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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Inizio pista per Biancadin-Biancadin
3 h e 30 min.
1050
E
Dossa-Foppa bassa ed alta-Masoncelli-Biancadin
2h e 45 min.
900
E
Dossa-Foppa bassa ed alta-Masoncelli-Biancadin-Monte Alpisella
4h e 15 min.
1410
EE
Inizio pista per Biancadin-Biancadin - Monte Alpisella
5 h
1560
EE
SINTESI. Da Grosio, superata la chiesa di San Giuseppe e la successiva caratteristica “strecia de Ilda”, imbocchiamo, sulla sinistra (indicazioni per Ravoledo e Fusino) la carrozzabile della Val Grosina, che, superata la frazione di Ravoledo, dopo pochi tornanti, si addentra sul suo fianco orientale, passando per San Giacomo. Raggiunto il nucleo di Fusino, in corrispondenza dello spiazzo davanti alla chiesetta (m. 1203, il punto più comodo dove lasciare l’automobile: per proseguire in tutte le direzioni si deve inoltre acquistare un pass giornaliero), prendiamo a sinistra, imboccando la stretta stradina che porta al ponte sul torrente Roasco, poco a valle rispetto alla muraglia della diga di Fusino dell’AEM. Sul lato opporto la stradina piega leggermente a sinistra e comincia a salire su un ripido versante di prati. Da essa si stacca, quasi subito, una sterrata, sulla destra, che dalle baite di Fiés porta ad un incrocio, al quale prendiamo a sinistra, cominciando la lunga salita che segue una carozzabile. Ignorate due deviazioni a destra, raggiungiamo le baite di Pata. Poco oltre ignoriamo due deviazioni a sinistra e, seguendo l indicazioni per Biancadino, ci affacciamo alla Val Grosina Occidentale. Passiamo a monte delle baite del Masuncèl e, dopo una sequenza di tornanti, siamo alla chiesetta di Biancadino (m. 2252) ed al vicino rifugio.
Una via più diretta ma anche ripida per salire al rifugio parte dalla località Dossa. Acquistato il pass di transito in Val Grosina Occidentale, procediamo oltre Fusino e superiamo lo sbarramento della diga, iniziando con un ripido tratto in salita a percorrere la stretta carrozzabile della Val Grosina Occidentale. Piegando leggermente a destra ci affacciamo all’ampio solco della valle ed in breve siamo alla località Dossa, dove troviamo un parcheggio. Lasciamo qui l’automobile (m. 1360) e seguiamo le indicazioni del cartello che segnala “Biancadin”, iniziando a salire per una gippabile che porta ai maggenghi alti del versante settentrionale della valle. Nel primo tratto la gippabile procede quasi diritta verso nord-est, passando a monte del salto roccioso che sovrasta la località di Pier e passando per le baite chiamate, appunto, Sas Pier. Poi, dopo un tornante sx, la gippabile esce dal bosco sul limite inferiore di un’ampia fascia di prati. La parte bassa è costituita dalle baite di Fop (o Foppa bassa). La gippabile sale poi con quelche svolta alle baite più alte, della località La Zoca (o Foppa Alta, m. 1780). Su una baita troviamo l’indicazione della direzione per Biancadin. Lasciate le baite alle spalle, ci portiamo al limite del bosco, dove con un po’ di attenzione scoviamo la partenza della mulattiera che sale decisa verso nord. Nel primo tratto è un po’ nascosta dalla bassa vegetazione, ma poi nello splendido bosco di conifere si fa molto marcata e sale ripida, con qualche svolta, fino alla sua parte superiore, dove esce alla parte bassa dei prati di Masuncel (Masoncelli, m. 1980; su alcune certe viene erroneamente denominata “Biancadino”). Da qui saliamo in breve ad intercettare la pista principale per Biancadino (quella sopra descritta), presso un tornante dx. La seguiamo salendo e dopo pochi tornanti siamo alla chiesetta ed al rifugio di Biancadin (m. 2257).
Da qui abbiamo due possibilità di salita al monte Alpisella. La prima è quella di puntare alla selletta che vediamo sul crinale a sinistra del monte Alpisella. La raggiungiamo salendo a vista lungo il ripido versante erboso, con qualche roccetta, che richiede un po' di attenzione ed una buona dose di sudore. Alla fine, superato un ripido canalino, siamo alla bocchetta Bassa (m. 2730). Prendiamo a destra (est) e riprendiamo la salita seguendo la cresta ovest del monte Alpisella, non difficile, ma sempre da prendere con la dovuta cautela. La breve salita, su terreno poco ripido, ci conduce in breve alla cime del monte Alpisella (m. 2756). Per la seonda possibilità procediamo così. Se ci poniamo di fronte alla facciata della chiesetta di Sant’Antonio possiamo vedere, alle sue spalle, leggermente a destra, una larga china di prati che culmina ad una fascia di roccette appena accennate. Cominciamo a salire lungo questa china abbastanza ripida, per via diretta, verso nord, a vista, con qualche zig-zag per rendere meno faticosa la marcia. A metà salita aggiriamo, spostandoci un po’ a sinistra, alcune roccette affioranti (m. 2400), poi puntiamo alla sommità della china, sormontata da formazioni rocciose. Potremmo avere l’impressione che sia la cima del monte Alpisella, mentre in realtà ne è l’anticima meridionale (m. 2620). Giunti in sua prossimità, tagliamo decisamente a sinistra, lasciandola alla nostra destra e procedendo in diagonale fino ad una selletta a nord dell’anticima, presso un curioso piccolo obelisco roccioso. Alla nostra sinistra vediamo la cima erbosa del monte Alpisella. Procediamo in quella direzione, cioè verso nord, restando sul crinale e superando qualche modesta formazione rocciosa. Un sentierino risale l’ultimo facile tratto del crinale che ci separa dalla cima (m. 2756). Questa soluziome può essere scelta anche per la discesa, combinandola ad anello con la prima.

