GALLERIA DI IMMAGINI; CARTA DEL PERCORSO


Apri qui una fotomappa dell'anello della Val Schiesone

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prata Camportaccio-Bilinghero-Stovano-Pratella-Rifugio Il Biondo-Corleggia-Belvedere-Lotteno-Prata Camportaccio
7-8 h
1020
EE
SINTESI. Dal parcheggio presso il cimitero vicino alla chiesa di S. Eusebio a Prata Camportaccio (m. 352), ci mettiamo in cammino sulla strada asfaltata, salendo per breve tratto fino ad un bivio: mentre la strada di sinistra continua per la frazione di Lottano (o Lotteno), quella di destra (via S. Cristoforo) scavalca, su un ponte, il torrente Schiesone e comincia a salire al maggengo di Pratella. La seguiamo solo per lo stretto indispensabile, per impegnare, appena possibile, l’antica mulattiera. Dopo breve tratto ne troviamo due e seguiamo quella che sale verso destra (nella stessa direzione della strada, ma più alta; percorso B1). Ci accompagnano segnavia rosso-bianco-rossi e bianco-rossi. Dopo pochi tornanti, siamo ad un rudere: qui si stacca dalla mulattiera un sentierino, sulla sinistra, che noi ignoriamo, proseguendo verso destra. Intercettata la strada asfaltata, proseguiamo sul suo lato opposto, sempre verso destra. Dopo una sequenza di tornanti sx-dx, siamo alle baite di Bilinghero (m. 540), che lasciamo alla nostra destra, procedendo per brevissimo tratto a sinistra, per poi piegare a destra, seguendo le indicazioni del sentiero del castagneto (il cartello dà Stova all’Orlo a 5 minuti e Pratella a 45 minuti). Passiamo subito dalla località Cios (m. 560) ed in breve siamo alla località Stova all’Orlo (o Stovano). Qui prendiamo a sinistra, passando fra le baite. Qui troviamo una corte datata 1849 ed un dipinto datato 1829. Lasciate alle spalle le baite, ci troviamo in un bel ripiano di castagni secolari: qui il sentiero si vede appena. In breve, comunque, siamo di nuovo alla strada asfaltata, che proviene da sinistra. Senza seguirla, la attraversiamo. Sul lato opposto troviamo una pista che procede in piano e, alla sua destra (non è evidentissima, all’inizio), la ripresa della mulattiera, che sale fra muretti a secco. Procediamo in un bel bosco di castagni e, dopo un bel tratto di salita, tocchiamo per la terza volta la strada asfaltata, questa volta solo tangenzialmente, ad uno suo tornante dx, in corrispondenza di una piazzola. Anche in questo caso la mulattiera riprende subito dopo e prosegue nella salita, fino ad un bivio, al quale ignoriamo la più debole traccia di sinistra e proseguiamo su quella di destra (freccia bianca). I castagni hanno lasciato il posto alle prime conifere, e la meta non è lontana. Nella successiva salita, passiamo a sinistra delle baite della località del Bosco e sbuchiamo ai prati di Pratella proprio sotto la chiesetta  dedicata a S. Cristoforo (m. 999). Qui troviamo la partenza del sentiero, segnalato, per il Rifugio Il Biondo, in Val Schiesone. Il sentiero si stacca dalle ultime baite inoltrandosi nel Bosco Gualdo. Ignorando ad un bivio le segnalazioni bianco-rosse che, ad un certo punto, scendono verso la forra della valle, si prosegue a destra (segnali blu o blu e rossi). Il sentiero, intorno a quota 1100, sale per circa 200 metri un ripido dosso, poi riprende la sua diagonale, raggiungendo la riva del torrente Schiesone, attraversato il quale ci si ritrova, in breve, a Pra' Baffone ed al rifugio Il Biondo (m. 1322), dominato dalla parete settentrionale del pizzo di Prata (m. 2727). Seguiamo poi il sentiero B2 che taglia il fianco settentrionale della Val Schiesone. Dopo un primo tratto scavato nella roccia, con debole protezione verso valle, superiamo una seconda valletta e raggiungiamo una tranquilla radura, con una panchina che invita ad una sosta meditativa ed una graziosa fontanella. Siamo ai prati ed alle baite di Curleggia (m. 1230), immersi in un silenzio arcano. Superata una seconda fontanella, il sentiero passa sotto un versante dirupato. La traccia qui è stata intaccata da slavine, per cui è a tratti esposta con protezione a valle. Più avanti il versante si fa più tranquillo