GOOGLE MAP 1, 2


Apri qui una fotomappa della Costiera dei Cech

Fra i bisticci toponomastici che in qualche caso caratterizzano la situazione delle cime retiche va annoverato anche quello che riguarda una delle cime più panoramiche ai confini meridionali del gruppo del Masino. Da sempre la vedono, magari senza riconoscerla, quanti percorrono la media Valtellina da Berbenno ad Ardenno, ed è l’unico spicchio del gruppo del Masino che dalla piana si lascia scorgere. Si tratta della cima del Desenigo (m. 2845), secondo la denominazione locale (scima del desènech, cui corrisponde un omonimo alpeggio in Valle di Spluga). Nell’uso alpinistico è invalso invece il nome di Monte Spluga. Questa oscillazione si riverbera sulla cima più settentrionale, chiamata su alcune carte Monte Spluga e su altre Cima del Calvo (m. 2967).


Da sinistra: Corno di Colino, passo di Colino orientale, cima del Desenigo e passo di Primalpia visti dalla media Valtellina

La cima del Desenigo si affaccia ad est sulla Valle di Spluga (Val Masino), ad ovest sulla Val dei Ratti ed a sud sull’alta Val Toate, nella parte orientale della Costiera dei Cech. La cima è di accesso relativamente facile ed offre un panorama di prim'ordine, ma a dispetto di ciò è poco frequentata perché la salita in una sola giornata richiede un impegno davvero pesante (oltre 1800 metri di dislivello). E' tuttavia possibile programmare l'ascensione in due giorni, appoggiandosi al bivacco Bottani-Cornaggia o al bivacco Primalpia. In ogni caso procediamo su terreno non difficile, ma è sconsigliabile affrontarlo in mancanza di buone condizioni di terreno e soprattutto di visibilità, necessarie per procedere in sicurezza, evitando pericoli o perdita della traccia.


La cima del Desenigo (a destra)

POIRA DI CIVO-CIMA DEL DESENIGO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Poira di Civo-Alpe Pesc'-Passo del Colino-Cima sud-orientale o nord-occidentale del Desenigo
5 h
1810
EE
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendiamo a sinistra, superando un cavalcavia ed una rotonda e raggiungendo il ponte sull'Adda, oltre il quale prendiamo a destra e, dopo breve salita, ci immettiamo nella strada provinciale che sale a Dazio, procedendo a sinistra. Dopo un tornante dx, un lungo traverso ci porta a Dazio. Qui seguiamo la strada che volge a sinistra e sale a Serone, dove, presso la chiesa, prendiamo a destra (indicazioni per Naguarido e Caspano), salendo su una strada che passa per Naguarido e Chempo. Prestiamo attenzione alla deviazione a sinistra per Roncaglia e Poira, e la imbocchiamo. Oltrepassata Roncaglia, siamo alla conca di Poira e ci portiamo al termine della strada, dove parcheggiamo presso la chiesetta di S. Margherita (m. 1077). Ci incamminiamo poi sulla pista sterrata che passa a destra del campetto di calcio ed a sinistra del Sacrario degli Alpini, salendo in pineta, fino ad un bivio, al quale prendiamo a sinistra, salendo per una stradella molto ripida (passiamo a sinistra dei prati di Careggio), fino ad intercettare di nuovo la pista sterrata, che seguiamo salendo alla conca di Ledino. Passiamo a destra della conca ed a sinistra di un agriturismo, fino alla fine della pista (m. 1270). Un largo sentiero procede diritto ed in piano verso est, delimitato sul lato destro dal recinto dell'agriturismo; non lo seguiamo ma, in corrispondenza della sua partenza guardiamo sul limite della pineta alla nostra sinistra, e vedremo un sentiero che comincia a salire in pineta verso nord, con diversi tornanti. Raggiunta una cappelletta, siamo ad un bivio al quale andiamo a sinistra. Poco sopra intercettiamo la pista tagliafuoco della Costiera dei Cech orientale e ritroviamo il sentiero sul suo lato opposto, salendo ancora nel bosco, sempre verso nord, fino ad uscire alla parte bassa dell'alpeggio di Pesc' (Peccio, m. 1613), nella sua parte occidentale. Superate due baite, procediamo diritti, ignorando la deviazione a sinistra per la croce di Ledino. Il sentiero tende a perdersi, ma continuiamo restando sul lato di sinistra dell'alpeggio, fino ai muretti a secco presso i quali ritroviamo il sentiero, che supera un corpo franoso e comincia a salire zigzagando fino alla solitaria baita Colino (m. 1937). Sempre seguendo il sentiero proseguiamo nella salita protandosi gradualmente sul lato destro (per noi) della valle, passando per alcuni ruderi di calecc. I segnavia tracciano il percorso che sale verso nord su un ampio dosso erboso. Ci portiamo poi verso destra ad un successivo dosso più ad est, non lontani dal piede della poderosa Torre di Bering. La salita ci porta ai piedi del conoide erboso che scende dal passo del Colino orientale (2414), che vediamo alla nostra destra. Appena sotto il passo di Colino orientale (m. 2414), però, lasciamo il sentiero segnalato e pieghiamo a sinistra, passando appena sotto una fascia di roccette e salendo a monte di un corpo franoso, su una striscia di pascolo che ci porta a ridosso di un salto roccioso. Qui pieghiamo leggermente a sinistra e, sempre seguendo la striscia di pascolo, traversiamo in piano verso ovest, fino a raggiungere una selletta che si affaccia su un vallone di detriti. Proseguiamo nella traversata a vista, con qualche saliscendi, portandoci sul lato opposto del vallone. Procedendo diritti raggiungiamo una pianetta (il fondo di un microlaghetto prosciugato) con al centro un caratteristico masso erratico spaccato in due. Davanti a noi, al culmine di una rampa di sfasciumi, la ben visibile sella del passo del Colino occidentale (m. 2630). Attraversata la pianetta, troviamo una traccia di sentiero che con qualche svolta sale fra pietrame e terriccio al passo che si affaccia ad un ampio vallone nell’alto circo della Val dei Ratti, di cui vediamo però solo un piccolo scorcio. Scendiamo per breve tratto lungo il vallone ed appena possibile pieghiamo a destra, iniziando a salire sull’ampio versante meridionale di placche e blocchi che si stenda ai piedi delle due elevazioni della cima del Desenigo, quella sud-orientale (m. 2836) e quella maggiore nord-occidentale (m. 2845). La salita alla prima cima non segue un percorso obbligato: senza allontanarci troppo dal crestone alla nostra destra, guadagniamo quota in diagonale verso nord-nord-ovest, con una serpentina che si districa fra placche e ghiaioni, portandoci ai piedi dell’appena accennato cocuzzolo roccioso che costituisce la cima sud-orientale del Desenigo (m. 2836). Giunti al suo piede, ci portiamo al crinale alla sua destra e piegando a sinistra ne saliamo la breve e facile cresta meridionale, con qualche elementare passo di arrampicata. Dalla cima, guardando a nord, distinguiamo in primo piano la cima gemella di nord-ovest. Se vogliamo raggiungerla dobbiamo ridiscendere ai piedi della cima sud-orientale e traversate in piano il versante ai suoi piedi verso nord, portandoci ai piedi della cima nord-occidentale. Saliamo poi in diagonale verso sinistra, portandoci ai piedi della sua cresta occidentale, che seguiamo piegando a destra: in breve siamo alla cima nord-occidentale (m. 2845), dove troviamo una piccola croce.


