Apri qui una fotomappa dell'anello del Monte Rocca

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Passo del Foscagno - Dosso quotato 2646 m. - Lago Nero - valle e piano Vezzola - Baite Vezzola - Pista e sentiero - Passo del Foscagno
6-7 ore
920
E
SINTESI. Saliamo da Bormio, per la provinciale del passo del Foscagno, al passo del Foscagno (m. 2291). Parcheggiamo qui l'automobile e, in corrispondenza del punto più alto del valico, ci portiamo ad una piazzola a destra (est), dove si trovano alcuni cassonetti per la raccolta della spazzatura. Qui un cartello segnala la partenza del sentiero n. 130, che guadagna subito quota verso nord, tagliando il ripido versante che scende sulla Valle di Foscagno dalla costiera del Monte Rocca (m. 2810). Nel primo tratto di salita passiamo a sinistra di alcune formazioni rocciose, superiamo modesti ruscelli e due caselli dell'acquedotto, prima di approdare ad un ripiano dove intercettiamo una pista con fondo in erba e poi sterrato. Dopo una successiva breve salita siamo ad un nuovo ripiano, dove, in corrispondenza di tre cartelli escursionistici, intercettiamo, a quota 2380 metri, il sentiero 131, che sale fin qui dall'alpe Rocca. Infatti mentre un cartello indica nella direzione dalla quale proveniamo, il Parcheggio P13 a 20 minuti, il cartello del sentiero alla nostra sinistra (sentiero 131) dè l'alpe Rocca (Cheśéira de la Róca ) a 40 minuti, mentre quello del sentiero di destra (sempre sentiero 131) dà il Lago Nero (Lach Néir) ad un'ora e 10 minuti e l'alpe Trela (Cheśéira de Trèla) a 2 ore. Noi imbocchiamo il ramo di destra, sempre segnalato da segnavia, che, dopo breve discesa, riprende la salita verso nord, alternando però alcuni tratti quasi in piano, fra sfasciumi e modesti rivoli. A quota 2410 la pendenza si accentua ed il sentiero propone una doppia coppia di tornantini dx-sx. Dopo un falso bivio a quota 2430 la pendenza si accentua ed il sentiero propone brevi tornati fra pietrame, erba e rododendri. Dopo alcune roccette ed una breve discesa, riprendiamo la ripida salita, con diversi tornantini. Giungiamo così in vista della sella erbosa quotata 2646 metri, al quale possiamo puntare direttamente. In alternativa possiamo aggirarlo più in basso, lasciandolo alla nostra destra, per poi volgere a destra. In ogni caso ci affacciamo ad un ripiano alto che precede l'ampio vallone erboso che scende. verso est, alla conca del lago Nero. Seguendo i segnavia, o anche senza percorso obbligato, scendiamo verso est (destra, rispetto alla direzione di salita dal passo del Foscagno). Superate alcune gobbe erbose, siamo finalmente in vista della conca del lago Nero (m. 2550), alla quale scendiamo, verso est, cioè volgendo a destra, sul filo di un dosso erboso sul suo lato destro. In breve appare il lago Nero, sulle cui rive ci conduce una traccia di sentiero. La seconda parte dell'anello ci fa passare a sinistra ed a breve distanza del lago. Subito pieghiamo a destra ed attraversiamo il suo emissario, torrente Cadangola. Dopo pochi passi troviamo un sentiero più marcato che scende verso est lungo una ripida china erbosa, verso un ripiano che si apre all'improvviso alla nostra vista, nel cuore dalla Val Vezzola. Nella discesa perdiamo rapidamente quota con serrati tornantini, restando appena a destra del torrente Cadangola. La discesa ci porta alla conca dove troviamo subito un sentiero che si stacca sulla sinistra salendo la dolce china della bocchetta di Trelina. Lo ignoriamo proseguendo diritti verso est, attraversando un torrentello e proseguendo alla sua sinistra, fino ad imboccare lo stretto corridoio della Val Vezzola nel quale il sentiero corre diritto un po' alto rispetto al fondovalle, per poi riabbassarsi alla sua uscita. Usciamo agli ampi spazi del piano o alpe Vezzola. Il sentierino ci porta al punto terminale di una pista sterrata, lungo la quale proseguiamo passando a sinistra di alcune baite (m. 2161). La pista, dopo una doppia svolta sx-dx, prosegue diritta verso sud-est, contornando la splendida piana. Poi piega leggermente a destra, perdendo quota nello splendido scenario di prati inframmezzati da macchie boscose. Davanti a noi la superba parete nord della cima Piazzi. A quota 2091, però, in corrispondenza delle baite Vezzola, dobbiamo lasciare la pista principale, che prosegue scendendo all'alpe Gattonino ed a S. Antonio di Scianno, prendendo una pista che se ne stacca piegando decisamente a destra. Prima di raccontare la prosecuazione dell'anello, annotiamo che ne potremmo percorre uno di un'ora circa più lungo restando sulla pista per lasciarla più in basso, all'alpe Gattonino (m. 1880), dove si può imboccare verso destra la decauville seguendola fino a giungere poco sotto il passo del Foscagno. L'anello più breve, invece, ci porta subito a destra, scendendo ad un ponticello sul torrente Cadangola e ad una presa dell'acqua che resta alla nostra sinistra. Dobbiamo ora prestare attenzione: dopo un breve tratto dobbiamo seguire le indicazioni di un cartello del Parco Nazionale dello Stelvio posto ad un bivio: lasciamo la pista che procede diritta fino ad una baita solitaria e prendiamo la pista di sinistra (indicazioni per il passo del Foscagno), fino al punto in cui questa termina ad una piazzola. Qui parte un sentiero che contorna il versante meridionale del dosso Resaccio, salendo fino al limite della vegetazione boschiva e seguendolo verso ovest-sud-ovest. Superato un vallone boscoso, saliamo gradualmente fino alla quota massima di 2150 metri, proseguendo poi per un buon tratto quasi in piano, assecondando valloni poco marcati. Poi scendiamo gradualmente ed a quota 2125 ci raggiunge salendo da sinistra un sentiero che proviene da Semogo. Scendendo ancora ci approssimiamo al fondo della Valle di Foscagno. Prossimi al torrente Foscagno, ci raggiunge, in corrispondenza delle baite di Tauli de li Pala, da sinistra un altro sentiero che sale da un ponte sul medesimo torrente. Si tratta della storica mulattiera usata per accedere da Semogo al passo di Foscagno. La seguiamo proseguendo diritti verso ovest e ricominciamo a salire, con pendenza media, restando a destra del torrente, riguadagnando quasi 200 metri di dislivello. La salita termina quando il sentiero intercetta la carrozzabile che porta a Livigno, in corrispondenza di una chiesetta posta poco prima del passo di Foscagno. Seguendo la strada, in pochi minuti torniamo al parcheggio recuperando l'automobile.


