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L’alpe Scermendone è compresa nel territorio del comune di Buglio in Monte, ma non può non essere menzionata in questa carrellata di percorsi escursionistici che interessano Ardenno, sia perché può essere agevolmente raggiunta partendo dall’alpe Granda o, più in basso, da Erbolo, sia perché la sua posizione eccezionalmente felice lo rende, probabilmente, il più bel terrazzo panoramico d’alta quota dell’intera Valtellina. Un’escursione che sfrutti una giornata particolarmente limpida, quindi, è un’esperienza che non si può mancare di compiere, prima o poi.
Il percorso più breve per raggiungerla parte dal maggengo di Our di cima (m. 1415), cui si può salire in automobile da Buglio in Monte. Da Our parte, verso nord-ovest (sinistra), un sentiero che attraversa anche sezioni di bosco devastate dall’incendio del 1998 e che, salendo gradualmente, raggiunge, poco sotto i 1700 metri, l’alpe Granda, nei pressi del suo limite nord-orientale, vicino ad una baita isolata.
Alcune fra le più famose cime della testata della
Val Masino si presentano di fronte ai nostri occhi. Guardando verso il cuore della Val Masino, distinguiamo la cima di Cavalcorto e, alla sua destra, i pizzi del Ferro (sciöma dò fèr). Verso ovest si distinguono, da sinistra, il corno di Colino, l’elegante profilo della cima del Desenigo e, sulla selvaggia costiera che sembra incombere sopra Cataeggio, la cima di Cavislone (sciöma dò caveslùn) ed il monte Lobbia (lòlbia). Dirigiamoci versa destra, in direzione di una grande vasca per la raccolta dell'acqua, dove troviamo anche alcuni cartelli.
 A destra appare, improvviso e bellissimo, il nuovo rifugio Alpe Granda.
Possiamo giungere all'Alpe Granda, però, per altra via, percorrendo, cioè, la pista che parte dai Prati di Erbolo, sopra Gaggio.
Per salire a Scermendone, dobbiamo procedere in direzione del rifugio e salire verso il margine del bosco, dove si individua facilmente una pista che vi si inoltra e comincia a salire decisa, descrivendo una lunga diagonale, in direzione dell’alpe (nord-est). Alla piccola radura di quota 1892 si trova una croce in legno, collocata in occasione del Giubileo del 2000: qui la pista intercetta un sentiero che sale dall’alpe della Merla (m. 1729).
Possiamo giungere fin qui anche con una via più breve e ripida, che taglia fuori l’alpe Granda, staccandoci dal sentiero Our-Granda ad una deviazione segnalata, sulla destra, per la Merla; dai prati dell’alpe il sentiero riprende a salire ripido, fino a questa croce.
Ma riprendiamo la marcia verso Scermendone. Poco oltre gli unici due tornanti, posti in rapida successione, bisogna prestare attenzione ad deviazione poco evidente verso sinistra: dopo averla imboccata saliamo rapidamente, con tornanti secchi, raggiungendo l’estremità sud-occidentale dell’alpe Scermendone, in corrispondenza di una baita semidiroccata (m. 2060). Anche la pista, però, conduce all’alpe Scermendone: ci porta, però, più o meno a metà dell'alpe, ad ovest rispetto al baitone ed alla chiesetta di San Quirico, posti sul suo limite nord-orientale.
Torniamo al suo limite opposto Proseguendo verso nord-est si giunge sul crinale, dove si apre un panorama superbo, dominato dalla mole regale del monte Disgrazia. Se abbiamo molto tempo a disposizione, possiamo dirigerci verso sinistra, al limite estremo dell’alpe, dove si trova un sentierino che corre sul versante valtellinese, appena sotto il crinale. Dal primo tratto del sentierino possiamo facilmente salire alla cima quotata 2127, dalla quale il panorama è davvero incomparabile.
