Chi raggiunge Chiavenna da sud rimane colpito dal severo versante montuoso che la chiude a settentrione e che scende, quasi verticale, dal pizzo Guardiello (m. 2091), sentinella posta al confine delle valli della Mera e del Liro. Un versante Sul boscoso crinale morenico appena a monte della cittadina, occupato da vigneti fino ad una quota di circa 660 metri, poi da dense selve di castagni, spicca un nastro di cemento che delinea il tracciato di una carrozzabile, la quale si snoda fra i terrazzamenti dei vigneti e termina ad un paesino di mezza costa, che emerge, discreto, con garbo antico, dal verde intenso delle prime selve di castagni, come dal sommesso contrappunto di una storia densa di fascino. Un paesino che profuma intensamente di atmosfere ottocentesche, romantiche, che possiamo ancora sorprendere e che ci sorprendono nel reticolo degli stretti viottoli e vicoli, nelle ripide scalette, nei minuscoli orti, nei balconi ben curati, nelle finestre strombate, nella policromia delle facciate, mai monotone, mai monocordi, che vivono del connubio del legno e della pietra, negli scorci dove le diverse ore del giorno restituiscono cangianti e leggeri giochi di luce, nella quattrocentesca chiesetta di San Bernardino da Siena (ampliata nel Seicento), appartata sul lato orientale del paese ed affacciata all’imbocco della Val Bregaglia, nel minuscolo cimitero, dove davvero non si respira aria di morte, ma di assopimento.
È Pianazzola (pianazöla, m. 635), grumo di case arroccato non su un vero e proprio piano, come vorrebbe suggerire il nome, espressione più di un sogno che di una realtà, ma su una striscia del versante dove la pendenza si fa un po’ meno severa. Borgo di una certa importanza in passato, tanto da essere sede parrocchiale, anche se solo per pochi decenni, dal  1947 (bolla del 8 febbraio 1947 del vescovo di Como Alessandro Macchi) fino al 1986, quando è tornata nell’alveo della parrocchia di S. Lorenzo in Chiavenna  (decreto del 16 luglio 1986 del vescovo di Como Teresio Ferraroni). I tre chilometri dell’antiestetica carrozzabile l’hanno salvato dal mesto destino di essere deserto per molti mesi, ma non ne hanno annullato la caratteristica di nucleo sospeso fra un presente che non ne ha ancora stravolto la fisionomia ed un passato che non è ancora sterile nostalgia, ma linfa viva che ne percorre le vene.
In autunno o nel cuore della primavera la salita da Chiavenna a Pianazzola è una camminata che non si dimentica. Due sono le mulattiere che in passato venivano intensamente percorse da e per la frazione: la “stràda di mòort”, che parte dalla chiesa di Loreto, alla periferia est di Chiavenna (il nome deriva dal fatto che serviva in passato per trasportare i morti da Pianazzola al cimitero di Chiavenna, prima che fosse costruito quello del borgo) e la mulattiera della “val di vàach” (o “val del vèch” o “di vèch”), tornata agibile dopo il lodevole intervento, per iniziativa del Consorzio Frazione Pianazzola, di venti volontari che, nell’agosto del 2007, l’anno ripulita dall’invadenza di cespugli ed aceri e risistemata nei punti interessati da smottamento, restituendola alla sua antica bellezza. Possiamo sfruttarle per un percorso ad anello, la seconda per salire, la prima per scendere.

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Chiavenna (S. Giovanni)-Pianazzola
1 h
310
T
SINTESI. Entrati in Chiavenna proseguiamo diritti alla prima rotonda (indicazioni per i passi dello Spluga e del Maloja), per poi prendere a destra alla seconda (Maloja) e percorrere il viale Maloggia, fino a trovare, sulla sinistra, la partenza della “Via alla chiesa di Loreto”. Percorsa la breve via, parcheggiamo l’automobile nei pressi della chiesa e percorriamo un breve tratto verso sinistra, fino a trovare la partenza del Chilometro verticale (K.V.). Saliamo verso nord su ripida mulattiera e scalinate fino ad un rustico, dove  troviamo il cartello “K.V. Stalla ai Ronchi – 450 s.l.m.”. Entroiamo in una selva e, oltrepassate due baite, saliamo la bella rampa scalinata che porta alla cappelletta quotata 575 metri (cartello “K. V. Cappella – 575 s.l.m.). Il sentiero volge a destra e sale ripido alle case inferiori di Pianazzola (m. 635), dalle quali in breve, andando a destra, ci portiamo alla chiesa al suo centro.

