Bivacco Baita di Sciüch

SAN SALVATORE-BIVACCO BAITA DI SCIUCH

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
San Salvatore-Lago della Casera-Rifugio al Lago della Casera-Bivacco Baita dei Sciüch-Laghi delle Zocche-San Salvatore
5 h
770
E
SINTESI. Stacchiamoci dalla tangenziale di Sondrio all'altezza dello svincolo per la via Vanoni (l'unico sulla destra per chi proviene da Milano) e, raggiunta la via, dirigiamoci verso la località Porto di Albosaggia (alla rotonda, a destra per chi proviene da Milano), attraversando su un largo ponte il fiume Adda. Invece di proseguire sulla Pedemontana Orobica, deviamo a sinistra, per il centro di Albosaggia, e ad un bivio prendiamo a destra, ignorando le indicazioni per la Moia. Oltrepassato il poderoso muraglione che sorregge la chiesa parrocchiale di S. Caterina, ci portiamo al centro, dove non saliamo alla piazzetta del municipio, ma proseguiamo, passando a sinistra della famosa torre Paribelli, con un brevissimo tratto in discesa. Ignorata la strada che scende a destra, prendiamo a sinistra, lasciando però subito la strada per prendere a destra, (cartello: San Salvatore), immettendoci su una stradina asfaltata che inizia una lunga salita, passando da S. Antonio e Cantone e termina, dopo un tratto molto ripido, a S. Salvatore (m. 1311). Parchaggiamo qui e dalla piazzetta di fronta alla chiesa torniamo indietro sulla stradina sterrata, lasciandola per imboccare a destra la ripida carrozzabile con fondo in cemento che prosegue, con qualche tornante, risalendo l'ampia fascia di prati, fino al parcheggio terminale in località alla Ca', m. 1516. Qui lasciamo la pista sterrata che prosegue a sinistra: un cartello indica la partenza di un sentiero, ben segnalato, che sale in un bosco di larici, fino a sbucare in un'ampia radura nel cuore della Valle della Casera. Qui oltrepassiamo una pista sterrata e proseguiamo ancora diritti per un breve tratto in salita, fino ad un secondo cartello, in corrispondenza di un bivio, ad una quota approssimativa di 1840 metri. Seguendo le indicazioni per il lago della Casera saliamo diritti, a sinistra di un corso d'acqua ed usciamo a sinistra del lago della Casera (m. 1920). Seguendo un sentierino saliamo alla pista carozzabile presso alcune baite (l'ultima a sinistra è il rifugio al Lago della Casera (m. 1966), con il bivacco V Alpini. Percorriamo la carozzabile verso destra, salendo, dopo un'ampia svolta a sinistra, ad un tornante dx; qui la lasciamo per imboccare una pista a sinistra che porta alla baita Nova. Sul lato opposto prendiamo un sentierino che taglia in piano un dosso e in leggera discesa si porta alla radura del bivacco Baita di Sciüch (m. 2016). Ignorando la pista che scende, prendiamo a destra un sentierino che attraversa un piccolo corso d'acqua e sale verso sud-est sul filo di un dosso fino al ripiano delle Zocche. Siamo al maggiore dei laghi delle Zocche (m. 2061). Procediamo diritti e dietro un modesto dosso troviamo il secondo lago. Alla sua sinistra (nord-est) troviamo il terzo. Ridiscendiamo al bivacco Baita di Sciüch per il medesimo sentierino e proseguiamo nella discesa sulla pista a lato del bivacco, intercettando la carozzabile sulla quale procediamo verso sinistra, scendendo. Al primo tornante sx ignoriamo una pista secondaria che si stacca sulla destra e continuiamo nella lunga discesa sulla carozzabile che ci riporta a San Salvatore.

