CARTE DEL PERCORSO - ALTRE ESCURSIONI A LIVIGNO


Apri qui una fotomappa della salita dalla Valle del Saliente alla bocchetta del Cantone

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Ponte Calcheira-Val Saliente-Bocchetta del cantone-Val Cantone-Val Viera-Ponte Calchera
7-8 h
960
EE - al momento ( 2017) la discesa in Val Cantone è impraticabile
SINTESI. Entrati in Livigno scendendo dal passo del Foscagno e di Eira, prendiamo a destra, passando davanti alla chiesa di Santa Maria e portandoci sul limite settentrionale del paese. Qui lasciamo a destra la strada che va al passo del Gallo e prendiamo a sinistra, raggiungendo in breve il parcheggio presso il Ponte di Calcheira (m. 1859), dove inizia la strada chiusa al traffico non autorizzato che si inoltra in Val Federia. Parcheggiata qui l’automobile, ci incamminiamo sulla stradina che oltrepassa il ponte. Poco più avanti vediamo i cartelli che segnalano la partenza di un sentiero che sale fra i larici ed esce ad un prato, volgendo a destra e congiungendosi ad una stradina asfaltata. La seguiamo salendo per pochi tornanti, fino alle baite dl Camposc’tin (m. 1950), dove lasciamo la pista e prendiamo a destra imboccando il sentiero per la Valle del Saliente, segnalato da un cartello (percorso 175, Troi da Lodovico-Sagliént, per la Bocheta da Tropiòn). Il sentiero prosegue salendo in un bel lariceto, verso nord, e ne esce ad una breve fascia di prati, dove attraversa un piccolo corso d’acqua. Tagliamo poi, salendo, fitto mugheto, raggiungendo, dopo una breve discesa, il ponte di quota 2080, che scavalca il Rio Saliente Alto, che scende dalla valle omonima, con una suggestiva cascata. Restiamo sempre a sinistra del torrente principale della valle nella quale ci addentriamo, cioè del Rio Saliente, e saliamo verso nord con diverse svolte una ripida china erbosa, con tratti molto esposti. Un tratto intagliato nella viva roccia, molto insidioso se bagnata, a 2190 metri, viene superato anche grazie all’ausilio di catene fisse e ci introduce al cuore della Valle del Saliente. Procediamo verso nord, seguendo l’andamento della valle, un po’ alti rispetto al torrente, che resta sempre alla nostra destra. Superiamo un avancorpo roccioso e ci avviciniamo alla stretta della valle, che qui si chiude diventando una vera e propria gola. Il sentiero procede imperterrito tagliandone il fianco occidentale (di sinistra, per chi sale), in leggera salita ed in piano. È un sentiero esposto, per cui dobbiamo procedere con la massima cautela ed attenzione. La sua sede non è mai esigua, ma il terriccio può risultare insidioso, e lo diventa decisamente se il fondo è bagnato. A quota 2320 metri circa il sentiero si porta sul fondo della valle e superiamo su blocchi il Rio Saliente, portandoci alla sua destra. Proseguiamo ora sul versante orientale della valle, sempre verso nord e poco più avanti iniziamo a salire decisamente un costone. Poi pieghiamo a sinistra e ci riportiamo al torrente, con qualche passaggio esposto (in questo tratto il sentiero diventa piuttosto esiguo). Un cartello segnala un bivio: il sentierino di destra sale deciso alla bocchetta del Cantone, mentre andando a sinistra si ripassa il torrente Rio Saliente da destra a sinistra e dopo una breve salita ci troviamo di fronte al segnalato Baitèl da la Sascia (m. 2411). Andiamo a destra. Iniziamo così a salire, con serrati tornantini, verso nord un versante erboso molto ripido. In alto, leggermente a sinistra, un torrentello precipita da una cascata incassata fra le rocce. Saliamo passando da destra a sinistra di un piccolo corso d’acqua e poi restando a destra del torrente principale. Ad un bivio segnalato lasciamo a destra la traccia che traversa alla Bocchetta di Val Rossa (Bocheta da l'Al Rosa) e proseguiamo diritti. Ci approssimiamo così al gradino roccioso nel quale la cascata si apre la strada. Giunti quasi alla sua altezza, pieghiamo a sinistra e, sfruttando canale-cengia fra roccette, con corde fisse (attenzione!), traversiamo verso nord-ovest. Aggiriamo così sulla destra la cascata. Superato il gradino, oltrepassiamo alcuni piccoli corsi d’acqua, procedendo verso ovest-nord-ovest, fino una conca, a quota 2670 metri. Attraversiamo la conca e pieghiamo a destra, salendo verso nord-est, a ridosso dei contrafforti orientali del monte o pizzo Saliente (m. 3043). Saliamo