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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Inizio pista per Biancadin-Biancadin
3 h
1050
E
SINTESI. Da Grosio, superata la chiesa di San Giuseppe e la successiva caratteristica “strecia de Ilda”, imbocchiamo, sulla sinistra (indicazioni per Ravoledo e Fusino) la carrozzabile della Val Grosina, che, superata la frazione di Ravoledo, dopo pochi tornanti, si addentra sul suo fianco orientale, passando per San Giacomo. Raggiunto il nucleo di Fusino, in corrispondenza dello spiazzo davanti alla chiesetta (m. 1203, il punto più comodo dove lasciare l’automobile: per proseguire in tutte le direzioni si deve inoltre acquistare un pass giornaliero), prendiamo a sinistra, imboccando la stretta stradina che porta al ponte sul torrente Roasco, poco a valle rispetto alla muraglia della diga di Fusino dell’AEM. Sul lato opporto la stradina piega leggermente a sinistra e comincia a salire su un ripido versante di prati. Da essa si stacca, quasi subito, una sterrata, sulla destra, che dalle baite di Fiés porta ad un incrocio, al quale prendiamo a sinistra, cominciando la lunga salita che segue una carozzabile. Ignorate due deviazioni a destra, raggiungiamo le baite di Pata. Poco oltre ignoriamo due deviazioni a sinistra e, seguendo l indicazioni per Biancadino, ci affacciamo alla Val Grosina Occidentale. Passiamo a monte delle baite del Masuncèl e, dopo una sequenza di tornanti, siamo alla chiesetta di Biancadino (m. 2252) ed al vicino rifugio.

La vocazione della Val Grosina per l’allevamento bovino è il tratto costitutivo e primario della sua identità. In nessun altro luogo, forse, lo si capisce meglio, ancor oggi, che a Biancadìn (o, con nome italianizzato, Biancadino), un alpeggio d’alta quota su un ampio terrazzo glaciale che si apre, a 2250 metri di quota, ai piedi del Sasso Campana (sas campana), sul fianco settentrionale della Val Grosina Occidentale (val de dòsa). Appartiene al comune di Grosio ed è citato già in documenti cinquecenteschi, nella forma “piano cadino” (e, in documenti secenteschi, “piancadino”). Le forme antiche rivelano l’origine del nome, legata alla forma del pianoro: piano catino. Sulla carta IGM viene erroneamente collocato ad una quota sensibilmente inferiore (m. 1980), in corrispondenza delle baite della località Masuncèl. L’alpeggio ospita una graziosa chiesetta dedicata a S. Antonio Abate ed una casa comunale (fabbriceria) che può fungere da ricovero con una capacità di trenta posti letto (le chiavi si trovano presso la baita dell’alpeggio, ma è bene, per informazioni, contattare la Pro Loco o la Biblioteca del Comune di Grosio, telefonando ai numeri 0342 845047 o 845123). L’alpeggio è raggiunto da una pista con fondo in cemento e sterrato che si stacca dalla carrozzabile della Val Grosina Occidentale quasi al suo inizio, per cui è raggiungibile anche con autoveicoli.


