CAMPANE DI CERCINO
GOOGLE MAP 1, 2

IL COMUNE IN SINTESI (DATI RELATIVI AL 1996)
Abitanti (Cercinesi): 647 Maschi: 328, Femmine: 319
Numero di abitazioni: 416 Superficie boschiva in ha: 188
Animali da allevamento: 1105 Escursione altimetrica (altitudine minima e massima s.l.m.): m. 208, m. 2185 (corno Stella)
Superficie del territorio in kmq: 6,21 Nuclei con relativa altitudine s.l.m.: Cercino m. 487, Piussogno m. 221, Belenasco m. 212, Fiesso m. 317


Apri qui una fotomappa della Costiera dei Cech

La Costiera dei Cech propone una serie di collocati su panoramici e climaticamente felici terrazzi di media montagna. Cercìno (sciarscìn) è il secondo di questi comuni, partendo da ovest, dopo Cino. Assai favorevole, oltre che panoramica, la sua collocazione, a 487 metri, su un pianoro glaciale, occupato da campi resi fertili dal fenomeno dell'acqua risorgiva e riparato dai venti periodici. Ciò spiega l’origine assai antica e la storia assai interessante. Non abbiamo notizie che risalgano all'età romana. Il primo documento in cui viene menzionato, nella forma di “Cerciuno”, risale all’anno 822: in quel periodo il paese apparteneva ai monaci di S. Ambrogio, a Milano. Successivamente divenne possesso del Vescovo di Pavia, ed infatti un documento, del 1049, riguarda la vendita di 43 appezzamenti del vescovo di Pavia Rainaldo al sacerdote Aldo dei decumani, “in loco et fundo Cerzuni”, cioè, appunto, a Cercino.
Nel basso medioevo Zerzuno (questa è la sua denominazione all’inizio del Trecento) rientra fra i domini di Como, cui paga, fra l’altro, il diritto di fodro. A quell’epoca i pastori di Cercino si erano già spinti ben oltre gli alpeggi della Costiera dei Cech, raggiungendo, in Val Masino, l’alpe dell’Oro, sopra i Bagni di Masino. La forte vocazione contadina del borgo non fu intaccata dal soggiorno estivo di alcune figure della nobiltà comasca, che salivano fin qui per godere del clima favorevole. Nel XIV secolo Cercino si eresse a libero comune, ma la libertà effettiva durò poco: al dominio di Como si sostituì quello dei Visconti di Milano, ai quali promise fedeltà, nel 1388, un deputato del comune di “Cerzuno”. Cercino apparteneva allora alla squadra di
Traona (che, insieme a quella di Morbegno, costituiva la bassa Valtellina), mentre, dal punto di vista religioso, dipendeva dalla pieve di Olonio, dalla quale, però, la comunità di Cercino, raccolta intorno alla chiesa di S. Michele Arcangelo, si staccò il 13 maggio del 1415.
Nel 1512 iniziarono i quasi tre secoli di dominio delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina. I nuovi signori sentirono il bisogno, per poter calcolare quante esazioni ne potevano trarre, di stimare la ricchezza complessiva di ciascun comune della valle. Furono così stesi gli Estimi generali del 1531, che offrono uno spaccato interessantissimo della situazione economica della valle (cfr. la pubblicazione di una copia secentesca del documento che Antonio Boscacci ha curato per il Bollettino della Società Storica Valtellinese). Nel "communis de Crezugnij " vengono registrate case e dimore per un valore complessivo di 209 lire (per avere un'idea comparativa, Forcola fa registrare un valore di 172 lire, Tartano 47, Traona 982, Talamona 1050, Morbegno 3419); i prati ed i pascoli hanno un'estensione complessiva di 898 pertiche e sono valutati 281 lire; boschi e terreni comuni sono valutati 37 lire; campi e pascoli si estendono per 1309 pertiche e sono valutati 759 lire; gli orti si estendono per 5 pertiche e sono valutati 15 lire; gli alpeggi, che caricano 275 capi, vengono valutati 45 lire; i vigneti si estendono per 303 pertiche e sono stimati 544 lire; vengono torchiate 13 brente di vino (una brenta equivale a 90 boccali), valutate 13 lire; il valore complessivo dei beni è valutato 1920 lire (sempre a titolo comparativo, per Tartano è 642, per Traona 6634, per Forcola 2618, per Buglio 5082, per Talamona 8530 e per Morbegno 12163).
Un documento del 1582, in un archivio privato, offre un quadro esaustivo della Cercino di fine secolo XVI: vi si citano le località di Custè, Paludo, Sforzera, Scava, Piano di Bioggio, Sassera, Pianto, Triarbori, Somcà, Sciesura, Ludino, Pradello, e le famiglie dei Nizola, Del Solario, Tomolatti, Barona, Giapini, Bonetti, Gorlatti, Giudice, Scarioni, Zanoli, Tesso, Fioroni, Bonini de Biagio, D'Assandro, Fornè, Bigiolli, Del Ursino de Biogio, Del Piffero, De Morando, Brochi, Venturina, De Pianto, Della Giacomina, Sandrini, Asparini, Mafioli, Malvaini, Della Zoppa.
Nella sua celebre visita pastorale del 1589 il vescovo di Como, di origine morbegnese, Feliciano Ninguarda contò a Cercino (che era costituito, oltre che dal nucleo centrale, dalle frazioni di Cresta e Piussogno) 100 fuochi, cioè 100 nuclei famigliari (diciamo 500 anime). Ma cediamo a lui la parola: "
Sulla stessa montagna distante un miglio in linea retta verso l'acqua di Clivio vi è Cercino. La chiesa parrocchiale è dedicata a S. Michele Arcangelo. E' parroco il sac. Benedetto Greco di Mello. Tutti sono cattolici ad eccezione di un uomo. Le famiglie di questo paese sono circa cento. A mezzo miglio oltre Cercino e distante due miglia da Traona, sempre salendo, c'è il monte Biogio con una bella chiesa consacrata, dotata e dedicata alla Beata Vergine Maria, appartenente alla comunità di Cercino. A un miglio più in basso ai piedi del monte vicino all'Adda c'è la frazione di Bianzono (sc. Piussogno) con poche famiglie tutte cattoliche. Dipende dalla comunità di Cercino. La chiesa è dedicata a S. Margherita e l'ha in cura il parroco di Cercino. La frazione dista da Mantello un miglio".