su una rampa di sfasciumi e raggiungiamo, piegando leggermente a sinistra, la pianetta della bocchetta del Cantone (m. 2770). Inizia ora la discesa, che nel primo tratto è al momento quasi impraticabile per il deterioramento di alcuni canaloni conseguente a recenti vicende alluvionali (2017). Scendiamo, seguendo i segnavia, verso sinistra, cioè nord-ovest, con alcuni tornantini, ai piedi del versante settentrionale del monte Saliente. Superiamo un torrentello ai piedi di una cascatella e siamo al punto più critico, perché dobbiamo tagliare un canalone detritico molto ripido ed esposto. Se le condizioni non mutano, l’attraversamento è rischiosissimo e convene tornare al Ponte della Calcheira ridiscendendo per la Valle del Saliente. Sul lato opposto del canalone attraversiamo un nuovo piccolo corso d’acqua ai piedi di una cascatella. Pieghiamo a destra e scendiamo con alcuni tornanti, prima di piegare a sinistra ed affrontare in piano un traverso esposto, con l’ausilio delle corde fisse. Piegando leggermente a destra scendiamo poi lungo un promontorio di roccette, sempre con l’ausilio di corde fisse. Quindi andiamo ancora a sinistra, sfruttando una cengia ai piedi di una grande roccia verticale, ed attraversiamo un nuovo piccolo corso d’acqua. Dopo un tratto un po’ esposto, scendiamo un declivio ripido fra radi pascoli e ghiaietta, fino alla conca erbosa a sinistra del dosso erboso quotato 2375 metri. La traccia qui scende più gradualmente, poi la discesa torna a farsi più ripida: ci portiamo sul lato sinistro della valle e procediamo con diversi tornanti verso est-nord-est, sulla ripida china erbosa. Descritto un arco di cerchio verso destra, scendiamo lungo un ghiaione ed a quota 2150. Alla nostra destra un ramo del torrente della valle scende da un alto bastione roccioso con un bel salto. Pieghiamo subito a sinistra e seguendo il corso del torrente ci portiamo in breve al ripiano di prati che ospita il rudere della Baita del Cantone (m. 2121). Poco sotto ci portiamo a sinistra del torrente e, seguendone il corso, proseguiamo nella discesa. La valle qui descrive un ampio arco di cerchio verso destra, ed assume gradualmente l’andamento sud. La valle qui descrive un ampio arco di cerchio verso destra, ed assume gradualmente l’andamento sud. Questo è il tratto più antipatico della discesa, anche se non risulta difficile: una grande frana viene contornata prima di riprendere l’andamento lineare, ed tratti siamo costretti ad estenuanti saliscendi. In ogni caso seguire i segnavia semplifica di molto il cammino. A quota 2020 metri per la terza volta attraversiamo il torrente, e proseguiamo alla sua destra verso sud, restando vicini al suo letto. La traccia si perde mentre attraversiamo un enorme conoide di detriti: qui ci conviene restare presso l’alveo del torrente. Ci avviciniamo così alla parte terminale della Val Cantone, che confluisce nella valle Val Viera (localmente Viejra). Riafferrata la traccia, scendiamo ad attraversare il vallone terminale della Val Rossa, tributaria della Val Viera che scende da ovest (alla nostra destra). Sul lato opposto della valle passiamo poco sotto la fonte di acqua sulfurea denominata di San Michele (m. 1919). Il sentiero piega leggermente a sinistra e, sempre restando sul lato destro della valle, procediamo in piano e leggera discesa, fra prati e brevi macchie di pini mughi, superando alcune vallette (una delle quali con l’ausilio di un ponticello in legno). Poi entriamo in un bel lariceto, con qualche saliscendi e, ignorata la deviazione a destra del sentiero 177, che sale al Motto, dopo qualche tornantino usciamo ad una fascia di prati. La discesa termina al grande edificio dell’impianto per regolare il flusso idrico. Qui il sentiero piega a destra e scende ad intercettare la strada che costeggia il lato settentrionale del Lago di Livigno (m. 1820), portando al tunnel Munt la Schera, che porta al Passo del Gallo e di lì che porta in Engadina, a Zernez e in Val Monastero. Noi procediamo in direzione opposto, cioè verso destra, per quasi tre km, prima di lasciare alle spalle il Lago di Livigno e raggiungere il limite settentrionale di Livigno. Ad un bivio stiamo a destra e ci immettiamo nella strada che abbiamo utilizzato per raggiungere il parcheggio del Ponte Calcheira. La percorriamo per breve tratto tornando infine all’automobile.