Laghetto del Foscagno al passo del Foscagno

Il monte Rocca deve il suo nome al profilo esile e turrito. Non è la massima elevazione, ma la più significativa sull'ampia costiera che separa la Valle di Foscagno, ad ovest e a sud, dal ripiano alto del Lago Nero e dalla Val Vezzola, a nord e ad est. Intorno a questa cima si può disegnare un interessantissimo quanto poco noto anello escursionistico, di sviluppo medio-alto, che però non propone problematiche tecniche e, con visibilità buona, può essere percorso senzaparticolari patemi d'animo. Il periodo ideale è quello da luglio ad inizio ottobre. Punto di partenza ed arrivo il passo di Foscagno.
Raggiungiamo il passo salendo a Bormio e proseguendo in uscita dal paese sulla ss 38, per breve tratto, cioè fino al bivio al quale lasciamo la strada statale, che prosegue per il passo dello Stelvio, e prendendo a sinistra sulla strada provinciale che porta al passo di Foscagno ed a Livigno. Procediamo sulla provinciale superando Isolaccia e Semogo, passando per Arnoga ed approdando al corridodio alto sul quale è collocato il posto di blocco della Guardia di Finanza oltre il quale si entra nella zona extra-doganale di Livigno. Siamo dunque al passo di Foscagno (m. 2291). Parcheggiamo qui l'automobile (parcheggio P13) e, in corrispondenza del punto più alto del valico, ci portiamo ad una piazzola a destra (est), dove si trovano alcuni cassonetti per la raccolta della spazzatura.


