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Alpe Piazza-Monte Bassetta


Panorama dall'alpe Bassetta

L’alpe Bassetta, fiore all'occhiello del comune di Cino, è sicuramente la più panoramica in provincia di Sondrio. Probabilmente più d’uno resterà stupido da un’affermazione così categorica, ma si consideri la sua particolarissima collocazione: è posta, infatti, ad una quota compresa fra i 1680 ed i 1740 metri, proprio sul lungo dosso che separa la bassa Valtellina dalla Valchiavenna, per cui da qui il colpo d’occhio è eccellente non solo su bassa Valtellina ed alto Lario, ma anche sulla bassa Valchiavenna e, soprattutto, sulla nascosta e misteriosa Valle dei Ratti, una fra le più incontaminate valli della provincia, che colpisce ed incanta per la sua selvaggia bellezza. È, quindi, una delle mete escursionistiche più pregiate della Costiera dei Cech, ed anzi potremmo dire che, avendo a disposizione una sola giornata per incontrare questo splendido angolo alle porte della Valtellina, val la pena di spenderlo proprio per quest’alpe. Si aggiunga, cosa che non guasta, che l’escursione che la raggiunge è di impegno medio basso (se partiamo dall’alpe Piazza).


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ALPE PIAZZA-MONTE BASSETTA E ANELLO PIAZZA-BASSETTA-PRATI DELL'O-PIAZZA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Alpe Piazza-Monte Bassetta
2 h
700
E
Alpe Piazza-Monte Foffricio-Monte Bassetta-Prati dell'O-Monte Foffricio-Alpe Piazza
3 h e 30 min.
730
E
SINTESI. Acquistato il pass giornaliero al bar al centro di Cino, ci portiamo al suo limite occidentale e percorriamo la pista che termina all'alpe Piazza (m. 960). Dal parcheggio saliamo ai prati dell'alpe e passiamo fra le baite e la chiesetta stando sul lato destro, fino al cartello del sentiero Walter Bonatti che ci manda a sinistra, passando sul limite superiore dei prati ed entrando nel bosco e salendo verso nord-ovest, fino ad un poggio di betulle, dove proseguiamo diritti ritrovando il sentiero marcato che supera una valleta verso sinistra, poi piega a destra e sale al ripiano del monte Foffricio (ripetitore, m. 1258). Qui, sempre seguendo il cartello del sentiero Walter Bonatti, procediamo sul crinale salendo verso verso nord-est. Il crinale si restringe gradualmente e propone qualche passaggio esposto sulla sinistra. Il bosco più in alto si dirada ed ignoriamo sulla sinistra la deviazione segnalata del sentiero che scende alla Foppaccia. All’ingresso dell’alpe troveremo, su un masso, un segnavia inclinato, che segnala, sulla nostra destra, il rudere della cosiddetta “Prima baita” (m. 1635). Procediamo poco sotto il crinale erboso e raggiungiamo il baitone dell'alpe Bassetta (m. 1680). Salendo al crinale senza percorso obbligato in pochi minuti ci portiamo al poggio della cima del monte Bassetta (m. 1747). Se vogliamo tornare per via diversa, passando dai Prati dell'O, ridiscendiamo al baitone e qui seguiamo l'indicazione del cartello per i Prati dell'O, che ci indica un sentiero che, spalle al baitone, scende verso sinistra (sud-ovest) e porta ai prati della Prima Baita. Sulla verticale dei ruderi di baita, poche decine di metri più in basso, parte un marcato sentiero che prende a sinistra e scende, con alcuni tornanti, all'aperto ed in una rada selva, verso i Prati dell'O. Quando il sentiero si immette in un secondo sentiero che proviene da sinistra dal limite alto dei Prato dell'O, prendiamo a destra, effettuando una facile traversata verso ovest, nel cuore di un bosco, che, superata una baita solitaria, ci riporta al ripiano del monte Foffricio. Di qui possiamo scendere, faccia al ripetitore, sul sentiero di sinistra (alternativa al sentiero Walter Bonatti), che scende con tornanti verso sud-est. Ignorata una deviazione a sinistra (sentiero che torna ai Prati dell'O), la discesa termina al limite nord-orientale dell'alpe Piazza, dal quale torniamo facilmente all'automobile.

