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Punti di partenza ed arrivo (anello escursionistico)
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Barchi-Palù-Bocchel del Torno-Alpe Campolungo-Sasso Alto-Rif. Motta-Palù-Barchi
5 h
620
E
SINTESI. Saliamo da Chiesa Valmalenco a San Giuseppe e qui lasciamo la strada per Chiareggio imboccando sulla destra la strada che sale ai Barchi (m. 1698), dove parcheggiamo vicino all'omonimo rifugio. Saliamo per un tratto sulla ripida pista da sci, poi pieghiamo a sinistra imboccando il tratturo che sale in pineta, uscendone al lago Palù (m. 1921). Continuiamo a seguire il tratturo, che ci porta al vicino rifugio Lago Palù (m. 1947). Proseguiamo verso est, seguendo i triangoli gialli della V tappa dell'Alta Via della Valmalenco e salendo all'alpe Roggione. Procedendo diritti, entriamo in pineta su sentiero marcato, che sale gradualmente. Il bosco si dirada e il sentiero si fa più ripido, risalendo al centro il canalino che, dopo un ultimo breve traverso a destra, porta al Bocchel del Torno (m. 2203). Ignorato il sentiero a sinistra che sale al Sasso Nero, scendiamo seguendo l'Alta Via, verso destra, attraversando un pianoro. Scendiamo, poi, verso sud-est ad una seconda radura e qui lasciamo l'Alta Via imboccando un sentierino sul suo lato destro, che taglia il fianco orientale del monte Roggione, in direzione sud, fra radi larici, uscendo dal bosco al limite inferiore dell'alpe Campolungo. Raggiunte le sue baite (m. 2110), procediamo salendo su una pista in direzione del passo di Campolungo (m. 2167). Prima del passo deviamo a sinistra e saliamo, senza via obbligata, verso sud-ovest e dal crinale verso sud-est, alla cima del monte Motta (o Cima Sassa, m. 2336). Scendiamo poi seguendo il crinale occidentale, che si fa via via più ripido, fino a raggiungere un sentierino che in breve, sempre procedendo verso ovest, porta al rifugio Motta (m. 2142). Qui imbocchiamo un sentiero che scende dal crinale verso nord e si immette in una pista sterrata. Scendendo verso sinistra passiamo a monte delle baite dell'alpe Palù (m. 2007). Ora possiamo scegliere se rimanere sulla pista, seguendola fino al rifugio Barchi, oppure scendere alle baite, traversando verso nord al limite del bosco e cercando il sentierino che scende nel bosco e ne esce alla riva meridionale del lago Palù. Prendiamo a sinistra e seguiamo la riva occidentale, tornando al tratturo che raggiunge il rifugio Palù e che utilizziamo per tornare ai Barchi.

Il monte Roggione (localmente crestùm o cresta del rungiùm, m. 2359) non è certo fra i più noti della Valmalenco, ma per la sua posizione ne rappresenta un po’ il baricentro. Funge, infatti, da spartiacque fra l’ampio bacino del lago Palù, uno degli angoli più ameni e frequentati dell’alta Valmalenco (territorio di Chiesa in Valmalenco), e l’ampia conca di Franscia, nodo centrale della Val Lanterna (territorio di Lanzada). Attorno alle sue modeste pendici si può articolare un interessante anello escursionistico, di medio impegno e di alto valore panoramico. Non è fra i più frequentati della valle, per cui difficilmente, anche nel cuore della stagione estiva, si troveranno frotte di escursionisti, almeno nel tratto compreso fra i rifugi Palù e Motta. Punto di partenza ed arrivo è il rifugio Barchi (m. 1748), nell’omonimo maggese (i barch), dove termina il transito libero dei veicoli che da San Giuseppe salgono verso il lago Palù. Qui (o più sotto, se non si trova posto) è possibile parcheggiare l’automobile ed iniziare la camminata. Dopo aver dato un’occhiata alla carta della Valmalenco affissa ad un pannello nei pressi del rifugio, cominciamo a risalire l’ampio corridoio intagliato fra le peccete del versante dagli impianti di risalita. Ben presto troviamo alcuni cartelli, che ci invitano a proseguire diritti se vogliamo salire al rifugio Motta (direzione sud-sud-est) e ad imboccare un largo sentiero sulla sinistra se vogliamo salire al rifugio Palù (direzione nord-est). Prendiamo a sinistra, salendo lungo il sentiero-pista che, in mezzora circa, ci porta alle soglie della conca del lago Palù (lach di palö, m. 1921), che ci appare, visto dal suo angolo nord-occidentale, in tutta la sua bellezza.

