Campane su YouTube: Ardenno 1, 2, 3, 4, 5, 6; Biolo 1, 2, 3, 4; Gaggio 1, 2; Pioda; Masino


Prati di Lotto


Apri qui una videomappa sul versante retico da Ardenno a Berbenno

Fra i piccoli gioielli montani che il comune di Ardenno, nonostante la sua estensione relativamente modesta, serba nel suo scrigno, i prati di Lotto (m. 962, dal termine che significa "zolla") occupano una posizione di privilegio, sia per la felice collocazione, sia per le possibilità escursionistiche offerte. Da decenni il bacino idroelettrico che serve la centrale di Ardenno è parte integrante di questo scenario.Il paesaggio dei prati mutò, infatti, decisamente agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso, quando, nel 1962, la società Vizzola iniziò la costruzione, poi completata nel 1968 dall'ENEL, della centrale di Ardenno, che utilizza le acque derivate in Valmasino dai torrenti Bagni, Mello e Sasso Bisolo, e raccolte in un bacino scavato proprio ai Prati di Lotto, con una capienza di 156.000 metri cubi d'acqua. La centrale, dotata di turbine Pelton, sfrutta un salto di circa 700 metri, dai 971 di Lotto ai 271 del piano.
È possibile raggiungerli comodamente in automobile: basta staccarsi dalla ex strada statale di
Val Masino poco prima della località Ponte del Baffo, seguendo le indicazioni per Biolo (termine che deriva da “betulleus”, quindi da betulla) e Lotto; giunti alle porte di Biolo, in vista della chiesa parrocchiale, si svolta a destra, salendo a Piazzalunga, per poi proseguire, con ampi tornanti, fino alla meta.

ANELLO LOTTO-ERBOLO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prati di Lotto - Erbolo - Tornante prima di San Rocco - Sentée di urlavolt - Prati di Lotto
2 h e 30 min.
520
E
SINTESI. Dalla piazzola presso l'ex-casa dei custodi del bacino idroelettrico di Lotto (dove finisce la strada asfaltata, m. 978), procediamo sulla pista sterrata verso nord-est, ad un bivio prendiamo a sinistra e seguiamo la pista stertata fino al suo termine. Qui, a monte di alcune roccette, parte il sentiero Lotto-Erbolo, che traversa verso nord-est, con qualche saliscendi e passaggio esposto, fino alla parte alta occidentale dei prati di Erbolo (m. 1174). Restando sul limite alto dei prati, ci portiamo sul lato orientale, scendendo alla piazzola dove termina la carozzabile Gaggio-Erbolo. Scendiamo verso Gaggio con lunga serie di tornanti, fino al tornante sx appena prima della chiesetta ed il nucleo di San Rocco. Non scendiamo a San Rocco ma al tornante prendiamo a destra (pista sterrata), procedendo fino alla partenza segnalata da cartello del "Sentée di Urlavolt" (m. 850), che attraversa, con qualche passaggio esposto, vallette e due valloni verso sud-ovest, terminando alla pista sterrata Piazzalunga-Lotto che, percorsa salendo, riporta a Lotto.