Raccontiamo, dunque, questa prima possibilità, premettendo che si può salire in automobile all’alpe Piazza, partendo dal limite occidentale di Cino, previo acquisto di permesso presso un bar del paese, come indica un cartello posto proprio all’inizio della pista (che si raggiunge prendendo a sinistra al bivio che si trova appena prima dell’ingresso di Civo, e proseguendo senza deviare a destra). La pista, dopo un primo tratto in asfalto, diventa sterrata, ma ha un fondo in condizioni abbastanza buone.


Il Sasso Manduino visto dal sentiero sul crinale

Nulla vieta, ovviamente, che si salga all’alpe Piazza a piedi, partendo da Cino: in tal caso, però, l’escursione complessiva all’alpe Bassetta diventa di impegno medio-alto. Per farlo, dobbiamo seguire, per un buon tratto, la pista, che supera dapprima la Val Maronara e la Val dei Mulini (passando quindi dal territorio del comune di Cino a quello del comune di Mantello), poi le valli Avert e Marta (passando, quindi, dal territorio del comune di Mantello a quello del comune di Dubino), finché, dopo un tornante secco che ne riporta l’andamento verso ovest (dopo un tratto in direzione nord-est), troviamo, sulla sinistra, la partenza di una mulattiera, che sale più diretta in un bel bosco di castagni (nella salita troviamo anche, a quota 804, una cappelletta, ed attraversiamo una fascia boscosa eloquentemente denominata “Posto Bello”), fino ad intercettare di nuovo la pista poco prima del suo punto terminale, nella parte bassa dell’alpe Piazza, che rientra nel territorio del comune di Dubino. L’escursione da Cino all’alpe, che può rappresentare un’ottima passeggiata a sé stante, soprattutto in inverno, richiede poco meno di un’ora e mezza di cammino: il dislivello da superare è di circa 460 metri.