Lago Palù

Vale la pena saperne qualcosa di più, partendo dalla lettura di quanto scrive il naturalista Paolo Pero nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova, 1894:
Il lago del Palù è il maggiore, per la sua notevole superficie, laghi alpini valtellinesi. Giace in una specie di ameno altipiano, sulla sponda sinistra del Mallero, framonte Nero (2734 m.), monte Roncione (2359 m.) e monte Motta (2336 m.). Le sue purissime acque formano come un seno tranquillo, circondato da sponde erbose con morbide movenze, ricoperte di larici, di mughi e di abeti, che gli fanno ampia, verde cornice ed alto contrasto colle brulle roccie dei monti circostanti. Non ha affluente né emissario di sorta, onde le sue acque derivano unicamente dalle pioggie e dalla fusione delle nevi che cadono sulle pendici dei monti, che circondano lago. Perciò esse vanno soggette ad un grandissimo dislivello nelle varie epoche dell'anno, specialmente nella primavera o nell'autunno, dislivello che è ordinariamente di due metri, e che talvolta assai maggiore, come nella straordinaria siccità del 1893, in cui le acque del lago si abbassarono tanto che a memoria d'uomo non si ricorda mai. Infatti avendolo io visitato il 31 Agosto 1892, trovai una profondità massima di 25 metri, in corrispondenza alla metà circa della retta che attraversa lago di fronte alla casetta; ed giorno 18 Giugno 1893, non vi rinvenni che la profondità di 15 metri. Dovrebbe bastare ciò per convincere del contrario coloro i quali credono (anche fra scrittori di cose naturali della Valtellina) che le acque di questo lago, come di altri senza affluente e senza emissario, debbano avere le loro scaturigini invisibili e ad un livello molto profondo, e se ne vadano per vie non conosciute. Il lago ha forma alquanto allungata, diretto da N.N.O a S.S.E., notevolmente dilatato verso S. Presenta qualche rientranza e sporgenza nelle due sponde maggiori e specialmente una concavità della sponda O. che risponde ad una convessità dell' opposta di E. Il contorno del lago è costituito di limo finissimo, il quale viene ricoperto alquanto più in alto nella regione esterna da pascoli erbosi che crescono rigogliosi sull' abbondante terreno morenico, il quale circonda il lago da ogni parte, dandogli quel grato aspetto, che sopra dicemmo, onde esso direbbesi a tutta prima un lago morenico. Tale infatti lo credette il Dott. Benedetto Corti. Ma osservando attentamente quest'apparato morenico in ogni sua parte, si scorge tosto come esso non sia propriamente quello che dia origine al lago. Infatti dal monte Motta sopra accennato, che s'innalza a S., si distacca un'ampia cresta della medesima roccia, che piega prima ad O. indi si volge a N. e delimita così, colla base degli altri due monti sopra accennati, un ampio bacino orografico, assai basso, il quale fu mascherato dalla sovrapposizione del terreno morenico. Talora questa viene a mancare e si mostra allora la roccia in posto con stratificazione parallela a quella dei monti sopra nominati, dei quali costituisce come un contrafforte. Questa roccia in posto è ben visibile specialmente sulla sponda O., dalla casetta fino alla estremità S.O. del lago, e, meglio ancora, nel lato esterno della sponda di questa, appena sopra le baita di Zocca, dove grandi banchi di micascisto emergono dal terreno morenico.