Nel medesimo periodo l’uomo d’armi e diplomatico della Lega Grigia Giovanni Güler von Weineck ha modo di visitare questa zona e così scrive, nella sua opera “Raetia”: “…Cercino, notevole villaggio, situato in un fertile ripiano della montagna. Al disotto, proprio alle falde della montagna, ma circa mille passi a ponente di Traona, si vede il villaggio di Piussogno e subito dopo sta quello di Soriate; ma sono ambedue di poco conto”.
Alla vigilia della più terribile tragedia che toccò, nell’epoca moderna, la terra di Valtellina, e precisamente nel 1624, si contano in Cercino 485 abitanti. L’anno successivo nel pianoro di Cercino si scontrarono, nel contesto della Guerra dei Trent’Anni, truppe imperiali del Pappenheim e truppe francesi del Coeuvres.
Scrive Gino Fistolera, nell'opera citata in bibliografia (Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi - Territorio comunale di Cercino), in merito alla battaglia del 1625 e delle vicende successive: "Dalla primavera all'estate di quell'anno dovette ospitare parte delle truppe del marchese che davano il cambio a quelle che tentavano di sfondare la linea difensiva spagnola di Novate. Nel settembre-ottobre Cercino fu teatro dello scontro diretto tra le truppe spagnole del Pappenhein e gli Albanesi-Croati del colonnello Milander al servizio del Couvres e tutti sanno quali conseguenze portavano ad una popolazione, ai suoi beni mobili ed immobili, la permanenza e lo scontro di truppe in quei tempi. Da marzo a dicembre del 1637 i consoli di Cercino, assieme a quelli dei paesi delle squadre di Trama e Morbegno, furono impegnati in frequenti riunioni per il riparto delle spese riguardanti la costruzione, il mantenimento e la distruzione del forte di Mantello, durante la capagna del Duca di Rohan."
Ma la tragedia non fu la battaglia del 1625, bensì quella catastrofica epidemia di peste, causata dal forzato alloggiamento, per diversi mesi, fra il 1629 ed il 1630, dei Lanzichenecchi che, nel contesto della medesima guerra, calarono dalla valle dallo Spluga. A causa delle due epidemie del 1629-31 e 1635-37 la popolazione di Valtellina e Valchiavenna fu ridotta a meno del 50% (secondo lo storico Giustino Fortunato Orsini, a meno del 30%), e Cercino, così come l’intera Costiera dei Cech, non fu affatto risparmiata (la soldataglia la percorse interamente, alla ricerca di vettovaglie e bottino).
Più prudente, però, la stima di Gino Fistolera (op. cit.): "Quale effetto abbiano avuto le ondate di peste del 1629-31 e del 1635-37 in Cercino, è possibile immaginarlo conoscendo ciò che è avvenuto nelle zone circonvicine. Forse la posizione particolarmente favorevole per clima ed isolamento impedì la strage di un terzo abbondante della popolazione come nei centri di fondo valle".
Un quadro sintetico di Cercino nella prima metà del Seicento è offerto dal prezioso manoscritto di don Giovanni Tuana (1589-1636, grosottino, parroco di Sernio e di Mazzo), intitolato “De rebus Vallistellinae” (Delle cose di Valtellina), databile probabilmente alla prima metà degli anni trenta del Seicento (edito nel 1998, per la Società Storica Valtellinese, a cura di Tarcisio Salice, con traduzione delle parti in latino di don Abramo Levi). Vi leggiamo: A mezzo il monte verso sera, puoco lontano da Bieggio, v'è Cercino, parochia separata dalla collegiata di Sorico con titolo di S. Michele et Giorgio. Ha 210 fameglie con una contrata nel piano chiamata Piusognodov'è l'oratoriodi S. Margherita, nella quale v'è una capella nuovamente eretta a S. Carlo et dottata dalli Mallavicini.
Una lenta, ma costante ripresa si ebbe dalla seconda metà del secolo XVII e per tutto il secolo XVIII, sorretta dalle tradizionali attività economiche legate soprattutto a viticoltura e bachicoltura, ma anche dal fenomeno migratorio. Ecco, di nuovo, Gino Fistolera (op. cit.), che offre un efficace quadro complessivo di questo secolo e mezzo: "
Nella seconda metà del secolo diciassettesimo, cessate le cause dei dissidi internazionali che avevano avuto come luogo di scontro la Valtellina, il benessere andò diffondendosi nel piccolo centro di Cercino anche per le rimesse degli emigranti nelle principali città italiane: si pose mano al rifacimento dell'antica parrocchiale, già esistente nel 1400, e che, ridotta alla forma attuale, venne consacrata nel 1690.
Venne abbellita con un altare maggiore notevole per la imponente ancona lignea a tre piani, vigilata ai lati da due angeli portalurni in legno intagliato e dorato. Il pulpito e i confessionari sono i migliori lavori in legno intagliato di tutta la bassa valle; le ricche cappelle laterali, le otto tele ovali del coro, attribuite a C. Ligari, le nove tele con busti di santi lungo le pareti, fanno di questa bella chiesa una piccola pinacoteca, testimoniante il benessere e la fede degli abitanti lungo tutto il '700. Di quest'epoca sono pure: l'Oratorio annesso alla parrocchiale con l'Immacolata di G. Paravicini; la graziosa chiesa della Pietà, alla periferia NE del paese, iniziata nel 1736 e completata nel '74 con altare in marmi pregiati e due pregevoli tele dell'epoca; l'elegante chiesetta di Siro del 1774, isolata dalla frazione, immersa nel castagneto; i numerosi affreschi sui muri delle case antiche, alcuni dei quali con date della fine '700
."
Alla fine del Settecento, e precisamente nel 1797, il livello di inizio Seicento è stato riguadagnato e superato: gli abitanti di Cercino sono 636. Un censimento del 1807 conta nel nucleo centrale di Cercino 290 abitanti, mentre nelle frazioni di Siro e Piassogno ce ne sono rispettivamente 230 e 60. Pochi anni prima rispetto all’Unità d’Italia, e precisamente nel 1853, Cercino, che contava 637 abitanti, venne inserito, con la frazione di Piazzogno, nel III Distretto di Morbegno.