Se, invece, vogliamo salire a piedi, le possibilità sono fondamentalmente due: raggiungere Piazzalunga (vedi scheda relativa) e poi proseguire lungo la strada asfaltata (i sentieri nel bosco, dopo l’incendio del 1998, si sono quasi totalmente persi), oppure salire al maggengo di Erbolo e, individuato il sentiero che parte dalle baite più alte, verso sinistra (sud-ovest), percorrerlo (trattenendo le lacrime, se ci si ricorda la bellezza di questi luoghi prima dello scempio operato dalle fiamme) fino ad intercettare una pista incompiuta che parte dal limite orientale dei prati. Il sentiero, infatti, termina in corrispondenza di alcune roccette che, superate con un po’ di attenzione, ci permettono di scendere ad uno spiazzo, dove la pista termina: percorrendola comodamente in discesa, dopo qualche tornante ci ritroviamo nei pressi dei prati collocati immediatamente a nord-est del bacino idroelettrico.
Ma consideriamo, ora, i prati non più come punto di arrivo, ma come punto di partenza. Le possibilità offerte sono varie.
Per chi non vuole fare più di una rilassante passeggiata si possono suggerire quattro passi fino alla sorgente del Poz Feràa: ci si porta, seguendo la comoda strada sterrata che si stacca da quella asfaltata sulla sinistra (appena prima che questa termini) ad un bivio, prendendo poi a destra, aggirando a sud ovest il bacino dell’Enel e raggiungendo le baite superiori, collocate a nord ovest dei prati. Alle spalle dell’ultima baita partono tre sentieri; ignorati quello di sinistra e quello che sale diritto, si imbocca quello di destra, che in breve porta alla sorgente. Il ritorno può essere effettuato proseguendo verso destra (nord-est), fino ad intercettare la pista forestale sopra citata.
Ma torniamo al bivio sulla strada sterrata: se, invece di prendere a destra, scendiamo verso sinistra, raggiungiamo in breve gli ultimi prati. Vagare senza meta precisa nella fascia quasi pianeggiante dei boschi che circondano, in questa zona, i prati è un’esperienza suggestiva e rilassante.
Vediamo, infine, come chiudere un interessante anello escursionistico Lotto-Erbolo.
Parcheggiata l'automobile alla piazzola corrispondente al termine della strada asfaltata (m. 978), di fronte al'ex-casa dei guardiani della diga di Lotto, imbocchiamo la pista sterrata che prosegue in piano verso nord-est, propondo una curva a destra e raggiungendo in breve un bivio, al quale prendiamo a sinistra.


Il Sentée di Urlavolt

La pista propone ora una doppia sequenza di tornanti sx-dx, prima di effettuare un traverso in direzione nord-est, salendo ad una piazzola terminale, dove si interrompe. Davanti a noi, sul lato destro, abbiamo un piccolo gradino di roccette, superato il quale troviamo l'imbocco del già citato sentiero che traversa ad Erbolo, alternando tratti in leggera salita a saliscendi (qualche breve passaggio è esposto sul lato destro). Nella traversata superiamo la parte alta delle tre principali valli che confluiscono nel paese di Ardenno, vale a dire, nell'ordine, la Val Velasca, la Val Venduno e la Val Valena.
Il sentiero termina ad un gruppo di baite alte sul limite nord-occidentale dei prati di Erbolo (m. 1178). Da queste baite traversa, restando sul limite alto dei prati, al limite opposto, scendendo infine alla piazzola dove termina la carozzabile che da Gaggio sale ad Erbolo. Seguiamo ora questa pista scendendo verso Gaggio, con una numerosa serie di tornanti. Dalla piazzola scendiamo dapprima verso destra, poi volgiamo a sinistra e, dopo una serrata serie di tornanti sx-sx, lasciamo alle spalle le baite più basse dei prati e ci avviciniamo al versante del fosso del Gaggio. Segue una sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx-dx, che ci fa superare alcuni nuclei di baite (località Porscìi, m. 885, con una fontanella a lato della strada). Il successivo tornante sx ci introduce al tratto che scende al nucleo di San Rocco (m. 841).


Limite superiore dei prati di Erbolo

Non scendiamo però fino a San Rocco, ma in corrispondenza di questo tornante sx lasciamo la carozzabile per imboccare una pista che se ne stacca sulla destra e porta ad una fascia di prati con una baita. Proseguendo diritti vediamo un cartello che annuncia la partenza di un sentiero, il "Sentée di Urlavolt", che taglia la fascia di media montagna ad una quota compresa fra gli 850 e gli 800 metri, con tratti in piano o in leggera discesa, superando diverse vallette ed il solco della Val Venduno. Il sentiero è stretto, ma sempre ben marcato, ed attraversa boschi devstatati dall'incendio del 1998, con alcuni passaggi esposti sul lato di sinistra, e ci porta ad un secondo marcato vallone, quello della Val Velascia, prima dell'ultimo traverso che lo porta ad intercettare la pista sterrata che dai prati di Piazzalunga sale a Lotto. Proseguiamo ora verso destra, salendo. Dopo una sequenza di tornanti dx-sx, un ultimo traverso in salita ci riporta al bivio sul limite orientale dei prati di Lotto. Proseguendo diritti, in breve siamo alla piazzola dove abbiamo lasciato l'automobile. L'anello richiede circa 2 ore e mezza di cammino, e comporta un dislivello approssimativo in salita di 520 metri.

