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PASSI E PENSIERI DI IVAN FASSIN


Pizzo di Trona e lago d'Inferno

In cima alla Val Gerola si trovano montagne non altissime, ma dense di fascino anche un po' sinistro e sulfureo. Spicca fra tutte, non primo in altezza (lo è il vicino pizzo dei Tre Signori, m. 2554), ma in eleganza, il conico profilo del pizzo di Trona (m. 2510, localmente chiamato "piz di vèspui"), sulla dorsale che separa la Val Pianella dalla Valle d'Inferno. Trona da “truna”, probabilmente, cioè “spelonca”, “cavità”, con riferimento alle antiche miniere di ferro che irraggiavano sinistri bagliori quando la luce prendeva congedo dal mondo guardingo dei valligiani.
La sua origine è strettamente intrecciata alla leggenda del pizzo di Trona. Pare che Trona fosse il nome di un antichissimo e venerdano eremita, per combattere il quale salì in Val Gerola il diavolo stesso, apportando a pascoli e pastori ogni sorta di danno ed afflizione. L'eremita raccolse l'implorazione dei valligiani e lo affrontò in un memorabile duello, durante il più violento temporale che si ricordi, scatenato proprio dal diavolo. L'esito non poteva essere diverso: il diavolo, colpito da un masso scagliato dal sant'uomo, cadde rovinosamente al centro della valle che poi sarà chiamara d'Inferno. La terra di ritrasse e si arroccò di lato: così nacque il pizzo di Trona, che porta ancora il nome dell'eremita vincitore. L'acqua del diluvio scese invece nella profonda fossa e generò il lago d'Inferno.
Se vogliamo visitare questi luoghi densi di fascino naturalistico (troveremo i giustamente noti e bellissimi laghi della Val Gerola) e storico, anzi, preistorico (tracce di tetrapodi del Permiano sono sate scoperte in alcune rocce del comprensorio) possiamo cingere intorno all'elegante cono del pizzo un elegante anello escursionistico, che ha come punti di partenza ed arrivo il Villaggio Pescegallo, in fondo alla Val Gerola.


Il pizzo di Trona si eleva elegante sulla Val Pianella

ANELLO DEL PIZZO DI TRONA PER LA BOCCHETTA DEL PARADISO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Val Tronella-Laghi di Trona e Zancone-Bocchetta di Val Pianella-Bocchetta dell'Inferno-Valle e lago dell'Inferno-Lago di Trona-Pescegallo
9 h
1220
EE
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui ed incamminiamoci sul sentiero che si trova ad ovest degli impianti di risalita (indicazioni per l'anello dei laghi). Il sentiero entra subito in una pineta, sale e raggiunge presso una baita isolata la deviazione a sinistra per la Val Tronella. La ignoriamo e proseguiamo uscendo dal bosco. Superato il torrente Tronella cominciamo a salire con ripidi tornanti un ampio dosso che costituisce il fianco orientale del Pizzo del Mezzodì, per poi prendere a destra e raggiungere, con un tratto pianeggiante verso nord-ovest il dosso panoramico con una pozza e la baita di quota 1835 (il Pich). Il sentiero prosegue volgendo a sinistra e salendo gradualmente verso l'imbocco della Val Pianella, in direzione sud-ovest. Ignorato il più largo sentiero che scende alla diga di Trona, stiamo su un sentierino di sinistra (cartello per la bocchetta di Val Pianella) che traversa a mezza costa sul fianco della Val Pianella, passando alto, a sinistra del lago Zancone e portandosi poi ad un ripiano al centro della valle. Giungiamo così, a circa 2000 metri, alla deviazione segnalata per il lago Rotondo e prendiamo a destra, salendo verso a sud-ovest ad un primo pianoro, posto a circa 2100 metri, con grandi blocchi. Un secondo tratto di ripida salita fra roccette e magri pascoli, verso ovest, ci porta al ripiano che ospita il lago Rotondo (m. 2256). Alla sua sinistra (per noi che lo raggiungiamo) prosegue la salita (occhio ai segnavia), non in direzione della prima bocchetta che vediamo in alto, ma più a sinistra, su un faticoso canalone detritico, verso sud-ovest (attenzione sempre ai segnavia). Superata una placca con elementare arrampicata siamo infine alla bocchetta Paradiso, appena a nord del panoramico pizzo omonimo, chiamata anche bocchetta degli Undici (m. 2450). Scendiamo ora sul versante opposto della Valle dell'Inferno, ripido ma non difficile, con una prima diagonale a destra ed una seconda a sinistra, raggiungendo la bocchetta dell'Inferno (m. 2306). Prendiamo poi a destra (nord-ovest) e cominciamo a discendere la valle. Più in basso il tracciato dal lato destro della valle piega a sinistra e, superato un piccolo e grazioso specchio d'acqua, corre lungo il versante sinistro della valle, tenendosi piuttosto alto rispetto al lago, ed attraversando alcuni punti un po' esposti. Incontrata una deviazione a sinistra per il rifugio F.A.L.C., la ignoriamo, seguendo invece il sentiero che conduce allo sbarramento del lago Inferno (m. 2085). Attraversato il camminamento da sinistra a destra, imbocchiamo, poi, il sentiero, segnalato, che scende deciso verso destra, in direzione del lago di Trona, passando, nel primo tratto, in un angusto corridoio roccioso e sul corpo di una grande frana, per intercettare, alla fine, un più tranquillo sentiero che, percorso verso destra, porta dalla diga di Trona. Oltrepassato il camminamento, affrontiamo un breve strappo, per sormontare un gradino roccioso, fino al comodo sentiero che, percorso verso sinistra, porta al terrazzo del Pich. Da qui, sempre volgendo a destra, procediamo per un tratto in piano, poi pieghiamo a sinistra e con ripidi tornantini scendiamo all’ampio e ridente pianoro che si stende ai piedi della bassa val Tronella. Superato il torrente Tronella (prestiamo sempre attenzione ai segnavia) attraversiamo verso est uno splendido bosco di conifere usciti dal quale ci ritroviamo a Pescegallo.


