Apri qui una panoramica della Val di Rezzalo

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Fumero-Boero di Sopra-Pollore-San Bernardo-Boero
6 h
1020
EE
SINTESI. Salendo verso Bormio, dopo Sondalo lasciamo la ss 38 dello Stelvio allo svincolo a destra per Le Prese. Da Le Prese saliamo in automobile a Frontale ed a Fumero (m. 1461), all'imbocco della Val di Rezzalo, dove parcheggiamo. Scendiamo verso la chiesetta di S. Antonio; prima di raggiugerla, e precisamente al termine della discesa, in corrispondenza di una fontana, imbocchiamo un ripido tratturo che si stacca sulla sinistra della strada e risale, diretto, una fascia di prati, portando alla contrada “la Pezza”. Qui, superate le prime baite, dobbiamo piegare a sinistra e passare davanti ad una baita, proseguendo su un sentiero che taglia i prati e porta ad un bel crocifisso in legno. Il sentiero piega leggermente a destra e poi a sinistra, raggiungendo il centro di un avvallamento che separa Pezze da un gruppo di baite più ad ovest. Qui dobbiamo ignorare il ramo che prosegue verso queste baite e volgere di nuovo a destra, imboccando la traccia che sale, diritta e ripida, lungo l’avvallamento, intercettando, poi, una traccia più marcata che proviene dal bosco alla nostra sinistra. Saliamo ancora, con andamento ripido, per un tratto, in direzione del punto nel quale la radura si va progressivamente chiudendo sul limite del bosco; prima di raggiungerlo, il sentiero, ben marcato ma non segnalato da alcun segnavia volge a sinistra ed entra nel bosco. Inizia così una salita che ci porta ad uscire dal bosco in corrispondenza di una pista che si immette nella pista principale sul limite dei prati dell'alpe Boero (m. 1900), fra Boero di Sotto (alla nostra sinistra) e Boero di Sopra (alla nostra destra). Seguiamo, ora, in salita quest’ultima, che, dopo un’ampia curva a destra (in corrispondenza della quale si stacca, sulla sinistra, un tratturo che noi ignoriamo), porta alle baite più alte (m. 1980), dove termina in corrispondenza di uno slargo. Qui, alle spalle della baita più alta, parte la mulattiera, che però, nel suo tratto iniziale, è tutt’altro che evidente: saliamo di qualche metro e la scorgeremo, guardando con attenzione: procede verso destra e si fa via via più evidente, anche se è in gran parte colonizzata dall’erba. Dopo il primo tratto, volge a sinistra, piegando di nuovo a destra prima di raggiungere il limite di un corpo franoso; supera, poi, un più modesto corpo franoso ed un abete che si para proprio di fronte a noi. Dopo una svolta a sinistra ed una successiva a destra, raggiungiamo un poggio erboso. Proseguendo, ci avviciniamo ad un’aspra vallecola: il sentiero non la attraversa, ma piega a sinistra e, con diversi tornanti, risale il versante erboso. Solo più in alto, in una zona più tranquilla, piega a destra, la attraversa e ci porta alla sommità del dosso erboso posto a monte del salto roccioso con una croce in legno (n. 2150). La traccia, qui di nuovo poco evidente, procede per un tratto diritta verso monte, poi piega leggermente a destra, raggiungendo un punto che richiede particolare attenzione: qui, infatti, la traccia principale (sentiero S537) prosegue verso il centro dell’ampio avvallamento del versante, proseguendo poi sul lato opposto. Dobbiamo seguirla, ignorando una traccia secondaria che se ne stacca sulla sinistra e risale il ripido versante, in direzione del Corno di Boero. Imbocchiamo dunque il sentiero che, con traccia discreta ma discontinua, effettua una lunga traversata alta che lo porta alle baite di Pollore. Nella prima parte della traversata procede di vallone in vallone con andamento complessivo