Lago Palù

Il lago fu, infatti, originato dallo sbarramento creato da una paleofrana. A causa di infiltrazioni, è molto ridotto rispetto alle dimensioni passate: ai tempi di Melchiorre Gioia (1767-1829) lo sviluppo della riva era triplo, ed era necessaria un'ora e mezza per percorrerlo interamente. Era, inoltre, assai più pescoso, tanto da consentire a diverse famiglie di vivere praticando l'attività della pesca, come leggiamo anche nella “Guida alla Valtellina” edita dal CAI nel 1884, che ci offre ulteriori notizie: “Il Palù (1993 m.) vuolsi annoverare fra i pittoreschi laghi montani. Giace in una conca fra il Monte Motta e il Monte Nero, e misura circa 600 metri in lunghezza e 300 metri in larghezza… durante un mese dell’anno vi stanno alcuni pastori, poi tutto è quiete e silenzio. Un parroco di Chiesa fece erigere vicino al lago una casetta, nella quale egli soleva passare alcuni giorni di svago. L’albergatore Battaglia di Chiesa, divenutone proprietario, la rifabbricò ed ingrandì, e ora vi possono trovare alloggio modesto e buon vitto quelli che amano nella quiete di quel ridente soggiorno dimenticare le traversie della vita. La Casa del Palù non è sempre aperta: chi vuol trovarvi ricovero deve avvertire qualcuno degli albergatori di Chiesa. Il lago non ha emissari apparenti e nessun ruscello si versa in esso: le sue acque sono limpide tanto che vi si possono prendere dei bagni. E perché nulla mancasse, il signor Battaglia vi fece fabbricare un piccolo burchiello, col quale in ogni senso può percorrersi il lago. Né i pesci vi mancano, anzi v’abbondan le trote, e vi si trovò pur anco una grossa anguilla che ora si conserva nel Museo dell’Università pavese. Uno dei divertimenti più graditi è la pesca, o meglio la caccia delle trote. La limpidezza delle acque rende inutili le reti e gli ami: conviene adoperare il fucile. Si pone una piccola fiocina su una bacchetta, che in luogo del projettile si mette nella canna di un fucile, a cui si raccomanda con una cordicella. E con essa si colpiscono le trote quando vengono a fior d’acqua per ingoiare una bicciola di pane o qualche altra cosa che si ebbe cura di gettar loro. Dal lago si giunge in meno di mezz’ora sul Monte Motta, che è a mezzogiorno, e da cui si gode una stupenda vista sulla Val Malenco, la Valtellina, il pizzo Scalino e il Monte delle Disgrazie”.


Lago Palù

Ma torniamo al nostro trekking. Alla nostra destra osserviamo un edificio che ci colpisce pe rla sua singolarità. Non è una baita o un edificio rurale, ma la “ca di sciuur“. Non possiamo avvicinarci troppo, perché è pericolante, ma riconosciamo sulla sua facciata una Madonna con Bambino ed una scritta in latino: “ERECTA A.D. MDCCCLXXIII – AUCTA A.D. A.D. MCMXI”, cioè “edificata nell’anno del Signore 1873, ampliata nell’anno del Signore 1911”. Sopra la scritta, uno stemma nobiliare che rappresenta una trota sormontata da un orso. L’edificio, già di proprietà delle famiglie Alfieri e Mira di Como, era chiamato così perché utilizzato dai villeggianti, in passato ed ancor oggi chiamati, nell’idioma locale, “sciuur”. Interessante è notare come in passato la capienza del lago fosse ben maggiore, tanto che in taluni periodi le sue acque arrivavano a lambire l'edificio. Proseguendo sulla pista, in breve siamo al rifugio Palù ('l rifùgiu, 1947 metri), posto in posizione leggermente rialzata rispetto al lago. Qui termina la IV ed inizia la V tappa dell’Alta Via della Valmalenco.


Lago Palù

Lo lasciamo alle nostre spalle, proseguendo sul sentiero-tratturo segnalato che prosegue verso est-nord-est verso l’alpe Roggione (alp del rungiùm; si tratta dell’inizio della V tappa dell’Alta Via della Valmalenco, per cui troveremo un abbondante corredo dei caratteristici triangoli gialli che fungono da segnavia in tutto il suo sviluppo). In breve siamo alle baite dell’alpe, chiusa, a nord, dalle articolate pendici del massiccio del Sasso Nero. Davanti a noi, ad est, si impone il versante occidentale del monte Roggione. Lasciata alle spalle l’ultima baita, proseguiamo su un sentierino (direzione est) che si immerge in un bosco di larici, pini mughi ed abeti. Diversi i massi, fra i quali il sentiero si districa, segno della paleofrana che, come detto, creò lo sbarramento che originò il lago. Su uno di questi leggiamo, in caratteri gialli, „Rif. Marinelli-C. Franscia“, le due principali mete della traversata che stiamo percorrendo: il primo è la meta della V tappa dell’alta Via della Valmalenco, il secondo è la nota località cui si può scendere, staccandosi da quest’ultima, scavalcato il Bocchel del Torno. Ci approssimiamo, quindi, al canalone che sale al Bocchel del Torno (buchél di tórn, m. 2179), e cominciamo a sentire lo scroscio delle acque del torrente Roggione (rungiùm), che raccoglie le acque di fusione del versante del Sasso Nero. Ad un certo punto lo dobbiamo guadare, da sinistra a destra, per accedere all’ultima rampa che adduce al passo.

