CARTA DEL PERCORSO - ALTRE ESCURSIONI - GOOGLE MAP

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Dosso Chierico- Abete di Vesenda
1 h e 30 min
300
T
SINTESI. Dopo Albaredo, proseguendo verso il passo di San Marco, ad un tornante SX lasciamo la provinciale imboccando a destra la pista che scende alla Madonna delle Grazie. Parcheggiata l'auto, proseguiamo sulla pista che scende ai ponti sulla Valle Piazza e la Valle Lago e risale al Dosso Chierico. Poco prima rientare nel bosco, lasciando le ultime baite del dosso, troviamo, sulla destra, una deviazione (sentieri 135 e 134). La imbocchiamo scendendo fino ad un secondo bivio, proseguiamo diritti, ci portiamo sul fondovalle, attraversiamo il torrrente Bitto e seguendo i segnavia saliamo verso l'alpe Vesenda Bassa. Ben prima dell'alpe vediamo, sulla nostra destra (cartello) una macchia di abeti fra i quali svetta la cima più alta dell'abete di Vesenda. Entrati nella macchia, in breve siamo all'abete (cartello, panchina).

L'abete di Vesenda (avèzz de Üusénda - o Visénda -, o semplicemente Avezzùn nel dialetto locale) è il più famoso albero della Valtellina, un abete bianco (abies alba) dall'età veneranda (dai 300 ai 350 anni) e dalle dimensioni imponenti (38,50 metri di altezza, 5,65 metri di circonferenza, 1,79 metri di diametro a petto d'uomo, 32,60 metri cubi di volume totale). Si trova presso l'alpe di Vesenda bassa, nel cuore poco conosciuto della valle del Bitto di Albaredo (val del bit de albarée), in territorio del comune di Bema.
La visita a questo monumento della natura rappresenta una facile e gradevole passeggiata, da maggio fino alla prima neve invernale. Raggiungere l'abete da Bema comporta un'escursione piuttosto lunga ed impegnativa; decisamente più facile è arrivarci da Albaredo, per cui raccontiamo questo secondo percorso, indicando, alla fine, come concludere l'escursione dall'alpe di Vesenda bassa a Bema.
Portiamoci, dunque, con l'automobile alla piazza S. Antonio di Morbegno (la piazza del mercato) ed imbocchiamo, seguendo le indicazioni, la strada per Albaredo - Passo di S Marco. Raggiunta Albaredo, proseguiamo per un tratto verso il passo, finché, subito dopo un tornante sinistrorso, troviamo alcuni cartelli che segnalano una deviazione a destra per il ristoro alla Via dei Monti, per la via Priula e per il Sentiero dei Misteri. Imbocchiamo la stradina, nel primo tratto asfaltata, poi sterrata, ed in breve siamo alla chiesetta della Madonna delle Grazie (m. 1157), che fronteggia il dosso Chierico ed è posta a guardia delle inquietanti forre della valle di Lago e della val Pedena.
Lasciata l'automobile nel parcheggio vicino alla chiesetta, scendiamo verso il fondo della valle Piazza, seguendo l'elegante tracciato della via Priula. Superato il torrente della valle su un ponticello, raggiungiamo un secondo ponte, che ci permette di valicare anche il torrente Pedena, in prossimità del punto di partenza del sentiero dei Misteri. La pista carrozzabile ricomincia a salire e, dopo un paio di tornanti, raggiungiamo le baite del Dosso Chierico (m. 1166), la fascia di prati che si stendono sulla parte settentrionale del Dosso della Motta, il lungo e boscoso dosso che divide, le valli Lago e Pedena, ad est, dal solco principale della Valle del Bitto di Albaredo, ad ovest. La denominazione Dosso Chierico deriva da un riferimento ad un chierico (“clericus”), oppure, nella variante Cerico, anch’essa riportata, al significato di “radura”, “luogo aperto”. Dalla chiesetta della Madonna delle Grazie fino a qui abbiamo incontrato tre pannelli che segnalano altrettanti luoghi significativi dell’Ecomuseo della Valle del Bitto di Albaredo, in quanto illustrano aspetti importanti della civiltà contadina che è ormai al suo profondo crepuscolo, vale a dire la segheria, la carbonaia (catasta per la produzione del carbone dalla lenta combustione della legna) ed il casello del latte. L'escursione ci permetterà di visitare altri luoghi nei quali la civiltà contadina mostra i suoi segni vivi.