Alto Lario visto dal sentiero sul crinale

I suoi prati si dispongono ad una quota compresa fra i 960 ed i 1000 metri, ed il suo aspetto è davvero gentile: le numerose baite, ben curate, le conferiscono un volto ancor più accogliente. Qui quella sorta di Terra di Mezzo costituita dal dosso che separa Valtellina e Valchiavenna dischiude al nostro sguardo il suo angolo sicuramente più ameno. Un angolo di grande valore anche panoramico: la visuale sull’alto Lario, dalla parte alta dei prati, è ampia e sorprendente. Alzando gli occhi, incontriamo con lo sguardo il ben visibile ripetitore posto sulla cima boscosa del monte Foffricio, la prima elevazione sul crinale che dovremo ora risalire per raggiungere l’alpe Bassetta.
Seguiamo, allora, i segnavia rosso-bianco-rossi (non numerosi, per la verità), che ci accompagnano lungo il sentiero che lo raggiunge. Per imboccarlo dobbiamo portarci sul limite orientale dei prati (quello alto di destra), ignorando la deviazione a sinistra per il sentiero Walter Bonatti, che intercetteremo al monte Foffricio. Qui saliamo diritti seguendo il limite di un recinto (direzione nord), senza proseguire verso est, cioè in direzione della nuova pista tagliafuoco che congiunge l’alpe Piazza ai Prati dell’O, ai Prati Nestrelli ed ai
prati di Bioggio (termine connesso con la voce dialettale “bedoia”, betulla, oppure con “Biogio”, soprannome personale). Il sentiero, che in questo tratto è largo, quasi una mulattiera, entra quindi in un bel bosco, cominciando a guadagnare quota, fino ad un bivio, al quale, guidati dai segnavia, dobbiamo prendere a sinistra, fino a raggiungere la radura a monte della poco pronunciata cima del monte Foffricio (m. 1258), presidiato dal già citato ripetitore. Qui intercettiamo il Sentiero Walter Bonatti, di cui ora percorreremo un buon tratto.
Il sentiero piega qui a destra, e propone subito un secondo bivio: anche qui, seguendo i segnavia, dobbiamo prendere a sinistra, proseguendo sulla traccia meno marcata. Ora siamo veramente nel punto più delicato della Terra di Mezzo: dopo un breve traverso a sinistra, una nuova svolta a destra ci porta proprio sul filo del crinale, che segna anche il confine fra i comuni di Dubino e Cino, un filo in molti punti esiguo, delimitato, sulla nostra destra, da una fascia di boscaglie e vegetazione disordinata, e, sulla nostra sinistra, da un versante assai ripido, coperto da ombrose pinete. In qualche punto, soprattutto se c’è neve o ghiaccio, dovremo prestare attenzione, perché uno scivolone sulla nostra sinistra potrebbe avere conseguenze assai spiacevoli. Le due grandi valli, Valtellina e Valchiavenna, qui paiono davvero toccarsi, separate, come sono, solo dall’esile striscia che il sentiero, sempre ben visibile, segue con diligenza. Qualche masso erratico conferisce un aspetto ancor più enigmatico a questi luoghi, che meritano davvero di essere visitati. Anche per le sorprese panoramiche che riservano: ad un certo punto, ecco, alla nostra sinistra, aprirsi uno splendido scorcio sulla piana di Chiavenna, con una visuale di impagabile bellezza sull’inconfondibile profilo del Sasso Manduino (m. 2888), la stupenda parete rocciosa posta fra Valle dei Ratti e Val Codera.
Poi, poco al di sotto di quota 1500, il crinale comincia ad allargarsi, il bosco a diradarsi, compare una lunga fascia di prati, che accompagna l’ultima parte della salita alla cima del monte Bassetta (m. 1746). La pendenza del sentiero è sempre piuttosto pronunciata, per cui qualche sosta ci scappa: volgendo lo sguardo, scopriremo che si tratta di una sosta quanto mai opportuna, perché il colpo d’occhio sul lago di Como lascia davvero senza fiato. Ignoriamo sulla sinistra la deviazione segnalata del sentiero che scende alla Foppaccia. All’ingresso dell’alpe troveremo, su un masso, un segnavia inclinato, che segnala, sulla nostra destra, il rudere della cosiddetta “Prima baita” (m. 1635), posto a valle di una vasca di cemento per la cattura dell’acqua piovana. Teniamo presente questo luogo: appena sotto il rudere parte un sentiero che scende fino ai Prati dell’O (m. 1226), dove si trova la pista che riconduce all’alpe Piazza, il che ci offre una possibilità interessante per tornare all’alpe per una via diversa, lasciando la Terra di Mezzo per immergerci nella terra dei Cech.
Ma torniamo alla nostra salita: un monte si impone, perentorio, al nostro sguardo che segue la linea del crinale, ma non è il monte Bassetta, bensì il monte Brusada (m. 2143), dal profilo severo, quasi altero. Il monte Bassetta ha un profilo ben più modesto, ma, a suo modo, accattivante e simpatico: la sua cima altro non è se non l’arrotondato poggio erboso nel quale il crinale raggiunge la sua seconda significativa elevazione (m. 1746), prima di cominciare a scendere leggermente. Su un masso è posto il simbolo del triangolo, che indica il punto esatto della cima, che, ad occhio nudo, non è del tutto evidente. Lo raggiungiamo dopo quasi due ore di cammino dall’alpe Piazza (se siamo partiti da Cino, di ore ne sono passate, complessivamente, poco più di 3): il dislivello è di poco inferiore ai 700 metri (1240 circa, invece, da Cino).
Se il monte è modesto, il panorama è amplissimo, in direzione della Valchiavenna, del lago di Como, della catena orobica. Guardando verso nord, in particolare, distinguiamo alcune fra le più importanti cime della Val Codera (di cui scorgiamo anche un buon tratto di fondovalle) e della Valle dei Ratti (di cui scorgiamo Frasnedo, il paese principale): da sinistra, il monte Matra (m. 2206) ed il pizzo di Prata (m. 2727), sul versante occidentale della bassa Val Codera, la piccola ed affilata Punta Redescala (m. 2304), il massiccio Sasso Manduino (m. 2888) e l’appena pronunciato ed arrotondato pizzo Ligoncio (m. 3033) sulla testata della Valle dei Ratti. Più a destra, in primo piano, il monte Brusada (m. 2143) si propone come un’elegante piramide, che però, insieme al crinale della Costiera dei Cech, ci nega la vista delle principali cime del gruppo del Masino-Disgrazia. A destra del monte Brusada, verso est, sud-est e sud, si propone la catena orobica: si intravedono appena i suoi giganti centrali (il pizzo di Coca, fra tutti), mentre si distinguno bene la bassa Val di Tartano, le Valli del Bitto di Albaredo e Gerola e, in primo piano, la Val Lesina, la cui testata è chiusa, ad ovest, dal massiccio corno del monte Legnone. A destra del più modesto Legnoncino, vediamo un ampio scorcio dell’alto Lario e delle Alpi Lepontine. A nord-ovest, infine, lo sguardo raggiunge buona parte della bassa piana del Mera.
Questo è, forse, il cuore rotondo della Terra di mezzo, il suo baricentro, il suo punto archetipico. Non siamo né di qua, né di là, ma nella rotonda sospensione di un luogo arcano. Poco oltre, e poco più in basso, due grandi baite ben ristrutturate sembrano rompere l’incanto, e ricordare che questo è anche un posto di uomini, con le loro vicissitudini, necessità ed occupazioni. A monte delle baite, un singolare e grande masso erratico, sospeso, come tutto, qui, nella Terra di Mezzo.


