GALLERIA DI IMMAGINI; CARTA DEL PERCORSO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prata Camportaccio-Bilinghero-Stovano-Pratella-Rifugio Il Biondo-Corleggia-Mondanacia-Lotteno-Prata Camportaccio
5-6 h
1020
EE

Non è una di quelle valli che ama nascondersi, la Val Schiesone. Alle spalle di Prata Camportaccio, appena prima di Chiavenna, non fa mistero della sua arcigna testata, che soggiacie al fascino oscuro della parete nord del pizzo di Prata, di impressionante verticalità. Non a caso viene localmente chiamato non solo "Pizzùn", ma anche "Pizzasc'", che sona un po' come pizzo maledetto.
Ma questa presenza incombente non conferisce alla valle un alone sinistro: piuttosto le conserva il fascino di una natura indomita e tutt'altro che conciliante. Una lunga camminata, ad anello, ci può portare ad un incontro ravvicinato con questi luoghi poco frequentati ed affascinanti. Con una raccomandazione preliminare: attenzione ai segnavia ed all'orientamento e niente fuori-sentiero.
Portiamoci, dunque, a Prata Camportaccio, lasciando, ad uno svincolo a destra, la ss. 36 dello Spluga poco prima dell’ingresso in Chiavenna. Superato un sottopasso, prendiamo a destra e poi a sinistra, salendo alla bella chiesa parrocchiale di S. Eusebio. Parcheggiata l’automobile a destra della chiesa (m. 352), ci mettiamo in cammino sulla strada asfaltata, salendo per breve tratto fino ad un bivio: mentre la strada di sinistra continua per la frazione di Lottano (o Lotteno), quella di destra (via S. Cristoforo) scavalca, su un ponte, il torrente Schiesone e comincia a salire al maggengo di Pratella. Ovviamente noi la seguiamo solo per lo stretto indispensabile, per impegnare, appena possibile, l’antica mulattiera.
La troviamo, infatti, dopo breve tratto, alla nostra sinistra. Anzi, ne troviamo due: una prende a sinistra (sentiero degli antichi nuclei), mentre la seconda, quella che ci interessa, sale verso destra (nella stessa direzione della strada, ma più alta); un cartello escursionistico ci conferma che è questa la mulattiera che conduce, in un’ora e 20 minuti, ai Prati di Pratella (percorso B1). Ci accompagnano segnavia rosso-bianco-rossi e bianco-rossi. Dopo pochi tornanti, siamo ad un rudere: qui si stacca dalla mulattiera un sentierino, sulla sinistra, che noi ignoriamo, proseguendo verso destra. Intercettata la strada asfaltata, proseguiamo sul suo lato opposto, sempre verso destra. Dopo una sequenza di tornanti sx-dx, siamo alle baite di Bilinghero (m. 540), che lasciamo alla nostra destra, procedendo per brevissimo tratto a sinistra, per poi piegare a destra, seguendo le indicazioni del sentiero del castagneto (il cartello dà Stova all’Orlo a 5 minuti e Pratella a 45 minuti). 
Passiamo subito dalla località Cios (m. 560) ed in breve siamo alla località Stova all’Orlo (o Stovano). Qui prendiamo a sinistra, passando fra le baite. Qui troviamo una corte datata 1849 ed un dipinto datato 1829. Lasciate alle spalle le baite, ci troviamo in un bel ripiano di castagni secolari: qui il sentiero si vede appena. In breve, comunque, siamo di nuovo alla strada asfaltata, che proviene da sinistra. Senza seguirla, la attraversiamo.
Sul lato opposto troviamo una pista che procede in piano e, alla sua destra (non è evidentissima, all’inizio), la ripresa della mulattiera, che sale fra muretti a secco. Procediamo in un bel bosco di castagni e, dopo un bel tratto di salita, tocchiamo per la terza volta la strada asfaltata, questa volta solo tangenzialmente, ad uno suo tornante dx, in corrispondenza di una piazzola. Anche in questo caso la mulattiera riprende subito dopo e prosegue nella salita, fino ad un bivio, al quale ignoriamo la più debole traccia di sinistra e proseguiamo su quella di destra (freccia bianca). I castagni hanno lasciato il posto alle prime conifere, e la meta non è lontana. Nella successiva salita, passiamo a sinistra delle baite della località del Bosco e sbuchiamo ai prati di Pratella proprio sotto la chiesetta  dedicata a S. Cristoforo (m. 999). La salita richiede un’ora e tre quarti di cammino o poco più, per superare un dislivello approssimativo in salita di 650 metri. Possiamo, ovviamente, soffermarci ai prati, oppure, seguendo le indicazioni, salire a Pratella di Sopra. Troviamo qui anche un interessante sentiero Botanico e, infine, la partenza del sentiero, segnalato, per il Rifugio Il Biondo, in Val Schiesone.