Apri qui una fotomappa degli alti bacini di Visogno e Toate

Portiamoci, dunque, a Poira, seguendo la strada che da Dazio sale verso Caspano, e staccandocene sulla sinistra a Chempo, seguendo le indicazioni per Roncaglia e Poira.
La strada termina nel piazzale della chiesetta di Poira (m. 1077), dove possiamo lasciare l'automobile. Dopo aver letto le indicazioni riportate su un cartello, che offre informazioni interessanti sulle possibilità escursionistiche della zona e sulle sue caratteristiche, ci incamminiamo, verso destra (nord-est), su una
larga pista che attraversa, nel primo tratto, uno splendido bosco di pini silvestri (il piazzale è anche il punto di partenza delle escursioni che passano per il maggengo Pra' Sücc, e che hanno come meta i Tre Cornini (chiamati anche i Tre Frati), il bivacco Bottani-Cornaggia o la croce GAM; in questo caso, però, non si imbocca la pista che attraversa la pineta, ma la stradina che si trova appena prima della conclusione della strada asfaltata).


Alpe Pesc' e Val Toate

La pista, che alterna tratti in terra battuta a tratti in cemento, sale verso il maggengo di Ledino, attraversando luoghi veramente ameni, di grande suggestione paesaggistica. Un quarto d'ora circa di cammino ci permette di raggiungere il punto più alto del maggengo, a 1181 metri, dove la pista piega a destra (est-nord-est), in direzione del cuore della Val Toate.
Noi dobbiamo, invece, proprio lì dobbiamo abbandonarla, per imboccare un sentiero che se ne stacca sulla sinistra. Lo troviamo in corrispondenza della semicurva a destra, dove la pista assume un andamento pianeggiante. La traccia è ben visibile e non si rischia di perderla, anche se i segnavia rosso-bianco-rossi non abbondano. Dopo un primo tratto della salita, ci ritroviamo ad un bivio, in corrispondenza di una cappelletta: entrambi i rami del sentiero conducono all'alpe Pesc, ma quello destro porta al suo versante orientale, quello sinistro al versante occidentale.
Per la via intermedia si prende a destra, si raggiunge la parte inferiore dell’alpeggio, e, senza salire alle baite, si cerca, sulla destra, la partenza del sentiero segnalato con bolli blu. Questo sentiero supera diversi valloncelli e conduce alla baita solitaria della Corte di Roncaglia; poi attraversa la cupa valle di San Martino e raggiunge una seconda grande baita isolata, con una grande cisterna di fronte alla facciata. Sulla sinistra di questa seconda baita il sentiero riprende a salire, in direzione dell’orrido vallone che costituisce la parte alta della val Manonera. Qui l’erba alta, la natura selvaggia dei luoghi e l’esposizione di certi passaggi sconsigliano la prosecuzione; la traccia di sentiero, comunque, supera il vallone, taglia un versante ripido e si affaccia alla Valle di Spluga, raggiungendo, alla fine, la casera di Desenigo (m. 1749). Dalla casera, con salita a vista non difficile, ci si porta, infine, nella zona dei laghi. Vediamo, ora, la via più alta, più faticosa ma molto più sicura.
Torniamo alla cappelletta nel bosco sopra Ledino, cioè al bivio di quota 1400: prendiamo a sinistra, seguendo la freccia e la scritta "Croce". La salita prosegue nello scenario di un bellissimo bosco di betulle, dove, nelle luminose giornate autunnali, la luce del sole ricama trame preziose, che esaltano lo splendore dei colori nascosti nello scrigno di questo angolo della Costiera dei Cech.
A quota 1600 metri circa, oltrepassata una fascia di conifere, usciamo dal bosco e ci ritroviamo sul limite inferiore del versante occidentale dell'alpe Pesc' (toponimo abbastanza comune in Valtellina, usato per indicare abeti e pini), dove troviamo un paio di baite. Davanti a noi si apre il suggestivo scorcio della parte orientale dell'alta val Toate, chiusa, ad est, dal Corno del Colino (m. 2504) e dalla Torre di Bering.
Il sentiero prosegue, attraversando, in verticale, i prati dell'alpe, in direzione dell'alta valle, dove si trovano tre passi che consentono altrettante direttrici escursionistiche di notevole interesse: ad est, poco a monte della Torre di Bering, il passo del Colino orientale (m. 2412: i segnavia conducono a questo passo), che permette di scendere ai laghetti dell'alta valle di Spluga (in Val Masino, sopra Cevo); a nord-ovest il passo del Colino orientale (m. 2630), che permette di scendere all'alpe Primalpia, in Valle dei Ratti, sopra Verceia; ad ovest, infine, il canalone che conduce alla bocchetta che congiunge la val Toate all'alta val Visogno, dalla quale si raggiunge, con un tratto in piano, il bivacco Bottani-Cornaggia, per poi tornare, passando per Pra' Sücc, a Poira.
Torniamo al sentiero, che, superati i prati alti di Pesc', attraversa una breve pineta, alcuni prati più alti ed una fascia di ontani, e torna ad uscire all’aperto dei pascoli presso la baita del Colino (m. 1937). Qui termina, secondo le indicazioni della carta IGM. In realtà una traccia di sentiero prosegue alle spalle della baita (l’erba alta la rende poco visibile, ma cercando con attenzione i segnavia lo troviamo).


Traversata dal passo del Colino orientale al passo del Colino occidentale

Il sentierino sale ripido su un piccolo dosso, poi piega a destra e si porta sul lato destro della valle, in direzione di un largo dosso che si trova a sinistra della morena che, a sua volta, è ai piedi dell’imponente Corno del Colino e della Torre di Bering. Nella salita, possiamo prendere come riferimento un grosso masso, sul quale è visibile, anche da una certa distanza, il segnavia rosso-bianco-rosso. Raggiunto il largo dosso, non possiamo più sbagliare: alcune ampie diagonali ci portano, oltrepassato il limite superiore dei pascoli (segnalato da un filo di ferro arrugginito) ed una breve fascia di massi, all’ultimo tratto, abbastanza marcato, che sale, zigzagando, al passo del Colino orientale.


