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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bivio sopra il rif. Sasso Nero-Ex rifugio Entova-Scerscen
(a piedi) 4 h e 30 min.
1500
E
SINTESI. Raggiunta Chiesa in Valmalenco, proseguiamo alla volta di San Giuseppe (m. 1433), dove lasciamo la strada, che prosegue per Prìmolo, salendo, sulla destra, in direzione dell’alpe Palù. Incontriamo ben presto il rifugio Sasso Nero (m. 1520), presso il quale si trova un ampio piazzale, e proseguiamo salendo, verso i Barchi: in corrispondenza del secondo tornante destrorso troviamo, sulla sinistra, la deviazione per il rifugio Longoni. La imbocchismo proseguendo su una stradina che si conclude al parcheggio dei Prati della Costa (m. 1678). Lasciata qui l'automobile, ci incamminiamo (o cominciamo a pedalare) sulla pista sterrata chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati. Dopo pochi tornanti ed un lungo traverso, raggiungiamo l'alpe di Entova (m. 1939). Qui, se siamo a piedi, lasciamo la pista, saliamo lungo i prati a sinistra delle baite al vicino cartello ceìhe segnala, alla nostra sinistra, la partenza del sentiero che sale diretto in una macchia di pini mughi, intercettando di nuovo la pista più in alto. Torniamo a camminare sulla pista e dopo pochi tornanti siamo allo slargo dove parte, segnalato, il sentiero per il rifugio Longoni. Lo ignoriamo e proseguiamo verso destra sulla pista, seguendo per un tratto la IV Tappa dell'Alta Via della Valmalenco. Superato un vallone che può essere ingombro di neve ad inizio stagione, lasciamo l'Alta Via che si stacca dalla pista sulla destra e proseguiamo a salire sulla pista medesima, inanellando diversi tornanti, fino al pianoro a sinistra del laghetto di Entova (m. 2738). Ignoriamo i triangoli gialli che si dirigono al laghetto e prendiamo a sinistra. Dopo un tornante destrorso, la pista termina, poco al di sotto di quota 2800, per lasciare il posto ad un sentiero che, con serrate serpentine, vince il versante montuoso che ci separa dall’ex-rifugio. In un paio di punti le microslavine ne hanno invaso la sede, per cui si impone non solo la salita a piedi, ma anche una buona dose di cautela. Alla fine, ecco raggiunti i 3001 metri dell’ex-rifugio Entova-Scerscen.


La testata della Valmalenco vista dal limite del ghiacciaio di Scerscen inferiore

Non capita di frequente di poter giungere, con un percorso di mountain-bike, alle soglie di quota 3000. In Valmalenco questa occasione ci è offerta dalla pista tracciata per servire quello che ormai è un malinconico ex-rifugio, l’Èntova-Scerscen. Si tratta di una pista il cui fondo, in mancanza di manutenzione regolare, è in molti tratti accidentato per la presenza di sassi, ma che, per la sua pendenza priva di strappi severi, si presta ad un’interessantissima salita sul fianco di quel gradino roccioso, costellato da formazioni bizzarre ed aspre, che separa il ramo occidentale della Valmalenco (cioè il tratto fra San Giuseppe e Prìmolo) dal ghiacciaio di Scerscen Inferiore.
La bicicletta può raggiungere, dopo una salita di oltre 13 km a partire da San Giuseppe (che si riduce di circa un chilometro se partiamo dalla strada che sale al rifugio Barchi), una quota di poco inferiore ai 2800 metri: un ultimo strappo a piedi, di mezzora circa, ci permette di raggiungere l’edificio dell’ex-rifugio, un punto di osservazione di spettacolare bellezza sull’intero gruppo del Bernina, che, visto da qui, appare in una prospettiva diversa da quella ben più familiare e consueta, che si mostra a chi sale al rifugio Marinelli.
