CARTA DEL PERCORSO - CARTA DEL PERCORSO 2 - GALLERIA DI IMMAGINI - SU YOUTUBE: RIFUGIO BERTACCHI

Lago Ghiacciato e gruppo del Suretta

Il gruppo del Suretta sorveglia il lato nord-orientale dell’alta Valle Spluga (o Val di San Giacomo, localmente detta anche, con orgoglio, val di giüst, perché in passato mai vennero qui confinati malfattori): lo vediamo, sulla destra, salendo la ss 36 dello Spluga fino a Montespluga, appena sotto il valico.
Giovanni De Simoni nel suo bel volumetto “Toponimia dell’alta valle Spluga” (CCIAA, Sondrio, 1966), ci offre le seguenti interessanti informazioni su questo gruppo, sulla breve valle e sull’alpe che si stendono ai suoi piedi:
Surèta (alp de); Surèta (Vedrècc' de); Surèta (el).
L'alpe si estende non soltanto sulla zona indicata dall'IGM ma anche sulla parte qui sopra delimitata, a sinistra dell'aval de surèta e fino al confine con l'alpe Andossi. Altra parte, comprese le principali baite, è stata sommersa nel lago artificiale. Nella parte più elevata stanno il ghiacciaio e la corona di vette del Pizzo che gli alpinisti hanno provveduto a distinguere battezzandole (da O a E) Cime Cadenti, Punta Nera, Punta Rossa, Punta Adami. Da el surèta per antonomasia, ossia dal pizzo, scende verso N NE una bella vallata - omonima - che confluisce nel Reno in prossimità de paese di Sur (ted. Sufers); non è perciò facile stabilire se questa famiglia di toponimi ha preso origine dalla vallata renana o dal versante abduano, tanto più che in antico i due versanti erano abitati dalle stesse genti. Etimologicamente, penso col Sertoli (contra Olivieri) ad una derivazione da super, però nella forma superlativa: soprana. Il Ghié spiega la valdostana valsorèi come «la vallée d'en haut», da un lat. superatam, e vi associa espressamente lo splugano Suretta e l'engadinese Suvretta. La versione Saretta (Scheuchzer, anno 1716) potrebbe tuttavia far pensare ad una derivazione da «savoretta», nome che ritroviamo negli antichi inventari di Bormio e negli Stat. bosch., pure bormimi, per indicare il Sobretta (sóbréta), usato come qualificativo di una zona di pastura sàpida, ma di enti oggi non ho trovato nè ricordo nè traccia.”
Alpe e gruppo del Suretta sono, dunque, nel segno dell’elevazione o del gusto? È lecito attribuire al loro nome entrambi i significati. Lecito ed insieme suggestivo, magari fondendoli insieme in una sorta di endiadi, pensando al gusto che si prova quando ci si porta in alto. Il comprensorio del Suretta e quello contiguo della Val Niemet regalano scorci alpestri di rara bellezza e colore. Per questo possono essere eletti per interessanti e remunerative escursioni. La più semplice e praticata è la salita al bivacco Suretta, che, alla ragguardevole quota di 2748 metri, serve le diverse ascensioni alle cime del gruppo, che già il De Simoni ricorda, cioè, da ovest ad est, le Cime Cadenti, la Punta Nera (massima elevazione del gruppo, 3027 metri, pizzo Suretta IGM), la Punta Rossa (m. 3015) e la Punta Adami (m. 2968).

 


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Punti di partenza ed arrivo

Tempo necessario

Dislivello in altezza
in m.

Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)

Alpe Suretta-Bivacco Suretta

2 h e 30 min

840

EE

SINTESI. Saliamo sulla ss 36 in direzione del passo dello Spluga. Giunti al grande lago di Montespluga, ne percorriamo il lato destro, prestando atenzione ad una pista sterrata che se ne stacca sulla destra. la imbocchiamo e la seguiamo: superato su un ponte il torrente Suretta, siamo ad uno slargo (m. 1910) dove parcheggiamo, nei pressi dell'alpe Suretta. Seguendo le indicazioni di un cartello (percorso C14) cominciamo a salire su balze erbose verso nord-est. Superati due ripiani e due corsi d'acqua da destra a sinistra, cominciamo a risalire un ripido versante, sempre in direzione nord-est, fino all'imbocco di un impressionante canalone, di cui il sentiero taglia il fianco sinistro (alcuni ratti esposti sono serviti da corde fisse). Superata una fascia di blocchi, approdiamo infine alla sella di quota 2520 (grande ometto). Senza attraversare il torrente che corre a pochi passi alla nostra destra, ed ignorando segnavia e segnalazione per il passo di Suretta, proseguiamo alla sua sinistra (direzione est-nord-est), ignorando le indicazioni alla nostra destra per il passo di Suretta, allontanandoci gradualmente dal torrente e rimontando un ampio cordone morenico. Raggiunto il filo del cordone, cominciamo a risalirlo in direzione nord, su sentiero ben marcato e non troppo faticoso. Giunti alla sommità della morena, ci portiamo ad un nevaio che costituisce il lembo occidentale della vedretta del Suretta e lo attraversiamo quasi in piano. La traversata ci porta proprio ai piedi della collina del bivacco: ne attacchiamo il versante e raggiungiamo un ripiano, oltre il quale il sentiero propone l’ultimo strappo che ci porta alla sua sommità, dove, accanto ad un grande ometto, troviamo il bivacco Suretta (m. 2748).


