
Negli
ultimi anni diverse amministrazioni comunali hanno promosso o favorito
la creazione di punti di appoggio sul versante orobico valtellinese,
pensati anche per servire quella Gran Via delle Orobie che, nonostante
il fascino di una traversata alta nei pressi dell’intero crinale
orobico, da Delebio all’Aprica, è poco battuta dagli escursionisti,
proprio per la scarsità di strutture di ricovero.
Fra queste nuove strutture rientra, da un paio di anni a questa parte,
il bivacco Alpe Piazza (da non confondere con l’omonimo rifugio
in Valle del Bitto di Albaredo - val del bit de albarée), in territorio del Comune di Rogolo,
sul bellissimo crinale che, scendendo dal pizzo dei Galli (m. 2217),
separa il versante orobico sopra Morbegno, Cosio e Rògolo dalla
Val Lésina, la più occidentale fra le valli orobiche.
Il bivacco è posto a quota 1844, sul Sentiero Andrea Paniga,
sezione occidentale della Gran Via delle Orobie, e precisamente, per
chi lo percorra da ovest ad est, sul tratto che, uscendo dalla Val Lesina,
si affaccia al versante occidentale della Val Gerola, in corrispondenza
dell’alpe Piazza, splendido terrazzo panoramico sulla Val Lesina
(a sud-ovest) e sul gruppo del Masino-Bregaglia (a nord).
Per
raggiungerlo, dobbiamo imboccare, a Morbegno, la ex ss. 405, ora strada provinciale, della Val Gerola
(per farlo, seguiamo le indicazioni per la Val Gerola che si trovano
in corrispondenza del primo semaforo – per chi viene da Milano
– posto all’ingresso di Morbegno: qui si deve lasciare la
ss. 38 della Stelvio, prendendo a destra). Dopo un primo lungo tratto
verso ovest, incontriamo il primo tornante sinistrorso, in corrispondenza
del quale si stacca dalla ex ss. 405, ora strada provinciale,, sulla destra, la stradina per la
località Lago di Dossa. Poco oltre, troviamo una seconda deviazione,
sempre a destra, per Piantina e la Tagliata, presso la località
Canleggia (è vietato l'accesso ai veicoli non autorizzati: informarsi presso il comune di Cosio per l'eventuale acquisto del permesso di transito giornaliero)..
Imbocchiamola e proseguiamo, in direzione ovest, cioè verso il
solco scavato sul versante orobico dal Rio Cosio, che scende fino all’omonimo
paese del fondovalle. Oltrepassata Piantina, dove troviamo anche una
piccola chiesetta, la strada ci porta sul largo doso compreso fra il
Rio Cosio, ad est, ed il Rio di Piagno, ad ovest, e comincia a guadagnare
quota con alcuni tornanti, fino a raggiungere la località dei
Bagni dell’Orso, a 1207 metri (questa denominazione ricorda che
i boschi della zona, come quelli della vicina Val Lesina, ospitavano,
un tempo, numerosi orsi).
Lasciata l'automobile al cartello di diveto di transito ai mezzi non
autorizzati, cominciamo a salire, a piedi, lungo la sterrata che percorre
l’alpe Tagliata (si tratta di un sistema di quattro alpeggi disposti
ad una quota compresa fra i 1200 ed i 1600 metri circa). Raggiungiamo,
così, la casera dell’alpe Tagliata (m. 1573). Qui parte
il sentiero che, salendo in direzione ovest-nord-ovest (destra), verso
il crinale che separa la bassa Valtellina dalla Val Lesina, porta all’alpe
Piazza (m. 1844).
Raggiunti, dopo circa un’ora e mezza di cammino (il dislivello
superato è di 620 metri circa), i prati dell’alpe, individuiamo
subito il lungo edificio nella parte centrale del quale è stato
ricavato il piccolo bivacco (m 3 x m 3), sempre aperto e quindi disponibile
per chi si trovasse ad essere sorpreso da cattive condizioni meteorologiche
oppure scegliesse l’alpe come punto di pernottamento percorrendo
il Sentiero Andrea Paniga. Nei pressi dell’edificio troviamo una
pozza ed una fontana, che consente l’approvvigionamento di acqua.
Il panorama, a nord-ovest, è dominato dalla testata della Val
Lesina; a nord, invece, possiamo godere di un bello scorcio sul pizzo
dei Galli (m. 2217).
Esiste una secondo, più lungo ma anche più interessante
itinerario per raggiungere il bivacco, chiudendo poi un elegante anello
escursionistico, che ci permette di entrare in Val Lesina e di uscirne
per l’alpe Piazza. Torniamo, dunque, allo svincolo, a destra,
sulla ex ss. 405, ora strada provinciale, della Val Gerola (indicazioni per Piantina e la Tagliata).
Dopo qualche chilometro, giungiamo ad un bivio e lasciamo a sinistra
la strada (chiusa al traffico) per l’alpe Tagliata, seguendo le
indicazioni per Erdona (o Ardona, con derivazione dall’etimo etrusco “hart”, “fertile”, oppure dall’aggettivo latino “aridus”, di significato opposto – “arido”, appunto -).
