CARTA DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI - ALTRE ESCURSIONI

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Scranzi-San Giovanni-Capitel-Valle della Maga-Ca' Frigeri-Dosso della Forca-Capitel-Scranzi
1h e 45 min.
180
T
SINTESI. Lasciamo la ss 38 all'altezza della rotonda di Chiuro, procedendo verso il paese ed imboccando la strada che sale a Castionetto. Qui intercettiamo la strada provinciale panoramica dei Castelli e procedendo in salita verso destra ci portiamo a Scranzi (S. Giovanni, m. 675), dove parcheggiamo. Portiamoci alla chiesa di San Giovanni: nei suoi pressi si stacca dalla stradina, sul versante a monte, una mulattiera che sale ad un sito di massi con incisioni rupestri. Procedendo sulla mulattiera verso destra passiamo accanto ad una cappelletta, saliamo gradualmente in una selva e ne usciamo ai prati della Valle della Maga, intercettando sul limite opposto la panoramica dei Castelli. La seguiamo salendo a Frigeri ed al successivo bivio prendiamo a sinistra. Dopo un tornante dx, al successivo sx la lasciamo tagliando il limite sinistro di un prato e trovando il sentierino che sale al Dos de la Forca (m. 860). Dal dosso scendiamo sul lato sinistro (ovest e sud-ovest) ad un corridoio di prati sottostante, seguiamo una traccia di sentiero verso ovest ed entriamo in una selva, procedendo sul filo del dosso. La discesa termina con una svolta a sinistra che ci fa scendere al sito delle incisioni rupestri ed a Scranzi.

Salendo verso Teglio lungo la Panoramica dei Castelli si incontrano, dopo Castionetto di Chiuro, i nuclei di Scranzi e San Giovanni, piccole isole sospese in un tempo indefinito nel quale il presente non annienta il passato, ma ne conserva il costante riverbero.
Da qui possono partire due passeggiate ad anello, godibilissime in tutte le stagioni, che concentrano elementi di interesse storico e suggestioni dell'immaginario, oltre che scenari di nitida bellezza.

San Giovanni

Per giungere fin qui conviene lasciare la ss. 38 all'altezza di Chiuro e, senza entrare in paese, salire alla frazione di Castionetto di Chiuro, dove si intercetta, appunto, la strada provinciale denominata Panoramica dei Castelli. A Ca' Scranzi possiamo parcheggiare l'automobile, a 685 metri, e siamo subito immersi nella storia.
La denominazione Cà di Scranz, infatti, è di sicura derivazione longobarda, in quanto deriva dal germanico “Sckranke”, poi “skragia”, che significa “sbarra”, “griglia” o “pescaia”. Il primo documento che menziona questa località risale al 772, nella forma latinizzata “Scragium”. L'origine del nome andrebbe riferita al piccolo corso d'acqua che divide il nucleo, e sul quale, appunto, anticamente venivano applicate delle griglie per la pesca. Nel vicino nucleo di Cà Piombardi si rileva una seconda derivazione longobarda, da “Plumbarda”, che significa “via di fuga da un assedio”.
Per percorrere il primo anello incamminiamoci verso il vicino nucleo di San Giovanni (Sangiuàn, m. 675), cioè verso la ben visibile chiesa. Prima di arrivare alla chiesa passiamo a sinistra del cimitero, oltrepassato il quale si apre un panorama straordinario sulla media Valtellina. L'accoglienza non è, forse, delle migliori, perché il vicino ossario mostra un trionfo della morte che ci ricorda la fragilità della nostra condizione: gli scheletri stanno lì a rammentarci quanto poco ci dobbiamo radicare nella dimensione terrena, secondo un tradizionale insegnamento assai vivo nei secoli medievali (ma anche in età moderna, soprattutto nei periodi in cui infierivano carestie e pestilenze).
Alle spalle dell'ingresso della chiesa, sulla sinistra, troviamo una stradella che sale fra le vigne e porta quasi subito alla località del Capitèl (m. 700), cioè della “santella”, che vediamo a lato di una larga mulattiera, alla nostra destra. La cappelletta è stata recentemente restaurata. Ma non dobbiamo prestare attenzione solo ad essa: le rocce affioranti appena prima della santella, immediatamente a monte del sentierino, sono ricche di incisioni che risalgono ad un'epoca compresa fra il Neolitico e l'età del Ferro. Sono state pregevolmente riportate alla luce da un gruppo di giovani tellini coordinati da Mario Giovanni Simonelli. In realtà senza la guida di una pubblicazione non è facile riconoscerle. Ci vogliono anche le condizioni migliori di luce: la sera, quando i raggi del sole arrivano radenti, le rocce rivelano i loro antichissimi segreti e noi possiamo udire quel profondissimo riverbero del tempo nel quale il passato conserva la sua vita nel presente. Alcuni cartelli escursionistici ci indicano un bivio: salendo verso sinistra ci si porta al Dos de la Forca in 20 minuti (useremo questa via per il ritorno), mentre procedendo sulla stradella si raggiunge in 20 minuti Cà Frigeri (ma poi anche il Dos de la Forca in 55 minuti).