Ma andiamo con ordine. Raggiunta Chiesa in Valmalenco, proseguiamo alla volta di San Giuseppe (m. 1433), dove lasciamo la strada, che prosegue per Prìmolo, salendo, sulla destra, in direzione dell’alpe Palù. Incontriamo ben presto il rifugio Sasso Nero (m. 1520), presso il quale si trova un ampio piazzale, dove è possibile lasciare l’automobile. Possiamo salire ancora un po’, verso i Barchi (barch, maggengo già citato in un documento del 1556 nella formula “ad barchos”, dal termine lombardo “barch”, che significa tettoia, ricovero per gli animali o deposito per gli attrezzi): in corrispondenza del secondo tornante destrorso troviamo la deviazione per il rifugio Longoni, che viene dato a due ore e mezza di cammino. Lasciata l’automobile in una piazzola appena sotto la deviazione, iniziamo la salita, che inizialmente sfrutta una comoda pista, chiusa al traffico non autorizzato.
Le prime pedalate ci fanno attraversare lo splendido scenario dei Prati della Costa e dell’alpe Bracciascia (m. 1678: se siamo a piedi ci conviene portarci fin qui con l'automobile e parcheggiare al parcheggio che precede la sbarra).
Davanti a noi si apre, progressivamente, lo scenario della testata della Val Sissone (val de sisùm), con le cime di Rosso e di Vazzeda e, più a sinistra, il monte Sissone e le cime di Chiareggio. Ai lati della pista un bellissimo bosco di abeti sostituisce i prati dell’alpe. Questa piacevole salita, con pendenza regolare ed abbordabile, conduce ad un tratto ancora più dolce, dove la pista tocca l’alpe Èntova (m. 1929), le cui belle baite sembrano riposare tranquille sui dolci prati a destra della strada. Chi vuole effettuare questa salita a piedi, trova qui una scorciatoia che permette di guadagnare mezzora di cammino: un sentiero, ben segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi, passa a sinistra delle baite e taglia un bosco ed una macchia di pini mughi, fino ad intercettare di nuovo la pista un paio di tornanti prima della deviazione per il rifugio Longoni.
Ci attende ora un lungo tratto quasi pianeggiante, verso ovest, al termine del quale, ignorata la deviazione sulla sinistra per le cave di serpentino, la pista scarta bruscamente verso nord-ovest. Dopo un tornante sinistrorso, al successivo tornante dobbiamo ignorare una nuova deviazione che si stacca dalla pista sulla sinistra. Ancora un tornante sinistrorso: qui giunge il sentierino sopra citato. Saliamo ancora e, dopo due tornanti, raggiungiamo un bivio, a quota 2240 circa: a sinistra la pista termina, per lasciare il posto al sentiero che sale al rifugio Longoni (m. 2450). Volendo, possiamo lasciare qui la bicicletta ed affrontare la rimanente salita (che comporta 30-40 minuti di cammino ed avviene, nell’ultimo tratto, sul terreno accidentato di un canalino) a piedi.
A destra, invece, la strada prosegue nella sua salita, con una pendenza sempre dolce. Ora puntiamo decisamente a nord-est. I triangoli gialli ci informano che stiamo percorrendo un tratto della quarta tappa dell’Alta Via della Valmalenco, che va da Chiareggio al rifugio Palù. Dopo qualche tornante, ci attende un tratto pianeggiante, prima di raggiungere il vallone dal quale scende il ramo occidentale del torrente Entovasco (éntuàsch). Qui, anche a stagione avanzata, possiamo trovare un nevaietto. Dopo un breve tratto, incrociamo anche il ramo orientale del torrente, e subito dopo il tracciato della quarta tappa dell’Alta Via ci lascia, per addentrarsi in mare di massi, in direzione sud-est. Da qui in avanti comincia una fitta serie di tornanti, che aggredisce l’aspro versante montuoso, caratterizzato da rocce dalle forme aspre, bizzarre, gotiche. Il rifugio è là, in alto, poi sparisce, mentre la salita si fa più faticosa.
