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Starleggia-Bivacco del Servizio Campodolcino-Bivacco del Servizio Carta del percorso Galleria di immagini


Apri qui una panoramica dal Bivacco del Servizio

Il bivacco del Servizio (o bivacco Passo del Servizio) è posto a 2550 metri (2570 sulla Guida CAI) su un pianoro poco sotto (400 metri lineari circa) il passo del Servizio (m. 2584), che congiunge l’ampio anfiteatro terminale dell’alpe del Servizio (sopra Campodolcino) alla parte alta del bacino del Truzzo. Si Tratta di una costruzione in pietra inaugurata nel 1995 dal CAI Valle Spluga, sempre aperta, con 9 posti letto e dotazione di coperte. Dispone anche di cucina con bombola di gas, stoviglie ed illuminazione alimentata da panelli fotovoltaici. Nei suoi pressi si trova acqua di fusione (c’è anche un microlaghetto). Costituisce un prezioso punto di appoggio per il Trekking della Valle Spluga (può terminare qui, infatti, la prima tappa, che da Olmo, frazione di San Giacomo Filippo, sale in Valle del Drogo, al bacino del Truzzo ed al passo del Servizio), ma anche per altre traversate che interessano il solare versante dei monti di Campodolcino (per esempio, si può salire al bivacco proprio da Campodolcino, pernottare qui – tariffa 2013: 3 Euro ai soci CAI, 5 ai non soci – per poi traversare, nella giornata successiva, alla Val Starleggia, scegliendo fra i molti bellissimi itinerari possibili – al bivacco Ca’ Bianca, al Pian dei Cavalli, alla Val Febbraro,…). Infine ci si può riposare qui per poi salire al pizzo Quadro, la cima sulla testata del bacino del Truzzo, che si presenta in primo piano a chi si affaccia al passo del Servizio.

STARLEGGIA-BIVACCO DEL SERVIZIO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Starleggia-San Sisto-Alpe Morone-Fil Marsc'-Bivacco del Servizio
4 h
1000
E
Starleggia-San Sisto-Alpe Cusone-Fil Marsc'-Bivacco del Servizio
4 h e 40 min.
1000
E
SINTESI della variante per l'alpe Cusone. Saliamo sulla ss 36 verso il passo dello Spluga. In uscita da Campodolcino, la lasciamo per prendere a sinistra la stradina che sale a Starleggia (m. 1560), dove parcheggiamo, incamminandoci sulla mulattiera (cartello per San Sisto) che alle spalle delle baite sale ripida fra i prati e poi entra in una pecceta, uscendone sul bordo della piana di San Sisto (m. 1769). Ci portiamo alle baite e, ignorando le dindicazioni dei carteli, proseguiamo diritti (sud-ovest) fino ad un ponticello in sasso su un piccolo torrente, oltre il quale imbocchiamo un sentierino che per un tratto corre a sinistra del filo che delimita uno spazio di pascolo, fino ad un secondo ponticello in sasso su un torrentello. Più avanti confluiamo in una pista cn fondo in erba che porta ad un rimo nucleo di baite. Poco oltre siamo a Cusone (m. 1850) ed alla nostra destra vediamo il rifugio Maria Curti, riconoscibile per la bandiera italiana. Non ci portiamo però al rifugio, ma proseguiamo per poi scendere a sinistra su ponticello in legno. Dopo breve salita, prendiamo ancora a sinistra su ponticello in pietra. Seguiamo poi il muretto d’alpeggio fino al punto in cui vi troviamo una porta: qui pieghiamo a destra salendo verso sud un lungo corridoio erboso, al cui termine troviamo l’imbocco del sentiero che ci porta verso sinistra, fino al gradino di soglia sulla valle della Sancia. Ora scendiamo verso sinistra allo sbarramento idroelettrico e ci portiamo sul suo lato opposto. Seguendo le indicazioni, prendiamo a sinistra percorrendo il tracciato pianeggiante di un canale di gronda (direzione est). Poco prima del suo termine, guardando a destra vediamo, su un masso, un segnavia rosso-bianco-rosso ed un ometto. Traversando un breve prato, ci portiamo al masso, nei cui pressi parte un sentierino che risale il ripido versante che ci sta di fronte. Dopo pochi tornantini siamo in cima al versante, e ci ritroviamo su un filo di cresta. Il sentiero lo segue per un tratto, poi prende leggermente a sinistra e ne taglia il fianco (attenzione a qualche passaggio esposto), piegando infine a sinistra e salendo ad una sella erbosa. La traccia di sentiero, dettata da segnavia discontinui, prosegue salendo nel primo tratto restiamo quasi a ridosso dei salti che cadono sulla Val Sancia, poi traversa a sinistra fino ad una fascia di rocce che supera risalendo un comodo corridoio traversale.Proseguiamo superando altre facili roccette, mentre alla nostra sinistra si apre l’ampio scenario dei pascoli alti a monte dell’alpe del Servizio. Superato un grande ometto (m. 2390), proseguiamo su terreno di erbe e roccette, approdando, dopo breve discesa, alla sella di quota 2423, dove ci raggiunge, da sinistra, il sentiero che sale dall'alpe del Servizio e dove troviamo un cartello danneggiato. Seguiamo l'indicazione del sentiero C21 per il passo del Servizio (attenzione nel ritorno a non imboccare qui il sentiero che scende all'alpe del Servizio). Giunti in prossimità dell’ampia depressione del passo, piegando ancora a sinistra procediamo in piano fino al bivacco del Servizio (m. 2550).