Entrati in Chiavenna, alla prima rotonda proseguiamo diritti (indicazioni per lo Spluga ed il Malora); alla seconda prendiamo a destra (indicazioni per il passo del Maloja), imboccando il viale Maloggia. Appena oltre lo svincolo, segnalato, sulla destra, per il centro di Chiavenna troviamo un parcheggio libero (si scende da uno spiazzo posto più in basso rispetto al piano della carreggiata, 320 m. circa). Lasciata qui l’automobile, risaliamo alla strada e la attraversiamo verso nord, dirigendoci alla segnalata via per Pianazzola (più o meno di fronte all’Intendenza di Finanza), che parte dalla frazione S. Giovanni di Chiavenna. All’inizio sembra una viuzza di poca importanza, ma poi si allarga e conduce, dopo 3 km, alla frazione. Noi, però, seguendo gli abbondanti segnavia bianco-rossi, saliamo per via più diretta, dettata dalla mulattiera, che nel primo tratto intercetta la strada, poi sale alla sua destra (est). Imbocchiamo un viottolo con tratto scalinato, che sale ripido ad intercettare la strada, la quale, a sua volta, sale da destra; la attraversiamo e continuiamo a salire, su fondo in erba, che passa a destra di alcuni vigneti. Terrazzamenti e vigneti hanno colonizzato ed ingentilito questo versante, occupato dall’antichissima morena lasciata dopo il ritiro degli ultimi ghiacciai del quaternario; essi sfruttano la felice esposizione a sud, che tempera alquanto il clima del versante. La mulattiera per un tratto si fa molto stretta (le ortiche rendono consigliabile procedere con gambe coperte), piega a sinistra ed attraversa una breve macchia, esce all’aperto e piega a destra, passando a destra di una casa ed intercettando per la seconda volta la strada asfaltata, che di nuovo attraversiamo. Una breve salita fra vigneti ci porta ad attraversarla per la terza volta; sul lato opposto troviamo una ripida scalinata, che lascia poi il posto ad un sentiero che piega a destra. Ottimo, il colpo d’occhio, alle nostre spalle, su Chiavenna e l’imbocco della Val Bregaglia.
Il sentiero propone un tratto scalinato, entra nel bosco ed inanella una serrata sequenza di tornanti sx-dx-sx, prima di intercettare un sentiero pianeggiante che porta, percorso verso sinistra, alla strada asfaltata. Qui dobbiamo prestare attenzione ai segnavia, che ci portano a destra (passiamo di fronte ad un rustico con numero civico 162); poi il sentiero riprende a salire, con fondo scalinato. Inizia il tratto più caratteristico della mulattiera, in buona parte scalinato. Stiamo risalendo la parte inferiore della “val di vàach”, chiamata, semplicemente, “la val”. La mulattiera piega a sinistra e si approssima ad un roccione strapiombante; la sua sede è qui sostenuta da un muro a secco. Fa sempre piacere camminare su questi piccoli capolavori dell’ingegneria alpina, che ci parlano di come l’uomo abbia saputo strappare anche alla montagna più impervia quel poco che basta perché il piede possa avere un appoggio sicuro. Il pensiero corre ai tempi nei quali il passaggio sulle mulattiere non era svago e riposo dello spirito, ma necessità e fatica del corpo, gravato da carichi spesso non indifferenti. Dopo un tratto di ripida salita, intercettiamo un nuovo sentiero pianeggiante, prendendo prima a sinistra, poi a destra. Dopo una scalinata, passiamo accanto al rustico con numero civico 184 ed a sinistra di una graziosissima fontana, datata 1872.
Subito dopo rientriamo nel bosco ed iniziamo una ripida salita: la mulattiera è sempre scalinata, e si destreggia nel caos di una fascia di roccioni che costituiscono la parte medio-alta della “val di vàach”, chiamata “val di cavrée”.  Volge poi gradualmente a destra; incontriamo il primo lampione per l’illuminazione serale e notturna, proprio in un punto con esposizione sulla destra; altri sono disposti nell’ultimo tratto della mualttiera. Dopo una sequenza di tornantini sx-dx, usciamo dal bosco alle case del limite sud-occidentale di Pianazzola. Sul muro di una di queste un cartello in pietra ollare reca incisa una freccia, nella direzione dala quale proveniamo, con la scritta “Val di vacch – Chiavenna – ½ ora”. Siamo in cammino da poco meno di un’ora ed abbiamo superato un dislivello approssimativo in altezza di 310 metri.
