino ad uscire ad un pianoro a quota 2280 metri. Continuiamo ora a salire verso destra, in terreno aperto, fra facili balze, su traccia labile di sentiero, fino ad un ometto a punta di lancia. Procediamo ora quasi in piano, trovando altri due ometti; oltrepassato il secondo, raggiungiamo un balcone alto che si affaccia sul lago di Zana (m. 2280), che vediamo sotto di noi. Seguendo la traccia di sentiero scendiamo facilmente alla sua riva orientale e possiamo gustare l'impagabile scenario del monte Disrazia che non disdegna di specchiare il suo regale profilo nelle sue acque tranquille. Alla sua sinistra i Corni Bruciati occhieggiano dal versante che sovrasta a monte il lago.


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Per illustrare meglio le caratteristiche di questo lago (e di quello di Arcoglio) e dell'ambiente che lo ospita riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal bel volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
Li accomuna, oltre alla ipotesi di gita ricordata sopra. Il fatto di appartenere entrambi ai grande sistema di pianori (diciamo: declivi a gradoni, non troppo ripidi) che digradano da una parte (oriente) e dall'altra (occidente) della cresta rocciosa che si origina dal Monte Arcoglio scendendo giù verso la Valle del Torreggio. Più ampi e più irregolari quelli dove sta ben nascosto (quasi introvabile) il minuscolo laghetto di Zana, più definiti quelli verso Arcoglio, con pascoli un tempo fiorenti e popolati. La natura morbida e friabile dei terreni (micascisti) dà al paesaggio una nota di dolcezza segantiniana, mentre in distanza si osservano le forme aspre del Gruppo del Disgrazia, e, proprio dirimpetto al Lago di Zana, più lontano ancora, il massiccio dioritico del Bernina, sul lato aperto della conca di Arcoglio.


Apri qui una fotomappa della Val Torreggio vista dal passo di Corna Rossa

Si tratta, come si intuisce, di un ambiente di spazi aperti verso nord, estremamente gradevole e interessante dal punto di vista scenografico, oggi un po' trascurato forse come meta turistica, anche se assai più facilmente raggiungibile che in passato grazie alla strada che sale da Torre S. Maria, e alle sue diramazioni. Da ricordare ancora che la Cima Bianca di Arcoglio, così denominata dall'affioramento calcareo, offre, per quanto limitata e in scala ridotta, qualche illusione... dolomitica.


Il lago di Zana

Contornando le sue rive, possiamo portarci sul lato opposto ed imboccare il sentiero che scende al fondovalle ed al rifugio Bosio, ma per chiudere l'anello torniamo sui nostri passi, risalendo al balcone ed al ripiano con i tre grandi ometti. Tornati al terzo, proseguiamo ancora diritti, salendo solo molto gradualmente, fino a vedere alla nostra destra un facile ed ampio corridoio di pascoli che sale al crinale. Pieghiamo quindi a destra e cominciamo a risalire verso sud, senza percorso obbligato, le facili balze, in direzione del crinale che chiude a sud la Val Torreggio. Sul suo lato sinistro vediamo la nostra meta, le candide rocce del Sasso Bianco. Nella salita incontriamo diverse pozze, sparse qua e là, in uno scenario che ispira un profondo senso di pace. Raggiunta la parte alta del versante, prendiamo a sinistra, in drezione sud-est, salendo su traccia di sentiero il facile versante nord-occidentale del Sasso Bianco, di cui raggiungiamo in breve la cima (m. 2490). E' il pnto più alto dell'anello, straordinariamente panoramico, non solo sl gruppo del Disgrazia e sulla testata della Valmalenco, ma anche sul gruppo Scalino-Painale e su buona parte della catena orobica.


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Inizia ora la discesa che punta al già ben visibile lago di Arcoglio. Nel primo tratto ci appoggiamo al versante meridionale (quello che guarda alla media Valtellina ed alle Orobie), seguendo un sentierino che più in basso se ne stacca piegando a destra e scendendo lungo un ripido versante, fino ad una conca. Qui pieghiamo ancora a sinistra e proseguiamo la discesa in direzione nord-est. Superato un dosso ed un corpo franoso, scendiamo facilmente alla riva occidentale del lago di Arcoglio.
Può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sul lago stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, nell’operetta “I laghi alpini valtellinesi”, edita a Padova nel 1894: “Grazioso laghetto di forma lievemente arcuata, colla concavità rivolta a mezzodì e la convessità a N. è quello d' Arcoglio. Situato sulla sponda destra del torrente Torreggio, ha a S.O. il monte Arcoglio (2457 m.) dal quale si distacca una cresta montuosa che piegando a S. indi ad E. circonda il lago a guisa d'ampio anfiteatro e termina colla vetta del monte Canale (2523 m). Verso N. O. e N. E. è libero affatto da qualunque notevole rilievo montuoso, e dove le sue sponde di poco elevate, si mostrano dolcemente arrotondate dall'agente glaciale.


