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le casse: sentirai il suono della campanella della chiesetta di S. Quirico
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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Our-Granda-Scermendone |
3 h |
780 |
E |
Clicca qui: si aprirà una splendida
panoramica dall'alpe Scermendone
L’alpe
Scermendone è compresa nel territorio del comune di Buglio in
Monte, e
può essere agevolmente raggiunta partendo dall’alpe Granda.
La sua posizione
eccezionalmente felice la rende, probabilmente, il più bel terrazzo
panoramico d’alta quota dell’intera Valtellina. In passato, però, il valore di questa alpe consisteva nella sua ampiezza: vi si potevano caricare, infatti, 200 capi di bestiame.
Diverse sono le ipotesi sull'origine del nome: forse è da ricercarsi in un nome personale o soprannome, cui è premesso "Scer" da "ser" o "scior", cioè "signore". Alcuni ipotizzano, invece, una derivazione etrusca da "cer", "cerro", o dal germanico "schirm", che significa ricovero per il bestiame. Non è da escludere, poi, la voce del dialetto bergamasco "scérem", che significa soccida, un particolare contratto fra il proprietario di alpeggi ed un prestatore d'opera che vi conduceva anche alcuni capi di bestiame propri. Don Ezio Presazzi, già parroco di Buglio, sostiene, invece, che il nome derivi da Cermenate: da qui, infatti, già fin dal 1308, provenivano i pastori che caricavano l'alpe, con l'impegno di consegnare il latte di una giornata alla parrocchia di S. Fedele di Buglio. L'importanza storica di quest'alpeggio, infine, si riconduce anche ad una probabile antichissima via di
comunicazione fra la bassa Valtellina e la Valmalenco, che passava dalla chiesetta di San Quirico, forse antichissimo xenodochio, la Val Terzana, il passo di Scermendone, l'alta Valle di Postalesio e la Val Torreggio.
Molti, dunque, i motivi di interesse che ci possono indurre ad un’escursione
che, in una giornata particolarmente limpida, non può mancare di rivelarsi un’esperienza
densa di suggestione e fascino.
Il percorso più breve per raggiungerla parte dal maggengo
di Our di cima (m. 1415), cui si può
salire in automobile da Buglio in Monte. Dal tornante destrorso che
precede Our parte, verso nord-ovest (sinistra), una pista sterrata che
si stacca, sulla sinistra, dalla strada, attraversa anche sezioni di
bosco devastate dall’incendio del 1998 e che, salendo gradualmente,
raggiunge, poco sotto i 1700 metri, l’alpe Granda, nei pressi
del suo limite nord-orientale, vicino ad una baita isolata.
Alcune fra le più famose cime della testata della Val Masino si presentano di fronte ai nostri occhi. Guardando verso il cuore della
Val Masino, distinguiamo la
cima di Cavalcorto e, alla sua destra, i pizzi del Ferro (sciöma dò
fèr). Verso ovest
si distinguono, da sinistra, il corno di Colino, l’elegante profilo
della cima del Desenigo e, sulla selvaggia costiera che sembra incombere
sopra Cataeggio, la cima di Cavislone (sciöma dò caveslùn) ed il monte Lobbia (lòlbia). Dirigiamoci
versa destra, in direzione di una grande vasca per la raccolta dell’acqua,
dove troviamo anche alcuni cartelli. A destra appare, improvviso e bellissimo,
il nuovo rifugio Alpe Granda.
Possiamo giungere all'Alpe Granda, però, per altra via, percorrendo,
cioè, la pista che parte dai Prati di Erbolo, sopra Gaggio.
Per salire a Scermendone, dobbiamo procedere in direzione del rifugio
e salire verso il margine del bosco, dove si individua facilmente una
pista che vi si inoltra e comincia a salire decisa, descrivendo
una lunga diagonale, in direzione dell’alpe (nord-est). Alla piccola
radura di quota 1892 si trova una croce in legno, collocata in occasione
del Giubileo del 2000: qui la pista intercetta un sentiero che sale
dall’alpe della Merla (m. 1729).
Possiamo giungere fin qui anche con una via più breve e ripida,
che taglia fuori l’alpe Granda, staccandoci dal sentiero Our-Granda
ad una deviazione segnalata, sulla destra, per la Merla; dai prati dell’alpe
il sentiero riprende a salire ripido, fino a questa croce.
Ma riprendiamo la marcia verso Scermendone. Poco oltre gli unici due
tornanti, posti in rapida successione, bisogna prestare attenzione ad
deviazione poco evidente
verso sinistra: dopo averla imboccata saliamo rapidamente, con tornanti
secchi, raggiungendo l’estremità sud-occidentale dell’alpe
Scermendone, in corrispondenza di una baita semidiroccata (m. 2060).
Anche la pista, però, conduce all’alpe Scermendone: ci
porta, però, più o meno a metà dell'alpe, ad ovest
rispetto al baitone ed alla chiesetta di San Quirico, posti sul suo
limite nord-orientale.
