CAMPANE DI CASTIONE 1, 2, 3, 4


Castione

IL COMUNE IN SINTESI (DATI RELATIVI AL 1996)
Abitanti (Castionesi): 1585 Maschi: 817, Femmine: 768
Numero di abitazioni: 693 Superficie boschiva in ha: 821
Animali da allevamento: 2130 Escursione altimetrica (altitudine minima e massima s.l.m.): m. 278, m. 2490
Superficie del territorio in kmq: 13,91 Nuclei con relativa altitudine s.l.m.: Castione m. 468, Andevenno-Balzarro m. 357, Grigioni m. 431, Moroni m. 530, Vendolo m. 475, Piatta m. 700, Gatti m. 760, Bonetti m. 725, Barboni m. 982
Presentazione


Apri qui una fotomappa del versante retico di Castione Andevenno

Vi è un legame particolarissimo fra Castione Andevenno, comune immediatamente ad ovest di Sondrio, sul versante retico mediovaltellinese, ed il sole, il suo tepore, il suo calore. Il microclima felice, innanzitutto, che mitiga i rigori dell’inverno, riveste i prati di un rinnovato e vivace color verde quando ancora nei comuni vicini domina la tonalità del giallo, favorendo la coltura della vite, da cui si trae quel buon vino che, a sua volta, scalda i cuori, e che fu definito dal Güler von Weineck, diplomatico della Lega Grigia e governatore della Valtellina nel 1587-88, “il vino migliore e più squisito di tutta la valle”, esportato oltralpe presso diverse corti europee. La devozione a S. Martino, poi, patrono del paese, il cavaliere che divise il proprio mantello per riscaldare un povero e che viene celebrato l’undici di novembre, data, a sua volta, legata alla cosiddetta “estate di S. Martino”, quando il cammino della stagione verso il gelo invernale sembra interrompersi e lasciare il posto ad un tepore quasi tardo-estivo.
Per questo Castione contende a Buglio in Monte la denominazione di “Giardino della Valtellina”. Ma i suoi abitanti non hanno dubbi su quale dei due paesi meriti maggiormente questo titolo, e vanno ripetendo, fieri: “Roma capo del mondo, Castione subito dopo, secondo”. Secondo a Roma, appunto, non certo a Buglio!
La zona fu forse abitata fin dall'epoca preistorica, se ha fondamento l'ipotesi, avanzata dal'Orsini e dal Moroni, dell'esistenza di un castelliere su un poggio boscoso sul confine fra i comuni di Postalesio e Castione. Un castelliere è, in un certo senso, l'antenato del castello: si tratta di un piccolo villaggio fortificato, costituito da una torre centrale e da una cerchia di mura, di cui sono rimaste tracce, che rimandano ad epoche preistoriche, nell'Istria e nella Venezia Giulia. In epoca romana queste strutture furono utilizzate come fortilizi, spesso trasformati, infine, in epoca medievale, nei più conosciuti castelli. Se l'Orsini ed il Moroni hanno ragione, dunque, questo poggio era abitato già sin dalla fine dell'età della pietra. Il primo si basa soprattutto su considerazioni toponomastiche: i termini "caslìr" e "postàl" in Trentino designano i castellieri della Valle dell'Adige; dalla medesima radice, dunque, deriverebbe "Postalesio", con il significato di località in prossimità di un castelliere preistorico. Anche Castione potrebbe avere un etimo simile (questa volta, però, evidentemente dal latino "castrum", accampamento, luogo fortificato).
Il Moroni si basa, invece, su considerazioni legate alla natura del luogo, e scrive: "Tra Castione e Postalesio, precisamente duecento metri ad ovest del Vendolo, notasi un'altura di probabile origine morenica con i fianchi rivestiti di castani e betulle, mentre la sommità è parzialmente disseminata di abeti. Un comodo sentiero da Vendolo in dieci minuti porta su questa altura a 530 metri sul livello del mare... dove con sorpresa notai che la sommità, invece di essere tondeggiante, era perfettamente spianata formando all'incirca un rettangolo con centocinquanta metri di lato est-ovest per cento. A settentrione erano disseminati numerosi abeti, mentre il resto del piano era prativo con ai lati poco sottobosco. Pensai lungamente al motivo di una simile spianata e chi poteva averla compiuta. Il piano attuale si era ottenuto sbancando circa cinquantamila metri cubi di materiale morenico di non facile escavazione." Il brano è citato da un articolo di Rinaldo Rapella su "Le vie del Bene", il quale aggiunge: "Prosegue il Moroni osservando anche la presenza di muri a secco, di grossi massi provenienti dallo sfacelo d'una antica muratura che si dimostra maggiormente robusta là dove più facile è l'accesso al pianoro. Da queste e da altre constatazioni il Moroni avanza l'ipotesi che su questo pianoro esistesse un antico castelliere".


