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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Ca' Pizzini-Rif. Baita Pesciöla
3 h
964
E
Ca' Pizzini-Campei-Rif. Baita Pesciöla-Alpe Druet-Campei-Ca' Pizzini
5 h
990
E
SINTESI. Lasciamo la ss 38 dello Stelvio circa 5 km dopo Sondrio (per chi procede in direzione di Bormio). Dobbiamo prestare attenzione al cartello marrone che annuncia Ponte in Valtellina: poco più avanti, sempre sulla destra, vediamo il cartello marrone che segnala lo svincolo per Carolo, Sazzo, Arigna e Briotti, al quale svoltiamo a destra e scendiamo al ponte il fiume Adda. Sul versante opposto andiamo a destra e ad un bivio a sinistra, iniziando a salire sul versante orobico. Raggiunto un doppio bivio, ignoriamo la strada che scende a Fontaniva e proseguiamo diritti (ignorando anche quella che sale a Briotti), percorrendo la stada che si addentra in Val d'Arigna, passando a destra e poco a monte rispetto al nucleo di San Matteo. Più avanti la strada attraversa il torrente Armisa, da destra a sinistra (per noi che saliamo) e termina alla centrale Falck dell'Armisa, in località Ca' Pizzini (m. 1041), dove si trova un parcheggio per lasciare l'automobile. Ci incamminiamo su un tratturo (chiuso al traffico dei veicoli non autorizzati) che sale poi ripido, con qualche tornante, a Pattini (m. 1275) ed ai prati della Foppa (m. 1360). Ad un bivio, seguiamo l'indicazione per il rifugio Baita Pesciöla (a sinistra). Andiamo quindi a sinistra sul ripido tratturo che risale i prati verso est. Superate le baite Moretti (m. 1459), il tratturo prosegue fino alla sommità dei prati, cioè alle due baite Campèi (m. 1647). Saliamo verso il limite del bosco in direzione nord-nord-est, cioè a sinistra rispetto alle baite, salendo leggermente fino ad incontrare una traccia sempre più marcata che entra nel bosco in corrispondenza di un ometto e di un bollo giallo su una pianta. Raggiunta una radura a 1695 metri, il sentiero piega verso destra ed inizia una lunga traversata verso sud-est. Un cartello avverte che, ad un bivio, si deve seguire la traccia di destra. Intorno a quota 1960 usciamo dal bosco e, piegando verso destra, raggiungiamo il rifugio baita Pesciöla (m. 2004). Per il ritorno seguiamo le indicazioni del cartello della GVO nella direzione della Val d'Arigna, percorrendo una traccia che, passando in mezzo a due singolari spuntoni di roccia, scende verso sud-ovest, attraversando una valletta. Nella successiva discesa, sempre verso sud-ovest, attraversa facili balze erbose, puntando al ben visibile baitone dell'alpe Drùet (m. 1812). Dal baitone, ignorate le segnalazioni della GVO, scendiamo ancora per breve tratto verso destra, poi imbocchiamo il marcato sentiero che traversa a nord (destra), procedendo in leggera discesa fra macchie di abeti e breve radure, ed uscendo definitivamente dal bosco a sud e poco a monte delle baite Campei. Una breve discesa fra semplici balze ci riporta alle baite Campei, dalle quali ridiscendiamo sulla pista alle baite Michelini ed a Ca' Pizzini.


Il rifugio Baita Pesciöla

Sull'ampio dosso che separa le due più selvagge valli delle Orobie Valtellinesi, Val d'Arigna ad ovest, Val Malgina ad est, a quota 2005 m. è stato aperto nel 1997, in una baita del Comune di Ponte in Valtellina, il rifugio Baita Pesciöla (il termine significa piccolo pesc', cioè abete), rifugio gestito dalla Sottosezione CAI di Ponte in Valtellina (per informazioni si può contattare il responsabile, Ivan Simonini, al numero 340 5638511). Si tratta fra l'altro di un importante punto di appoggio per chi volesse percorrere l'impegnativa Gran Via delle Orobie.
L'escursione che sale al rifugio parte dalla centrale Falck dell'Armisa, che raggiungiamo così. D
obbiamo staccarci dalla ss 38 dello Stelvio circa 5 km dopo Sondrio (per chi procede in direzione di Bormio). Dobbiamo prestare attenzione al cartello marrone che annuncia Ponte in Valtellina: poco più avanti, sempre sulla destra, vediamo il cartello marrone che segnala lo svincolo per Carolo, Sazzo, Arigna e Briotti. Procediamo con velocità moderata, perché dobbiamo svoltare a destra proprio al cartello. Lasciata la strada statale, passiamo per Casacce, prendiamo a sinistra e scendiamo piegando a destra e superando su un ponte il fiume Adda. Sul versante opposto andiamo a destra e ad un bivio a sinistra, iniziando a salire sul versante orobico. La strada passa per Sazzo, dove si trova un famoso santuario dedicato a san Luigi, e prosegue passando vicino alle frazioni di Albareda e Tripolo. Raggiunto un doppio bivio, ignoriamo la strada che scende a Fontaniva e proseguiamo diritti (ignorando anche quella che sale a Briotti),
percorrendo la stada che si addentra in Val d'Arigna, passando a destra e poco a monte rispetto al nucleo di San Matteo. Più avanti la strada attraversa il torrente Armisa, da destra a sinistra (per noi che saliamo) e termina alla centrale Falck dell'Armisa, in località Ca' Pizzini (m. 1041), dove si trova un parcheggio per lasciare l'automobile.


