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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Uschione-Pizzo Damino
1 h e 30 min.
450
EE (tratto finale)
Uschione-Alpe Damino-Alpe Pesceda-Alpe Quarantapan-Uschione
2 h e 30 min.
500
E (senza salita al pizzo)
SINTESI. Lasciamo la ss 36 dello Spluga appena prima di Chiavenna, prendendo a destra per Prata Camportaccio. Ci portiamo alla chiesa di S. Eusebio e proseguiamo sulla via per i monti, stando a sinistra e salendo fino alla sbarra prima di Uschione, e qui parcheggiamo (m. 850). Proseguiamo a piedi dalla sbarra verso Uschione, fino ad ad un bivio: sulla sinistra si trova un parcheggio, mentre sulla destra prosegue, in leggera salita. Salendo, dopo una ventina di metri alla nostra destra parte il sentiero B5, segnalato da un segnavia bianco-rosso. Procedendo verso sud, passiamo, in leggera salita, a destra di un rudere, prima di una breve discesa. Poi pieghiamo leggermente a sinistra (qui la traccia si fa più debole, ma i segnavia bianco-rossi non ci abbandonano). Superato un crotto ricavato sotto un roccione, cominciamo a salire diritti, passando a destra di alcuni roccioni. Il sentiero piega poi a destra, e di nuovo leggermente a sinistra, proponendo una serie di serrati tornantini. Raggiungiamo una portina nella roccia, che ci introduce ad un panoramico roccione con spaccatura (attenzione!). Il sentiero piega decisamente a sinistra e sale deciso con rapidi tornantini, fino a raggiungere un muricciolo in sasso che introduce ad un prato rimboschito; davanti a noi vediamo un rudere di baita, mentre da destra ci raggiunge una più marcata traccia di sentiero (attenzione a non imboccarla al ritorno). Passiamo, quindi, a sinistra del rudere e proseguiamo nella salita, su traccia che si fa più marcata e che piega a sinistra, assumendo la direzione est, poco sotto il filo del crinale. Ci portiamo quindi al crinale in corrispondenza di un roccione panoramico. Per un breve tratto la salita segue il crinale, per poi lasciarlo, piegando a destra ed effettuando una diagonale che ci porta a passare a destra di un rudere. Più avanti, incontriamo un grande pino silvestre e, sulla sinistra del sentiero, una baita ben conservata. Il sentiero piega ancora leggermente a destra e, dopo un breve tratto in piano, riprende a salire, passando nei pressi di una seconda baita e usendo infine alla parte bassa dell'alpe Damino (m. 1240). Saliamo ora verso sinistra, lungo una debole traccia in una selva di betulle, che si tiene sul limite dell’alpe, approdando alla fascia di prati più a monte. Alla nostra sinistra appare, per breve tratto, il pizzo, riconoscibile per la croce che lo sormonta. Usciti di nuovo ai prati, proseguiamo nella salita e, giunti sotto la sella erbosa a destra del pizzo, lasciamo la traccia per guadagnare il crinale. Qui troviamo una traccia più debole che, percorsa verso sinistra, in leggera discesa, ci porta ai piedi del pizzo. Passiamo poi una cengetta esposta: la corda fissa che poneva in sicurezza questo passaggio è, purtroppo, al momento (agosto 2008) divelta, per cui la breve traversata è esposta, anche se non difficile (attenzione!). Infine siamo alla cima del pizzo Damino (m. 1289). Scesi dal pizzo, se non vogliamo tornare ad Uschione per la medesima via di salita saliamo alle baite sul limite alto dei prati (alpe Pizzolungo) e prendiamo a sinistra, passando sotto le baite ed attraversando i prati su debole traccia, che si fa più marcata entrando nel bosco di abeti bianchi e pini. Non ci sono cartelli, ma su un sasso si vede uno sbiadito segnavia bianco-rosso e, poco oltre l’ingresso nel bosco, vediamo, sulla destra, una freccia bianco-rossa con la scritta “Pesceda”. Dopo una traversata in pecceta su sentiero segnalato (primo ratto in piano, poi leggera discesa), siamo ai prati di Pesceda (o Peseda, m. 1313). Ci portiamo alle sue tre baite ed intercettiamo un sentiero che seguiamo in discesa. Scendendo diritti, superiamo alcune roccette arrotondate ed entriamo nel bosco, dal quale usciamo sulla destra della baita più alta di una nuova fascia di prati, l’alpe Quarantapan. Pieghiamo leggermente a destra, portandoci ad una fontana di legno, poi scendiamo di nuovo diritti, alla baita più bassa (attenzione a non prendere a destra, su sentiero che taglia ad est). Proseguendo nella discesa, attraversiamo un bosco e, piegando a sinistra, una valletta, rientrando nel territorio del comune di Chiavenna. La discesa termina alla pista appena a monte della frazione Nesossi di Uschione, dalla quale ci portiamo alla carozzabile ed alla sbarra dove abbiamo parcheggiato.