Il Piazzo

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Antichissime sono le radici di questo comune, che si collocò, in passato, nel terziere di mezzo della Valtellina e, dal punto di vista religioso, appartenne alla pieve di Sondrio. Fu la frazione di Andevenno il suo nucleo originario: il suo nome, infatti, fino alla prima metà del secolo XVI, fu, appunto, quello di Andevenno, di origine forse nord-etrusca, oppure riconducibile al gentilizio romano “Andivius”, o, ancora, all’illirico “Andenna”. Questo toponimo è citato nel 992, nel Codice Diplomatico Longobardo, ed in un atto di vendita di un campo “in loco et fundo Andaveno” , datato 1024. A causa del conflitto scoppiato fra Como e Milano nel decennio 1118-1127, diverse famiglie illustri comasche cercarono rifugio in Valtellina. Due di queste, i Parravicini e soprattutto i Capitanei, segnarono la storia di Andevenno: questi ultimi costituirono un complesso di possessi feudali che comprendeva Sondrio e la Valmalenco, Andevenno ed Ardenno.


Apri qui una fotomappa del gruppo Canale-Arcoglio-Sasso Bianco

Andevenno, raccolto intorno alla chiesa di S. Pancrazio (di cui non restano oggi più tracce) si costituì in libero comune nel 1276, per privilegio concesso da Papa Giovanni XXI. In quel periodo il suo territorio si estendeva anche sul versante sinistro dell’Adda, che successivamente (1468) se ne staccò, costituendo il comune autonomo di Soltogio/Caiolo. Ma ancora nel 1331 la presenza della potente famiglia si faceva sentire: Egidio de Capitanei e Pomerio Azario edificarono un fortilizio cinto da mura sulla Motta del Larice, a monte della zona di Balzarro (termine che deriva da “Balzar”, contrazione di Baldassare, nome proprio dell’illustre famiglia dei Vicedomini), là dove prima sorgeva un convento degli Umiliati, fondato nel 1080. Ed i medesimi Capitanei eressero poi una fortezza anche nel luogo in cui ora sorge la chiesa di S. Rocco, che forse ebbe nome di Castello del Leone, forse di Castiglione (cioè piccolo castello, comparato ad altri più grandi).
La posizione strategica del borgo giustifica l’esistenza delle due fortezze, del Larice e del Leone: da Andevenno passava, infatti, quella via Valeriana che era l’unica arteria che consentiva di attraversare la bassa e media Valtellina. Per questo il borgo era esposto al passaggio di eserciti che segnò la storia moderna della Valtellina, a cominciare da quello della Lega Grigia, che effettuò le sue prime incursioni in Valtellina sul finire del Quattrocento. I Grigioni, di lì a poco (1512), entrarono in possesso della Valtellina e delle contee di Valchiavenna e Bormio, dopo un periodo di dura dominazione francese durato 12 anni.