Alta Val Toate

Nella salita possiamo ammirare, sulla destra, i contrafforti della poderosa Torre di Bering. Non è, con i suoi 2403 metri, la più alta cima del fianco orientale della valle (rappresentata, invece, dal cono a base larga del Corno di Colino, m. 2504), ma sicuramente, con la sua caratteristica forma a corno, la più bella. Le formazioni rocciose che dalla torre proseguono verso nord-ovest nascondono il passo, per cui il suo intaglio comincia a farsi visibile solo quando ci troviamo ai piedi del conoide che scende da esso. Lo vediamo quando ormai dista pochi minuti di cammino.
Appena sotto il passo di Colino orientale (m. 2414), però, lasciamo il sentiero segnalato e pieghiamo a sinistra, passando appena sotto una fascia di roccette e salendo a monte di un corpo franoso, su una striscia di pascolo che ci porta a ridosso di un salto roccioso. Qui pieghiamo leggermente a sinistra e, sempre seguendo la striscia di pascolo, traversiamo in piano verso ovest, fino a raggiungere una selletta che si affaccia su un vallone di detriti. Proseguiamo nella traversata a vista, con qualche saliscendi, portandoci sul lato opposto del vallone.


Pianetta ai piedi del passo del Colino occidentale

Procedendo diritti raggiungiamo una pianetta (il fondo di un microlaghetto prosciugato) con al centro un caratteristico masso erratico spaccato in due. Davanti a noi, al culmine di una rampa di sfasciumi, la ben visibile sella del passo del Colino occidentale (m. 2630). Attraversata la pianetta, troviamo una traccia di sentiero che con qualche svolta sale fra pietrame e terriccio al passo che si affaccia ad un ampio vallone nell’alto circo della Val dei Ratti, di cui vediamo però solo un piccolo scorcio.
Scendiamo per breve tratto lungo il vallone ed appena possibile pieghiamo a destra, iniziando a salire sull’ampio versante meridionale di placche e blocchi che si stenda ai piedi delle due elevazioni della cima del Desenigo, quella sud-orientale (m. 2836) e quella maggiore nord-occidentale (m. 2845). La salita alla prima cima non segue un percorso obbligato: senza allontanarci troppo dal crestone alla nostra destra, guadagniamo quota in diagonale verso nord-nord-ovest, con una serpentina che si districa fra placche e ghiaioni, portandoci ai piedi dell’appena accennato cocuzzolo roccioso che costituisce la cima sud-orientale del Desenigo (m. 2836). Giunti al suo piede, ci portiamo al crinale alla sua destra e piegando a sinistra ne saliamo la breve e facile cresta meridionale, con qualche elementare passo di arrampicata.


Apri qui una fotomappa della salita dal passo del Colino occidentale alle cime del Desenigo

Dalla cima, guardando a nord, distinguiamo in primo piano la cima gemella di nord-ovest. Se vogliamo raggiungerla dobbiamo ridiscendere ai piedi della cima sud-orientale e traversate in piano il versante ai suoi piedi verso nord, portandoci ai piedi della cima nord-occidentale. Saliamo poi in diagonale verso sinistra, portandoci ai piedi della sua cresta occidentale, che seguiamo piegando a destra: in breve siamo alla cima nord-occidentale (m. 2845), dove troviamo una piccola croce.


Crestina della cima del Desenigo SE

Cima del Desenigo NO dalla cima del Desenigo SE

Da entrambe le cime si gode di un panorama eccellente. In primo piano, a nord, si apre l’ampia Valle di Spluga, alle cui spalle si innalza la teoria di cime del gruppo del Masino, che propone, partendo, da sinistra, il pizzo Badile (badì, m. 3308), cui fa da vassallo la punta Sertori (m. 3195). Segue il secondo signore della Val Pocellizzo, il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367). Alla sua destra i puntuti pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221), il passo di Bondo (pas da bùnd, m. 3169), che dà sulla Val Bondasca, in territorio svizzero, ed i pizzi del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267), del Ferro centrale (m. 3287), e del Ferro orientale (m. 3200). Alla loro destra spicca la poderosa cima di Zocca (m. 3175), sulla testata della valle omonima, seguita dalla punta Allievi (m. 3121), dalla cima di Castello (la più alta del gruppo del Masino, con i suoi 3392 metri), e dalla punta Rasica (rèsga, m. 3305). I tre poderosi pizzi Torrone (turùn, occidentale, m. 3351, centrale, m. 3290, ed orientale, m. 3333) chiudono la valle omonima, che precede l’ampia Val Cameraccio, sulla cui testata si pongono il monte Sissone (sisùn, m. 3330), la punta Baroni, o cima di Chiareggio settentrionale (m. 3203), le cime di Chiareggio centrale (m. 3107 e 3093) ed il monte Pioda (m. 3431), posto immediatamente a sinistra dell’imponente ed inconfondibile monte Disgrazia (m. 3678), che è seguito dai vassalli Corni Bruciati.


Valle dei Ratti e Val Porcellizzo dalla cima SE del Desenigo

Purtroppo il gruppo del Bernina resta interamente nascosto e ad est, a destra del gruppo Scalino-Painale-Ron, lo sguardo viene proiettato fino al lontano gruppo dell’Adamello. Proseguendo in senso orario ammiriamo l’intera catena orobica, dal limite orientale fino alle valli del Bitto, in primo piano, a sud, per chiudere con il caratteristico corno del monte Legnone. Alla sua destra, verso ovest, le alpi Lepontine, alle cui spalle emergono i giganti delle alpi di Piemonte e Val d’Aosta, fra i quali si riconosce il monte Bianco. Ancora più a destra ed in primo piano la testata della Val dei Ratti, sulla quale spiccano Sasso Manduino, pizzo Ligoncio e monte Spluga (o cima del Calvo). La discesa avviene, con tutte le cautele del caso, per la medesima via di salita.