Sul versante di fitti boschi a monte di Uschione (üs-ción) si distingue un modesto ma caratteristico picco, sormontato da una croce in legno, collocata, nel 1994, dagli Amici dei Monti. È il pizzo Damino (piz damìn). Non impressiona la sua altezza (1296 m.), ed addirittura non se ne trova traccia sulla carta IGM (sulla Kompass viene segnala una croce, senza però alcuna denominazione). Eppure si tratta di un bel picco roccioso, che non possiamo dire svetti, ma si innalza elegante fra i prati dell’alpe omonima e dei prati superiori, sul lungo crinale che dalla Corona di Garzonedo (m. 2430), sul crinale fra Val Schiesone e Valle Aurosina, scende, verso nord-ovest, fino alla piana di Uschione. Può essere il punto culminante di un bell’anello escursionistico, che ci porta a visitare alcuni alpeggi che costituiscono ottimi terrazzi panoramici sul versante settentrionale dello sbocco della Val Bregaglia, sull’imbocco della Val San Giacomo e sul versante meridionale della Val Schiesone.
Portiamoci con l’automobile ad Uschione, salendo da Prata Camportaccio (ad un bivio, prendiamo a sinistra) e passando per Dona di Prata e Lotteno (o Lottano), fino al punto nel quale il transito è vietato ai veicoli non autorizzati (sbarra). Parcheggiamo al primo slargo che precede la sbarra e mettiamoci in cammino, proseguendo sulla strada asfaltata, in leggera salita e falsopiano, fino a raggiungere il limite meridionale della bella conca di prati che ospita Uschione (m. 830), la frazione di Chiavenna che nella bella stagione si anima di accenti e voci che la ravvivano, ma non è più abitata permanentemente. La strada giunge ad un bivio: sulla sinistra si trova un parcheggio, mentre sulla destra prosegue, in leggera salita. È, questo, il punto di riferimento per trovare il sentiero che porta all’alpe ed al pizzo Damino: lo vediamo, alla nostra destra (è il sentiero B5, segnalato da un segnavia bianco-rosso), una ventina di metri oltre il bivio (non ci sono cartelli; troviamo invece un cartello che segnala l’alpe Damino, data ad un’ora di cammino sulla pista sterrata che scende alle baite di Uschione, che merita sicuramente una visita preliminare rispetto all’escursione).
Il sentiero si immerge subito nell’ombra di una fitta selva di castagni, e procede in direzione sud, cioè in direzione contraria rispetto a quella che abbiamo percorso salendo lungo la strada. Passiamo, in leggera salita, a destra di un rudere, prima di una breve discesa. Poi pieghiamo leggermente a sinistra (qui la traccia si fa più debole, ma i segnavia bianco-rossi non ci abbandonano). Superato un crotto ricavato sotto un roccione, cominciamo a salire diritti, passando a destra di alcuni roccioni. Il sentiero piega poi a destra, e di nuovo leggermente a sinistra, proponendo una serie di serrati tornantini. Siamo sempre all’ombra del bosco, nel quale, accanto ai castagni, compaiono gli abeti. Pieghiamo leggermente a destra e, proseguendo nella salita, raggiungiamo una portina nella roccia, che ci introduce ad un singolarissimo roccione strapiombante, percorso da una stretta ma profonda fessura, alla nostra destra (attenzione a non finirci dentro!). 


