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Il monte Rolla è considerato il monte di Sondrio: con la sua cima poco pronunciata e quasi sfuggente, incontra il nostro sguardo quando, da Sondrio, ci volgiamo verso nord-ovest, in direzione del fianco montuoso che segna il confine fra Valmalenco e versante retico della media Valtellina. Sulla sua cima si incontrano i confini dei comuni di Sondrio (cui appartiene il versante orientale), Torre di S. Maria, in Valmalenco (cui appartiene il versante settentrionale) e Castione, cui appartiene il versante occidentale.


Apri qui una fotomappa del versante retico di Castione Andevenno

Una cima che non si impone, mite e riservata, come il carattere di colui che la amò in modo particolarissimo. Mi disse una volta: “Ah, il monte Rolla, ci sarò stato almeno una dozzina di volte. Ci vado quando devo pensare alle mie cose, alle cose filosofiche”. Dallo 28 giugno 2015 forse ci è tornato diverse volte, con uno sguardo più chiaro. E se ci capita di salirvi, avvertiremo la sua presenza garbata. Il professor Ivan Fassin guarderà con noi al superbo scenario del gruppo del Bernina, con quel suo mite sorriso ad occhi socchiusi che non smette di accompagnarlo.
Raggiungerlo è assai facile: si tratta di un'escursione di grande interesse panoramico, alla portata di tutti, particolarmente suggestiva nei mesi autunnali, quando ancora la prima neve non ne ha imbiancato il profilo. Non a caso la “Guida della Valtellina”, edita, nell’agosto del 1884, a cura del CAI, raccomanda questa escursione: “La cima del Rolla, segnata sulla carta dello stato maggiore austriaco col nome di Monte Sterile, nonostante la sua poca altitudine ha vastissimo panorama. Tutto il gruppo del Bernina coi suoi mari di ghiaccio si vede di lassù, e il pizzo Scalino e i gruppi di Corna Mara, dell’Ortler e dell’Adamello, e tutte le Prealpi, e tutta la Valtellina da Mazzo alle montagne del Lago. Aggiungasi che la salita può farsi lungo una via sempre amena e ricca anch’essa di splendide vedute… Per tutto ciò ne pare che questa salita, così facile anche alle signore, sia veramente raccomandabile.”