Il Dosso Chierico, con i suoi due nuclei di baite, è davvero ameno e panoramico, ma non possiamo indugiarvi troppo, perché il cammino è ancora lungo. Poco prima che la via Priula si immerga nel bosco, lasciando le ultime baite del dosso, troviamo, sulla destra, una deviazione, segnalata da diversi cartelli, che indicano, nella sua direzione, sul sentiero 135 l’abete di Vesenda (un’ora e 15 minuti), Vesenda Bassa (un’ora e 30 minuti) e Vesenda Alta (2 ore e 10 minuti), sul sentiero 134 la casera di Garzino (un’ora e 10 minuti) e la casera Melzi con alberi monumentali (un’ora e 30 minuti); un terzo cartello segnala che, rimanendo sulla più larga via Priula, in 2 ore e 30 minuti raggiungiamo il passo di San Marco (sentiero 110).
Prendiamo, dunque, a destra, lasciando la via Priula.
Superata una baita sulla nostra destra, cominciamo una graduale discesa, su una larga mulattiera, che ci porta ad un secondo bivio, a quota 1119. Anche qui alcuni cartelli del Parco delle Orobie Valtellinesi ci illuminano sul da farsi, segnalando che la mulattiera fin qui percorsa è il sentiero 135 (proseguendo sul quale si raggiungono l’abete di Vesenda in 55 minuti, Vesenda bassa in un’ora e 20 minuti e Vesenda alta in un’ora e 50 minuti), mentre la deviazione sulla destra è il sentiero 134 (percorrendo il quale ci si porta in un’ora e 20 minuti alla casera Melzi ed in 2 ore e 10 minuti all’alpe Vesenda alta).
Ignorata la deviazione a destra, proseguiamo diritti, continuando la lunga traversata che ci porta, infine, ad uscire dal bosco nei pressi di una bella radura, posta proprio nel cuore della valle. Presso la radura troviamo un quarto pannello dell'Ecomuseo della Valle del Bitto di Albaredo, che segnala la presenza di resti di forni fusori, illustrandone le caratteristiche e le funzioni. Proseguendo, raggiungiamo in breve la riva orientale del torrente Bitto e lo attraversiamo sfruttando un ben visibile ponte formato da grandi massi (m. 1251). Varcato il Bitto, siamo passati dal territorio del comune di Albaredo a quello del comune di Bema. Sul lato opposto troviamo facilmente il sentiero che sale verso l'alpe di Vesenda bassa.
L'abete non è lontano, e per trovarlo ci affidiamo alle indicazioni dei cartelli.
Saliamo per un tratto, superando un boschetto di abeti, fino a giungere in vista dei muretti diroccati che segnano il confine dell'alpe, poco sopra i 1350 metri. Ora guardiamo alla nostra destra: vedremo un fitto bosco di abeti, dal quale emerge la solitaria chioma diradata dell'Abete di Vesenda, riconoscibile, appunto, non solo per i suoi rami volti all'insù (caratteristica dell'abete bianco), ma anche per la povertà dei rami nella parte alta del tronco. Per questo il suo profilo spicca nella compagine degli alti abeti del bosco. Avviamoci quindi verso il limite del bosco ed addentriamoci fra gli abeti per un tratto: in breve ci troveremo presso due tavoli in legno, ideali per una sosta ristoratrice. Il grande abete si solleva verso il cielo a pochi metri dai tavoli, vetusto nel suo carico d'anni ma sempre possente nella sua sorprendente mole. Dalla parte bassa del tronco, in particolare, parte un grande ramo dalla forma singolare, che ha tutta l'aria di rappresentare una sorta di grande braccio piegato ad angolo retto verso l'alto. La passeggiata dalla chiesetta della Madonna della Grazie fino a qui richiede poco più di un'ora.