Un sentiero si stacca dalle ultime baite inoltrandosi nel Bosco Gualdo. Ignorando ad un bivio le segnalazioni bianco-rosse che, ad un certo punto, scendono verso la forra della valle, si prosegue a destra (segnali blu o blu e rossi). Il sentiero, intorno a quota 1100, sale per circa 200 metri un ripido dosso, poi riprende la sua diagonale, raggiungendo la riva del torrente Schiesone, attraversato il quale ci si ritrova, in breve, a Pra' Baffone ed al rifugio Il Biondo (m. 1322), dominato dalla parete settentrionale del pizzo di Prata (m. 2727).
La denominazione del rifugio potrebbe far pensare ad un clima scherzoso, ma in realtà rimanda ad un evento tragico. Il Biondo fu infatti Luigi Viganò, alipinista del CAI di Barzanò tragicamente scomparso nel 1994, mentre tentava di salire la parete nord del pizzo di Prata, che di tanti lutti ha segnato la storia dell'alpinismo ed è circonfusa di un alone di paura e mistero (lo stesso primo probabile scalatore, don Buzzetti, scomparve poi misteriosamente, dopo la sua solitaria impresa nel 1920, forse in alta val Codera, mentre tornava dalla
Val Masino alla Val Chiavenna).
Il rifugio, frutto degli sforzi congiunti del CAI di Barzanò e del Consorzio Forestale di Prata Camportaccio ed aperto assai recentemente, il 23 settembre 2001, è dunque dedicato alla memoria dello sfortunato scalatore.
Inizia da qui la seconda parte dell'anello, che ci riporta a Prata Camportaccio seguendo un sentiero che taglia la parte medio-bassa del fianco nord-orientale della Val Schiesone. Si tratta del sentiero segnalato e siglato B2, di cui troviamo la partenza appena a nord del rifugio, procedendo verso nord-nord-ovest e superando una valletta.
Dopo un primo tratto scavato nella roccia, con debole protezione verso valle, superiamo una seconda valletta e raggiungiamo una tranquilla radura, con una panchina che invita ad una sosta meditativa ed una graziosa fontanella. Siamo ai prati ed alle baite di Curleggia (m. 1230), immersi in un silenzio arcano. Superata una seconda fontanella, il sentiero passa sotto un versante dirupato. La traccia qui è stata intaccata da slavine, per cui è a tratti esposta con protezione a valle. Più avanti il versante si fa più tranquillo ed il sentiero si immerge in una bella pecceta. Per poi uscire ai prati di Mondadacia. Qui ad un bivio stiamo a sinistra, lasciano il sentiero che traversa alle baite del Belvedere, e cominciamo a scendere decisi verso nord-ovest, superando un'ultima baita e proseguendo la discesa su un versante ripido e selvaggio. Attraversate due vallette, il sentiero piega a sinistra (dir. ovest-sud-ovest), poi di nuovo a destra (nord-ovest) e, suoerata un'ultima valletta, si innesta in una pista in corrispondenza di un suo tornante sx (per chi sale).


Testata della Val Schiesone vista da Curleggia

Scendiamo infine seguendo questa pista: dopo una sequenza di tornanti sx-dxsx-dx-sx-dx ci portiamo ad un bivio al quale prendiamo a sinistra, portandoci infine ai prati del bel nucleo di Lotteno (o Lottano, m. 654). Dai prati scendiamo alla carozzabile con fondo in asfalto e proseguiamo nella discesa che, dopo una sequenza sx-dx-sx-dx-sx, ci porta al ponte sul torrente Schiesone, superato il quale la discesa ci porta alla parte alta di Prata Camportaccio ed alla chiesa parrocchiale, dove l'anello della Val Schiesone si chiude, dopo circa 5-6 ore di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 1020 metri).


Sentiero Curleggia-Mondadacia

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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