Alpe Damino

Davanti a noi è già bello il colpo d’occhio verso nord, dove si mostra il selvaggio versante che chiude a settentrione Chiavenna e, alla sua destra, la conca nella quale si indovina (ma non si vede) il lago dell’Acquafraggia, a monte della quale si vede la larga sella del passo omonimo. Qui il sentiero non prosegue diritto, ma piega decisamente a sinistra e sale deciso con rapidi tornantini, fino a raggiungere un muricciolo in sasso che introduce ad un prato rimboschito; davanti a noi vediamo un rudere di baita, mentre da destra ci raggiunge una più marcata traccia di sentiero (se dovessimo tornare per la medesima via di salita, è, questo, un punto da memorizzare bene, perché, scendendo, rischiamo di andare diritti, invece di imboccare la deviazione a destra che scende alla portina nella roccia e che è scarsamente visibile).
Passiamo, quindi, a sinistra del rudere e proseguiamo nella salita, su traccia che si fa più marcata e che piega a sinistra, assumendo la direzione est (abbiamo l’impressione che si tratti di una direzione quasi opposta rispetto a quella nella quale siamo finora saliti). Siamo poco sotto lo stretto filo del crinale sul quale, più in alto, è collocato il pizzo, e che resta alla nostra sinistra.
Dopo breve salita, passiamo a destra di un balcone panoramico occupato da un roccione: possiamo per un attimo staccarci dal sentiero, portarci verso il ciglio del roccione (attenzione però a non sporgerci!) dal quale ottimo è il colpo d’occhio su Uschione e sulla sua conca di prati e selve, che si stende sotto di noi. Alle sue spalle, il versante a nord di Chiavenna, con una serie di cime che dal poco pronunciato pizzo Guardiello, a sinistra (m. 2091) salgono al piz di giùp, punto più alto del comune di Chiavenna, ed al pizzo Alto (m. 2479). Tornati al sentiero, continuiamo a salire decisamente, con diversi tornantini, fino a portarci sul crinale, in un bel bosco di castagni, abeti rossi, betulle e pini silvestri. Per un breve tratto la salita segue il crinale, per poi lasciarlo, piegando a destra ed effettuando una diagonale che ci porta a passare a destra di un rudere. Più avanti, incontriamo un grande pino silvestre e, sulla sinistra del sentiero, una baita ben conservata. Il sentiero piega ancora leggermente a destra e, dopo un breve tratto in piano, riprende a salire, passando nei pressi di una seconda baita.


Alpe Damino

Siamo ormai prossimi all’alpe Damino: dopo un breve tratto, usciamo ai prati della sua parte bassa (m. 1240); poco sotto di noi, la baita più bassa. Siamo in cammino da circa un’ora. L’alpe, chiamata dialettalmente “al damìn”, è posta nella parte alta del versante settentrionale della Val Schiesone, sulla quale il territorio comunale di Chiavenna si ritaglia una breve striscia. Colpisce, diritta davanti a noi, sul versante opposto della valle, la scura parete settentrionale del pizzo di Prata (2727), il “pizzùn” o “pizzàsc”, la cui sinistra fama, legata alla severa difficoltà, ne ha fatto una delle pareti alpinisticamente più note del comprensorio. Immediatamente a sinistra la punta Buzzetti, dedicata alla memoria di don Giuseppe Buzzetti, il sacerdote scalatore che fu probabilmente il primo a vincere la temibile parete. Singolare la sua figura, singolarissima la sua vicenda, legata proprio al paesino di Uschione. La sosta sul limite del prato ci offre l’occasione per raccontarla. Domenica 15 luglio 1934 ad Uschione, paesino adagiato su un bel poggio del versante montuoso ad est di Prata Camportaccio e Chiavenna, il sacerdote era atteso, per la funzione domenicale: ma la sua inconfondibile figura, austera, schiva, claudicante, non comparve.