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Ma la più grave sciagura che ebbe a subire Andevenno risale all’inizio del Cinquecento: si tratta della devastante esondazione del torrente Boco (o Véndolo), del 1520, a seguito della quale il suo abitato venne progressivamente abbandonato. Il fulcro della comunità si spostò più in alto, ed assunse il nome con il quale oggi viene conosciuto, Castione, appunto (citato anche nelle varianti di Castiglione, dal nome della fortezza sopra menzionata, e Castione inferiore o di sotto, per distinguerlo dall’altro Castione, contrada di Chiuro, oggi Castionetto di Chiuro). In conseguenza di questo spostamento la chiesa principale divenne l’attuale chiesa parrocchiale, dedicata a S. Martino, che era stata eretta almeno un secolo prima.
Nel 1512 , dunque, iniziarono i quasi tre secoli di dominio delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina. I nuovi signori sentirono il bisogno, per poter calcolare quante esazioni ne potevano trarre, di stimare la ricchezza complessiva di ciascun comune della valle. Furono così stesi gli Estimi generali del 1531, che offrono uno spaccato interessantissimo della situazione economica della valle (cfr. la pubblicazione di una copia secentesca del documento che Antonio Boscacci ha curato per il Bollettino della Società Storica Valtellinese n. 53 del 2000). Nel "communis Castioni" vengono registrate case e dimore per un valore complessivo di 854 lire (per avere un'idea comparativa, Forcola fa registrare un valore di 172 lire, Tartano 47, Talamona 1050, Morbegno 3419); boschi e territori comuni vengono valutati 20 lire; i prati ed i pascoli hanno un'estensione complessiva di 2529 pertiche e sono valutati 1595 lire; campi e boschi occupano 2073 pertiche e sono valutati 1851 lire; gli alpeggi, che caricano 30 capi, vengono valutati 6 lire; i vigneti si estendono per 1811 pertiche e sono stimati 3169 lire; vengono torchiate 75 brente di vino (una brenta equivale a 90 boccali), valutate 75 lire; viene menzionata una fucina, valutata 10 lire; il valore complessivo dei beni è valutato 7627 lire (sempre a titolo comparativo, per Tartano è 642, per Forcola 2618, per Buglio 5082, per Talamona 8530 e per Morbegno 12163).
Da un atto notarile del 1563 risulta che il comune era diviso in quattro quadre: Andevenno, Castione, Moroni, Del Monte. In quel medesimo periodo, e precisamente nel 1566, in occasione dell’elezione di un nuovo parroco di San Pancrazio e San Martino, si registrarono in Castione 147 capifamiglia.
Negli atti della visita pastorale del vescovo di Como, di origine morbegnese, Feliciano Ninguarda (1589), Castione risultava composto da 230 fuochi (diciamo 1100-1200 abitanti), distribuiti in sedici contrade. Vale la pena citare un estratto da tale resoconto, che testimonia dell’iniziale infiltrazione della confessione riformata nel paese: “La comunità di detto paese comprende sedici frazioni, chiamate contrade, che contano duecentotrenta fuochi, tutte cattoliche eccetto la sola casa dei Moroni, il cui capofamiglia è il signor Filippo, uno dei dodici cancellieri del governatore di Valtellina: in questa famiglia vi sono sei persone prese dall’eresia e cioè lo stesso capofamiglia, sua moglie, due figli e due figlie”. Una generazione dopo lo Sprecher, nel 1617, ricordando Castione “olim Communitas Andevenni dicta”, citava le seguenti quadre: 1. Castione, 2. Ville di Andevenno e Vendulo, 3. contrade Grisoni, Moroni e Piazza, 4. Del Monte, con le contrade di Soverna e Perari; tale ripartizione continuò anche nel secolo successivo.

