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Il paese denominato "giardino della Valtellina"

Accendi le casse: sentirai il suono delle campane della chiesa parrocchiale di S. Fedele martire a Buglio.
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Sull’estremo lembo estremo orientale della bassa Valtellina, al confine con la media Valtellina, si trova, nel versante retico, il paese di Buglio in Monte (m. 577), posto in posizione climatica felice, nella parte alta di un ampio terrazzo di prati e vigneti, che si innalza di circa trecento metri rispetto alla piana della Selvetta. Per la mitezza del clima invernale, l’aspetto ridente e la collocazione particolarmente panoramica il paese è stato denominato “giardino della Valtellina” .
Il suo nome (che, con voce dialettale, suona “böi”) deriva dal termine dialettale “bui”, che significa sorgente d’acqua, abbeveratoio o fontana, a motivo delle numerose sorgenti che sgorgano dal versante montuoso sottostante all’ampia alpe Scermendone. Il territorio comunale (2.784 ettari) presenta una curiosa particolarità: parte, a sud, dalla piana del fondovalle, dove si trovano, sulla pedemontana retica “Valeriana”, fra Ardenno e S. Pietro
Berbenno, le frazioni di Villapinta e Ronco; comprende il bel versante boscoso compreso fra la valle delGaggio e la valle della Làresa, che culmina nello splendido alpeggio di Scermendone; comprende anche il lembo più orientale della Val Masino, con l’intera Val Terzana, il lato meridionale della Valle di Sasso Bisòlo e quello sud-orientale della Valle di Preda Rossa; in sintesi, nel suo sviluppo da sud a nord, dal punto più basso (i 268 metri della località Ca’ Somaschini, in prossimità della ss. 38 in località Piani della Selvetta) aquello più alto (nientemeno che i 3678 metri della cima del monte Disgrazia, dove si incontrano i confini dei comuni di Buglio, Val Masino e Chiesa Valmalenco), il territorio comunale si innalza per un dislivello di ben 3410 metri, un record, fra i comuni della provincia di Sondrio!