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Punto di partenza dell’escursione è lo sbocco del torrente Suretta (località Alpe Suretta), che confluisce nel grande lago di Montespluga. Lo raggiungiamo salendo, appunto, lungo la ss 36 dello Spluga: superata Campodolcino, prendiamo subito la direttrice per Madesimo (lasciando alla nostra sinistra la strada per Isola). La strada affronta i celebri ed impressionanti tornanti scavati nella roccia, prima di raggiungere Pianazzo. Usciti dal paese, al primo tornante dx ignoriamo la deviazione a sinistra per Isola, poi al primo sx ignoriamo la galleria che se ne stacca, sulla destra, e porta a Madesimo. Proseguiamo, dunque, diritti e, dopo un lungo traverso e qualche galleria giungiamo in vista del poderoso muraglione dello sbarramento, sul quale sta scritta a caratteri cubitali la data di costruzione, il 1931 (MCMXXXI). Percorriamo, dunque, il suo lato orientale, imboccando il viadotto. Noteremo facilmente una pista sterrata che si stacca sulla destra dalla strada statale, e corre, per buon tratto, in parallelo ad essa. La imbocchiamo e, scavalcato su un ponticello il torrente Suretta, siamo ad uno slargo dove è possibile parcheggiare l’automobile (m. 1910 circa).
Sul limite basso dei prati sovrastanti vediamo, poi, il cartello della Comunità Montana Val Chiavenna (percorso C14) che indica la partenza del largo sentiero per il bivacco. Imbocchiamo il sentiero, ben marcato, che sale con diverse serpentine (poco a sinistra del torrente) ad una prima piana, superando il recinto dell’alpe Suretta (filo). Un breve strappo ci porta ad una seconda più ampia piana, dalla quale si apre il verde circo di quella che la carta IGM chiama Val Suretta. Qui, prestando un po’ di attenzione ai segnavia (bianco-rossi e rosso-bianco-rossi) superiamo, da destra a sinistra, due rami del torrente Suretta (che, in alto, propria sopra la nostra testa, regala il bello spettacolo delle cascate), e procediamo in direzione di una ripida china erbosa che ci sta proprio davanti. Attaccato il versante, il sentiero lo risale per un tratto, sempre zigzagando; poi si dirige a sinistra, portandosi ad una seconda ampia e ripida china, sulla quale continua a guadagnare quota. Si alternando rapide serpentine a traversi verso sinistra. In alcuni punti piccoli smottamenti impongono un po’ di attenzione. Passiamo, così, sotto alcune rocce levigate, spostandoci a sinistra rispetto al ripido salto roccioso della cascata. Poi il sentiero volge a destra, e si avvicina proprio a questo salto.
Inizia, così, il tratto più impegnativo della salita. Il sentiero è particolarmente ripido e con fatica superiamo un breve smottamento ed alcune roccette affioranti che ci impongono di aiutarci con le mai. Poi siamo ad un tratto esposto: alla nostra destra si apre un impressionante e verticale canalone roccioso (consiglio: evitiamo di guardare in basso) e le corde fisse non sono affatto superflue per passare in sicurezza. Oltrepassato il tratto esposto, un ultimo strappo ci porta alle soglie dell’ampia sella dalla quale precipita, alla nostra destra, la cascata del Suretta. Dobbiamo superare una prima fascia di massi, prima di guadagnare la sella (m. 2520), sulla quale è posto un grande ometto. La meritata sosta ci permette di godere del panorama che da qui si apre: davanti a noi, verso ovest, la sella del passo di Suretta (m. 2580), alla cui destra vediamo, in primo piano, la punta Levis (m. 2690). Proseguendo in questo giro di orizzonte in senso orario, vediamo, sul lato opposto del torrente Suretta, un piccolo laghetto in parte gelato anche a stagione inoltrata. Alle sue spalle, sul fondo, il caratteristico corno del monte Legnone, sul limite occidentale della lontana catena orobica. Seguono alcune cime della val Garzelli, laterale della Val Bodengo (punta Anna Maria, pizzo Ledù). Ecco, poi, le cime del versante occidentale della Valle Spluga, fra le quali spiccano la punta del pizzo Quadro (m. 3013), quelle più marcate dei vicini pizzi Piani (m. 3158) e pizzo Ferrè (m. 3103) e la poderosa mole del pizzo Tambò (m. 3114), sull’angolo nord-occidentale della Valle Spluga.
I segnavia dettano l’ulteriore percorso: senza attraversare il torrente che corre a pochi passi da noi, ed ignorando segnavia e segnalazione per il passo di Suretta, proseguiamo alla sua sinistra, allontanandoci gradualmente dal torrente e rimontando un ampio cordone morenico. Raggiunto il filo del cordone, cominciamo a risalirlo, su sentiero ben marcato e non troppo faticoso. Per un buon tratto non abbiamo idea di cosa dello scenario che si nasconde a nord, diritto davanti a noi; poi, raggiunta la sommità dell’ampio cordone, si apre uno splendido quadro di alta montagna, un mare disseminato da materiale morenico e parzialmente coperto dalla vedretta del Suretta. Sovrasta il tutto l’ampio circo delle cime e dei versanti del gruppo del Suretta, tormentati e ricchi di sfumature di colore, dal color ruggine al bianco, dal grigio pallido a quello cupo. Vediamo, in cima ad una marcata collina morenica, leggermente a sinistra, lo scatolone rosso del bivacco. Seguendo i segnavia ci portiamo ad un nevaio che costituisce il lembo occidentale della vedretta del Suretta e lo attraversiamo quasi in piano, ma pur sempre con la dovuta attenzione. La traversata ci porta proprio ai piedi della collina del bivacco: ne attacchiamo il versante e raggiungiamo un ripiano, oltre il quale il sentiero propone l’ultimo strappo che ci porta alla sua sommità, dove, accanto ad un grande ometto, troviamo il bivacco Suretta (m. 2748). Lo abbiamo raggiunto in circa due ore e mezza di cammino, superando un dislivello approssimativo in salita di 840 metri.
Alle sue spalle, a nord, le cime del gruppo del Suretta (da sinistra, le Cime Cadenti, la Punta Nera, la Punta Rossa, la più facile da riconoscere per il suo profilo svelto e regolare, e la Punta Adami). Procedendo in senso orario, l’ampio crinale scende al pizzo Ursareigls (o Orsareigls, o Ursaregls, m. 2845), alla cui destra si apre l’ampia sella del passo Suretta, bella finestra dietro la quale si pavoneggia il pizzo di Emet (o Timùn, m. 3208). Guardando a sud vediamo, quasi sovrapposte, le cime del monte Mater (m. 3023), del pizzo Stella (m. 3163), di cui occhieggia appena la punta, e del monte Groppiera (m. 2948), che sovrasta Medesimo. Sul fondo, da sud ad ovest, ecco lo scenario che abbiamo già descritto dalla sella della cascata: monte Legnone, cime della val Garzelli, pizzi Quadro, Piani, Ferrè e Tambò. A destra del pizzo Tambò si apre anche una breve finestra sulle alpi svizzere.