Il periodo della dominazione asburgica portò un elemento fortemente propulsore nella vita economica del paese, legato alla rettificazione del corso dell'Adda ed alla conseguente bonifica dei terreni di fondovalle. Ecco, di nuovo, quanto scrive Gino Fistolera (op. cit.): "...le famiglie di Cercino, passata la bufera della Cisalpina e del Regno d'Italia, trovarono, sotto il governo austriaco e per diversi anni, lavoro nell’escavo del nuovo canale dell'Adda dalla Salesada al Lario. I terreni del Pian di Spagna rimasti sulla sponda destra del nuovo alveo, divenuti di difficile accesso per i delebiesi che ne erano proprietari in buona parte, vennero prima livellati e poi acquistati, assieme all'alveo demaniale della vecchia Adda, dagli abitanti della sponda retica. Cominciò così quella transumanza stagionale dai paesi di mezza costa a Careciasca, Castela, Nigolo e Balitrone che caratterizzò la seconda metà dell'ottocento e i primi decenni del novecento; molte famiglie finirono per stabilirsi definitivamente sui terreni lentamente bonificati, facendo nascere la Nuova Olonio sull'esempio di Don Guanella e abbandonando, in questi ultimi decenni, i piccoli centri dei panoramici pianori."
Non fu, però, un periodo di sole luci: il periodo della dominazione austriaca fu segnato da eventi che incisero in misura pesantemente negativa sull’economia dell’intera valle. L’inverno del 1816 fu eccezionalmente rigido, e compromise i raccolti dell’anno successivo. Le scorte si esaurirono ed il 1817 è ricordato, nell’intera Valtellina, come l’anno della fame. Vent’anni dopo circa iniziarono le epidemie di colera, che colpirono la popolazione per ben quattro volte (1836, 1849, 1854 e 1855), mentre a metà dell'ottocento si abbattè il flagello della crittogama, che infierì dal 1850 al 1854, mettendo in ginocchio la produzione vinicola. A ciò si aggiunsero l'atrofia dei bozzoli dei bachi da seta, che colpì con altrettanta durezza un settore che interessava, a livello famigliare, buona parte della popolazione, ed un'epidemia di colera, a completare il quadro disgraziato di durissime sciagure. Queste furono le premesse del movimento migratorio che interessò una parte consistente della popolazione nella seconda metà del secolo, sia di quella stagionale verso Francia e Svizzera, sia di quella spesso definitiva verso le Americhe e l’Australia.

