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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Cimitero di Caspano-Gonchi-Funtanìn |
1 h e 30 min. |
500 |
T |
Nota: è stata realizzata una pista tagliafuoco
che da Poira di Mello effettua una traversata fino a Funtanìn:
alcune descrizioni risultano superate, perché al sentiero si è sostituita la pista.
L'alpeggio
di Fontanili (Funtanìn), sopra Caspano, rappresenta, insieme
ai due alpeggi inferiori dei Prati di mezzo e di Gonchi (Gone) uno splendido
belvedere su una sezione importante del gruppo del Masino, che comprende
la cima di Castello, la punta Rasica, i pizzi Torrone, il monte Disgrazia
ed i Corni Bruciati. Ottimo è anche il panorama sulla media Valtellina,
incorniciata dal massiccio dell'Adamello. Oltre che per il suo valore
panoramico, Funtanìn si fa raccomandare come meta per una gradevole
escursione anche per la bellezza intrinseca e la tranquillità
dei luoghi.
Ad aggiungere fascino ai luoghi contribuisce la posizione singolare:
siamo in una sorta di terra di mezzo, o di confine, fra l'estremo lembo
orientale della Costiera dei Cech e le porte occidentali della Val Masino.
E, last but not least: fino a Gonchi possiamo salire facilmente con
la mountain-bike, sfruttando una pista sterrata che sale dalla località
Gioch, sopra Caspano.
Portiamoci, dunque, con l'automobile a Caspano, sfruttando la carrozzabile
che sale da Dazio a Caspano, passando per Cadelsasso e Cadelpicco.
Alla fine ci ritroviamo sotto la bella chiesa di Caspano (m. 875), che
sembra troneggiare sulla sommità del poderoso muraglione sulla
quale è posta.
Invece di entrare in paese, però, ci dirigiamo verso destra e,
parcheggiata l'automobile, proseguiamo a piedi, salendo al cimitero
(nei cui pressi sorge la
bella
chiesetta di S. Martino) ed imboccando una strada sterrata che varca
l'alta valle di S. Martino e porta ad un bivio. La stradina che scende
verso destra conduce a Rigorso (Regurs), gruppo di baite nel cuore del
bosco.
Quella che sale a sinistra, invece, raggiunge i prati di Gonchi, ed
è proprio questa che dobbiamo percorrere. Fino a qualche anno
fa la strada terminava in corrispondenza di una piazzola, dalla quale
partiva un sentiero che saliva, abbastanza ripido, nel bosco, fino a
sbucare a Gonchi (m. 1178). La pista è stata, poi, prolungata,
ed ora raggiunge direttamente Gonchi.
Qui lo scenario bucolico sembra invitare ad un sosta, non solo per riprendere
le forze e ristorare il corpo, ma anche per meditare. I prati sono posti
sull'ampio dosso con il quale il versante montuoso piega in direzione
nord-est, per seguire il solco della bassa Val Masino. Questa particolarità
fa della località un osservatorio privilegiato non solo sulla
bassa e media Valtellina, ma anche sulla Val Masino.
Infatti da qui possiamo scorgere, se la giornata è limpida, la
cima di Castello, i pizzi Torrone, la costiera Remoluzza-Arcanzo ed
il monte Disgrazia, ma vediamo bene anche parte del fondovalle della
Val Masino ed il paese di Cataeggio.
Da
Gonchi un sentiero (oggi la pista tagliafuoco) sale ai prati collocati più in alto, i Prati
di Mezzo, e prosegue fino a Fontanili, alpeggio che, nella sua parte
terminale, raggiunge i 1418 metri di quota ed è collocato in
una posizione ancora più panoramica. Da qui si possono infatti
osservare non solo la media Valtellina e la Valle di Preda Rossa, ma
anche aspetti meno noti della Val Masino, come la Val Terzana (chiamata anche Valle di Scermendone: così, per esempio, nella carta della Val Masino curata dal conte Lurani, nel 1881-1882), che confluisce, da nord-est, nella Valle di Sasso Bisòlo; si distinguono chiaramente
il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati, che chiudono la valle di Preda
Rossa, ma anche il passo di Scermendone ed il pizzo Bello, che chiudono
la Val Terzana.
La salita da Caspano a Funtanìn richiede approssimativamente
un'ora e tre quarti di cammino, necessaria per superare un dislivello
di circa 540 metri.