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Dosso Chierico- Abete di Vesenda - Vesenda bassa ed alta - Baita Aguc - Alpe Garzino
1 h e 30 min
300
T
SINTESI. Dopo Albaredo, proseguendo verso il passo di San Marco, ad un tornante SX lasciamo la provinciale imboccando a destra la pista che scende alla Madonna delle Grazie. Parcheggiata l'auto, proseguiamo sulla pista che scende alla Valle Lago e risale al Dosso Chierico. Poco prima rientare nel bosco, lasciando le ultime baite del dosso, troviamo, sulla destra, una deviazione (sentieri 135 e 134), che ignoriamo, proseguiamo diritti, per lungo tratto nel bosco. Poi usciamo all'aperto e ci portiamo sul fondovalle, attraversiamo il Bitto e seguendo i segnavia saliamo agli alpeggi di Vesenda Bassa (passando a sinistra dell'Abete di Vesenda) e, passando a destra di questo alpeggio, dopo un tratto nel bosco, Vesenda Alta. Saliamo alla baita più alta troviamo un cartello ed andiamo a destra, trovando il sentiero che traversa alla baita di Aguc, attraversando la Valle di Reggio. Da questa Baita prendiamo il sentiero 120 che porta alla solitaria baita Piazzoli (m. 1824). Prima della baita, però, scendiamo verso destra seguendo le indicazioni per l'alpe Garzino. Attraversata una prima fascia di prati ed una macchia (segnavia color arancio), siamo alla parte alta dei prati dell'alpe Garzino e terminiamo la discesa confluendo nella pista sterrata Ronchi-Melzi. Qui troviamo tre cartelli e seguiamo quello che indica il Xosso Chierico, scendendo diritti sulla verticale dei cartelli lungo i prati a valle della pista, in direzione di una vasca in cemento per la raccolta dell'acqua con segnavia bianco-rosso. Scendendo ancora, ci portiamo ad un rudere di calecc sul limite della pecceta, sul quale troviamo un altro segnavia bianco rosso. Dopo un picco dosso erboso a valle del calecc, troviamo la partenza di una larga mulattiera (segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero). Seguendola torniamo sul fondo della valle del Bitto e, dopo un traverso a destra, siamo ad un ponte sul Bitto, oltre il quale troviamo il sentiero che sale ad intercettare quello che dal Dosso Chierico abbiamo seguito all'andata. Prendendo a sinistra, torniamo così al Dosso Chierico e di qui alla Madonna delle Grazie.

Se abbiamo tempo e gambe, possiamo però proseguire l'escursione salendo all'alpe di Vesenda alta e tornando con un bel percorso ad anello. Vediamo come.
Raggiunte le baite di Vesenda bassa, a 1457 metri (prestando attenzione, in estate, alla presenza di eventuali cani quando l'alpe viene caricata), imbocchiamo il sentiero che parte alle loro spalle e, salendo verso destra, attraversa un bel bosco, sbucando sul limite inferiore dell'alpe di Vesenda alta (m. 1647). Dalle baite inferiori saliamo, su traccia di sentiero, alla baita posta a 1734 metri.
Proseguendo nella salita, ci ritroviamo sulla sommità erbosa di un grande dosso (m. 1851), presso una baita solitaria, in una posizione panoramica estremamente suggestiva: da qui possiamo dominare il dosso di Bema, a sinistra, le cime del gruppo Masino-Disgrazia, davanti a noi, il fianco orientale della valle del Bitto di Albaredo ed i passi di Pedena e San Marco, a destra. Il pianoro sul quale ci troviamo può costituire un ottimo punto di sosta: qui possiamo respirare un senso di pace e di apertura di orizzonti che non capita spesso di gustare nelle escursioni alle quote medie.
Un cartello della Comunità Montana di Morbegno ci segnala che alla nostra destra parte il sentiero per la baita di Aguc, sentiero che poi percorre la sommità del dosso di Bema fino al pizzo Berro (termine che deriva da “bel-ver”, belvedere, oppure da “berr”, montone). Alla nostra sinistra, invece, parte un sentiero che punta in direzione del passo di San Marco.
Possiamo sfruttare il primo per tornare alla Madonna delle Grazie per una via parzialmente diversa da quella di salita, chiudendo così un interessantissimo anello che potremmo chiamare anello degli alpeggi di Bema. Ecco come.
Prendendo nella direzione indicata dal cartello (sulla destra), percorriamo il sentiero che, con andamento nord-ovest, taglia, nel bosco, l'alta valle di Reggio ed esce dal bosco sul limite della sorprendente e suggestiva ampia conca che ospita la baita di Aguc (m. 1876), posta appena sotto la bocchetta che permette di affacciarsi al versante occidentale del dosso di Bema. Presso la baita un cartello segnala la direzione (nord) nella quale troviamo la partenza di un sentiero (il numero 120) che conduce alla baita Piazzoli e di qui sale sul filo del dosso.