La vocazione della Val Grosina per l’allevamento bovino è il tratto costitutivo e primario della sua identità. In nessun altro luogo, forse, lo si capisce meglio, ancor oggi, che a Biancadìn (o, con nome italianizzato, Biancadino), un alpeggio d’alta quota su un ampio terrazzo glaciale che si apre, a 2250 metri di quota, ai piedi del Sasso Campana (sas campana), sul fianco settentrionale della Val Grosina Occidentale (val de dòsa). Appartiene al comune di Grosio ed è citato già in documenti cinquecenteschi, nella forma “piano cadino” (e, in documenti secenteschi, “piancadino”). Le forme antiche rivelano l’origine del nome, legata alla forma del pianoro: piano catino. Sulla carta IGM viene erroneamente collocato ad una quota sensibilmente inferiore (m. 1980), in corrispondenza delle baite della località Masuncèl. L’alpeggio ospita una graziosa chiesetta dedicata a S. Antonio Abate ed una casa comunale (fabbriceria) che può fungere da ricovero con una capacità di trenta posti letto (le chiavi si trovano presso la baita dell’alpeggio, ma è bene, per informazioni, contattare la Pro Loco o la Biblioteca del Comune di Grosio, telefonando ai numeri 0342 845047 o 845123). L’alpeggio è raggiunto da una pista con fondo in cemento e sterrato che si stacca dalla carrozzabile della Val Grosina Occidentale quasi al suo inizio, per cui è raggiungibile anche con autoveicoli.