Salendo dal passo del Foscagno lungo il sentiero 131

Qui, in località Sómp i Dös - Fosc'chègn, un cartello segnala la partenza del sentiero n. 130, che guadagna subito quota verso nord, tagliando il ripido versante che scende sulla Valle di Foscagno dalla costiera del Monte Rocca (m. 2810). Nel primo tratto di salita passiamo a sinistra di alcune formazioni rocciose, superiamo modesti ruscelli e due caselli dell'acquedotto, prima di approdare ad un ripiano dove intercettiamo una pista con fondo in erba e poi sterrato. Dopo una successiva breve salita siamo ad un nuovo ripiano, dove, in corrispondenza di tre cartelli escursionistici, intercettiamo, a quota 2380 metri, il sentiero 131, che sale fin qui dall'alpe Rocca. Infatti mentre un cartello indica nella direzione dalla quale proveniamo, il Parcheggio P13 a 20 minuti, il cartello del sentiero alla nostra sinistra (sentiero 131) dè l'alpe Rocca (Cheśéira de la Róca ) a 40 minuti, mentre quello del sentiero di destra (sempre sentiero 131) dà il Lago Nero (Lach Néir) ad un'ora e 10 minuti e l'alpe Trela (Cheśéira de Trèla) a 2 ore.


L'accesso al vallone del Lago Nero

Noi imbocchiamo il ramo di destra, sempre segnalato da segnavia, che, dopo breve discesa, riprende la salita verso nord, alternando però alcuni tratti quasi in piano, fra sfasciumi e modesti rivoli. A quota 2410 la pendenza si accentua ed il sentiero propone una doppia coppia di tornantini dx-sx. Dopo un falso bivio a quota 2430 la pendenza si accentua ed il sentiero propone brevi tornati fra pietrame, erba e rododendri. Dopo alcune roccette ed una breve discesa, riprendiamo la ripida salita, con diversi tornantini. Giungiamo così in vista della sella erbosa quotata 2646 metri, al quale possiamo puntare direttamente. In alternativa possiamo aggirarlo più in basso, lasciandolo alla nostra destra, per poi volgere a destra.


Apri qui una panoramica dell'altipiano del Lago Nero

In ogni caso ci affacciamo ad un ripiano alto che precede l'ampio vallone erboso che scende. verso est, alla conca del lago Nero. Seguendo i segnavia, o anche senza percorso obbligato, scendiamo verso est (destra, rispetto alla direzione di salita dal passo del Foscagno). Superate alcune gobbe erbose, siamo finalmente in vista della conca del lago Nero (lach néir, m. 2550). È un bel lago, abbastanza ampio (ha una superficie di circa 15000 metri quadrati), forse non fra i più belli per il colore delle sue acque, piuttosto cupe e scontrose, che solo con riluttanza acconsentono al desiderio del monte Rocca di specchiarsi, ma comunque tale da far la sua degna figura nella cornice solitaria e silenziosa che lo valorizza.
La seconda parte dell'anello ci fa passare a sinistra ed a breve distanza del lago. Subito pieghiamo a destra ed attraversiamo il suo emissario, torrente Cadangola. Dopo pochi passi troviamo un sentiero più marcato che scende verso est lungo una ripida china erbosa, verso un ripiano che si apre all'improvviso alla nostra vista, nel cuore dalla Val Vezzola. Nella discesa perdiamo rapidamente quota con serrati tornantini, restando appena a destra di un torrentello. Davanti a noi, a sinistra, vediamo che dal ripiano si stacca un largo corridoio erboso, la bocchetta di Trelina, che introduce alla più ampia piana dell'alpe Trela, incorniciata, sul fondo, dalle cime del versante settentrionale della Val Fraele. Il ripiano al quale scendiamo ha però una seconda via di uscita, la più stretta Val Vezzola, diritta davanti a noi, mentre sulla destra si aprono gli ampi, verdi e dolci pendii che si stendono alla base del dosso Resaccio.


Apri qui una fotomappa del percorso che scende al Lago Nero

Guardando più lontano, ad est, vediamo, a destra dell’Ortles e del Gran Zebrù che da qui non spiccano particolarmente, si riconoscono il monte Confinale, il ghiacciaio dei Forni ed il pizzo Tresero; più a sinistra, dietro il grande cupolone che nasconde l’alpe Trela, il tormentato versante meridionale della cima di Doscopa e delle cime di Plator che, visto da qui, ci fa meglio comprendere come mai la fantasia popolare l’abbia popolato di orride streghe scatenate nei blasfemi sabba notturni. Procedendo verso sinistra, da una finestra aperta sul crinale che delimita l’alpe Trela vediamo uno scorcio delle pallide cime dolomitiche che delimitano la Valle di Fraele, con la val Paolaccia in evidenza.