I prati di Lotto

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DA LOTTO ALL'ALPE GRANDA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prati di Lotto - Alpe Granda
3 h
780
E
SINTESI. Da Ardenno saliamo in Val Masino, fino alla deviazione a destra per Biolo, che imbocchiamo, salendo verso il paesino. Dopo l'ultimo tornante sx, ci portiamo in vista della chiesa della B.V. Assunta di Biolo, ma prima di raggiungerla vediamo a destra la deviazione per Piazzalunga e Lotto. La imbocchiamo e saliamo su una stradina a Piazzalunga. Oltrepassato il paese, la strada taglia a sinistra, passa a fianco del bacino della Pioda e porta ad un bivio. Ignorata la strada che scende a sinistra verso la Pioda, proseguiamo salendo verso destra. Dopo una sequenza di tornanti sx-dx-sx-dx-sx-dx-sx, raggiungiamo i Prati di Lotto. Dopo aver parcheggiato presso la casa dei custodi del bacino idroelettrico (dove finisce la strada asfaltata, m. 978), torniamo indietro per una ventina di metri ed imbocchiamo una strada sterrata sulla destra, seguendola in discesa fino ad un bivio, al quale prendiamo a destra. Proseguiamo, fra il bacino idroelettrico a destra ed un ampio prato a sinistra, superando una fontana e portandoci alle baite più alte, fino ad un bivio, al quale prendiamo a destra, fino alla sorgente segnalata come "Puz Feràa". Qui vediamo un sentierino che sale verso sinistra nel bosco, intercettando presso un rudere un altro sentiero, e proseguendo nella salita sul versante boscoso fino al Sas del Tìi (attenzione a non perderlo nella faggeta: riparte nella parte alta di destra, per poi volgere di nuovo a sinistra). Un ultimo ripido corridoio ci introduce al Sas del Tìi (m. 1280). Siamo sul crinale fra Val Masino e bassa Valtellina, e proseguiamo seguendolo. La traccia non è sempre ben visibile, ma con attenzione non la si perde. Superiamo una fascia di rocce cercando il percorso più razionale e guadagnamo quota fra i segni del rovinoso incendio del 1998. Ignorata la deviazione a sinistra che scende al Prato Tabiate, giungiamo in vista della pineta, che il sentiero risale tenendosi più o meno al centro, fino ad uscirne sul limite sud-occidentale dell'alpe Granda, in corrispondenza dei resti dell'ex-rifugio (m. 1630). Salendo su traccia di sentiero superiamo una breve fascia boscosa e ci portiamo in vista delle roccette della cima di Granda (m. 1705). la successiva discesa passa accanto a due baite e procede in vista del già ben visibile rifugio Alpe Granda, che raggiungiamo dopo una breve risalita (m. 1680).