Se abbiamo sufficiente esperienza e prudenza, possiamo poi tornare al sentierino e proseguire verso sud-sud-ovest, tenendoci sempre in prossimità del crinale, fino a raggiungere, superata un’ultima conca erbosa, il pizzo Mercantelli (sciöma dè Mercantéi, m. 2070), caratterizzato da una bandierina tricolore metallica. 
Il pizzo domina, dall’alto, l’alpe Granda. Questo percorso esige molta accortezza, perché il versante montuoso è, su entrambi i lati del crinale, molto ripido.
Se non abbiamo ambizioni avventuristiche, dal rudere di quota 2060 procediamo verso nord-est (destra). Il sentiero passa accanto alla casera dell’alpe (m. 2103), regalando un’ottima visuale anche sulla costiera Remoluzza-Arcanzo, dove spiccano, da sinistra, la cima di Arcanzo, la cima degli Alli (sciöma dei äl) e la punta Vicima. A destra della costiera, la piana di Preda Rossa, dominata dal monte Disgrazia. Verso sud-ovest si scorgono, invece, il monte Spluga, il pizzo Ligoncio, i pizzi dell’Oro e la punta del Barbacan. Bellissimo è anche il colpo d’occhio sulla Valtellina medio-bassa, fino al monte Legnone. Il sentiero passa poi accanto ad un picco specchio d’acqua, e ad una seconda baita, recentemente ristrutturata, per poi puntare, aggirato a destra un dosso, alla chiesetta di san Quirico (m. 2131), piccola perla posta a protezione dell’alpe.
Lo scenario della chiesetta, sullo sfondo della remota e poco conosciuta Val Terzana (chiamata anche Valle di Scermendone: così, per esempio, nella carta della Val Masino curata dal conte Lurani, nel 1881-1882) è davvero indimenticabile. La sua campanella risuona quando, la seconda domenica di luglio, si festeggia il santo (san Cères), e la piana di Scermendone si riempie di tende e sacchi a pelo. Forse anticamente essa fungeva anche da xenodochio, cioè da ricovero di viandanti, mercanti o pellegrini, che, percorsa poi l’intera Val Terzana, valicavano il passo di Scermendone, attraversavano l’alta valle di Postalesio e, per il passo di Caldenno, scendevano in Val Torreggio e di qui in Valmalenco.
Data la natura dei luoghi, vien fatto di pensare al santo come ad un vegliardo dalla lunga ed austera barba. Pochi sanno, invece, che si tratta di uno dei più giovani martiri cristiani, un bambino ucciso in tenera età, insieme alla madre, il 15 luglio del 304 (o 305). Una versione della morte del piccolo e della madre narra che furono entrambi arsi vivi, ma le fiamme non alterarono i loro corpi, che furono ritrovati miracolosamente intatti: una storia che conferma il misterioso legame di questi luoghi con il fuoco, il flagello dal quale scampano solo coloro che conservano una fede autentica. Ma il mistero non finisce qui: anche se si potrebbe pensare il contrario, la figura di San Ceres non coincide con quella di San Quirico: si tratta, infatti, di un santo eremita, di cui non sappiamo quasi nulla, se non che viene legato, dalla tradizione popolare, alla leggenda dei sette santi eremiti che si sparsero sulle montagne della bassa Valtellina partendo da una matrice comune (di ciò vi è un'eco nella leggenda deu Sette Fratelli, legata all'oratorio alpestre sul versante alto dei monti sopra Traone e Mello).