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DALL'ALPE FORCOLA AL MONTE ROLLA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Alpe Forcola-Alpe Poverzone-Monte Rolla-Bocchetta del Valdone-Alpe Prato Secondo-Alpe Poverzone-Alpe Forcola
5 h e 30 min.
760
E (EE)
SINTESI. Saliamo in automobile da Sondrio sulla provinciale della Valmalenco, lasciandola per prendere a sinistra subito dopo il tornante dx che segue Mossini (indicazioni per Triangia). Raggiunta Triangia, prendiamo a destra passando in mezzo al paese e proseguendo sulla carozzabile che sale a Ligari. Più avanti strada è chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati (informarsi presso il comune di Sondrio per l'acquisto del pass). Una serie di tornanti ci porta, poi, ai prati della località Forcola (m. 1610). Parcheggiamo qui ed incamminiamoci sulla carozzabile fino al primo tornante sinistrorso che la strada (ancora asfaltata) imbocca oltrepassati i prati. Troviamo, qui, un sentierino che se ne stacca sulla destra, in corrispondenza di una fontana, inoltrandosi nel bosco. Lo imbocchiamo, trovando, dopo pochi passi, un bivio, al quale prendiamo a sinistra. Il sentiero comincia a salire, dapprima verso destra, poi con una serie di tornantini, guadagnando quota 1700. Qui la traccia tende a perdersi: proseguendo verso destra, dopo una breve discesa ci troviamo in un’ampia radura, con ottimo colpo d'occhio panoramico sulla testata della Valmalenco. Ora, invece di proseguire verso destra, pieghiamo a sinistra, su labile traccia, risalendo il versante montuoso fino ad una bella conca, a quota 1740, con un piccolo promontorio, nel bosco: qui pieghiamo di nuovo a destra e riprendiamo a salire, su traccia abbastanza visibile. Superata una roccetta sul sentiero, troviamo un paio di tornantini, e proseguiamo a salire verso destra. La salita ci porta nel cuore di una sorta di corridoio, nel cuore di una splendida macchia di larici, fino ad una sorta di pianoro, a quota 1800, dove la traccia si perde. Qui si trova, ben nascosta, anche una sorgente. Invece di prendere a destra, in direzione del fianco del versante, portiamoci, sulla sinistra, al centro di un largo corridoio, e saliamo gradualmente, finché il bosco tende a chiudersi davanti a noi. Troviamo, però, una traccia che ci permette di districarci fra le fitte piante, verso sinistra e che, in breve, ci porta fuori dal bosco, sul limite inferiore di un’ampia fascia di prati che sale verso ovest: si tratta della parte più bassa dell’alpe Poverzone. Risalendo i prati, su debole traccia, raggiungiamo le baite dell’alpe (quota 1900), alle quali possiamo giungere anche, proseguendo a piedi o in automobile, sulla carozzabile con fondo accidentato. Saliamo, quindi, di nuovo ai prati dell’alpe, in direzione nord, lasciando alla nostra destra le baite e puntando verso nord-ovest. Incontriamo, così, il ben visibile muretto a secco che delimita l’alpe ad ovest, e lo oltrepassiamo. Sul lato opposto troviamo, segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi e bianco-rossi, un sentiero che sale, dapprima verso sinistra, poi, dopo alcuni rapidi tornanti, verso destra, nel bosco che ricopre il fianco meridionale del monte Rolla. Poi, a quota 2050 circa, prima di raggiungere un corpo franoso, il sentiero piega di nuovo a sinistra, proponendo poi una serie di tornantini, prima di uscire, a quota 2100 metri, dal bosco ed effettuare un lungo traverso a sinistra. Nella prima parte del traverso, quasi pianeggiante, procediamo all’aperto, poi riprendiamo a salire, in una macchia, prima di uscire definitivamente, a quota 2160, in corrispondenza di un ometto, dal bosco sul limite della fascia terminali di prati che scende dalla cima del monte Rolla. L'ultima parte della salita alla cima segue una traccia segnalata dai segnavia, e ci porta ai 2277 metri del monte Rolla (ometto). Il ritorno all'automobile può avvenire anche proseguendo sul crinale (traccia debole), cioè scendendo ad una sella, salendo ad una cima secondaria e scendendo alla boccehtta del Valdone. Qui scendiamo a sinistra su comodo sentiero alla pista che si dirige al'alpe Morscenzo. Picedendo in direzione opposta (sinistra), ci portiamo all'alpe Prato Secondo e torniamo all'alpe Poverzone.


Apri qui una panoramica dalla cima del monte Rolla

Per effettuarla partendo da Castione dobbiamo raggiungere Triangia (m. 800), percorrendo la strada provinciale che si imbocca, poco sopra la chiesa di S. Martino, svoltando a destra. Dopo una strettoia, la strada si fa larga e comoda e, con diversi tornanti, porta al paesino, posto a nord dell'omonimo colle. Invece di proseguire sulla strada principale, che scende ad intercettare la strada Sondrio-Valmalenco, prendiamo a sinistra, attraversiamo le case del paese, passando davanti alla facciata candida della chiesetta di S. Bernardo, e proseguiamo nella salita, incontrando ben presto la deviazione, a destra, per il caratteristico laghetto artificiale di Triangia (m. 890), che merita una visita. La strada prosegue nella salita e raggiunge la località Ligari, a 1092 metri, collocata in una posizione molto felice: in particolare suggestivo è, da qui, lo scorcio sulla bassa Valtellina, dominata dal profilo inconfondibile del monte Legnone.
Poco oltre, i tratti asfaltati si alternano a tratti in terra battuta (la strada è da qui chiusa al traffico dei veicoli non utilizzati: bisogna quindi munirsi di permesso di transito; per informazioni, rivolgersi al comune di Sondrio). La strada effettua un lungo traverso in direzione nord-est (destra), raggiungendo i prati Rolla (m. 1304), presso l’ampio dosso che segna il confine fra Valmalenco e Media Valtellina. Possiamo gustare, da qui, un primo assaggio del panorama sulla testata della Valmalenco: si mostrano, per ora, i pizzi di
Tremogge e di Entova. Segue una lunga serie di tornanti, che ci fanno guadagnare circa duecento metri di quota, fino alle case di Forcola, poste, ad 8 km da Triangia, su uno stupendo poggio panoramico, a 1518 metri. Questo alpeggio è fra i più panoramici della media Valtellina, sia in direzione della media Valtellina, da Sondrio a Tirano, sia in quella della Valmalenco, che mostra, da qui, l'intera sua testata.