Accontentati gli amanti del relax, rivolgiamoci ora agli escursionisti più esigenti. Da Lotto possiamo effettuare una traversata ad Erbolo (percorrendo a rovescio il sentiero sopra menzionato), oppure salire all’alpe Granda.
Vediamo quindi come salire a Granda dai prati di Lotto, ai quali si può salire in automobile. Prima della località Ponte del Baffo si incontra, sulla statale di Val Masino, la deviazione a destra per Biolo (termine che deriva da “betulleus”, quindi da betulla) e Lotto. Seguendola, si raggiunge, dopo pochi tornanti, Biolo. Dopo l’ultimo tornante si giunge in vista della chiesa, ma, invece di proseguire nella sua direzione, si imbocca una deviazione che sale, a destra, verso la frazione di Piazzalunga. La strada è molto panoramica e porta in breve alla frazione, che, posta a 676 metri, rappresenta una sorta di belvedere sulla media Valtellina.
Lasciata alle spalle la sua chiesetta di S. Abbondio, la strada riprende a salire, con alcuni tornanti, verso la
località Prati di Lotto, dove si può lasciare l’automobile, per seguire una stradina che, fiancheggiando il lato meridionale di un bacino Enel, conduce alle baite collocate sul limite di nord ovest dei prati, a 978 metri.
Il bacino rimane alle spalle, quando si raggiungono e superano le ultime baite, imboccando poi un sentierino che si dirige a nord-est (destra), portando al Poz Feràa, una sorgente segnalata da un cartello. Dalla sorgente si imbocca, sulla sinistra, un nuovo sentiero, segnalato da un cartello, che si dirige ad ovest, fino ad intercettare il sentiero che dalle ultime baite di Lotto sale direttamente verso il monte (si potrebbe sfruttare anche quest’ultimo, ma è più sporco e, in alcuni tratti, meno visibile).
Comincia, così, una salita più decisa, verso nord est, sul largo dosso che conduce al Sas del Tìi. Nel primo tratto la salita avviene in un rado bosco, che crea un’atmosfera quasi fiabesca. Poi si incontra una fastidiosa fascia di ginestre, nella quale il sentiero si inoltra sul lato destro (attenzione a non perderlo, perché la salita
a vista nella macchia di ginestre sarebbe oltremodo difficoltosa; ginestre ed ontani sono specie nemiche, da sempre, degli escursionisti). Superata la fastidiosa fascia di ginestre, il sentiero, con qualche ripido e secco tornante, guadagna un ultimo corridoio, spesso riempito da foglie secche, che adduce alla pianeta terminale del dosso: si tratta del Sas del Tii, a quota 1283, dove il bel panorama di cui si gode sulla media Valtellina è, almeno in parte, rovinato dagli evidenti segni della devastazione provocata dal rovinoso incendio del 1998. Sul lato opposto (alla nostra sinistra), incorniciata dagli scheletri di alcuni alberi, è ben visibile la valle di Spluga, laterale della bassa Val Masino, che culmina con i passi gemelli di Primalpia e Talamucca.
Il sentiero prosegue sul desolato crinale che separa la Valtellina dalla Val Masino. Dopo un primo tratto quasi pianeggiante (dove si incontra, prestando attenzione, la segnalazione, su un albero, della deviazione a sinistra per il prato Tabiate), si giunge ad una fascia caratterizzata da alcune formazioni rocciose, che debbono essere sormontate, anche con qualche passaggio che, pur non essendo pericoloso, richiede un certo impegno e molta attenzione. Sul versante orientale il panorama della Val Masino raggiunge ora la cima del Cavalcorto (il famoso e caratteristico cannone del Cavalcorto), il pizzo Cengalo ed i pizzi del Ferro (sciöma dò fèr). Prima di entrare nella pineta, è già visibile, il percorso supera il punto più stretto e suggestivo del crinale, esposto su entrambi i versanti: qui solo pochi decimetri di crinale separano la Val Masino dalla media Valtellina.
Superato il punto più stretto, il crinale si allarga ed il sentiero lascia lo scenario un po’ spettrale, caratterizzato da scheletri d’alberi, bassa vegetazioni e massi, per entrare in una riposante pineta, dalla quale esce, alla fine, nei pressi del vecchio rifugio dell’alpe Granda, a 1630 metri.
Salendo oltre l'ex-rifugio, si raggiunge, in breve, la cima di Granda (1705 o 1708 metri), per poi scollinare tranquillamente al già ben visibile rifugio Alpe Granda (m. 1680). Dai prati di Lotto alla cima dobbiamo calcolare circa 750 metri di dislivello e tre di cammino. Dalla cima si gode di una bella visuale sul gruppo del Masino: si individuano bene, da sinistra, il pizzo Porcellizzo (sciöma dò porsceléc'), la cima del Cavalcorto (che nasconde il pizzo Badile), il pizzo Cengalo, i pizzi del Ferro (sciöma dò fèr) e la cima di Zocca. Verso nord est si vedono, invece, la costiera Remoluzza-Arcanzo ed il monte Disgrazia. In direzione ovest sono sempre ben visibili la cime del Desenigo, in valle di Spluga, e l’aspra costiera che separa la Val Masino dalla valle Merdarola. A nord-est della cima si stende l’alpe Granda, che termina ai piedi del boscoso versante sud-occidentale del pizzo Mercantelli (sciöma dè Mercantéi, m. 2070), a destra del quale si intravede, in lontananza, il pizzo Bello. Verso sud-est lo sguardo si perde nella teoria delle cime orobiche e, sullo sfondo, nel gruppo dell’Adamello.

