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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Rif. Cometti-Alpe e Lago di Arcoglio-Rif. Bosio-Rif. Cometti |
6 h |
770 |
E |
L'itinerario
proposto permette di scoprire una delle zone meno note della Valmalenco,
ma non per questo meno meritevole di essere visitata e gustata.
Il punto di partenza è il rifugio
Cometti, a cui si sale seguendo la pista che lascia Torre per slaire ai rifugi e, ad un bivio con parcheggio, prendendo a destra (località Piasci)..
Dal rifugio percorriamo la strada che porta ad esso in senso contrario,
giungendo ad un bivio ed imboccando la strada che sale verso sud-ovest,
raggiungendo un piccolo spiazzo per il parcheggio dei mezzi autorizzati
al transito e divenendo un ripido tratturo che sale alle baite dell'alpe
di Arcoglio (termine connesso con “arco”, in riferimento alla forma della valle) inferiore (m. 1976). Seguendo
poi i triangoli gialli (segnavia dell'Alta Via della Valmalenco, dal
momento che da qui in poi seguiamo una variante della sua prima tappa)
guadagnamo i 2123 metri dell'alpe di Arcoglio superiore, dove, oltre
alle baite, troviamo anche un graziosa chiesetta.
I segnavia ci guidano oltre l'alpe, in direzione di un evidente terrazzo
nella parte terminale della valle, e
qui troviamo adagiato, a 2234 metri,
il piccolo lago di Arcoglio, una delle tante perle nascoste che si possono
trovare percorrendo itinerari alternativi rispetto a quelli più
battuti. Può darsi che troveremo sulle sue rive qualche pescatore;
in ogni caso vale la pena di soffermarsi ad ammirarne la limpida bellezza.
Può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sul lago stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, nell’operetta “I laghi alpini valtellinesi”, edita a Padova nel 1894: “Grazioso laghetto di forma lievemente arcuata, colla concavità rivolta a mezzodì e la convessità a N. è quello d' Arcoglio. Situato sulla sponda destra del torrente Torreggio, ha a S.O. il monte Arcoglio (2457 m.) dal quale si distacca una cresta montuosa che piegando a S. indi ad E. circonda il lago a guisa d'ampio anfiteatro e termina colla vetta del monte Canale (2523 m). Verso N. O. e N. E. è libero affatto da qualunque notevole rilievo montuoso, e dove le sue sponde di poco elevate, si mostrano dolcemente arrotondate dall'agente glaciale.
Presso le acque si estende un terreno alquanto torboso alternata. mente a lembi ghiaiosi, e si continua tosto
coi pascoli ridenti degli ameni rilievi circostanti. Qua e là, specialmente verso N. dove manca il terriccio, emergono piccoli cocuzzoli di roccia in posto, dai quali si può conoscere la natura di questa e l'origine del lago. La roccia è di gneiss micaceo e cloritico quasi crittomera, a finissimi elementi, con stratificazione ben evidente, pressoché perpendicolare all’orizzonte e diretta da N. a S. Questo lago è dunque, per la sua origine, orografico. Il detrito morenico, depositatosi fra i rilievi della roccia in posta, ha cooperato a rialzare il livello delle sue acque. Queste sono assai limpide e trasparenti e lasciano scorgere il fondo del lago per un largo tratto dalla sponda, il quale indi s’abbassa assai notevolmente, e le acque assumono il loro colore proprio, di un bel verde azzurrognolo, corrispondente al num. VI. della scala Forel. Ha un piccolo affluente a S. che vi trasporta dalle dirupate pendici sovrastanti, notevole quantità di detrito, ed un eguale emissario a N. che si apre fra i cocuzzoli della roccia viva o di poco elevati, onde le acque si mantengono costantemente al medesimo livello.
È situato all'altezza di 2230 m. secondo le misure dell'Istituto cartografico di Firenze. Presenta una superficie maggiore di quella assegnatavi dal Cotti, nel suo solito Elenco, cioè di 8300 m. q. e non di 7000.
La temperatura delle sue acque, alle 12 merid. del giorno 2 Sett. 1892, era di 11° C, mentre l'esterna era di 17°,3 C.
Sulle sponde limacciose e torbose vive abbondante la Rana temporaria L. ma non ebbi indizio della esistenza di pesci: mi consta però che viveva un tempo la pregiata Trutta fario L. e che venne distrutta or è già qualche anno. Sarebbe certamente assai utile cosa il ripopolare anche questo lago del suo antico naturale abitatore, il quale come già per il passato dovrebbe trovarvi buone condizioni di sviluppo, avuto specialmente riguardo alla abbondante vita inferiore ed alla notevole profondità del lago. Per le speciali condizioni della spiaggia e della grande trasparenza delle acque, la reticella Müller mi tornò sempre senza alcun individuo di Entomostraci.