Bivacco Passo del Servizio

La salita avviene dalla Valle di Starleggia, sfruttando il lungo crinale che delimita chiamato Fil Marsc’. Vediamo come. Punto di partenza è la frazione Starleggia, che si raggiunge da Campodolcino seguendo il seguente itinerario: all’uscita dal paese in direzione del passo dello Spluga prendiamo a sinistra alla prima deviazione (lasciando quindi a destra la strada che sale a Medesimo), percorrendo un breve tratto della strada che porta ad Isola, per poi lasciarla quasi subito, deviando nuovamente a sinistra ed imboccando la stradina che sale a Splughetta ed a Starleggia (m. 1560, citata anche come Stambilone nel Settecento). Si tratta di una strada in diversi punti piuttosto stretta e protetta solo da colonnine di cemento, per cui procediamo con tutta la dovuta cautela. Superata Splughetta, pochi ultimi tornanti ci portano al centro della frazione, appena sopra la chiesa.


San Sisto

Prima di metterci in cammino, sostiamo per qualche attimo sul sagrato della settecentesca chiesetta (fu consacrata nel 1768), dedicata a San Filippo Neri ed alla Beata Vergine del Buon Consiglio: possiamo dominare da qui la conca di Campodolcino, Pianazzo con la sua celebre cascata, Medesimo (uno scorcio), la Motta di Medesimo e gli Andossi. Su una parete una lapide ricorda i caduti di “Sterleggia” nella prima guerra mondiale, Scaramella Antonio, Mainetti Pietro, Mainetti Lorenzo, Barilani Alessandro, Lombardini Giacomo, Scaramella Giorgio, Scaramella Felice, Scaramella Guglielmo e Barilani … Sterleggia, nome antico del paese, rende evidente il suo etimo da “sterl”, voce dialettale che significa “sterile”: qui venivano, infatti, portati al pascolo le bestie sterili.
Giovanni De Simoni nel suo bel volumetto “Toponimia dell’alta valle Spluga” (CCIAA, Sondrio, 1966), propone però un’ipotesi diversa: “Sterla = sterile (a. lomb.) sterilis lat. È voce alpina the indica l'animale sterile o giovane (e, in particolare, dicesi di bovini), nota con poche varianti in tutta la Valtellina (stérla in Arigna, sterle a Lanzada, stèrla a Grosotto, Ponte, Cataeggio: v. Pontiggia op. cit., pag. 68) e in Valchiavenna. In Engadina lo sterler o starler è il guardiano dei vitelli. Come toponimo non sta affatto ad indicare (per quanto mi risulta nei luoghi dove ho potuto fare un riscontro personale) localita sterili…, ma località pascolative di malagevole accesso o in notevole pendenza, perciò riservate ai giovenchi. Ricordo: Pra di sterli sulle pendici meridionali del M. Rolla (Castione Andevenno). Certi pascoli di Stampa (Bregaglia) son detti starlogia e un analogo Starleggia e frazione di Campodocino su versante assai ripido alla destra del Liro; ambedue questi nomi sono derivabili da una forma starlögia che, per vero, l'Olivieri (521) attribuisce genericamente a sterilità del terreno.”