Bocchel del Torno

Ai 2179 metri del passo troviamo una bella piana ed alcuni cartelli. Uno riguarda i sentieri 310 e 305: andando a destra possiamo traversare in un’ora e 50 minuti all’alpe Musella, per poi salire ai rifugi Carate Brianza e Marinelli, oppure scendere a Campo Franscia in un’ora e mezza. Prendendo a sinistra, invece, possiamo salire alla cima del Sasso Nero. Andiamo a destra (sud) portandoci ad uno splendido spiazzo con una pozza, bucolico e panoramico, che invita ad una sosta meditabonda. Alla nostra destra (ovest) le cime dell’Alta Valmalenco incorniciano il lago Palù e la sua splendida pineta. Spicca il monte Disgrazia, che occhieggia alle spalle della cresta Giumellino-Sassersa-Rachele, mentre più a destra si distinguono la testata della val Sissone e della valle del Muretto. Davanti a noi (sud) il monte Roggione. Alla nostra sinistra (est), infine, il pizzo Scalino, che mostra un profilo regolare come un teorema geometrico, seguito, a destra, dalla costiera Acquanera-Cavaglia-Palino. Contemplato questo splendido scenario, possiamo scegliere di puntare alla cima del monte Roggione, alla quale segue un sentierino, in alcuni tratti un po‘ ripido ma non difficile, che ne segue il crinale (approggiangosi sul versante sinistro laddove questo è più esposto), passando per l’anticima e ragigungendo i massi sulla cima, fra i quali è fissata una croce in legno (m. 2359).

Alpe Campolungo

Siccome, però, un analogo panorama si apre dalla cima del più comodo Monte Motta, che tocchiamo nell’itinerario proposto, possiamo anche decidere di soprassedere e di piegare a sinistra, seguendo il triangolo giallo che indica la partenza di un sentierino, il quale procede in direzione sud-est, in leggera discesa, fra radi larici, fino ad un’ampia piana che ci pone quasi faccia a faccia con la piramide del pizzo Scalino. Portiamoci, ora, ai cartelli escursionistici che segnalano un bivio: scendendo diritti, in direzione della larga striscia delle piste di sci, procediamo verso Campo Franscia o l’alpe Musella ed i rifugi Carate e Marinelli (Alta Via), mentre prendendo a destra traversiamo in 20 minuti all’alpe Campolungo ed in un’ora e 20 minuti alla Cima Sassa (o monte Motta - sentiero 339-1). È questa seconda la direttrice che fa al caso nostro, per cui la seguiamo, imboccando un sentierino che taglia, procedendo pianeggiante verso sud, il fianco orientale del monte Roggione, fra macereti e radi larici. Dopo un quarto d’ora, giungiamo in vista dell’ampia conca che ospita l’alpe Campolungo (canlùunch, m. 2110), collocata in falsopiano sulle pendici orientali del monte Roggione.

Alpe Campolungo

Quest'alpeggio, nella divisione degli alpeggi del 1544, venne assegnato alle squadre di Milirolo e Campo (Torre S. Maria), ed è stato caricato, fino agli anni sessante del secolo scorso, da alpeggiatori della frazione Ciappanìco di Torre. La conca è chiusa, a sud, dalla dolce collina (tale appare da qui) del Monte Motta, o sasso Alto. È uno degli angoli meno noti, ed insieme più belli della Valmalenco. Le baite che si raccolgono a lato di una pista sono vegliate da un crocifisso in legno, posato nel luglio del 2009. Particolarmente suggestivo il panorama che ripropone il pizzo Scalino e che mostra, a nord, la conca e le cime di Musella, dietro le quali cominciano ad occhieggiare i giganti della testata della Valmalenco (in particolare, la triade Roseg-Scerscen e Bernina). A destra delle cime di Musella il Sasso Nero si mostra in tutta la sua poderosa mole, ma anche il monte delle Forbici, alla loro sinistra, si mostra imponente.