Verso l'alpe Poverzone

La strada riprende, quindi, la sua salita con ampi tornanti (il fondo è però, in alcuni tratti, molto sconnesso e la percorribilità a rischio nei mesi più freddi, a causa di placche di ghiaccio) e conduce all’alpe Poverzone, a 1900 metri circa. Per evitare di mettere a dura prova ammortizzatori e gomme, e non rischiare di “pattinare” sul ghiaccio, possiamo lasciare l’automobile alla Forcola. In questo caso la salita alla croce di Poverzone può avvenire in modo tranquillo e un po’ monotono sulla carrozzabile oppure seguire un sentierino incerto, che taglia il boscoso versante sud-orientale del monte Rolla.


Salendo all'alpe Poverzone

Raccontiamo questa seconda possibilità, riservata ad escursionisti esperti. Portiamoci, con l’automobile, al primo tornante sinistrorso che la strada (ancora asfaltata) imbocca oltrepassati i prati. Troviamo, qui, un sentierino che se ne stacca sulla destra, in corrispondenza di una fontana, inoltrandosi nel bosco. Lo imbocchiamo, trovando, dopo pochi passi, un bivio, al quale prendiamo a sinistra. Il sentiero comincia a salire, dapprima verso destra, poi con una serie di tornantini, guadagnando quota 1700. Qui la traccia tende a perdersi: proseguendo verso destra, dopo una breve discesa ci troviamo in un’ampia radura, con ottimo colpo d'occhio panoramico sulla testata della Valmalenco. Ora, invece di proseguire verso destra, pieghiamo a sinistra, su labile traccia, risalendo il versante montuoso fino ad una bella conca, a quota 1740, con un piccolo promontorio, nel bosco: qui pieghiamo di nuovo a destra e riprendiamo a salire, su traccia abbastanza visibile. Superata una roccetta sul sentiero, troviamo un paio di tornantini, e proseguiamo a salire verso destra. La salita ci porta nel cuore di una sorta di corridoio, nel cuore di una splendida macchia di larici, fino ad una sorta di pianoro, a quota 1800, dove la traccia si perde. Qui si trova, ben nascosta, anche una sorgente.


Alpe Poverzone

Invece di prendere a destra, in direzione del fianco del versante, portiamoci, sulla sinistra, al centro di un largo corridoio, e saliamo gradualmente, finché il bosco tende a chiudersi davanti a noi. Troviamo, però, una traccia che ci permette di districarci fra le fitte piante, verso sinistra e che, in breve, ci porta fuori dal bosco, sul limite inferiore di un’ampia fascia di prati che sale verso ovest: si tratta della parte più bassa dell’alpe Poverzone. Risalendo i prati, su debole traccia, raggiungiamo le baite dell’alpe (quota 1900), dopo circa tre quarti d’ora di cammino dall’alpe Forcola. Giunti fin qui a piedi o con l’automobile, prima di proseguire nella salita alla cima del monte Rolla portiamoci sul dossetto a sud dei prati dell’alpe, dove si trova la grande croce in metallo, sul limite di un ciglio che precipita in un salto roccioso. L’alpe e la croce sono ancora in territorio del comune di Sondrio. Dalla croce lo sguardo incontra, a nord, i monti Rolla (in primo piano) e Canale. Il panorama sulla media Valtellina si apre in tutta la sua ampiezza, fino al gruppo dell’Adamello. Ben visibili sono, in direzione est, il pizzo Canino e la punta Painale, mentre il pizzo Scalino rimane un po' defilato, sulla sinistra. Tornati sulla strada, vediamo un cartello che indica la direzione di salita al monte Rolla, dato ad un’ora e mezza di cammino.