Fra le due più selvagge e solitarie valli del Livignasco, la Valle del Saliente e la Val Cantone-Val Viera, si può disegnare uno splendido anello escursionistico, che sfrutta la bocchetta alta del Cantone. Purtroppo la discesa in Val Cantone è al momento (luglio 2017) impraticabile per un canalone ripidissimo ed esposto scavato da eventi alluvionali; l'auspicabile ripristino della traccia in sicurezza potrà permettere di percorrere l'anello. In caso contrario, raggiungere la boccehtta del Cantone dalla Val Saliente è di per sé un'escursione appagante ed inconsueta, oltre che tutt'altro che banale o semplice.


Salendo in Valle del Saliente

Entrati in Livigno scendendo dal passo del Foscagno e di Eira, prendiamo a destra, passando davanti alla chiesa di Santa Maria e portandoci sul limite settentrionale del paese. Qui lasciamo a destra la strada che va al passo del Gallo e prendiamo a sinistra, raggiungendo in breve il parcheggio presso il Ponte di Calcheira (m. 1859), dove inizia la strada chiusa al traffico non autorizzato che si inoltra in Val Federia. Parcheggiata qui l’automobile, ci incamminiamo sulla stradina che oltrepassa il ponte.
Poco più avanti vediamo i cartelli che segnalano la partenza di un sentiero che sale fra i larici ed esce ad un prato, volgendo a destra e congiungendosi ad una stradina asfaltata. La seguiamo salendo per pochi tornanti, fino alle baite dl Camposc’tin (m. 1950), dove lasciamo la pista ed imbocchiamo a destra il sentiero per la Valle del Saliente, segnalato da un cartello (percorso 175, Troi da Lodovico-Sagliént, per la Bocheta da Tropiòn).


Salendo in Valle del Saliente

Il sentiero prosegue salendo in un bel lariceto, verso nord, e ne esce ad una breve fascia di prati, dove attraversa un piccolo corso d’acqua che scende dal ripido versante alla nostra sinistra, oltre il quale si nasconde l’ampio terrazzo glaciale della Valle del Saliente Alto. Tagliamo poi, salendo, fitto mugheto, passiamo accanto ad una sorgente solforosa e raggiungendo, dopo una breve discesa, il ponte di quota 2080, che scavalca il Rio Saliente Alto, che scende dalla valle omonima, con una suggestiva ed alta cascata.
Restiamo sempre a sinistra del torrente principale della valle nella quale ci addentriamo, cioè del Rio Saliente, e saliamo verso nord con diverse svolte una ripida china erbosa, con tratti molto esposti. Fra le due cime vediamo la depressione della bocchetta del Cantone, per la quale si scende nella valle omonima, tributaria della Val Viera. Un tratto intagliato nella viva roccia, molto insidioso se bagnata, a 2190 metri, viene superato anche grazie all’ausilio di catene fisse e ci introduce al cuore della Valle del Saliente, che si mostra subito nella sua fiera e selvaggia bellezza. Sul suo fondo vediamo a destra la Corna Cavalli ed a sinistra il Monte o Pizzo Saliente.


Salendo in Valle del Saliente

Salendo in Valle del Saliente

Procediamo verso nord, seguendo l’andamento della valle, un po’ alti rispetto al torrente, che resta sempre alla nostra destra. Superiamo un avancorpo roccioso e ci avviciniamo alla stretta della valle, che qui si chiude diventando una vera e propria gola. Il sentiero procede imperterrito tagliandone il fianco occidentale (di sinistra, per chi sale), in leggera salita ed in piano. È un sentiero esposto, perché il versante alla nostra destra è ripido e dirupato, per cui dobbiamo procedere con la massima cautela ed attenzione. La sua sede non è mai esigua, ma il terriccio può risultare insidioso, e lo diventa decisamente se il fondo è bagnato. Mentre saliamo con molta flemma, potremo avvistare begli esemplari di stambecchi maschi (mentre femmine e cuccioli prediligono la vicina Val Viera). Anche la flora offre molti elementi di interesse: la valle è la più ricca quanto a varietà di fiori nel Livignasco. L'occhio esperto potrà riconoscere, fra gli altri fiori, vari tipi di sassifraga, primule, gigli martegoni, garofanini di montagna, semprevivi, orchidee, rose alpine e genziane.