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Nel 1614 l'arciprete di Sondrio Nicolò Rusca, che sarà poi rapito da soldati grigioni nel 1618, redasse una nota informativa per il vescovo di Como Filippo Archinti, in visita pastorale a Sondrio. Ecco quanto riferisce di Caiolo: "Sono nella plebe di Sondrio: Cajolo, Albosaggia, Castione, là Valle di Malenco... Castione. La Chiesa di s. Martino dove si ministrano li S. mi Sacramenti, quale si amplifica di novo, quale non mi consta che sia separata da Sondrio. Si fà trà tanto la cura colle patenti "in subsidium Archipresbyteri Sondrij", et inanti all'infrascritto R. P. Domenico hanno per moltissimi anni ivi servito per la cura delle anime due o più frati, uno doppo l'altro, quali non sono capaci de titoli; uno so che si chiamava frate Bonaventura da Ponte zoccolante, l'altro qual'è morto al mio tempo si chiamava D. Theofilo da Bergamo dell'ordine de Celestini. S. Rocco, S. Pancrazio mezo fabricate. S. Maria a casa de Balzarri. S. Maria Maddalena a casa de Bonetti. Vi sono due sacerdoti, il R. ms. P. Dominico Zanoni da Castione Canonico di Sondrio, quale ivi fà la cura delle anime. Ha in casa Padre, e nepoti, et il R. D. Paolo Beccaria quale aiuta; questo è dottorato in Theologia et ha provisione de scudi settanta e la tavola, quale ha dal sig. Pompeo Perari nella cui casa habitata. E' qui una casa di fede contraria: ma non vi è ministro di quella professione. L'entrata ordinaria, quale ha da Castione il R. ms. P. Dominico è brente 18 staia 2 vino, quartari 117 fra segala e miglio, e castagne, butiro lire sei, formaggio 26, L. 3: 13 in dinari".
Nel 1624, anno in cui il vescovo Sisto Carcano consacrò la rinnovata ed abbellita chiesa di S. Martino, che si staccava allora definitivamente dalla pieve di Sondrio, Castione contava 1.314 abitanti. Accompagnava il vescovo un canonico della cattedrale di Como, Luigi Odescalchi, il quale, su Castione, annota che il paese è posto "in un seno di monti", in "luogo abondante de vini bonissimi, dolci". Ma, al di là della dolcezza del vino che mitigava la sofferenza, furono anni terribili. Quattro anni prima era scoppiata, nel contesto della contrapposizione fra cattolici e nuclei di riformati sostenuti dai dominatori delle Tre Leghe in terra di Valtellina, la rivolta nota come “Sacro Macello”, che portò alla strage di gran parte dei protestanti. A Castione, dove si erano insediate diverse famiglie della nobiltà riformata, si contarono tre vittime, della famiglia dei Moroni. Scrive Giuseppe Romegialli, nella "Storia della Valtellina": "In Castione, fra gli altri, fu trucidata Maddalena Bardea. Giovanni Stefano Moroni con suo figlio, raggiunto nella fuga verso la Valle del Masino, morì di archibugiata. Carlo fratello di Giovanni Stefano, che alcuni anni prima fatto erasi cattolico, nel dividere il bottino, fu ammazzato da un altro cattolico, il dottor in legge Stefano Perari."
La reazione grigione non si fece attendere, e portò allo scoppio della prima guerra per la Valtellina, che vide contrapposte le Tre Leghe Grigie con i Francesi, da una parte, gli insorti cattolici e gli Spagnoli, dall'altra, ed ebbe termine nel 1626. Poi vennero gli anni terribili dell’epidemia di peste che, portata dai Lanzichenecchi nel contesto della Guerra dei Trent’Anni, flagellò la Valtellina fra il 1629 ed il 1631, riducendone a meno della metà la popolazione complessiva (secondo alcuni storici, a poco più di un quarto, da 150.000 abitanti circa a 40.000). Castione non fu certo risparmiata: una testimonianza, fra le altre, dello sgomento e del terrore portati dalla peste è la donazione alla chiesa di S. Maria Maddalena, in Bonetti, di un quadro raffigurante la medesima santa, affinché intercedesse per i suoi abitanti e li risparmiasse “dal mal contagioso che andava crescendo”.
Scrive don Giovanni da Prada, nel I volume de "La Magnifica Communità et li Homini delle Fusine" (1980): "Ecco una pagina di paura collettiva che vedo in un'assemblea pubblica a Castione, domenica 23 dicembre 1629, quando il primo caso di peste si riscontrò nel paese. Dopo la celebrazione della messa, il decano Tognini Andrea ed i sindici delle varie contrade si ritrovarono col popolo in solenne adunanza fuori della chiesa... Tutti... erano terrorizzati vedendo imminente il flagello della divina giustizia e considerando l'orrore del cadere nelle mani del Dio vivente. Il prevosto Parravicino, credo più spaventato di tutti, tanto esortò e consigliò il buon popolo che, seduta stante, si decretò di far ricorso a Maria, Madre dell'Onnipotente Dio, edificando ed ornando una cappella dedicata a Lei nella chiesa parrocchiale affinché fosse placata l'ira del Suo Figlio e fosse liberato il suo fedele popolo dalla peste... A Castione nella prima pestilenza del 1630 morirono ben 915 persone: nella quadra del centro sopravvissero solo 150 persone su 425! Queste cifre fanno rabbrividire pensando quale fardello di pianto e dolore si trascinano dietro". Egli parla di una prima pestilenza, perché una seconda, anch'essa terribile, infierì nel biennio 1635-36, portata dai soldati francesi del duca di Rohan, protagonista della seconda guerra per la Valtellina, cui pose termine la tanto agognata pace siglata con il capitolato di Milano del 1639.
Un sintetico schizzo della media Valtellina da Sondrio ad Ardenno ci viene offerto dalle annotazioni (1621) di un anonimo cronista originario della Valcamonica (pubblicato nell’articolo «Paesi e paesani di Valtellina nella descrizione di un anonimo del Seicento» di Sandro Massera,  in un numero della Rassegna Economica della Provincia di Sondrio della CCIAA):
Vi sono de sotto de Sondrio le terre de Castiòn, Berbèn, Pedemónt Pestolés, Arden e tutte queste sono lavoranti de vigne, ma gran parte ne vanno in Italia per fachini, che ne sono piene le dovane e magazin de vini. In Roma, Napoli, Mesina, Palermo non vi è canton de fachini che non siano de costoro: huomini non di grande statura, ma sperti, acorti, amatori del dinaro.
Sarebbero anche belle le donne di Pedemònt, Pestolés, Berben e Arden; è che non tengono troppo all'eleganza. Vestiscono a un certo modo male, massime le donne, che più presto rendono risa che altrimente et se le donne fossero vestite bene, di bellezza ordinariamente stariano al paro delle romane di bellissimo sangue
.”