Lasciata l'automobile
in una piazzola che funge da parcheggio, poco sopra i 1200 metri, proseguiamo
sulla strada o su un sentiero che, poco sopra, attraversa i prati bassi
della Masonaccia (m. 1160). Oltrepassate le ultime case, seguiamo la
strada (tracciato militare che risale alla prima guerra mondiale) che
scende verso ovest. Quando inizia una serie di tornanti, prestiamo attenzione:
poco oltre i prati di Avèert, intorno a quota 880, ad un tornante
destrorso, dalla strada si stacca a sinistra un sentiero evidente, il
Sentée del Munt, che taglia il fianco destro (orientale) della
bassa Val Lesina. Percorrendolo, possiamo ammirare, a sud ovest, la
mole massiccia del monte Legnone. Il sentiero, infine, si congiunge
alla bella mulattiera che sale da Andalo (termine che deriva da una voce preariana che significa “frana”) in Val Lesina, in corrispondenza
delle poche case di Ravolido (m. 883). Bisogna fare attenzione, però,
a non seguire una deviazione che si stacca a destra dal sentiero.
Da Ravolido imbocchiamo il largo sentiero che taglia, pianeggiante,
il fianco destro idrografico della valle: la sua esposizione su impressionanti
dirupi è neutralizzata dalla larghezza e dai corrimano che lo
proteggono. Si
tratta del sentiero che, raccontano, fu teatro di un epico scontro fra
un orso ed un toro, che si trovarono faccia a faccia, o meglio, muso
a muso: si dice che l’orso si avventò sul toro, ma questi,
con abile mossa, schivò il colpo ed incornò il ventre
dell’orso, inchiodandolo così alla roccia del monte. L’orso
morì, ma anche il toro seguì la sua sorte, perché,
per essere sicuro che l’orso non potesse riaversi e liberarsi
dalle sue corna, rimase immobile, fino alla morte.
Alla fine raggiungiamo il ponte di Stavello (o ponte delle guardie),
ad 889 metri, che ci permette di portarci sul lato sinistro idrografico
della valle, superando il torrente Lesina. Entriamo, ora, nel ramo orientale
dei due in cui la valle si divide e proseguiamo sul sentiero ben tracciato,
ignorando due deviazioni a destra, la prima per il Dosso e la seconda
per l’alpe Stavello. Dopo diversi tornanti, in un fresco bosco
di alti abeti, un ultimo tratto ci porta alla casera di Mezzana (m.
1430), nell’alpe omonima, che viene ancora caricata.
Per i nemici delle automobili questi luoghi sono un’oasi rara:
qui incontreremo, al più, qualche moto autorizzata che serve
le poche baite e casere. Dalla casera ci si può inoltrare nel
ramo orientale della valle, fino alla baita del Sugherone (m. 1826),
per poi salire, guidati però da chi conosce i luoghi, al pizzo
Alto (m. 2512).
Scendiamo, invece, al torrente e superiamolo su un ponticello. Troveremo,
sul lato opposto, un sentierino segnalato, che entra nel bosco in direzione
nord-est, superando la selvaggia Val Tremina. Siamo ora sulla Gran Via
delle Orobie: il sentierino, in diversi punti poco visibile, taglia,
salendo, il ripido fianco orientale della valle, una zona denominata
Stabina. Le segnalazioni e qualche corda fissa ci aiutano a non perderlo
ed a percorrerlo in sicurezza. Gli interventi di manutenzione, in alcuni
punti, si rivelano particolarmente preziosi. In diversi punti le soste
per recuperare energie permettono un buon colpo d’occhio sulla
val Lesina.
Poco oltre la metà del percorso, usciamo dal bosco per superare
la valletta della Pescia, selvaggia e torrida nelle assolate giornata
estive. La visuale sul ramo orientale della valle comincia a farsi più
ampia. Sul lato sinistro della testata si individua il monte Rotondo (m. 2496), al quale si sale facilmente dalla val di Pai (Val Gerola).
Superato un secondo aspro valloncello, raggiungiamo, finalmente, luoghi
più tranquilli, la parte bassa dei prati del dosso Paglieron
(Paierùn, in dialetto), dove si trova, a 1633 metri, una baita
solitaria. Siamo sul versante di Val Lesina dell’alpe Piazza.
Alle spalle della baita, un sentiero ben visibile risale, con alcuni
tornanti, il dosso, fino al crinale, dove si trovano cartelli della
Gran Via delle Orobie. Siamo sul crinale fra Val Lesina e Valtellina,
all’alpe Piazza: una piccola deviazione a destra ci porta ad una
bella conca, dove si trova una casera ed il bivacco Alpe Piazza.
Non
ci resta, ora, che scendere, seguendo le indicazioni, verso l’alpe
Tagliata, che ben presto appare sotto di noi. Scesi all’alpe,
imbocchiamo una strada che prosegue la discesa verso sinistra, con qualche
tornante (indicazione per Erdona), e che ci riporta alla Masonaccia,
dalla quale possiamo tornare al parcheggio dell’automobile (se,
invece, scendessimo sulla destra, raggiungeremmo a 1207 metri, ai piedi
dell'alpe, i Bagni dell'Orso.
Chiudiamo, così, dopo circa quattro ore di cammino, l’elegante
anello, che comporta il superamento di circa 1000 metri di dislivello
in altezza.
Segnaliamo, in conclusione, che la fascia compresa fra i Bagni dell'Orso
e l'alpe Piazza si presta, in inverno, a piacevoli discese scialpinistiche:
raggiunta, dai Bagni, la conca del bivacco, si scende, per il medesimo
percorso di salita, tagliando la fascia di alpeggi.
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