Torniamo al suo limite opposto. Proseguendo verso nord-est si giunge
sul crinale, dove si apre un panorama superbo, dominato dalla mole regale
del monte Disgrazia. Se abbiamo molto tempo a disposizione, possiamo
dirigerci verso sinistra, al limite estremo dell’alpe, dove si
trova un sentierino che corre sul versante valtellinese, appena sotto
il crinale. Dal primo tratto del sentierino possiamo facilmente salire
alla cima quotata 2127 (monte Scermendone), dalla quale il panorama è davvero incomparabile.
Se abbiamo sufficiente esperienza e prudenza, possiamo poi tornare al
sentierino e proseguire verso sud-sud-ovest, tenendoci sempre in prossimità
del crinale, fino a raggiungere, superata un’ultima conca erbosa,
il pizzo
Mercantelli (sciöma dè Mercantéi, m. 2070), caratterizzato da una
bandierina tricolore metallica. Il pizzo domina, dall’alto, l’alpe
Granda. Questo percorso esige molta accortezza, perché il versante
montuoso è, su entrambi i lati del crinale, molto ripido.
Se non abbiamo ambizioni avventuristiche, dal rudere di quota 2060 procediamo
verso nord-est (destra). Il sentiero passa accanto alla casera dell’alpe
(m. 2103), regalando un’ottima visuale anche sulla costiera Remoluzza-Arcanzo,
dove spiccano, da sinistra, la cima di Arcanzo, la cima degli Alli (sciöma dei äl) e
la punta Vicima. A destra della costiera, la piana di Preda Rossa, dominata
dal monte Disgrazia. Verso sud-ovest si scorgono, invece, il monte Spluga,
il pizzo Ligoncio, i pizzi dell’Oro e la punta del Barbacan. Bellissimo
è anche il colpo d’occhio sulla Valtellina medio-bassa,
fino al monte Legnone. Il sentiero passa poi accanto ad un picco specchio
d’acqua, e ad una seconda baita, recentemente ristrutturata, per
poi puntare, aggirato a destra un dosso, alla chiesetta di san Quirico (m. 2131), piccola perla posta a protezione dell’alpe.
Lo scenario della chiesetta, sullo sfondo della remota e poco conosciuta
Val Terzana (chiamata anche Valle di Scermendone: così, per esempio, nella carta della Val Masino curata dal conte Lurani, nel 1881-1882, che confluisce, da nord-est, nella Valle di Sasso Bisòlo, la più orientale delle valli che costituiscono la Val Masino), è davvero indimenticabile. La sua campanella risuona
quando, la seconda domenica di luglio, si festeggia il santo (san Cères),
e la piana di
Scermendone si riempie di tende e sacchi a pelo. Qualche
parola su questa chiesetta merita di essere ancora spesa. Ci sono pochi
altri esempi di chiesette alpine poste ad una quota così alta.
La sua collocazione testimonia due cose: innanzitutto l'importanza di
questo ampio alpeggio, in secondo luogo la sua posizione strategica
come luogo di transito.
Molto probabilmente la chiesetta fu, in antico, uno xenodochio, cioè
un luogo deputato al ricovero
di pellegrini e viandanti che transitavano di qui. Non dovevano essere
pochi: in tempi nei quali il passaggio sul fondovalle era disagevole
e pericoloso, per l'alpe Scermendone passava, infatti, un'importante
via che collegava la bassa Valtellina alla Valmalenco, lungo l'asse
Ardenno - Buglio- Alpe Granda - Alpe Scermendone - Val Terzana - Valle
di Postalesio - Val Torreggio. Purtroppo questa via è oggi quasi
dimenticata: anche il Sentiero Italia l'ha ignorata. Ma a chi la sa
riscoprire regala un tesoro di emozioni e scenari insospettati.
Sostando presso la chiesetta, cerchiamo di saperne di più ascoltando quanto scrive don Domenico Songini, nel bel volume “Storie di Traona – Terra Buona – II” (Sondrio, 2004): “Scermendone, toponimo inesplorato fino alle indagini di don Ezio Presazzi - prevosto di Baglio - che asserisce derivato dai primitivi pastori di Cermenate, che già nel 1308 caricavano l'alpe con l'impegno di consegnare il latte d'una giornata (una cagliata) alla parrocchia di san Fedele.
Scermendone rappresenta la tipica altura, a dossi e a pianori, a 2000 rn. sulla dorsale tra la Valtellina e la Valmasino, di proprietà della comunità di Buglio, che v'invia il bestiame per l'alpeggio estivo e che vi si dà convegno per una sagra popolare di gran prestigio: nel solito mese di luglio, dopo la metà, tempo delle feste
dei nostri SS. Sette Fratelli.