Valmalenco vista dal sentiero per il monte Rolla (clicca qui per aprire una panoramica)

Saliamo, quindi, di nuovo ai prati dell’alpe, in direzione nord, lasciando alla nostra destra le baite e puntando verso nord-ovest. Incontriamo, così, il ben visibile muretto a secco che delimita l’alpe ad ovest, e lo oltrepassiamo. Sul lato opposto troviamo, segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi e bianco-rossi, un sentiero che sale, dapprima verso sinistra, poi, dopo alcuni rapidi tornanti, verso destra, nel bosco che ricopre il fianco meridionale del monte Rolla. Poi, a quota 2050 circa, prima di raggiungere un corpo franoso, il sentiero piega di nuovo a sinistra, proponendo poi una serie di tornantini, prima di uscire, a quota 2100 metri, dal bosco ed effettuare un lungo traverso a sinistra. Nella prima parte del traverso, quasi pianeggiante, procediamo all’aperto, poi riprendiamo a salire, in una macchia, prima di uscire definitivamente, a quota 2160, in corrispondenza di un ometto, dal bosco sul limite della fascia terminali di prati che scende dalla cima del monte Rolla. La traccia si fa ora assai debole, e sale a zig-zag: una serie di paletti con segnavia bianco-rossi detta la direzione del sentierino, che però non è affatto obbligatoria.


L'alpe Poverzone

Dopo l’ultimo quarto d’ora di salita, eccoci, finalmente, all’ometto della cima a quota 2277 metri: abbiamo superato, dall’alpe Poverzone, circa 370 metri di dislivello, in poco più di un’ora di cammino. La cima del monte Rolla (m. 2277) è una delle più panoramiche della media Valtellina: verso ovest si scorgono le alpi Lepontine e si intravedono anche le cime delle Alpi più occidentali. Un po’ più a nord sono ben visibili i passi di Primalpia e Talamucca, in valle di Spluga, ed i Corni Bruciati (m. 3114 e m. 3097), posti fra la Valle di Preda Rossa e la Val Terzana. A destra dei Corni Bruciati, appare un profilo insolitamente slanciato e piramidale del monte Disgrazia (m. 3678), che mostra il suo fianco orientale.


Sentiero per il monte Rolla

A nord si impone il vicino monte Canale (m. 2522, chiamato monte Erbera dai pastori, perché i pascoli raggiungono la sua cima), separato dal monte Rolla dalla bocchetta del Valdone (m. 2176). A destra del monte Rolla la giornata limpida mostra in tutto il loro splendore le più alte cime della Valmalenco: distinguiamo, da sinistra (ovest), il Sasso d’Entova (m. 3329), il pizzo Glüschaint (m. 3594), i caratteristici pizzi Gemelli (m. 3500 e 3501), il pizzo Sella (m. 3511), l’elegante profilo del pizzo Roseg (m. 3937), i ravvicinati pizzi Scerscen (m. 3971) e Bernina (m. 4049, il “quattromila” più orientale della catena alpina), la Cresta Güzza (m. 3869), i ravvicinati pizzi Argient (m. 3945) e Zupò (m. 3995), il piz Palü (m. 3905) e, un po’ isolato, sull’estrema destra, il piz Varuna (m. 3453). Più a destra, cioè a nord-est, si distinguono le tre cime principali del pizzo Scalino (m. 3323), della punta Painale (m. 3248) e della vetta di Rhon (m. 3136). Verso est si dominano con lo sguardo la media Valtellina e la parte centrale ed orientale della catena orobica. A sud est sono ben visibili le cime più alte della catena. A sud ovest, infine, si scorgono anche le cime della Val Gerola.
Il ritorno può avvenire, senza troppe difficoltà, seguendo il crinale che scende, verso nord-ovest, alla bocchetta del Valdone e, di qui, proseguendo a sinistra, con facile discesa, fino alla pista che, percorsa in direzione est (sinistra), riconduce all’alpe Poverzone. Su questo crinale corre anche il confine fra i comuni di Castione (a sud-ovest) e Torre S. Maria (a nord-est). Ecco come si sviluppa il ritorno per questa via. Il primo tratto di discesa dalla cima, verso ovest-nord-ovest, conduce ad una cunetta, dalla quale si risale in breve alla sommità di un dosso. Mentre camminiamo, splendido è il panorama che ci accompagna verso nord: suggestivo, in particolare, il profilo del monte Disgrazia, che si mostra, da qui, nella forma insolita di uno slanciato quanto imponente torrione.
Dal dosso scendiamo ad una seconda cunetta, seguita da un secondo dosso, di cui, però, non seguiamo il crinale, perché il sentiero, sempre ben visibile, ne taglia il fianco sulla destra. Ci affacciamo, quindi, all’ultima parte della discesa, che, in direzione nord, ci porta ai 2176 metri della bocchetta del Valdone, dalla quale, prendendo a destra, si scende all’alpe omonima , in Val Valdone, mentre prendendo a sinistra, per un facile ed ampio canalone, si scende alla pista carrozzabile che dall’alpe Poverzone conduce all’alpe Colina, passando per l’alpe Prato Secondo e l’alpe Marscenzo.