All'unità d'Italia Cercino, dunque, contava 614 abitanti, 23 in meno rispetto al 1853. Interessante è annotare il nome degli abitanti del paese che furono subito chiamati a servire la patria italiana nella II (1860) e III (1866) Guerra d'Indipendenza, sempre contro l'impero Asburgico: Ambrosini Giacomo fu Giovanni, Ambrosini Sergio, Bigiolli Giacomo fu Giovanni, Bigiolli Giovanni, De Simoni Alessandro fu Antonio, Della Zoppa Domenico fu Benedetto, Della Zoppa Giovanni di Domenico, Ligari Antonio fu Andrea e Sandrini Domenico.; Gli abitanti ripresero a salire nei decenni successivi all'unità d'Italia: erano 628 nel 1871, 675 nel 1881 e 742 nel 1901. Una lieve flessione fece registrare nel 1911 701 abitanti (consideriamo comunque conto che i censimenti non tengono conto dell'emigrazione stagionale).
Dall’opera “La Valtellina (Provincia di Sondrio)”, di Ercole Bassi (Milano, Tipografia degli Operai, 1890), ricaviamo, poi, interessanti notizie sugli alpeggi di proprietà comunale in Val Masino:
:

Il 1909 è un anno da ricordare nella vita delle comunità di Cino, Cercino, Dubino e Mantello: arriva per la prima volta l’energia elettrica e, se consideriamo quanto essa sia essenziale nella nostra vita e quanto risulti difficile poterne fare a meno, possiamo capire che si tratta di una piccola rivoluzione. L’evento, accolto festosamente dalle popolazioni, fu reso possibile dalla costruzione, da parte della ditta Castelli, di una centralina sul torrente Pusterla nell'omonima frazione di Mantello, della potenza di 40 cavalli. Così quel medesimo torrente le cui acque, secondo un’antica leggenda, avevano investito e raso al suolo la casa dei nobili Pusterla di Mantello per punire i balli licenziosi che vi si tenevano, ora assicurava luce all’intera sezione occidentale della Costiera dei Cech.
Pesante fu il tributo pagato alla prima guerra mondiale: il monumento ai caduti presso la chiesa menziona i morti in combattimento De Pianto Giovanni fu Domenico, De Pianto Giovanni fu Giovanni, De Simoni Luigi di Giovanni, Parravicini Domenico di Giuseppe, De Simoni Giorgio di Giovanni, Scarioni Domenico di Giacomo, Folonari Giovanni fu Domenico, De Pianto Giovanni di Ambrogio, De Pianto Domenico fu Giacomo; ricorda anche i morti per malattia Ambrosini Giacomo fu Giacomo, De Simoni Carlo fu Giovanni, Molatore Enrico di Domenico, Molatore Domenico di Domenico, Rigari Anselmo fu Antonio e Molatore Gioacchino di Antonio.
Nel primo dopoguerra (1921) gli abitanti tornarono a salire (854); erano 763 nel 1931 e 774 nel 1936. Ecco come, nel 1928, Ercole Bassi, ne “La Valtellina – Guida illustrata”, presenta Cercino: “Da Cino una strada, per un ridente altipiano conduce a Cercino (ab. 864 - m. 486 - coop. fam. agr. - ost.). Nella parrocchiale il pulpito e un confessionale sono intagliati artisticamente, l'ancona dell'altar maggiore ha splendidi intagli del 700, un paliotto è in marmi intarsiati; nel primo altare a destra una bella tela colla M. fra angeli e santi, è attribuita a Gianolo Parravicini; altri otto pregevoli quadri, fra i quali un S. Rocco e un S. Sebastiano, attribuiti a P. Ligari. Nella chiesa della M. della Neve, in frazione di San Siro vi è una bella e recente statua di M. V. di G. Nardini di Milano.
Il medesimo Ercole Bassi, nella sua monografia “La Valtellina” (1890) così descrive il costume tradizionale di Cino, Cercino, Mantello e Dubino: “Le donne dei comuni di Mantello, Dubino, Cino e Cercino hanno, come quelle di Montagna, un fazzoletto bianco ripiegato in testa, corpetto che lascia libera la camicia di tela con pizzo alle braccia, al collo, al seno; veste verde o marrone; che si allaccia in modo goffo sopra le mammelle, terminata inferiormente da fascia rossa corta, da lasciar vedere le scarpe basse con fibbia, e le calze bianche fino al ginocchio; fazzoletto di seta o di lana al collo, capelli annodati indietro con nastri azzurri e ricci di fronte… Gli uomini usano di raro la giacca di panno marrone; hanno il panciotto rosso, calzoni corti con patta avanti, calze bianche e cappello di feltro.