Apri qui una panoramica dall'alpe Granda

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DA LOTTO A PRATO TABIATE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Lotto- Sas del Tìi - Prato Tabiate
2 h
550
EE
SINTESI. Da Ardenno saliamo in Val Masino, fino alla deviazione a destra per Biolo, che imbocchiamo, salendo verso il paesino. Dopo l'ultimo tornante sx, ci portiamo in vista della chiesa della B.V. Assunta di Biolo, ma prima di raggiungerla vediamo a destra la deviazione per Piazzalunga e Lotto. La imbocchiamo e saliamo su una stradina a Piazzalunga. Oltrepassato il paese, la strada taglia a sinistra, passa a fianco del bacino della Pioda e porta ad un bivio. Ignorata la strada che scende a sinistra verso la Pioda, proseguiamo salendo verso destra. Dopo una sequenza di tornanti sx-dx-sx-dx-sx-dx-sx, raggiungiamo i Prati di Lotto. Dopo aver parcheggiato presso la casa dei custodi del bacino idroelettrico (dove finisce la strada asfaltata, m. 960), torniamo indietro per una ventina di metri ed imbocchiamo una strada sterrata sulla destra, seguendola in discesa fino ad un bivio, al quale prendiamo a destra. Proseguiamo, fra il bacino idroelettrico a destra ed n ampio prato a sinistra, superando una fontana e portandoci alle baite più alte, fino ad un bivio, al quale prendiamo a destra, fino alla sorgente segnalata come "Puz Feràa". Qui vediamo un sentierino che sale verso sinistra nel bosco, intercettando presso un rudere un altro sentiero, e proseguendo nella salita sul versante boscoso fino al Sas del Tìi (attenzione a non perderlo nella faggeta: riparte nella parte alta di destra, per poi volgere di nuovo a sinistra). Un ultimo ripido corridoio ci introduce al Sas del Tìi (m. 1280). Seguiamo il sentiero sul largo crinale e ben presto, ad una macchia di pini silvestri, cerchiamo sulla sinistra il pino sl cui tronco è incisa una freccia che segnala la partenza di un sentiero che prende a sinistra, taglia salendo un selvaggio versante passando per un poggio con un masso erratico a uovo di drago, un primo avvallamento, un secondo poggio, un secondo avvallament e raggiunge infine il poggio del Prato Tabiate (m. 1468).

Da Ardenno saliamo in Val Masino, fino alla deviazione a destra per Biolo, che imbocchiamo, salendo verso il paesino. Dopo l'ultimo tornante sx, ci portiamo in vista della chiesa della B.V. Assunta di Biolo, ma prima di raggiungerla vediamo a destra la deviazione per Piazzalunga e Lotto. La imbocchiamo e saliamo su una stradina a Piazzalunga. Oltrepassato il paese, la strada taglia a sinistra, passa a fianco del bacino della Pioda e porta ad un bivio. Ignorata la strada che scende a sinistra verso la Pioda, proseguiamo salendo verso destra. Dopo una sequenza di tornanti sx-dx-sx-dx-sx-dx-sx, raggiungiamo i Prati di Lotto.

La Val Masino vista dal sas del Tìi

Dopo aver parcheggiato presso la casa dei custodi del bacino idroelettrico (dove finisce la strada asfaltata, m. 960), torniamo indietro per una ventina di metri ed imbocchiamo una strada sterrata sulla destra, seguendola in discesa fino ad una curva a destra. Parte dunque dal limite alto di quei boschi che ancora conservano, chissà dove, quel poco che resta dell'ultima strega di Valtellina (ma anche altri segni misteriosi, come le impronte delle chiavi di San Pietro su un masso a monte della Pioda) la lunga traversata. Percorrendo la strada sterrata siamo ad un bivio (cappelletta), al quale prendiamo a destra, superando una fontana, passando fra il bacino idroelettrico a destra ed un ampio prato a sinistra e portandoci alle baite più alte, fino ad un bivio, al quale prendiamo a destra, fino alla sorgente segnalata come "Puz Feràa". Qui vediamo un sentierino che sale verso sinistra nel bosco, intercettando presso un rudere un altro sentiero, e proseguendo nella salita sul versante boscoso fino al Sas del Tìi (attenzione a non perderlo nella faggeta: riparte nella parte alta di destra, per poi volgere di nuovo a sinistra). Un ultimo ripido corridoio ci introduce al Sas del Tìi (m. 1280).