Lasciata la ss. 38 dello Stelvio, al primo svincolo a destra – per chi viene da Milano – o all’ultimo svincolo a sinistra della tangenziale di Sondrio, svoltiamo a destra – o sinistra -, attraversando il ponte sull’Adda, piegando poi subito a sinistra e cominciando a salire fino al centro di Albosaggia, che si raggiunge dopo aver ignorato la deviazione a sinistra per la Moia. Raggiunto il centro, non saliamo alla piazzetta del municipio, ma proseguiamo, passando a sinistra della famosa torre Paribelli, con un brevissimo tratto in discesa. Ignorata la strada che scende a destra, prendiamo a sinistra, lasciando però subito la strada per prendere a destra (cartello: San Salvatore) per imboccare una stradina asfaltata. Nel primo tratto è tanto stretta che avremo l'impressione di avere sbagliato; poi si allarga un po', ma in diversi punti la carreggiata è alquanto stretta (e talora senza parapetti). La strada porta ad un primo bivio, al quale prendiamo a sinistra, poi ad un secondo, al quale prendiamo a destra. Passiamo per S. Antonio (a 5,2 km dal centro: qui troviamo una chiesetta recentemente restaurata), e Cantone (a 7 km dal centro), dove la valle comincia ad aprirsi. L’ultimo tratto prima di S. Salvatore è molto ripido: se siamo in molti su un’automobile poco potente, può essere che questa non ce la faccia. Siamo, infine, a S. Salvatore dopo 8,3 km dal centro di Albosaggia. Attenzione: dopo l'ultima lunga rampa, con fondo in cemento, dobbiamo impegnare una stradina sterrata che prosegue diritta e porta al piazzale della bella chiesa, non proseguire sulla sinistra.
Lasciata l’automobile a S. Salvatore, perché oltre non possiamo proseguire senza autorizzazione (ma nei finesettimana estivi può essere difficile trovare spazio per parcheggiare), sostiamo per un po’ presso l’antichissima chiesetta, una delle prime in terra di Valtellina, risalente, forse, al VI secolo, quando ancora in Valle del Livrio era presente il paganesimo e quando i cristiani del versante bergamasco venivano fin qui per seppellire i loro morti, data la prevalenza del paganesimo nelle loro zone. Nell'ossario sono conservati alcuni teschi di proporzioni superiori alla media, che hanno dato origine a diverse credenze; in particolare si credeva un tempo che due di questi teschi avessero il potere di regolare il tempo, per cui venivano accuratamente lavati per scongiurare le tempeste o i periodi prolungati di siccità.

Tornati indietro dal piazzale della chiesa alla stradina sterrata, prendiamo a destra, seguendola . Si tratta di una ripida carrozzabile con fondo in cemento che prosegue, con qualche tornante, risalendo l'ampia fascia di prati, fino al parcheggio terminale in località alla Ca', (m. 1516; la località, nella grafia “Cha”, compare in un documento del 1722).
Qui lasciamo la pista sterrata che prosegue a sinistra: un cartello indica la partenza di un sentiero, ben segnalato, che sale nella magica atmosfera di un bellissimo bosco di larici, fino a sbucare in un'ampia radura nel cuore della Valle della Casera, localmente chiamata Val Nigra (è citata già in un documento del 1586, “ad vallem Nigram”). Qui oltrepassiamo una pista sterrata e proseguiamo ancora diritti per un breve tratto in salita, fino ad un secondo gruppo di cartelli, in corrispondenza di un bivio, all'ampia radura ad una quota approssimativa di 1840 metri. Alla nostra destra vediamo un casello dell'acqua.


Lago della Casera

I cartelli indicano che proseguendo diritti nella salita si raggiunge il bellissimo lago della Casera (dato a 30 minuti di cammino) e, poco sopra, il rifugio Baita Lago della Casera, mentre andando a destra ci si addentra in Valle del Livrio fino al rifugio Caprari ed al lago di Publino. Proseguiamo diritti, cioè verso sud-sud-est, salendo tra prati e radi larici, su sentiero che resta a sinistra del modesto corso d'acqua che scende proprio dal lago della Casera (laach de la Casera, m. 1920). Usciamo così dalla macchia di larici sul limite inferiore dell'alpeggio di Camp Cervè (Camp Scervér, l'antico monte dei cervi, o “Campus cervij”, venduto nel 1590 dagli uomini di Albosaggia al famoso nobile e diplomatico Giovanni Giacomo Paribelli). Vediamo il lago della Casera alla nostra destra, in una conca morenica posta sul gradino di soglia dell'alpe. Le acque sono di un intenso color verde e dietro la linea dei larici che fanno corona a nord si intravvede il monte Disgrazia, che sembra voler sbirciare fra le fronde. Sul lato opposto, cioè a sud, domina invece un altro torrione, il pizzo Campaggio.


