CARTA DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI


Val Schiesone vista da Calones

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Mese-Albareda-Cigolino-Calones
4 h
1170
E
Albareda-Cigolino-Calones
2 h
570
E
SINTESI. Salendo in Valchiavenna lungo la ss 36 dello Spluga, appena prima di Chiavenna prendiamo a sinistra alla rotonda che indica la deviazione per Mese. In breve siamo al centro del paese, presso la chiesa di S. Vittore (m. 274), dove parcheggiamo l'automobile. Andiamo poi a sinistra (sud-ovest) ed imbocchiamo la strada per S. Antonio, prestando attenzione al suo lato destro: di fronte ad una cappelletta (sul lato sinistro) troveremo ben presto un cartello della Comunità Montana della Valchiavenna che segnala la partenza del sentiero D3, per S. Antonio. Si tratta di una mulattiera in moli tratti scalinata che seguiamo (a due bivi seguiamo le indicazioni per Pizabela), salendo verso nord ed uscendo dalla selva di castagni ai prati di Posabèla ed alla località Albareda-S. Antonio (m. 833). Alle spalle delle baite la mulattiera sale verso nord-ovest ai prati di Cigolino (m. 1045) e di qui al tracciolino ed ai ripetitori: ad un cartello lasciamo il sentiero (indicazioni per Prato Morello) e saliamo ai ripetitori, intercettando una pista con fondo in cemento. Seguendola saliamo a Prato Morello (m. 1165), Carlino e Calones (m. 1400).


Mulattiera per Posabèla-Albareda

Il dosso Cigolino si innalza a monte di Mese e raggiunge il monte Mater (m. 2415), che separa il bacino della Val Genasca, a nord, da quello della Valle della Forcola, a sud. Ospita alcuni nuclei graziosi ed ancora intatti nel loro fascino antico, come Albareda-S. Antonio e Cigolino, oltre agli alpeggi di Prato Morello e Calones. Ma il suo pregio maggiore è la panoramicità: per la sua posizione offre un colpo d'occhio stupendo su quattro valli, la bassa Valchiavenna, la Val Schiesone a monte di Prata Camportaccio, la bassa Val Bregaglia e la bassa Valle Spluga, o Valle di San Giacomo. L'occhio esperto potrà quindi individuare ed ammirare il pizzo di Prata e la testata della Val Schiesone, le cime della testata della Val Codera ed un bello scorcio sulle cime del gruppo del Masino e, sul versante opposto della Val Bregaglia, il pizzo Galleggione. È possibile percorrerlo da Mese all'alpe Calones sfruttando un itinerario piuttosto lungo ma godibilissimo, che sale spedito e permette di sostare in diversi punti panoramici.


Mulattiera per Posabèla-Albareda

Salendo in Valchiavenna lungo la ss 36 dello Spluga, appena prima di Chiavenna prendiamo a sinistra alla rotonda che indica la deviazione per Mese. In breve siamo al centro del paese, presso la chiesa di S. Vittore (m. 274), dove parcheggiamo l'automobile. Andiamo poi a sinistra (sud-ovest) ed imbocchiamo la strada per S. Antonio, prestando attenzione al suo lato destro: di fronte ad una cappelletta (sul lato sinistro) troveremo ben presto un cartello della Comunità Montana della Valchiavenna che segnala la partenza del sentiero D3, per S. Antonio (dato ad un'ora) e Cigolino (dato ad un'ora e mezza). Le indicazioni sui tempi sono un po' ottimistiche, ma poco male.


Val Schiesone e Pizzo di Prata dalla mulattiera per Posabèla-Albareda

Cominciamo a salire sul sentiero, incontrando un cartello che segnala il “percorso guidato”. Salendo sul sentiero ben marcato ed a tratti scalinato incontriamo in rapida successione tre cappellette e giungiamo ad un bivio segnalato da cartelli: a sinistra ci si porta alla Madonna delle Grazie, mentre a destra si sale alla Posabèla. Il nostro percorso prevede che si vada a destra, ma vale assolutamente la pena allungarlo un po' raggiungendo il vicino nucleo di Peverello, dove si trova la chiesetta di Santa Maria delle Grazie, di grande interesse storico. Qui ci attende un pezzo di storia legato alla famiglia dei Peverelli o De Peverellis, una delle più illustri famiglie nobiliari della Valchiavenna: da essa uscirono personaggi illustri che ne segnarono la vita civile e religiosa. Il centro della sua potenza era il castello o la dimora fortificata Piperellum, edificato forse nel secolo XII (1190), e distrutto dai Grigioni nel 1500. Rimangono ora solo alcuni segni in questa contrada, fra i quali il più importante è l'arco con uno stemma nobiliare, che fu fatto restaurare nel 1963 da Bruno De Peverellis, ed un cortile raggiungibile attraverso un arco a tutto sesto. Al castello era annessa anche una chiesa, che poi venne ampliata nel secolo XVII e rifatta nel secolo successivo. Tale chiesa, dedicata alla Madonna delle Grazie, fa ancora bella mostra di sé fra le case della contrada ed è meta di pellegrinaggi.
Torniamo poi al bivio e saliamo verso Posabèla, passando fra due muretti a secco ed incontrando una bella dimora rurale, con un ballatoio in legno ancora ben conservato. Poi la mulattiera, scalinata, prosegue in una selva e ci porta ad altri cartelli: proseguiamo seguendo la direzione di Posabèla e Castrona. Poco più avanti incontriamo una nuova cappelleta ed una baita. Ogni tanto i segnavia rosso-bianco-rossi rassicurano i nostri passi. Ai successivi cartelli continuiamo a rimanere fedeli alla coppia “Posabèla”-”Castrona”. Ad una nuova cappelletta la selva si apre regalando un bel colpo d'occhio su Mese, Chiavenna e la bassa Valchiavenna. La testata della Val Schiesone, ad est, comincia a mostrare il suo severo profilo gotico in singolare contrasto con la mite gentilezza dei luoghi che stiamo attraversando. Dopo un tratto ancora ben scalinato la mulattiera raggiunge una piazzola alla quale termina una pista sterrata.