ed il sentiero si immerge in una bella pecceta. Per poi uscire ai prati di Mondadacia. Da qui il sentiero, sempre marcato, traversa, in pineta, verso nord-ovest, attraversando due valletta, fino ad una radura e ad un bivio, al quale proseguiamo diritti, seguendo le indicazioni per il Belvedere. Proseguiamo quindi quasi in piano verso nord, uscendo dalla pineta in vista dell'ampia fascia di prati del Belvedere (m. 1233). Attraversato l'avvallamento della Val della Bogia, ci portiamo alle baite alte dei prati, sul lato orientale. seguendo le indicazioni del cartello per il Mond di Cech e la chiesetta di San Luigi Guanella, riattraversiamo su un ponticello la Valle della Bogia e procediamo su un sentierino verso sud-ovest, attraversando una breve macchia e giungendo ad un ripido prato con due baite alla nostra sinistra. Dalle baite scendiamo verso destra su un sentierino serpeggiante che ci porta subito allo splendido poggio del Mont di Bech (m. 1150), dove si trova la chiesetta dedicata a San Luigi Guanella. Seguiamo ora il cartello che segnala Pradotti a 15 minuti, Lottano a 50 e Prata Camportaccio ad un'ora e mezza. Imbocchiamo così, appena sotto la chiesetta, un sentierino che taglia il ripido prato (appena sotto ce n'è un altro, quasi parallelo, ma restiamo su quello superiore), traversando in piano alle vicine baite di Pree San Pedar (Pra' San Pietro, m. 1148). Proseguiamo sul sentierino che entra in una macchia, passa sotto una baita solitaria e, riattraversata la Valle del Bogio, si affaccia ai prati di Pradotti (m. 1050). Il sentierino confluisce in una pista sterrata, che passa sotto alcune baite. La pista intercetta la carrozzabile che da Uschione sale ai Monti di Lottano. Prima di raggiungerla, guardiamo a sinistra, dove vediamo una mulattiera che scende fra i prati circondata da bassi muretti a secco. Entriamo così in una selva e, superato il cartello ad un bivio, stiamo a destra e proseguiamo nella discesa sul marcato sentiero, con alcuni segnavia bianco-rossi. Attraversiamo con alcuni tornanti una fascia di betulle e ne usciamo superando alcune baite per poi scendere ancora ai prati di Nirola (m. 900). Il sentiero piega a destra e passa a monte di una conca con alcune baite. Ci portiamo così alla già menzionata carrozzabile Uschione-Monti di Lottano (o Monti di Prata), e la seguiamo per breve tratto, in discesa, fino a trovare alla nostra sinistra un paletto che segnala la ripartenza della mulattiera, che la lascia scendendo verso sinistra. Per alcune volte la mulattiera intercetta la strada, per poi lasciarla sul lato opposto, in una cornice di luminose betulle, fino ad un cartello escursionistico, che segnala Lottano a 15 minuti. Qui lasciamo, scendendo a sinistra, per l'ultima volta la carrozzabile, imboccando la mulattiera che scende diretta verso nord ovest. Passiamo sotto la teleferica ed accanto ad una fontanella, oltrepassando poi un casello dell'acqua. Nell'ultimo tratto la mulattiera è elegantemente scalinata e porta alle baite più orientali di Lottano (o Lotteno, 654). Passiamo attraverso questo nucleo e, seguendo un viottolo selciato, lasciamo alla nostra destra l'antica Osteria, puntando in direzione della candida chiesetta. Prima di raggiungerla, troviamo un gruppo di cartelli e seguiamo quello che ci manda a sinistra, e che dà Dona a 20 minuti e Prata Camportaccio a 40. Imbocchiamo così una splendida mulattiera scalinata, delimitata da un muretto a secco, che scende fra i prati, prima di piegare a destra e proseguire nella discesa in una selva (segnavia rosso-bianco-rossi). Ne usciamo in vista di alcune baite e la mulattiera passa in mezzo ad un roccione scavato. Lasciate a sinistra le baite, ignoriamo una deviazione a destra che traversa in piano e proseguiamo nella discesa. che si conclude ad una piazzola. Qui giunge una stradella, che seguiamo per qualche decina di metri, fino al suo sbocco nella carrozzabile che da Prata Camportaccio sale a Lottano ed Uschione. Scendendo lungo questa strada ci riportiamo al ponte sul torrente Schiesone ed, infine, all'automobile.