Dopo aver goduto di questo raro panorama, risaliamo, un po' a vista,
un po' su traccia di sentiero, i boschi a nord dei prati, per gustarne
l'atmosfera magica ed il silenzio irreale. Facciamo però attenzione
a no allontanarci dalla verticale dei prati, per non avere problemi
nella discesa.
Se ci piace passeggiare nei boschi, possiamo anche addentrarci nella
splendida pineta che si trova a destra (nord-est) della parte più
alta di destra dei
prati.
Possiamo per un buon tratto proseguire con andamento quasi pianeggiante
in uno scenario di rara bellezza.
Presentiamo, ora, due alternative al ritorno per la medesima via di
salita. E' innanzitutto, possibile possibile proseguire l'escursione
verso ovest, toccando l'alpeggio di Posci (Pusc) e tornando da qui a
Caspano, oppure raggiungendo Poira di Civo, o Poira di Dentro.
Per farlo dobbiamo trovare un sentierino che parte in prossimità
della più alta delle baite occidentali dell'alpe (alla nostra
sinistra, presso il rudere di una baita), attraversa un vallone (si
tratta, di nuovo, dell'alta valle di S. Martino), sale leggermente fino
ai prati di Posci (m. 1445), entra nel bosco e torna a scendere per
raggiungere Busnardi (m. 1333); se, ora, proseguiamo sul sentiero, attraversiamo
la val Toate e scendiamo a Ledino (m. 1232), dove una carrozzabile ci
permette di raggiungere Poira (m. 1077), dalla quale, poi, sfruttando
la strada asfaltata, torniamo a Caspano, passando per Roncaglia.
Ai prati di Busnardi possiamo, però, anche iniziare una discesa
in diagonale verso sinistra, a tagliare i prati sottostanti. In questo
caso, però, si presti attenzione ai bolli rossi, perché
il sentiero non è sempre evidente. Dal gruppo di baite dei prati
sottostanti si scende dapprima verso sinistra, fino ad una baita posta
sul limite di una radura a forma di conca, e poi si piega a destra,
rientrando nel bosco, per uscirne, dopo una nuova svolta a sinistra,
alla parte
alta
dei prati di Criagno (m. 1174).
Scesi di qui alla baita che si trova leggermente alla nostra destra,
si prosegue verso sinistra, tornando a scendere nel bosco, con diversi
tornanti, fino a due baite solitarie. Qui si trova un bivio, al quale
dobbiamo prendere a sinistra (oltrepassando un cancelletto in legno).
L’ultimo tratto del sentiero si snoda nella cornice di un bosco
di castagni, attraversando anche una fascia di muretti a secco che testimoniano
come anche il bosco fosse una componente essenziale nell’economia
contadina del passato. Anche qui l’attenzione ai bolli si impone,
per evitare inutili e faticose diversioni. Alla fine ci ritroviamo nella
parte alta di Caspano (m. 875), in una zona che ci regala un bel colpo
d’occhio panoramico su uno dei più nobili ed antichi borghi
dell’arcipelago rurale di Civo.
La seconda possibilità di percorso ad anello prevede di proseguire
da Funtanin descrivendo un arco verso sud-est (destra). Torniamo, dunque,
da Funtanin sui nostri passi, scendendo alle baite di quota 1375, dalle
quali proseguiamo la discesa fino alle baite di Pra’ Mezzo. Poco
sotto una cappelletta con una simpatica campanella, troviamo, a quota
1240 metri circa, presso una baita, un cartello, che indica la partenza,
verso sinistra, del sentiero per Rigorso (Regurs).
Imbocchiamo questo sentiero che, dopo un primo tratto tranquillo, nel
cuore di un bel bosco, il sentiero, segnalato da bolli rossi, si affaccia
sul solco della val Pòrtola. In questo tratto ci vuole un po’
di prudenza, soprattutto se c’è neve o ghiaccio. Guadato
il torrentello del vallone, percorriamo un tratto sul versante
opposto,
prima di raggiungere il limite inferiore dei prati di Felegücc.
Portiamoci ora, con una traversata in piano, alle due baite più
basse di quota 1229, che vediamo davanti a noi, sul lato opposto dei
prati e sul limite del bosco.