Salendo in Valle del Saliente

A quota 2320 metri circa il sentiero si porta sul fondo della valle e superiamo su blocchi il Rio Saliente, portandoci alla sua destra. Proseguiamo ora sul versante orientale della valle, sempre verso nord e poco più avanti iniziamo a salire decisamente un costone. Poi pieghiamo a sinistra e ci riportiamo al torrente, con qualche passaggio esposto (in questo tratto il sentiero diventa piuttosto esiguo). Un cartello segnala un bivio: il sentierino di destra sale deciso su una ripida china e porta alla bocchetta del Cantone, che si affaccia sulla valle omonima (in alta Val Viera).


La salita in alta Valle del Saliente

Proseguendo sul sentiero di sinistra (Troi da Lodovico, n. 175), invece, si ripassa il torrente Rio Saliente da destra a sinistra e dopo una breve salita ci si trova di fronte ad un grande masso erratico, a ridosso del quale sta il Baitèl da la Sascia (m. 2411), costituito dal rudere di un baitello sfruttato in passato dai pastori ed addossato appunto ad un grande masso. Il baitello può fungere da ricovero in caso di emergenza. Lo scenario impressiona per il forte senso di solitudine. Le formazioni rocciose alla nostra destra (est) assumono forme gotiche e bizzarre: somigliano talora ad obelischi, funghi e torrette.


La salita alla bocchetta del Cantone dalla Valle del Saliente

Ma torniamo al bivio ed andiamo a destra (o a sinistra se stiamo salendo).
Iniziamo così a salire, con serrati tornantini, verso nord un versante erboso molto ripido. In alto, leggermente a sinistra, un torrentello precipita da una cascata incassata fra le rocce. Saliamo passando da destra a sinistra di un piccolo corso d’acqua e poi restando a destra del torrente principale, mentre alla nostra destra alcune guglie rocciose propongono inediti scenari gotici.


Apri qui una fotomappa della salita alla bocchetta del Cantone

Ad un bivio segnalato lasciamo a destra la traccia che traversa alla Bocchetta di Val Rossa (Bocheta da l'Al Rosa) e proseguiamo diritti. Ci approssimiamo così al gradino roccioso (Crap da li Mandra) nel quale la cascata si apre la strada. Giunti quasi alla sua altezza, pieghiamo a sinistra e, sfruttando canale-cengia fra roccette, con corde fisse (attenzione!), traversiamo verso nord-ovest. Aggiriamo così sulla destra la cascata.


Panorama sud-occidentale dalla bocchetta del Cantone

Superato il gradino, oltrepassiamo alcuni piccoli corsi d’acqua, procedendo verso ovest-nord-ovest, fino una conca, a quota 2670 metri. Attraversiamo la conca e pieghiamo a destra, salendo verso nord-est, a ridosso dei contrafforti orientali del monte o pizzo Saliente (m. 3043). Saliamo su una rampa di sfasciumi e raggiungiamo, piegando leggermente a sinistra, la pianetta della bocchetta del Cantone (Bochéta dal Canton, m. 2770), ai piedi dei poderoisi contrafforti orientali del pizzo Saliente (Piz da Sagliént).


Il gruppo del Bernina visto dalla Bocchetta del Cantone

Molto bello il panorama. In particolare, verso sud-ovest distinguiamo lo scintillante ghiacciaio della parete nord della cima Piazzi. Alla sua destra la Cima Viola, le cime di Lago Spalmo, il corno di Dosdé e, ad ovest, sul fondo, l'occhieggiante e candido gruppo del Bernina.