Non è una di quelle valli che ama nascondersi, la Val Schiesone. Alle spalle di Prata Camportaccio, appena prima di Chiavenna, non fa mistero della sua arcigna testata, che soggiacie al fascino oscuro della parete nord del pizzo di Prata, di impressionante verticalità. Non a caso viene localmente chiamato non solo "Pizzùn", ma anche "Pizzasc'", che sona un po' come pizzo maledetto.
Ma questa presenza incombente non conferisce alla valle un alone sinistro: piuttosto le conserva il fascino di una natura indomita e tutt'altro che conciliante. Una lunga camminata, ad anello, ci può portare ad un incontro ravvicinato con questi luoghi poco frequentati ed affascinanti. Con una raccomandazione preliminare: attenzione ai segnavia ed all'orientamento e niente fuori-sentiero.
Portiamoci, dunque, a Prata Camportaccio, lasciando, ad uno svincolo a destra, la ss. 36 dello Spluga poco prima dell’ingresso in Chiavenna. Superato un sottopasso, prendiamo a destra e poi a sinistra, salendo alla bella chiesa parrocchiale di S. Eusebio. Parcheggiata l’automobile presso il cimitero vicino alla chiesa (m. 352), ci mettiamo in cammino sulla strada asfaltata, salendo per breve tratto fino ad un bivio: mentre la strada di sinistra continua per la frazione di Lottano (o Lotteno), quella di destra (via S. Cristoforo) scavalca, su un ponte, il torrente Schiesone e comincia a salire al maggengo di Pratella. Ovviamente noi la seguiamo solo per lo stretto indispensabile, per impegnare, appena possibile, l’antica mulattiera.
La troviamo, infatti, dopo breve tratto, alla nostra sinistra. Anzi, ne troviamo due: una prende a sinistra (sentiero degli antichi nuclei), mentre la seconda, quella che ci interessa, sale verso destra (nella stessa direzione della strada, ma più alta); un cartello escursionistico ci conferma che è questa la mulattiera che conduce, in un’ora e 20 minuti, ai Prati di Pratella (percorso B1). Ci accompagnano segnavia rosso-bianco-rossi e bianco-rossi. Dopo pochi tornanti, siamo ad un rudere: qui si stacca dalla mulattiera un sentierino, sulla sinistra, che noi ignoriamo, proseguendo verso destra. Intercettata la strada asfaltata, proseguiamo sul suo lato opposto, sempre verso destra. Dopo una sequenza di tornanti sx-dx, siamo alle baite di Bilinghero (m. 540), che lasciamo alla nostra destra, procedendo per brevissimo tratto a sinistra, per poi piegare a destra, seguendo le indicazioni del sentiero del castagneto (il cartello dà Stova all’Orlo a 5 minuti e Pratella a 45 minuti). 
Passiamo subito dalla località Cios (m. 560) ed in breve siamo alla località Stova all’Orlo (o Stovano). Qui prendiamo a sinistra, passando fra le baite. Qui troviamo una corte datata 1849 ed un dipinto datato 1829. Lasciate alle spalle le baite, ci troviamo in un bel ripiano di castagni secolari: qui il sentiero si vede appena. In breve, comunque, siamo di nuovo alla strada asfaltata, che proviene da sinistra. Senza seguirla, la attraversiamo.
Sul lato opposto troviamo una pista che procede in piano e, alla sua destra (non è evidentissima, all’inizio), la ripresa della mulattiera, che sale fra muretti a secco. Procediamo in un bel bosco di castagni e, dopo un bel tratto di salita, tocchiamo per la terza volta la strada asfaltata, questa volta solo tangenzialmente, ad uno suo tornante dx, in corrispondenza di una piazzola. Anche in questo caso la mulattiera riprende subito dopo e prosegue nella salita, fino ad un bivio, al quale ignoriamo la più debole traccia di sinistra e proseguiamo su quella di destra (freccia bianca). I castagni hanno lasciato il posto alle prime conifere, e la meta non è lontana. Nella successiva salita, passiamo a sinistra delle baite della località del Bosco e sbuchiamo ai prati di Pratella proprio sotto la chiesetta  dedicata a S. Cristoforo (m. 999). La salita richiede un’ora e tre quarti di cammino o poco più, per superare un dislivello approssimativo in salita di 650 metri. Possiamo, ovviamente, soffermarci ai prati, oppure, seguendo le indicazioni, salire a Pratella di Sopra. Troviamo qui anche un interessante sentiero Botanico e, infine, la partenza del sentiero, segnalato, per il Rifugio Il Biondo, in Val Schiesone.