Lago della Casera

Nulla turba l'idilliaca composizione di questi luoghi, e non si può dar torto a Bruno Galli Valerio che scrive “...il simpatico lago della Casera… va annoverato tra i più artistici delle nostre Alpi” (op. citata).

Rimettiamoci in cammino alla ricerca dei tre laghetti delle Zocche. Non troveremo più segnavia. Dal lago il sentierino risale i prati a monte, verso sud-est, raggiungendo in breve la strada sterrata che sale da San Salvatore e che abbiamo lasciato circa 400 metri più in basso. A monte della strada si trovano alcune baite, fra cui l'agriturismo Stella Orobica e, ultima sulla sinistra, il rifugio al Lago della Casera (m. 1966), del Gruppo degli Alpini di Albosaggia, ricavato nell'antica Baita del Tòor, a lato della Casera. Sul retro del rifugio si trova un localino sempre aperto, senza strutture per il pernottamento, ma comunque con un caminetto, una stufa ed un tavolo con sedie, utile in caso di necessità.
Una targa ci dice che si tratta del bivacco “V Alpini”, aperto dall'Associazione Nazionale Alpini Sezione Valtellinese Gruppo di Albosaggia il 21 agosto 2011 “in memoria degli Alpini di queste valli ed Alpi orobiche che hanno immolato le loro giovani vite sotto la bandiera del V Reggimento Alpini, nel nome della nostra terra italiana.” A lato del rifugio un recinto, con una bandiera italiana ed una targa su un masso.


Bivacco Baita di Sciüch

Rimettiamoci in cammino seguendo la pista sterrata in salita. Ci portiamo alla parte alta dell'alpeggio, sotto il corno del pizzo Campaggio. Dopo un'ampia svolta a sinistra, la pista sale ad un tornante dx, al quale si stacca, sulla sinistra, una pista secondaria. Lasciata la pista principale, imbocchiamo questa seconda pista e, dopo una breve salita cui segue un'altrettanto breve discesa, giungiamo al termine della pista ed alla baita Nova, ristrutturata e dedicata dalla Polisportiva Albosaggia “a memoria dell'amico Eros Fagiolini e della sua passione per lo sport e la montagna”.
Appena oltre la baita vediamo la partenza di un sentiero che traversa fra radi larici, verso nord, aggirando un dosso ed affacciandosi al bacino delle Zocche. Scendendo leggermente vediamo già da una certa distanza una baita isolata e ben ristrutturata, in una radura. La raggiungiamo, accolti da un simpatico gruppo di animali intagliati nel legno: si tratta del bivacco Baita di Sciüch (m. 2016). La struttura è davvero ben dotata: dispone di corrente elettrica e di acqua corrente; vi si trovano una postazione di soccorso, un'ampia cucina con stufa e tavoli, servizi igienici e sei posti letto.


Il più piccolo dei laghetti delle Zocche

Dalla baita parte una pista che scende ad intercettare la carozzabile che sale da San Salvatore. Noi invece imbocchiamo il sentierino che se ne stacca subito sul lato destro, attraversa un piccolo corso d'acqua e sale su un dosso verso sud-est, circondato da qualche larice, fino alla soglia dell'ampio ripiano che ospita i tre laghetti delle Zocche, a destra della riva occidentale del maggiore, il più basso e l'unico nominato sulle carte (làach de li Zochi, m. 2061, menzionato nel documento di affitto del 1779 in cui ser Bernardo Petrucci affitta gli alpeggi circostanti a ser Giuseppe Speziali di Campo Tartano).
Il laghetto non gode di buone condizioni di salute: i segni dell'invasione della vegetazione che ne decreterà la morte per interramento sono ben evidenti. Portiamoci sulla riva opposta: si ripete il gioco del lago delle Zocche, con il monte Disgrazia il cui sguardo si posa sulle sue acque tranquille, superando qualche larice sparuto. Questa volta, però, sul lato opposto non troviamo più il pizzo Campaggio, ma il meno pronunciato pizzo Meriggio (piz Meric', m. 2346: lo riconosciamo per la croce di vetta), Procediamo passando accanto ad un calec' (abbozzo in pietra di quattro mura sopra le quali un tempo i pastori stendevano un telo per allestire una dimora temporanea nel giro che seguiva gli spostamenti delle mandrie).