Mulattiera per Posabèla-Albareda

Proseguiamo, sempre verso nord, in un bosco di castagni, passando a destra della sesta cappelletta e di un rudere di baita. Dopo un ulteriore tratto nela selva di castagni, usciamo ai prati della Posabèla, e ci accoglie un simpatico nucleo di baite. Alle nostre spalle il pizzo di Prata (Pizzùn, ma anche Pizzasc', per la sua fama sinistra e l'aspetto selvaggio) ha assunto le sembianze di un possente corno a guardia della Val Schiesone. Sulla destra delle baite della Posabèla troviamo la settima cappelletta. Il toponimo allude chiaramente alla "pòsa", cioè alla sosta ristoratrice nella quale si depone il carico che si porta ai monti e si tira il fiato. L'aggettivo "bèla", invece, si riferisce all'ottimo colpo d'occhio del quale si gode da questi prati.
Il sentiero riprende a monte delle baite, verso nord-ovest, di nuovo nella selva di castagni, fra muretti a secco, ben scalinato. Ecco sulla nostra sinistra l'ottava cappelletta e poco sopra, dopo una svolta a sinistra, la nona. Solo il fruscio delle foglie secche di castagno sul fondo del sentiero smuove la quiete immota di questi luoghi. Dopo la decima cappelletta, il sentiero esce dalla selva e sopra di noi si erge con verticale orgoglio un campanile dall'acronimo S.A., facilmente interpretabile: si tratta della chiesetta di S. Antonio in località Albareda (m. 833). Il toponimo è abbastanza diffuso in Provincia di Sondrio: s trova un'Albareda in Valmalenco ed una sul versante orobico all'imbocco della Val d'Arigna, oltre al più noto Albaredo per San Marco. Alle spalle della chiesetta troviamo diverse baite, alcune ben strutturate, altre cadenti. Salendo per il viottolo scalinato passiamo anche a sinistra di quel che resta di un castagno secolare, ormai ridotto alla sola parte inferiore del tronco.
Poi un segnavia su un muretto a secco alla nostra destra segnala la ripartenza del sentiero, che riprende imperterrito a salire verso nord-ovest. Non potevamo dubitarne: nella selva di castagni ci attende l'undicesima cappelletta, edificata su un roccione intorno al quale il sentiero gira. Poco più in alto passiamo sotto il piano inclinato che serve la centrale idroelettrica di Mese. Al successivo bivio è una freccia bianca contornata di rosso a mandarci a sinistra. In breve raggiungiamo i prati di Cigolino (m. 1045), ed un cartello ci dà il benvenuto, invitandoci a tenere puliti questi luoghi. Da qui il panorama sulle quattro valli è davvero incantevole, anche se perde un po' in suggestione per l'ingombrante presenza della torre dei ripetitori.


Chiesetta di S. Antonio ad Albareda

Saliamo ancora e percorrendo un tratto esposto per un salto di roccia sul lato destro, con corrimano protettivo. Poi, proprio sotto la torre dei ripetitori, seguiamo le indicazioni per Prato Morello (non quelle per Sommarovina), lasciamo il sentierino protetto e saliamo alla casetta di servizio presso i ripetitori e ad una pista in cemento che sale fin qui da Mese e prosegue per gli alpeggi del Dosso Cigolino. L'ultima parte dell'escursione la segue interamente. Si tratta di salire per altri trecento metri, o poco più: la fatica, però, sarà ripagata dall’incontro con luoghi bellissimi. Dopo pochi tornanti, infatti, eccoci allo splendido terrazzo di Prato Morello. Sul limite inferiore dei prati, a 1165 metri, è stata recentemente eretta (maggio 2004) una cappelletta, la “nösa capeleta”, come recita la targa posta dal gruppo degli alpini di Mese. Accanto alla cappelletta, una bandiera posta due anni prima.


Prato Morello

Splendido anche il panorama. A sud si apre al nostro sguardo l’intera piana di Chiavenna, fino al lago di Mezzola. Ad est e nord est, di nuovo l’imponente successione di cime dal pizzo di Prata alla testata meridionale della Val Bregaglia; più a sinistra, ecco ancora il pizzo Galleggione, buffo nel nome e nel profilo bombato; guardando a nord-est scorgiamo uno scorcio, non molto ampio, per la verità, della valle di San Giacomo. Portiamoci ora nella parte alta dei prati, dove la carrozzabile con fondo in cemento termina: a monte di un gruppo di baite troviamo anche una croce in legno, a 1261 metri. Qui parte una pista sterrata, che prosegue in un bel bosco di larici, conducendo prima alle baite della località Carlino, poi ai prati dell’alpe Calones (m. 1400).


Prato Morello

La quiete di questi prati, le poche baite, la cappelletta discreta e quasi appartata, sono la degna cornice nella quale si conclude la salita densa di fatica e soddisfazioni. Il ritorno segue la medesima via di salita. Teniamo presente che questa escursione, che comporta circa 1170 metri di dislivello ed approssimativamente 4 ore di cammino, può essere di molto accorciata salendo in automobile fino ad Albareda (in tal caso i metri di dislivello sono circa 570, ed il tempo necessario è approssimativamente di un paio d'ore).


Calones

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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la mappa on-line

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