Un sentiero si stacca dalle ultime baite inoltrandosi nel Bosco Gualdo. Ignorando ad un bivio le segnalazioni bianco-rosse che, ad un certo punto, scendono verso la forra della valle, si prosegue a destra (segnali blu o blu e rossi). Il sentiero, intorno a quota 1100, sale per circa 200 metri un ripido dosso, poi riprende la sua diagonale, raggiungendo la riva del torrente Schiesone, attraversato il quale ci si ritrova, in breve, a Pra' Baffone ed al rifugio Il Biondo (m. 1322), dominato dalla parete settentrionale del pizzo di Prata (m. 2727).
La denominazione del rifugio potrebbe far pensare ad un clima scherzoso, ma in realtà rimanda ad un evento tragico. Il Biondo fu infatti Luigi Viganò, alipinista del CAI di Barzanò tragicamente scomparso nel 1994, mentre tentava di salire la parete nord del pizzo di Prata, che di tanti lutti ha segnato la storia dell'alpinismo ed è circonfusa di un alone di paura e mistero (lo stesso primo probabile scalatore, don Buzzetti, scomparve poi misteriosamente, dopo la sua solitaria impresa nel 1920, forse in alta val Codera, mentre tornava dalla
Val Masino alla Val Chiavenna).
Il rifugio, frutto degli sforzi congiunti del CAI di Barzanò e del Consorzio Forestale di Prata Camportaccio ed aperto assai recentemente, il 23 settembre 2001, è dunque dedicato alla memoria dello sfortunato scalatore.