Il laghetto delle Zocche mediano

Superato un modesto dosso, in direzione sud-est, ci portiamo al secondo laghetto, un po' più piccolo, ma in migliori condizioni di salute. Piegando decisamente a sinistra, raggiungiamo il terzo laghetto, una pozza, ai piedi del ripido versante erboso che un sentierino risale fino al piccolo intaglio del passo di Portorella (m. 2126). Sul lato opposto,verso sud, vediamo un gruppo di baite.
Il passo di Portorella ci farebbe accedere all'alpe Meriggio. Ma questo è un altro giro (anche se potrebbe essere un prolungamento dell'escursione: la discesa alla baita dell'alpe Meriggio ci porta sulla pista che, percorsa verso sinistra, ci riporta alle Zocche). Torniamo indietro ripercorrendo il sentierino che dalla riva destra del lago più basso scende sul dosso e porta al bivacco Baita dei Sciüch. Di qui proseguiamo scendendo sulla pista che termina alla carrozzabile che sale da San Salvatore. Seguendola verso destra, iniziamo una lunga discesa nella Valle della Chiesa (val de la Gésa, citata in un documento del 1562 come “vallis ecclesie”).


Bivacco Baita di Sciüch

Passiamo sopra una baita ed al primo tornante sx ignoriamo la pista con fondo in erba che si stacca sulla destra, traversando all'alpe Meriggio. Continuiamo così a scendere sulla carozzabile con ampi tornanti, prima all'aperto, poi nel bosco di larici. La discesa riporta al parcheggio della Ca' e di qui al parcheggio di San Salvatore. Qui si chiude l'anello dei laghi, dopo circa 5 ore di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 770 metri).


Discesa in Valle della Chiesa

CARTA DEL PERCORSO SULLA BASE DELLA CARTA TECNICA REGIONALE DELLA REGIONE LOMBARDIA
(http://www.geoportale.regione.lombardia.it/)

CAMPELLI-BIVACCO BAITA DI SCIUCH-LAGHI DELLE ZOCCHE-PASSO DI PORTORELLA-CAMPELLI (ANELLO DI PORTORELLA)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campelli-Alpe Meriggio-Baita di Sciüch-Passo di Portorella-Alpe Meriggio-Campelli
5 h
900
E
SINTESI. Stacchiamoci dalla tangenziale di Sondrio all'altezza dello svincolo per la via Vanoni (l'unico sulla destra per chi proviene da Milano) e, raggiunta la via, dirigiamoci verso la località Porto di Albosaggia (alla rotonda, a destra per chi proviene da Milano), attraversando su un largo ponte il fiume Adda. Invece di proseguire sulla Pedemontana Orobica, deviamo a sinistra, per il centro di Albosaggia, e ad un bivio prendiamo a destra, ignorando le indicazioni per la Moia. Oltrepassato il poderoso muraglione che sorregge la chiesa parrocchiale di S. Caterina, ci portiamo al centro, dove si trova la piazza del Municipio. Senza salire alla piazza, proseguiamo, fino a trovare, subito dopo, l'indicazione per i Campelli (sulla sinistra). La strada sale con andamento e tornanti regolari fino ai Campelli (m. 1296), dove parcheggiamo. Dai Campelli di Sotto ci portiamo ai Campelli di Sopra (m. 1440) e ci mettiamo in cammino sulla pista sterrata che sale all'alpe Meriggio (sbarra), oppure sul sentiero che sale per più via diretta, verso sud-est e sud, tagliandola in diversi punti (troviamo la sua partenza nella parte alta dei prati che un tempo venivano usati come pista di sci). Per l'una o per l'altra via giungiamo ad una porta intorno a quota 2000, un punto, riconoscibile per un cartello di divieto di caccia, nel quale la strada passa fra il versante montuoso a sud ed un piccolo dosso a nord, cominciando a scendere leggermente in direzione sud-ovest. Proseguiamo scendendo ed entrando nell'ampio catino dell'alpe Meriggio. Seguiamo la pista con qualche saliscendi ed ignoriamo le deviazioni a sinistra, fino a raggiungere l'estremo opposto dell'alpe, appena sotto la solitaria baita Meriggio (m. 2008). Appena oltre la baita imbocchiamo una pista più stretta, con fondo in erba, che scende verso destra e taglia il dosso di Portorella, per risalire sul versante opposto. Dopo una breve discesa intercettiamo la carozzabile che da San Salvatore sale all'alpe Camp Cervé. la seguiamo in salita, fino a trovare a sinistra una pista che se ne stacca salendo più ripida. La imbocchiamo fino al suo punto terminale, al bivacco Baita di Sciüch. Prendiamo ora un sentierino a sinistra della baita (per chi guarda a monte) e che attraversa un piccolo corso d'acqua, salendo verso sud-est sul filo di un dosso fino al ripiano delle Zocche. Siamo al maggiore dei laghi delle Zocche (m. 2061). Procediamo diritti e dietro un modesto dosso troviamo il secondo lago. Alla sua sinistra (nord-est) troviamo il terzo. Da qui imbocchiamo l'evidente sentierino che sale diritto sul versante e poi con poche svolte porta al passo di Portorella (m. 2127). Pochi tornanti ci fanno scendere sul lato opposto all'alpe Meriggio. Il sentierino con debole traccia si dirige verso la baita Meriggio, raggiunta la quale ci riportiamo alla pista già percorsa salendo dai Campelli, per la quale torniamo all'automobile.