Apri qui una panoramica del lago Nero, sullo sfondo del monte Rocca

Il sentiero passa poco distante da un cippo bianco, che spicca nella grande distesa verde del pascolo: è stato collocato qui in memoria del sottobrigadiere della Guardia di Finanza E. Marcon, che “qui cadde nell’adempimento del dovere”. La Val Vezzola, così come la Val Trela, furono per decenni, in passato, vie di transito dei traffici di contrabbando, contrastati dall’azione della Guardia di Finanza, con punte di tensione anche notevole e momenti tragici come quello ricordato dal cippo. Scrive, al proposito, Giovanni Peretti, nella sua ottima guida “Rifugi alpini, bivacchi e itinerari scelti in alta Valtellina” (Bormio, 1987), parlando della direttrice Val Trela-Val Pila-Trepalle-Livigno (la Val Vezzola e la bocchetta di Trelina costituivano una variante per evitare gli appostamenti dei Finanzieri):


Apri qui una fotomappa della discesa dal lago Nero all'alpe Vezzola

Di qui, infatti, passavano, nelle buie notti, in tutte le stagioni, gli “spalloni” che, per arrotondare i magri stipendi e per “tirare avanti” le famiglie, portavano fino a trenta o quaranta chili di merce di contrabbando da Livigno a Bormio. Molti sono i tristi episodi avvenuti in queste valli e la vita era dura non solo per i contrabbandieri ma anche per i Finanzieri che alloggiavano a S. Giacomo, chiamati da loro con disprezzo “Sgarbasàc” (Strappasacchi): appostamenti, fughe, dispetti e, purtroppo, anche le avversità della natura, che contribuivano a rendere più aspra questa “lotta” quotidiana. D’inverno il nemico più temuto era dato dalle valanghe, che non facevano differenza fra l’anziano e bisognoso padre di famiglia ed il giovane militare”.
La discesa ci porta infine alla conca dove troviamo subito un sentiero che si stacca sulla sinistra salendo la dolce china della bocchetta di Trelina. Lo ignoriamo proseguendo diritti verso est, attraversando un torrentello e proseguendo alla sua sinistra, fino ad imboccare uno stretto corridoio nel quale il sentiero corre diritto un po' alto rispetto al fondovalle, per poi riabbassarsi alla sua uscita. Usciamo agli ampi spazi del piano o alpe Vezzola. Il sentierino ci porta al punto terminale di una pista sterrata.


Alpe Vezzola (clicca qui per ingrandire)

.Qui troviamo un crocifisso in bronzo in un’edicola di legno, sulla quale una targa reca scritto: “Dio ti vede dal sorgere del sole al tramonto della sera. Sia lodato il nome santo di Dio”. Un segnavia segnala che stiamo imboccando il sentiero n. 176. Siamo alle baite di Vezzola (m. 2161).
Seguiamo ora la pista passando a sinistra di alcune baite (m. 2161). La pista, dopo una doppia svolta sx-dx, prosegue diritta verso sud-est, contornando la splendida piana. Poi piega leggermente a destra, perdendo quota nello splendido scenario di prati inframmezzati da macchie boscose. Davanti a noi la nord della Piazzi celebra i suoi fasti: si mostra bellissima ed armoniosa nelle forme. Sono giustificate le parole dell’alpinista e naturalista Bruno Galli Valerio, che, passando di qui l’11 agosto del 1900 (in “Punte e Passi”, trad. di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, Sondrio 1998): “Attraversato il fiume sotto S. Carlo, attraversata la valle di Foscagno, risaliamo la valle di Vezzola per raggiungere la Bocchetta di Trela. E' una traversata magnifica. Il piano di Vezzola è un vero parco, fatto da prati verdeggianti intramezzati da boschetti di abeti. Dietro di noi, si rizza la cima di Piazzi colle sue belle cascate di ghiaccio.”  
Il riferimento gli abeti ci porta anche alla più probabile spiegazione dell’etimo di “Vezzola”, da “avèzzöö”, “piccolo abete”, appunto. Alla nostra sinistra, un ampio versante di pascoli, che termina alle falde della cima di Dòscopa (famosa, come le cime di Plator ed il monte Pettini, per i sabba notturni delle streghe).
A quota 2091, in corrispondenza delle baite Vezzola, dobbiamo lasciare la pista principale, che prosegue scendendo all'alpe Gattonino ed a S. Antonio di Scianno, prendendo una pista che se ne stacca piegando decisamente a destra, portando ad una ponticello e ad una presa d'acqua sul torrente della Val Cadangola.