Il gruppo del Masino dalla cima del Desenigo SE

DAL BIVACCO BOTTANI-CORNAGGIA ALLA CIMA DEL DESENIGO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Poira di Civo-Bivacco Bottani Cornaggia
4 h
1250
E
Bivacco Bottani-Cornaggia-Passo di Visogno-Passo del Colino occ.-Cime del Desenigo
3 h
620
EE
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendiamo a sinistra, superando un cavalcavia ed una rotonda e raggiungendo il ponte sull'Adda, oltre il quale prendiamo a destra e, dopo breve salita, ci immettiamo nella strada provinciale che sale a Dazio, procedendo a sinistra. Dopo un tornante dx, un lungo traverso ci porta a Dazio. Qui seguiamo la strada che volge a sinistra e sale a Serone, dove, presso la chiesa, prendiamo a destra (indicazioni per Naguarido e Caspano), salendo su una strada che passa per Naguarido e Chempo. Prestiamo attenzione alla deviazione a sinistra per Roncaglia e Poira, e la imbocchiamo. Oltrepassata Roncaglia, siamo alla conca di Poira e ci portiamo al termine della strada, dove parcheggiamo presso la chiesetta di S. Margherita (m. 1077). Ci incamminiamo tornando sulla strada per pochi metri e prendendo a destra (segnalazione del sentiero per i Tre Cornini ed il bivacco Bottani Cornaggia), seguendo una stradina che ci porta nella pineta, dove diventa largo sentiero che sale per un buon tratto diritto, per poi svoltare a destra ed inanellare una lunga serie di tornantini verso nord-est. Intercettata una pista tagliafuoco, riprende sul lato opposto, proponendo nuovi tornanti, fino al punto segnalato in cui volge a sinistra ed effettua un traverso verso ovest-sud-ovest, al termine del quale volge a destra e si porta al limite sud-occidentale dei prati del Pra' Sücc' (m. 1647). Il sentiero riprende alle spalle della baita più vicina e sale alle baite della parte alta dei prati. Qui, ignorata una deviazione a sinistra, proseguiamo (segnalazione) sul sentiero dei Tre Cornini, salendo verso destra (nord). Superato un piccolo corso d'acqua, il sentiero porta ad un ripiano-radura, oltre il quale sale ad un'ampia conca di sfasciumi, che viene tagliata verso sinistra. Con diversi tornantini saliamo sul dorso di un dosso che ci introduce all'alpe Visogno (m. 2003). Passiamo a sinistra del baitone dell'alpe e tagliamo l'ampio pianoro, scovando sul lato opposto la ripartenza del sentiero che sale verso sinistra il ripido versante, portandoci ad un bivio: mentre il ramo di destra si porta al crinale dei Tre Cornini, quello di destra prosegue salendo al bivacco Bottani-Cornaggia. Prendiamo dunque a destra e, dopo pochi tornanti, siamo ai piedi del bivacco Bottani-Cornaggia (m. 2327), dove pernottiamo. Il secondo giorno procediamo così. Alle spalle del bivacco parte un percorso segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi (gli stessi che guidano ad esso) e che, come si trova indicato su un grande masso, porta ai rifugi Volta ed Omio. L’itinerario, infatti, punta a nord-est, districandosi fra gli ultimi magri pascoli ed una fascia di massi che occupa il piede di un intaglio sul crinale fra Costiera dei Cech e Valle dei Ratti (intaglio che non è visibile dal bivacco, ma che cominciamo a vedere salendo). L’intaglio sul crinale è il passo di Visogno o Visogno (m. 2574). Raggiunto il passo, ci affacciamo ad un ampio e desolato vallone, dal quale si può scendere all’alpe Primalpia ed al bivacco omonimo (m. 1980), in Valle dei Ratti, seguendo i segnavia. Ci portiamo sul fondo del canalone ma procediamo in direzione opposta alla Val dei Ratti: prendendo a destra, lo risaliamo con molta cautela, fra massi e sfasciumi, puntando verso nord-est, cioè verso il passo del Colino occidentale (m. 2630), per il quale si torna nella Costiera dei Cech, e precisamente in alta Val Toate. La discesa nel cuore del canalone e la successiva risalita richiedono prudenza ed attenzione, perché ci si muove su un terreno ingombro di massi che possono rivelarsi meno stabili di quel che appare. Non ci sono segnavia che ci possano aiutare. Sulla nostra sinistra possiamo ammirare l’ampio versante sud-occidentale della cima del Desenigo (m. 2845), una costellazione di massi di tutte le dimensioni. Appena prima del passo pieghiamo a sinistra, iniziando a salire sull’ampio versante meridionale di placche e blocchi che si stenda ai piedi delle due elevazioni della cima del Desenigo, quella sud-orientale (m. 2836) e quella maggiore nord-occidentale (m. 2845). La salita alla prima cima non segue un percorso obbligato: senza allontanarci troppo dal crestone alla nostra destra, guadagniamo quota in diagonale verso nord-nord-ovest, con una serpentina che si districa fra placche e ghiaioni, portandoci ai piedi dell’appena accennato cocuzzolo roccioso che costituisce la cima sud-orientale del Desenigo (m. 2836). Giunti al suo piede, ci portiamo al crinale alla sua destra e piegando a sinistra ne saliamo la breve e facile cresta meridionale, con qualche elementare passo di arrampicata. Dalla cima, guardando a nord, distinguiamo in primo piano la cima gemella di nord-ovest. Se vogliamo raggiungerla dobbiamo ridiscendere ai piedi della cima sud-orientale e traversate in piano il versante ai suoi piedi verso nord, portandoci ai piedi della cima nord-occidentale. Saliamo poi in diagonale verso sinistra, portandoci ai piedi della sua cresta occidentale, che seguiamo piegando a destra: in breve siamo alla cima nord-occidentale (m. 2845), dove troviamo una piccola croce.