Misteriosa, infine, anche l’origine del nome dall’amplissimo alpeggio sul quale veglia la chiesetta. Diverse le ipotesi in merito: forse è da ricercarsi in un nome personale o soprannome, cui è premesso "Scer" da "ser" o "scior", cioè "signore". Alcuni ipotizzano, invece, una derivazione etrusca da "cer", "cerro", o dal germanico "schirm", che significa ricovero per il bestiame. Non è da escludere, poi, la voce del dialetto bergamasco "scérem", che significa soccida, un particolare contratto fra il proprietario di alpeggi ed un prestatore d'opera che vi conduceva anche alcuni capi di bestiame propri. Don Ezio Presazzi, già parroco di Buglio, sostiene, invece, che il nome derivi da Cermenate: da qui, infatti, già fin dal 1308, provenivano i pastori che caricavano l'alpe, con l'impegno di consegnare il latte di una giornata alla parrocchia di S. Fedele di Buglio.Anche oggi l’alpe è caricata, anche se non si raggiunge più il considerevole numero dei 200 capi che venivano censiti fino a qualche decennio fa.

 
Pozza di Scermendone

Appena sotto la chiesetta, a destra del grande e ben visibile baitone, c'è una piccola sorgente, con una scritta in dialetto che segnala che si tratta dell'acqua degli occhi (acqua di oc), dell'acqua, cioè, legata alla leggenda dei Corni Bruciati, l'acqua che avrebbe ridato la vista al pastore buono ma disobbediente, che si volse, curioso, ad osservare l'immane rogo che bruciò i bellissimi pascoli ai piedi del monte Disgrazie e dei Corni Bruciati.
Alle spalle della chiesetta raggiungiamo rapidamente la baita del bivacco Scermendone, recentemente attrezzata (1999) come punto di appoggio importantissimo sul tracciato del Sentiero Italia Lombardia nord. Il bivacco ha una parte sempre aperta, dove si può pernottare o trovare ricovero in caso di improvviso maltempo. Alle spalle del rifugio il Sentiero Italia prosegue verso il Dosso del Termine.
Se ci si stacca dal sentiero verso sinistra, seguendo una traccia all’inizio molto evidente, si può salire sul crinale, verso la croce dell’Olmo, posta a 2342 metri, in una posizione estremamente suggestiva e panoramica. Ecco la descrizione del percorso. Percorso il primo tratto del Sentiero Italia, lo lasciamo seguendo una marcata traccia che se ne stacca sulla sinistra e risale in diagonale il ripido fianco erboso. La traccia va perdendosi, ma possiamo procedere a vista, sempre in diagonale, puntando ad un evidente speroncino che vediamo davanti a noi, sulla destra. Rimanendo più o meno a metà fra il limite inferiore del versante, alla nostra destra, ed il crinale, a sinistra, puntiamo la croce, che si fa via via più visibile, ragigungendola facilmente.
E' posta su uno speroncino di roccette nel punto culminante dell’ampio Dosso del Termine che, come indica la denominazione stessa (da “tèrmen”, confine), fa da confine fra i comuni di Buglio in Monte e Berbenno di Valtellina. Si tratta di una modesta croce in legno (qualche anno fa ce n’era una ancora più modesta e malridotta, che però, nella sua povertà, con quel braccio orizzontale mestamente reclinato, sembrava perfetta per questo luogo ascetico). Nel suo nome nasconde un mistero: il riferimento diretto all’albero, data la quota, è da escludersi; c’entra, forse, un riferimento indiretto, in quanto l’olmo era rappresentato nello stemma della famiglia degli Olmo, che venne dalla bergamasca in Valtellina nei secoli scorsi, ed alla quale si riconduce anche il paesino di Olmo, in Valchiavenna. E', però, anche possibile spiegare il nome come deformazione di "om": a Buglio, infatti, molti sono perplessi su quale sia la sua autentica denominazione, "crus de l'olm" o "crus de l'om". Se fosse vera la seconda possibilità, la spiegazione sarebbe assai facile: si tratterebbe della croce presso un "om", un grande ometto: vicino alla piccola croce, infatti, si trova un grande ometto, assai importante come punto di riferimento in caso di scarsa visibilità. Ultimo mistero: una croce venne effettivamente posta in questo luogsolo nel secondo dopoguerra (recentemente ne è stata piantata una nuova): prima non c'era (o forse vi fu solo in tempi molto più antichi).