Pesante fu anche il tributo dei caduti nella seconda guerra mondiale; il monumento ricorda come caduti in battaglia De Pianto Umberto, Fornè Annunzio ed Ambrosini Abele, e come caduti per cause di guerra Ambrosini Armando, Ambrosini Delfino, Barona Angelo. Bianchi Erminio, De Pianto Maurizio, Maffioli Ester, Molatore Enrico, Molatore Tranquillo e Paieri Attilio. Sono ricordati, infine, come dispersi in Russia Maffioli Ezio, Niscioli Tobia, Nonnini Domenico, Sandrini Arno, Baroncini Enos (disperso in Croazia), Ambrosini Bruno, Baroncini Corrado, Bigiolli Dino, Ligari Enio, Molatore Giulio e Molatore Raffaele.
Nel secondo dopoguerra, dopo un periodo di sostanziale tenuta (754 nel 1951 e 767 nel 1961), inizia una flessione, per la discesa della popolazione al piano: 583 nel 1771 e 521 nel 1881. Poi, nuova leggera ripresa: 647 abitanti nel 1991, 689 nel 2001 e 695 nel 2005. Infine, il vaticinio di Gino Fistolera (op. cit.), datato, però, all'inizio deli anni novanta del secolo scorso: "
La nuova panoramica, che per ora unisce Cercino a Cino ma che proseguirà per Mello, permetterà un comodo e funzionale collegamento tra tutti questi piccoli centri di mezzacosta fino alla Val Masino. Nel giro di pochi decenni diverranno le ambite residenze di chi ora abita nel fondovalle sempre più inquinato e rumoroso e, terminato l'ormai prossimo collegamento rapido col milanese, si svilupperà ancor maggiormente la richiesta di insediamenti da parte dei vacanzieri del sabato, dell'estate e, per ì pensionati, dell'inverno. La zona sarà infatti a portata di mano da Milano ed essendo la più bella, panoramica e mite del terziere, finirà per essere ricercatissima. Bisogna viverci, anche per poco, per apprezzarla come merita."
Il territorio comunale non è molto ampio (6,21 km quadrati). Il confine settentrionale segue il crinale che separa la Costiera dei Cech dalla Valle dei Ratti, dalla cima del
monte Brusada (m. 2143, ad ovest) alla quota 2220, massima elevazione del territorio comunale, ad est, passando per il passo della Piana (m. 2052), che consente di scendere in Val Codogno, laterale della Valle dei Ratti. Il confine orientale scende diritto, verso sud, dal crinale, per un ampio tratto, passando ad ovest del Piazzo della Nave, dei prati di Bioggio (termine connesso con la voce dialettale “bedoia”, betulla, oppure con “Biogio”, soprannome personale) e di Bioggio (che appartengono a Traona); poi piega a sud-ovest, comprendendo anche una fascia di pianura a sud dell’Adda. Poi il confine piega a nord-ovest segue per un breve tratto l’Adda e, puntando a nord, sale l’intero versante fino al monte Brusada.
Rientrano nel comune di Cercino, quindi, sul fondovalle o poco sopra, le frazioni di Piussogno (piusùgn o ciasógn), Era (éra), Soriate, Brassedo e Fiesso (fièss, nel dialetto locale e di Piussogno, scèss, in quello di Siro e Cercino), mentre ad ovest del nucleo centrale di Cercino si trova la frazione di Siro (sìr, che dà il nome alla valle - localmente: valenàscia - che scende dall’aspro versante della Bruscagna). Appartengono a Cercino, infine, i maggenghi di Cuper di sotto (cóper bas, m. 1150) e di sopra (cóper vòlt, m. 1311), ormai mangiati interamente dal bosco, ed i prati della Brusada (brüsàda), alpeggio ormai per metà mangiato dalla sterpaglia, ma ancora frequentato d’estate, che si distende su una fascia compresa fra i 1500 ed i 1584 metri.
Per raggiungere il centro di Cercino ci si deve portare sulla Strada Provinciale Valeriana Occidentale, che, a sua volta, si raggiunge staccandosi dalla ss. 38 al semaforo all’ingresso di Morbegno, sulla sinistra – se si proviene da Milano – e seguendo le indicazioni per la Costiera dei Cech: superato un cavalcavia ed una rotonda, si raggiunge il ponte sull’Adda, oltrepassato il quale si prende a sinistra, raggiungendo Traona e proseguendo fino a Piussogno, dove, sulla destra, si trova la deviazione per Cercino (indicazione: Piussogno centro). A Piussogno si può giungere anche dall’opposta direzione, lasciando la ss. 38 sempre sulla sinistra a Rogolo, raggiungendo il nuovo ponte sull’Adda di Mantello e prendendo a destra. Prima di proseguire verso Cercino, qualche parola sulla frazione (rispettivamente piusùgn o ciasógn nei dialetti di Cercino e Siro), già citata in un documento del 1192 ed è menzionata, nella forma erronea di "Bianzonum", negli atti della già citata visita pastorale del Ninguarda. Essa ha avuto un rapido sviluppo dopo l'apertura della strada Valeriana (l'attuale Provinciale Pedemontana Orobica). Qui si trova la chiesetta dedicata a S. Margherita (gésa de piusùgn o ciasógn), con il caratteristico campanile (campanìn de piusùgn o ciasógn), curiosamente inclinato verso valle nella sua parte superiore.