Apri qui una panoramica dal monte Bassetta

Se vogliamo tornare all'alpe Piazza per diversa via possiamo sfruttare il sentiero che scende ai Prato dell'O. Dal baitone dell'alpe Bassetta, seguendo le indicazioni di un cartello escursionistico, imbocchiamo un sentiero che scende in diagonale verso destra, restando qualche decina di metri sotto il crinale, in direzione della ben visibile pianetta della Prima Baita (m. 1635). Raggiungiamo così i ruderi di baita e scendiamo sulla loro verticale, spostandoci leggermente a sinistra: troveremo così la partenza di un marcato sentiero che nel primo tratto scende verso sinistra, poi propone una serie di tornanti, attraversando una fascia devastata dagli incendi del secolo scorso. Più in basso incontriamo i primi e radi pini silvestri sopravvissuti all'ecatombe. Dopo un ultimo tornante sx, procediamo quasi in piano ed intercettiamo un sentiero che provine dalla nostra destra. Siamo ormai al limite alto dei Prati dell'O, che raggiungiamo dopo una fontana. Ora torniamo indietro fino al sentiero citato: quindi al bivio prendiamo a sinistra, imboccando un sentiero che procede nel bosco, in direzione del monte Foffricio. Superata una baita solitaria nel bosco, raggiungiamo, dopo qualche saliscendi, la radura del monte Foffricio. Qui intercettiamo il sentiero sfruttato nella salita e lo utilzziamo per tornare all'alpePiazza.

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PRATI DELL'O-MONTE BASSETTA-PRATI DELL'O

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prati dell'O-Monte Bassetta
1 h e 30 min.
520
E
Prati dell'O-Monte Bassetta-Monte Foffricio-Prati dell'O
3h
520
EE
SINTESI. Acquistato il pass giornaliero al bar al centro di Cino, ci portiamo al suo limite occidentale e percorriamo la pista che termina all'alpe Piazza (m. 960). Dal parcheggio saliamo ai prati dell'alpe e passiamo fra le baite e la chiesetta stando sul lato destro, fino al cartello del sentiero Walter Bonatti che ci manda a sinistra, passando sul limite superiore dei prati ed imboccando la pista tagliafuoco che percorriamo fino ai Prati dell'O. Qui saliamo alle baite più alte e ci portiamo sul limite si sinistra (ovest) dei prati, trovando un sentiero che si dirige ad ovest. Superata una fontana, troviamo un bivio: un sentiero si stacca sulla destra. Lo imbocchiamo e saliamo con alcuni larghi tornanti, in una rada selva ed all'aperto, fino al limite inferiore dei prati della Prima Baita (m. 1635). Di qui possiamo facilmente salire a vista verso il crinale erboso e, seguendo verso destra un sentiero, raggiungere il baitone dell'alpe Bassetta (m. 1680).Salendo al crinale senza percorso obbligato in pochi minuti ci portiamo al poggio della cima del monte Bassetta (m. 1747). Per tornare ai Prati dell'O torniamo indietro sul medesimo sentiero ma, invece di ridiscendere alla Prima Baita, restiano poco a sinistra del crinale e proseguiamo la discesa fra i primi abeti, in direzione sud-ovest. Ignoriamo la deviazione a sinistra per la Foppaccia e restiamo sul crinale che si restringe e propone passaggi esposti sul lato destro. Poi il il crinale si allarga ed il sentiero raggiunge il ripiano del monte Foffricio (ripetitore, m. 1258). faccia al ripetitore (retsnaod a divers edecine di metri più a monte) imbocchiamo un sentiero alla nostra sinistra, non quello che scende, ma quello che procede nel bosco quasi in piano, passa per una baita solitaria e traversa verso ovest. Ci ritroviamo al bivio già incontrato salendo. procediamo diritti e ci riportiamo ala parte alta dei Prati dell'O.