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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bivacco Suretta-Rif. Bertacchi
(trekking Valle Spluga)
3 h
260
EE
SINTESI. Dal bivacco Suretta ridiscendiamo ai piedi della collina morenica, fino al lembo della vedretta del Suretta. Lasciamo ora il percorso della salita e prendiamo a sinistra, traversando la vedretta verso est, fino ad un isolotto roccioso. Prendiamo ora a destra e portiamoci alla sua gobba sommitale, per poi scendere verso sud-est lungo il declivio di sfasciumi, fino al torrente Suretta. Lo seguiamo per un tratto, poi lo attraversiamo raggiungendo di nuovo la vedretta a tagliandole nel punto in cui la traversata è più breve e meno esposta al salto ripido che descrive scendendo all’ampia conca che sta alla nostra destra. La traversata, in leggera salita, è breve, ma comunque richiede attenzione ed i ramponi con neve gelata. A questo punto una breve ultima salita ci porta ai 2580 metri del passo di Suretta, che si apre sul fianco occidentale della svizzera Val Niemet. I segnavia ci invitano a piegare a destra, salendo una china di sfasciumi, che ci porta ad affacciarci sul ripiano del lago Ghiacciato, cui scendiamo su sentiero molto ripido ed esposto, servito da corde fisse. Seguendo i segnavia procediamo un po' alti sopra la riva occidentale del lago, fino all'ampia sella del passo di lago Nero. Ignorata la deviazione a destra che scende al lago Nero, procediamo in direzione del largo crinale della cima settentrionale del pizzo Spadolazzo (direzione sud), che raggiungiamo senza difficoltà (m. 2720). Il sentiero resta poco sotto la cima; ridiscesi al sentiero, procediamo seguendolo sulla crestina fino alla cima meridionale del pizzo Spadolazzo (m. 2722, croce di vetta). La traccia che scende dal pizzo (attenzione ai segnavia) segue ancora per un tratto la cresta, poi, piegando a sinistra (dir. est), scende il ripido versante di sfasciumi che occupa il suo versante orientale (attenzione a seguire segnavia ed ometti). Dopo una lunga discesa, che richiede attenzione, il sentiero approda ad un versante più tranquillo e, tagliato un ripiano di sfasciumi, piega leggermente a destra (dir. sud-est) e si infila in una serie di corridoi chiusi da roccette arrotondate. Alla fine ci affacciamo ad un ripido versante erboso, che viene tagliato in diagonale, sempre verso destra (dir. sud). Siamo così ad un corridoio che ci porta al laghetto dello Spadolazzo. Piegando a sinistra, ci portiamo su un comodo sentiero che, tagliata una fascia di rocce arrotondate e di pascoli disseminate di pozze, confluisce nel sentiero principale che dal passo di Emet scende al rifugio Bertacchi. Percorrendolo verso destra, in breve giungiamo in vista della grande conca del lago di Emet. Contornandola sulla destra, alla fine ci troviamo al rifugio Bertacchi (m. 2196).

Vediamo, ora, qualche ipotesi per proseguire e concludere l’escursione. La più semplice è tornare all’automobile per la medesima via di partenza. Se abbiamo però tempo ed energie ulteriori da spendere, possiamo approfittarne per effettuare una splendida traversata al rifugio Bertacchi, al quale possiamo pernottare (o dal quale possiamo proseguire tornando all’automobile in una sola giornata). Vediamo come procedere. La traversata può avvenire per due vie: la via alta, che segue il crinale del pizzo Spadolazzo e coincide con una delle tappe del Trekking della Valle Spluga, oppure la via bassa, che taglia il fianco alto della Val Niemet, toccando una sequenza di splendidi laghetti alpini.

