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Colle d'Anzana

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Alpe Lughina -Dosso Salarsa
3 h
820
E
Baite Campione-Dosso Salarsa
2 h
650
E
SINTESI. Dal parcheggio dell'alpe Lughina, a 1468 m. (al quale sale una carozzabile, stretta e non sempre protetta, che parte da Villa di Tirano, ci incamminiamo seguendo la pista che va a sinistra (ovest) e lasciandola sul lato destro in corrispondenza della partenza segnalata della mulattiera militare che con tornanti regolari sale ad una croce in legno, passa a sinistra dei prati dell'alpe Frantelone (o Frontelone, m. 1831), esce gradualmente dalla pineta e prosegue nella salita con tornanti regolari, iniziando infine una traversata quasi in piano verso ovest. Aggirato un dosso, guadagniamo il punto in cui il sentiero passa proprio sotto l'arrotondato Dosso Salarsa; lasciamo quindi il Sentiero Italia per salire verso destra, alla Vetta o Dosso Salarsa (m. 2279), senza percorso obbligato, su facili balze erbose.
VARIANTE: Saliamo con l'automobile da Bianzone a Bratta e proseguiamo sulla carozzabile fino al suo termine, alle baite Campione (m. 1634). A lato della piazzola di parcheggio parte una pista con fondo erboso, che ci conduce ad un bivio. Prendiamo a destra ed attraversiamo una radura, verso destra, intercettando il sentiero che comincia a salire con un lungo traverso nel bosco, fino a raggiungere, in corrispondenza di una radura, il bel dosso che scende verso sud dalla vetta Salarsa. Qui il sentiero sale, ripido, per un buon tratto, poi piega a destra, attraversando un bosco che presenta ancora gli evidenti segni di un incendio. Dopo un tornante a sinistra, saliamo ancora per un tratto, fino ad una seconda e molto più ampia radura. Dopo averla attraversata in diagonale verso destra, oltrepassiamo un ultimo rado boschetto, per sbucare nell’ampio terrazzo della Colma, fra i 1900 ed i 2000 metri. Qui la traccia si perde e proseguiamo a vista, tendendo leggermente a sinistra ed oltrepassando una conca nella quale si trova, talora, un microlaghetto (cartografia: i Laghetti), fino ad intercettare il Sentiero Italia, a 2150 metri circa. Prendiamo, quindi, a sinistra e, aggirato un dosso, guadagniamo il punto in cui il sentiero passa proprio sotto il Dosso Salarsa, dalla riconoscibile forma arrotondata; qui lasciamo il Sentiero Italia per salire a destra fino alla Vetta o Dosso Salarsa (m. 2279), senza percorso obbligato, su facili balze erbose.

La vetta o dosso Salarsa è l'ultima elevazione significativa sul lungo crinale che separa il versante retico sopra Bianzone e Villa di Tirano dalla Val Saiento (Val da Saent), prima laterale occidentale della Valle di Poschiavo. Data la sua panoramicità e facile accessività, si consiglia come meta per un'escursione rilassante e remunerativa. L'itinerario più semplice èm quello che segue il Sentiero Italia, dall'alpe Lughina verso il colle d'Anzana. Più complessa ma anche assai interessante è la salita dal maggengo di Campione, sopra Bratta. Vediamo come procedere.
Salendo alla parte alta di Bianzone, secondo bivio, prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per Bratta. Dopo diversi tornanti, raggiungiamo prima il cimitero, poi la bella chiesa di San Bernardo (m. 1034) di Bratta (toponimo che deriva, forse, da "braida", "prato", o da "sbratà", "sgomberare", o, anche, dal germanico "brata", "frasca"). Proseguiamo, superando la contrada Bonadeo ed i bei prati di Palfrè (m. 1330). La strada, divenuta pista in terra battuta con un fondo sempre buono, sale fino alle Baite Campione (m. 1634). Se, però, siamo buoni camminatori lasceremo l’automobile a Palfrè e seguiremo la strada fino alle baite, per scaldarci i muscoli. Alle baite Campione troveremo una piccola piazzola per il parcheggio.
A lato della piazzola parte una pista con fondo erboso, che ci conduce ad un bivio. Ci conviene prendere a destra: saliremo per un percorso più lungo, ma su un sentiero ben tracciato e più bello. Attraversiamo una radura, verso destra, e ritroviamo il sentiero che comincia a salire con un lungo traverso nel bosco, fino a raggiungere, in corrispondenza di un’incantevole radura, il bel dosso che scende verso sud dalla vetta Salarsa. Qui il sentiero sale, ripido, per un buon tratto, poi piega a destra, attraversando un bosco che presenta ancora gli evidenti segni di un incendio. Dopo un tornante a sinistra, saliamo ancora per un tratto, fino ad una seconda e molto più ampia radura. Dopo averla attraversata in diagonale verso destra, oltrepassiamo un ultimo rado boschetto, per sbucare nell’ampio terrazzo della Colma, fra i 1900 ed i 2000 metri. Qui la traccia si perde, ma non c’è problema (casomai il problema può nascere se torniamo per lo stesso percorso: lasciamo, in questo caso, qualche segnale che ci faccia riconoscere il punto nel quale possiamo ritrovare il sentiero): proseguiamo a vista, tendendo leggermente a sinistra ed oltrepassando una conca nella quale si trova, talora, un microlaghetto (cartografia: i Laghetti). Non tarderemo molto ad intercettare il Sentiero Italia, a 2150 metri circa.
Prendiamo, quindi, a sinistra e, aggirato un dosso, guadagniamo il punto in cui il sentiero passa proprio sotto il Colle d’Anzana, lasciando il Sentiero Italia per salire alla Vetta o Dosso Salarsa (m. 2279), senza percorso obbligato, su facili balze erbose: in una ventina di minuti siamo alla panoramicissima e rotonda sommità del dosso, dal quale dominiamo le Orobie centro-orientali, il lungo crinale monte Padrio-Valradega, gli impianti di risalita dell'Aprica, le cime del gruppo dell'Adamello, il gruppo Ortles-Cevadale, monte delle principali vette di Val Grosina e Livignasco e, ben più ravvicinate, le cime sul crinale che separa Valle di Poschiavo e Val Fontana. Vediamo, da sinistra, il monte Combolo, la più alta delle vette del comprensorio (m. 2900). Alla sua destra un lungo crinale che lo separa dalla seconda importante elevazione sul versante orientale della Val Fontana, il pizzo di Malgina, alla cui sinistra si distingue appena la bocchettina del passo di Malgina. Ancora più a sinistra, sotto il crinale, colpisce una curiosa formazione rocciosa che sembra un grande cocuzzolo, o cumulo (dialettalmente: mòt): si tratta del Mòt, appunto, che dà il nome al lago che si nasconde alle sue spalle (Lach dal Màt, dove Màt viene da Mòt). A destra del pizzo di Magina, la quota 2795, il passo dell’Arasè ed il pizzo di Sareggio.


La salita alla vetta comporta circa due ore o poco più di cammino, per un dislivello approssimativo di 630 metri.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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