Ma osserviamo con maggiore attenzione questo territorio. Nel piano, troviamo la frazione principale di Villapinta (m. 325; si tratta dell’antica Villa Picta, cioè villa dipinta), adagiata sul conoide di deiezione del torrente Primaverta, sulla strada provinciale Valeriana, subito dopo Ardenno. Nel centro del paese spicca, per la sua configurazione architettonica moderna, la chiesa parrocchiale di S. Cristoforo, edificata nel secolo scorso.
Se proseguiamo sulla provinciale in direzione di S. Pietro Berbenno, troviamo, poi, la frazione di Ronco (m. 295),ed infine quella di Ere (m. 340), a monte della strada, sul conoide di deiezione del torrente Maroggia. Se saliamo alle case di Ere, troviamo, nella sua parte alta, una stradina che si stacca, sulla sinistra, dalla strada principale, la quale prosegue per Monastero (che è già in territorio di Berbenno). La stradina sale, tagliando una bella fascia di vigneti, fino ad intercettare la strada che da Villapinta sale a Buglio. Nel primo tratto della stradina si incontra la graziosa chiesetta dedicata ai santi Pietro e Gregorio Magno, di origine medievale (risale almeno al XIV secolo).
Portiamoci dal piano al terrazzo di Buglio: entrando in paese, troviamo subito, alla nostra destra, un cartello che indica lo svincolo per il doppio sistema di maggenghi ed alpeggi a monte di Buglio. Prendendo a destra, imbocchiamo la stretta stradina che attraversa il torrente Primaverta e si porta sul filo del largo dosso che ospita i maggenghi del Prà (m. 1150), del Mele (m. 1290), del Calèc (m. 1450), e l’alpeggio di Verdel (m. 1716). Lacarrozzabile sale, con diversi tornanti, fino ai 1450 metri del maggengo più alto, il Cale. Seguendola, troviamo due agriturismi, il Lulòc (voce dialettale che significa “allocco”) e l’Edelweiss. Se, invece, a Buglio prendiamo asinistra, ci portiamo alla parte alta del paese, dove parte, verso sinistra, la stradina che risale l’ampio dosso gemello, a monte del paese, che ospita i maggenghi di Our di Fondo (m. 1250) e Our di Cima (m. 1415), e l’alpe Merla (m. 1729). Con l’automobile possiamo raggiungere Our di Cima; fra Our di Fondo e Our di Cima si trova, ad una curva a destra, lo svincolo, sulla sinistra, rappresentato da una pista sterrata che, imboccata in discesa porta al maggengo di Erbolo, sopra Ardenno, imboccata, invece, in salita porta all’alpe Granda, sempre in territorio del comune di Ardenno. È da segnalare, infine, che al primo tornante destrorso della strada che da Buglio sale ad Our si stacca, sulla sinistra, una stradina che scende al solco del torrente Gaggio, lo scavalca su un ponte e si congiunge con la carrozzabile che da Gaggio (frazione sopra Ardenno) sale ad Erbolo.
Abbiamo parlato dei due dossi gemelli che scendono dalle alpi Merla (ad ovest) e Verdel (ad est): li separa la boscosa e stupenda val Primaverta, che sirestringe nella parte più bassa. È da segnalare che il territorio comunale comprende anche un terzo e più modesto dosso, ad est dei due, che ospita i maggenghi del Dos (m. 1250), non raggiunto da alcuna carrozzabile, e di Sessa (m. 1500), raggiunto da una recente pista che si stacca, sulla destra, da quella che sale dal Mele al Cale, valicando la selvaggia valle della Làresa. A monte di questi maggenghi è posta, a 1700 metri, l’alpe Oligna.
Al di sopra della fascia dei tre alpeggi situati a quota 1700, termina, intorno ai 1900 metri, la compatta compagine degli splendidi boschi di conifere, e si mostrano le più basse propaggini dell’amplissima e stupenda alpe Scermendone, che non ha eguali, per respiro, fascino e panoramicità, fra gli alpeggi di Valtellina. L’alpe si snoda, da sud-ovest a nord est, partendo dalla conca ad est del pizzo Mercantelli e raggiungendo la chiesetta di S. Quirico, a 2131 metri (nei cui pressi si trova il bivacco Scermendone).
Il confine del territorio comunale passa per la Croce dell’Olmo (m. 2342), modesta e suggestiva croce che si trova a monte (nord-est) dell’alpe Scermendone, al culmine dell’ampio dosso del Termine, e prosegue verso nord-est, seguendo il crinale Val Terzana – Valtellina, che passa dalle vette della cima di Pignone (m. 2608), della quota 2643 e del pizzo Bello (m. 2743). Poi volge a sinistra (nord), seguendo la testata della Val Terzana (sulla quale si trova il passo di Scermendone, a 2595 m., che immette nell’alta Valle di
Postalesio), raggiungendo i Corni Bruciati(m. 3114 e 3097), il passo di Corna Rossa (m. 2830), dove si trova l’inagibile rifugio Desio, la cima di Corna Rossa (m. 3180) e la vetta del monte Disgrazia (m. 3678). Il confine nord-occidentale, infine, descrive una diagonale approssimativa che dal monte Disgrazia scende al pizzo Mercantelli (sciöma dè Mercantéi, m. 2070). Restano, quindi, comprese nel territorio comunale l’intera Val Terzana (chiamata anche Valle di Scermendone: così, per esempio, nella carta della Val Masino curata dal conte Lurani, nel 1881-1882, che confluisce, da nord-est, nella Valle di Sasso Bisòlo, la più orientale delle valli che costituiscono la Val Masino) e le sezioni sud-orientali delle Valli di Preda Rossa e di Sasso Bisòlo.