Campelli

Vediamo ora come raggiungere il Bivacco Baita dei Sciüch dal maggengo dei Campelli, partendo quindi da una quota analoga a quella di San Salvatore, ma traversando da est ad ovest, con la possibilità di prolungare l'escursione con un bell'anello che sfrutta il passo di Portorella, sulla dorsale che divile l'alpe Meriggio dall'alpe delle Zocche.
Il punto di partenza, non lontano da Sondrio, è l'alpeggio di Campelli, sopra Albosaggia (il termine viene spesso ricondotto all’etico “alpes agia”, cioè “alpe sacra”; probabilmente, però, deriva da una gens romana, l’Albutia). Stacchiamoci, dunque, dalla tangenziale di Sondrio all'altezza dello svincolo per la via Vanoni e, raggiunta la via, dirigiamoci verso la località Porto di Albosaggia, attraversando su un largo ponte il fiume Adda. Invece di proseguire sulla Pedemontana Orobica, deviamo a sinistra, per il centro di Albosaggia, e ad un bivio prendiamo a destra, ignorando le indicazioni per la Moia. Oltrepassato il poderoso muraglione che sorregge la chiesa parrocchiale di S. Caterina, ci portiamo al centro, dove si trova la piazza del Municipio. Senza salire alla piazza, proseguiamo, fino a trovare, subito dopo, l'indicazione per i Campelli (sulla sinistra). La strada per Campelli, larga ed in buone condizioni, sale, con andamento regolare e con una carreggiata larga e comoda, fino ai 1296 metri dell'alpeggio, a 10 km dal centro, dove si trova anche un impianto di risalita dismesso.


Apri qui una panoramica dall'alpe Meriggio

Prima di incamminarci, soffermiamoci per pochi istanti ad ascoltare una storia di orsi, che ci riporta agli scenari dell’alpeggio sul finire dell’ottocento. Ce la racconta Bruno Galli Valerio, alpinista e naturalista che molto amò queste montagne: “Ed io, io continuai e li condussi sull'alpe dei Campelli, verso un'altro grande rifugio di orsi. Una sera, il Domenico aveva udito una delle sue capre gridare disperatamente. Si sentì trafiggere il cuore e non poté più rimanere nella baita. Prese una scure e andò a vedere. Un orso aveva buttato per terra una capra e la stava divorando. Il Domenico afferrò una gamba della capra e tentò di strapparla all'orso. L'orso teneva ben saldo e l'altro continuava a tirare. Al fine Martino trovò la farsa un po' troppo lunga: con un colpo di zampa, fece rotolare per terra il Domenico, la schiena squarciata, e se ne andò colla sua capra. Il Domenico porta ancora il segno della carezza dell'orso, ma da buon filosofo, dice: - Se avesse voluto, avrebbe potuto mangiarmi come ha mangiato la mia capra -. E poiché Martino non lo fece, il Domenico ha conservato un ottimo ricordo degli orsi.” (Bruno Galli Valerio, “Punte e passi”, a cura di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, Sondrio, 1998).