In entrambi i casi dobbiamo portarci dal bivacco al passo di Suretta, e per farlo dobbiamo attraversare, con la dovuta cautela, la vedretta del Suretta (per buona parte non ripida, ma, al mattino, gelata: i ramponi offrono la necessaria sicurezza). Ridiscendiamo, dunque, dalla collina morenica del bivacco al bordo della vedretta. Ci si offrono due possibilità. La più lunga è quella di tornare alla terrazza della cascata e proseguire, verso sinistra, seguendo i segnavia per il passo, che ci fanno attraversare il fondo dell’ampia conca ai suoi piedi ed il ripido versante che adduce ad esso. Più breve è la traversata alta della vedretta: lasciamo a destra la traccia che abbiamo prodotto sulla vedretta salendo e traversiamo verso est, fino ad un isolotto roccioso. Qui lasciamo la vedretta che lo aggira sulla sinistra e portiamoci alla sommità di questa gobba, per poi scendere una ripida ma non difficile china, fino a raggiungere un ramo del torrente Suretta.


Lago Ghiacciato

Lo seguiamo per un tratto, poi lo attraversiamo raggiungendo di nuovo la vedretta a tagliandole nel punto in cui la traversata è più breve e meno esposta al salto ripido che descrive scendendo all’ampia conca che sta alla nostra destra. La traversata, in leggera salita, è breve, ma comunque richiede attenzione ed i ramponi con neve gelata. A questo punto una breve ultima salita ci porta ai 2580 metri del passo di Suretta, che si apre sul fianco occidentale della svizzera Val Niemet (per la precisione,d ella laterale Val Ursareigls o Orsareigls). Troviamo, infatti, al centro della piana del passo un grande ometto ed un cippo di confine collocato nel 1930.
Ora, però, i due itinerari di traversata si separano. Partiamo dalla descrizione della traversata alta. Si tratta del percorso del quinto giorno del Trekking della Valle Spluga (segnavia bianco-rossi e bolli gialli), che richiede esperienza escursionistica e buone condizioni di terreno (assenza di neve/ghiaccio e rocce asciutte). I segnavia ci invitano a piegare a destra, salendo una china di sfasciumi. Al termine della salita, si ai nostri occhi uno scenario difficile da dimenticare: in un ripiano poco più in basso, ad est, ecco lo stupendo lago Ghiacciato (m. 2508), cui fa da cornice il lontano pizzo di Emet (o Timùn, m. 3208).


Lago Ghiacciato

È proprio il caso di scomodare il termine inglese “serendipity”, che designa la sorpresa di chi trova qualcosa di prezioso ed inatteso, mentre sta cercando altro. Davvero, si resta fermi, a guardare, nel silenzio. Procedendo nella traversata, ecco che, per una sorta di contrappasso, ad una sorpresa piacevole ne segue una decisamente spiacevole: i segnavia ci portano sul ciglio di un salto quasi verticale, che il sentiero, quasi intagliato fra roccette e qualche lista erbosa, incredibilmente discende, con qualche tornante. L’intero tratto è servito da corde fisse, ma qui davvero conviene riporre le racchette e por mano, se li abbiamo, a cordino e moschettone per scendere in sicurezza.
Toccato il piede del salto, procediamo traversando poco alti rispetto alla riva occidentale del lago, tagliando una noiosa fascia di massi. Raggiungiamo, così,  l’ampia sella del passo di Lago Nero. Il passo ha questo nome perché, in teoria, da esso si può scendere, sul versante italiano (alla nostra destra) al lago Nero dello Spadolazzo, nascosto in un bel terrazzo sul versante meridionale della Val Suretta. In teoria: in pratica si tratta di affrontare un versante erboso molto ripido ed infido. Noi, invece, procediamo diritti, puntando alla cima che si eleva proprio davanti a noi, un cono dal vertice arrotondato. Si tratta della cima settentrionale del pizzo Spadolazzo. Il sentiero ne risale il fianco settentrionale. All’inizio si vede appena, e sono i segnavia a dettare il percorso. Poi diventa più marcato, e si snoda in un mare di sassi mobili, agevolando la salita, anche se nella sua parte terminale diventa piuttosto ripido. Il sentiero passa pochi metri sotto la cima (m. 2720), che rimane alla nostra sinistra, con il suo grande ometto che la sovrasta. Vale la pena di spendere qualche minuto in più per salire a visitarla, anche se il panorama che propone lo ritroveremo una volta giunti alla più frequentata e nota cima meridionale del pizzo Spadolazzo.