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Dalla geografia alla storia. Gli abitanti, di Buglio, denominati “böiatèi”, hanno fama di essere persone argute, cordiali ma anche determinate nella difesa dei propri diritti. Le prime testimonianze storiche dell’esistenza di questa comunità risalgono agli anni successivi al 1000 d.C. Il toponimo si trova citato in un atto di compravendita del 16 maggio 1022, relativa a beni in località “Ronco et in Bulio” (Buglio). Tali testimonianze attestano dapprima l’esistenza di una corte di concessione imperiale, poi di un comune che faceva parte del terziere inferiore della Valtellina e della squadra di
Traona (che si estendeva, di fronte a quella di Morbegno, sulla riva settentrionale dell’Adda), mentre, dal punto di vista religioso, apparteneva alla pieve di Ardenno. Nel XIV secolo sorse, a motivo della posizione strategica, un castello, possesso della famiglia Rusca di Como (nel 1328 era tenuto da Franchino Rusca di Como), poi distrutto nel corso del XVI secolo, quando i Grigioni, che avevano preso possesso della Valtellina, si diedero a smantellarne sistematicamente le infrastrutture militari, per impedire ribellioni. Della fortificazione non è rimasta traccia alcuna, se non nella toponomastica.
Sempre al Trecento (1323) risalgono le prime notizie della chiesa di S. Fedele martire. Due anni dopo inizia il dominio in valle dei Visconti di Milano, che procedono al riordino amministrativo: negli Statuti di Como del 1335 il paese figurava come “comune locorum de Bullio, de Roncho et de Villa Pincta”. Già nel corso del XIV secolo, la comunità di Buglio dovette essere organizzata in comune, di cui il 9 gennaio 1345 è testimoniato un consiglio degli uomini del luogo e delle vicinie di Buglio, Ronco e Villapinta di Valtellina, convocato per ordine del console. Il comune di Buglio sostenne liti per la definizione dei confini con quello di Berbenno fino al secolo XVI. Il quattrocento porta un'importante novità, il distacco dalla pieve di Ardenno: fu, infatti, concesso alla comunità il 2 novembre 1440 dal cardinale del titolo di Santa Maria di Trastevere Baldessar de Rio, per delega del vescovo di Como, di eleggere da allora in seguito il proprio parroco.
Nel 1512 iniziarono i quasi tre secoli di dominio delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina. I nuovi signori sentirono il bisogno, per poter calcolare quante esazioni ne potevano trarre, di stimare la ricchezza complessiva di ciascun comune della valle. Furono così stesi gli Estimi generali del 1531, che offrono uno spaccato interessantissimo della situazione economica della valle (cfr. la pubblicazione di una copia secentesca del documento che Antonio Boscacci ha curato per il Bollettino della Società Storica Valtellinese n. 53 del 2000). Nel "communis Bulij " vengono registrate case e dimore per un valore complessivo di 541 lire (per avere un'idea comparativa, Forcola fa registrare un valore di 172 lire, Ardenno 1263, Tartano 47, Talamona 1050, Morbegno 3419); i prati ed i pascoli hanno un'estensione complessiva di 3477 pertiche e sono valutati 1236 lire; boschi e terreni comuni sono valutati 75 lire; gli alpeggi, che caricano 350 mucche, vengono valutati 70 lire; vengono rilevate due fucine, per un valore di 8 lire; i vigneti si estendono per 783 pertiche e sono stimati 1436 lire; vengono torchiate 33 brente di vino (una brenta equivale a 90 boccali), valutate 33 lire; il valore complessivo dei beni è valutato 5082 lire (sempre a titolo comparativo, per Tartano è 642, per Forcola 2618, per Ardenno 9140, per Talamona 8530 e per Morbegno 12163).
Sul finire del Cinquecento il vescovo di Como, Feliciano Ninguarda, compì, nel 1589, una celebre visita pastorale, di cui lasciò un ampio resoconto scritto. Da questo resoconto risultavano allora insediate in Buglio 140 famiglie (fuochi) locali, e 20 provenienti da fuori; la quasi totalità della popolazione era di fede cattolica, poiché i protestanti si riducevano a due unità.
Ma cediamo a lui la parola: "A destra di Ardenno, salendo un miglio e mezzo sul monte verso Berbenno c'è Buglio, con 140 famiglie di indigeni e 20 di forestieri, tutti cattolici, eccetto uno di Caspano...La choesa parrocchiale è dedicata a S. Fedele martire; vicecurato è il religioso domenicano fra Innocenzo Filipponi di Morbegno. La chiesa parrocchiale di Buglio con tutta la comunità era prima sottomessa alla cura del prevosto della plebana di Ardenno, ma da molti anni, con la scusa dell'esenzione, rifiutano di riconoscere il prevosto, dicendo di avere il documento autentico di separazione; la comunità di Buglio promise di mostrarlo al Vescovo nella sua visita pastorale, ma fino ad ora non è stato visto...Giù al piano c'è Villapinta, con 8 famiglie cattoliche, distante mezzo miglio da Buglio e uno da Ardenno. la chiesa di S. Pietro apostolo è filiale di Buglio...Sul monte chiamato Sermondo c'è un'altra chiesa campestre dedicata a S. Quirico, distante sette miglia da Buglio".
Dal cattolicissimo Ninguarda al protestante Giovanni Güler von Weineck, diplomatico e uomo d'armi, governatore della Valtellina per la Lega Grigia nel 1587-88, che così scrive di Buglio, nella sua opera intotolata “Raetia” (Zurigo, 1616): “…Buglio…sorge a breve distanza di qua dell’Adda, non nel piano, ma a circa mezz’ora di montagna sul versante della catena settentrionale, esposto quindi a mezzogiorno; un giorno fu celebre per i nobili suoi vini dolci. Ma la coltivazione della vite fu estesa a poco a poco sempre più in alto per la montagna, fin dove l’aria è alquanto rigida e si piantarono viti che producono molto vino invece di quelle che ne danno poco, ma buono; perciò il vino di queste posizioni è in genere peggiorato e decaduto un poco dalla sua antica fama. In questo paese fioriscono le famiglie Paravicini e Buttinalli”. I Parravicini, menzionati dal testo del von Weineck, si trapiantarono nel paese, insieme ai Malacrida, provenendo da Caspano.