Apri qui una fotomappa della salita al lago Rotondo ed alla bocchetta del Paradiso dalla Val Pianella

Raggiungiamo dunque Gerola Alta (m. 1053), staccandoci dalla SS 38 dello Stelvio alla prima deviazione a destra in corrispondenza del semaforo di ingresso (per chi viene da Lecco) a Morbegno. Dopo 15 chilometri, siamo a Gerola, e proseguiamo per il Villaggio Pescegallo (m. 1454), dove termina l'ex-statale 405 della Val Gerola. Parcheggiata qui l'automobile, dirigiamoci verso l'edificio da cui parte la seggiovia per il rifugio Salmurano.
Alle spalle dell’edificio da cui parte la seggiovia, verso ovest, inizia un sentiero, segnalato con segnavia rosso-bianco-rossi (percorso 8), che punta in direzione nord-ovest, entrando ben presto in un bel bosco. Incontriamo presso una baita isolata, dopo una prima salita, la deviazione a sinistra, segnalata, per la Val Tronella, ma la ignoriamo proseguendo diritti.
Superato il torrente che scende da questa valle e cominciamo a salire un ampio dosso che costituisce il fianco orientale del Pizzo del Mezzodì (è il tratto più faticoso dell'escursione, perché la pendenza è severa), per poi raggiungere, con un tratto verso nord-ovest che procede quasi in piano e permette di tirare il fiato, il dosso panoramico con la baita di quota 1835, un'alpe panoramica ingentilita da un piccolo specchio d'acqua. Fermiamoci un attimo e guardiamo verso sud: sfilano davanti al nostro sguardo tutte le vette del gruppo del Masino, i pizzi Badile e Cengalo, i pizzi del Ferro, la cima di Zocca, la punta Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone, le cime di Chiareggio e, eminente per mole ed altezza, il monte Disgrazia.


La Val Tronella

Ora il sentiero cambia nettamente direzione, volgendo a sinistra: percorriamo, quindi, un lungo tratto sostanzialmente pianeggiante verso sud-ovest, fino ad incontrare, sulla sinistra, la deviazione a sinistra per il lago Zancone ("làch Sancùn") ed il lago Rotondo. Ci stacchiamo, quindi, dal sentiero principale, che scende al bacino artificiale utilizzato dall'ENEL (1805 m), e percorriamo il sentiero segnalato che si inoltra nella Val Pianella. Alla nostra destra vediamo la caratteristica cresta di San Stanislao e, più a destra ancora, l'inconfondibile ogiva del pizzo di Trona.
Il sentiero passa alto a sinistra dei laghi di Trona e Zancone. Quest'ultimo ci regala un angolo di profonda quiete e bellezza.
Sostando sulle sue rive, potremo cercare se sia ancora vero quel che scrive la Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio edita nel 1884: "Nei laghetti di Gerola...guizza una trota di piccola forma e di una carne rosso-sanguigna, che è squisitissima".
Può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sui laghi di Trona (allora naturale) e Zancone stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, nell’operetta “I laghi alpini valtellinesi”, edita a Padova nel 1894:
Questi due bei laghi sono posti a poca distanza fra loro nel ramodestro della Valle dell'Inferno, che si congiunge più sotto con quelladi Pescegallo, a formare la Val Ritto di Gerola. Sono separati da alcuni cocuzzoli di roccia in posto, formati di arenaria o conglomerati verdi, che si estendono, alternartisi fra loro, nelle sponde dei duo laghie di tutta la valletta che si apre fra il pizzo di Trona (2508 m.), che sorge a S. ed il pizzo Tronella (2514 m.) ad E. Nella Carta geologica della Lombardia del Prof. Taramelli i due laghi sono rappresentati nella generale formazione del gneis; ma più giustamente sono figurati dal Dott. Melzi nelle arenarie e conglomerali grossolani. I versanti che si staccano dai monti sopra accennati e che convergono fra loro a formare la valletta, che racchiude i laghi, sono assai scoscesi, ove balze e dirupi si succedono daivertici più elevati fin presso le acque, le quali occupano le cavità più inferiori della stretta spaccatura, che diede origine alla Valle. I due laghi sono dunque formati per dilacerazione prodotta nel sollevamento della catena orobica. Valgono pertanto qui le stesse osservazioni che feci a proposito dell'origine del lago Venina, poiché il Curioni li crede, come quello, ed il vicino lago dell'Inferno, formali in depressioni prodotte da movimento del suolo.


La Val Pianella ed il lago Zancone

Il primo di questi laghi, che s'incontra risalendo la Valle, è quello di Trona, detto anche delle Trote dal Curioni, nel luogo sopra citato, come riportano pure le carte dell'Istituto militare di Firenze; forse per l'abbondante pesca che di tali pesci si faceva mia volta in questo lago; nome che ora è affatto in disuso.
Esso ha forma ellittica, disposto colla maggior lunghezza nel senso della Valle. Le sue sponde sono ripide assai, onde la regione litorale presenta nella porzione più esterna ben poca quantità di limo o di feltro organico visibile, il quale è piuttosto copioso alla profondità di 5 e 6 metri a poca distanza dalla sponda, dove ho calato l'apposito bidon Forel, per farne conveniente pesca. È posto all'altitudine di 1563 m. e presenta la superficie di 30000 m. q. Le sue acque hanno una bella colorazione verde azzurrognola,rappresentata dal num. V della scala Forel.
Lo visitai il giorno 8 Settembre 1892 ed alle ore 10 aut. trovai che la temperatura delle sue acque era di 8 gradi C. mentre l'esterna era di 12 gradi, essendo il cielo piovigginoso.
Ha per affluente l'emissario del lago Zancone, posto alquanto più sopra, verso S.E., e scarica le sue acque per una stretta gola che mette nel torrente della Valle dell'Inferno.