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Ridiscesi al sentiero, effettuiamo una breve traversata, che ci porta ad una crestina esposta (attenzione!), la quale, con breve saliscendi, conduce alla grande croce posta sulla cima meridionale del pizzo Spadolazzo (m. 2722).
Il pizzo Spadolazzo (detto localmente mut spadulàz, da spàtula, spalla), pur non essendo fra le più alte cime della Valle Spluga, è una delle più conosciute, per diversi motivi. Innanzitutto è il monte di Madesimo: il suo massiccio profilo chiude, infatti, l’ampia piana del paese, verso nord, a destra dei verdi ed ondulati Andossi. In secondo luogo, per la sua posizione, rappresenta un ottimo belvedere sulla cerchia di tutte le più alte e famose cime della zona. Infine rappresenta la più classica meta escursionistica di chi si fermi al rifugio Bertacchi con l’intento di effettuare una camminata di un certo impegno, tornando in giornata al rifugio stesso o a Madesimo.


Lago di Montespluga

Bellissimo il panorama. L’intera corona delle cime della Valle Spluga si squaderna di fronte al nostro sguardo. Partiamo da sud-ovest, descrivendo un arco in senso orario. Aprono la carrellata i pizzi Sevino (m. 3025) e Quadro (m. 3013), sulla testata della Valle del Drogo. Seguono il pizzo della Sancia (m. 2861) e la cima di Barna (m. 2862). Ed ancora, ad ovest, i pizzi Piani (m. 3148 e 3158) ed il pizzo Ferrè (el farée, m. 3103), la cima di Val Loga (m. 3004) ed pizzo Tambò (el tambò, m. 3274). A nord, in primo piano, il gruppo del Suretta (el surèta, m. 3027), ed alla sua destra i già citati pizzi Ursaregls (m. 2835) e Veneroccal (m. 2763). Sul fondo della Val Niemet si apre una bella finestra sulle alpi svizzere. Poi, sul fianco orientale della medesima valle, l’arrotondato piz Palü (m. 3172) ed il già menzionato pizzo di Emet, o Timùn (m. 3208). A sud, sul fondo, uno scorcio delle cime della Val Bodengo. Molto bello è anche in colpo d’occhio, in basso, sulla conca di Madesimo e, ad ovest, sul bacino artificiale di Montespluga.
La grande croce di vetta è stata posta nel 1963, per commemorare il centenario dalla fondazione del CAI. Una targa reca scritto: “Gli alpinisti di Madesimo insieme a quelli dell’intera Valchiavenna celebrandosi il secolo del Club Alpini Italiano hanno eretto questa croce sulla vetta dello Spadolazzo simbolo di fede delle genti affratellate negli ideali dello spirito. 18 agosto 1963”.


Val Niemet

La discesa dal pizzo segue ancora per un tratto la cresta, poi, piegando a sinistra, scende il ripido versante di sfasciumi che occupa il suo versante orientale (attenzione a seguire segnavia ed ometti). Dopo una lunga discesa, che richiede attenzione, il sentiero approda ad un versante più tranquillo e, tagliato un ripiano di sfasciumi, piega leggermente a destra e si infila in una serie di corridoi chiusi da roccette arrotondate. Alla fine ci affacciamo ad un ripido versante erboso, che viene tagliato in diagonale, sempre verso destra. Alla fine della discesa ci troviamo poco distanti dalla riva settentrionale  del laghetto di Spadolazzo. Piegando a sinistra, ci portiamo su un comodo sentiero che, tagliata una fascia di rocce arrotondate e di pascoli disseminate di pozze, confluisce nel sentiero principale che dal passo di Emet scende al rifugio Bertacchi. Percorrendolo verso destra, in breve giungiamo in vista della grande conca del lago di Emet. Contornandola sulla destra, alla fine ci troviamo al rifugio Bertacchi (m. 2196). È doveroso sottolineare che questa opzione richiede esperienza escursionistica, oltre che terreno favorevole (niente neve e ghiaccio, ma anche le rocce bagnate sono insidiose).