est-sud-est. Procediamo tagliando un ripido versante erboso, con tutta la dovuta attenzione. Superato un vallone, il sentiero propone una breve sequenza di tornanti sx-dx, poi riprendeba traversare diritto. Superato un secondo vallone, passa a monte di alcune roccette, con un tratto esposto. Proseguendo in leggera salita, passiamo leggermente alti rispetto al limite superiore degli splendidi boschi di abeti sul lungo dosso che sale fin qui direttamente da Fumero. Ci raggiunge salendo da destra un sentierino che ne percorre interamente il filo, passando dalle baite Carnen. Giriamo sul lato opposto del dosso ed attraversiamo un nuovo ripido vallone. Procediamo quasi in piano e scavalchiamo un nuovo dosso, per poi attraversare un ultimo vallone. Il sentiero ora, a tratti poco chiaro, procede verso est-nord-est e raggiunge un ripiano occupato da pietrame dopo un tratto in piano, pieghiamo a sinistra e saliamo ancora, fra pietrame ed erba infida, verso nord est. Stiamo attraversando la Costa delle Querce, una specie di largo cengione compreso fra le propaggini della cresta che scende verso sud dal Corno di Boero, alla nostra sinistra, e paurosi salti rocciosi che precipitano sul fondovalle, alla nostra destra. Davanti a noi, intanto, è apparsa la sezione terminale della Val di Rezzalo, con il passo dell’Alpe, oltre il quale fanno capolino due dei giganti della Valfurva, la pronunciata piramide del pizzo Tresero ed il San Matteo. Al termine della traversata giriamo un nuovo dosso che ci apre la visuale del lato nord-occidentale della Val di Rezzalo. Un po’ più in basso, in questo deserto d’erba che si stende a monte della fascia di boschi, vediamo, quasi sperse, le poche baita di Pollore. Piegando leggermente a sinistra tagliamo verso nord, quasi in piano, scavalchiamo il dosso quotato 2373 m. ed attraversiamo una lunga pietraia, denominata "Ghènda de la G(h)iacométa". Poi cominciamo a salire decisamente lungo un avvallamento ed un dosso erboso. A quota 2385 metri circa il sentiero piega a destra, ma noi proseguiamo diritti salendo lungo un costone erboso. Dopo circa un quarto d’ora approdiamo ad un ripiano alto, e troviamo il lago di Pollore (m. 2455). Due microlaghetti, o pozze, si trovano una ventina di metri più a monte. Scendiamo ora verso est, in direzione del fondo della valle, passando a destra (o a sinistra) di una pietraia. Poco oltre ci affacciamo alla parte alta della Valle di Gnera, un vallone che attraversiamo scendendo in diagonale. Ci ritroviamo così a monte delle baite di Pollore (m. 2200), alle quali scendiamo. La discesa verso il fondovalle prosegue seguendo il dosso che delimita ad est la Val Gnera. Dalle baite scendiamo verso il limite del bosco, portandoci leggermente a destra, fino a trovare il largo sentiero che scende ripido, con serrati tornantini, verso sud, appoggiadosi al fianco destro del dosso. Dopo poco piùdi mezzora usciamo dalla splendida pecceta alla parte alta dei prati che guardano alla piana di San Bernardo. Seguendo il sentiero ci portiamo all’Agriturismo “La Baita” della Val di Rezzalo e da qui, seguendo una stradella, al fondovalle. Procediamo ora a destra e raggiungiamo la chiesetta di San Bernardo di Chiaravalle (san Bernàart, m. 1851). Inizia ora il tranquillo ritorno a Fumero per la comoda stradella della Val di Rezzalo. La strada si immerge nella fiabesca ombra del bosco scuro, e ci porta Le Gande (li ghènda), a 1733 metri. La discesa termina alla località Fontanaccia (fontanàscia), a 1498 metri, dove termina, per chi sale, il percorso aperto a tutti i veicoli. L’ultimo tratto della discesa ci riporta a Fumero, dove recuperiamo l’automobile.