Il lago Zancone

Questo lago era un tempo assai popolato di Trutta fario Lin. ma l’uso deplorevole della dinamite ne distrusse, alcuni anni or sono, una straordinaria quantità. I pochi individui sopravissuti si moltiplicarono rapidamente, sicché torna dì qualche profitto la pesca che vi fanno alcuni alpigiani di Gerola, nel mese di Maggio, aprendo nel ghiaccio ampi buchi pei quali lasciano calare le reti, essendo a quell'epoca, per la sua posizione topografica, tuttavia gelato. Sarebbe cosa più che mai utile pertanto il ripopolare anche questo lago dell'ottima trota, con artificiale immissione di avannotti, che vi prospererebbero certamente fino ad uguagliare, se non a superare, l'antica popolazione. Fu certamente cattivo consiglio quello di importarvi il Collus gobio Linn.. come si fece in parecchi laghi della Valtellina, il quale é necessario anzitutto di distruggere, poiché divora le uova della trota.
Il lago Zancone è posto alquanto più in alto del lago di Trona ed occupa l'ultima porzione della valletta sopra menzionata, chiusa a S.E. da nude e scoscese roccie che s'innalzano assai rapidamentesulle acque. Ha pur esso forma ellittica, che si dirige colla maggior lunghezza nel senso della Valle, alla quale pone termine verso S. E. Non ha vero affluente e le sue acque derivano dalla fusione delle nevi e dalla filtrazione attraverso gli abbondanti detriti che rivestono le scoscese pendici ed il piede dei monti circostanti.


Val Pianella e lago Zancone

Lo smagliante colore celeste–chiaro delle sue acque, paragonabile al num. II della scala Forel. produce assai gradito contrasto colla selvaggia nudità delle roccie che lo circondano. È posto all'altezza di 1778 m. sul mare, cioè 315 metri più alto del lago di Trona, ed ha una superficie di 24.000 m. q.
Feci le osservazioni termiche alle ore 2 pom. con cielo sempre piovoso ed osservai nelle acque una temperatura di 7 gradi e 30 C., mentre nell'aria erano 13 gradi C. In alcuni seni verso la punta N.O. rinvenni numerosi individui di Rana temporaria Lino, ed i girini si trovavano tuttavia nello stato di incipiente metamorfosi. Pare che in questo lago non viva la Trutta fario Línn., ma si potrebbe certo molto utilmente tentarvi una artificiale immissione di avannotti, trovandosi io condizioni non troppo differenti da quelle del lago di Trona. Il feltro organico infatti vi abbonda anche qui, ad una certa profondità, e dall'esame che ne feci risultò costituito di alghe non del tutto differenti da quello del lago di Trona; per la qual cosa ho creduto potere esporre insieme le Diatomee di questi due laghi.”


Val Pianella e lago Zancone

Riprendiamo la salita sul sentiero della Val Pianella, fino al punto nel quale si incontra, ad una quota approssimativa di 2000 metri, la segnalata deviazione (a destra, per chi sale) per il lago Rotondo. Qui possiamo decidere di percorrerne una variante più breve dell'anello (di circa 5-6 ore, che sostanzialmente coincide con l'anello dei laghi della Val Gerola), soprattutto se soffriamo di vertigini e non vogliamo affrontare l'esposto tratto del sentiero dei Solivi.
In tal caso prendiamo a destra e cominciamo la salita al lago Rotondo, in direzione ovest, raggiungendo un primo pianoro, posto a circa 2100 metri. Il paesaggio qui è veramente lunare: alcuni grandi massi contribuiscono a rendere lo scenario più selvaggio, quasi si trattasse di un luogo mai toccato da piede d'uomo. Ci attende ora un secondo tratto di salita, non meno aspro del primo, per sormontare il ripido declivio erboso che ci separa dal terrazzo che ospita la gemma più preziosa che l'itinerario ci riserva, il misterioso e nascosto lago Rotondo (m. 2256), di cui non è ancora chiara la dinamica che ne conserva l'equilibrio, dato che non ha immissari visibili. Il lago è dominato dalla poderosa mole del Pizzo di Trona, e vale la pena di perdere un po' di tempo per percorrerne le rive e gustare la severa bellezza di questo luogo remoto ed affascinante.


Apri qui una panoramica sulla Val Pianella dal sentiero per il lago Rotondo

Seguiamo ora la riva orientale del lago e, prestando molta attenzione ai segnavia, proseguiamo verso sud-sud-ovest, fruttando un canalone detritico. Il tracciato di salita è dettato dai segnavia, da seguire con attenzione. La salita, data la natura del terreno e la quota, è abbastanza faticosa.
Passiamo così a destra di un caratteristico torrione denominato Torre Maria o Torre del Lago (m. 2359). Alla fine ci infiliamo in uno scorbutico canalino e ci sono da sormontare, con qualche passo di facile arrampicata, anche alcune roccette (che possono risultare molto insidiose se sono bagnate o in presenza di neve), prima di raggiungere la sella erbosa della bocchetta. C'è un senso di soddisfazione, dopo tanti sforzi, come di liberazione, che sembra echeggiare nella stessa denominazione della bocchetta, che infatti è chiamata la bocchetta Paradiso, appena a nord del panoramico pizzo omonimo, chiamata anche bocchetta degli Undici (m. 2450). A voler essere precisi, siccome una bocchetta del medesimo nome si trova poco più a sud sulla medesima dorsale, dovremmo specificare "Bocchetta Paradiso nord". La bocchetta si affaccia sulle ombre dell'inquietante valle dell'Inferno, ma è un luogo aperto, luminoso e panoramico.


Panorama sulla Val Pianella dal sentiero per il lago Rotondo

Sul versante opposto ci attende un più riposante, ma sempre piuttosto ripido, declivio erboso: seguiamo, dunque, scrupolosamente i segnavia, che ci guidano nella rapida discesa su sentierino sempre visibile che, con un ultimo tratto verso sinistra, ci porta alla ben visibile bocchetta dell’Inferno (“buchéta de la val l Inferen”, m. 2306), per la quale passa il confine fra territorio della provincia di Sondrio e di Bergamo.