Val Grosina

Si tratta, però, di una pista che propone molti tratti a forte pendenza e che, negli ultimi chilometri, ha un fondo in condizioni non buone, adatto solo a fuoristrada. Anche i più allenati fra i bikers troverebbero non poche difficoltà nella salita. E, da ultimo: la discesa mette a dura prova i freni dei veicoli, con il rischio di surriscaldamento. Ecco, dunque, più di un motivo per eleggere Biancadin come meta di una lunga e panoramica camminata (fermo restando che si può optare per una soluzione intermedia: la pista propone qualche slargo sufficientemente ampio per parcheggiare in punti intermedi senza intralciare il movimento dei mezzi, soprattutto di quelli agricoli: il rispetto a chi lavora ancora su questi versanti vallivi, tenendo viva la ricca tradizione degli allevatori grosini, è assolutamente dovuto).
Da Grosio, dunque, superata la caratteristica “strecia de Ilda”, imbocchiamo, sulla sinistra (indicazioni per Ravoledo e Fusino) la carrozzabile della Val Grosina, che, superata la frazione di Ravoledo, dopo pochi tornanti, si addentra sul suo fianco orientale, passando per San Giacomo (san giàcum). Raggiunto il nucleo di Fusino (fusìn), in corrispondenza dello spiazzo davanti alla chiesetta (m. 1203, il punto più comodo dove lasciare l’automobile: per proseguire in tutte le direzioni si deve inoltre acquistare un pass giornaliero), prendiamo a sinistra, imboccando la stretta stradina che porta al ponte sul torrente Roasco (ruàsc), poco a valle rispetto alla muraglia della diga di Fusino dell’AEM (dìga növa). Sul lato opporto la stradina piega leggermente a sinistra e comincia a salire su un ripido versante di prati.
Da essa si stacca, quasi subito, una sterrata, sulla destra, che dalle baite di Fiés porta ad un incrocio, dove troviamo il primo cartello che indica la direzione per Biancadino: si tratta della pista che sale verso sinistra, alternando tratti con fondo in asfalto ad altri, prevalenti, con fondo in cemento e sterrato.
La pista, previo acquisto del pass a Fusino, è aperta al traffico (cosa non frequente, nel contesto valtellinese, che testimonia dello spirito dei grosini, da sempre aperto e ben disposto verso gli “ospiti” turisti), ma il testo di una recente ordinanza comunale rammenta che è vietato parcheggiare su porzioni di pascolo e che comunque il danneggiamento dei veicoli da parte delle bestie al pascolo non comporta alcuna responsabilità da parte degli alpigiani. Nel primo traverso, con pendenza media, camminiamo all’ombra di un bosco di noccioli, betulle, larici ed abeti. Dopo il primo tornante dx, passiamo a valle di una pecceta che in taluni punti è tanto fitta da non lasciar minimamente filtrare la luce del sole. Al successivo tornante sx si apre una ripida fascia di prati: nella parte alta vediamo le baite della località Culumbèr, presso le quali passiamo, poi, dopo il vicino tornante dx. Si tratta di baite con la parte inferiore in muratura e quella superiore in legno, con tronchi incrociati negli angoli (tecnica del block-bau o cardana, importata in Valchiavenna e Valtellina probabilmente da popolazioni di origine Walser). Comincia ad aprirsi quell’ottimo panorama sul versante orientale della Val Grosina che ci accompagnerà per buona parte della salita.


Val Grosina

Dopo una nuova sequenza dx-sx, inizia un lungo traverso che termina al tornante sx di quota 1650, dove si trova un ampio slargo (anche qui sarebbe possibile parcheggiare l’automobile). Poco oltre, si stacca dalla pista principale una sterrata, sulla destra (indicazione per i prati del maggengo di Bagài: li vediamo, dopo un ulteriore tratto, alle nostre spalle; colpisce il ripido versante di prati che precipita, quasi, fino al fondovalle, a testimonianza di quanto fosse prezioso, nell’economia dell’allevamento dei secoli passati, strappare alla montagna la porzione più ampia possibile di prati per la fienagione, che peraltro avveniva in condizioni decisamente malagevoli, data l’accentuata pendenza).
Ignorata la deviazione, procediamo, all’aperto, a valle di un ripido versante di prati, delimitato da una pecceta; alla nostra sinistra, prati altrettanto ripidi. Ad un bivio, ignoriamo una pista pianeggiante che si stacca sulla sinistra e conduce ad un gruppo di baite. Dopo un tratto davvero ripido, la pista in cemento porta ad un bivio: il cartello con l’indicazione “Biancadino” ci indirizza a sinistra, mentre un secondo cartello indica che la pista di destra porta a Frasöl, un’ampia fascia di meggenghi ed alpeggi posta ad oriente di Biancadìn. Al bivio si trova anche un crocifisso di legno, chiamato “crucéfìs de pàta”.
Prendiamo, dunque, a sinistra: dopo un tratto pianeggiante, uno strappo ci porta alle baite della località Pata. Se ci fermiamo per tirare il fiato e guardiamo alle nostre spalle, possiamo ammirare una splendida veduta sul versante orientale della Val Grosina, coronata dalle cime che vanno, da sinistra, dal Sasso Maurigno (dietro al quale occhieggia la cima Piazzi) al monte Storile, che veglia sull’ingresso della valle, e sul quale si scorge una grande croce.
Dopo un’ulteriore salita, ecco un nuovo bivio, a quota 1820: il cartello che indica Biancadino ci manda, questa volta, a destra. Dopo il successivo tornante sx, ignoriamo una deviazione a destra e, seguendo un nuovo cartello, proseguiamo diritti. Una semicurva a destra ci introduce finalmente alla Val Grosina Occidentale, di cui cominciamo a scorgere il versante meridionale. La pista procede ora con andamento meno impegnativo, che alterna tratti in falsopiano a tratti in salita modesta, tagliando un ripido versante coperto di un fitto bosco di abeti. Ignorata una pista che si stacca sulla sinistra, procediamo fino ad uscire all’aperto. Possiamo, ora, vedere l’intera sequenza delle valli laterali meridionali della Val Grosina Occidentale, e soprattutto la più ampia fra esse, la Val Piana.


