PRIMO GIORNO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Colorina-Rodolo-Alfaedo-Ronco-Motta-Sponda-Somvalle-Campo Tartano
4 h e 30 min.
1000
E
SINTESI. Da Colorina procediamo sulla Pedemontana Orobica in direzione ovest (Morbegno) fino al ponte sul torrente Presio. Appena oltre il ponte imbocchiamo una pista che se ne stacca sulla sinistra e procediamo fino a trovare sulla destra la partenza di una mulattiera, che sale a Rodolo (m. 676). Scendiamo da qui sulla carozzabile che porta al fondovalle, ma ad un bivio prendiamo a sinistra e saliamo ad Alfaedo (m. 803). Appena oltre la chiesa di S. Gottardo troviamo un sentiero che si stacca dalla strada sulla sinistra e sale ad intercettare una pista sterrata. Procedendo a destra scendiamo per breve tratto verso Ronco, fino a trovare, sulla sinistra, la partenza di un nuovo sentiero che passa a monte dei prati di Ronco (m. 943) e procede con serrati tornantini fino ad una bocchetta a quota 1070, che ci introduce alla Val Fabiolo. Il sentiero porta in breve ai prati della Casa Rotonda. Stando sul limite a monte dei prati procediamo su un sentiero che scende ripido alla Motta (m. 934). La discesa prosegue fino al fondo della Val Fabiolo, dove intercettiamo la mulattiera. Seguendola verso sinistra, saliamo ai prati della Sponda (m. 908) ed alla sella terminale, in località ; di qui ci immettiamo sulla carozzabile di Val Tartano e scendendo a destra siamo a Campo Tartano.
 
Vi ritrovate nel cuore della stagione estiva e l’idea di un’escursione su sentieri battuti da turbe di vacanzieri vocianti vi fa venire il mal di stomaco? Amate wilderness e solitudine a pochi passi da un centro nel quale lasciare l’automobile? Ecco una proposta di escursione nel cuore delle Orobie meno conosciute, un anello che ha come baricentro il pizzo di Presio (m. 2391), cima nella quale convergono il versante orobico che guarda alla media Valtellina, sopra Colorina, la val Vicima (laterale della Val di Tàrtano) e la valle di bernesca, laterale della Val Madre.
Esistono due possibilità: se abbiamo a disposizione due giorni, possiamo chiudere un bel circuito con partenza ed arrivo a Colorina (m. 295).
In caso contrario, dobbiamo avere a disposizione due automobili, lasciarne una a Colorina, salire con la seconda a Campo Tàrtano e da qui cominciare la lunga escursione. Nel primo caso, dedichiamo la prima giornata ad una bella traversata che da Colorina ci porta a Campo Tartano, dove possiamo pernottare. Ci sono, anche in questo caso, due possibilità. Raggiunta Colorina (staccandosi dalla ss. 38 al passaggio a livello di San Pietro di Berbenno, fra Morbegno e Sondrio, procedendo in direzione di Fusine, deviando a destra ed attraversando un ponte con archi),
possiamo incamminarci, seguendo la Pedemontana Orobica, verso ovest, alla volta del paese di Sirta, che raggiungiamo dopo aver attraversato Valle di Colorina (passando proprio davanti al Santuario del Divin Prigioniero, edificato negli anni venti del secolo scorso a memoria di tutti i caduti in azioni di guerra o in prigionia) e Selvetta, centro amministrativo del comune che comprende anche Sirta stessa.
Dalla chiesa di San Giuseppe di Sirta, caratterizzata dal grande e ben visibile cupolone,
parte la Via per Sostìla, che si addentra nella nascosta e selvaggia
val Fabiòlo
(di qui passava, anticamente, il torrente Tartano, prima che i fenomeni erosivi disegnassero il suo attuale tracciato),
risalendola interamente, oltrepassando alcune cappellette
e passando accanto alla selvaggia cascata del torrente Assola,
fino a raggiungere la sella erbosa che introduce alla bassa Val di Tartano.
Ci ritroviamo, così, fra la frazione di Somvalle (m. 1082), alla nostra sinistra (che appartiene al comune di Selvetta), e quella di Case, alla nostra destra (nel territorio del comune di Tartano).
Pochi passi ancora, sulla strada asfaltata, verso destra, e siamo a Campo Tàrtano (m. 1049), dove possiamo pernottare all’albergo Miralago. La salita da Colorina a Tartano richiede, con questo itinerario, circa tre ore e mezza, necessarie per superare 780 metri circa di dislivello.
A Campo Tartano si può anche salire, qualora si avesse a disposizione una sola giornata, staccandosi dalla ss. 38 appena prima (per chi procede in direzione di Milano) appena prima del viadotto sul torrente Tàrtano; percorso un tratto della provinciale Pedemontana orobica, la si lascia per imboccare, sulla destra, per imboccare la strada estremamente panoramica
che risale, con diversi tornanti, l'aspro fianco del Crap del Mezzodì,
fino a raggiungere il paese.
Ma, con due giornate a disposizione, possiamo anche scegliere un itinerario più elaborato ed interessante per portarci da Colorina a Campo.
Si tratta di una bella traversata del lungo fianco montuoso che sovrasta gli abitati di Colorina, Selvetta e Sirta. A Colorina, invece di imboccare la Pedemontana orobica, cerchiamo la strada sterrata che si trova immediatamente ad ovest del ponte che attraversa il torrente Presio (torrente che corre ad ovest del paese). La strada si addentra nella selvaggia parte terminale del vallone di Presio, nel quale confluiscono gli aspri Valgelli che caratterizzano questo tratto del versante orobico.
Dopo aver gettato un'occhiata al pizzo di Presio, che vediamo, in alto, alla nostra sinistra, imbocchiamo, invece, la prima deviazione a destra, che in breve ci porta alla partenza di una mulattiera sfruttando la quale saliamo, gradualmente, in direzione di Ròdolo (m. 676),
un bel nucleo abitato di cui raggiungiamo, superato un ultimo prato, le case sul lato orientale. Intercettata la strada che, verso est (sinistra), porta alle baite di Corna in Monte (m. 910, località che merita di essere visitata, magari salendo dal fondovalle – cioè da Selvetta - in mountain-bike, per scoprire, fra l'altro, una bellissima chiesetta recentemente restaurata),
ci dirigiamo in direzione opposta e, attraversato il paese, scendiamo, per un tratto, sulla strada asfaltata che conduce a Selvetta, sul fondovalle. Troviamo ben presto la deviazione che, verso sinistra, sale verso Alprato ed Alfaedo. Ad un bivio, prendiamo a sinistra,
seguendo le indicazioni per Alfaedo (m. 803), altro bellissimo paesino collocato su un poggio panoramico dal quale si gode di una suggestiva visuale sulla della piana della Selvetta e sul versante retico sovrastante. Per raggiungere il paese ignoriamo la deviazione a sinistra che sale alla Casa degli Alpini.
 