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Ci vollero molte generazioni perché Castione tornasse alle precedenti dimensioni: ancora nel 1797, infatti, contava 1.300 abitanti, qualcuno in meno del 1624. Il Settecento fu un secolo di lenta ripresa economica, frenata, però, almeno in parte, nell’intera Valtellina dallo strapotere della famiglia dei Salis, con la quale molte comunità, quella di Castione compresa, erano pesantemente indebitate.
Lo storico Francesco Saverio Quadrio, nelle “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi oggi detta Valtellina” (Edizione anastatica, Bologna, Forni, 1971), ci offre, a metà del settecento, queste notizie del paese: “Castiglione (Castrum Sthiliconis). Castiglione detto di Sotto a differenza d'un altro di Sopra, di cui s'è già parlato, era già ridotto ne' Secoli Medii a non esser più che Villaggio alla Comunità d'Andevenno suggetto. Quest'ultimo Luogo, di cui s'è altrove pur favellato, era già cinto di Mura a maniera di buona Città, con Torri, e Fosse: nè molto da se lontano aveva un Castello detto del Leone, che vi era stato già da' Capitanei ristorato, con altra Torre di qua dall'Adda, appellata del Larice. Ma avendo questo gran Fiume per escrescenza cangiato Letto, e cacciatosi tra mezzo ad esso Castello, e Andevenno, con attaccare esso Castello a Cajolo, d'ond'era da prima diviso; nè rimanendo più, che gli Avanzi d'una rovinosa Torre; oggi non più di Andevenno, ma di Cajolo essa Torre si noma. Un altra Torre aveva pur Andevenno a mezzo il Monte, sopra Castiglione, di cui appajono le reliquie. Ma distrutto tal Luogo, come altrove s'è detto; e sol poche Case avanzatene, è succeduto in suo luogo nel Primato il predetto Castiglione. Quattro però sono le Quadre, che constituiscono così fatta Comunità. La prima è il detto Castiglione: la seconda è formata di due oggi Ville Andevenno, e Vendulo; la terza è formata di tre Contrade, che sono Grisone, i Moroni, e Piatta: l'ultima è la Quadra del Monte, di due Contrade composta, che sono Soverno, e i Perari. In questa Comunità trovo, che già vi fiorirono i Beccaria, gli Olmi, i Paravicini, i Perari ec.”
Poi venne la bufera napoleonica, che spazzò via, in quel medesimo anno 1797, la dominazione dei Grigioni nella valle. Con l’organizzazione del dipartimento dell’Adda e Oglio (legge 11 vendemmiale anno VII), il comune di Castione fu compreso nel distretto V di Sondrio. Nell’assetto definitivo della repubblica cisalpina, determinato nel maggio del 1801 (legge 23 fiorile anno IX), Castione era uno dei settanta comuni che costituivano il distretto III di Sondrio del dipartimento del Lario.