Val Grosina

Passiamo, quindi, a monte delle baite della località Masuncèl (m. 1980), alle quali giunge anche una mulattiera che sale dalla località di Dòsa sul fondovalle. Questa può essere sfruttata come possibilità alternativa, e più breve (anche se meno panoramica) di salire a Biancadìn. Se optiamo per essa, dobbiamo con l’automobile percorrere, previo acquisto di pass a Fusino, un tratto della strada che si addentra nella Val Grosina Occidentale, fino alla conca di Dossa (Dòsa, appunto, m. 1366), dove possiamo parcheggiare e dove troviamo l’indicazione per la partenza della mulattiera che si inerpica sul ripido versante della valle, toccando i maggenghi di Fòp, Basgiàni e Zòca, prima di raggiungere i Masuncèl.
Torniamo alla pista sterrata: dopo i Masuncèl piega a destra, e comincia a salire con pendenza abbastanza accentuata. Abbiamo, ora, proprio di fronte a noi il passo del Mortirolo, massima depressione del lungo crinale che separa il Terziere superiore della Valtellina dall’alta Val Camonica. Alla sua sinistra si stagliano le imponenti muraglie del gruppo dell’Adamello. Se ci volgiamo al lato opposto, scorgiamo, per un tratto, una bandiera italiana, che ci sembra sconsolatamente lontana, alle spalle di un ampio balcone che si affaccia su un versante di ripidi valloni, solcato anche da un ampio smottamento. Intuiamo facilmente che essa segnala il ricovero Biancadìn, e ci coglie un attimo di sconforto al pensiero che ci siamo ancora tutta quella strada da fare. In effetti una quarantina di muniti buoni di cammino ci separano dalla meta. La pista infatti si allontana dalla conca di Biancadin ed inanella una sequenza di tornanti sx-dx-sx, prima di effettuare l’ultimo traverso che, in salita più mite, ci porta finalmente al ripiano dell’alpeggio di Biancadin, dopo circa tre ore ed un quarto di cammino da Fusino (il dislivello è di 1050 metri).
Ci colpisce, subito, il candido edificio della chiesetta dedicata, non a caso, a S. Antonio Abate (m. 2252), protettore degli animali, ed edificata nel 1946, come possiamo leggere sull’inscrizione sopra il suo portale. Colpisce ancora di più l’originale torre campanaria, costituita da grandi travi in legno che sostengono due campane, riccamente decorate. La data è quella della 1987, l’anno della terribile alluvione che ha colpito duramente l’intera valle. Se traguardiamo le campane ponendoci di fronte alla torre campanaria, vediamo, alle loro spalle, proprio il Sasso Campana, la massima elevazione (m. 2913) della costiera che delimita il versante settentrionale della Val Grosina Occidentale, e la coincidenza non può non colpire. Il panorama non è ampio, ma certamente inusuale e suggestivo. Verso sud-est vediamo le cime del Fil de la Valradega, che scendono al passo del Mortirolo, alle cui spalle spicca sempre il gruppo dell’Adamello. Più a destra, sul lato meridionale della Val Grosina Occidentale, si apre, in primo piano, l’ampia Valle Piana, seguita dalle valli Guinzena e Pedruna.
Una via più diretta ma anche ripida per salire al rifugio parte dalla località Dossa. Possiamo sfruttarla procedendo così. Acquistato il pass di transito in Val Grosina Occidentale, procediamo oltre Fusino e superiamo lo sbarramento della diga, iniziando con un ripido tratto in salita a percorrere la stretta carrozzabile della Val Grosina Occidentale. Piegando leggermente a destra ci affacciamo all’ampio solco della valle ed in breve siamo alla località Dossa, dove troviamo un parcheggio.
Lasciamo qui l’automobile (m. 1360) e seguiamo le indicazioni del cartello che segnala “Biancadin”, iniziando a salire per una gippabile che porta ai maggenghi alti del versante settentrionale della valle. Nel primo tratto la gippabile procede quasi diritta verso nord-est, passando a monte del salto roccioso che sovrasta la località di Pier e passando per le baite chiamate, appunto, Sas Pier. Poi, dopo un tornante sx, la gippabile esce dal bosco sul limite inferiore di un’ampia fascia di prati. La parte bassa è costituita dalle baite di Fop (o Foppa bassa). La gippabile sale poi con quelche svolta alle baite più alte, della località La Zoca (o Foppa Alta, m. 1780).