Bivio

Ci incamminiamo su un tratturo (chiuso al traffico dei veicoli non autorizzati) che sale ripido, con qualche tornante, raggiungendo Pattini (m. 1275) ed i prati della Foppa (m. 1360). Qui si trova un bivio, ed un cartello che segnala la direzione per i bivacchi Resnati, Corti e il Rifugio Donati (a destra) e quella per il rifugio Baita Pesciöla (a sinistra). Passando a sinistra di un grande masso con una croce seguiamo quindi il ripido tratturo di sinistra che risale i prati verso est, osservando la testata della val d'Arigna, dalla quale emergono, al centro, il pizzo ed il Dente di Coca, mentre verso ovest si individuano, da sinistra, la cima di Caronno, il pizzo Biorco, il pizzo di Rodes e la punta di S. Stefano.


Baite Moretti

Superate le baite Moretti (m. 1459), il tratturo prosegue fino alla sommità dei prati, cioè alle due baite Campèi (m. 1647). Si tratta ora di individuare il sentiero che sale nel bosco: per farlo si sale verso il limite del bosco verso nord-nord-est, cioè a sinistra rispetto alle baite, salendo leggermente fino ad incontrare una traccia sempre più marcata che entra nel bosco in corrispondenza di un ometto e di un bollo giallo su una pianta. Raggiunta una radura a 1695 metri, il sentiero piega verso destra ed inizia una lunga traversata verso sud-est. Un cartello provvidenziale avverte che, ad un bivio, si deve seguire la traccia di destra. Intorno a quota 1960 usciamo dal bosco e, piegando verso destra, raggiungiamo facilmente il rifugio baita Pesciöla, posto alla sommità di un bel dosso (m. 2004).


Testata della Val d'Arigna

La salita, che supera un dislivello di 964 metri, richiede circa tre ore. Il rifugio non è gestito, per cui chi volesse sfruttarlo deve chiedere le chiavi al Sig. Ivan Simonini della sottosezione CAI di Ponte in valtellina (tel.: 340 5638511). Dispone di corrente elettrica da pannelli solari, di cucina con: fornello e bombola di gas, di un lavandino con acqua corrente, di pentole e stoviglie, di una stufa a legna, di un tavolo con panche, di bagno con boiler a legna, di dormitorio al piano superiore con materassi, cuscini e coperte.
Dal rifugio si può raggiungere facilmente il valico della Pesciöla (m. 1965), seguendo un sentierino che si dirige, quasi pianeggiante, verso nord-nord-est, cioè in direzione opposta rispetto alla testata della valle. Dal valico partono due sentierini: uno scende verso destra (sud est) in val Malgina, alla Foppa di Sotto (m. 1793), l'altro si dirige a nord, piegando poi leggermente a sinistra, passando ad ovest della Motta (m. 1957) e raggiungendo Piàzzola, sopra Castello dell'Acqua.
Se invece ci si dirige verso sud-sud-est, si giunge ad intercettare la Gran Via delle Orobie, che valica il crinale fra due valli proprio sotto il monte Pesciöla, per poi scendere alla Foppa di Sotto (m. 1793), in val Malgina.
Per questo itinerario si può ridiscendere alla centrale dell'Armisa seguendo una via diversa rispetto a quella di salita e chiudendo così un interessante anello, che passa per l'alpe Drùet (m. 1812). Il percorso è un po' più lungo di quello seguito salendo, ma è interamente all'aperto e non propone problemi di orientamento (può quindi essere sfruttato anche per la salita).


Il rifugio Baita Pesciöla

Seguiamo dunque le indicazioni del cartello della GVO nella direzione della Val d'Arigna, percorrendo una traccia che, passando in mezzo a due singolari spuntoni di roccia, scende verso sud-ovest, attraversando una valletta. Nella successiva discesa, sempre verso sud-ovest, attraversa facili balze erbose, puntando al ben visibile baitone dell'alpe Drùet (m. 1812). Dal baitone, ignorate le segnalazioni della GVO, scendiamo ancora per breve tratto verso destra, poi imbocchiamo il marcato sentiero che traversa a nord, procedendo in leggera discesa fra macchie di abeti e breve radure, ed uscendo definitivamente dal bosco a sud e poco a monte delle baite dei Campei. Una breve discesa fra semplici balze ci riporta alle baite dei Campei, dalle quali ridiscendiamo sulla pista alle baite Michelini ed a Ca' Pizzini.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).

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