Apri qui una panoramica della pista alpe Meriggio-alpe delle Zocche

Che i boschi a monte di Albosaggia fossero praticati spesso e volentieri da orsi è testimoniato da varie notizie; pare, fra l'altro, che ai primi del Novecento l'albergo Saffratti a S. Salvatore (ora rifugio) proponesse, fra le portate di maggior pregio, il ricercato prosciutto d'orso.
Ma lasciamo gli orsi alla loro lontanaza storica (anche se, in realtà, da qualche anno sono tornati a lasciare le loro impronte in Valtellina), e torniamo al racconto dell'escursione. Parcheggiata l'automobile, proseguiamo, dunque, a piedi fino a trovare la partenza della lunga pista che sale all'alpe Meriggio (una sbarra impedisce l'accesso ai veicoli non autorizzati). A questo punto possiamo scegliere fra il più riposante, ma più lungo itinerario che segue il tracciato della strada e la più rapida ed anche ripida soluzione della mulattiera che sale nel bellissimo bosco di larici, tagliando più volte la carrozzabile.


Apri qui una panoramica sui laghetti delle Zocche dal sentiero per il passo di Portorella

In entrambi i casi raggiungeremo, intorno a quota 2000, un punto, riconoscibile per un cartello di divieto di caccia, nel quale la strada passa fra il versante montuoso a sud ed un piccolo dosso a nord, cominciando a scendere leggermente.
La seguiamo e, dopo qualche saliscendi, raggiungiamo l'ampio circo dell'alpe Meriggio, che stende all'ombra dell'omonimo pizzo, con la solitaria baita. La pista volge a sinistra ed inverte la sua direzione, ma noi, appena sotto la baita, imbocchiamo una pista secondaria che se ne stacca destra, con fondo in erba. La pista, con un tratto in cemento, taglia il dosso di Portorella, per risalire sul versante opposto. Dopo una breve discesa intercettiamo la carozzabile che da San Salvatore sale all'alpe Camp Cervé. La seguiamo in salita, fino a trovare a sinistra una pista che se ne stacca salendo più ripida. La imbocchiamo fino al suo punto terminale, al bivacco Baita di Sciüch.


Il più piccolo dei laghetti delle Zocche

Ora imbocchiamo il sentierino a sinistra della baita (per chi guarda a monte; non ci sono segnavia), che attraversa un piccolo corso d'acqua e sale su un dosso verso sud-est, circondato da qualche larice, fino alla soglia dell'ampio ripiano che ospita i tre laghetti delle Zocche, a destra della riva occidentale del maggiore, il più basso e l'unico nominato sulle carte (làach de li Zochi, m. 2061, menzionato nel documento di affitto del 1779 in cui ser Bernardo Petrucci affitta gli alpeggi circostanti a ser Giuseppe Speziali di Campo Tartano).
Il laghetto non gode di buone condizioni di salute: i segni dell'invasione della vegetazione che ne decreterà la morte per interramento sono ben evidenti. Portiamoci sulla riva opposta: si ripete il gioco del lago delle Zocche, con il monte Disgrazia il cui sguardo si posa sulle sue acque tranquille, superando qualche larice sparuto. Questa volta, però, sul lato opposto non troviamo più il pizzo Campaggio, ma il meno pronunciato pizzo Meriggio (piz Meric', m. 2346: lo riconosciamo per la croce di vetta), Procediamo passando accanto ad un calec' (abbozzo in pietra di quattro mura sopra le quali un tempo i pastori stendevano un telo per allestire una dimora temporanea nel giro che seguiva gli spostamenti delle mandrie).


Il laghetto delle Zocche mediano

Superato un modesto dosso, in direzione sud-est, ci portiamo al secondo laghetto, un po' più piccolo, ma in migliori condizioni di salute. Piegando decisamente a sinistra, raggiungiamo il terzo laghetto, una pozza, ai piedi del ripido versante erboso che un sentierino risale fino al piccolo intaglio del passo di Portorella (m. 2126). Sul lato opposto,verso sud, vediamo un gruppo di baite. Saliamo ora verso est, al passo di Portorella (m. 2127), sfruttando il sentierino che procede prima diritto, sul ripido versante erboso, poi con poche svolte si porta allo stretto intaglio del passo.
Pochi tornanti ci fanno scendere sul lato opposto all'alpe Meriggio. Il sentierino con debole traccia si dirige verso la baita Meriggio, raggiunta la quale ci riportiamo alla pista già percorsa salendo dai Campelli, per la quale torniamo all'automobile, dopo circa 5 ore di cmamino (il dislivello approssimativo in altezza è di 990 metri).