Panorama dal monte Rolla (clicca qui per ingrandire)

Percorrendo la pista verso sinistra raggiungiamo, quindi, dapprima i prati dell’alpe Prato Secondo (che sono ancora in territorio del comune di Castione), poi quelli dell’alpe Poverzone, dove abbiamo lasciato l’automobile. Questo semplice e gradevolissimo anello escursionistico, che potremmo chiamare anello del monte Rolla, richiede solo due ore ed un quarto circa di cammino, e comporta un dislivello in salita che è alla portata di tutti (400 metri circa). Troppo poco, però, per un incallito camminatore.


Croce dell'alpe Poverzone

Teniamo presente, allora, che l’escursione può essere prolungata attaccando, all’altezza della bocchetta del Valdone, il crinale che dalla cima del monte Canale (m. 2523) scende verso sud: seguendolo, la raggiungiamo, senza eccessive difficoltà, in circa un’ora di cammino (solo il primo tratto è un po’ ripido, ma primo di autentiche difficoltà e non esposto). Per tornare all’automobile, in questo caso, possiamo seguire una via più lunga tagliando, nella discesa, verso destra non appena troviamo alcuni segnavia bianco-rossi: dopo una breve traversata su una sorta di corridoio erboso, ci portiamo, così, sul crinale che dalla cime del monte scende verso nord-ovest, e, percorrendolo in discesa raggiungiamo una sella che si affaccia, sulla destra, all’ampia alpe Arcoglio (termine connesso con “arco”, in riferimento alla forma della valle). Siamo sempre sul confine fra comune di Castione (versante retico alla nostra sinistra) e comune di Torre S. Maria (versante dell’alpe Arcoglio, alla nostra destra). Segue una breve risalita, che culmina nel superamento di una fascia di roccette quotata m. 2368 (attenzione a superarle, seguendo i segnavia bosco-rossi, nella sezione centrale, con modesto appoggio a destra, evitando l’appoggio sulla sinistra, dove una traccia di sentiero supera un passaggino esposto su un salto pericoloso), scendiamo di nuovo alla colma di Arcoglio (m. 2313), alla quale giunge, da destra, un sentiero marcato che sale dall’alpe di Arcoglio.
Ora dobbiamo lasciare il sentierino che prosegue sul crinale e seguire la traccia più marcata che scende verso sinistra (non, però, quella altrettanto marcata che prosegue quasi pianeggiante). Dopo un lungo traverso, il sentiero piega a sinistra e scende per un buon ratto, prima di piegare di nuovo a destra ed intercettare la pista Poverzone-Colina proprio sopra il baitone dell’alpe Marscenzo. Seguendola verso sinistra, torniamo all’alpe Poverzone, dopo circa 5 ore e mezza di cammino (il dislivelli, in questo anello dei monti Rolla e Canale, sale a circa 780 metri).