La salita da Piussogno a Cercino è breve (3 km). Nella salita si trova anche, sulla destra, al quarto tornante sinistrorso, una deviazione che permette di scendere a Traona (indicazioni per Pianezzo, Moncucco alto e Moncucco basso, frazioni alte di Traona, presso una cappelletta datata 1776 e restaurata nel 1994); una nuova deviazione sulla destra, al successivo tornante sinistrorso, scende anch'essa a Moncucco (indicazione: via per Traona); da qui la discesa può, ovviamente, proseguire fino a Traona. Queste segnalazioni sono utili agli amanti della mountain-bike, che le potrebbero sfruttare per percorrere facili ma piacevolissimi anelli, consigliati soprattutto nei mesi invernali, partendo da Piussogno, salendo verso Cercino, scendendo a Traona e tornando sulla Provinciale Valeriana Occidentale a Piussogno.
Se questo anello risultasse di sviluppo troppo modesto, eccone uno più ampio. Saliamo sulla strada Piussogno-Cercino fino a Cercino ma, invece di prendere a sinistra, verso il centro del paese, proseguiamo verso destra, fino ad un bivio, al quale prendiamo di nuovo a destra. Terminata la carrozzabile, troveremo la partenza di una pista-mulattiera che, con andamento pianeggiante o in leggera salita, effettua una traversata, verso est, raggiungendo, infine, la chiesa di S. Giovanni di Bioggio (m. 697), dopo aver tagliato la mulattiera che dalla parte alta di Traona sale a Bioggio.
La chiesa di S. Giovanni (nel comune di
Mello, appena oltre il confine con Traona), è considerata il centro spirituale della Costiera dei Cech, ed ancora fino agli anni cinquanta del secolo scorso qui si tenevano, agli inizi di maggio, le solenni rogazioni alle quali convenivano i fedeli da tutta la Costiera. Dalla chiesa una carrozzabile prosegue verso est e raggiunge Mello, dove inizia la discesa, su strada asfaltata, che termina alla Provinciale Pedemontana Orobica.
Ecco, infine, un quarto anello di mountain-bike, il più lungo: raggiunta Cercino salendo da Piussogno, proseguiamo a destra, senza entrare nel centro del paese e, al successivo bivio, continuiamo a salire, senza imboccare la strada che porta alla pista per S. Giovanni: raggiungeremo, così, la deviazione, sulla destra, per Bioggio (indicazioni per Bioggio e S. Giovanni). Si tratta di una carrozzabile che alterna tratti sterrati (non sempre in buone condizioni) a tratti con fondo in cemento, e che porta, dopo 2 km di salita, all'antico nucleo di Bioggio, nel territorio del comune di
Traona (m. 771). Qui, passando sotto la bella chiesetta di S. Maria, la carrozzabile prosegue verso est, fino ad intercettare, ad un tornante, la carrozzabile sterrata che da S. Giovanni di Bioggio sale ai prati di Aragno. Seguendo questa seconda carrozzabile in discesa siamo, in breve, alla chiesa di S. Giovanni, e possiamo proseguire per Mello, inziando poi la discesa finale che ci porta alla Provinciale Pedemontana Orobica Occidentale, che utilizziamo per tornare a Piussogno.
Ecco, infine, per completezza, la descrizione di un anello di mountain-bike che si sviluppa sul versante opposto, cioè ad occidenta di Cercino. Saliamo da Piussogno, nel modo sopra descritto, fino al bivio per Bioggio e S. Giovanni, ma ignoriamo, questa volta, la pista per Bioggio, proseguendo sulla strada asfaltata che, dopo 2 km, raggiunge Cino. Da Cino scendiamo a Mantello e da qui, percorrendo la Pedemontana Orobica Occidentale verso sinistra (est), torniamo a Piussogno. Anche questo anello è godibilissimo e di impegno non eccessivo.
Concludiamo il racconto di questo splendido lembo di Valtellina descrivendo una tranquilla passeggiata che si configura come ideale visita al paese.
Raggiunto il tornante destrorso al quale, sulla sinistra, si stacca la via che entra nel centro del paese, lasciamo l’automobile al comodo parcheggio che si trova proprio in corrispondenza del tornante, sulla destra. Iniziamo la visita incamminandoci verso il centro del paese, sulla via Roma. Sulla destra notiamo subito un rustico, sulla cui parete è segnata l’indicazione “via Ligari”. Sulla facciata dell’antica casa si vede un dipinto, datato 1796, che raffigura la Madonna con Bambino ed i Santi Antonio e Domenico.