Il maggiore dei laghetti delle Zocche ed il passo di Portorella

ESCURSIONI DAL BIVACCO BAITA DEI SCIUCH

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Baita del Sciüch-Rifugio Caprari
2h
380
E
Baita del Sciüch-Baita Lago delle Zocche
30 min.
-
E
Baita del Sciüch-Passo di Portorella-Pizzo Meriggio
1h e 20 min.
330
E
Baita del Sciüch-Alpe Meriggio-Pizzo Meriggio
2h e 20 min.
400
E

Il bivacco può essere base di partenza per diverse escursioni.
Si può traversare al rifugio Caprari (m. 2130), percorrendo in senso inverso il sentiero verso San Salvatore fino al bivio sopra menzionato e percorrendo una lunga traversata nella costa medio alta della valle del Livrio (lato destro idrografico), su un sentiero che segue il canale di gronda della Sondel (attenzione: bisogna attraversare qualche galleria ed in un caso occorre una torcia). La traversata comporta 380 metri di dislivello e richiede circa due ore.


Alpe Meriggio

Si può anche traversare al vicino rifugio al Lago della Casera, scendendo dal bivacco sulla pista che confluisce nella carozzabile, che va seguita in salita (verso sinistra), nel traverso che porta all'alpe Camp Cervé, all'ingresso della quale si trova il rifugio al Lago della Casera (m. 1966), del Gruppo degli Alpini di Albosaggia, ricavato nell'antica Baita del Tòor, a lato della Casera. Sul retro del rifugio si trova un localino sempre aperto, senza strutture per il pernottamento, ma comunque con un caminetto, una stufa ed un tavolo con sedie, utile in caso di necessità.
Una targa ci dice che si tratta del bivacco “V Alpini”, aperto dall'Associazione Nazionale Alpini Sezione Valtellinese Gruppo di Albosaggia il 21 agosto 2011 “in memoria degli Alpini di queste valli ed Alpi orobiche che hanno immolato le loro giovani vite sotto la bandiera del V Reggimento Alpini, nel nome della nostra terra italiana.” A lato del rifugio un recinto, con una bandiera italiana ed una targa su un masso.


Rifugio al Lago della Casera

Si può salire al pizzo Meriggio (m. 2348), con due possibili itinerari.
Il primo e più breve prevede la salita al passo di Portorella, facilmente raggiungibile dal Lago delle Zocche. Raggiunto il passo, a quota 2123, invece di scendere sul versante opposto, cioè all'alpe Meriggio, si percorre un sentierino che segue il crinale verso sud, cioè in direzione opposta rispetto alla cima di Portorella. Il sentiero non è ben visibile e risale il ripido versante settentrionale del pizzo, fino alla cima (m. 2348).
Più tranquillo ma anche più lungo è il secondo itinerario: seguendo il tratturo sopra menzionato in direzione dell'alpe Meriggio (quindi verso est), la si attraversa interamente, raggiungendo il dosso oltre il quale la strada comincia a scendere, con diversi tornanti, verso l'alpe Campelli. In prossimità di un cartello di Divieto di caccia ci si stacca dalla strada per imboccare un sentiero che aggira ad est la punta della Piada e raggiunge la baita Meriggio (m. 2107). Dalla baita si sale facilmente alla vetta su una comoda traccia di sentiero. Questa ascensione, oltre ad essere assai facile, ha il pregio di essere estremamente panoramica, sia sul versante retico che su quello orobico. Il dislivello è di 382 metri. La prima soluzione richiede circa un'ora e mezza, la seconda circa due ore e mezza.

Si può infine salire al pizzo Campaggio (EE, m. 2502). Si raggiunge il vicino rifugio baita Lago della Casera, per poi salire verso sud est, raggiungendo la sommità di un dosso dove si trova una traccia di sentiero che conduce ai piedi della cresta collocata fra i pizzi Meriggio e Campaggio. Si sale quindi sulla cresta, puntando ad una bocchetta sulla quale si trova un grande masso a forma di gerlo (campacc, in dialetto; da qui la denominazione del pizzo). Dalla bocchetta, prestando molta attenzione (il versante è ripido e scivoloso), si sale alla vetta, in direzione sud-ovest. Il dislivello è di 536 metri, ed il tempo necessario è di circa due ore.

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