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Di qualche decennio posteriore è il prezioso manoscritto di don Giovanni Tuana (1589-1636, grosottino, parroco di Sernio e di Mazzo), intitolato “De rebus Vallistellinae” (Delle cose di Valtellina), databile probabilmente alla prima metà degli anni trenta del Seicento (edito nel 1998, per la Società Storica Valtellinese, a cura di Tarcisio Salice, con traduzione dal latino di don Avremo Levi). Queste le notizie che vi si possono leggere su Buglio:
Et per cominciare per ordine del sito, la prima terra del lato dritto è Buglio, terra grande di 200 fameglie, et nobile, havendo molte casate d'antica nobiltà. Il territorio è tutto fertile et grasso, abbondante di grano, più abbondante di vino pretioso, se bene li monti hanno del sterile. cioè senza legna et herba, ma arenosi come sono quasi tutti quelli di quella squadra verso la cima. L'aria è mediocre: ha però frutti saporitissimi.
È tutta raccolta a mezzo la montagna, se non che nel piano v'è una contrata chiamata Villapenta con una picciola chiesa, et quivi è aria puoco sana, ma si fanno vini potentissimi, dolci. La chiesa parochiale è dedicata a S. Fedele, ben paramentata, ben addobbata et con una buona entrata. La pianura è spatiosa, ma inondata d'Adda et quasi tutta caregiosa. Nelli confini di suoi tertieri, appresso le radici del monte, v'è una picciola chiesa di S. Sisto et nell'istessa terra un'altra di S. Gerolamo.