Masuncel

Su una baita troviamo l’indicazione della direzione per Biancadin. Lasciate le baite alle spalle, ci portiamo al limite del bosco, dove con un po’ di attenzione scoviamo la partenza della mulattiera che sale decisa verso nord. Nel primo tratto è un po’ nascosta dalla bassa vegetazione, ma poi nello splendido bosco di conifere si fa molto marcata e sale ripida, con qualche svolta, fino alla sua parte superiore, dove esce ala parte bassa dei prati di Masuncel (Masoncelli, m. 1980; su alcune certe viene erroneamente denominata “Biancadino”). Da qui saliamo in breve ad intercettare la pista principale per Biancadino (quella sopra descritta), presso un tornante dx. La seguiamo salendo e dopo pochi tornanti siamo alla chiesetta ed al rifugio di Biancadin (m. 2257).


Apri qui una fotomappa della Val Grosina Occidentale

Il rifugio Biancadin (soprattutto se raggiunto per la via più breve da Dossa) può costituire il punto d’appoggio per la salita al monte Alpisella (arpesèl, m. 2756), la modesta cima che si eleva proprio sopra la sua verticale. Una cima apparentemente poco interessante, che però ha un grande valore panoramico, perché permette di dominare tutte le cime della Val Grosina. Tre sono le possibilità di salita.
Vediamo le prime due. Ci incamminiamo seguendo un sentiero che va a sinistra (per chi è rivolto a monte), cioè verso nord-ovest, lasciando più in basso la pista sterrata che invece prosegue verso ovest, cioè verso la fascia di alpeggi che si stende alla base del Sasso Campana (m. 2913), la massima elevazione di questa costiera. Seguendo la traccia ci portiamo al centro di una valletta che seguiamo salendo con pendenza media. Nella salita tagliamo una seconda valletta che confluisce nella prima scendendo da destra, ma restiamo in quella principale, procedendo in direzione nord-nord-ovest, fino ad approdare ad un’ampia conca a quota 2500 m. che si apre ai piedi e più o meno a metà strada fra il Sasso Campana, alla nostra sinistra (nord-ovest) ed il monte Alpisella, a destra (nord-est).


La salita alla Bocchetta bassa

A questo punto abbiamo due possibilità di salita al monte Alpisella. La prima è quella di puntare alla selletta che vediamo sul crinale a sinistra del monte Alpisella. La raggiungiamo salendo a vista lungo il ripido versante erboso, con qualche roccetta, che richiede un po' di attenzione ed una buona dose di sudore. Alla fine, superato un ripido canalino, siamo alla bocchetta Bassa (m. 2730), che si affaccia ad un ampio vallone nel quale riposa il laghetto dell’Alpisella, in un ampio balcone che si affaccia sulla selvaggia parte bassa della valle d'Avedo. Noi prendiamo a destra (est) e riprendiamo la salita seguendo la cresta ovest del monte Alpisella, non difficile, ma sempre da prendere con la dovuta cautela. La breve salita, su terreno poco ripido, ci conduce in breve alla cime del monte Alpisella (m. 2756).