Inizia da qui la seconda parte dell'anello, che ci riporta a Prata Camportaccio seguendo un sentiero che taglia la parte medio-bassa del fianco nord-orientale della Val Schiesone. Si tratta del sentiero segnalato e siglato B2, di cui troviamo la partenza appena a nord del rifugio, procedendo verso nord-nord-ovest e superando una valletta.
Dopo un primo tratto scavato nella roccia, con debole protezione verso valle, superiamo una seconda valletta e raggiungiamo una tranquilla radura, con una panchina che invita ad una sosta meditativa ed una graziosa fontanella. Siamo ai prati ed alle baite di Curleggia (m. 1230), immersi in un silenzio arcano. Superata una seconda fontanella, il sentiero passa sotto un versante dirupato. La traccia qui è stata intaccata da slavine, per cui è a tratti esposta con protezione a valle. Più avanti il versante si fa più tranquillo ed il sentiero si immerge in una bella pecceta. Per poi uscire ai prati di Mondadacia.
Da qui il sentiero, sempre marcato, traversa, in pineta, verso nord-ovest, attraversando due valletta, fino ad una radura e ad un bivio, al quale proseguiamo diritti, seguendo le indicazioni per il Belvedere. Proseguiamo quindi quasi in piano verso nord, uscendo dalla pineta in vista dell'ampia fascia di prati del Belvedere (m. 1233). Attraversato l'avvallamento della Val della Bogia, ci portiamo alle baite alte dei prati, sul lato orientale. Possiamo da qui procedere sul sentierino in piano che taglia la parte alta dei prati, verso nord, per gustarne l'ampia apertura panoramia verso ovest, cioè verso la Valle del Drogo, la Val Piodella e la Val Bodengo.


Testata della Val Schiesone da Curleggia

Torniamo poi indietro, alle baite, e, seguendo le indicazioni del cartello per il Mond di Cech e la chiesetta di San Luigi Guanella, riattraversiamo su un ponticello la Valle della Bogia e procediamo su un sentierino verso sud-ovest, attraversando una breve macchia e giungendo ad un ripido prato con due baite alla nostra sinistra.


Sentiero per Mondadacia e Belvedere

Dalle baite scendiamo verso destra su un sentierino serpeggiante che ci porta subito allo splendido poggio del Mont di Bech (m. 1150), dove si trova la chiesetta dedicata a San Luigi Guanella. Sulla facciata, la data del 23 ottobre 2006 e la frase guanelliana "L'amore del prossimo è il conforto della vita". Dal poggio, davvero suggestivo, si apre anche uno splendido scorcio sulla testata della Val Schiesone, che mostra, da sinistra, il monte Beleniga, la Punta Buzzetti e la poderosa parete settentrionale del pizzo di Prata.
Seguiamo ora il cartello che segnala Pradotti a 15 minuti, Lottano a 50 e Prata Camportaccio ad un'ora e mezza. Imbocchiamo così, appena sotto la chiesetta, un sentierino che taglia il ripido prato (appena sotto ce n'è un altro, quasi parallelo, ma restiamo su quello superiore), traversando in piano alle vicine baite di Pree San Pedar (Pra' San Pietro, m. 1148).


Il Belvedere

Proseguiamo sul sentierino che entra in una macchia, passa sotto una baita solitaria e, riattraversata la Valle del Bogio, si affaccia ai prati di Pradotti (m. 1050). Il sentierino confluisce in una pista sterrata, che passa sotto alcune baite. La pista intercetta la carrozzabile che da Uschione sale ai Monti di Lottano. Prima di raggiungerla, guardiamo a sinistra, dove vediamo una mulattiera che scende fra i prati circondata da bassi muretti a secco. Entriamo così in una selva e, superato il cartello ad un bivio, stiamo a destra e proseguiamo nella discesa sul marcato sentiero, con alcuni segnavia bianco-rossi. Attraversiamo con alcuni tornanti una fascia di betulle e ne usciamo superando alcune baite per poi scendere ancora ai prati di Nirola (m. 900).