Pizzo di Trona e lago Rotondo dal sentiero per la bocchetta Paradiso

Ecco, dunque, la valle dell'Inferno, denominazione dettata dal colore rossastro delle rocce (colore dovuto alla presenza del conglomerato assai duro e pregiato, denominato Verrucano lombardo), ma, forse, anche da un clima un po' sinistro, quasi che nell'aria aleggiasse una minaccia indefinita o l'inespressa sofferenza di anime segregate qui da un verdetto di dannazione eterna. Suggestione dei nomi!


Apri qui una fotomappa della discesa dalla bocchetta del Paradiso alla Valle dell'Inferno

Sia come sia, incontriamo subito l'indicazione della via direttissima al Pizzo dei Tre Signori (“piz di tri ségnùr”, m. 2554, chiamato così, dopo il 1512 - prima era chiamato pizzo Varrone - perché punto d’incontro dei confini delle signorie delle Tre Leghe in Valtellina, degli Spagnoli nel milanese e dei Veneziani nella bergamasca): infatti è proprio la poderosa mole del celebre colosso orobico a chiudere la valle a sud-ovest. Noi, invece, seguiamo il sentiero che comincia a discendere la valle, in direzione della grande diga dell'Enel (m. 2085). Ci aspetteremmo di percorrerne il lato destro, ed invece il tracciato piega a sinistra e, superato un piccolo e grazioso specchio d'acqua, corre lungo il versante sinistro della valle, tenendosi piuttosto alto rispetto al lago, ed attraversando alcuni punti un po' esposti. Incontrata una deviazione a sinistra per il rifugio F.A.L.C., la ignoriamo, seguendo invece il sentiero che conduce allo sbarramento del lago Inferno.
Per illustrare meglio le caratteristiche di questo lago e dell'ambiente che lo ospita riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal già citato volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
All'estremità occidentale il comprensorio di Trona si chiude, sotto le vette del Pizzo Tre Signori e del Pizzo Varrone, con una sorta di corridoio costituito dai due valloni d'Inferno. bergamasco e valtellinese, posti in continuità e separati da una alta bocchetta (Bocchetta d'Inferno, appunto). Nel vallone che scende verso la Val Gerola c'era un laghetto, ingrandito ora dall'intervento umano che ha eretto una diga in una gola più a valle. Il livello del lago si è alzato di 30-35 m, la superficie è ora molto più estesa, ma permane il colore cupo delle acque, che va dall'azzurro intenso al viola, a seconda delle ore e della luce. Un lago lungo, affiancato da scogliere dirupate, come confitto e incastrato tra il Pizzo Varrone e il Pizzo di Trona, ai piedi di una gradonata ciclopica che scende dal passo e dal Pizzo Tre Signori, che campeggia sullo sfondo.”

Attraversato il camminamento da sinistra a destra, imbocchiamo, poi, il sentiero, segnalato, che scende deciso verso destra, in direzione del lago di Trona, passando, nel primo tratto, in un angusto corridoio roccioso e sul corpo di una grande frana, per intercettare, alla fine, un più tranquillo sentiero che proviene, da destra, proprio dalla diga di Trona. Seguendolo verso destra, raggiungiamo, infine, lo sbarramento della diga. Oltrepassato il camminamento, affrontiamo un breve strappo, per sormontare un gradino roccioso, fino al comodo sentiero che, percorso verso sinistra, porta al terrazzo erboso del Pich (si tratta dell’itinerario descritto per la versione breve dell’anello, che ora dobbiamo percorrere a rovescio). Se, però, abbiamo percorso la variante lunga dell’anello, manca ancora all’appello il lago Zancone, che dobbiamo, quindi, visitare, prima di chiuderlo: in tal caso, invece di prendere a sinistra, prendiamo a destra, imboccando la deviazione segnalata che si inoltra nella valle di Trona e raggiungendo, in breve, lo splendido specchio d’acqua, posto poco a monte del lago di Trona. Sostando sulle sue rive, potremo cercare se sia ancora vero quel che scrive la Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio edita nel 1884: "Nei laghetti di Gerola...guizza una trota di piccola forma e di una carne rosso-sanguigna, che è squisitissima".
Può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sui laghi di Trona (allora naturale) e Zancone stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, nell’operetta “I laghi alpini valtellinesi”, edita a Padova nel 1894:
Questi due bei laghi sono posti a poca distanza fra loro nel ramodestro della Valle dell'Inferno, che si congiunge più sotto con quelladi Pescegallo, a formare la Val Ritto di Gerola. Sono separati da alcuni cocuzzoli di roccia in posto, formati di arenaria o conglomerati verdi, che si estendono, alternartisi fra loro, nelle sponde dei duo laghie di tutta la valletta che si apre fra il pizzo di Trona (2508 m.), che sorge a S. ed il pizzo Tronella (2514 m.) ad E. NellaCarla geologica della Lombardia del Prof. Taramelli i due laghi sono rappresentati nella generale formazione del gneis; ma più giustamente sono figurati dal Dott. Melzi nelle arenarie e conglomerali grossolani. I versanti che si staccano dai monti sopra accennati e che convergono fra loro a formare la valletta, che racchiude i laghi, sono assai scoscesi, ove balze e dirupi si succedono dai
vertici più elevati fin presso le acque, le quali occupano le cavità più inferiori della stretta spaccatura, che diede origine alla Valle. I due laghi sono dunque formati per dilacerazione prodotta nel sollevamento della catena orobica. Valgono pertanto qui le stesse osservazioni che feci a proposito dell'origine del lago Venina, poiché il Curioni li crede, come quello, ed il vicino lago dell'Inferno, formali in depressioni prodotte da movimento del suolo.
Il primo di questi laghi, che s'incontra risalendo la Valle, è quello di Trona, detto anche delle Trote dal Curioni, nel luogo sopra citato, come riportano pure le carte dell'Istituto militare di Firenze; forse per l'abbondante pesca che di tali pesci si faceva mia volta in questo lago; nome che ora è affatto in disuso.
Esso ha forma ellittica, disposto colla maggior lunghezza nel senso della Valle. Le sue sponde sono ripide assai, onde la regione litorale presenta nella porzione più esterna ben poca quantità di limo o di feltro organico visibile, il quale è piuttosto copioso alla profondità di 5 e 6 metri a poca distanza dalla sponda, dove ho calato l'apposito bidon Forel, per farne conveniente pesca. È posto all'altitudine di 1563 m. e presenta la superficie di 30000 m. q. Le sue acque hanno una bella colorazione verde azzurrognola,rappresentata dal num. V della scala Forel.
Lo visitai il giorno 8 Settembre 1892 ed alle ore 10 aut. trovai che la temperatura delle sue acque era di 8 gradi C. mentre l'esterna era di 12 gradi, essendo il cielo piovigginoso.
Ha per affluente l'emissario del lago Zancone, posto alquanto più sopra, verso S.E., e scarica le sue acque per una stretta gola che mette nel torrente della Valle dell'Inferno.
Questo lago era un tempo assai popolato di Trutta fario Lin. ma l’uso deplorevole della dinamite ne distrusse, alcuni anni or sono, una straordinaria quantità. I pochi individui sopravissuti si moltiplicarono rapidamente, sicché torna dì qualche profitto la pesca che vi fanno alcuni alpigiani di Gerola, nel mese di Maggio, aprendo nel ghiaccio ampi buchi pei quali lasciano calare le reti, essendo a quell'epoca, per la sua posizione topografica, tuttavia gelato. Sarebbe cosa più che mai utile pertanto il ripopolare anche questo lago dell'ottima trota, con artificiale immissione di avannotti, che vi prospererebbero certamente fino ad uguagliare, se non a superare, l'antica popolazione. Fu certamente cattivo consiglio quello di importarvi il Collus gobio Linn.. come si fece in parecchi laghi della Valtellina, il quale é necessario anzitutto di distruggere, poiché divora le uova della trota.
Il lago Zancone è posto alquanto più in alto del lago di Trona ed occupa l'ultima porzione della valletta sopra menzionata, chiusa a S.E. da nude e scoscese roccie che s'innalzano assai rapidamentesulle acque. Ha pur esso forma ellittica, che si dirige colla maggior lunghezza nel senso della Valle, alla quale pone termine verso S. E. Non ha vero affluente e le sue acque derivano dalla fusione delle nevi e dalla filtrazione attraverso gli abbondanti detriti che rivestono le scoscese pendici ed il piede dei monti circostanti.
Lo smagliante colore celeste–chiaro delle sue acque, paragonabile al num. II della scala Forel. produce assai gradito contrasto colla selvaggia nudità delle roccie che lo circondano. È posto all'altezza di 1778 m. sul mare, cioè 315 metri più alto del lago di Trona, ed ha una superficie di 24.000 m. q.