Valle di San Sisto

Nei secoli passati questo borgo ebbe notevole importanza per la sua collocazione allo sbocco di una valle percorsa, come già ricordato, da significativi traffici con il versante della Mesolcina, attraverso il passo di Barna, poco a nord del bivacco. Una coppia di cartelli della Comunità Montana della Valchiavenna, nei pressi del parcheggio, segnalano che da qui partono due itinerari, il C21, che passa da San Sisto (30 minuti) e porta al passo del Servizio (che si affaccia sulla Valle del Truzzo) ed il C20, che porta al Pian dei cavalli ed al Lago Bianco (C21), posto sulla sua soglia più alta e raggiungibile in 2 ore e 45 minuti di cammino. Torniamo indietro per breve tratto dal parcheggio e prendiamo, a sinistra, una scalinata in cemento: dopo una breve svolta a destra e di nuovo a sinistra, lasciamo alle spalle le baite più alte del paese ed imbocchiamo il sentiero che risale i ripidi prati che le sovrastano. Dopo pochi tornanti, passiamo a sinistra di un crocifisso in legno ed entriamo in una fresca pecceta, dove il sentiero diventa una larga mulattiera ben scalinata.


Sentiero

Pochi tornanti ancora, e siamo di nuovo all’aperto, alle soglie della splendida conca di San Sisto (m. 1769). Ci accoglie una cappelletta fatta erigere da Battista Mainetti, “riconoscente a Maria per amorosa assistenza in gravissimi pericoli”, “perché da questa rupe benedica lui, la sua famiglia e Starleggia tutta”. Alle sue spalle, poco più in alto, il singolarissimo campanile di San Sisto, posto a diverse centinaia di metri dalla chiesetta, che si trova più avanti, nel nucleo di baite. La ragione di questa collocazione è che il suono della sua campana poteva così essere udito anche a Starleggia. Il sentiero, superata una fontanella, prosegue fino alle baite del piccolo nucleo, incorniciate dal profilo appuntito del pizzo Quadro. Da sinistra, durante l’estate, potremo udire il vociare di ragazzi che partecipano ai campi estivi organizzati dalla parrocchia di Chiavenna, che utilizza a tal fine un edificio adattato. Sul sentiero troviamo alcuni cartelli della Comunità Montana della Valchiavenna, che segnalano a destra la partenza del sentiero per il Pian dei Cavalli e del Lago Bianco (C20) ed a sinistra la direttrice, su pista sterrata, per l’alpe Morone, il bivacco ed il passo del Servizio (2 ore e 20) ed il lago del Truzzo (3 ore e 40 minuti, B21).


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Prendiamo, dunque, a sinistra, seguendo la pista sterrata che passa a sinistra di una cava e raggiunge un ponticello sul torrente che scende dalla Val Starleggia. Oltrapassato il ponticello, prosgeuiamo fino ad un cartello che segnala, sulla destra, la partenza di un sentierino per la Val Sancia ed il Bivacco Ca‘ Bianca. Cursiosamente, non è menzionata la nostra meta, ma siamo sulla strada giusta. Il sentierino si snoda fra i prati ed è contrappuntato da alcune bandierine rosso-bianco-rosse, talora disegnate su targa metallica fissata ad alcuni massi. In breve siamo alle prime baite dell’alpe Morone (m. 1860). Sullo stipite in legno di una di queste leggiamo la datazione 1793. Spostiamoci ora sulla destra e, lasciate le baite alle spalle, seguiamo i segnavia che ci portano a superare una valletta, verso destra, proseguendo in direzione del nucleo più alto di baite, chiamato Cort Sora. Non ci portiamo, però, a questo nucleo, ma cominciamo a risalire un largo dosso erboso, passando accanto ad una bella fontana con doppia vasca (segnavia boanco-rosso su targa metallica su un masso a pochi metri di distanza). Poco sopra, ecco una seconda fontana, anche questa con doppia vasca. Salendo ancora, troviamo una nuova targa bianco-rossa di un masso erratico sotto il quale è stato ricavato un baitello. Oltrepassato un secondo masso con targa bianco-rossa, giungiamo ad un bivio: mentre il sentiero, che intanto si è fatto largo e marcato, prosegue salendo a sinistra, i segnavia indirizzano ad un sentierino che lo lascia, pianeggiando, sulla destra. Ignoriamoli e proseguiamo sul sentiero principale, che passa accanto ad un casello dell’acqua e prosegue a salire con pendenza decisa, fino ad approdare all’ampi pianoro che introduce alla Val Sancia (o Valle della Sancia), dominata, sull’angolo di sinistra, dall’affilato profilo del pizzo Quadro (m. 3013), che da qui non merita certo la denominazione assegnatagli. Alla sua sinistra il cupolone un po‘ tozzo del Motto Alto (m. 2770). Proseguendo verso sinistra, vediamo una sequenza di roccioni scorbutici e corrugati: ecco la ragione della denominazione di Fil Marsc‘, cioè filo marcio. Dietro quelle rocce si snoda il sentiero che seguiremo. Intanto entriamo nel pianoro superando due paletti in legno che disegnano una porta virtuale.