Apri qui una fotomappa del percorso dalla pista Vezzola-S. Antonio al sentiero per il passo del Foscagno

La semisconosciuta Val Cadangola, un tempo utilizzata per accedere per via più diretta all’alpe Vezzola, al’alpe Trela ed alla Val Fraele, è anch’essa legata ad una leggenda, che ha come protagonista Foronin, il gobbo di Cadangola, che scoprì un mitico tesoro cui era però impossibile accedere. Per non farci mancare nulla, anche in questo caso consultiamo la raccolta di Maria Pietrogiovanna (cit.):
Cadangola è una valle misteriosa con sentieri faticosi che conducono alle Bocche di Trela, di Trelina, all'Alpe di Trela, alla Val dei Pettini e alle polledell'Adda per passaggi fra ghiaioni morenici dove la vita è assente. Lassù c'era un tempo la più ricca villeggiatura estiva delle capre, delle pecore e dei vitelli. Era il regno della pastorizia arcaica che durò fino alle stagioni ormai lontane in cui vi andava a far burro eformaggio Foronin,il gobbo di Cadangola. Foronin, ometto insolito creato proprio per quel mondo singolare, conosceva i segreti della sua montagna, dei suoi pascoli e dei suoi boschi. Una volta siera ricoverato sotto alcune rocce sporgenti a mo' di tetto, perché sorpreso da un temporale. Quando uscì da lì si accorse che gli brillavano gocce d'oro tra i capelli.
Tornò sui suoi passi e scoprì una fessura per la quale trasudava acqua con pagliuzze lucenti, ma bisognava perdere troppo tempo per raccoglierne tanto quanto un ago d'abete. Foronin conosceva le buche disseminate sul crinale della Motta Grande e spiegava come brillassero candidissime sotto la luna, essendo il fondo di esse cosparso d'argento, ma non si eramai lasciato vincere dalla tentazione, perché temeva le burle della luna balorda. L'uomo sorrideva, raccontando quando aveva veduto le profondità delle Presure, e riteneva che il fondo delle voragini fosse tempestato di zaffiri e rubini, perché sfavillava come la luce dell'arcobaleno. Egli, però, non si eramai tentato di scendere, essendo ciò possibile solo nel plenilunio di marzo. Ma chi mai si sarebbe avventurato ad un'impresa simile in quella notte sacra?”
Profonda saggezza del gobbo di Cadangola: conoscere i limiti dell'umano e non volerli travalicare.


La cima di Doscopa vista dalla pista Vezzola-S. Antonio

Torniamo al racconto dell'anello. Dobbiamo ora prestare attenzione: oltrepassato il ponticello sul torrente Cadangola, dopo un breve tratto sulla pista dobbiamo seguire le indicazioni di un cartello del Parco Nazionale dello Stelvio, posto ad un bivio: lasciamo la pista che procede diritta fino ad una baita solitaria e prendiamo la pista di sinistra (indicazioni per il passo del Foscagno), fino al punto in cui questa termina ad una piazzola. Qui parte un sentiero che contorna il versante meridionale del dosso Resaccio, salendo fino al limite della vegetazione boschiva e seguendolo verso ovest-sud-ovest. Superato un vallone boscoso, saliamo gradualmente fino alla quota massima di 2150 metri, proseguendo poi per un buon tratto quasi in piano, assecondando valloni poco marcati. Poi scendiamo gradualmente ed a quota 2125 ci raggiunge salendo da sinistra un sentiero che proviene da Semogo. Scendendo ancora ci approssimiamo al fondo della Valle di Foscagno. Prossimi al torrente Foscagno, ci raggiunge, in corrispondenza delle baite di Tauli de li Pala, da sinistra un altro sentiero che sale da un ponte sul medesimo torrente. Si tratta della storica mulattiera usata per accedere da Semogo al passo di Foscagno. La seguiamo proseguendo diritti verso ovest e ricominciamo a salire, con pendenza media, restando a destra del torrente, riguadagnando quasi 200 metri di dislivello. La salita termina quando il sentiero intercetta la carrozzabile che porta a Livigno, in corrispondenza di una cappelletta posta poco prima del passo di Foscagno. Sulla sua facciata una targa commemora Fabry ed Alex, scomparsi tragicamente il 5 novembre 2005. A loro è dedicata questa lirica di don Remo Bracchi: "A Fabrizio Bormolini e Alex Cao. La strada era finita, senza cigli,/ verso là dove tu li attendevi,/oltre gli ultimi pampini vermigli,/ furono in alto due sussurri lievi./ Nelle tue calde braccia tu i tuoi figli/ hai accolto, Madonna delle Nevi."
Seguendo la strada, in pochi minuti torniamo al parcheggio recuperando l'automobile.


La chiesetta presso la quale termina il sentiero, appena prima del passo di Foscagno

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

 

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