Subito dopo, sulla sinistra, dalla via principale si stacca la via San Michele che, dopo una breve discesa, porta al sagrato della chiesa parrocchiale (la gésa, m. 487), dedicata appunto all’Arcangelo Michele, ricostruita, su un nucleo quattrocentesco, nel secolo XVII e consacrata nel 1690. Fronteggia la chiesa, ad ovest, un ossario sulla cui facciata è dipinta una delle classiche raffigurazioni edificanti della morte, che ci ricorda la fragilità e la finitezza della nostra esistenza. La frase-monito pronunciata dall’immancabile scheletro è in parte cancellata, ma si capisce che il suo significato è di paragonare la brevità della vita umana a quella di un fiore (…quasi flos egreditur). Sconsigliatissimo ai superstiziosi. Per aprire la mente a più ameni pensieri, godiamoci lo spettacolare panorama sulla bassa Valtellina e sull’alto Lario che si può ammirare dal sagrato: sul versante orobico dominiamo l'intera sezione centro-occidentale, dalla cima di Zocca, a sinistra, al monte Legnone, estremo confine, sulla nostra destra.
Torniamo, poi, sui nostri passi, in via Roma, raggiungiamo il parcheggio dove abbiamo lasciato l’automobile e cominciamo a salire lungo la strada. Superato il cartello che segnala il Municipio e l’Ambulatorio, raggiungiamo un tornante sinistrorso, in corrispondenza del quale si stacca, sulla destra, una carrozzabile sterrata. Ignoriamo la carrozzabile e proseguiamo sulla strada asfaltata, incontrando, sul suo lato destro, una cappelletta votiva dedicata a S. Antonio ed un cippo dedicato alla memoria del partigiano Athos, “caduto per la libertà” il 29 novembre del 1944.
Poco più avanti la strada volge a destra, e se ne stacca, sulla sinistra, una strada che torna in direzione del paese (indicazione per Cino Centro). A monte di questo tornante troviamo la bella chiesetta dedicata alla Madonna della Pietà (madóna de la pietè, m. 526), costruita fra il 1736 ed il 1774 e restaurata nel 1933 e nel 1976, con interno ottagonale, sormontata da una cupola.
Proseguiamo sulla strada che sale a destra (indicazione per Cino, 2 km), fino al successivo tornante sinistrorso, in corrispondenza del quale se ne stacca, sulla destra, una stradina asfaltata, che porta alla già citata pista-mulattiera per S. Giovanni di Bioggio. Ignorata anche questa deviazione, continuiamo la salita fino a trovare la partenza, sulla destra, della carrozzabile per Bioggio (indicazioni: Bioggio e S. Giovanni). Restiamo sulla strada (si tratta della Strada provinciale 5), che passa a monte delle case alte del paese e comincia a scendere, con una serie di semicurve. Oltrepassato un ponte sul torrente Siro, proseguiamo la discesa, fino a trovare, sulla destra, una stradina che si stacca dalla Strada provinciale e scende alla frazione Siro (indicazione per Siro).
Lasciamo, ora, la strada principale, che prosegue verso Cino, e scendiamo sulla stradina, incontrando subito, sulla nostra sinistra, una cappelletta dedicata a Maria Madre della Divina Grazia (ciancèt de bigiól), costruita, con, a lato, i santi Antonio Abate (con l’immancabile porcellino) e Carlo Borromeo. Poco sotto, troviamo un bel ponte a schiena d’asino sul torrente Siro, ma, invece di impegnarlo, prendiamo a destra, seguendo la stradina asfaltata che continua la discesa verso Siro (sìr, m. 467), un piccolo nucleo di case che raggiungiamo ben presto: si tratta di una frazione ad occidente di Cercino, già documentata nel secolo XV come abitata dalla famiglia Barona). Qui la strada termina: poco prima del termine troviamo, sulla sinistra, il cartello che indica la via Madonna della Neve e, sulla parete di una casa, un dipinto che raffigura la Madonna con bambino Regina del Cielo.