A questo punto cerchiamo, immediatamente ad ovest della bella chiesetta di san Gottardo,
un sentierino che sale, ripido, nel bosco, puntando a sud. Dopo un breve tratto nel bosco, il sentiero intercetta una strada sterrata che scende verso la località Ronco. Prima di raggiungerla, imbocchiamo, sulla sinistra, un secondo sentiero che, passando a monte della baite di Ronco (m. 943) e fiancheggiando una bella pineta, rientra nel bosco e comincia a salire verso sud ovest,
fino a raggiungere il piede dell'ultimo gradino roccioso del versante orobico, che viene superato con alcuni secchi tornanti
(nei punti più esposti
si trovano preziosi corrimano).
Raggiungiamo, così, una suggestiva bocchetta che, a quota 1070, introduce, con un breve corridoio, alla val Fabiòlo.
Siamo nella parte alta del sul suo fianco orientale, sul limite superiore di un ampio prato caratterizzato dalla presenza di un curiosissimo edificio, la Casa Rotonda, che forse, in tempi remoti, fungeva da torretta di avvistamento. Dal prato della Casa Rotonda si vede, in particolare, Somvalle, posta alla sommità della val Fabiolo, mentre verso ovest (a destra dell’evidente Sella di Campo, posta sopra il paesino di Sostila, sul lato opposto della val Fabiolo) è ben visibile il Crap del Mezzodì, l’arrotondata e brulla formazione rocciosa che chiude, ad occidente, la valle. Il Crap nasconde il fondovalle della bassa Valtellina, mentre alle sue spalle si disegnano, lontane, le cime della bassa Valchiavenna e dell’alto Lario. Alla loro sinistra, fa capolino l’inconfondibile corno del monte Legnone e, ancora più a sinistra, occhieggiano le cime del fianco occidentale della Val Gerola.
Dal prato, seguendo un sentiero che ne percorre a monte il lato più alto, per poi scendere con rapidi tornanti, si raggiunge, in breve, la località Motta (m. 934), le cui antiche abitazioni suscitano la sensazione di un tempo sospeso. Il sentiero prosegue verso sud e conduce, dopo qualche tornante sull’aspro fianco della valle (con un tracciato protetto, in qualche punto esposto, da corrimano), al suo fondo, dove intercettiamo l’elegante mulattiera che sale da Sirta a Somvalle. Ci troviamo ad 821 metri, approssimativamente a metà strada fra la località Bores, a valle, e le baite della Sponda (m. 908), più a monte. Percorrendo la mulattiera verso sinistra, raggiungiamo queste ultime e, proseguendo, guadagniamo, infine, la sella poco oltre la quale ci attende la meta, Campo Tàrtano. Questa seconda possibilità comporta un cammino di circa quattro ore e mezza ed un dislivello in salita di circa 1000 metri. E' possibile pernottare qui presso l'albergo Miralago (tel.: 0342 645052). Per scoprire cosa riserva il secondo giorno di cammino (o il primo, per chi preferisce salire a Campo in automobile), apri la relativa presentazione.
Un'ultima variante nel percorso su due giornate: chi sale dalla Sirta in val Fabiolo, può lasciare la mulattiera quando trova, sulla destra, il sentiero per Sostila, piccolo gruppo di baite che si anima durante l'estate.
Proseguendo oltre il paese, si raggiunge il crinale che separa la valle dalla bassa Valtellina.
Ci troviamo a monte dell'arrotondata e brulla cima del Crap del Mezzodì:
alla nostra sinistra, troviamo un sentierino, dalla traccia incerta, che risale il crinale,
attraversando una bellissima macchia di betulle,
fino a raggiungere, aggirata sulla sinistra un'ultima fascia di rocce e percorsa per un buon tratto (evitando una deviazione a destra) una pineta, la croce che sovrasta, a 1300 metri circa, Campo Tartano. A destra della croce un ripido sentiero conduce, in breve, al paese.

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