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Con l’organizzazione del dipartimento dell’Adda nel regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805), il comune di Castione venne ad appartenere al cantone I di Sondrio: comune di III classe, contava 1.100 abitanti. Nel prospetto del numero, nome e popolazione dei comuni del dipartimento dell’Adda, secondo il decreto 22 dicembre 1807, figurava anche il comune di Castione, con 1.091 abitanti. Dopo l’assoggettamento del dipartimento dell’Adda al dominio della casa d’Austria nel regno lombardo-veneto (comparto 1 maggio 1815), Castione figurava (con 1.100 abitanti), insieme a Montagna, comune aggregato al comune principale di Sondrio, nel cantone I di Sondrio.
Neppure la prima metà dell’ottocento fu avara di sciagure: l’anno più nero fu il 1834, che vide anche Castione soffrire per una terribile alluvione che colpi duramente la Valtellina. Poco più di vent’anni dopo, nel 1856, fu il colera ad infierire sulla popolazione. Nel 1853 Castione, con le frazioni Grisone, Vendolo (termine che deriva da una voce preariana che significa “frana”) e Bonetti, era comune con consiglio comunale senza ufficio proprio e con una popolazione di 1.281 abitanti, sempre inserito nel distretto I di Sondrio.
Dopo l’unità d’Italia, nel 1861, esso contava 14 frazioni e 1335 abitanti, con una Guardia Nazionale di 86 iscritti e 64 riservisti. Fu in quegli anni che venne adottata la duplice denominazione attuale di Castione-Andevenno, sia per rendere omaggio al nucleo originario del comune, sia per evitare confusioni con altri comuni omonimi. Qualche anno dopo, nel 1866, si registrò il primo abitante di Castione caduto per la patria italiana, nella III Guerra d'Indipendenza: si tratta di Giovanni Battista Gatti. Parteciparono a tale guerra diversi abitanti di Castione, Bergomi Giacomo, Bonfado Martino, Chiesa Abbondio, Della Fontana Martino, Della Fontana Cesare, Fontana Paolo, Franchetti Pietro, Gianna Giacomo, Mutti Pietro, Negri Paolo, Morelli Giacomo, Paini Martino, Quadrio Francesco, Tognini Martino e Tognini Andrea. Parteciparono, infine, alla campagna del 1870 che portò alla presa di Roma, poi proclamata capitale d'Italia, Della Fontana Martino, Della Fontana Giovanni e Moroncelli Giovanni.
Il primo quarantennio post-unitario fece registrare una sorprendente crescita demografica: gli abitanti erano 1440 nel 1871, 1660 nel 1881 e 1818 nel 1901, massimo storico.
Così tratteggia il paese la Guida della Valtellina curata da Fabio Besta ed edita dal CAI di Sondrio nel 1884: "Più oltre, in un altro seno fertilissimo, al sicuro di ogni sorpresa del torrente, sta Castione (375 m., 1660 ab.), le cui case appaiono bellamente disposte ad anfiteatro. E' da qualche secolo sede del comune di cui Andevenno è divenuta una frazione. Una comoda via carrozzabile congiunge la borgata alla strada nazionale e alla fermata della ferrovia che da essa prende il nome".
Dall’opera “La Valtellina (Provincia di Sondrio)”, di Ercole Bassi (Milano, Tipografia degli Operai, 1890), ricaviamo, poi, interessanti notizie sugli alpeggi comunali nel territorio di Castione (i dati si riferiscono rispettivamente al numero di vacche sostenute, al reddito in lire per ciascun capo ed al numero medio di giorni di durata dell’alpeggio):