Capitèl

Procediamo sulla stradella, che mostra, nel primo tratto, un fondo elegante di pietre lisciate. Anche qui c'è il riverbero di una storia profonda. Con tutta probabilità è questo un tratto della più antica via di valle, la celebre via Valeriana che tanto ha affaticato gli storici, divisi fra coloro che ne fanno derivare la denominazione dall'imperatore Valeriano e quindi dall'età imperiale romana e quelli che la riconducono al più semplice “Via di valle”. Che ci fosse fin dall'alto medioevo una via maestra per la quale dalla bassa Valtellina ci si portava fino a Teglio è abbastanza sicuro, ma dove esattamente passasse è molto più ipotetico. La stradella attraversa una selva, poi si fa una pista con fondo in erba e passa per una fascia di prati, e qui la storia deve lasciar spazio all'immaginario, perché siamo alla parte alta della Valle della Maga.
Una valle che non sembra granchè, a prima vista (una modesta roggia che si getta in una parimenti modesta forra a valle della stradella). Ma c'è di mezzo la Maga, o Magada, e allora c'è poco da minimizzare, ed ancor meno da scherzare. Chi sia davvero questa Magada non è facile definirlo. In età antichissime era probabilmente un'espressione della divinità femminile che esprimeva la forza primigenia della vita naturale. In età cristiana assunse una valenza decisamente negativa, divenne una specie di variante della “strega”, e l'immaginario popolare la cristallizzò, appunto, in una megera e maliarda che viveva nascosta nella forra della valle, pronta a venirne fuori dopo l'Ave Maria della sera per andare a seminare il male, o addirittura rapire e mangiare bambini. C'è anche una leggenda dalla struttura piuttosto complessa, che la presenta sotto la veste diversa di una splendida giovinetta che un pastore riuscì a far propria, portandosela in casa, salvo poi perderla per averla percossa la leggenda è riferita da Napoleone Besta nei suoi “Bozzetti Valtellinesi” del 1878).
Immersi in questi pensieri, siamo al prato nel quale la stradella sembra perdersi. Sul lato opposto approdiamo alla Panoramica dei Castelli, che seguiamo salendo verso la località di Ca' Frigeri (Cà Fregé, m. 789). Il nome deriva dal latino “frigidarium”, che significa “luogo fresco”. Superate le case del nucleo, siamo ad un bivio: prendendo a destra ci si porta al limite occidentale di Teglio, mentre svoltando a sinistra si sale a Panaggia. Prendiamo a sinistra e saliamo al pianoro di questo nucleo, chiamato localmente “Panagia”. Il nome deriva forse dalla coltivazione del panico (pànich), che un tempo occupava tutta la zona. La strada volge a destra: vediamo sul suo bordo destro una pozza che, dopo abbondanti piogge, diventa un microlaghetto.
Dobbiamo ora prestare attenzione: sul lato opposto della strada, prima che questa pieghi a sinistra, a destra di un edificio, si apre un ampio prato, sul cui margine sinistro, all'ombra d una selva, corre un sentierino. Lo imbocchiamo ed in pochi minuti siamo alla sommità di un poggio, che costituisce il punto più alto di un lungo dosso, ben visibile dalla stradella Capitèl-Valle della Maga e dalla strada che sale a Panaggia. Il suo nome suona alquanto sinistro: Dosso della Forca o Dos de la Forca. Ne ha anche un altro, se possibile ancora più inquietante, Dos di Lüf, Dosso dei Lupi, probabilmente perché in passato i lupi venivano spesso avvistanti nei paraggi. Quanto alla forca, si ipotizza che qui venissero giustiziati i prigionieri condannati a morte, ma può darsi che il nome sia più banalmente connesso con il significato del latino “furca”, nel significato di passaggio stretto o di biforcazione.