Apri qui una panoramica sulla media Valtellina dal sas del Tìi

La salita prosegue per un buon tratto in una zona più aperta e suggestiva. Qui la traccia del sentiero è larga, ma spesso ostruita da foglie secche. Poi si incontra una nuova fastidiosa fascia di ginestre, entro la quale il sentiero si inoltra (attenzione a non perdere la traccia, che si appoggia sul lato destro, per chi sale, del largo dosso), superandola e conducendo, dopo aver superato un ultimo ripido corridoio (la cui posizione va ben memorizzata se si torna per la medesima via di salita, perché, in caso contrario, si rischia di scendere su versanti problematici) alla sommità del dosso che sovrasta i prati di Lotto, al cosiddetto Sas del Tii ("tìi" non è il tiglio, ma il pino silvestre: se ne trova qui una macchia, scampata al devastante incendio del marzo 1998), a poco meno di 1300 metri, che propone un ottimo colpo d'occhio sulla Val Masino, a sinistra, e sulla media Valtellina, a destra.


I prati di Lotto visti dal sentiero per il sas del Tìi

Qui una traccia di sentiero percorre il crinale. Dopo circa trecento metri, attraversata una macchia di betulle che quasi si mangiano la debole traccia del sentiero, siamo ad una macchia di pini, in parte anneriti per il catastrofico incenzio menzionato. Alla nostra sinistra vediamo anche due masi che affiorano dal terreno, uno dei quali ha una curiosa forma concava, che lo rende simile ad una culla. Vicino ai massi, sul tronco un pino gemino, è incisa (non è molto visibile, per cui bisogna osservare con attenzione) una freccia che indica sinistra: da qui parte, infatti, sulla sinistra, una deviazione che percorre, con tracciato quasi pianeggiante, il fianco del monte, sul versante della Val Masino.


Panorama dal sentiero per il prato Tabiate

Lasciamo dunque la traccia che resta sul crinale e sale in direzione dell'alpe Granda, imboccando a sinistra il sentiero che taglia un versante selvaggio (da qui non si vede, ma più in basso ci sono orridi salti che precipitano sul fondo della bassa Val Masino, passando per due poggi boscosi ed attraversando altrettanti valloni. In alcuni tratti la traccia si fa più debole, ma non si perde mai (e mai si deve abbandonare). Nel primo tratto il sentiero scende leggermente, tagliando un ripido versante. Alla nostra sinistra vediamo, in basso, il paesino di Cevo e la Valle di Spluga che si apre alle sue spalle, con le cascate del torrente Cavrocco, di cui, soprattutto a tarda primavera, possiamo sentire lo scroscio. Segue un tratto pianeggiante, e qui la vegetazione si dirada, allargando l'orizzonte compaiono Bedoglio e Caspano, sulla Costiera dei Cech, la piana di Morbegno, il versante occidentale della Val Gerola e la testata della Val Lesina, chiusa a destra dal corno del monte Legnone. Più a destra vediamo buona parte della testata della Valle di Spluga, poi il serlvaggio versante della costiera Cavislone-Lobbia ed infine una delle icone della Val Masino, la cima del Cavalcorto.
Segue una breve salita, la discesa ad un modesto avvallamento e la risalita ad una sorta di porta fra roccette. Il sentiero giunge quindi ad un dosso, a monte di un poggio, sul quale si trova un segno inequivocabile: sul poggio, infatti, vediamo un masso che appare chiaramente, per la sua forma, come uovo di drago. Un'antica leggenda vole infatti che i massi erratici di questa forma, soprattutto se, come questo, posti in luoghi nei quali è difficile spiegare la loro presenza, siano in realtà uova pietrificate di drago. Un sentierino che si stacca sulla sinistra da quello principale ci permette di scendere in breve alla pianetta che lo ospita per osservarlo un po' più da vicino, ovviamente con tutto il dovuto rispetto ed evitando di proseguire oltre (c'è sempre un salto pauroso, oltre, anche se non si vede). Difficilmente ci svelerà il suo mistero. Solo la voce canterina di spensierati uccelli che dimorano sui vicini faggi e betulle risponderà alle nostre domande.