La bocchetta del Cantone

La bocchetta del Cantone e la Valle del Cantone

Siamo in un ambiente solitario e selvaggio, ed alla nostra destra la severa parete nord-occidentale della Corna Cavalli (Piza di Cavagl, m. 2955) si mostra in tutta la sua ampiezza. Non possiamo non fermarci a gustare questo scenario, tipico di quelle che vengono chiamate "Dolomiti Engadinesi", formatesi fra i 250 e gli 80 milioni di anni fa, in Era Mesozoica, in contemporanea con le più famose Dolomiti, che stanno più ad oriente. Si tratta di montagne che hanno assunto profili gotici e talora bizzarri, perché sono state modellate dai fenomeni erosivi tipici della roccia calcarea, quegli stessi fenomeni che le hanno anche potentemente frantumate, coprendone i versanti di enormi colate di sfasciumi. Siamo anche nel territorio del Parco Nazionale Svizzero (unico in territorio elvetico) e dell'alta Valtellina.
Accediamo dunque all’alta Val Cantone (Val dal Canton). Inizia ora la discesa, che nel primo tratto è al momento molto pericolosa per il deterioramento di alcuni canaloni conseguente a recenti vicende alluvionali. Scendiamo, seguendo i segnavia, verso sinistra, cioè nord-ovest, con alcuni tornantini, ai piedi del versante settentrionale del monte Saliente.


Scendendo dalla bocchetta del Cantone

Scendendo dalla bocchetta del Cantone

Superiamo un torrentello ai piedi di una cascatella e siamo al punto più critico, perché dobbiamo tagliare un canalone detritico molto ripido ed esposto; è auspicabile un intervento per tracciare un solco che permetta di procedere in sicurezza. Se le condizioni non mutano, l’attraversamento è assai rischioso e convene tornare al Ponte della Calcheira ridiscendendo per la Valle del Saliente. Sul lato opposto del canalone attraversiamo un nuovo piccolo corso d’acqua ai piedi di una cascatella.


Apri qui una fotomappa della salita alla Bocchetta del Cantone

Pieghiamo a destra e scendiamo con alcuni tornanti, prima di piegare a sinistra ed affrontare in piano un traverso esposto, con l’ausilio delle corde fisse. Piegando leggermente a destra scendiamo poi lungo un promontorio di roccette, sempre con l’ausilio di corde fisse. Quindi andiamo ancora a sinistra, sfruttando una cengia ai piedi di una grande roccia verticale, ed attraversiamo un nuovo piccolo corso d’acqua. Dopo un tratto un po’ esposto, scendiamo un declivio ripido fra radi pascoli e ghiaietta, fino alla conca erbosa a sinistra del dosso erboso quotato 2375 metri.


Discesa dalla Valle del Cantone

Discesa dalla Valle del Cantone
(cascata sopra la baita del Cantone)

La traccia qui scende più gradualmente, poi la discesa torna a farsi più ripida: ci portiamo sul lato sinistro della valle e procediamo con diversi tornanti verso est-nord-est, sulla ripida china erbosa. Alla nostra sinistra si impongono i rossastri contrafforti del Piz Fier. Descritto un arco di cerchio verso destra, scendiamo lungo un ghiaione ed a quota 2150. Alla nostra destra un ramo del torrente della valle scende da un alto bastione roccioso con un bel salto. Ppieghiamo subito a sinistra e seguendo il corso del torrente ci portiamo in breve al ripiano di prati che ospita il rudere della Baita del Cantone (m. 2121). Volgendo lo sguardo alle spalle, possiamo ammirare la corona di cime che chiude la valle, dalla Corna Cavalli al del Piz Fier, dal Piz Serra al Piz da l'Acqua. Poco sotto ci portiamo a sinistra del torrente e, seguendone il corso, proseguiamo nella discesa. La valle qui descrive un ampio arco di cerchio verso destra, ed assume gradualmente l’andamento sud. Le pareti ai lati sembrano chiudersi incombenti sopra la nostra testa ed abbiamo l'impressione di infilarci in una sorta di canyon.


Cascata a monte della Baita del Cantone

Rudere della Baita del Cantone

Questo è il tratto più antipatico della discesa, anche se non risulta difficile: una grande frana viene contornata prima di riprendere l’andamento lineare, ed tratti siamo costretti ad estenuanti saliscendi. In ogni caso seguire i segnavia semplifica di molto il cammino. A quota 2020 metri per la terza volta attraversiamo il torrente, e proseguiamo alla sua destra verso sud, restando vicini al suo letto. La traccia si perde mentre attraversiamo un enorme conoide di detriti: qui ci conviene restare presso l’alveo del torrente. Alla nostra sinistra si possono ancora individuare i resti di una vecchia miniera di ferro, la Fréra. Il minerale estratto subiva una prima lavorazione a Livigno, poi veniva portato, attraverso la Val Alpisella e la Val Fraele, a Premadio.