Il Santo venerato lassù, alla stessa altitudine di Sant'Esfrà (m 2010) è San Ceres, ritenuto uno dei Sette Fratelli. Realmente l'Oratorio è dedicato a San Quirico, il figlioletto di Santa Giuditta, ambedue martiri del IV secolo. Questa attribuzione sembra poco convincente: il martirologio infatti assegnava la festa al 9 dicembre, tempo in cui il monte è quasi inaccessibile. Allora perché San Ceres ?
Qualcuno vede un'affinità linguistica con "Siro", il santo evangelizzatore di Pavia, vescovo del IV secolo: le chiese di Pavia possedevano vasti feudi in Valtellina; non manca anche qualche allusione al Saint Cyr di franca memoria. A confondere le acque, interviene anche la mitologia pagana, cui non sembra vero richiamarsi a Cerere, la dea-madre. Tutto lascia supporre trattarsi d'un Santo dei Pastori: San Siro si festeggia il 16 giugno, nel colmo della stagione degli alpeggi; San Ceres, la II domenica di luglio, nel momento della "pesa del latte". La tradizione locale indica nell'incavo di un roccione prospiciente il "Pian di Spin" la grotta del Santo Eremita. È uno dei Sette Fratelli? ...”
Appena sotto la chiesetta, a destra del grande e ben visibile baitone,
c'è una piccola sorgente, con una scritta in dialetto che segnala
che si tratta dell'acqua degli occhi, dell'acqua, cioè, legata
alla leggenda dei
Corni Bruciati, l'acqua che avrebbe ridato la vista al pastore buono
ma disobbediente.
Alle spalle della chiesetta raggiungiamo rapidamente la baita del bivacco
Scermendone, recentemente attrezzata (1999) come punto di appoggio importantissimo
sul tracciato del Sentiero Italia Lombardia nord. Il bivacco ha una
parte sempre aperta, dove si può pernottare o trovare ricovero
in caso di improvviso
maltempo. Alle spalle del rifugio il Sentiero
Italia prosegue verso il Dosso del Termine.
Se ci si stacca dal sentiero verso sinistra, seguendo una traccia all’inizio
molto evidente, si può salire sul crinale, verso la croce dell’Olmo,
posta a 2342 metri, in una posizione estremamente suggestiva e panoramica.
Vicino alla piccola croce si trova un grande ometto, assai importante
come punto di riferimento in caso
di scarsa visibilità. La salita potrebbe agevolmente continuare
e concludersi alla cima di Vignone (m. 2608), nella quale culmina il
lungo dosso-crinale che separa la Val Masino dalla media Valtellina.
Da Our alla cima di Vignone sono necessarie quattro buone ore di cammino,
per superare i circa 1200 metri di dislivello.
Se non vogliamo sobbarcarci tanta fatica, dal bivacco Scermendone possiamo
optare per una seconda interessante possibilità: dirigiamoci
a sinistra, sul lato opposto dell’alpe, dove troviamo un ben marcato
sentiero che subito si biforca. Il ramo di sinistra scende all’alpe
di Scermendone basso, dalla quale, attraversata la frana del fianco
del Sasso Arso, possiamo raggiungere la piana di Preda Rossa, uno dei
luoghi più belli della Val Masino.
Il ramo di destra, invece, si addentra in Val Terzana, e ci porta dapprima
all’alpe Piano di Spini (m. 2198), poi al suggestivo laghetto
di Scermendone (m. 2339), unico, insieme ai laghetti della valle di
Spluga, nell’intera Val Masino. La Val Terzana ha una bellezza
del tutto particolare: pochi la conoscono, ed è un peccato. Guardando
in direzione della testata della valle, riconosciamo facilmente il passo
di Scermendone (m. 2595), dal quale si scende nell’alta valle
di Postalesio, percorrendo la quale e valicando il passo di Caldenno,
ci si
ritrova in val Torreggio, laterale della Valmalenco, e si può
scendere al rifugio Bosio.
Ma
è tempo di tornare. Per farlo, possiamo scegliere un interessante
itinerario alternativo. Dal baitone posto poco sotto la chiesetta di
san Quirico, un sentierino scende, con qualche zig-zag, al limite del
bosco, dove ritroviamo la pista che parte dall’alpe Granda. Invece
di imboccarla, scendiamo ancora, fino ad un bivio. Il ramo di sinistra
scende all’alpe Oligna, quello di destra all’alpe Verdel.
Percorriamo quest’ultimo e, raggiunta l’alpe Verdel (m.
1716), prendiamo il sentiero che, partendo dal suo limite occidentale,
effettua una bella traversata, quasi in piano, fino all’alpe Merla.
Si tratta di un sentiero molto riposante, con un fondo ottimo: pochissimi
sono i sassi che disturbano il piede. Inoltre la traversata avviene
nel cuore di un bosco stupendo. Dalla Merla, infine, possiamo tornare
a l’Our, o per la via più diretta che scende ripida nel
bosco. Se però la nostra base di partenza è l’alpe
Granda, teniamo presente che dalla Merla parte anche un sentiero facilmente
individuabile (direzione ovest), che raggiunge il limite nord-orientale
dell’alpe Granda.