Lago Zancone

Feci le osservazioni termiche alle ore 2 pom. con cielo sempre piovoso ed osservai nelle acque una temperatura di 7 gradi e 30 C., mentre nell'aria erano 13 gradi C. In alcuni seni verso la punta N.O. rinvenni numerosi individui di Rana temporaria Lino, ed i girini si trovavano tuttavia nello stato di incipiente metamorfosi. Pare che in questo lago non viva la Trutta fario Linn., ma si potrebbe certo molto utilmente tentarvi una artificiale immissione di avannotti, trovandosi io condizioni non troppo differenti da quelle del lago di Trona. Il feltro organico infatti vi abbonda anche qui, ad una certa profondità, e dall'esame che ne feci risultò costituito di alghe non del tutto differenti da quello del lago di Trona; per la qual cosa ho creduto potere esporre insieme le Diatomee di questi due laghi.”
Riprendiamo il cammino sulla larga mulattiera, che ci conduce al Pich, piccolo alpeggio estremamente panoramico, ingentilito da un piccolo specchio d'acqua. Da qui, proseguendo verso destra, procediamo per un tratto in piano, poi pieghiamo a sinistra e con ripidi tornantini scendiamo all’ampio e ridente pianoro che si stende ai piedi della bassa val Tronella. Superato il torrente Tronella (prestiamo sempre attenzione ai segnavia) attraversiamo verso est uno splendido bosco di conifere usciti dal quale ci ritroviamo a Pescegallo.