Nell’anno 1624 la popolazione del comune assommava a circa 1.000 unità. Nonostante la felice posizione e la vivacità delle attività agricole, da Buglio dovettero partire, sempre nel Seicento, numerose famiglie, in cerca difortuna fuori della Valtellina, ed in particolare a Roma, dove la comunità degli emigranti dal paese assunse una consistenza importante. Ed alcuni dei suoi rappresentanti si fecero onore: nel medesimo secolo due furono i cardinali della famiglia Parravicini del ramo di Buglio.
Il Seicento fu, però, anche il secolo della nefasta guerra dei Trent’anni, che vide la Valtellina teatro conteso fra gli eserciti dei Grigioni, alleati dei Francesi, e degli Spagnoli, alleati degli Imperiali. Con la guerra venne anche una terribile pestilenza, che colpì, soprattutto nel biennio 1631-32, l’intera Valtellina, falcidiando anche Buglio. Morirono di peste a Buglio, fra il 1631 ed il 1632, circa 100 persone, ed addirittura 150 nel successivo biennio 1635-36. In quel periodo era proibito, senza autorizzazioni specifiche, uscire da o entrare nel territorio di Buglio; molti neonati, per timore del contagio, vennero, poi, battezzati in casa e non al battistero della chiesa dal parroco che era, allora, don Paolo Castelli.
Ci vollero quasi due secoli perché la comunità si riprendesse: alla fine del Settecento, infatti, la popolazione era leggermente inferiore rispetto a quella di inizio Seicento (900 unità).
Un quadro sintetico della situazione del paese a metà del settecento ci viene offerto dallo storico Francesco Saverio Quadrio, che, nell’opera “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi oggi detta Valtellina” (Edizione anastatica, Bologna, Forni, 1971), scrive: “Buglio (Bulium). Questo Luogo, che è posto in sul Monte aveva pure un nobil Castello, come si ricava da un Confesso fatto da Gaspare Rusca Figliuol di Lottieri, come Cessionario della Taglia imposta dal Comune di Como per la Custodia di esso Castello negli Anni 1327 e 1328. Con Buglio conviene altresì Villapinta, altra Contrada, al Piano situata, a formarne la Comunità. Quivi fiorivano i Bordoni, i Musacii, i Rossetti ec. ”
Nel 1797, dopo quasi tre secoli, terminò la dominazione delle Tre Leghe Grigie sulla valtellina, a causa della bufera napoleonica. Fu, più in generale, una svolta importante anche per l’intera valle, perché il periodo della dominazione francese rappresentò, secondo quanto sostiene Dario Benetti (cfr. l’articolo “I pascoli e gli insediamenti d’alta quota”, in “Sondrio e il suo territorio”, IntesaBci, Sondrio, 2001), l’inizio di una crisi senza ritorno, legata alla cancellazione di quei margini di autonomia ed autogoverno per Valtellina e Valchiavenna riconosciuti durante i tre secoli di pur discutibile e discussa signoria delle Tre Leghe Grigie: ”L’1 aprile 1806 entrò in vigore nelle nostre valli il nuovo codice civile, detto Codice Napoleone, promulgato nel 1804. A partire da questo momento si può dire che cessi, di fatto, l’ambito reale di autonomia delle comunità di villaggio che si poteva identificare negli aboliti statuti di valle. I contadini-pastori continueranno ad avere per lungo tempo una significativa influenza culturale, ma non potranno più recuperare le possibilità di un pur minimo autogoverno istituzionale, soffrendo delle scelte e delle imposizioni di uno Stato e di un potere centralizzati.


Già l’annessione alla Repubblica Cisalpina, peraltro alcuni anni prima, il 10 ottobre 1797, dopo un primissimo momento di entusiasmo per la fine del contrastato legame di sudditanza con le Tre Leghe, aveva svelato la durezza del governo francese: esso si rivelò oppressivo e contrario alle radicate tradizioni delle valli; vennero confiscati i beni delle confraternite, furono proibiti i funerali di giorno, fu alzato il prezzo del sale e del pane, si introdusse la leva obbligatoria che portò alla rivolta e al brigantaggio e le tasse si rivelarono ben presto senza paragone con i tributi grigioni. Nel 1798 a centinaia i renitenti alla leva organizzarono veri e propri episodi di guerriglia, diffusi in tutta la valle: gli alberi della libertà furono ovunque abbattuti e sostituiti con croci. Nel 1797, dunque, la Valtellina e contadi perdono definitivamente le loro autonomie locali, entrano in una drammatica crisi economica e inizia la deriva di una provincializzazione, di una dipendenza dalla pianura metropolitana e di un isolamento culturale e sociale che solo gli anni del secondo dopoguerra hanno cominciato a invertire
”.