Val Grosina

Si tratta, però, di una pista che propone molti tratti a forte pendenza e che, negli ultimi chilometri, ha un fondo in condizioni non buone, adatto solo a fuoristrada. Anche i più allenati fra i bikers troverebbero non poche difficoltà nella salita. E, da ultimo: la discesa mette a dura prova i freni dei veicoli, con il rischio di surriscaldamento. Ecco, dunque, più di un motivo per eleggere Biancadin come meta di una lunga e panoramica camminata (fermo restando che si può optare per una soluzione intermedia: la pista propone qualche slargo sufficientemente ampio per parcheggiare in punti intermedi senza intralciare il movimento dei mezzi, soprattutto di quelli agricoli: il rispetto a chi lavora ancora su questi versanti vallivi, tenendo viva la ricca tradizione degli allevatori grosini, è assolutamente dovuto).
Da Grosio, dunque, superata la caratteristica “strecia de Ilda”, imbocchiamo, sulla sinistra (indicazioni per Ravoledo e Fusino) la carrozzabile della Val Grosina, che, superata la frazione di Ravoledo, dopo pochi tornanti, si addentra sul suo fianco orientale, passando per San Giacomo (san giàcum). Raggiunto il nucleo di Fusino (fusìn), in corrispondenza dello spiazzo davanti alla chiesetta (m. 1203, il punto più comodo dove lasciare l’automobile: per proseguire in tutte le direzioni si deve inoltre acquistare un pass giornaliero), prendiamo a sinistra, imboccando la stretta stradina che porta al ponte sul torrente Roasco (ruàsc), poco a valle rispetto alla muraglia della diga di Fusino dell’AEM (dìga növa). Sul lato opporto la stradina piega leggermente a sinistra e comincia a salire su un ripido versante di prati.
Da essa si stacca, quasi subito, una sterrata, sulla destra, che dalle baite di Fiés porta ad un incrocio, dove troviamo il primo cartello che indica la direzione per Biancadino: si tratta della pista che sale verso sinistra, alternando tratti con fondo in asfalto ad altri, prevalenti, con fondo in cemento e sterrato.
La pista, previo acquisto del pass a Fusino, è aperta al traffico (cosa non frequente, nel contesto valtellinese, che testimonia dello spirito dei grosini, da sempre aperto e ben disposto verso gli “ospiti” turisti), ma il testo di una recente ordinanza comunale rammenta che è vietato parcheggiare su porzioni di pascolo e che comunque il danneggiamento dei veicoli da parte delle bestie al pascolo non comporta alcuna responsabilità da parte degli alpigiani. Nel primo traverso, con pendenza media, camminiamo all’ombra di un bosco di noccioli, betulle, larici ed abeti. Dopo il primo tornante dx, passiamo a valle di una pecceta che in taluni punti è tanto fitta da non lasciar minimamente filtrare la luce del sole. Al successivo tornante sx si apre una ripida fascia di prati: nella parte alta vediamo le baite della località Culumbèr, presso le quali passiamo, poi, dopo il vicino tornante dx. Si tratta di baite con la parte inferiore in muratura e quella superiore in legno, con tronchi incrociati negli angoli (tecnica del block-bau o cardana, importata in Valchiavenna e Valtellina probabilmente da popolazioni di origine Walser). Comincia ad aprirsi quell’ottimo panorama sul versante orientale della Val Grosina che ci accompagnerà per buona parte della salita.


Val Grosina

Dopo una nuova sequenza dx-sx, inizia un lungo traverso che termina al tornante sx di quota 1650, dove si trova un ampio slargo (anche qui sarebbe possibile parcheggiare l’automobile). Poco oltre, si stacca dalla pista principale una sterrata, sulla destra (indicazione per i prati del maggengo di Bagài: li vediamo, dopo un ulteriore tratto, alle nostre spalle; colpisce il ripido versante di prati che precipita, quasi, fino al fondovalle, a testimonianza di quanto fosse prezioso, nell’economia dell’allevamento dei secoli passati, strappare alla montagna la porzione più ampia possibile di prati per la fienagione, che peraltro avveniva in condizioni decisamente malagevoli, data l’accentuata pendenza).
Ignorata la deviazione, procediamo, all’aperto, a valle di un ripido versante di prati, delimitato da una pecceta; alla nostra sinistra, prati altrettanto ripidi. Ad un bivio, ignoriamo una pista pianeggiante che si stacca sulla sinistra e conduce ad un gruppo di baite. Dopo un tratto davvero ripido, la pista in cemento porta ad un bivio: il cartello con l’indicazione “Biancadino” ci indirizza a sinistra, mentre un secondo cartello indica che la pista di destra porta a Frasöl, un’ampia fascia di meggenghi ed alpeggi posta ad oriente di Biancadìn. Al bivio si trova anche un crocifisso di legno, chiamato “crucéfìs de pàta”.
Prendiamo, dunque, a sinistra: dopo un tratto pianeggiante, uno strappo ci porta alle baite della località Pata. Se ci fermiamo per tirare il fiato e guardiamo alle nostre spalle, possiamo ammirare una splendida veduta sul versante orientale della Val Grosina, coronata dalle cime che vanno, da sinistra, dal Sasso Maurigno (dietro al quale occhieggia la cima Piazzi) al monte Storile, che veglia sull’ingresso della valle, e sul quale si scorge una grande croce.
Dopo un’ulteriore salita, ecco un nuovo bivio, a quota 1820: il cartello che indica Biancadino ci manda, questa volta, a destra. Dopo il successivo tornante sx, ignoriamo una deviazione a destra e, seguendo un nuovo cartello, proseguiamo diritti. Una semicurva a destra ci introduce finalmente alla Val Grosina Occidentale, di cui cominciamo a scorgere il versante meridionale. La pista procede ora con andamento meno impegnativo, che alterna tratti in falsopiano a tratti in salita modesta, tagliando un ripido versante coperto di un fitto bosco di abeti. Ignorata una pista che si stacca sulla sinistra, procediamo fino ad uscire all’aperto. Possiamo, ora, vedere l’intera sequenza delle valli laterali meridionali della Val Grosina Occidentale, e soprattutto la più ampia fra esse, la Val Piana.