ANELLO DEL PIZZO DI TRONA PER LA BOCCHETTA DI VAL PIANELLA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Val Tronella-Laghi di Trona e Zancone-Lago Rotondo-Bocchetta del Paradiso-Bocchetta dell'Inferno-Valle e lago dell'Inferno-Lago di Trona-Pescegallo
8 h
1110
E
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui ed incamminiamoci sul sentiero che si trova ad ovest degli impianti di risalita (indicazioni per l'anello dei laghi). Il sentiero entra subito in una pineta, sale e raggiunge presso una baita isolata la deviazione a sinistra per la Val Tronella. La ignoriamo e proseguiamo uscendo dal bosco. Superato il torrente Tronella cominciamo a salire con ripidi tornanti un ampio dosso che costituisce il fianco orientale del Pizzo del Mezzodì, per poi prendere a destra e raggiungere, con un tratto pianeggiante verso nord-ovest il dosso panoramico con una pozza e la baita di quota 1835 (il Pich). Il sentiero prosegue volgendo a sinistra e salendo gradualmente verso l'imbocco della Val Pianella, in direzione sud-ovest. Ignorato il più largo sentiero che scende alla diga di Trona, stiamo su un sentierino di sinistra (cartello per la bocchetta di Val Pianella) che traversa a mezza costa sul fianco della Val Pianella e passando alto a sinistra del lago Zancone, portandosi poi ad un ripiano al centro della valle. Giungiamo così, a circa 2000 metri, ad un bivio. Ignorata la deviazione di destra, che porta al lago Rotondo, proseguiamo diritti, salendo su un versante di rododendri. Superata una soglia, entriamo nel vallone terminale, che porta alla bocchetta di Val Pianella, leggermente a sinistra. Il sentierino ci porta fino alla bocchetta (m. 2224). Ci immettiamo nel famoso sentiero 101, ovvero il Sentiero delle Orobie occidentali (101). Seguendo le indicazioni per il rifugio Grassi prendiamo a destra e cominciamo a salire con ripidi tornanti all'erbosa cima del monte Giarolo, sormontata da un ometto (m. 2314). Seguendo il cosiddetto Sentiero dei Solivi dobbiamo tagliare un ripido versante con diversi passaggi aerei ed esposti, anche se la traccia è sempre ben marcata. Cominciamo a traversare verso sud-ovest, scendendo con rapidi tornantini un canalone, poi seguiamo un'aerea crestina erbosa (la cresta del Giarolo), fino ad un secondo canale, nel quale ci infiliamo. Il canale confluisce in un più ampio canalone, nel quale proseguiamo la discesa, fino al punto in cui il sentiero inizia un lungo traverso a mezzacosta, con tratti scavati nella viva roccia. La traversata termina alla cupola erbosa denominata "Ol Poiàt" (m. 2040) e sormontata da una croce in legno. Qui troviamo la deviazione a destra (sentiero 106, che sale da Ornica) per la Valle d'Inferno (versante di Val Brembana). La seguiamo e risaliamo il faticoso e quasi diritto canalone che alla fine ci porta alla bocchetta dell'Inferno (m. 2306). Cominciamo a discendere il versante valtellinese della Valle dell'Inferno. Più in basso il tracciato dal lato destro della valle piega a sinistra e, superato un piccolo specchio d'acqua, corre lungo il versante sinistro della valle, tenendosi piuttosto alto rispetto al lago, ed attraversando alcuni punti un po' esposti. Incontrata una deviazione a sinistra per il rifugio F.A.L.C., la ignoriamo, seguendo invece il sentiero che conduce allo sbarramento del lago Inferno (m. 2085). Attraversato il camminamento da sinistra a destra, imbocchiamo, poi, il sentiero, segnalato, che scende deciso verso destra, in direzione del lago di Trona, passando, nel primo tratto, in un angusto corridoio roccioso e sul corpo di una grande frana, per intercettare, alla fine, un più tranquillo sentiero che, percorso verso destra, porta dalla diga di Trona. Oltrepassato il camminamento, affrontiamo un breve strappo, per sormontare un gradino roccioso, fino al comodo sentiero che, percorso verso sinistra, porta al terrazzo del Pich. Da qui, sempre volgendo a destra, procediamo per un tratto in piano, poi pieghiamo a sinistra e con ripidi tornantini scendiamo all’ampio e ridente pianoro che si stende ai piedi della bassa val Tronella. Superato il torrente Tronella (prestiamo sempre attenzione ai segnavia) attraversiamo verso est uno splendido bosco di conifere usciti dal quale ci ritroviamo a Pescegallo.


La bocchetta di Val Pianella

Se vogliamo effettuare l'anello con un più ampio giro, dobbiamo portarci come sopra descritto al bivio di quota 2000 nel cuore della Val Pianella. Qui, però, ignoriamo la deviazione di destra, che porta al lago Rotondo (come sopra descritto) e proseguiamo diritti, salendo su un versante di rododendri. Superata una soglia, entriamo nel vallone terminale, che porta alla bocchetta di Val Pianella, leggermente a sinistra. Il sentierino ci porta fino alla bocchetta (m. 2224), per la quale ci affacciamo all'alta Val Brembana e ci immettiamo nel famoso sentiero 101, ovvero il Sentiero delle Orobie occidentali. Seguendo le indicazioni per il rifugio Grassi prendiamo a destra e cominciamo a salire con ripidi tornanti all'erbosa cima del monte Giarolo, sormontata da un ometto (m. 2314).


La croce del Poiat e, sullo sfondo, la valle e la bocchetta dell'Inferno

Comincia ora la sezione più delicata del trekking perché, seguendo il cosiddetto Sentiero dei Solivi dobbiamo tagliare un ripido versante con diversi passaggi aerei ed esposti (il sentiero è comunque ben marcato, ma chi soffre di vertigini potrà avere qualche problema). Cominciamo a traversare verso sud-ovest, scendendo con rapidi tornantini un canalone, poi seguiamo un'aerea crestina erbosa (la cresta del Giarolo), fino ad un secondo canale, nel quale ci infiliamo. Il canale confluisce in un più ampio canalone, nel quale proseguiamo la discesa, fino al punto in cui il sentiero inizia un lungo traverso a mezzacosta, con tratti scavati nella viva roccia.


La Sfinge presso la bocchetta dell'Inferno

La traversata termina alla più tranquilla una cupola erbosa denominata "Ol Poiàt" (m. 2040) e sormontata da una croce in legno ("poiàt" era la catasta di legna con forma ad ogiva usata per la lenta combustione interna che produceva il carbone). Qui troviamo la deviazione a destra (sentiero 106, che sale da Ornica) per la Valle d'Inferno (versante di Val Brembana). La seguiamo e risaliamo il faticoso e quasi diritto canalone che alla fine ci porta alla bocchetta d'Inferno, per la quale ci affacciamo all'omonima valle sul versante valtellinese. Qui le due varianti dell'anello si incontrano.


Discesa nella Valle d'Inferno valtellinese

Cominciamo ora la facile discesa nella Valle d'Inferno valtellinese, restando sul suo lato sinistro (ci muoviamo fra pietraie e dobbiamo stare attenti ai segnavia; nel primo tratto possiamo inconrare un paio di nevaietti). Incontriamo subito l'indicazione della via direttissima al Pizzo dei Tre Signori (“piz di tri ségnùr”, m. 2554, chiamato così, dopo il 1512 - prima era chiamato pizzo Varrone - perché punto d’incontro dei confini delle signorie delle Tre Leghe in Valtellina, degli Spagnoli nel milanese e dei Veneziani nella bergamasca): infatti è proprio la poderosa mole del celebre colosso orobico a chiudere la valle a sud-ovest.
Noi, invece, seguiamo il sentiero che comincia a discendere la valle, in direzione della grande diga dell'Enel (m. 2085). Ci aspetteremmo di percorrerne il lato destro, ed invece il tracciato piega a sinistra e, superato un piccolo e grazioso specchio d'acqua, corre lungo il versante sinistro della valle, tenendosi piuttosto altorispetto al lago, ed attraversando alcuni punti un po' esposti. Incontrata una deviazione a sinistra per il rifugio F.A.L.C., la ignoriamo, seguendo invece il sentiero che conduce allo sbarramento del lago Inferno.