Percorriamolo per un tratto, fino a trovare, segnata su un masso, la deviazione, a destra, per l’alpe Melzi-Garzino (scritta in bianco “Garzino”). Lasciamo, quindi, il sentiero 120 scendendo in diagonale verso destra lungo un prato (c’è una traccia di sentiero appena accennata), superando un masso con segnavia bianco-rosso e passando a destra del rudere di un calecc.
Raggiunto, così, il limite del bosco, troviamo la partenza, segnalata da un segnavia color arancio, di un marcato sentiero che lo taglia verso sinistra, cioè in direzione nord-nord-est, affacciandosi, dopo un larice sul cui tronco troviamo un cartello color arancio con al scritta “Aguc” (cartello che punta nella direzione dalla quale proveniamo), sul limite di una più ampia fascia di prati. Proseguiamo nella discesa, piegando leggermente a destra (direzione nord-est) superando una vasca in legno per la raccolta dell’acqua, sulla quale si trova ancora la scritta “Aguc”, ed altri ruderi di calecc, fino ad incontrare il rudere di una baita, quotata 1607 metri: anche qui, su un grande sasso, troveremo la scritta “Aguc” (visibile però a chi sale). Scendendo ancora più o meno nella medesima direzione, giungiamo in vista della pista sterrata che proviene dai Ronchi, sopra Bema, della casera di Melzi e di un larice monumentale segnalato da un cartello.
Presso la casera troviamo altri tre cartelli del Parco delle Orobie Valtellinesi. Uno dà, nella direzione dalla quale proveniamo, Vesenda alta a 50 minuti e Vesenda Bassa ad un'ora e 20 minuti. Un secondo dà, in direzione della pista sterrata che qui termina, Prato Martino a 45 minuti e la località Ronchi (sopra Bema) ad un'ora e 15 minuti. L'ultimo, quello che ci interessa, segnala, in direzione della parte bassa di prati a valle della casera, il sentiero che porta in un'ora e 20 minuti al Dosso Chierico, in un'ora e 50 minuti alla Madonna delle Grazie ed in 2 ore e 10 minuti ad Albaredo (numerato come sentiero 134).
Dobbiamo, ora, scendere, diritti dal cartello, lungo i prati a valle della pista, in direzione di una vasca in cemento per la raccolta dell'acqua con segnavia bianco-rosso. Scendendo ancora, ci portiamo ad un rudere di calecc sul limite della pecceta, sul quale troviamo un altro segnavia bianco rosso. Dopo un picco dosso erboso a valle del calecc, troviamo la partenza di una larga mulattiera (segnavia bianco-rosso sul tronco di un albero), che scende nel bosco con diversi tornanti, fino ad assumere, a quota 1250, la direzione sud-est (destra) per un buon tratto. A quota 1190 la mulattiera (ben marcata, elegante, in diversi tratti sostenuta da muretti a secco) piega di nuovo a sinistra (direzione est-nord-est) e propone una fitta serie di tornanti. Più in basso, svolta di nuovo a destra (direzione sud-sud-est) e porta ad un ponticello in legno (m. 1071) che ci permette di scavalcare il vallone terminale della valle Reggio (la stessa che abbiamo superato, molto più in alto, passando dall'alpe Vesenda alta alla baita Aguc). Dopo un buon tratto diritto, la mulattiera raggiunge uno spiazzo sul fondo della Valle del Bitto di Albaredo, dove un ponte in metallo (m. 1081) ci consente di passare sul lato opposto della valle, scavalcando il torrente Bitto e tornando dal territorio del comune di Bema a quello del comune di Albaredo.
La mulattiera prosegue, ora, salendo verso sinistra (direzione nord), fino ad intercettare, al bivio sopra menzionato, la mulattiera che abbiamo percorso all'andata, staccandoci dalla Via Priula al Dosso Chierico Prendiamo, quindi, a sinistra e torniamo al bivio del Dosso Chierico, ripercorrendo, poi, a rovescio la via Priula che, dopo un'ultima salita di cui non sentiremo sicuramente il bisogno, ci riporta al parcheggio della Madonna delle Grazie, dove abbiamo lasciato l'automobile. Questo suggestivo anello richiede complessivamente circa 4 ore e mezza di cammino, per superare un dislivello approssimativo di 900 metri.

 

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