Baite sopra Fumero

La Val di Rèzzalo (val di Rézel) è, dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, una delle più interessanti, anche se non una delle più frequentate, dell’Alta Valtellina. Essa offre opportunità diverse: dalla semplice passeggiata in uno scenario aperto, luminoso e tipicamente alpestre, alla più impegnativa escursione al Passo dell’Alpe, dal percorso in mountain-bike, reso possibile da un tracciato quasi interamente ciclabile per la presenza di una strada militare, a quello sci-alpinistico, che offre una lunga ed indimenticabile opportunità di scivolare dal punto di arrivo degli impianti di risalita di Valfurva fino a Fumero, nella bassa Val di Rezzalo. Il tutto in una sinfonia di colori e luci che ricorda valli più famose, ma non per questo più belle.
Il suo nome deriva da "rez", che significa sentiero scosceso o pista per lo strascico del legname. Essa, in territorio del comune di Sondalo (Sóndel), si presenta come una diramazione laterale ad oriente della Valdisotto, e confina ad est con la Valle del Gavia, in territorio della Provincia di Brescia. Si tratta anche di un ambiente protetto, in quanto rientra nel Parco nazionale dello Stelvio.
La valle è così descritta nella “Guida alla Valtellina” del CAI di Sondrio, edita nel 1884: “La Valle di Rezzo — Questa valle, ricca di pascoli, è popolata di casolari e di malghe. In poco più di un'ora si sale dal piano a Frontale, allegro villaggio fra campi circondati di boschi, dal quale si gode ampia veduta sulla vallo dell'Adda. Dopo Frontale la valle si fa angusta: il torrente scorro in un profondo burrone e in rivelato cascate precipita al basso, con fragore. Il sentiero, sospeso a rupi verticali, discende il monte verso Fumero, altro casolare presse cui appaiono gli faggi e gli ultimi abeti, poi prosegue sulla destra del Rezzalasco fino a Faccia, dove passa sulla sponda sinistra. Da qui un sentiero faticoso sale a destra il vallone, e guida a un passo che mette in Val Grande, e per essa in Vezza in Valcamonica. La stradicciuola continua sulla sinistra del torrente fino a Drazze e a S. Bernardo, chiesuola non lontana dal giogo. I monti che fiancheggiano la Val di Rezzo sono alti e non di rado elevansi a foggia di pareti: in alto sono sormontati da ghiacciai. La parte superiore della valle è melanconica: un lungo e monotono altipiano, appena curvo a sufficienza per determinare i due versanti, l’unisce alla Valle del Piano o dell'Alpe che metta in Val Gavia e per essa in breve a S. Catterina.


Fumero

Lasciamo, dunque, la ss. 38 dello Stelvio all’uscita de Le Prese (successiva a quelle di Grosio e Sondalo), imboccando, poi, subito la deviazione a destra per Frontale (m. 1166), che raggiungiamo dopo circa un chilometro e mezzo di salita. Il nome del paese deriva dalla sua collocazione su un bel poggio che sta di fronte e quindi guarda al fondovalle.
Oltrepassato il paese, continuiamo a salire verso Fumero, porta di accesso alla media Val di Rezzalo: la strada si fa più stretta e guadagna decisamente quota con una serrata serie di tornanti. Nell’ultimo tratto prima del paese attraversiamo un’impressionante galleria paramassi (qui la
carreggiata è tanto stretta da costringere ad un senso unico alternato). Subito dopo, usciamo in vista delle case di Fumero (m. 1464, a 6 km da Le Prese), che deve forse il suo nome alle dense nebbie che, nelle giornate di tempo cattivo, sembrano scendere dalla valle. Ci conviene lasciare subito l’automobile allo slargo che troviamo sulla destra all’uscita della galleria, nei pressi di una cappelletta denominata “Santèl della Rovina”, perché si affaccia sul pauroso salto che precipita sul fondovalle.