Feci abbondante raccolta di saggi di limo per lo studio delle Diatomeo, delle quali determinai buon numero di specie, fra cui alcune che non soglionsi generalmente trovare che in rapporto alle formazioni calcaree, come già ebbi occasione più volte di osservare. Infatti a S. E. del monte Arcoglio, e precisamente sul fianco sovrastante al lago, esiste un affioramento calcareo-dolomitico, nel quale si aprono ampie fessure a guisa di caverne. Le specie cui ho accennato sono la Cymbella Ehrenbergii, laNavicula Tuscula e quelle del genero Epilhemia. Non rinvenni però l'unica specie del genere Achnanlidium, che pure si suole trovare con quelle ora menzionate. Compare la non comune Achnanthes delicalula (Falcatella delicalula Rab.) che incontrammo raramente nei laghi precedentemente studiati, che il Van Heurck indica proprie delle acque salmastre, ma che il Brun dice comune fra le roccie ed i muschi umidi delle cascate alpine.”

Per illustrare meglio le caratteristiche di questo lago (e di quello di Zana) e dell'ambiente che lo ospita riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal bel volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
“Li accomuna, oltre alla ipotesi di gita ricordata sopra. Il fatto di appartenere entrambi ai grande sistema di pianori (diciamo: declivi a gradoni, non troppo ripidi) che digradano da una parte (oriente) e dall'altra (occidente) della cresta rocciosa che si origina dal Monte Arcoglio scendendo giù verso la Valle del Torreggio. Più ampi e più irregolari quelli dove sta ben nascosto (quasi introvabile) il minuscolo laghetto di Zana, più definiti quelli verso Arcoglio, con pascoli un tempo fiorenti e popolati. La natura morbida e friabile dei terreni (micascisti) dà al paesaggio una nota di dolcezza segantiniana, mentre in distanza si osservano le forme aspre del Gruppo del Disgrazia, e, proprio dirimpetto al Lago di Zana, più lontano ancora, il massiccio dioritico del Bernina, sul lato aperto della conca di Arcoglio.

Si tratta, come si intuisce, di un ambiente di spazi aperti verso nord, estremamente gradevole e interessante dal punto di vista scenografico, oggi un po' trascurato forse come meta turistica, anche se assai più facilmente raggiungibile che in passato grazie alla strada che sale da Torre S. Maria, e alle sue diramazioni.
Da ricordare ancora che la Cima Bianca di Arcoglio, così denominata dall'affioramento calcareo, offre, per quanto limitata e in scala ridotta, qualche illusione... dolomitica.”
Poi continuiamo la nostra escursione con una breve salita su un sentiero
che parte dal lato occidentale (cioè dal vertice in alto a destra)
del laghetto, salendo ad una piccola bocchetta che dà sull'alta Val Torreggio, che però da qui non si vede, in quanto è
nascosta da un vasto e bellissimo terrazzo che scende con pendenza lieve
oltre la bocchetta.
Per raggiungere la cima del Sasso Bianco, a 2490 metri, dobbiamo piegare
a sinistra ed operare una breve e facile salita: la sua cima arrotondata,
infatti, ci sta di fronte invitante. Dalla cima possiamo godere di un
ottimo panorama sui gruppi del Disgrazia, del Bernina e dello Scalino.
Tornati sul terrazzo, proseguiamo per un tratto verso ovest-nord-ovest
(sinistra), fino ad un bivio: prendendo
a sinistra raggiungiamo una piccola bocchetta (la colma di Zana), che
permette di scendere all'alta alpe di Colina (versante retico valtellinese),
mentre proseguendo nella medesima direzione (anzi, piegano leggermente
a sinistra, cioè puntando ad ovest) cominciamo una graduale discesa
in val Torreggio, al cospetto del monte Caldenno. Scendendo,
superiamo la valle di Zana, dove si trova, nascosto, l'omonimo laghetto,
per poi piegare a destra, prima leggermente e poi più decisamente,
fino a puntare a nord, raggiungendo la bellissima piana della valle
ad ovest del rifugio
Bosio, che quindi rimane alla nostra destra. Intercettiamo
infine il sentiero che sale al passo di Caldenno e, puntando ad est,
raggiungiamo il rifugio Bosio (m. 2086). 
A questo punto il ritorno al rifugio Cometti avviene seguendo il sentiero
che percorre il lato destro della valle, oltrepassando l'alpe Palù,
compiendo una lunga traversata sul fianco della valle e raggiungendo
la località Piasci dopo un ultimo tratto caratterizzato da ripidi
tornanti.
L'intera escursione comporta 770 metri di dislivello in salita ed un
tempo complessivo di circa 6 ore.