 

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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bivacco Suretta-Rif. Bertacchi
(traversata dei laghi)
3 h
260
EE
SINTESI. Scesi dal bivacco Suretta al passo di Suretta (cfr. sopra), ignoriamo i segnavia del Trekking della Valle Spluga e procediamo scendendo un ampio canalone verso est, fino a vedere alla nostra destra il lago Ghiacciato. Pieghiamo a destra e ne seguiamo la sua riva orientale, per poi piegare a sinistra e scendere lungo un corridoio che lasciamo ben presto salendo a destra sul filo di un dosso che si affaccia ad un marcato vallone con nevaio. Scendendo ancora un po' troviamo il punto in cui una traccia lo attraversa e sale sul lato opposto ad una pianetta con un grande ometto. Seguendo le indicazioni per il Bertacchi procediamo diritti, pieghiamo leggermente a sinistra e scendiamo ad un primo laghetto, passiamo alla sua destra e saliamo verso sud ad un secondo laghetto, passando alla sua sinistra. Risaliamo un corridoio erboso, passiamo a destra di una pozza e ci affacciamo ad ala conca di un terzo laghetto. Passiamo alla sua destra, saliamo fra sfasciumi ed alla fine ci immettiamo in un corridoio nel quale intercettiamo i segnavia che dettano la discesa dal pizzo Spadolazzo al rifugio Bertacchi. Alla fine ci affacciamo ad un ripido versante erboso, che viene tagliato in diagonale, sempre verso destra (dir. sud). Siamo così ad un corridoio che ci porta al laghetto dello Spadolazzo. Piegando a sinistra, ci portiamo su un comodo sentiero che, tagliata una fascia di rocce arrotondate e di pascoli disseminate di pozze, confluisce nel sentiero principale che dal passo di Emet scende al rifugio Bertacchi. Percorrendolo verso destra, in breve giungiamo in vista della grande conca del lago di Emet. Contornandola sulla destra, alla fine ci troviamo al rifugio Bertacchi (m. 2196).

Vediamo, ora, come giungere fin qui con la traversata bassa, che potremmo chiamare traversata dei laghi, perché tocca diversi splendidi specchi d’acqua nel territorio elvetico dell’alta Val Niemet. Torniamo, dunque, al passo di Suretta; ora, invece di tagliare a destra, seguendo i segnavia, procediamo diritti, in territorio elvetico, scendendo il largo canalone che si affaccia sulla Val Niemet (più precisamente, sulla sua laterale Val Ursareigls o Orsareigls). Anche in questo caso si apre, improvvisa e bellissima, la visione del lago Ghiacciato. Ci portiamo, ora, alla sua riva orientale (quella rivolta a valle) e la contorniamo con un po’ di pazienza (il lago è di dimensioni ragguardevoli, ed ha una curiosa forma di C quasi richiusa ad O intorno ad un quasi-isolotto roccioso). Lasciato alle spalle il lago, pieghiamo leggermente a sinistra e scendiamo per un tratto un largo corridoio, che diventa un canalone e confluisce, più in basso, nella Val Ursareigls. Noi, però, lo lasciamo quasi subito per piegare a destra, guadagnare il filo di un dosso e scendere nell’ampio vallone con nevaio che si apre alla nostra destra. Non  scendiamo subito, ma ci abbassiamo al punto in cui è più facile la traversata. Sul lato opposto vediamo una traccia di sentiero che risale in diagonale il versante (troviamo anche un segmento blu su un masso nel punto in cui il sentierino parte).