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BRUNO GALLI VALERIO SUI MONTI ROLLA E CANALE

È interessante, infine, leggere il racconto dell’escursione ai monti Rolla e Canale effettuata da Bruno Galli Valerio, naturalista ed alpinista che molto amò queste montagna, il 25 agosto 1908: “Le ore che precedono l'alba sono per me fra le più tristi. Salendo da Sondrio a Triangia, alle tre e mezzo del mattino, nonostante il cielo splendido, ho la malinconia nell'anima. Quanti anni sono passati dalla mia ultima ascensione al Rolla, fatta in una giornata freddissima di dicembre, affondando nella neve fino alla cintola. Il mio compagno di allora, l'amico Antonio Facetti, doveva morire qualche anno più tardi al Monte Rosa (agosto 1903). Poco sopra Moroni, un viottolo sassoso mi conduce ai simpatici valloni che stanno ad oriente del lago di Triangia. Fa giorno. Le creste grigie del gruppo dell'Adamello si disegnano nettamente sul cielo arancione. Dalla parte opposta si rizza la cima dello Spluga. Tutt'intorno vi sono splendide eriche in fiore, enormi grappoli rossi di Berberis, bacche scarlatte di Vaccinium sitis ideae. Un saltimpalo ritto su una pietra, mi guarda curiosamente. Il mio pensiero va a colui la cui scomparsa ha lasciato un vuoto sì grande nella mia vita e a cui eran tanto cari i dintorni del lago di Triangia. E risalgo per un bel bosco di pini, fra boscaglie di nocciuola. Fra le piante si vedono apparire le cime delle Alpi Orobie, la valle del Liri e il Legnone.


Monte Rolla visto da Albo
saggia

Alle sette, arrivo al pascolo di Ciasturba. Risuona un allegro tintinnio di campanelle. Una ragazzina, in alto sulle coste erbose, con una mandria di pecore, canta a squarciagola. Mi inerpico per coste ripide coperte di lamponi e di eriche in fiore. Arrivo a un altro pascolo il cui sfondo è chiuso, verso oriente, dal gruppo Scalino-Painale. I prati sono smaltati di splendide genziane pratensi (Gentiana pratensis), dalle larghe corolle violette. La ragazzina colle pecore continua a cantare e, alla mia volta, mi metto a fischiettare la "Matchicha", la simpatica melodia che s'è diffusa su tutta la terra e che mi ricorda le belle cavalcate tunisine. Ma il cielo, poco a poco, si copre. Il vento si leva. Bianche nebbie salgon dalle valli ed involgon le cime. Superata l'ultima costa tocco la cresta orientale del Rolla e appaiono davanti a me Disgrazia e Corni Bruciati. Alle nove, raggiungo la cima, il cui panorama si estende fino a un lembo del lago di Como. Giù sotto, il triste spettacolo del bosco di Castione bruciato.
Lasciata la cima alle dieci e dieci arrivo in venti minuti, seguendo la cresta nord, sulla Bocchetta del Valdone (2181 m.). Dall'alpe di Morscenzo sale il tintinnio delle campanelle delle vacche. Sulle pendici del Monte Canale, i contadini battono le falci. Attacco la cresta nord-ovest del Canale, prima di roccia calcarea a flora ricchissima, poi di granito a povera flora e infine completamente coperto di erba. Delle coturnici volano via. Il tempo ridiventa bello. Alle dieci e dieci, tocco la prima punta e giù sotto appare l'alpe d'Arcoglio. Seguendo sempre la cresta, mi porto alla seconda e alla terza cima alle undici e venti. Il panorama è analogo a quello che si gode dal Bolla. Si vede lontano la capanna di Corna Rossa, così utile per l'alpinista se i vandali non l'avessero più volte rovinata. Spingendomi un po' in giù sulla cresta nord, vedo i paesi di Chiesa e di Primolo, in Val Malenco. A mezzogiorno e mezzo, scendo lungo le pendici di sud-est fino a un comodo sentiero che mi conduce a un'eccellente sorgente d'acqua, vivamente desiderata dal lago di Triangia in poi. Il sentiero scende ripido verso la chiesa dei Cagnoletti che si vede giù in fondo alla valle. Tocco i primi castagneti, le vigne, la strada della Val Malenco che mi riconduce a Sondrio per le quattro pomeridiane
”. (B. Galli Valerio, Punte e Passi, a cura di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, Sondrio, 1998).

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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