Pizzo Damino

Don Giuseppe era partito da Chiavenna il giovedì precedente e, compiuta una lunghissima traversata, aveva raggiunto la bocchetta di Sceroia, che, a 2714 metri, congiunge la valle Alpigia (laterale della Val Codera) alla Val Porcellizzo, in Val Masino, per poi scendere al rifugio Gianetti. Questa sola notizia ci può far capire che tempra d’uomo fosse: una camminata del genere, che comporta ben più di 2000 metri di dislivello, richiede doti di resistenza a dir poco fuor del comune. Dopo il pernottamento, il giorno seguente salì al pizzo Badile, in solitaria, come era solito fare: si trattava, infatti, anche di una figura di valente alpinista, che aveva legato il suo nome ad imprese destinate ad essere ignorate se non fossero state raccolte dal conte Bonacossa. Anche il successivo sabato era dedicato ad un’ascensione, nonostante il tempo volgesse al peggio. A nulla servì il tentativo di dissuasione del gestore del rifugio: don Giuseppe raggiunse la vetta della punta Torelli (m. 3137), e lì venne visto, dal rifugio, per l’ultima volta. Poi, più nulla. Il furioso temporale che si era scatenato sembrava averlo inghiottito.


Alpe Damino

Ad Uschione non tornò mai e subito vennero organizzate le ricerche, senza esito. Solo con notevole ritardo, circa un mese dopo (il 15 agosto), venne ritrovato, alla bocchetta Torelli, un biglietto che permette di azzardare qualche ipotesi su quanto accaduto. Il biglietto recava scritto: “Don Giuseppe Buzzetti C.A.I. sez. di Chiavenna, da Bresciadiga, passo Sceroia, capanna Gianetti, pizzo Torelli, bocchetto Torelli per Bresciadiga 14-VII-34” (o, secondo altri, “11-VII-34”).E assai probabile che don Bozzetti, forse colpito da un fulmine, forse scivolato, sia caduto in un crepaccio, probabilmente fra ghiacciaio e fronte roccioso, per essere poi ricoperto dalla neve. Quel che è certo è che il suo corpo non fu più ritrovato. Aveva 48 anni, essendo nato nel 1886.
Con questi mesti pensieri riprendiamo il cammino, procedendo, verso sinistra, lungo una debole traccia in una selva di betulle, che si tiene sul limite dell’alpe, approdando alla fascia di prati più a monte. Alla nostra sinistra appare, per breve tratto, il pizzo, riconoscibile per la croce che lo sormonta. Usciti di nuovo ai prati, proseguiamo nella salita e, giunti sotto la sella erbosa a destra del pizzo, lasciamo la traccia per guadagnare il crinale, dal quale il pizzo mostra il suo originale profilo, proponendo la sua verticale parete nord-orientale, alla quale qualche pino si aggrappa in un incredibile e sospeso equilibrio, come le speranze umane si aggrappano al più piccolo anfratto che trattiene dal precipizio.