Ora dobbiamo scendere per un tratto, in direzione del paese, passando anche accanto al rifugio Fumero del Parco Nazionale dello Stelvio. Ci dirigiamo verso la chiesetta consacrata, il 31 agosto del 1506, a S. Antonio Abate, ma dedicata anche alla scoperta della Vera Croce, cioè della croce alla quale fu crocifisso Gesù Cristo. Questa devozione è legata ad una leggenda, secondo la quale un ramoscello dell’albero della conoscenza del bene e del male, del cui frutto avevano mangiato Adamo ed Eva, aveva germogliato e prodotto un albero cresciuto proprio sopra la tomba di Adamo. La regina di Saba aveva profetizzato al saggio Salomone che a quell’albero sarebbe stato sospeso colui che avrebbe segnato la fine del regno dei Giudei; allora Salomone, per scongiurarla, aveva fatto seppellire l’albero sotto la piscina sacra posta nei pressi del Tempio di Gerusalemme. Ma, proprio pochi giorni prima della Passione, i suoi rami riaffiorarono, e furono recisi per costruire la croce cui venne, appunto, appeso Gesù. Questa croce era per i medievali oggetto di una straordinaria devozione, per cui ad essa vennero dedicate diverse chiese. Questa, in particolare, deve molto anche alla devozione degli abitanti che furono costretti, nei secoli scorsi, ad emigrare a Venezia, lavorando come facchini.
Noi ci fermiamo, però, prima della chiesetta, e precisamente al termine della discesa, dove, in corrispondenza di una fontana, un ripido tratturo si stacca sulla sinistra della strada e risale, diretto, una fascia di prati, portando alla contrada “la Pezza” (o “Pezze”, nome che deriva dal latino “picea”, abete, da cui provengono anche i più frequenti “Pesc” o “Pessa”). Qui, superate le prime baite, dobbiamo piegare a sinistra e passare davanti ad una baita, proseguendo su un sentiero che taglia i prati e porta ad un bel crocifisso in legno. Il sentiero piega leggermente a destra e poi a sinistra, raggiungendo il centro di un avvallamento che separa Pezze da un gruppo di baite più ad ovest (Baite Agac sulla IGM). Qui dobbiamo ignorare il ramo che prosegue verso queste baite e volgere di nuovo a destra, imboccando la traccia che sale, diritta e ripida, lungo l’avvallamento, intercettando, poi, una traccia più marcata che proviene dal bosco alla nostra sinistra.
Saliamo ancora, con andamento ripido, per un tratto, in direzione del punto nel quale la radura si va progressivamente chiudendo sul limite del bosco; prima di raggiungerlo, il sentiero, ben marcato ma non segnalato da alcun segnavia (non ne troveremo, del resto, nessuno per l’intera giornata) volge a sinistra ed entra nel bosco. Dopo un buon tratto a sinistra, volge a destra per un tratto ancora più lungo, prima di piegare di nuovo a sinistra ed intercettare una pista che sale da sinistra. Possiamo, a questo punto, seguire quest’ultima oppure il sentiero che riprende in una salita più diretta, intercettandola altre due volte. In ogni caso ci ritroveremo, alla fine, sul limite sud-orientale dell’ampia fascia di prati dell’alpeggio di Boero (o Boerio, dalla forma dialettale “Boèir” che significa “bovaro”). Si tratta di un alpeggio luminoso e panoramico; da qui possiamo osservare Grosio e, sullo sfondo, la sezione centro-orientale con le cime più alte della catena orobica; più a destra, le cime di Redasco, il monte Zandila ed il pizzo Coppetto, con l’impressionante frana della Val Pola che si staccò all’alba tragica del 28 luglio 1987.
C'è anche un'antica storia sugli alpigiani di Boero, che erano noti per il loro singolare temperamento. Quando veniva il tempo della fienagione, nel cuore dell'estate, mentre tutti gli altri alpigiani si mettevano al lavoro, di buona lena, sul far del mattino, loro se la prendevano comoda, dormivano fino a tardi, non si facevano mancare nulla in lauti banchetti e si godevano la pennichella pomeridiana. Poi, sul far della sera, quando ormai gli altri avevano finito il lavoro, i "pradèr de Boèr" si destavano dal torpore e si mettevano al lavoro, con tanta abilità e maestria, che recuperavano tutto il tempo perso, ed anzi spesso finivano prima degli altri. Nessuno riuscì mai a scoprire il loro segreto.
Tornando alla nostra salita, la pista intercetta quella più ampia che sale da sinistra, dalle baite di Boero bassa, in direzione di Boero alta. Seguiamo, ora, quest’ultima, che, dopo un’ampia curva a destra (in corrispondenza della quale si stacca, sulla sinistra, un tratturo che noi ignoriamo), porta alle baite più alte (m. 1980), dove termina in corrispondenza di uno slargo.
Qui, alle spalle della baita più alta, parte la mulattiera, che però, nel suo tratto iniziale, è tutt’altro che evidente: saliamo di qualche metro e la scorgeremo, guardando con attenzione: procede verso destra e si fa via via più evidente, anche se è in gran parte colonizzata dall’erba. Dopo il primo tratto, volge a sinistra, piegando di nuovo a destra prima di raggiungere il limite di un corpo franoso; supera, poi, un più modesto corpo franoso ed un abete che si para proprio di fronte a noi. Guardando a destra, vediamo il campanile della chiesa di S. Antonio di Fumero, e ci pare quasi di poterlo toccare con mano: in realtà siamo circa 600 metri più in alto. Dopo una svolta a sinistra ed una successiva a destra, raggiungiamo un poggio erboso. Proseguendo, ci avviciniamo ad un’aspra vallecola, oltre la quale scende un impressionante salto roccioso; tiriamo un respiro di sollievo quando scopriamo che il sentiero non la attraversa, ma piega a sinistra e, con diversi tornanti, risale il versante erboso. Solo più in alto, in una zona più tranquilla, piega a destra, la attraversa e ci porta alla sommità del dosso erboso posto a monte del salto roccioso: qui è posta una croce in legno (m. 2150).