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Il sentiero porta al piccolo sbarramento che cattura le acque della valle (m. 2010). Ora dobbiamo volgere a sinistra (est) e seguire la strada sterrata che costituisce la copertura del canale di gronda, un buon tratto pianeggiante, fin quasi al suo termine. Poco prima del suo termine, infatti, guardando a destra vediamo, su un masso, disegnata la classica bandierina rosso-bianco-rossa, ed in aggiunta un ometto. Traversando un breve prato, ci portiamo al masso, nei cui pressi parte un sentierino che risale il ripido versante che ci sta di fronte. Dopo pochi tornantini (attenzione all’ultimo tratto, un po‘ esposto), siamo in cima al versante, e ci ritroviamo su un filo di cresta un po‘ deprimente, perché si fa via via più ripido ed è ampiamente colonizzato da macereti. Seguendo il sentierino che comincia a risalirlo, scopriamo, però, che questo, dopo il primo tratto, lo lascia sulla destra, tagliandone il fianco. È il punto che richiede la maggiore attenzione, perchè il sentierino, come dice spesso la gente di montagna, è „ben magro“ (anche se ben marcato) e parecchio esposto sul lato destro: l’attenzione, dunque, si impone. Dopo un tratto non lungo, eccoci finalmente ad un terreno più tranquillo, un declivio per il quale si risale al filo del dosso che abbiamo lasciato. Siamo, ora, ad una sella erbosa. Alle nostre spalle (cioè a nord-est) vediamo l’arrotondata cima erbosa di quota 2170 (quella stessa che abbiamo visto davanti al naso al culmine del crinale che pensavamo di dover risalire interamente).


Sentiero

Davanti a noi, il già citato e lungo crestone chiamato Fil Marsc‘, a ridosso del quale si sviluppa l’itinerario di salita al bivacco (che già, con un po‘ d’occhio, vediamo, là in fondo, a sud-ovest). Ci raggiunge qui il sentiero di direttissima dall’alpe Bocci, un’alternativa che permette di guadagnare una quarantina di minuti rispetto a quella raccontata, ma che è molto meno panoramica. Se siamo interessati ad essa, invece di lasciare l’automobile a Starleggia, proseguiamo sulla pista che sale a San Sisto fino alla piazzola oltre la quale è vietato l’accesso ai non autorizzati. Proseguendo a piedi fino all’alpe Bocci, troviamo il cartello che segnala la partenza del sentiero per il bivacco del Servizio. Dopo un lungo tratto nel bosco di larici, il sentiero esce sotto la cima erbosa quotata 2170 metri e raggiunge infine la sella alla quale siamo rimasti. Ora il sentiero va e viene, ma la salita non è problematica. Nel primo tratto restiamo quasi a ridosso dei salti che cadono sulla Val Sancia, poi traversiamo a sinistra fino ad una fascia di rocce che superiamo risalendo un comodo corridoio traversale. I segnavia non sono abbondantissimi, ma non piantano mai veramente in asso. Proseguiamo superando altre facili roccette, mentre alla nostra sinistra si apre l’ampio scenario dei pascoli alti a monte dell’alpe del Servizio (vediamo, in particolare, più in basso, una pozza adagiata in un catino di rocce ed un laghetto, chiamato lago Bianco del Servizio).