Salendo fra i vicoli, prendiamo a destra e portiamoci al sagrato della quattrocentesca chiesetta di San Bernardino da Siena (ampliata nel Seicento), appartata sul lato orientale del paese ed affacciata all’imbocco della Val Bregaglia. Sulla facciata si vede un grande dipinto, abbastanza deteriorato, che raffigura S. Cristoforo, opera, forse, di Andrea de Passeris di Torno. Leggermente staccato dalla chiesetta, a sud, il campanile: una targa testimonia che è stato edificato nel 1888 e restaurato nel 1959. Oltre il campanile, il piccolo cimitero ed il monumento in ricordo dei caduti nelle due Guerre Mondiali del Novecento, che ricordano Persenico Angelo, Dell’Adamino Lorenzo, Signorelli Guglielmo, Moro Eugenio, Del Giorgio Guglielmo e Dell’Ava Natale, caduti nella Prima Guerra Mondiale, Della Bella Guglielmo e Della Pedrina Guido, caduti nella Seconda Guerra Mondiale, Dell’Ava Luigi e Del Giorgio Giovanni, dispersi nel medesimo conflitto. Torniamo sui nostri passi; un cartello, che reca scritto “K. V. - Pianazzola – 634 metri” ci indirizza alla parte alta del paese, che visitiamo, girovagando con libertà e gustandone odori e giochi di luce. A monte delle case più alte termina, ad un parcheggio, la strada asfaltata che sale da S. Giovanni: ce n’eravamo dimenticati, stona un po’, ma consente, come già detto, la residenza permanente nella frazione.
Per scendere, torniamo verso la chiesa e scendiamo verso sinistra, prendendo poi ancora a sinistra al primo bivio e portandoci al limite sud-orientale del paese, dove troviamo la partenza della “stràda di mòort”, con un suggestivo lampione che illumina la sera il primo tratto della discesa. La mulattiera, ottimamente scalinata e segnalata da qualche segnavia bianco-rosso, piega a destra e raggiunge la cappelletta quotata 570 metri (cartello “K. V. Cappella – 575 s.l.m.). Si tratta della “capèla”, dedicata alla Madonna della Salute ed edificata il 9 ottobre 1904. Una scritta invoca il suo ausilio: “Salus infirmorum ora pro nobis”, cioè “salute degli infermi, prega per noi”. Si fa strada da sé il pensiero che su una mulattiera dal nome così poco beneaugurate questa cappelletta funge da sano contrappeso. Resta però da chiarire il mistero dell’acronimo K.V., che abbiamo incontrato anche fra le case di Pianazzola. Presto detto: sta per “kilometro verticale”, ad indicare le tappe più significative della memorabile gara che nel luglio del 2008 ha incoronato lo skyrunner bormiese Marco De Gasperi come nuovo recordman mondiale sul chilometro verticale, da Loreto a Lagunc’, sopra Dalò: 1000 metri esatti di dislivello (352-1352), saliti, senza l’ausilio di racchette, in 31 minuti, 42 secondi e 9 decimi (un buon camminatore impiegherebbe due ore e mezza o poco meno). Questo spiega anche le indicazioni altimetriche. La cappelletta costituisce anche un ottimo balcone panoramico su Chiavenna, Mese, Gordona, Samolaco e Prata Camportaccio.
La mulattiera prosegue scendendo verso sinistra e passando in mezzo a due baite. I tratti scalinati si alternano ad altri con fondo in terra battuta, all’ombra di un bosco di castagni. Oltrepassato un muro a secco ed alcuni roccioni un po’ invadenti alla nostra sinistra, ritroviamo la comoda salinatura, che porta ad un tratto abbastanza ripido, dove la mulattiera piega a destra. Pieghiamo, quindi, leggermente a sinistra ed usciamo dal bosco: davanti a noi ottimo è il colpo d’occhio sull’imbocco della Val Bregaglia, con Piuro e Villa di Chiavenna. Ad un nuovo rustico troviamo il cartello “K.V. Stalla ai Ronchi – 450 s.l.m.”. Proprio sotto di noi distinguiamo i caratteristici campanili gemelli della chiesa della frazione di Loreto, dove termina la discesa. Dopo un breve tratto in una selva, giungiamo ad una sequenza di quattro rampe di scale che passano fra alcuni “stalèt”. Siamo ormai all’ultimo tratto della discesa, nella quale siamo circondati da muretti a secco su entrambi i lati.
La discesa termina al punto di partenza del chilometro verticale, dove troviamo anche un cartello della Comunità Montana Valtellina di Chiavenna che dà Pianazzola a 40 minuti, Dalò ad un’ora e 40 minuti ed Agoncio (cattiva italianizzazione di Lagunc’) a 2 ore e 10 minuti. Prendiamo, ora, a sinistra, fino alla chiesa di Loreto, per poi volgere a destra e scendere fino ad intercettare la strada statale del Maloja. Percorrendola verso destra, torniamo al parcheggio, dopo circa un’ora e 40 minuti dalla partenza. 

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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la mappa on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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