Testata della Val Schiesone dal Mont di Bech

Il sentiero piega a destra e passa a monte di una conca con alcune baite. Ci portiamo così alla già menzionata carrozzabile Uschione-Monti di Lottano (o Monti di Prata), e la seguiamo per breve tratto, in discesa, fino a trovare alla nostra sinistra un paletto che segnala la ripartenza della mulattiera, che la lascia scendendo verso sinistra. Per alcune volte la mulattiera intercetta la strada, per poi lasciarla sul lato opposto, in una cornice di luminose betulle, fino ad un cartello escursionistico, che segnala Lottano a 15 minuti. Qui lasciamo, scendendo a sinistra, per l'ultima volta la carrozzabile, ed imbocchiamo la mulattiera che scende diretta verso nord ovest. Passiamo sotto la teleferica ed accanto ad una fontanella, oltrepassando poi un casello dell'acqua. Nell'ultimo tratto la mulattiera è elegantemente scalinata e porta alle baite più orientali di Lottano (o Lotteno, 654).


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Si tratta di una frazione di Prata, posta su un incantevole ripiano di prati ritagliato sull'aspro versante settentrionale della Val Schiesone, al riparo dalle violente piene dell'omonimo torrente che, dal 1700 al 1953, hanno più volte flagellato il fondovalle. La vicenda umana di questi monti risale ben al di qua delle soglie della storia, come tesimoniano le incisioni rupestri trovate su una rupe posta un po' più in basso, presso la frazione di Dona. In tempi decisamente più recenti la felice posizione spiega perché nei secoli passati vi dimorassero molte più persone di quanto oggi si potrebbe immaginare. Nel 1861, per esempio, vi abitavano 240 persone, un quarto della popolazione complessiva di Prata Camportaccio. La statistica curata dal prefetto Scelsi, nel 1866, registra a Lottano 247 persone (il nucleo centrale di Prata, per avere un'idea comparativa, ne contava 130), 129 maschi e 118 femmine, di cui 156 celibi e 72 coniugati. Le case erano 35, di cui 4 vuote, mentre le famiglie erano 49. Il lavoro di dissodamento che rese disponibili i prati si dovette, nel XIII secolo, all'iniziativa dei monaci cistercensi della vicina (più in basso, a monte del centro di Prata Camportaccio) abbazia di Dona, edificata nel 1178, che ne deteneva il possesso. L'etimo del nome, peralto variamente attestato (Lottano, Lotano, Lotteno e Lodeno) rimanda a tale opera di dissodamento. Tre sono i nuclei dell'insediamento. Quello centrale è raccolto attorno alla chiesetta dedicata al Sacro Cuore di Gesù ed a Pasquale Baylon, costruita nel 1799 (il più recente restauro è del 2009). Ad est del centro sta un secondo gruppo di baite, alcune ben ristrutturate. Sulla prima che incontriamo si legge ancora la scritta "Osteria". Sul lato opposto, infine, presso il punto di arrivo della carrozzabile, sta un gruppo di baite dall'aspetto più dimesso. Su una parete però sopravvive un dpinto di Madonna con Bambino.


Lottano

Passiamo attraverso questo nucleo e, seguendo un viottolo selciato, lasciamo alla nostra destra l'antica Osteria, puntando in direzione della candida chiesetta. Prima di raggiungerla, troviamo un gruppo di cartelli e seguiamo quello che ci manda a sinistra, e che dà Dona a 20 minuti e Prata Camportaccio a 40.
Imbocchiamo così una splendida mulattiera scalinata, delimitata da un muretto a secco, che scende fra i prati, prima di piegare a destra e proseguire nella discesa in una selva (segnavia rosso-bianco-rossi). Ne usciamo in vista di alcune baite e la mulattiera passa in mezzo ad un roccione scavato. Lasciate a sinistra le baite, ignoriamo una deviazione a destra che traversa in piano e proseguiamo nella discesa. che si conclude ad una piazzola. Qui giunge una stradella, che seguiamo per qualche decina di metri, fino al suo sbocco nella carrozzabile che da Prata Camportaccio sale a Lottano ed Uschione. Scendendo lungo questa strada ci riportiamo al ponte sul torrente Schiesone ed, infine, all'automobile.


Mulattiera che scenda da Lottano a Prata Camportaccio

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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