Panaggia

Il luogo in sé non è affatto sinistro, anzi. È molto panoramico, soprattutto in direzione della media Valtellina, verso ovest. Anche nele vicinanze del dosso sono state scoperte incisioni rupestri.
Da qui, cioè da una quota di circa 860 metri, inizia la discesa che ci riporterà al Capitèl, sfruttando un sentierino che nel primo tratto è poco visibile. Dobbiamo scendere dal poggiolo verso sud, cioè verso valle, puntando ad un paletto con segnavia bianco-rosso. Più in basso volgiamo a destra e percorriamo una fascia di prati che ci porta alle soglie di una selva, dove il sentiero si fa più visibile. Ora scendiamo abbastanza decisamente restando sul filo del dosso, che qui si restringe parecchio. Sempre straordinario è il colpo d'occhio sulla media Valtellina, verso ovest.

Dos de la Forca

La discesa termina al monte delle rocce del sito archeologico del Capitèl. Pochi passi in discesa fra le rocce scalinate e siamo di nuovo a San Giovanni. Pochi minuti ancora e siamo all'automobile, dopo aver chiuso un bell'anello, di impegno modesto (il dislivello in salita è approssimativamente di 180 metri, il tempo necessario poco meno di 2 ore, prendendosela molto comoda, come è opportuno fare per gustare questi luoghi).

Dos de la Forca

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Scranzi-Mulini Rogna-San Rocco-Scranzi
1h e 45 min.
220
T
Dal parcheggio di Ca' Scranzi saliamo alla parte alta del borgo (m. 780), prendendo a sinistra (cartello) su una pista che porta ad una mulattiera, la quale procede in un bosco di castagni verso nord-ovest, poi volge a destra e sale a nord.-nord-est. Ignorata una deviazione a sinistra, usciamo dalla selva e ci immettiamo in una pista che dopo pochi tornanti porta ai Mulini Rogna (m. 850). Poi la pista volge a destra e porta al nucleo di San Rocco (m. 895). Qui scendiamo sulla carozzabile fino ad intercettare la strada principale, che seguiamo in discesa. Dopo un tornante dx, al successivo sx troviamo una stradina che se ne stacca sulla destra e scende verso ovest per un buon tratto, volgendo poi a sinistra (sud). La seguiamo e ci ritroviamo alla parte alta di Ca' Scranzi.

Ecco invece il secondo anello. In questo caso da Ca' Scranzi volgiamo ad ovest.
Saliamo alla parte alta del nucleo, dove si trova il cartello “Contrada Scranzi 700 m”, sopra il quale un cartello escursionistico ci manda a sinistra per i Molini in Rogna, dati a 35 minuti, e San Rocco, dato a 55 minuti. Procediamo in questa direzione ed in breve siamo ad una mulattiera che sale fra due muri a secco, per poi entrare in un bosco di betulla e castagni (ne incontriamo anche un secolare, sulla sinistra del sentiero). Ignoriamo una deviazione a sinistra (il sentiero si porta sul lato opposto della valle Rogna, mentre noi restiamo su quello oientale), poi usciamo dalla selva e ci immettiamo in una pista che, dopo qualche tornante, ci porta ad un mulino (Mulìn Menain, m. 850) ristrutturato sul torrente Rogna, a cura della Sovrintendenza ai Beni Culturali, che ne ha fatto un museo. Si tratta di uno dei tre mulini ancora in buone condizioni. In passato sul torrente erano attivi ben dieci mulini, che operarono dal seicento all'ottocento.
Nei pressi del mulino alcune baite ben ristrutturate e l'Agriturismo “Il mulino di San Rocco”. Qui la pista volge decisamente verso est e porta alla contrada di San Rocco (Saròch, m. 893). Un tempo questa zona era intensamente coltivata con segale e grano saraceno. Scendendo dal centro delle baite ben ristrutturate, dove si trova anche un'ampia fontana-lavatoio, passiamo per la chiesetta, sul lato sinistro della strada.
Procedendo nella discesa sulla strada asfaltata, ci immettiamo nella strada che da Frigeri sale alle contrade alte di Teglio. Procediamo scendendo su questra strada e, dopo un ampio tornante dx, al successivo sx troviamo una stradina che se ne stacca sulla destra e scende verso ovest per un buon tratto, volgendo poi a sinistra (sud). La seguiamo e ci ritroviamo alla parte alta di Ca' Scranzi, dove si chiude questo secondo anello. A conti fatti in questo caso il dislivello in altezza è di circa 220 metri; il tempo necessario per percorrerlo è di circa un'ora e tre quarti.

Ovviamente due anelli possono essere variamente combinati. Per esempio, invece di tornare per questa via possiamo scendere ancora per breve tratto verso Frigeri, salire sul dosso della Forca e scendere al Capitèl, oppure portarci a Frigeri e percorrere la Via Valeriana passando dalla Valle della Maga. Insomma, ciascuno, a seconda dei suoi gusti e del suo tempo si può regolare come preferisce. In nessun caso resterà deluso.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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