Sentiero Prati dell'O-Alpe Bassetta

Prima di vedere come è possibile proseguire l’escursione, raccontiamo come salire all’alpe Bassetta partendo dai Prati dell’O o dai Prati Nestrelli. Nel primo caso dobbiamo cercare la partenza del sentiero per l’alpe presso le baite più alte del maggengo (non dobbiamo, invece, imboccare il sentiero che parte più in basso), e procede verso sinistra (nord-ovest), superando una fontana ed incontrando quasi subito un bivio, al quale rendiamo a destra.
Si tratta di un sentiero scarsamente segnalato: qualche rado segnavia rosso-bianco-rosso ci rassicura nella salita, che si dipana sul dosso denominato dei Gandioli. Ma solo nel primo tratto possiamo sbagliare sentiero: dobbiamo, infatti, ignorare una seconda deviazione a sinistra, per proseguire, salendo, fino ad un tornante destrorso. È il primo di una serie di tornanti che mantengono la direzione complessiva del sentiero verso nord-nord-ovest. Nel primo tratto di salita siamo circondati da una selva di pini silvestri, che gradualmente si dirada. Nell’ultimo tratto procediamo allo scoperto, fra sterpaglie e vegetazione disordinata, triste cicatrice lasciata dai rovinosi incendi che hanno devastato buona parte della Costiera occidentale nel secondo dopoguerra.


Sentiero Prati dell'O-Alpe Bassetta

Alla fine raggiungiamo il limite dei prati appena sotto la pianetta con il rudere della già citata Prima Baita (m. 1635), dalla quale il sentiero riprende verso destra, traversando a mezza costa e raggiungendo il Baitone dell'alpe, proprio sotto la cima del monte Bassetta (m. 1748). Calcoliamo, dai Prati dell’O alla cima del monte, poco meno di un’ora e mezza di cammino (il dislivello in salita è di circa 520 metri).


Panorama dal sentiero per l'alpe Bassetta

Il ritorno ai Prati dell'O può avvenire seguendo il sentiero del crinale (Sentiero Walter Bonatti), descritto sopra per la salita dall'alpe Piazza. Lo troviamo scendendo lungo il crinale fino al limite dei primi abeti. Ignorata la deviazione a destra segnalata per la Foppaccia, proseguiamo sul crinale che va restringendosi ad esile filo, con esposizione impressionante sul lato destro (lago di Mezzola e Val Chiavenna, sulla quale si aprono vedute splendide). Procediamo dunque con tutta l'attenzione del caso, per un buon tratto. Poi il crinale si allarga ed l sentiero lo lascia spostandosi un po' a sinistra e calando sul ripiano del monte Foffricio. Qui siamo ad un trivio: lasciamo alla nostra destra il sentiero Walter Bonatti ed ignoriamo il sentiero che scende diritto, prendendo a sinistra ed imboccando un tranquillo sentiero che traversa una fascia di boschi, passa per un rudere ed infine si congiunge cn il sentiero che abbiamo utilizzato per salire dai Prati dell'O al monte Bassetta. Procedendo diritti, ripassiamo dalla fontana e sbuchiamo alla parte alta dei Prati dell'O.

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PRATI NESTRELLI-MONTE BASSETTA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prati Nestrelli-Monte Bassetta
1 h e 15 min.
470
E
SINTESI. Acquistato il pass giornaliero di transito al bar nel centro di Cino, portiamoci con l'automobile alla parte alta del paese, passiamo a destra del centro sportivo ed al bivio nei suoi presi prendiamo a destra, salendo con diversi tornanti sulla carrozzabile che porta ai Prati Nestrelli e che termina confluendo nella pista tagliafuoco della Costiera dei Cech occidentale. Parcheggiamo qui, a circa 1250 merri di quota, e procediamo sulla pista verso est, passando a monte delle baite dei Nestrelli e trovando subito, alla nostra sinistra, il sentiero segnalato per l'alpe Bassetta. Lasciamo la pista e saliamo seguendo il sentiero (segnalazione n. 201 in vernice blu, scritta "Bassetta" in rosso, segnavia rosso-bianco-rosso), riprende, con traccia molto marcata, a salire, in direzione nord-ovest, in una macchia, fino ad una porta nella roccia, oltre la quale usciamo dalla boscaglia e proseguiamo nella salita circondati dalla bassa vegetazione. Dopo circa venti minuti di cammino, raggiungiamo un incrocio di sentieri, a quota 1260 circa: il nostro sentiero, infatti, ne taglia uno che corre, con andamento pianeggiante, da est ad ovest. Ignoriamo questo secondo sentiero e proseguiamo su quello che sale, verso sinistra, proponendo poi una serie di tornanti ed un nuovo lungo traverso verso sinistra (nord-ovest), che passa a valle di un caratteristico e grande spuntone di roccia, fino a raggiungere il baitone dell’alpe Bassetta (m. 1700).