Bivacco Bottani-Cornaggia

Con due giornate a disposizione possiamo alleggerire di molto la salita alla cima del Desenigo appoggiandoci al bivacco Bottani-Cornaggia. Il bivacco è dedicato alla memoria degli alpinisti Nino Bottani e Siro Cornaggia, ed è collocato, a 2327 metri, fra le balze del circo terminale a monte dell'alpe Visogno, ai piedi della cima di Malvedello (m. 2640); costituisce un ottimo punto di appoggio per chi volesse effettuare interessantissime ma poco praticate traversate, dall'alta Costiera dei Cech alla Valle dei Ratti (bivacco Primalpie e rifugio Volta), per il passo di Visogno, o alla Val Masino (alta valle di Spluga e Valle dell'Oro, dove si trova il rifugio Omio), per i passi di Visogno, Colino e del Calvo. Teniamo, però, presente che, pur essendo un bivacco, non è sempre aperto, per cui chi intendesse fruirne deve chiedere le chiavi, a Morbegno presso Oscar Scheffer del GAM di Morbegno (tel.: 0342 611022), oppure agli alberghi Scaloni o Ville di Poira, a Poira di Civo, o, infine, da Anselmo Tarca, all’alpe Visogno o al Pre’ Soccio.
Il bivacco è stato posato nel 1983 ed è di proprietà del G.A.M. (Gruppo Aquile di Morbegno), lo stesso che ha anche posato la croce sulla quota 2585, a nord-ovest del bivacco. Dispone di 9 cuccette, un tavolo ed una panchina ribaltabile. Non confidiamo troppo, invece, nella possibilità di procurarci acqua nei dintorni: la Costiera dei Cech è in generale piuttosto arida, per cui è meglio portarne una buona scosta da casa.
Vediamo, innanzitutto, come salire al bivacco. Al primo semaforo di Morbegno (per chi proviene da Milano) imbocchiamo, dunque, lo svincolo a sinistra, per la Costiera dei Cech; superato il cavalcavia ed il ponte sull’Adda, prendiamo a destra e saliamo a Dazio, proseguendo per Caspano e Roncaglia (non per Cadelsasso e Cadelpicco). All’altezza di Chempo, prendiamo a sinistra per Roncaglia e Poira. Oltrepassata Roncaglia, la strada termina al piazzale della chiesetta di Poira (m. 1071). Lasciamo qui l’automobile e procuriamoci le chiavi del bivacco, se non l’abbiamo già fatto a Morbegno presso Oscar Scheffer del GAM di Morbegno (tel.: 0342 611022): le troveremo agli alberghi Scaloni o Ville di Poira, a Poira, o da Anselmo Tarca, all’alpe Visogno o al Pra’ Succ.
Non dobbiamo imboccare, ora, la più invitante pista che attraversa un bellissimo bosco di pini silvestri, verso nord-est (alla nostra destra, segnavia n. 22: è la pista che sfrutteremo al ritorno), ma quella che parte più a sinistra, e precisamente a sinistra di due cartelli, sul tronco di un pino, che offrono alcune informazioni sul bivacco e che ci informano della denominazione del sentiero (Sentiero Tre Cornini: Pra Succ è dato ad un'ora, la croce G.A.M. a 4 ore, il bivacco Bottani Cornaggia a 3 ore ed il passo di Vesogno e la Val dei Ratti a 4 ore). Un ulteriore cartello segnala la presenza di vipere nella zona: teniamone conto e procediamo con la dovuta attenzione. La pista si porta alle spalle di alcune belle villette e, trasformandosi presto in sentiero (segnavia rosso-bianco-rossi, n. 23), sale per un buon tratto nel bosco, in direzione nord-ovest, piegando poi a sinistra ed iniziando una serie di serrati tornantini. Ad un certo punto troviamo, sulla destra, l'indicazione di un sentierino minore che si stacca dal nostro e raggiunge il torrentello che scende dal lato orientale dell'alpe Visogno. L'indicazione segnala la presenza di acqua, in luoghi nei quali essa è assai scarsa. Teniamone conto e portiamocene una buona scorsa da casa. Dopo aver tagliato una pista tagliafuoco, alla fine della salita, il sentiero volge a sinistra, esce dal bosco ed effettua, fra betulle, salici e ginestre (ma anche qualche triste scheletro di albero bruciato), un lungo traverso a sinistra; dopo un’ultima svolta a destra, eccoci alle baite inferiori del Pra’ Sücc (m. 1647, comune di Mello), la cui denominazione fa riferimento alla scarsità di acqua che caratterizza spesso questi luoghi.
In cima ai prati (molto panoramici: verso ovest dominiamo buona parte della media Valtellina, sullo sfondo dell’Adamello), nei pressi di alcune baite, c’è un cartello (m. 1727) che indica la ripartenza del sentiero: quindi, ignorando il sentiero che dalla parte bassa dei prati prosegue verso nord-est, effettuando una traversata fino al già citato alpeggio di Pesc, saliamo alle baite alte e cerchiamo il cartello con un po’ di pazienza.
Il sentiero rientra nel bosco e, con andamento nord e nord-est, attraversa il torrentello che scende dalla Val Visogno, superando anche una macchia che reca ancora i segni desolanti di un incendio. Dopo un tratto verso destra, raggiungiamo una bella radura, ai piedi di un canalone occupato da grandi massi, che costituisce il ramo orientale della Val Visogno. Attraversata la radura, saliamo, quindi, per un tratto, tendendo leggermente a destra, per poi piegare a sinistra e portarci sul fianco di un largo dosso. La traccia qui è assai debole, per cui dobbiamo prestare molta attenzione ai segnavia.
Seguendo per un tratto il crinale del dosso, ci affacciamo, alla fine, ai prati dell’alpe Visogno, un ampio pianoro sorvegliato dalla baita di quota 2003 (comune di Mello). Prima di raggiungere questa baita, incontriamo un cartello che dà il bivacco Bottani-Cornaggia ad un’ora ed il rifugio Volta a 5 ore. Alla nostra sinistra sono visibili i celebri Tre Cornini (chiamati anche i Tre Frati), massi erratici misteriosamente fermi sul ciglio di un ripido crinale.
Attraversata la piana, con una diagonale verso il limite sinistro, ritroviamo il sentiero che, inizialmente, sale verso sinistra, poi piega a destra (ignoriamo la traccia che punta a sinistra, in direzione del cinale che scende ai Tre Cornini) ed effettua una lunga diagonale che ci porta allo speroncino di roccia su cui è posto il bivacco Bottani Cornaggia (m. 2327), in territorio del comune di Mello. La salita richiede circa 3 ore e mezza, per superare 1250 metri circa di dislivello, nello scenario di grande bellezza delle guglie gotiche della testata della valle, che culmina nella cima di Malvedello (m. 2640). Pernottare in questo luogo solitario, vero regno delle aquile, che guarda dal suo lontano silenzio al brulicare di vita del fondovalle, è sicuramente un’esperienza di forte impatto emotivo. Superbo è il panorama: verso sud, in particolare, le valli del Bitto di Albaredo e di Gerola si aprono, in tutta la loro ampiezza, al nostro sguardo.
Il secondo giorno saliamo dal bivacco alla cima del Desenigo. Alle spalle del bivacco parte un percorso segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi (gli stessi che guidano ad esso) e che, come si trova indicato su un grande masso, porta ai rifugi Volta ed Omio. L’itinerario, infatti, punta a nord-est, districandosi fra gli ultimi magri pascoli ed una fascia di massi che occupa il piede di un intaglio sul crinale fra Costiera dei Cech e Valle dei Ratti (intaglio che non è visibile dal bivacco, ma che cominciamo a vedere salendo). Più o meno a metà della salita, rientriamo nel territorio del comune di Civo.
L’intaglio sul crinale è il passo di Visogno o Visogno (m. 2574), da cui si gode di un ottimo colpo d’occhio sulla testata della Valle dei Ratti: distinguiamo, da sinistra, l’affilato profilo del sasso Manduino (m. 2888), la cima quotata m. 2846, la punta Magnaghi (m. 2871), le cime di Gaiazzo (m. 2920 e 2895), il pizzo Ligoncio, la maggiore elevazione di questa testata, con i suoi 3038 metri, i pizzi delle Vedretta (m. 2925) e Ratti (m. 2907) ed, infine, il monte Spluga o cima del Calvo (sciöma del munt Splüga, m. 2967), che, da qui, sembra la cima più alta.
Raggiunto il passo, ci affacciamo ad un ampio e desolato vallone, dal quale si può scendere all’alpe Primalpia ed al bivacco omonimo (m. 1980), in Valle dei Ratti, seguendo i segnavia. Ci portiamo
sul fondo del canalone ma procediamo in direzione opposta alla Val dei Ratti: prendendo a destra, lo risaliamo con molta cautela, fra massi e sfasciumi, puntando verso nord-est, cioè verso il passo del Colino occidentale (m. 2630), per il quale si torna nella Costiera dei Cech, e precisamente in alta Val Toate. La discesa nel cuore del canalone e la successiva risalita richiedono prudenza ed attenzione, perché ci si muove su un terreno ingombro di massi che possono rivelarsi meno stabili di quel che appare. Non ci sono segnavia che ci possano aiutare. Sulla nostra sinistra possiamo ammirare l’ampio versante sud-occidentale della cima del Desenigo (m. 2845), una costellazione di massi di tutte le dimensioni.
Appena prima del passo, pieghiamo a sinistra iniziando a salire sull’ampio versante meridionale di placche e blocchi che si stenda ai piedi delle due elevazioni della cima del Desenigo, quella sud-orientale (m. 2836) e quella maggiore nord-occidentale (m. 2845). La salita alla prima cima non segue un percorso obbligato: senza allontanarci troppo dal crestone alla nostra destra, guadagniamo quota in diagonale verso nord-nord-ovest, con una serpentina che si districa fra placche e ghiaioni, portandoci ai piedi dell’appena accennato cocuzzolo roccioso che costituisce la cima sud-orientale del Desenigo (m. 2836). Giunti al suo piede, ci portiamo al crinale alla sua destra e piegando a sinistra ne saliamo la breve e facile cresta meridionale, con qualche elementare passo di arrampicata.