Il pizzo Damino

Sul crinale troviamo una traccia più debole che, percorsa verso sinistra, in leggera discesa, ci porta ai piedi del pizzo. Purtroppo la salita alla sua cima non è affatto elementare: nel primo tratto, infatti, passiamo per una cengetta esposta: la corda fissa che poneva in sicurezza questo passaggio è, purtroppo, al momento (agosto 2008) divelta. Procediamo, quindi, solo se siamo sicuri del fatto nostro.
Superato il punto delicato, siamo ormai alla cima del pizzo Damino (m. 1289), dove ci attendono la croce ed un suggestivo, anche se non ampio, panorama. A nord-est, gli ultimi prati dell’alpe, che cedono il passo al bosco, sul crinale che sale fino alla Corona di Garzonedo (m. 2430). Alla sua destra, la testata della Val Schiesone, chiusa, sul lato destro, dal già citato pizzo di Prata. Procedendo verso destra, alle spalle dei prati di Pratella, maggengo a monte di Prata, ottimo è il colpo d’occhio sul lato occidentale della bassa Valchiavenna, con il versante montuoso a monte di Samolaco, la Val Bodengo e la Valle della Fòrcola. In fondo, a destra, si intravedono le cime gemelle dei Pizzi Piani, sul versante settentrionale della Val Febbraro, laterale occidentale della Val San Giacomo. A nord si propongono di nuovo il versante dei monti a nord di Chiavenna, e, alla sua destra, la conca ed il passo dell’Acquafraggia.
Torniamo ora ai prati dell’alpe, scendendo con molta attenzione nel tratto esposto e proseguendo, quindi, sul sentierino che sale in direzione delle baite più alte (alpe Pizzolungo). Se abbiamo tempo ed energie, seguiamo le indicazioni dei segnavia, che segnalano il sentiero che, verso destra, rientra nel bosco e sale alle alpi Mondate (móndàa, m. 1369), Tecciali (m. 1575) e Mottaccio (m. 1925), dalla quale si traversa a sinistra, tagliando il crinale e scendendo, sull’opposto versante alla conca del laghetto del Grillo.
Se invece vogliamo chiudere un anello più breve (anello del pizzo Damino, che può essere di ampia soddisfazione anche senza arrischiare la salita al pizzo Damino) prendiamo a sinistra (nord), passando sotto le baite ed attraversando i prati su debole traccia, che si fa più marcata entrando nel bosco di abeti bianchi e pini. Non ci sono cartelli, ma su un sasso si vede uno sbiadito segnavia bianco-rosso e, poco oltre l’ingresso nel bosco, vediamo, sulla destra, una freccia bianco-rossa con la scritta “Pesceda”. Procediamo ora verso est, su sentiero dal fondo buono, non largo ma marcato, tappezzato di riposanti aghi di pino, con diversi saliscendi. In un tratto nel quale il bosco si apre vediamo, davanti a noi, a nord, l’alpe Corbìa, a monte di Dasile e Savogno, in comune di Piuro. Inizia, poi, la discesa, e la traccia si fa più debole, a tratti invasa dall’erba; non mancano, però, i segnavia bianco-rossi, che ci rassicurano. In alcuni punti i sassi umidi impongono attenzione. Superati due tratti nei quali il bosco si apre un po’ e la traccia passa accanto ad alcuni massi, pieghiamo leggermente a sinistra, passando a destra di un baitello, poi di nuovo leggermente a destra.
Un ultimo tratto pianeggiante, in un tratto di bosco davvero splendido, precede l’uscita al limite meridionale dei prati dell’alpe Pesceda (o Peseda, m. 1313), nel territorio del comune di Piuro. Procedendo diritti, raggiungiamo le tre baite allineate dell’alpe, davanti alle quali stanno tre giganteschi alberi ed una fontanella. Sull’ultima baita, di color rosa, una freccia indica, nella direzione opposta rispetto a quella da noi percorsa, l’alpe Damino. Qui intercettiamo il sentiero che da Nesossi, una delle tre frazioni di Uschione (insieme a Zarucchi e Pighetti) sale all’alpeggio di Prato del Conte (m. 1431) e di qui prosegue per il laghetto del Grillo (è il sentiero che sfruttiamo per il ritorno se optiamo per l’anello più ampio). Percorrendolo in discesa, cominciamo il ritorno ad Uschione. Scendendo diritti, superiamo alcune roccette arrotondate ed entriamo nel bosco, dal quale usciamo sulla destra della baita più alta di una nuova fascia di prati, l’alpe Quarantapan. Pieghiamo leggermente a destra, portandoci ad una fontana di legno, poi scendiamo di nuovo diritti, alla baita più bassa (attenzione a non prendere a destra, su sentiero che taglia ad est). Proseguendo nella discesa, attraversiamo un bosco e, piegando a sinistra, una valletta, rientrando nel territorio del comune di Chiavenna. La discesa termina alla pista appena a monte della frazione Nesossi di Uschione; procedendo verso sinistra, ci portiamo alla strada asfaltata ed alla sbarra che ne limita l’accesso; di qui torniamo, infine, sempre seguendo la strada asfaltata, all’automobile.


 

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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