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Il XX secolo, infatti, non si aprì sotto i migliori auspici: le rovinose alluvioni del 1907 e 1911 colpirono duramente la popolazione di Castione, che dovette pagare un tribuno ancora più oneroso ai due conflitti mondiali (32 caduti nella Grande Guerra del 1815-18, su una popolazione di meno di 1500 abitanti, e quaranta fra morti e dispersi nella Seconda Guerra Mondiale).
Il monumento ai caduti presso la chiesa parrocchiale ne ricorda i nomi. Caddero nel conflitto 1915-1918 Andrea Bonfado, Giacomo Bruseghini, Battista Callina, Giuseppe Canovo, Natale Ciapponi, Paolo Della Fontana, Giuseppe Dell'Agostino, Costante Fontana, Alfredo Franchetti, Amadio Franchetti, Pasquale Franchetti, Emilio Gatti, Giuseppe Gatti, Angelo Giana, Arturo Giana, Clemente Giana, Leone Giana, Serafino Gianatti, Costantino Gianoni, Amanzio Giocondi, Giacomo Marini, Maurizio Marini, Paolo Marini, Massimiliano Menegola, Paolo Menegola, Claudio Moroncelli, Luigi Moroncelli, Ettore Motti, Abele Negri, Martino Piatta dell'Abbondio, Filiberto Tognini e Romolo Tognini.
Il Novecento fece segnare una lieve flessione nella curva demografica: gli abitanti passarono, infatti, da 1785 nel 1901 a 1731 nel 1921 e 1656 nel 1931, con leggera ripresa nel 1936 (1675).
Il 1923 è un anno importante nella vita del paese, che viene allacciato ad una centralina sul torrente Vendolo e quindi può disporre dell'energia elettrica: se consideriamo quanto sia difficilmente immaginare la nostra vita quotidiana senza di essa, possiamo ben misurare l'importanza della svolta.
Ecco come Ercole Bassi, ne “La Valtellina – Guida illustrata” del 1928 (V ed.), presenta il paese: ”Continuando la provinciale, dopo altri due km., asinistra si stacca una rotabile, che, passando per lachiesa di San Gregorio, sale a Castióne Andevénno (m. 420 - ab. 1731 - P. - med. cond. telef. - coop. agric. di cons. - luce elettr. - latt. soc. alla fermata ferrov.). Altra rotabile, in qualche punto piuttosto erta, congiunge Castione alla provinciale, un paio di km. più avanti, presso la ferm. ferr. Nel territorio di Castione si ergevano due castelli, detti del «Leone» e del «Larice», che erano della potente famiglia De-Capitani di Sondrio. Nella parrocchiale vi sono quadri ed affreschi di P. Legare e di Ant. Caúni, e si conserva una bellissima croce d'argento del 600 con un S. Martino a cavallo a tutto rilievo. Nel territorio del comune sopra un pezzo di pietra oliare ben lavorata, vi è un' iscrizione in caratteri gotici del 1361. Castione, ben riparata dai venti, ha un clima molto dolce, e vi alligna l'agave e l'olivo. La località detta Grigioni è rinomata per suoi ottimi vini.”
Nel secondo conflitto mondiale caddero Adelmo Balestra, Luigi Balestra, Angelo Bergomi, Osvaldo Bormolini, Armando Bricalli, Fermo Angelo Danieli, Carmelo Della Fontana, Cesare Della Fontana, Guido Franchetti, Giuseppe Gatti, Olimpio Gatti, Clemente Giana, Franco Gianatti, Angelo Menegola, Annibale Morella, Olimpio Mozzi, Augusto Naritelli, Aldo Negri, Giacinto Negri, Cesare Soverna e Livio Pietro Tognini. Furono, infine, dichiarati dispersi Bruno Aondio, Elisio Giovanni Bagiotti, Aldo Bergomi, Andrea Ciapponi, Angelo Dell'Agostino, Attilio Danieli, Pierino De Togni, Giovanni Gatti, Giuseppe Elia Gatti, Guido Giana, Luigi Gianelli, Angelo Marini, Secondo Marini, Giulio Mevio, Angelo Mozzi, Luigi Mozzi, Cesare Negri, Luigi Negri ed Elio Vanoi.
Nel secondo dopoguerra l'andamento discendente riprese: gli abitanti erano 1617 nel 1951 e 1514 nel 1961; poi una leggera ripresa: 1519 abitanti nel 1971, 1571 nel 1981 e 1585 nel 1991. Il censimento del 2001 contò 1553 abitanti, saliti a 1556 nel 2005.
Oggi Castione è un polo enologico d'eccellenza, che celebra la propria identità con una celebre gara e sagra eno-gastronomica, il Ciapel d'Or, che è giunta nel 2012 alla XXVIII edizione.