Croce in legno sopra Boero

La traccia, qui di nuovo poco evidente, procede per un tratto diritta verso monte, poi piega leggermente a destra, raggiungendo un punto che richiede particolare attenzione: qui, infatti, la traccia principale (sentiero S537) prosegue verso il centro dell’ampio avvallamento del versante, proseguendo poi sul lato opposto. Dobbiamo seguirla, ignorando una traccia secondaria che se ne stacca sulla sinistra e risale il ripido versante, in direzione del Corno di Boero.


Apri qui una fotomappa del sentiero che traversa verso est dalla Croce di Legno

Imbocchiamo dunque il sentiero che, con traccia discreta ma discontinua, effettua una lunga traversata alta che lo porta alle baite di Pollore. Nella prima parte della traversata procede di vallone in vallone con andamento complessivo est-sud-est. Procediamo tagliando un ripido versante erboso, con tutta la dovuta attenzione. Superato un vallone, il sentiero propone una breve sequenza di tornanti sx-dx, poi riprendeba traversare diritto. Superato un secondo vallone, passa a monte di alcune roccette, con un tratto esposto. Proseguendo in leggera salita, passiamo leggermente alti rispetto al limite superiore degli splendidi boschi di abeti sul lungo dosso che sale fin qui direttamente da Fumero. Ci raggiunge salendo da destra un sentierino che ne percorre interamente il filo, passando dalle baite Carnen.


Apri qui una fotomappa del sentiero che dalla Croce in Legno traversa in direzione del lago di Pollore

Giriamo sul lato opposto del dosso ed attraversiamo un nuovo ripido vallone. Procediamo quasi in piano e scavalchiamo un nuovo dosso, per poi attraversare un ultimo vallone. Il sentiero ora, a tratti poco chiaro, procede verso est-nord-est e raggiunge un ripiano occupato da pietrame dopo un tratto in piano, pieghiamo a sinistra e saliamo ancora, fra pietrame ed erba infida, verso nord est. Stiamo attraversando la Costa delle Querce (curiosa italianizzazione della denominazione locale "Li Guérscia"), una specie di largo cengione compreso fra le propaggini della cresta che scende verso sud dal Corno di Boero, alla nostra sinistra, e paurosi salti rocciosi che precipitano sul fondovalle, alla nostra destra.
Davanti a noi, intanto, è apparsa la sezione terminale della Val di Rezzalo, con il passo dell’Alpe, oltre il quale fanno capolino due dei giganti della Valfurva, la pronunciata piramide del pizzo Tresero ed il San Matteo. Al termine della traversata giriamo un nuovo dosso che ci apre la visuale del lato nord-occidentale della Val di Rezzalo. Un po’ più in basso, in questo deserto d’erba che si stende a monte della fascia di boschi, vediamo, quasi sperse, le poche baita di Pollore.