Se, invece, vogliamo salire dai Prati Nestrelli, procediamo così. Il primo tratto di salita inizia a monte delle baite più alte dei prati, sulla destra (fra queste, una simpatica “Cascina Maria”), dove troviamo un sentiero che, dopo pochi metri, intercetta la pista tagliafuoco che corre a monte dei prati. Sul lato opposto della pista, il sentiero, in una sorta di porta nella roccia (segnalazione n. 201 in vernice blu con scritta "Bassetta", qualcHe metro a sinistra del punto nel quale abbiamo intercettato la pista), riprende, con traccia molto marcata, a salire, in direzione nord-ovest, in una macchia, fino ad una porta nella roccia, oltre la quale usciamo dalla boscaglia e proseguiamo nella salita circondati dalla bassa vegetazione. Dopo circa venti minuti di cammino, raggiungiamo un incrocio di sentieri, a quota 1260 circa: il nostro sentiero, infatti, ne taglia uno che corre, con andamento pianeggiante, da est ad ovest.


Prati Nestrelli

Se vogliamo salire all’alpe ed al monte Bassetta dobbiamo, infatti, ignorare questo secondo sentiero e proseguire su quello che sale, verso sinistra, proponendo poi una serie di tornanti ed un nuovo lungo traverso verso sinistra (nord-ovest), che passa a valle di un caratteristico e grande spuntone di roccia, fino a raggiungere il baitone dell’alpe. Teniamo presente, però, che questo sentiero è assai meno marcato di quello che sale dai Prati dell’O e, nella stagione estiva, è anche esposto alla caduta di massi che, dall’alto, possono essere posti in movimento da mucche al pascolo o da capre, per cui richiede una buona dose di esperienza e di prudenza.


Alto Lario visto dai Prati Nestrelli

Calcoliamo, dai prati Nestrelli all’alpe Bassetta, un’ora ed un quarto circa di cammino (il dislivello è di 470 metri circa). Una notazione conclusiva su questo sentiero: ora attraversa un versante montuoso desolato e brullo, ma più di mezzo secolo fa lo scenario era completamente diverso. Questa zona era ricoperta di un foltissimo bosco di pini ed abeti, tanto che in diversi tratti neppure la più intensa luce meridiana riuscita a perforare la compatta compagine delle loro fronde. Dicono che quando il più grande di questi, colpito a morte dagli incendi che devastarono il versante nel 1948, 1952 e 1965, venne tagliato, si contarono i suoi anelli, raggiungendo la cifra impressionante di 1100: si trattava di un abete più che millenario! I ragazzi si divertivano a salire in cima a questi alberi imponenti, i cui rami si intrecciavano in modo così fitto da formare una sorta di piattaforma pensile sulla quale ci si poteva muovere agevolmente, da albero ad albero. Sforziamoci con l'immaginazione a ricostruire questo splendido scenario, perso per sempre.