Val Grosina

Passiamo, quindi, a monte delle baite della località Masuncèl (m. 1980), alle quali giunge anche una mulattiera che sale dalla località di Dòsa sul fondovalle. Questa può essere sfruttata come possibilità alternativa, e più breve (anche se meno panoramica) di salire a Biancadìn. Se optiamo per essa, dobbiamo con l’automobile percorrere, previo acquisto di pass a Fusino, un tratto della strada che si addentra nella Val Grosina Occidentale, fino alla conca di Dossa (Dòsa, appunto, m. 1366), dove possiamo parcheggiare e dove troviamo l’indicazione per la partenza della mulattiera che si inerpica sul ripido versante della valle, toccando i maggenghi di Fòp, Basgiàni e Zòca, prima di raggiungere i Masuncèl.
Torniamo alla pista sterrata: dopo i Masuncèl piega a destra, e comincia a salire con pendenza abbastanza accentuata. Abbiamo, ora, proprio di fronte a noi il passo del Mortirolo, massima depressione del lungo crinale che separa il Terziere superiore della Valtellina dall’alta Val Camonica. Alla sua sinistra si stagliano le imponenti muraglie del gruppo dell’Adamello. Se ci volgiamo al lato opposto, scorgiamo, per un tratto, una bandiera italiana, che ci sembra sconsolatamente lontana, alle spalle di un ampio balcone che si affaccia su un versante di ripidi valloni, solcato anche da un ampio smottamento. Intuiamo facilmente che essa segnala il ricovero Biancadìn, e ci coglie un attimo di sconforto al pensiero che ci siamo ancora tutta quella strada da fare. In effetti una quarantina di muniti buoni di cammino ci separano dalla meta. La pista infatti si allontana dalla conca di Biancadin ed inanella una sequenza di tornanti sx-dx-sx, prima di effettuare l’ultimo traverso che, in salita più mite, ci porta finalmente al ripiano dell’alpeggio di Biancadin, dopo circa tre ore ed un quarto di cammino da Fusino (il dislivello è di 1050 metri).
Ci colpisce, subito, il candido edificio della chiesetta dedicata, non a caso, a S. Antonio Abate (m. 2252), protettore degli animali, ed edificata nel 1946, come possiamo leggere sull’inscrizione sopra il suo portale. Colpisce ancora di più l’originale torre campanaria, costituita da grandi travi in legno che sostengono due campane, riccamente decorate. La data è quella della 1987, l’anno della terribile alluvione che ha colpito duramente l’intera valle. Se traguardiamo le campane ponendoci di fronte alla torre campanaria, vediamo, alle loro spalle, proprio il Sasso Campana, la massima elevazione (m. 2913) della costiera che delimita il versante settentrionale della Val Grosina Occidentale, e la coincidenza non può non colpire. Il panorama non è ampio, ma certamente inusuale e suggestivo. Verso sud-est vediamo le cime del Fil de la Valradega, che scendono al passo del Mortirolo, alle cui spalle spicca sempre il gruppo dell’Adamello. Più a destra, sul lato meridionale della Val Grosina Occidentale, si apre, in primo piano, l’ampia Valle Piana, seguita dalle valli Guinzena e Pedruna.
Se abbiamo forze e tempo a sufficienza, possiamo tentare di salire alla cima del monte Alpisella (arpesèl), splendido punto panoramico, per la sua posizione centrale, sull’intera corona delle cime della Val Grosina. Per farlo, dobbiamo salire, imboccando un evidente sentiero che sale verso sinistra, sulle balze erbose a monte dell’alpeggio, fino sotto il crinale, puntando alla sella che si apre fra il monte Alpisella, a destra, ed il Sasso Campana, a sinistra. Raggiunta la sella (m. 2730), per il facile crinale siamo ai 2756 metri della cima (calcoliamo un’ora e venti minuti circa di cammino).
Il ritorno da Biancadin, se abbiamo lasciato l'automobile a Fusino, può avvenire anche sfruttando la già citata mulattiera che sale da Dossa ai Masoncelli (cerchiamola poco sotto le baite: entrata in un fitto bosco di abeti, ci fa scendere alla Zòca, e di qui ai Fòp ed a Dòsa).



Val Grosina

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - elaborata su un particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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