Discesa dalla Valle del Cantone

Discesa dalla Valle del Cantone

Superiamo poi il vallone dell'Al dal Trighèt, che scende alla nostra sinistra. Il nome di questa valle rimanda al fatto che in passato vi era collocato, sotto un roccione aggettante, un tirghét, cioè una trappola per catturare vivi i camosci. Ci avviciniamo così alla parte terminale della Val Cantone, che confluisce nella valle Val Viera (localmente Viejra). Riafferrata la traccia, scendiamo ad attraversare il vallone terminale della Val Rossa (Al Rosa), tributaria della Val Viera che scende da ovest (alla nostra destra). Qui pieghiamo leggermente a sinistra e passiamo poco sotto la fonte di acqua sulfurea denominata di San Michele (m. 1919), risistemata dall’ASST di Livigno, allo sbocco di un vallone. Possiamo salire in pochi minuti alla fonte. L'acqua sgorga da un fontanello, ed è molto fresca, perché compie un lungo percorso prima di uscire in superficie.


Discesa dalla Valle del Cantone

Discesa dalla Valle del Cantone

Ridiscesi al sentiero 176, proseguiamo con alcuni saliscendi, superando il vallone terminale della Val Grande (Al Granda), mentre davanti a noi vediamo un’altra acqua: si apre un bello scorcio dell’ampio e tranquillo specchio del lago di Livigno, generato da uno sbarramento idroelettico ed alimentato dalle acque del torrente Spöl. Il bacino fu costruito infatti fra il 1964 ed il 1968 dalla EKW, società idroelettrica svizzera, ed ha una capacità di 164 milioni di metri cubi.


La bassa Valle del Cantone

Un’opera poderosa, considerando che lo sbarramento ha un'altezza di 130 metri. Sempre restando sul lato destro della valle, procediamo in piano e leggera discesa, fra prati e brevi macchie di pini mughi, superando alcune vallette (una delle quali con l’ausilio di un ponticello in legno). Poi entriamo in un bel lariceto, con qualche saliscendi e, ignorata la deviazione a destra del sentiero 177, che sale al Motto, dopo qualche tornantino usciamo ad una fascia di prati.


Discesa dalla Valle del Cantone

Discesa dalla Val Viera

La discesa termina al grande edificio dell’impianto per regolare il flusso idrico. Qui il sentiero piega a destra e scende ad intercettare la strada che costeggia il lato settentrionale del Lago di Livigno (m. 1820), portando al tunnel Munt la Schera, che porta al Passo del Gallo e di lì che porta in Engadina, a Zernez e in Val Monastero. Alla nostra sinistra c'è il ponte Viera. Noi procediamo in direzione opposto, cioè verso destra, per quasi 3 km, prima di lasciare alle spalle il Lago di Livigno e raggiungere il limite settentrionale di Livigno. Ad un bivio stiamo a destra e ci immettiamo nella strada che abbiamo utilizzato per raggiungere il parcheggio del Ponte Calcheira. La percorriamo per breve tratto tornando infine all’automobile.


Apri qui una panoramica di Val Viera e Valle del Cantone

Poco più avanti ripassiamo una volta ancora il torrente, da sinistra a destra, e proseguiamo nella salita seguendone il corso. Qui la valle piega decisamente a sinistra e procediamo verso ovest-nord-ovest. La valle appare ora più aperta e dominata dal profilo severo ed affilato del monte Saliente (m. 3043), ed un po’ paradossalmente la successione di dossi ondulati che vediamo alla nostra sinistra è chiamata “La Stretta”. A meno che il riferimento sia alla traccia del sentiero, che in effetti si fa esile ed a tratti insidiosa, per cui risulta più comodo salire a ridosso del torrente.


Il Lago di Livigno

CARTE DEL PERCORSO, ELABORAZIONE SU ESTRATTO DELLA CNS (COPYRIGHT DATI: SWISSTOPO, CONSULTABILE ON-LINE ALL'INDIRIZZO http://map.geo.admin.ch)

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