Scendiamo lungo questa via, fino ad uno spiazzo-parcheggio. Alla nostra destra possiamo ammirare uno splendido rustico, oltre il quale parte una pista-mulattiera, che subito si biforca: ignoriamo il ramo di destra, che scende, e prendiamo a sinistra. Pochi metri, e siamo alla chiesetta della Madonna della Neve (gésa de sìr). La venerazione per la Madonna della Neve, cui sono dedicate diverse chiesette anche in Valtellina, è legata ad un miracolo che risale ai primi secoli del Cristianesimo. Nel IV secolo, sotto il pontificato di papa Liberio (352-366), un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni e la sua altrettanto nobile moglie, non avendo figli, decisero di offrire i loro beni alla Beata Vergine Maria, per la costruzione di una chiesa a lei dedicata.
La Madonna apparve, allora, in sogno ai coniugi, la notte fra il 4 e il 5 agosto, tempo di gran caldo a Roma, preannunciando un miracolo che avrebbe indicato il luogo nel quale sarebbe dovuta sorgere la chiesa. Infatti la mattina dopo, i coniugi romani si recarono da papa Liberio a raccontare il sogno fatto da entrambi, scoprirono che anche il papa aveva fatto lo stesso sogno. Tutti si recarono, dunque, sul luogo indicato, il colle Esquilino, e lo trovarono coperto di neve, in piena estate romana. Qui, dunque, venne costruita la chiesa, a spese dei coniugi devoti, chiesa denominata ‘Liberiana’, dal nome del pontefice, ma chiamata popolarmente anche “ad Nives”, della Neve.
A questo miracolo si richiama, dunque, anche la chiesetta di Siro, che, tuttavia, non è una chiesetta come molte altre, ma è legata ad un mistero che, secondo la devozione popolare, richiama il miracolo romano. Sulla destra della sua facciata, appena sotto il muraglione del sagrato, si possono notare due grandi castagni. Ebbene, su un ramo di questi castagni le foglie non hanno la normale coloritura verde, ma sono bianche, come a richiamare l'antico miracolo della neve agostana. Non è facile vederle, ma se verrete qui nella prima settimana di agosto, quando si festeggia la Madonna della Neve, troverete qualcuno che, con pazienza, ve le indicherà.
Miracolo? Curiosità naturalistica? Pare essere questa seconda la spiegazione corretta: si parla, infatti, di un raro caso di albinismo vegetale. Mentre riflettiamo sul mistero o sulla curiosità scientifica delle foglie candide, torniamo indietro, fino al ponte a schiena d’asino, che ora oltrepassiamo. Poco oltre, superiamo un secondo ponticello, e ci ritroviamo in via Roma. Percorrendola, rientriamo nel centro di Cercino e ci ritroviamo alla piazza Tenente Ambrosini, medaglia d’oro, caduto nel 1943. Proseguendo diritti, verso est, incontriamo di nuovo, ora sulla destra, la deviazione che scende alla chiesa di S. Michele. Pochi passi ancora, e siamo al parcheggio dove abbiamo lasciato l’automobile, dopo circa 40 minuti di cammino: l'incontro con la magia di questi luoghi sarà sicuramente un'esperienza che serberemo nella memoria.


BIBLIOGRAFIA

Cavallari, Ugo, "Un placito inedito del 1049 riguardante Tresivio e Cercino di Valtellina e Pavia" (in "Bollettino della Società Storica Valtellinese", Sondrio, 1950)

G.A.M. (Gruppo Aquile di Morbegno), "Alti sentieri a nord di Poira - Itinerari escursionistici, storia, leggende, flora e fauna dei Cech - Cartine dei sentieri"

Fattarelli, Martino, "La sepolta di Olonio e la sua pieve alla sommità del lago e in bassa Valtellina", Oggiono, 1986

Barona Siro, Bigiolli Giovanni, Fistolera Gino (a cura di), "Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi - Territorio comunale di Cercino ", edito dalla Società Storica Valtellinese nel 1992

Scuola elementare "B. Castagna" di Traona, "Le leggende della nostra cultura popolare" (classi V, a.s. 1993/94), Traona, ciclostilato in proprio

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

ESCURSIONI A CERCINO

[Torna ad inizio pagina]

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore (Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas Designed by David Kohout

 

  •  

  •