Laghetto in Val Niemet  

Raggiunta la sommità del versante, troviamo altri due ometti che ci guidano ad una pianetta, al cui ingresso è collocato un grande ometto, nel quale è innestata un’asta. Su questa leggiamo due indicazioni: proseguendo diritti ci si dirige al “Bertacchi”, mentre piegando a destra si sale allo “Spadolazzo”. Procediamo, dunque, diritti, piegando poi leggermente a sinistra ed iniziando una moderata discesa (ometto a punta di lancia), che ci porta ad un primo laghetto, il punto più basso della traversata. Qui pieghiamo a destra, contorniamo la sua riva occidentale (quella rivolta a monte) ed attraversiamo il torrentello che lo alimenta. Poco più avanti, dopo una modesta salita, ci affacciamo ad un secondo laghetto, di cui contorniamo la sponda orientale, fino a giungere nel punto in cui vi confluisce il torrentello che lo alimenta. Questo scende dalla nostra destra: una breve deviazione dal percorso ci permette di salire a scovare un terzo laghetto (in parte ghiacciato anche a stagione avanzata).


Laghetto in Val Niemet

Torniamo sui nostri passi e, lasciato alle spalle il secondo laghetto, cominciamo a risalire un largo corridoio in gran parte erboso, in direzione di un grande masso a forma di corno. Passiamo, così, a destra di un quarto laghetto, più piccolo dei precedenti (poco più di una pozza), prima di affacciarci all’ampia conca che ospita il quinto lago, il più grande. Passiamo alla sua destra e continuiamo nella graduale salita, piegando leggermente a destra e tagliando una noiosa fascia di sfasciumi. Ora dobbiamo prestare attenzione: al termine del corridoio vedremo i segnavia del percorso che sale al pizzo Spadolazzo. Seguendoli verso sinistra, cominciamo la discesa al rifugio Bertacchi, che avviene come sopra descritto.

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Alpe Suretta-Biv. Suretta-Rif- Bertacchi-Alpe Suretta (trekking Valle Spluga)
7 h
1150
EE

Vediamo, infine, come tornare all’automobile dal rifugio Bertacchi. Poco prima del rifugio (per chi scende dal passo di Emet) si trova un bivio, segnalato da cartelli: il sentiero che prende a destra porta a Montespluga in un’ora e mezza. Imbocchiamo, dunque, questo largo sentiero, che passa a sinistra di una caratteristica casa rosa, prima di affacciarsi all’ampio e ripido versante che scende a sud del pizzo Spadolazzo fino al fondo della Val Scalcoggia. Si tratta di un sentiero sempre largo, che attraversa però qualche tratto esposto. Proprio all’inizio, infatti, troviamo una targa che commemora Mauro, escursionista che qui perse la vita il 2 giugno del 1985. Iniziamo, dunque, la traversata, che ci porta al tratto più esposto, interamente servito da corde fisse (anche se la sede, larga e piana, è ampiamente rassicurante). Seguono alcuni saliscendi che ci portano, alla fine della traversata, sul limite settentrionale degli Andossi, dopo essere passati sotto il poderoso muraglione di una cava. Qui troviamo due cartelli; il primo indica che proveniamo dal lago di Emet, il secondo segnala un sentierino che parte alla nostra sinistra e scende all’alpe Macolini di Medesimo. Noi proseguiamo diritti e ci immettiamo su una pista sterrata che sale alla cava, alla nostra destra. Dobbiamo, ora procedere in discesa, tagliando la strada in più punti grazie a comodi sentieri che se ne staccano, consentendo una discesa più diretta. Ci ritroviamo, alla fine, sulla ss. 36 dello Spluga, nei pressi di alcune abitazioni. Dobbiamo, ora, prendere a destra e percorrere la statale per un buon tratto, fino al punto in cui se ne stacca, sulla destra, la pista che ci riporta all’automobile, in località alpe Suretta.


Lago di Emet

Un po’ di conti. Questo splendido anello escursionistico è piuttosto lungo, e richiede complessivamente 7/8 ore di cammino, sia che si opti per la traversata alta, sia che si percorra quella bassa dei laghi. Analoghi sono anche i dislivelli: in entrambi i casi possiamo calcolarli approssimativamente in 1150 metri.

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Laghetto in Val Niemet



Lago di Emet

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

GALLERIA DI IMMAGINI

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