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Il comune di Buglio subì diversi riassetti amministrativi. Con l’organizzazione del dipartimento dell’Adda nel Regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805), il comune di Buglio venne ad appartenere al cantone V di Morbegno, come comune di III classe, con 442 abitanti.
Cadde anche l'astro napoleonico ed il dipartimento dell’Adda venne assoggettato al dominio della casa d’Austria, per decisione del Congresso di Vienna. Si costituì, così, nel 1815 il Regno lombardo-veneto ed a quella data Buglio figurava (con 551 abitanti), insieme a Forcola, comune aggregato al comune principale di Ardenno, nel cantone V di Morbegno. Ben presto, però, Buglio riacquistò l'autonomia amministrativa e, nel 1853, figurava, con la frazione Villapinta, come comune con consiglio, senza ufficio proprio e con 663 abitanti, nel distretto III di Morbegno.

Nel 1861, anno in cui venne proclamata l’unità d’Italia, gli abitanti erano saliti ad 893. La popolazione, poi, salì gradualmente fino alla vigilia della grande guerra: nel 1871 gli abitanti erano 1121, nel 1881 1162, nel 1901 1312 e nel 1911 1496.
Dall’opera “La Valtellina (Provincia di Sondrio)”, di Ercole Bassi (Milano, Tipografia degli Operai, 1890), ricaviamo diverse interessanti notizie statistiche sul paese intorno agli anni ottanta dell’ottocento, riportate nella seguente tabella:

Frazioni principali

Mandamento

Numero delle case al 1865

Numero di famiglie al 1865

Abitanti nel 1881

Patrimonio al 1865 (in Lire)

Passivo al 1883 (in Lire)

Latteria/e
(anno di fondazione, kg. di formaggio e di burro prodotti)

Sordomuti (m e f)

Ciechi (m e f)

Cretini

Alpeggi (fra parentesi: proprietà, numero di vacche sostenibili, prodotto in Lire per vacca, durata dell’alpeggio in giorni)

Villapinta
Morbegno
494
489
1196
100027
2770
-
-
-
-

Scermendone
(110, 50, 84)

 

 

 

 

 

Nel 1893, anno della memorabile visita pastorale del Vescovo di Como Andrea Ferrari (il futuro Cardinal Ferrari di Milano), nella parrocchia di risultavano residenti 1326 anime, ed il parroco segnalava 80 emigranti temporanei in Svizzera (da aprile-maggio a settembre). Nel 1898 la parrocchia fu visitata dal suo successore, il vescovo Valfré di Bonzo; a quella data risultavano residenti 1260 anime, e gli emigranti, in America, California ed Australia, erano 100. Non risultavano villeggianti nella stagione estiva.