Apri qui una fotomappa della salita dal passo del Colino occidentale alle cime del Desenigo

Dalla cima, guardando a nord, distinguiamo in primo piano la cima gemella di nord-ovest. Se vogliamo raggiungerla dobbiamo ridiscendere ai piedi della cima sud-orientale e traversate in piano il versante ai suoi piedi verso nord, portandoci ai piedi della cima nord-occidentale. Saliamo poi in diagonale verso sinistra, portandoci ai piedi della sua cresta occidentale, che seguiamo piegando a destra: in breve siamo alla cima nord-occidentale (m. 2845), dove troviamo una piccola croce.


Crestina della cima del Desenigo SE

Cima del Desenigo NO dalla cima del Desenigo SE

DAL BIVACCO PRIMALPIA ALLA CIMA DEL DESENIGO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bivacco Primalpia-Passo del Colino occ.-Cime del Desenigo
3 h
880
EE
SINTESI. Percorriamo la ss 36 in direzione di Chiavenna e, usciti dalla prima galleria, la lasciamo prendendo a destra al secondo svincolo di Verceia e portandoci alle case del paese. Acquistato il pass di transito giornaliero, traversiamo verso sinistra portandoci alla parta alta del paese, dove parte la carozzabile che sale passando per Vico e terminando al Piazzo (m. 850), dove parcheggiamo. Ci incamminiamo sulla mulattiera che in breve porta alla località denominata San Sciucc (m. 860), dove si trovano una struttura del gruppo ANA di Verceia ed una cappelletta. La mulattiera riprende a salire sul lato opposto, fra grandi tronchi di castagno e qualche betulla, intercettando a quota 910 metri, i binari del Tracciolino. Proseguiamo sul lato opposto e dopo breve salita, alcuni cartelli ci segnalano la presenza, poco a monte della mulattiera, del piccolo nucleo di Casten. Ci affacciamo poi alla soglia della media valle, incontrando la cappelletta della Val d’Inferno, a 1171 m. La mulattiera ci porta ad un bivio, segnalato da un cartello, che indica il ramo di sinistra come direzione per Frasnedo (la sigla S.I., che abbiamo già incontrato al Traccolino, sta per Sentiero Italia), mentre quello di destra porta a Moledana e Corveggia. Procediamo diritti e dopo un tratto scalinato e qualche tornantino, incontriamo una fontanella. Poi la selva si dirada progressivamente e superiamo un tratto nel quale la mulattiera incide alcune formazioni rocciose affioranti, volgendo in direzione nord-nord-est. Qualche ultimo sforzo ci porta al limite dell’ampia fascia di prati che ospita Frasnedo. Superata una croce in ferro, ragigungiamo le prime baite e traversando a destra giungiamo al sagrato della chiesetta della Madonna delle Nevi (m. 1287), dedicata anche a S. Anna. Lasciamo Frasnedo, in direzione dell’alta valle, sfruttando prima un tratturo, poi un sentiero che, rimanendo sulla destra orografica della valle (sinistra, per chi sale), scende ai prati di Corveggia (m. 1221). Ad un successivo bivio prendiamo a sinistra (indicazioni per il rifugio Volta). Dopo aver superato una cappelletta, usciamo ai prati di Tabiate (m. 1253), dove, su una baita, troviamo una targhetta azzurra con il logo “Life”. Addentrandoci ancor più nella media valle, intorno ai 1400 metri incontriamo un nuovo bivio, al quale prendiamo a destra, imboccando un sentiero che scende ad un ponte sul torrente della valle. Sul lato opposto della valle troviamo una fascia di prati con alcune baite. Raggiunti i prati, dobbiamo salire verso il limite superiore, più o meno sulla verticale rispetto al ponte, dove parte, segnalato dal cartello giallo del Sentiero Life posto su un masso, il sentiero segnalato che, dopo un primo traverso verso destra, piega a sinistra, superando alcuni torrentelli, nella cornice di un bel bosco di larici, e raggiunge l'alpe di Primalpia bassa, a m. 1678, caratterizzata da un grande larice solitario al centro del prato. Approssimativamente sopra la verticale del larice, leggermente a sinistra, il sentiero riparte, e, dopo un breve tratto a destra, riprende la direttrice verso sinistra (est), sempre nella cornice del bosco di larici. Attraversate alcune radure, incontriamo i primi ruderi delle baite dell’alpe di Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza) alta. Incontriamo, quindi, un cartello che indica la deviazione per l’alpe Nave e l’alpe Piempo, deviazione che ignoriamo. Superato un ultimo torrentello, eccoci, infine, al simpatico edificio del bivacco Primalpia, a 1980 metri. Qui pernottiamo. Il secondo giorno lasciamo il bivacco Primalpia, ignorando le indicazioni del sentiero LIFE e del Sentiero Walter Bonatti. Dobbiamo salire verso sud-ovest, cioè, faccia al rifugio, verso destra, restando un po’ alti rispetto alle indicazioni del sentiero Bonatti. Qualche segnavia ci aiuta. Guadagniamo gradualmente quota, in direzione dello sbocco di un evidente vallone che si apre sulla testata meridionale della valle. Procediamo fra lembi di pascolo sempre più radi e, raggiunto un rudere di baita a quota 2007, pieghiamo a sinistra, salendo più diretti in direzione sud-sud-est ed entrando nel vallone. Passiamo così vicino ad un piccolo laghetto e cominciamo a seguire i segnavia che dettano il percorso migliore fra pietraie e blocchi, tenendoci più o meno al centro del vallone. Entrati nel vallone, saliamo verso sud-est e dopo un buon tratto pieghiamo ancora leggermente a sinistra, seguendo il suo andamento. Appare in fondo al vallone la sella del passo del Colino occidentale, mentre vediamo in alto, a destra, la sella del passo di Visogno. Ignoriamo i segnavia che ci portando a salire sul versante alla nostra destra verso il passo di Visogno e proseguiamo diritti sul fondo del vallone, verso est-nord-est. Con un po’ di fatica e molta attenzione ci portiamo ai piedi del passo del Colino Occidentale (m. 2630). Appena prima del passo pieghiamo a sinistra, iniziando a salire sull’ampio versante meridionale di placche e blocchi che si stenda ai piedi delle due elevazioni della cima del Desenigo, quella sud-orientale (m. 2836) e quella maggiore nord-occidentale (m. 2845). La salita alla prima cima non segue un percorso obbligato: senza allontanarci troppo dal crestone alla nostra destra, guadagniamo quota in diagonale verso nord-nord-ovest, con una serpentina che si districa fra placche e ghiaioni, portandoci ai piedi dell’appena accennato cocuzzolo roccioso che costituisce la cima sud-orientale del Desenigo (m. 2836). Giunti al suo piede, ci portiamo al crinale alla sua sinistra e piegando a sinistra ne saliamo la breve e facile cresta meridionale, con qualche elementare passo di arrampicata. Dalla cima, guardando a nord, distinguiamo in primo piano la cima gemella di nord-ovest. Se vogliamo raggiungerla dobbiamo ridiscendere ai piedi della cima sud-orientale e traversate in piano il versante ai suoi piedi verso nord, portandoci ai piedi della cima nord-occidentale. Saliamo poi in diagonale verso sinistra, portandoci ai piedi della sua cresta occidentale, che seguiamo piegando a destra: in breve siamo alla cima nord-occidentale (m. 2845), dove troviamo una piccola croce.