Qui, seguendo le indicazioni, imbocchiamo il sentiero (che nel primo
tratto richiede un po’ di attenzione per essere individuato, mentre
poi diventa ben visibile e marcato) che scende in un bel bosco, raggiungendo
i prati alti del maggengo di Rigorso. Bel maggengo, davvero, non solo
per la posizione panoramica, ma anche per la suggestiva presenza di
un enorme masso erratico (m. 1035), che non si sa davvero come sia potuto
finire qui.
Dalla baita più bassa di Rigorso, la Müiaca, parte, anch’esso
segnalato con un cartello e bolli rossi, un sentiero che, dopo un lungo
tratto in un bosco tranquillo, si affaccia sul selvaggio versante meridionale
della bassa valle di Spluga, l’ultima laterale di sud-ovest della
Val Masino. Il sentiero scende, con tratti impegnativi, serviti da corde
fisse, fino alla pista sterrata la quale, a sua volta, conduce a Ceresolo
(Sceresö, m. 1040), sempre in valle di Spluga.
Noi, però scegliamo una soluzione assai più comoda e facile:
scendiamo alla pista sterrata che giunge appena sotto le baite e, percorrendola
in discesa, riattraversiamo l’impressionante solco della val Portola,
prima di intercettare la già citata pista sterrata che scende
dai Gonchi e porta al cimitero di Caspano.
Esiste
anche una variante alta di questo anello, che richiede un po' di esperienza
e senso dell'orientamento. Dalla parte più alta dei prati di
Funtanin scendiamo su un dosso piuttosto ripido, fino ad incontrare,
sulla sinistra, un grande faggio solitario. Guardando alla sua sinistra,
troviamo una traccia di sentiero che taglia una selva e scende ai prati
di Felegücc (m. 1300). Scendiamo, ora, alla baita sul limite inferiore
di sinistra dei prati: qui inizia un nuovo sentiero che scende, nel
bosco, fino a sbucare ai prati del maggengo Rigorso, dal quale raggiungiamo
la già citata pista sterrata che si congiunge con la pista che
sale dal cimitero di Caspano.
Variante: chi volesse salire a Regurs per una via diversa, di maggiore
interesse storico, può partire non da Caspano, ma dalla strada
di Val Pòrtola, poco oltre, in direzione di Cevo, rispetto alle
case di Bedoglio (dal dialettale “bedoia”, betulla).
Ma spieghiamo, prima, che cos’è Bedoglio. Si tratta di
una piccola frazione che si trova ad est di Caspano, sulla strada che
da Caspano porta a Cevo (la strada di Val Portola, appunto). Un tempo
questa modesta frazione aveva un’importanza assai maggiore di
oggi, tanto che il diplomatico e uomo d’armi Giovanni Guler von
Weineck, governatore per la Lega Grigia della Valtellina nel 1587-88,
ne parla nella sua opera “Raetia” (Zurigo, 1616), in questi
termini: “Dopo un miglio di strada da S. Martino si giunge a Bedoglio,
paese che sorge elevato sulla montagna, lungo la via del Masino; deriva
il suo nome dalle betulle, che si chiamano in dialetto bedòle
ovvero bedogli, e che crescono numerose in questi posti. A Bedoglio
e sulla montagna di Caspano, nel territorio compreso fra i due torrenti,
Masino e Tovate, si trovano qua e là alcune cave di bella pietra
color verde-mare, che viene impiegata per davanzali di finestre e stipiti
di porta nelle chiese e
nei
palazzi: la sua varietà più bella e pregiata si trova
al di sotto di Bedoglio, presso la Ca’ del Sasso; né si
trova nelle nostre regioni una pietra più pregevole di questa.
A Bedoglio abitano alcuni rami della nobile casa Paravicini, ornamento
e lustro del paese.”
Poco oltre Bedoglio, la strada per Cevo attraversa un bel corridoio
pianeggiante, chiudo a sinistra dal versante montuoso, a destra dal
modesto rialzo boscoso della quota 878. Percorrendola, troviamo, sulla
nostra destra, una cappelletta e, sulla sinistra, la partenza dell’antica
mulattiera per Regurs. Parcheggiamo, quindi, qui l’automobile
e cominciamo a salire. Questa mulattiera passa nei pressi delle baite
della Coda di S. Agostino (m. 865), incontrando, nel primo tratto, anche
una seconda cappelletta. Dopo un lungo traverso sul fianco montuoso,
intercetta, ad una quota approssimativa di 950 metri, la pista sterrata
per Regurs.
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