Per illustrare meglio le caratteristiche di questo lago e dell'ambiente che lo ospita riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal già citato volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
All'estremità occidentale il comprensorio di Trona si chiude, sotto le vette del Pizzo Tre Signori e del Pizzo Varrone, con una sorta di corridoio costituito dai due valloni d'Inferno. bergamasco e valtellinese, posti in continuità e separati da una alta bocchetta (Bocchetta d'Inferno, appunto). Nel vallone che scende verso la Val Gerola c'era un laghetto, ingrandito ora dall'intervento umano che ha eretto una diga in una gola più a valle. Il livello del lago si è alzato di 30-35 m, la superficie è ora molto più estesa, ma permane il colore cupo delle acque, che va dall'azzurro intenso al viola, a seconda delle ore e della luce. Un lago lungo, affiancato da scogliere dirupate, come confitto e incastrato tra il Pizzo Varrone e il Pizzo di Trona, ai piedi di una gradonata ciclopica che scende dal passo e dal Pizzo Tre Signori, che campeggia sullo sfondo.”

Attraversato il camminamento da sinistra a destra, imbocchiamo, poi, il sentiero, segnalato, che scende deciso verso destra, in direzione del lago di Trona, passando, nel primo tratto, in un angusto corridoio roccioso e sul corpo di una grande frana,per intercettare, alla fine, un più tranquillo sentiero che proviene, da destra, proprio dalla diga di Trona. Seguendolo verso destra, raggiungiamo, infine, lo sbarramento della diga. Oltrepassato il camminamento, affrontiamo un breve strappo, per sormontare un gradino roccioso, fino al comodo sentiero che, percorso verso sinistra, porta al terrazzo erboso del Pich.

Siamo tornati sul sentiero che abbiamo percorso nella prima parte del trekking. Riprendiamo il cammino sulla larga mulattiera, che ci conduce al Pich, piccolo alpeggio estremamente panoramico, ingentilito da un piccolo specchio d'acqua. Da qui, proseguendo verso destra, scendiamo, poi, all’ampio e ridente pianoro che si stende ai piedi della bassa val Tronella. Seguendo il sentiero segnalato attraversiamo uno splendido bosco di conifere usciti dal quale ci ritroviamo a Pescegallo. Quante ore di cammino sono necessarie per chiudere questo indimenticabile anello? 7/8, circa, per un dislivello approssimativo di 1220 metri. La variante breve prevede invece 5/6 ore circa di cammino (il dslivello scende a 1110 metri circa).
Ricordiamo, in conclusione, che il trekking si sviluppa, sul versante valtellinese, in un comprensorio di grande interesse naturalistico, una sorta di pre-Jurassic Park, che ci proietta indietro nel tempo di parecchio, diciamo ad un'era compresa fra i 260 ed i 230 milioni di anni fa, il Permiano, quando lo scenario di questi luoghi non presentava montagne, ma laghi e paludi, fra i quali si aggiravano curiosi animali al confine fra anfibi e rettili, simili a lucertoloni a 4 zampe (tetrapodi), gli antenati dei futuri dinosauri del Giurassico. Alcune delle loro impronte nel fango, xche mostrano con molta evidenza gli artigli delle zampe, si sono essiccate e per uno straordinario concorso di eventi geologici conservate come fossili nelle rocce violette che per primo ha notato Remo uffoni, guardiano delle dighe ENEL di Trona ed Inferno. Se abbiamo parecchio tempo per cercare fra roccette e gande e soprattutto molta fortuna, potremmo anche imbatterci nelle tracce remotissime di questi lucertoloni.


Impronta fossile di un esemplare dei tetrapodi del Permiano nelle rocce del comprensorio Trona-Inferno

CARTA DEL PERCORSO

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GALLERIA DI IMMAGINI

PASSI E PENSIERI DI IVAN FASSIN

Il 28 giugno del 2015 è scomparso Ivan Fassin, grande uomo di cultura che ha vissuto la passione per la montagna e quella per il pensiero e le scienze umane come dimensioni profondamente legate. Nel suo volumetto “Il conglomerato del diavolo – Fantasticherie alpine” (Sondrio, L'officina del Libro, 1991) così racconta una sua escursione in questi luoghi (salita da Pescegallo, per il passo di Salmurano, all'altipiano dei Piazzotti ed alla cime dei Piazzotti occidentale, discesa alla boccehtta di Val Pianella e traversata alla bocchetta d'Inferno per il sentiero 101, discesa alla bocchetta di Varrone e traversata alla bocchetta di Trona, discesa al lago di Trona ed all'imbocco della Val Pianella o Val di Trona):


Rifugio Benigni

Sbuchiamo sul dosso delle Foppe di Pescegallo… Traversata in fondo la valle risaliremo per per il più diretto sentiero… sotto il costone della cima orientale di Piazzotti, all'aereo passo di Salmurano. Intanto già da un po' andavamo guardando i primi contrafforti del regno del conglomerato, vale a dire la costiera turrita dei Denti della Vecchia, illuminata dai primi raggi del sole, rosa.violacea come piccole dolomiti locali. Al passo, come accade, si presenta una situazione geografica del tutto diversa da quella immaginata: una fossa profonda, rotondeggiante, ancora in ombra, costituisce la testata della Val Salmurano… Ora il sentiero si sviluppa per un tratto pianeggiante o in leggera discesa, tagliando in costa i ripidi pendii erbosi sotto gli erti colonnati di conglomerato rossiccio che fanno da sostegno, su questo lato, alla Cima Piazzotti (est). La via poi si inerpica entro un singolare canale sassoso, in cui prosperano certi fiori gialli.. A quanto pare l'incertezza dei crinali e dei deflussi va fatta risalire almeno all'era glaciale, quando il ghiacciaietto sospeso sull'altopiano Piazzotti, intanto che scavava la piccola fossa in cui oggi si annida il lago, riversava le sue lingue sia verso la Val Tronella che su questo lato.