L'uovo di drago

Non ci resta, quindi, che risalire al sentiero principale e riprendere la traversata, tornando all'ombra di una bella pineta. Pineta che però ben presto ci abbandona, e siamo di nuovo all'aperto. Dobbiamo tagliare un versante ripido, e nella prima parte il sentiero è debole traccia, resa insidiosa dalle foglie di castagno (ed ancor più insidiosa dal terreno bagnato: questa traversata richiede quindi buone condizioni di terreno): una scivolata verso valle ci porterebbe infatti sul limite del ripido versante, oltre il quale la vista non giunge, ma l'immaginazione si può figurare un orrido salto. Possono sembrare notazioni eccessivamente prudenziali, ma se si compulsano le cronache delle tragedie estive ed autunnali si scopre che i boschi ne sono la cornice più frequente, ed in generale il pericolo è tanto più insidioso quanto più viene sottovalutato. Dopo una sequenza di tornantini sx-dx, il sentiero si fa più marcato. La successiva salita, dopo una doppia coppia di tornantini dx-sx, ci porta ad un secondo promontorio, oltre il quale ne scorgiamo un terzo, più alto sorretto da scure verticali pareti rocciose che ospita il nascosto maggengo del prato Tabiate.

Panorama dal sentiero per il prato Tabiate

Il sentiero dal poggio intermedio riprende la traversata rientrando in una magica faggeta. I faggi sono i più antichi signori delle montagne valtellinesi, perché solo in età romana vennero qui importati i castagni, che finirono per rubare loro la scena sui versanti di mezza montagna. Per questo i faggi hanno conservato quell'aria vagamente aristocratica, sprezzante e misteriosa che richiama le atmosfere delle saghe nordiche. Per questo non sembrano voler concedere alcuna confidenza agli umani, ed anche qui ci accompagnano solo per breve tratto. Si ripropone uno scenario analogo a quello precedente: il sentiero si fa esile traccia e sale ripido e scivoloso su un versante all'aperto. Alla nostra destra, in alto, vediamo una bella e gotica architettura di roccioni appena sotto il crinale che sale all'alpe Granda. Ecco di nuovo i faggi, ed ecco di nuovo la traccia più marcata. Varchiamo una porta costituita da due faggi ravvicinati, attraversiamo un modesto avvallamento, pieghiamo a sinistra, passando accanto ad un grande faggio, poi di nuovo a destra, salendo con ripidi tornantini (attenzione a non scivolare sul ripido versante alla nostra sinistra). C'è sentore di presenza umana. Ci sono i primi ruderi del maggengo al quale ci stiamo portando, un muretto, poche baite diroccate soffocate da una vegetazione che sembra avvolgerle nello spietato abbraccio dell'oblio.


Baita al prato Tabiate

Prendendo a destra, siamo alla porta nel muretto che ci introduce al prato Tabiate ("il prà"; da "tablatum", fienile, m. 1468), collocato su un bel poggio (ancora nel territorio del comune di Ardenno) che sovrasta il versante montuoso che precipita, con vertiginosi canaloni, sul primo tratto della Val Masino. Non vediamo subito il nucleo principale delle baite, nascoste da una ripida china: ne scorgiamo solo una, isolata, alla nostra sinistra. Poi eccolo, alla nostra destra, a ridosso del versante a monte, mentre quello a valle è delimitato da muretti a secco, oltre i quali il versante precipita con un impressionante salto di roccia. Il luogo non è però, come ci si aspetterebbe, del tutto abbandonato: i cacciatori sono qui di casa. Il senso di solitudine è attenuato anche dal panorama, che, per quanto non ampio, è comunque assai interessante. Guardando verso la Val Masino vediamo un bello scorcio della valle di Spluga, al cui centro sono ben visibili i passi gemelli di Primalpia e Talamucca. Buono è anche il colpo d'occhio (tempo permettendo) sulla bassa Valtellina e l'imbocco della Val Gerola.


Baite al prato Tabiate

Per tornare a Lotto possiamo ripercorrere il sentiero dell'andata, oppure operare una variante ad anello. Alle spalle del nucleo di baite a ridosso del cocuzzolo boscoso sotto il crinale parte una marcata mulattiera che con rapidi tornantini porta sul crinale medesimo. Giunti qui, prendiamo a destra, scendendo su un sentierino che in diversi punti può essere molto sporco. Particolare attenzione va prestata nel superamento, sempre in discesa, di una fascia di roccette, per poi approdare ad un versante più tranquillo che ci riporta al Sas del Tìi, dove i due itinerari di ritorno i ricongiungono. Prestiamo attenzione anche all'imbocco dels entiero che ridiscende a Lotto: è facile portarsi troppo a destra, mentre dobbiamo stare sul limite d sinistra ed infilarci in un ripido corridoio per ritrovare la traccia.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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