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Presso le acque si estende un terreno alquanto torboso alternata. mente a lembi ghiaiosi, e si continua tosto coi pascoli ridenti degli ameni rilievi circostanti. Qua e là, specialmente verso N. dove manca il terriccio, emergono piccoli cocuzzoli di roccia in posto, dai quali si può conoscere la natura di questa e l'origine del lago. La roccia è di gneiss micaceo e cloritico quasi crittomera, a finissimi elementi, con stratificazione ben evidente, pressoché perpendicolare all’orizzonte e diretta da N. a S. Questo lago è dunque, per la sua origine, orografico. Il detrito morenico, depositatosi fra i rilievi della roccia in posta, ha cooperato a rialzare il livello delle sue acque. Queste sono assai limpide e trasparenti e lasciano scorgere il fondo del lago per un largo tratto dalla sponda, il quale indi s’abbassa assai notevolmente, e le acque assumono il loro colore proprio, di un bel verde azzurrognolo, corrispondente al num. VI. della scala Forel. Ha un piccolo affluente a S. che vi trasporta dalle dirupate pendici sovrastanti, notevole quantità di detrito, ed un eguale emissario a N. che si apre fra i cocuzzoli della roccia viva o di poco elevati, onde le acque si mantengono costantemente al medesimo livello.
È situato all'altezza di 2230 m. secondo le misure dell'Istituto cartografico di Firenze. Presenta una superficie maggiore di quella assegnatavi dal Cotti, nel suo solito Elenco, cioè di 8300 m. q. e non di 7000.
La temperatura delle sue acque, alle 12 merid. del giorno 2 Sett. 1892, era di 11° C, mentre l'esterna era di 17°,3 C.Sulle sponde limacciose e torbose vive abbondante la Rana temporaria L. ma non ebbi indizio della esistenza di pesci: mi consta però che viveva un tempo la pregiata Trutta fario L. e che venne distrutta or è già qualche anno. Sarebbe certamente assai utile cosa il ripopolare anche questo lago del suo antico naturale abitatore, il quale come già per il passato dovrebbe trovarvi buone condizioni di sviluppo, avuto specialmente riguardo alla abbondante vita inferiore ed alla notevole profondità del lago. Per le speciali condizioni della spiaggia e della grande trasparenza delle acque, la reticella Müller mi tornò sempre senza alcun individuo di Entomostraci.


Il lago di Arcoglio

Feci abbondante raccolta di saggi di limo per lo studio delle Diatomeo, delle quali determinai buon numero di specie, fra cui alcune che non soglionsi generalmente trovare che in rapporto alle formazioni calcaree, come già ebbi occasione più volte di osservare. Infatti a S. E. del monte Arcoglio, e precisamente sul fianco sovrastante al lago, esiste un affioramento calcareo-dolomitico, nel quale si aprono ampie fessure a guisa di caverne. Le specie cui ho accennato sono la Cymbella Ehrenbergii, la Navicula Tuscula e quelle del genero Epilhemia. Non rinvenni però l'unica specie del genere Achnanlidium, che pure si suole trovare con quelle ora menzionate. Compare la non comune Achnanthes delicalula (Falcatella delicalula Rab.) che incontrammo raramente nei laghi precedentemente studiati, che il Van Heurck indica proprie delle acque salmastre, ma che il Brun dice comune fra le roccie ed i muschi umidi delle cascate alpine.”


Il lago di Arcoglio

Il sentiero segnalato (Alta Via della Valmalenco: stiamo percorrendo a rovescio la prima tappa, quindi troviamo i caratteristici triangoli gialli) passa a sinistra del lago e riprende la discesa fra balze e roccette, in direzione nord-est, fino ad affacciarsi alla conca dell'alpe di Arcoglio Superiore. Qui ci ricongiungiamo con l'itinerario seguito nella salita: pieghiamo a destra e scendiamo, quindi, passando a destra della chiesetta, in direzione est, fino alla croce in legno: pieghiamo ancora a destra e per ripide balze siamo all'alpe di Arcoglio inferiore. Scendendo per la pista sterrata, torniamo infine alla piazzola dove abbiamo parcheggiato l'automobile.


Testata della Valmalenco vista dal sentiero che sale all'alpe di Arcoglio superiore

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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