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Anche nel primo dopoguerra la popolazione continuò a crescere: nel 1921 gli abitanti erano 1566 e nel 1931 1574, mentre vi fu una lieve flessione nel 1936, quando si contarono 1483 abitanti.
Ecco come Ercole Bassi, in “La Valtellina – Guida illustrata, nel 1928, presenta Buglio: “Ad Ardenno incomincia la zona vinicola tanto accreditata. Una rotabile conduce dalla staz. ferr. per circa km. 1 ad Ardenno, che è appoggiato al monte, indi dirigendosi a mattina e seguendo il piede della montagna, giunge dopo un paio di chilometri a Villa Pinta, pure unita con propria rotabile alla provinciale. Di lì la rotabile sale a Búglio al Monte (m. 581 - ab. 1590 - P. - modeste osterie - coop. di cons. - produz. di gerli - asilo inf.). Nella chiesa di questo villaggio vi è un bellissimo trittico di Cipriano Valorsa che serve d'ancona ad uno degli altari laterali, con le figure di S. Maria Maddalena, di S. Sebastiano e S. Rocco dipinte a tempera. Secondo il Monti è uno dei migliori e meglio conservati del Valorsa che vi ha saputo trasfondere tanta soavità nelle linee eleganti e nelle tinte delicate e trasparenti da ispirare un sentimento di tranquillità intima e pura, che eleva lo spirito sopra le cose terrene e volgari. Sopra, fra gli intagli, forse opera di un fratello del Valorsa, vi è una piccola Annunciazione di carattere decorativo. La chiesa inoltre possiede tre vetri dipinti dal De Passeris di Torno, uno con S. Pietro, un altro con un pellegrino di vaghe movenze, rifatto dal Bertini; il terzo con M. V., il B., S. Rocco e S. Sebastiano; una preziosa croce d'argento col nome di G. Pietro Lierni da Como, del 1521. Ha alla base una edicoletta esagona colle sei faccie lavorate a foggia di finestre con buoni ornati; racchiude ciascuna una lastrina d'argento finemente istoriata a bulino, con fatti della vita di N. S.; alle estremità delle braccia, in tante nicchiette a conchiglia, da un lato la M., S. Giovanni e le Marie contornanti il Crocefisso; dall'altra l'Eterno Padre cogli Evangelisti. Le braccia sono coperte da lamina traforata a squisito disegno, e sotto si scorge una lamina dorata. Sono interessanti un'altra piccola croce d'ottone del 400, con traccio di smalti; una cattedra del 1710, con intagli molto ben fatti, a festoni di frutta e figurine simboliche; una Pace di ottone del 1571, un bel ostensorio d'argento."
La Seconda Guerra Mondiale, durante la quale il paese fu teatro di una tragedia: occupato dai partigiani per pochi giorni, venne attaccato e ripresa da una massicia azione delle forze nazifasciste (battaglia di Buglio, 16 giugno 1944, che costò la vita anche ad alcuni civili e che si concluse con la fucilazione dei partigiani catturati.).
Ecco, ora, i nomi riportati sul monumento nella piazza del paese, “Buglio ai suoi caduti” (1915, 1918, 1940, 1945): Ten. Martinelli Giulio 1920, De Giovanetti Elia 1914, De Giovanetti Onorino 1923, De Giovanetti Giuseppe 1911, De Giovanetti Domenico, Castellanelli Giovanni, Codazzi Giovanni 1919, Codazzi Giuseppe 1915, Cipolla Ezio 1922, Ferula Gino 1917, Gianoli Ezio 1922, Pologna Giovan Maria (Custoza), Borromini Eugenio 1922, Azzalini Giuseppe 1917, Azzalini Severino 1919, Bellasi Aldino 1916, Iemoli Teodoro 1917, Iletti Andrea 1911, Franzina Egidio 1919, Mottarlini Severino 1921, Mottarlini Pierino 1916, Poletti Giovanni 1921, Selvetti Vittorio 1919,  Gianoli Giuseppe 1913, Gianoli Ugo 1919, Triangeli Sandro 1922, Perregrini Fedele, Perregrini Aldo 1925, Perregrini Giovanni 1920, Perregrini Giacomo 1914, Bigiotti Quirico 1925, Salvetti Desolina 1921, Sciani Giacomo 1914, Barri Giacomo, Bongini Antonio, Martinoli Antonio, Rebai Vincenzo, Borromini Andrea, Bertolini Giacomo, Bertolini Vittore, Caneva G. Battista, Bigiotti Quirico, Giordani Giovanni, Boscacci Quirico, Pologna Giacomo, Perregrini Pietro, Azzalini Giuseppe, Borromini Guido, Franzina Cirillo, Giordani Giuseppe, Masa Aristide, Pezzetti Adolfo 1923, Sciani Giovanni, ed i caduti civili Travaini Tarcisio 1930, Travaini Gemma 1942, Pedroli Maddalena 1882, Selvetti Fedele 1954, Franzina Chiara 1906, Iemoli Pietro e Botterini Giulia.