Apri qui una fotomappa del sentiero per il lago e le baite di Pollore

Piegando leggermente a sinistra tagliamo verso nord, quasi in piano, scavalchiamo il dosso quotato 2373 m. ed attraversiamo una lunga pietraia, denominata "Ghènda de la G(h)iacométa". Poi cominciamo a salire decisamente lungo un avvallamento ed un dosso erboso. A quota 2385 metri circa il sentiero piega a destra, traversando quasi in piano un ripido versante erboso. Superato un avvallamento ed un dosso, ci ritroviamo leggermente alti rispetto alle baite di Pollore, alle quali scendiamo in diagonale, fra ripidi prati, tagliando il vallone della parte alta della Valle di Gnera.


Sentiero

Sentiero

Sentiero

Pozza di Pollore

Vale però la pena giungere alle baite con un più largo giro, che ci porti alle rive del lago di Pollore. A quota 2290 metri, dunque, non pieghiamo a destra, ma proseguiamo salendo lungo un costone erboso. Dopo circa un quarto d’ora approdiamo ad un ripiano alto, e troviamo il lago di Pollore (lach de Polóor, m. 2455). Si tratta di un laghetto perso in una solitudine quasi irreale, ai piedi dell’imponente versante orientale del corno di Boero (m. 2878). Ad ovest del lago vediamo un versante non troppo ripido che sale al crinale meridionale del corno, raggiunto il quale troviamo un sentierino che ci porta alla cima. La solitudine del lago è stemperata da due microlaghetti, o pozze, che si trovano una ventina di metri più a monte.


Lago di Pollore

Baite di Pollore

Scendiamo ora verso est, in direzione del fondo della valle, passando a destra (o a sinistra) di una pietraia. Poco oltre ci affacciamo alla parte alta della Valle di Gnera (val de gnéra), un vallone che attraversiamo scendendo in diagonale. Ci ritroviamo così a monte delle baite di Pollore (Polóor, m. 2200), alle quali scendiamo. L'alpeggio di Pollore è citato negli estimi del 1660, come Prato di Polor e Prato nella Valle d'Apollore.
La discesa verso il fondovalle prosegue seguendo il dosso che delimita ad est la Val Gnera (che resta, dunque, alla nostra destra). Dalle baite scendiamo verso il limite del bosco, portandoci leggermente a destra, fino a trovare il largo sentiero che scende ripido, con serrati tornantini, verso sud, appoggiadosi al fianco destro del dosso. Dopo poco piùdi mezzora usciamo dalla splendida pecceta alla parte alta dei prati che guardano alla piana di San Bernardo. Seguendo il sentiero ci portiamo all’Agriturismo “La Baita” (Al Bàit) della Val di Rezzalo e da qui, seguendo una stradella, al fondovalle, alle baite di Gnéra.


L'agriturismo La Baita di Val di Rezzalo

Procediamo ora a destra e raggiungiamo la chiesetta di San Bernardo di Chiaravalle (san Bernàart, m. 1851), consacrata nel 1672. La scelta della dedicazione appare quanto mai azzeccata: il grande monaco del XII secolo, infatti, fondatore dell’ordine dei Cistercensi, esortava a fuggire dalle città, per trovare la salvezza nelle foreste e nei luoghi solitari, fra alberi e pietre. E qui, forse, in una giornata lontana dal cuore della stagione estiva, si sarebbe sentito a casa sua, immerso nella profonda solitudine montana. Una targa, nei pressi della chiesa, ci riporta, invece, a tempi molto più vicini ai nostri, in quanto ricorda il contributo della valle alla lotta della Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale. Inizia ora il tranquillo ritorno a Fumero per la comoda stradella della Val di Rezzalo. La strada si immerge nella fiabesca ombra del bosco scuro, legato ad un’incredibile storia del Seicento.