Apri qui una videomappa del versante orientale dell'alta Val dei Ratti

Il bivacco Primalpia, posto a 1980 all’alpe omonima, è una simpatica struttura in muratura sempre aperta, che costituisce, dunque, un importante punto di riferimento per escursioni ed ascensioni nella zona. In particolare, possiamo sfruttarlo per pernottare e quindi articolare la salita alla cima del Desenigo in due giorni.
Percorriamo la ss 36 in direzione di Chiavenna e, usciti dalla prima galleria, la lasciamo prendendo a destra al secondo svincolo di Verceia e portandoci alle case del paese. Acquistato il pass di transito giornaliero, traversiamo verso sinistra portandoci alla parta alta del paese, dove parte la carozzabile che sale passando per Vico e terminando al Piazzo (m. 850), dove parcheggiamo. Ci incamminiamo sulla mulattiera che in breve porta alla località denominata San Sciucc (m. 860), dove si trovano una struttura del gruppo ANA di Verceia ed una cappelletta. La mulattiera riprende a salire sul lato opposto, fra grandi tronchi di castagno e qualche betulla, intercettando a quota 910 metri, i binari del Tracciolino. Proseguiamo sul lato opposto e dopo breve salita, alcuni cartelli ci segnalano la presenza, poco a monte della mulattiera, del piccolo nucleo di Casten. Ci affacciamo poi alla soglia della media valle, incontrando la cappelletta della Val d’Inferno, a 1171 m. La mulattiera ci porta ad un bivio, segnalato da un cartello, che indica il ramo di sinistra come direzione per Frasnedo (la sigla S.I., che abbiamo già incontrato al Traccolino, sta per Sentiero Italia), mentre quello di destra porta a Moledana e Corveggia. Procediamo diritti e dopo un tratto scalinato e qualche tornantino, incontriamo una fontanella. Poi la selva si dirada progressivamente e superiamo un tratto nel quale la mulattiera incide alcune formazioni rocciose affioranti, volgendo in direzione nord-nord-est. Qualche ultimo sforzo ci porta al limite dell’ampia fascia di prati che ospita Frasnedo. Superata una croce in ferro, ragigungiamo le prime baite e traversando a destra giungiamo al sagrato della chiesetta della Madonna delle Nevi (m. 1287), dedicata anche a S. Anna.


Frasnedo

Lasciamo poi Frasnedo, in direzione dell’alta valle, passando accanto al rifugio Frasnedo e percorrendo in leggera discesa un trattuto, che lascia il posto ad un sentiero. Procediamo rimanendo sulla destra orografica della valle (sinistra, per chi sale), scende ai prati di Corveggia (m. 1221), dai quali si gode di un buon colpo d’occhio sull’alto Lario, ed ai quali giunge anche un sentiero più basso, che passa per Moledana (dalla voce milanese "moeula", mola). Addentrandoci ancor più nella valle, raggiungiamo, in breve, un bivio (anzi, trivio, considerando la direzione dalla quale veniamo: questo giustifica le tre frecce bianco-rosse in evidenza su un masso) con alcuni cartelli della Comunità Montana Val Chiavenna, che indicano sulla destra il sentiero A1, per l’alpeggio Nave (dato a 45 minuti), l’alpeggio Lavazzo (dato ad un’ora e 30 minuti) ed il passo del Culmine (dato a 2 ore e 15 minuti). I cartelli segnalano anche che il medesimo sentiero porta, in 2 ore e 25 minuti, al monte Bassetta (sul crinale fra Valle dei Ratti e Costiera dei Cech), dal quale si scende al maggengo di Foppaccia (dato a 3 ore e 25 minuti), per poi tornare, alla fine, a S. Fedele di Verceia (tempo complessivo: 4 ore e 30 minuti). Un ottimo circuito escursionistico, per chi parta da Verceia e sia ottimo camminatore.


Frasnedo

Ma a noi, per ora, interessa l’altro sentiero, quello di sinistra, che porta, in 3 ore, al rifugio Volta. Un cartello con la scritta cancellata, sempre a questo bivio, sta ad indicare che la direzione per la capanna Volta è, per ora, anche quella per il bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza).
Di nuovo in cammino, dunque, prendendo a sinistra. Dopo aver superato una cappelletta, eccoci ai prati di Tabiate (m. 1253), dove, su una baita, troviamo una targhetta azzurra con il logo “Life”. Addentrandoci ancor più nella media valle, intorno ai 1400 metri incontriamo un nuovo bivio, al quale bisogna prestare un po’ di attenzione. Dal sentiero si stacca, sulla destra, un secondo sentiero che scende ad un ponte sul torrente della valle. Su un masso una freccia indica il bivio; in direzione del sentiero principale è aggiunta la scritta, difficilmente leggibile, “Volta”: l’indicazione va intesa nel senso che proseguendo diritti su questo sentiero, cioè rimanendo ancora per un lungo tratto sul lato sinistro (per noi) della valle, saliamo verso il rifugio Volta del CAI di Como, posto, a 2212 metri, sul limite dell’alpe Talamucca, nella parte centrale dell’alta valle.