Un ultimo tornante ci introduce al pianoro dove troviamo una baita. Qui parcheggiavano i veicoli di quanti volevano raggiungere il rifugio con un breve percorso, quando questo era aperto. Ora qui domina la solitudine: non sono in molti, infatti, a scegliere questo percorso per un’escursione. Poco oltre la baita ed un piccolo specchio d’acqua, una gradita sorpresa: la pista passa nei pressi del bellissimo laghetto di Èntova (m. 2738), una vera perla, alle cui spalle si disegna, netta, la forca d’Entova (buchèta d’éntua, m. 2831). I triangoli gialli tracciano il percorso che, passando a destra del laghetto, permette di risalire il versante accidentato e sassoso della forca. Si tratta di un percorso che permette di accdere al vallone di Scerscen, per poi percorrerlo interamente, passando a valle del lago di Scarolda e raggiungendo il rifugio Marinelli.
Noi proseguiamo, invece, in direzione opposta: dopo un tornante destrorso, la pista termina, poco al di sotto di quota 2800, per lasciare il posto ad un sentiero che, con serrate serpentine, vince il versante montuoso che ci separa dall’ex-rifugio. In un paio di punti le microslavine ne hanno invaso la sede, per cui si impone non solo la salita a piedi, ma anche una buona dose di cautela.
Alla fine, ecco raggiunti i 3001 metri (o 2957, secondo diverse rilevazioni) dell’ex-rifugio Entova-Scerscen. Ma ciò che attira il nostro sguardo non è il mesto profilo dell’edificio abbandonato, bensì il superbo scenario sulla testata della Valmalenco, che si apre improvviso. Sediamoci, allora, e guardiamo con attenzione e stupore. Davanti a noi si stende il ghiacciaio di Scerscen inferiore, che si sta inesorabilmente ritirando.
Non cedono, invece, le possenti cime che si stagliano contro il cielo. Nascosti, sul crinale alla nostra sinistra, dietro il Sasso d’Entova (sasa d’éntua, m. 3329), stanno i pizzi Malenco (m. 3438) e Tramoggia (m. 3441). Ben visibili, proprio davanti a noi, quasi a portata di mano, sono invece il pizzo Glüschaint (m. 3594) e la Sella (m. 3584). Poi lo sguardo si fa perplesso: è difficile riconoscere, da questo insolito angolo di visuale, i profili della celeberrima triade costituita dai pizzi Roseg (da “rösa” o “rosa”, massa di ghiaccio, m. 3937), Scerscen (m. 3971) e Bernina (m. 4049): essi appaiono, infatti, quasi defilati, ma sempre imponenti. Più riconoscibili sono, sempre procedendo verso destra, la Cresta Güzza (m. 3869) e la coppia dei pizzi Argient (m. 3945) e Zupò (che significa “nascosto”, da “zuper”, nascondere, m. 3995). Ancora più a destra lo sguardo attento riconosce il rifugio Marinelli e la vedretta di Caspoggio. In basso, sotto il lago di Scarolda, l’impressionante vallone di Scerscen, un vero e proprio oceano di massi. Non ci si staccherebbe più dalla contemplazione di questo scenario, che ci ripaga ampiamente delle due ore complessivamente necessarie per approdare ai limiti di questi spalti del cielo.
Ma alla fine, ci toccherà scendere. E, dopo la discesa a piedi, quella in mountain-bike richiede una mano pronta sui freni, poiché diversi tratti ci impongono una sorta di gimkana fra i sassi.
Chi percorresse questo itinerario a piedi, calcolino quattro ore e mezzo circa per raggiungere l’ex rifugio, e due ore e mezza circa per tornare (sempre partendo dal bivio poco sopra il rifugio Sasso Nero): si devono, infatti, superare poco più di 1500 metri di dislivello in salita.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

 

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