Alpe Bassetta

Ecco, infine, qualche idea per proseguire l’escursione partendo dall’alpe Bassetta. Una prima possibile (ed abbastanza vicina) meta è costituita dal passo del Culmine (m. 1818), un tempo nodo strategico di comunicazione fra la parte occidentale della Costiera dei Cech e la Valle dei Ratti. Dalle baite parte un sentiero che punta verso est-nord-est, correndo poco al di sotto del crinale, che riprende a salire, alternando radi alberi, massi e piccole radure. Seguiamo il sentiero, fino ad un ampio spiazzo, delimitato anche, verso valle (destra) da un corrimano protettivo, dal momento che a valle del terrazzo vi è un salto roccioso.
Lasciamo, ora, il sentiero, che prosegue, effettuando una traversata verso est, fino ai prati della Brusada (m. 1580), ed effettuiamo una breve salita verso destra, fino a guadagnare il crinale. Seguiamo, poi, il crinale, salendo per un ulteriore breve tratto, guidati sa segnavia bianco-rossi e rosso-bianco-rossi, fino al punto in cui l’inclinazione dello stesso si fa un po’ più accentuata. Proprio qui, sulla sinistra, parte il sentiero, segnalato, che taglia i fianchi occidentale e settentrionale del monte Brusada (con tratti esposti: attenzione, se si decide di percorrerlo, per rientrare magari sul versante dei Cech dal passo della Piana, posto a monte dell’alpe e ad est del monte Brusada, a 2052 metri), portando all’alpe Codogno, in Valle dei Ratti (m. 1878).
È qui il passo, è questa la porta, un tempo frequentata dai pastori che passavano dall’uno all’altro alpeggio. Qui la Terra di Mezzo mostra il suo vero volto, quello di terra che congiunge ed unisce, invece che separare i due mondi. Oltre, il crinale sempre più aspro, fino alla cima del monte Brusada, cima a cui non si sale da qui, ma dal versante opposto (quello orientale). Dalle baite dell’alpe Bassetta al passo calcoliamo una ventina di minuti di cammino.

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ANELLO PRATI NESTRELLI-MONTE BASSETTA-PRATI BRUSADA-PRATI NESTRELLI

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prati Nestrelli-Monte Bassetta-Prati Brusada-Prati Nestrelli
3h
600
E
SINTESI. Acquistato il pass giornaliero di transito al bar nel centro di Cino, portiamoci con l'automobile alla parte alta del paese, passiamo a destra del centro sportivo ed al bivio nei suoi presi prendiamo a destra, salendo con diversi tornanti sulla carrozzabile che porta ai Prati Nestrelli e che termina confluendo nella pista tagliafuoco della Costiera dei Cech occidentale. Parcheggiamo qui, a circa 1250 merri di quota, e procediamo sulla pista verso est, passando a monte delle baite dei Nestrelli e trovando subito, alla nostra sinistra, il sentiero segnalato per l'alpe Bassetta. Lasciamo la pista e saliamo seguendo il sentiero (segnalazione n. 201 in vernice blu, scritta "Bassetta" in rosso, segnavia rosso-bianco-rosso), riprende, con traccia molto marcata, a salire, in direzione nord-ovest, in una macchia, fino ad una porta nella roccia, oltre la quale usciamo dalla boscaglia e proseguiamo nella salita circondati dalla bassa vegetazione. Dopo circa venti minuti di cammino, raggiungiamo un incrocio di sentieri, a quota 1260 circa: il nostro sentiero, infatti, ne taglia uno che corre, con andamento pianeggiante, da est ad ovest. Ignoriamo questo secondo sentiero e proseguiamo su quello che sale, verso sinistra, proponendo poi una serie di tornanti ed un nuovo lungo traverso verso sinistra (nord-ovest), che passa a valle di un caratteristico e grande spuntone di roccia, fino a raggiungere il baitone dell’alpe Bassetta (m. 1700). Seguiamo ora il cartello del sentiero Walter Bonatti, procedendo appena sotto il crinale, verso est, in direzione del passo del Culmine. Raggiunte le prime indicazioni del passo, guardiamo alla nostra destra (cioè in direzione opposta rispetto al passo): individuaremo facilmente una pianetta, con una recinzione che difende il bestiame da un salto roccioso (che da qui non vediamo). Scesi alla pianetta, sul suo limite orientale vediamo la partenza di un sentiero, non largo, ma abbastanza marcato, che inizia una serie di saliscendi, fra qualche macchia iniziale di pini ed il successivo terreno scoperto di sterpigne ed arbusti, sul versante alto e ripido sotto il crinale della Costiera, mantenendosi per un buon tratto ad una quota di poco superiore ai 1750 metri e tagliando alcuni dossi. Comincia, quindi, una graduale discesa, che da quota 1750 circa porta a quota 1700, superando una noiosa fascia di ginestre. A quota 1700 raggiungiamo il filo del dosso che seguiamo scendendo in una bella pineta, fino a quota 1660 crica, quando pieghiamo a sinistra e ci portiamo ad attraversare, a quota 1650 circa, il vallone che costituisce la parte alta della Valle di Siro. Superato a monte un corpo franoso, raggiungiamo un abbeveratoio ed un casello dell’acqua, a quota 1630 circa. Procedendo verso est, raggiungiamo infine la parte alta occidentale dei Prati della Brusada, in corrispondenza di una cappelletta (m. 1584). Il ritorno ai Prati Nestrelli avviene imboccando il sentiero che scende seguendo il limite destro (sud-ovest) dei prati,fino alla loro parte medio-bassa, dove volge a destra ed entra in una selva, con traccia sembre discreta. Riattraversiamo così la Valle di Siro e proseguiamo nella discesa restando sempre nel bosco, fino ai ruderi delle baite (ormai divorate dal bosco) di Coper Volt (Cuper di Sopra, m. 1311). Scendiamo ancora e poco sotto, ad un bivio, prendiamo a destra. Dopo un ratto in piano, ci immettiamo nella pista tagliafuoco, rientrando nel territorio del comune di Cino. La percorriamo per una decina di minuti e raggiungiamo, infine, il limite orientale dei Prati Nestrelli.