Sentiero baite di Pollore-S. Bernardo

Si tratta della storia di una donna di Fumero, Maria, moglie di Stefano Mazzetta, che, colpita da un male che temeva incurabile, scelse volontariamente di relegare se stessa in un angolo remoto della valle. La sua vicenda è ricordata da un dipinto ex-voto, nella chiesetta della Madonna del Sassello, o della Pazienza, al quartiere Combo di Bormio, dipinto che ritrae una donna in mezzo alle rocce ed un uomo, più in basso, presso un ponte ed una baita.
Una nota, sotto, racconta la grazia che la donna ricevette dalla Vergine Maria: “Maria moglie di Stefano Mazzetta della Cura di Frontale e Fumero in Valle Tellina inferma et abbandonata di ogni aiuto e sostegno humano a caso portatasi li 31 Marzo a hora 14 1687 su l’alto e sassoso monte sopra il Bosco Scuro nella Valle di Rezzel sotto la pendenza d’un sasso a Ciel scoperto senza alimento fuor che di pura neve, giorno e notte fra intolerabili freddi, nevi e geli noti e sperimentati in quella stagione, ivi dimorò sino li 9 Aprile a hore 22 del anno suddetto dove fu ritrovata viva e ben stante e ricondotta alla casa di suo marito in Fumero con incredibil e generale stupore manifestò et oggidì li settembre 1687 ancor vivente manifesta esser stata ivi conservata in vita per gratia particolare della Madonna della Sassella hor detta della Pazienza situata in Bormio a cui fra quei sassosi dirupi si votò.” (cfr., sulla vicenda, l’articolo di Dario Cossi sul sito www.altavaltellinacultura.com).


San Bernardo

Insomma: la poveretta, disperata per la sua malattia, alle due pomeridiane del 31 marzo 1687 lasciò la casa di Fumero e, vagando a caso, raggiunse un anfratto in cima al Bosco Scuro, dove venne ritrovata, fra la neve, alle 10 di sera del successivo 9 aprile. Dopo oltre nove giorni di permanenza all’addiaccio e di digiuno, era, miracolosamente, indenne, in buona salute, guarita. Un miracolo, della Madonna della Pazienza, cui la donna aveva fatto voto. La vicende suscitò enorme scalpore e commozione, di cui in valle non si è persa l’eco. Così come non si sono persi il Bosco Scuro (bos’c s’cur), che dalla Fontanaccia (fontanàscia, sulla strada che da Fumero sale in valle, m. 1575) sale fino al maggengo delle Gande (li ghènda, m. 1674), e la roccia sul suo limite superiore, dove la donna si portò, il sasc di planàsc. Percorrendo la pista della Val di Rezzalo, guardiamo alle ombre di questo bosco: potremo ancora sertirvi aleggiare la profonda angoscia della donna, e la luminosa gioia per la grazia ricevuta.
proseguendo nella discesa passiamo per Le Gande (li ghènda), a 1733 metri, dove sgorga una sorgente copiosa, le cui acque confluiscono nell’acquedotto di Sondalo, servendo anche l’ospedale regionale Morelli. Scendiamo decisi con qualche tornante, mentre il torrente Rezzalasco schiuma di un’incomprensibile rabbia alla nostra sinistra. La discesa termina alla località Fontanaccia (fontanàscia), a 1498 metri, dove termina, per chi sale, il percorso aperto a tutti i veicoli. L’ultimo tratto della discesa ci riporta a Fumero, dove recuperiamo l’automobile.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

#inizio

GALLERIA DI IMMAGINI

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas Designed by David Kohout