Nel secondo dopoguerra la popolazione riprese il suo progressivo aumento: dai 1792 abitanti del 1951 si passò ai 1822 del 1961, ai 1986 del 1971, ai 2046 del 1981 ed ai 2094 del 1991; una lieve flessione si registra nel 2001 (2038 abitanti); nel 2005 gli abitanti sono 2052.
L’accesso al centro di Buglio è facile. Percorrendo la ss. 38 dello Stelvio, superato il tirone di Ardenno (se si proviene da Morbegno-Milano), una semicurva a destra immette al tirone che porta a S. Pietro-Berbenno. Percorso un tratto di tale tirone, si trova, sulla sinistra, in località Piani di Selvetta, lo svincolo, segnalato, per Villapinta e Buglio. Percorso un rettilineo, ci si immette sulla provinciale Valeriana, dove si prende a sinistra. Dopo una breve salita ed una curva a destra, ci si stacca, sulla destra, dalla provinciale, imboccando la strada che, dopo 4 km, ci porta a Buglio, attraversando il solco della val Primaverta. È stata di recente tracciata una seconda carrozzabile, che sale a Buglio dal lato opposto (occidentale), partendo dal limite orientale di Ardenno, in corrispondenza del ponte sul torrente Gaggio, e sale al cimitero di Buglio.

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Il territorio montano di Buglio si presta a numerose escursioni dense di colori e fascino. Ecco come sintetizza alcune di queste possibilità la Guida alla Valtellina edita dalla sezione Valtellinese del CAI nel 1884:
Una rapida salita conduce alle prime baite di Sasso Bisolo (1466 m.) dove confluisce la valle di Scermendone. Rimontando quest'ultima valle lungo un sentiero sassoso ma non arduo si arriva al Pian di Spina e al passo di Scermendone, da cui si discende agevolmente per la valle di Postalesio al Maggio omonimo a sette chilometri da Sondrio. Girando invece in alto attraverso erte pende la valle di Postalesio si può scendere per la bocchetta di Caldenno (2450 m. circa) a1 nord della cima in vai del Torreggio e quindi a Torre o a Chiesa in val Malenco, oppure, lungo la cresta del Caldenno e dell'Arcoglio all'alpe Morscenso, a Triangia e a Sondrio. Da Cataeggio a Sondrio per questa via occorrono circa dieci ore di cammino. Salendo alla chiesa di S. Quirico (2125 m.) si può, per gli splendidi pascoli di Scermendone e magnifici boschi d'abete, discendere a Buglio (506 m.) (1162 ab.) e ad Ardenno. Continuando invece a rimontare la valle di Sasso Risolo si arriva dopo non molto all'alpe Foppa (1813 m.) e a quella di Preda Rossa (1950 m.), un tempo ordinario punto di partenza per la salita al Disgrazia.

Ma nel 1882 il Lurani, diligente illustratore delle montagne del Masino, col concorso del signor Ernesto Albertario fece costruire più in alto, fra la morena laterale del ghiacciaio e la cresta che divide la valle di Mello da quella di Preda Rossa, un rifugio alpino a coi impose il nome di Capanna Cecilia (2558 m.), e che donò poi alla sezione di Milano del C. A. I. La capanna Cecilia, che può ricoverare comodamente cinque o sei persone, serve per la salita al Disgrazia a chi parte dal Masino. Da essa, a quanto assicura il Lurani, si può raggiungere in breve tempo la Cima Vicima (2856 m.), e quella settentrionale del Corno Bruciato (3009 m.). Non si hanno notizie di ascensioni fatte a queste due cime. Il Corno Bruciato ha due altre vette; quella di mezzo, la più alta (3112 m.) venne ascesa dal Lurani il 27 agosto 1881. Dall'alpe di Preda Rossa (1950 m.) raggiunse in quattro ore di lenta salita la bocchetta, tra essa cima e la terza a mezzogiorno (2060 m.). Dalla bocchetta (2835 m.) alla punta estrema magnifica scalata fra labirinti di rupi difficili. Questa fu probabilmente la prima salita. La cima offre traccie antiche e recenti di fulmini e stupendi campioni di fulguriti.

Dalla capanna Cecilia, per morene e il ghiacciaio di Preda Rossa, si arriva, in circa un'ora di salita, al passo di Corna Rossa, e alla capanna del Disgrazia (2800 m.) ivi costrutta a cura della Sezione valtellinese del C. A. I., dalla quale pergandoni e nevai si scende all'alpe Ragli nella valle del Torreggio.

APPENDICE LETTERARIA: alcune pagine dal romanzo "Jürg Jenatsch" di Conrad F. Meyer (clicca qui per aprire il testo).

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