Prati Brusada

Come già detto sopra, raggiunta l'alpe Bassetta dai Prati Nestrelli (vedi sopra) possiamo, infine, compiere una bella traversata ai prati dell’alpe Brusada (in territorio del comune di Cercino), per poi tornare, da questi, ai Prati Nestrelli, chiudendo un bell’anello escursionistico. Torniamo, dunque, alla pianetta sopra menzionata, quella che sta appena sotto il crinale, nei pressi del passo del Culmine: ora, invece di salire al crinale, cerchiamo, sul limite orientale dello spiazzo, la partenza di un sentiero, non largo, ma abbastanza marcato, che inizia una serie di saliscendi, fra qualche macchia iniziale di pini ed il successivo terreno scoperto di sterpigne ed arbusti, sul versante alto e ripido sotto il crinale della Costiera, mantenendosi per un buon tratto ad una quota di poco superiore ai 1750 metri e tagliando alcuni dossi.
Comincia, quindi, una graduale discesa, che da quota 1750 circa porta a quota 1700, superando una fascia di ginestre che sembrano sempre lì lì per mangiarsi l’esile ma tenace traccia (e se la sono mangiata, di fatto, tempi addietro, finché, da pochi anni, i cacciatori non hanno provveduto a ripulirla. A quota 1700 raggiungiamo il filo del dosso che scende verso sud dalla cima del monte Brusada, e che segna anche il confine fra il territorio del comune di Cino e quello del comune di Cercino, nel quale ora entriamo. Entriamo, anche in una bella pineta, che ci ripaga un po’ della desolazione delle sterpaglie e ginestre che abbiamo finora incontrato. Cominciamo a scendere più decisamente, poi usciamo dalla pineta piegando a sinistra e ci portiamo ad attraversare, a quota 1650 circa, il vallone che costituisce la parte alta della Valle di Siro (che scende fino alla località omonima, poco ad ovest di Cercino). Superato a monte un corpo franoso, raggiungiamo un abbeveratoio ed un casello dell’acqua, a quota 1630 circa.
I prati della Brusada sono vicini: li raggiungiamo dopo l’ultimo tratto della discesa, che ci porta al loro limite nord-occidentale, dove troviamo una cappelletta, il Cincet della Brusada, a 1584 metri, che raffigura una Madonna con bambino, S. Ambrogio, S. Michele e S. Margherita. Il ritorno ai Prati Nestrelli avviene imboccando il sentiero che scende seguendo il limite destro (sud-ovest) dei prati,fino alla loro parte medio-bassa, dove volge a destra ed entra in una selva, con traccia sembre discreta. Riattraversiamo così la Valle di Siro e proseguiamo nella discesa restando sempre nel bosco, fino ai ruderi delle baite (ormai divorate dal bosco) di Coper Volt (Cuper di Sopra, m. 1311). Scendiamo ancora e poco sotto, ad un bivio, prendiamo a destra. Dopo un ratto in piano, ci immettiamo nella pista tagliafuoco, rientrando nel territorio del comune di Cino. La percorriamo per una decina di minuti e raggiungiamo, infine, il limite orientale dei Prati Nestrelli.
L’anello Nestrelli-Bassetta-Nestrelli comporta un dislivello in altezza di poco più di 600 metri, e richiede circa 3 ore di cammino (oltre che, come già detto, esperienza escursionistica e prudenza).

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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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