Media Val dei Ratti

Noi, invece, dobbiamo scendere al ponte alla nostra destra, che ci porta sul lato opposto della valle, dove troviamo una fascia di prati con alcune baite. Un cartello che punta in direzione del ponte ha la scritta cancellata (vi si leggeva l’indicazione per il bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza). Probabilmente in futuro le indicazioni saranno più chiare. Intanto, raggiunti i prati, dobbiamo salire verso il limite superiore, più o meno sulla verticale rispetto al ponte, dove parte, segnalato dal cartello giallo del Sentiero Life posto su un masso, il sentiero segnalato che, dopo un primo traverso verso destra, piega a sinistra, superando alcuni torrentelli, nella cornice di un bel bosco di larici, e raggiunge l'alpe di Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza) bassa, a m. 1678, caratterizzata da un grande larice solitario al centro del prato. Un cartello che reca scritto "Forza veci" ci esorta a chiamare a raccolta le ultime forze; mentre tiriamo il fiato, guardiamo al versante opposto della valle, dove la cima del Cavrè si mostra come un'imponente ed elegante piramide regolare. Approssimativamente sopra la verticale del larice, leggermente a sinistra, il sentiero riparte, e, dopo un breve tratto a destra, riprende la direttrice verso sinistra (est), sempre nella cornice del bosco di larici.
Attraversate alcune radure, incontriamo i primi ruderi delle baite dell’alpe di Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza) alta. Incontriamo, quindi, un cartello che indica la deviazione per l’alpe Nave e l’alpe Piempo, deviazione che ignoriamo. Superato un ultimo torrentello, eccoci, infine, al simpatico edificio del bivacco Primalpia (etimologicamente, la prima fra le alpi, l'alpe per eccellenza), recentemente edificato, a 1980 metri.
L’interno è accogliente: ci sono 18 brandine, disposte in letti a castello, c’è l’acqua corrente, c’è una stufa a gas ed un focolare, c’è la corrente generata da un pannello fotovoltaico. C’è anche un simpatico cartello, con una scritta che recita così: “Il pattume se si scende a valle portarlo con sé, perché il camion non passa! Grazie!” Qualora fossimo nella necessità di fermarci qui, ripaghiamo la generosa iniziativa di chi ha voluto questo prezioso punto di appoggio con il massimo rispetto per la struttura e magari con un contributo riconoscente.


Bivacco Primalpia

Questo luogo così ampio e luminoso ha visto per secoli alternarsi vicende di uomini ed animali. Non ci poteva però, non mettere il suo zampino anche il diavolo. Eccolo, quindi, protagonista di una delle tante leggende che fino ad un paio di generazioni fa si raccontavano con aria serissima la sera per incutere in tutti, soprattutto nei più piccoli, un sano timore. Una volta, in autunno, un ragazzo, un aiutante dei contadini che caricavano l’alpe di Primalpia (un “bocia”), mentre risaliva l’alpe per cercare alcune capre che si erano perse, fu improvvisamente circondato da una nebbia misteriosa, dalla quale emerse un distinto signore (parente stretto, forse, di quello che abbiamo già visto nella leggenda di Frasnedo). Alla domanda se avesse visto delle capre, egli risposte che da trecento anni viveva nella valle, senza aver mai visto alcuna capra. Anche in questo caso il ragazzo intuì di chi si trattava, e tornò di corsa, spaventato, alle baite dei pastori.


Bivacco Primalpia

Dove si trovano diavoli, si trovano anche anime dannate, e l’alpe Primalpia non fa eccezione. Si racconta, infatti, che qui fu relegata l’anima di un tal Scigulìn, che spesso passava il tempo a fischiare. Questo diede noia ad un pastore, che, un giorno, gli chiese in tono minaccioso di smettere. Quando questi, però, sceso a Verceia, fu di ritorno all’alpe, ebbe una sgradita sorpresa: Scigulin, che non aveva affatto preso bene la sgarbata richiesta, cominciò a fischiare sempre più forte, impedendogli di proseguire. Calarono così le tenebre, ed il pastore non fu più in grado di trovare la strada per la propria baita. Fu cosìcostretto a vagare fino al sorgere dell’alba, quando la luce gli permise di riconoscere il sentiero per l’alpe. Questo ed altro può succedere quando non si rispettano le anime che già hanno la triste sorte di dimorare eternamente nelle solitudini montane.
Queste ed altre leggende si trovano raccolte nel bel volume di AA. VV. intitolato "C'era una volta", edito, a cura del Comune di Prata Camportaccio, nel 1992.

Il secondo giorno lasciamo il bivacco Primalpia, ignorando le indicazioni del sentiero LIFE e del Sentiero Walter Bonatti. Dobbiamo salire verso sud-ovest, cioè, faccia al rifugio, verso destra, restando un po’ alti rispetto alle indicazioni del sentiero Bonatti. Qualche segnavia ci aiuta. Guadagniamo gradualmente quota, in direzione dello sbocco di un evidente vallone che si apre sulla testata meridionale della valle. Procediamo fra lembi di pascolo sempre più radi e, raggiunto un rudere di baita a quota 2007, pieghiamo a sinistra, salendo più diretti in direzione sud-sud-est ed entrando nel vallone.


Vallone che si affaccia alla Val dei Ratti

Passiamo così vicino ad un piccolo laghetto e cominciamo a seguire i segnavia che dettano il percorso migliore fra pietraie e blocchi, tenendoci più o meno al centro del vallone. Entrati nel vallone, saliamo verso sud-est e dopo un buon tratto pieghiamo ancora leggermente a sinistra, seguendo il suo andamento. Appare in fondo al vallone la sella del passo del Colino occidentale, mentre vediamo in alto, a destra, la sella del passo di Visogno. Ignoriamo i segnavia che ci portando a salire sul versante alla nostra destra verso il passo di Visogno e proseguiamo diritti sul fondo del vallone, verso est-nord-est. Con un po’ di fatica e molta attenzione ci portiamo ai piedi del passo del Colino Occidentale (m. 2630).


Passo del Colino Occidentale dal vallone di Val dei Ratti

Appena prima del passo, pieghiamo a sinistra iniziando a salire sull’ampio versante meridionale di placche e blocchi che si stenda ai piedi delle due elevazioni della cima del Desenigo, quella sud-orientale (m. 2836) e quella maggiore nord-occidentale (m. 2845). La salita alla prima cima non segue un percorso obbligato: senza allontanarci troppo dal crestone alla nostra destra, guadagniamo quota in diagonale verso nord-nord-ovest, con una serpentina che si districa fra placche e ghiaioni, portandoci ai piedi dell’appena accennato cocuzzolo roccioso che costituisce la cima sud-orientale del Desenigo (m. 2836). Giunti al suo piede, ci portiamo al crinale alla sua destra e piegando a sinistra ne saliamo la breve e facile cresta meridionale, con qualche elementare passo di arrampicata.


Apri qui una fotomappa della salita dal passo del Colino occidentale alle cime del Desenigo

Dalla cima, guardando a nord, distinguiamo in primo piano la cima gemella di nord-ovest. Se vogliamo raggiungerla dobbiamo ridiscendere ai piedi della cima sud-orientale e traversate in piano il versante ai suoi piedi verso nord, portandoci ai piedi della cima nord-occidentale. Saliamo poi in diagonale verso sinistra, portandoci ai piedi della sua cresta occidentale, che seguiamo piegando a destra: in breve siamo alla cima nord-occidentale (m. 2845), dove troviamo una piccola croce.


Crestina della cima del Desenigo SE

Cima del Desenigo NO dalla cima del Desenigo SE

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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