Sentiero

Stanchezza? Nessun problema. Una sosta non è tempo perso, visto il superbo scenario che si disegna alle nostre spalle (sostanzialmente lo stesso che godremo dal bivacco, e che ci mostra gran parte delle celebri cime che sono la gloria della Valle Spluga. Sul versante delle Lepontine, a nord, ecco i gemelli Pizzi Piani, l’affilatissimo pizzo Ferrè ed il poderoso pizzo Tambò. Passando al versante retico, distinguiamo il gruppo del Suretta ed a seguire, in senso orario, l’affilato pizzo di Emet, il monte Mater, la slanciata e regolarissima piramide del pizzo Groppera ed il maestoso cupolone del pizzo Stella, ad est. E se questo non bastasse, proseguendo verso destra scorgiamo le cime del gruppo del Masino, in Val Bregaglia, con i celeberrimi pizzi Badile e Cengalo. Ed ancora, la testata della Val Schiesone, chiusa dal pizzo di Prata. Ma la bellezza dello scenario non è legata solo alle cime: dominiamo gli Andossi e Madesimo (ad un certo punto compare anche il lago di Montespluga), la Motta e la Madonna d’Europa, Fraciscio e la Val Rabbiosa, la sequenza crescente degli alpeggi di Gualdera, Bondeno ed Avero, nell’omonima valle.
Superato un grande ometto (m. 2390), proseguiamo su terreno di erbe e roccette, approdando, dopo breve discesa, alla sella di quota 2423, dove troviamo un cartello danneggiato. Possiamo, comunque, individuare le indicazioni del sentiero che percorriamo, il C21: il bivacco del Servizio è dato a 45 minuti ed il rifugio Carlo Emilio (nel bacino del Truzzo) a 2 ore e 15 minuti. Qui ci raggiunge, da sinistra (segnavia rosso-bianco-rossi: attenzione a non seguirli al ritorno!), il sentiero che sale dall’alpe del Servizio di Campodolcino. Ora pieghiamo a sinistra (sud), tagliando il fianco orientale del Motto Alto, zigzagando su terreno di sfasciumi, con pendenza media (nella prima metà di luglio si possono ancora trovare diversi nevaietti). A sud-est vediamo, in primo piano, lo slanciato profilo del pizzo Truzzo (m. 2723), che, a dispetto del nome, appare cima elegante.


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Giunti in prossimità dell’ampia depressione del passo, piegando ancora a sinistra procediamo in piano fino al bivacco del Servizio. Siamo in cammino da circa 4 ore ed abbiamo superato un dislivello in salita di 1000 metri (metro più, metro meno). L’escursione, però, non può terminare qui: ammirato di nuovo il superbo panorama sotto descritto, ci dirigiamo al vicinissimo passo del Servizio (m. 2584), salendo alle spalle del rifugio. Qui giunti, procediamo verso destra, salendo ancora di poco, fino ai 1600 metri di un pianoro chiamato Pian di Valsèn a sud-ovest del Motto Alto. Di qui possiamo dominare buona parte del bacino del Truzzo. In primo piano, davanti al nostro naso, il pizzo Quadro (m. 3013), che da qui giustifica il suo nome, con la cima, appunto, squadrata. Alla sua sinistra il pizzo Sevino (m. 3025) ed il pizzo Forato (m. 2967). In fondo alla vallata, il bacino del Truzzo (meglio, la sua parte superiore); più in alto, il lago del Fermo. I segnavia ci guidano fino alla soglia oltre la quale il sentiero comincia a scendere nella vallata. Noi, però, dobbiamo pensare al ritorno, che avviene per la medesima via di salita (con l’accortezza, riiscesi alla sella con il cartello rovinato, di non proseguire in piano, ma salire per breve tratto sul motto del crinale).



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CAMPODOLCINO-BIVACCO DEL SERVIZIO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campodolcino (Pietra)-Servizio-Alpe Servizio-Bivacco del Servizio
5h e 30 min.
1500
E

Per completezza, riferiamo anche sinteticamente della via di accesso al bivacco da Campodolcino (via più lunga ed impegnativa). Qui dobbiamo portarci alla frazione Pietra (m. 1062), attraversando il ponte sul torrente Liro, procedendo per breve tratto sulla strada verso destra (nord). Dopo una svolta a sinistra, troviamo l’indicazione della partenza della comoda mulattiera che risale il ripido versante boscoso a monte del paese, in direzione ovest. Tagliati i primi prati, entirmao nel bosco, salendo spediti con diversi tornanti, per poi uscire ai prati del Servizio (m. 1575). Rientrati nel bosco, proseguiamo sempre verso ovest, salendo decisi, uscendone di nuovo e definitivamente in prossimità delle baite dell’alpe del Servizio (m. 1923). Ora dobbiamo prestare molta attenzione ai segnavia, perché il sentiero diventa molto meno evidente. Il tracciato canonico piega a sinistra (sud-ovest), approdando alla conca del già menzionato lago Bianco del Servizio. Di qui volgiamo a destra, salendo, senza percorso obbligato, al crinale del Fil Marsc‘. I segnavia, come detto, ci portano ad intercettare il sentiero dalla Valle di Starleggia alla sella quotata 2423 metri.


Bacino del Truzzo

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GALLERIA DI IMMAGINI

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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