Proseguiamo ancora per un breve tratto, portandoci ad una splendida conca dove si trova un microlaghetto (denominato anch'esso laghetto Scermendone), ridotto ormai a pozza. Il luogo è bellissimo, raccolto ed aperto insieme.
La salita potrebbe agevolmente continuare e concludersi alla cima di Vignone (m. 2608), nella quale culmina il lungo dosso-crinale che separa la Val Masino dalla media Valtellina. Da Our alla cima di Vignone sono necessarie quattro buone ore di cammino, per superare i circa 1200 metri di dislivello.
Se non vogliamo sobbarcarci tanta fatica, dal bivacco Scermendone possiamo optare per una seconda interessante possibilità: dirigiamoci a sinistra, sul lato opposto dell’alpe, dove troviamo un ben marcato sentiero che subito si biforca. Il ramo di sinistra scende all’alpe di Scermendone basso, dalla quale, attraversata la frana del fianco del Sasso Arso, possiamo raggiungere la piana di Preda Rossa, uno dei luoghi più belli della Val Masino.
Il ramo di destra, invece, si addentra in Val Terzana (chiamata anche Valle di Scermendone: così, per esempio, nella carta della Val Masino curata dal conte Lurani, nel 1881-1882, che confluisce, da nord-est, nella Valle di Sasso Bisòlo, la più orientale delle valli che costituiscono la Val Masino), e ci porta dapprima all’alpe Piano di Spini (m. 2198; guardando da qui il versante opposto della Val Terzana scorgiamo la fascia di rocce dove si narra abbia vissuto la sua vita di eremitica solitudine, in una grotta, San Ceres), poi al suggestivo laghetto di Scermendone (m. 2339), unico, insieme ai laghetti della valle di Spluga, nell’intera Val Masino. La Val Terzana ha una bellezza del tutto particolare: pochi la conoscono, ed è un peccato. Guardando in direzione della testata della valle, riconosciamo facilmente il passo di Scermendone (m. 2595), dal quale si scende nell’alta valle di Postalesio, percorrendo la quale e valicando il passo di Caldenno, ci si ritrova in Val Torreggio, laterale della Valmalenco, e si può scendere al rifugio Bosio.
Ma è tempo di tornare. L'uscita dalla Val Terzana avviene comodamente per il sentiero sfruttato salendo al laghetto, oppure (variante più lunga ma bellissima), salendo, su traccia di sentiero segnalato che parte dall'alpe di Spini, lungo il versante meridionale della valle, fino alla bocchetta posta poco a monte della Croce dell'Olmo, alla quale scendiamo poi facilmente, per tornare a Scermendone percorrendo a rovescio l'itinerario sopra descritto. Dall'alpe, poi, possiamo scegliere un interessante itinerario alternativo per tornare a Granda. Dal baitone posto poco sotto la chiesetta di san Quirico, un sentierino scende, con qualche zig-zag, al limite del bosco, dove ritroviamo la pista che parte dall’alpe Granda. Invece di imboccarla, scendiamo ancora, fino ad un bivio. Il ramo di sinistra scende all’alpe Oligna, quello di destra all’alpe Verdel. 
Percorriamo quest’ultimo e, raggiunta l’alpe Verdel (m. 1716), prendiamo il sentiero che, partendo dal suo limite occidentale, effettua una bella traversata, quasi in piano, fino all’alpe Merla. Si tratta di un sentiero molto riposante, con un fondo ottimo: pochissimi sono i sassi che disturbano il piede. Inoltre la traversata avviene nel cuore di un bosco stupendo. Dalla Merla, infine, possiamo tornare a l’Our, o per la via più diretta che scende ripida nel bosco. Se però la nostra base di partenza è l’alpe Granda, teniamo presente che dalla Merla parte anche un sentiero facilmente individuabile (direzione ovest), che raggiunge il limite nord-orientale dell’alpe Granda.


Bivacco Scermendone

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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