Castione

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Il territorio comunale si estende per complessivi 17,15 kmq, ed è delimitato a sud dal fiume Adda ed a nord dalla cresta che separa il versante retico medio-valtellinese dalla bassa Valmalenco, dalla cima del Sasso Bianco (m. 2490), ad ovest, all’anticima meridionale del monte Canale (m. 2503), ad est, passando per la cima del monte Arcoglio (m. 2459). Il confine occidentale scende dalla cima del Sasso Bianco verso sud, seguendo per un tratto il solco dell’alta valle del Boco (o Bocco: il termine deriva da “sbocco” o, più probabilmente, da “bocc”, ariete) e passando appena ad est dell’alpe Colina (comune di Postalesio); taglia, poi, parte del versante orientale della medesima valle, seguendo il percorso della mulattiera che da Pra’ Lone sale all’alpe Mangingasco. Più in basso, esso lascia ad ovest Pra’ Lone e la frazione di Case Moroni (che appartiene a Postalesio, ma fu abitata in passato da famiglie di Castione), prima di scendere al fiume Adda. Rientrano nel territorio di Castione, appena ad est di tale confine, le frazioni di Vendolo e di Balzarro. Il confine orientale, infine, scende verso sud dall’anticima meridionale del monte Canale, piegando poi ad est fino alla cima del monte Rolla ed ancora decisamente a sud: divide, così (si fa per dire), la frazione di Ligari (che ricade nel territorio del comune di Sondrio), ad est, da quelle di Soverna, Barboni e Mangialdo, ad ovest (comune di Castione).
Più a sud, esso passa ad est delle frazioni di Gatti e Piatta (Castione) e ad ovest della Madonna della Sassella (Sondrio). Sono da citare anche la frazione di Grigioni, cuore della già citata pregiatissima zona vitivinicola, ed i bei alpeggi e maggenghi a monte di Castione. Fra i primi, da est, Pra’ Piazzo, Pra’ Gaggio, Pra’ Margei, La Paiosa e Pra’ Sterli; fra i secondi, l’alpe Prato Secondo, il Pra’ della Piana, l’alpe Calchera, l’alpe Ortica, l’alpe Gorlo e, più importante fra tutte, l’alpe Morscenzo (Marscenzo sulla carta IGM).
Al paese, costruito sul terrazzo alluvionale del torrente Boco (o Vendolo), si accede facilmente staccandosi dalla ss. 38 dello Stelvio, verso nord, a pochi km da Sondrio, in corrispondenza dell’ipermercato Iperal. Risalendo la strada che conduce al centro del paese si rimane colpiti, oltre che dalla luminosità dei luoghi, anche dalla presenza di due chiese quasi gemelle. Quella più bassa ed antica è collocata sul dosso delle Motte ed è dedicata a S. Rocco. La sua costruzione iniziò nel Cinquecento, ma venne portata a termine, come testimonia la data sul portale, solo nel 1722.
Più alta, al centro dell’abitato, è la chiesa parrocchiale di S. Martino, la cui struttura attuale risale al 1624, anno nel quale la parrocchia di Castione si staccò da quella di Sondrio. Poco sopra la chiesa passa la bella strada di mezza costa che congiunge
Berbenno a Triangia e che costituisce un ottimo tracciato per chi voglia pedalare in tutta tranquillità, godendosi le numerose suggestioni panoramiche di questo lembo di Valtellina. Si tratta di una zona che riveste anche un considerevole interesse geologico: a valle dei luoghi toccati dalla strada, infatti, passa la linea del Tonale, o linea insubrica, che, con andamento da est ad ovest, corre circa un chilometro e mezzo a nord dell’alveo dell’Adda: si tratta di una fascia di rocce molto frammentate, in corrispondenza di una profonda faglia che separa, geologicamente parlando, l’Africa dal continente Europeo.

BIBLIOGRAFIA

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Monteforte, Franco, "Itinerari sull'Adda da Chiuro a Castione", Sondrio, Ente Provinciale Turismo, Sondrio, Mevio Washington, 1982

"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio, 1985

De Bernardi, Lugi, "Autunno nella zona di Gatti", in "Rassegna Economica della Provincia di Sondrio", luglio-settembre 1989

Botterini De Pelosi, G., "Vocaboli e detti del mio paese", dattiloscritto, Castione, 1990

Da Prada, don Giovanni, "La parrocchiale di S. Martino di Castione", in "Elzeviri di toppa ovvero briciole di storia della Valtellina", di Giovanni Da Prada, Villa di Tirano, Tipografia Poletti, 1995

Canetta, Eliana e Nemo, “Il versante retico - Dalla cima di Granda al monte Combolo”, CDA Vivalda, 2004

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