La salita per l'anticima sud

Torniamo alla conca di quota 2500 e consideriamo la seconda possibilità: possiamo qui piegare a destra (nord-est) e salire per via più diretta seguendo il ripido versante di erbe e roccette che scende a sud-ovest dalla cima del monte. Procediamo a vista, puntando la cima, con qualche zig-zag, superando diversi tratti molto ripidi. In entrambi i casi calcoliamo dal bivacco un tempo di salita oscillante fra un’ora e 20 minuti ed un’ora e mezza. Non essendo però la seconda soluzione semplice, meglio affidarsi alla terza.


La salita per la bocchetta bassa

La salita dalla conca sotto la bocchetta bassa

L'anticima sud

La salita dall'anticima sud

Procediamo così. Se ci poniamo di fronte alla facciata della chiesetta di Sant’Antonio possiamo vedere, alle sue spalle, leggermente a destra, una larga china di prati che culmina ad una fascia di roccette appena accennate. Cominciamo a salire lungo questa china abbastanza ripida, per via diretta, verso nord, a vista, con qualche zig-zag per rendere meno faticosa la marcia. A metà salita aggiriamo, spostandoci un po’ a sinistra, alcune roccette affioranti (m. 2400), poi puntiamo alla sommità della china, sormontata da formazioni rocciose. Potremmo avere l’impressione che sia la cima del monte Alpisella, mentre in realtà ne è l’anticima meridionale (m. 2620).


Cima del monte Alpisella e Sasso Campana

Giunti in sua prossimità, tagliamo decisamente a sinistra, lasciandola alla nostra destra e procedendo in diagonale fino ad una selletta a nord dell’anticima, presso un curioso piccolo obelisco roccioso. Alla nostra sinistra vediamo la cima erbosa del monte Alpisella. Procediamo in quella direzione, cioè verso nord, restando sul crinale e superando qualche modesta formazione rocciosa. Un sentierino risale l’ultimo facile tratto del crinale che ci separa dalla cima (m. 2756). Questa soluziome può essere scelta anche per la discesa, combinandola ad anello con la prima.


Apri qui un'immagine del monte Disgrazia visto dal monte Alpisella

L’amplissimo panorama dalla cima ripaga ampiamente gli sforzi: molte cime della Val Grosina si dispongono ad arco di fronte al nostro sguardo. Particolarmente bello è il colpo d'occhio verso nord-nord-ovest; in primo piano, appena dietro ed a destra del Sasso Campana, il versante sud-est della cima Viola si propone come un elegante corno, alla cui base si stende il suo ghiacciaio. A sinistra del Sasso Campana fanno capolino le cime del gruppo del Bernina, seguite dalla regale mole del monte Disgrazia e dai Corni Bruciati. Più a sinistra ancora il Pizzo Scalino mostra il profilo insolito di uno spiccato corno. Sul lato opposto (est) si propongono in primo piano l'alpe Redasco ed il monte Storile. Alle loro spalle, lontane, la cima Piazzi ed il gruppo dell'Adamello. A sud, infine, in primo piano si mostrano le tre principali valli del versante meridionale della Val Grosina Occcidentale, Valle Piana, Val Guinzana e Val Pedruna.


La salita dall'anticima sud

Il laghetto dell'Alpisella

La discesa può avvenire per la medesima via di salita oppure, per via più diretta, seguendo l’itinerario di salita (sopra descritto) dalla località Dossa sulla carrozzabile della Val Grosina occidentale. In questo secondo caso procediamo così. Ridiscendiamo dal rifugio Biancadin lungo la pista sterrata fino al primo nucleo di baite, che vediamo sotto la pista dopo il terzo tornante dx, cioè le baite dei Masoncelli (masuncèl, m. 1980). Appena sotto le baite troviamo la partenza della mulattiera che scende decisa in una splendida abetaia verso sud, uscendone alla parte alta della Foppa di Sopra (m. 1780). Qui troviamo il punto terminale della gippabile che, con qualche svolta, scende alla Foppa di Sotto (1640), per poi proseguire nella discesa toccando le baite del Sasso di Pièr e confluendo nella carrozzabile della Val Grosina Occidentale in località Dossa (dòsa, m. 1400), in corrispondenza di un cartello che segnala questa via di salita ai monti di Biancadin. Non ci resta ora che seguire verso sinistra la carrozzabile, scendendo fino a Fusino, dove ritroviamo l’automobile.


Val Grosina


CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - elaborata su un particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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