Laghetto superiore dei Piazzotti

Ci avviamo sul pendio tutto solcato da vallette che, sviluppandosi per qualche centinaio di metri (e cento in altitudine) porta alla cima Piazzotti occidentale. Saliamo ancora verso la croce, preceduti da un silenzioso giovane che punta a quella meta come un pellegrino frettoloso; dall'altra parte della valle, tra nebbie dense e grigiastre, un gregge sta abbarbicato in posizione impossibile sul torrione di Giacomo: belano e invocano forse sale o acqua, che scarseggia. Da queste parti sembrano comunicare più gli animali che gli uomini… Dalla vetta gettiamo uno sguardo nel grigiore opaco della valle di Trona, e una occhiata nostalgica al torrione della Mezzaluna, che appare come un miraggio, ancora illuminato dal sole, in un solco della cresta; poi ci affrettiamo a scendere, nella convinzione che il tempo precipiti.


Il sentiero 101 sotto la cima dei Piazzotti occidentale

Non però per ritornare al rifugetto Benigni esposto a tutti i venti sul piccolo altopiano là in fondo, né divallando su Trona lungo una enorme ganda che riempie un vasto canale, bensì calando cauti sulla bocchetta di val Pianella, tra l'erba scivolosa, su una traccia sommaria, ma distinta… Proseguiamo… su un bel percorso che va verso il rifugio Grassi, correndo in quota sul versante meridionale del gruppo. Ma ovviamente vediamo poco più che il sentiero, intuiamo un “sopra” tetro e incombente, un “sotto” che fugge via: il cammino esige qualche attenzione, correndo alto su pendii erbosi ripidi, e più di rado traversando scogli e crestoni rocciosi… In questa tetraggine avanziamo molto rapidamente, apprezzando però l'intelligenza del tracciato, e la sua “esposizione” (ce ne aveva resi avvertiti la pallidezza di un ragazzo che col padre lo percorreva in senso opposto al nostro, e che avevamo incontrato all'inizio sul dosso di Giarolo), finché approdiamo a un piccolo circo invaso da enormi massi e, dopo lo scavalcamento di un ennesimo crestone, ci infiliamo nel rettilineo vallone d'Inferno (bergamasco). A sinistra la Sfinge è invisibile nella nebbia…


Lago Zancone e Val Pianella (o Val di Trona)

Così, dopo la bocchetta d'Inferno… andiamo di corsa su un sentierino che fa lievi saliscendi su canali e pascoli ripidi che scivolano verso il lago, alla bocchetta di Varrone, più un largo spiazzo che un passo, quasi uno svaso da cui l'antico ghiacciaio prendeva la via della Val Varrone. Anche noi ci affacciamo a guardare la testata di quella valle, il rifugetto FALK che sembra oggi deserto… Dall'altra parte di questa dorsale che fa da testata alla Val Varrone, sopra l'altro passo (Bocchetta di Trona) un piccolo bunker d'alta quota, resto forse di trinceramenti militari, poi chiesetta e poggi ridotto a rudere, porta ancora il nome, un po' incredibile, di Casa Pio XI. Nello squallore dell'interno (umido antro gelido), ancora una lapide ricorda la tragica vicenda di un giovane caduto sul Pizzo di Trona…


Bocchetta di Val Pianella (o di Val di Trona)

Dopo un altro tratto di costa, scendiamo cautamente alla diga e la traversiamo, un po' sorpresi di non trovare perentori divieti né arcigni custodi. Scivoliamo rapidamente giù per le pendici franose sotto i dentini di Trona, lungo una traccia non certo migliorata dalle discariche dei lavori, fino a una baita isolata su un dosso. Da lì, piegando verso la val Trona, aggiriamo verso monte il lago e andiamo a sostare… presso le casupole dell'alpe sotto il lago Zancone… Sul pianoro irregolare alcuni enormi massi erratici collocati in equilibrio precario sembrano minacciare la valle sottostante e il lago, verdeggiante in un raggio di sole. In fondo alla valle, grandi massi ora spaccati si devono essere scontrate scendendo da differenti postazioni, come fossero state fatte rovinare da un popolo di giganti in una contesa intestina…


Torrione di Tronella

Mentre sosto trasognato e un po' incerto, un violento scampanio di rochi “zampugn” e urla scomposte di umani sull'altro versante della valle mi richiamano a una scena d'altri tempi. Una lunga fila di capre, seguire da un pastore vociante, si snoda controluce lungo un sentiero di mezzacosta, un sentiero apposito, una via di penetrazione in questo regno della pietra, diretta a chissà quale meta che non si indovina prossima. Questa immagine fa da contrappeso alla turba di turisti sparpagliati in cima al lago che, appostati da ore di attesa del sole che scarseggia, non la smettono di lanciare urla sguaiate.


Val Pianella (o Val di Trona)

Nello scarto fra i due suoni si insinua una riflessione su quale doveva essere la vita quassù un tempo, nella pur breve stagione del pascolo. Luoghi, temo, non troppo amati, per la loro asprezza, la solitudine, la distanza dal fondovalle. Impossibile attribuire ai coloni una disinteressata contemplazione della selvaggia natura, presi com'erano dalla cruda necessità. Alla base di storie e leggende, che vi saranno state di certo, come sembrano attestare anche i sinistri toponimi, non la gioia del fantasticare, ma solo forse i terrori infantili e la noia dell'adulto nelle ore della sorveglianza al pascolo, e poi il tenace ricordare delle donne e l'ironica verbosità degli anziani.


Val Pianella (o Val di Trona)

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