Alpe Campolungo

Alcuni cartelli escursionistici annunciano che la pista sale al passo di Campolungo (dato a 10 minuti), dal quale, in mezzora, si può tornare al rifugio Palù, oppure traversare, in 40 minuti, al rifugio Motta. Il cartello segnala anche il sentierino che traversa, in un’ora, alla località Cima Sassa. Infine ci informa che, seguendo la pista che sale all’alpe, si può scendere in 30 minuti al Dosso dei Vetti ed in un’ora e 20 minuti a Campo Franscia.
Non seguiamo, però, nessuna di queste direttrici, ma, operando una diversione rispetto all’itinerario dell’anello, puntiamo diritti alla cima del Sasso Alto o Monte Motta (m. 2310), che raggiungiamo salendo le facili gobbe erbose, senza direzione obbligata. La spianata della cima è il punto terminale degli impianti di risalità del Palù, che partono da Chiesa Valmalenco. Da qui un Cristo benedicente tiene lo sguardo rivolto alla Valmalenco.

Panorama dal monte Sasso Alto

Eccellente il panorama. Possiamo ammirare a sud-ovest il pizzo di Cassandra (m. 3226) e la cima del monte Disgrazia (m. 3678), che emerge dal massiccio monte Braccia (còrgn de bracia, m. 2909), sul versante orientale della Val Orsera (val d'ursàra o d'ursèra), e dalla cima del Duca (m. 2953) e dalla punta Rosalba (m. 2803), sul suo versante occidentale. A destra della punta Rosalba si distingue la sella del bocchel del Cane (m. 2551), per la quale si può effettuare la traversata dalla Val Orsera (val d'ursàra o d'ursèra) alla Val Ventina (val de la venténa), cioè da San Giuseppe a Chiareggio. Più a destra, si apre un suggestivo scorcio dell’alta Valmalenco: si mostra la Val Bona (val buni), con la bocchetta del Forno (“buchèl bas”, in passato, “la buchèta”, “buchèta del fùren” o “buchèta del fórn”, più recentemente; m. 2775) e, alla sua destra, il monte omonimo (m. 3214). Proseguiamo nella carrellata in senso orario: a destra della Val Bona si impone il massiccio bastione del Sasso di Fora (sasa de fura o sasa ffura, m. 3318), e la triade Tremoggia-Malenco-Entova. Più a destra, la mole massiccia del Sasso Nero (m. 2921). Proseguendo in senso orario, a nord, dietro monte delle Forbici, cime di Musella (m. 2990, 3079, 3094), cima di Caspoggio (m. 3136) e Sasso Moro (m. 3108) ecco emergere, ben visibili, le grandi cime della testata della Valmalenco, cioè il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971), il pizzo Bernina (m. 4049), la Cresta Güzza (m. 3869), il pizzo Argient (m. 3945), il pizzo Zupò (m. 3995), mentre restano nascoste dietro il Sasso Moro le tre cime del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882). Infine, a nord-est, ancora e sempre il pizzo Scalino (m. 3323) sembra bearsi della sua singolare eleganza. Molto interessante è anche il panorama a sud, che mostra, lontana, la sezione centrale della catena orobica. Più vicina è invece la grande conca di Chiesa Valmalenco, Caspoggio e Lanzada, ma attenzione a non sporgersi troppo per ammirarla, perché il versante meridionale del Sasso Alto è ben diverso da quello che abbiamo salito, in quanto, come indica il nome stesso, propone verticali salti di roccia.


Apri qui una panoramica dalla cima del Sasso Alto

Vediamo, ora, come chiudere l’anello del Roggione (che, per inciso, è sempre lì, a nord, e propone la sua liscia parete meridionale). Potremmo scendere al passo di Campolungo (m. 2176) e proseguire lungo la comoda pista, ma vale la pena di prenderla un po‘ più larga, restando presso il crinale che scende verso ovest dalla cima, per scendere al rifugio Motta. Scendiamo, dunque, lungo un crinale largo ma un po‘ ripido, fino a trovare, alla nostra sinistra, il sentierino che porta allo splendido balcone sul quale è posto il rifugio (m. 2176). Dopo la soata al rifugio, imbocchiamo il sentierino che scende ad intercettare la pista seguendo la quale passiamo a monte dell’alpe Palù. Raggiunto il punto di arrivo della cabinovia, proseguiamo sulla pista e, ad un bivio, prendiamo a destra (direzione nord-nord-est), scendendo alla riva occidentale del lago Palù. Passiamo, così, appena sotto la ca‘ di sciuur e ci innestiamo sulla pista che abbiamo seguito per salire dai Barchi al rifugio Palù. Prendendo a sinistra, torniamo, ifnine, al parcheggio dell’automobile. L’intero anello, così come descritto, richiede circa 5 ore di cammino, mentre il dislivello approssimativo in altezza è di 620 metri.  

Rifugio Motta

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere


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