CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Se, salendo in Val Fontana, raggiungiamo, oltrepassata la località di S. Antonio, le baite di Campello, dove si trova il rifugio dell'A.N.A. di Ponte "Massimino Erler",
si apre chiaramente, davanti ai nostri occhi ed alla nostra sinistra, la Val Vicima, importante laterale occidentale della valle.
Non sospetteremmo, invece, che anche alla nostra destra scende una laterale, orientale, la Valle del Combolo. Quel che vediamo, infatti, è un versante ripido, occupato da formazioni rocciose e bosco e tagliato da un solco dal quale il torrente Combolo raggiunge il fondovalle, confluendo nel torrente Valfontana. Guardando da questo osservatorio, oltre il solco ed il gradino roccioso si potrebbe pensare non vi sia altro che un modesto vallone, intagliato nell'aspro fianco orientale della Val Fontana. Invece si sviluppa una valle che ospita un'alpe e che va ampliandosi nella sua parte più alta, diventando un ampio circo, selvaggio e solitario, che termina ai piedi del versante meridionale del pizzo Combolo (m. 2900), e che consente, grazie alla bocchetta della Combolina (m. 2568), di uscire dalla Val Fontana e di scendere sul versante retico che si affaccia sull'alpe Meden, in Val dei Cavalli (alta Valle di Boalzo).
L'accesso alla Valle del Combolo non è agevole: il sentiero che vi sale, infatti, nonostante sia stato ripulito una quindicina di anni fa, è, in diversi punti, in cattive condizioni, per cui solo con grande attenzione riusciamo a seguirne interamente la traccia fino all'alpe Combolo (m. 1996). Oltre l'alpe, poi, finisce per perdersi quasi interamente, costringendo ad una salita a vista che, soprattutto nel primo tratto, è piuttosto faticosa. La valle, infine, non ci offre il volto di una montagna ridente o suggestiva, ma piuttosto quella di un ambiente scorbutico, aspro, apparentemente privo di elementi di attrattiva. Non sembrerebbe, dunque, sussistere alcun motivo per sobbarcarsi la faticosa salita lungo un sentiero in buona parte ripido ed assediato da una vegetazione debordante.
O meglio, un motivo potrebbe esserci, quello di effettuare un'insolita traversata ad anello che, passando dalla bocchetta della Combolina, ci permetta di uscire dalla Val Fontana per rientrarvi, poi, passando dal versante retico sopra Prato Valentino, traversando alla Costa di San Gaetano, scendendo a Dalico e seguendo il tracciato del Sentiero del Sole, che ci riconduce a S. Antonio, poco sotto Campello.
È un motivo valido? Ciascuno giudichi da sé. Quel che è certo è che per intraprendere questa escursione è necessaria una buona dose di esperienza, pazienza e prudenza, oltre che buone condizioni ambientali (terreno asciutto ed assenza di neve). È, inoltre, opportuno percorrere l'anello escursionistico in senso orario, partendo cioè da Campello, perché la discesa dalla valle del Combolo, per chi non la conosca, espone al rischio di perdere il sentiero e quindi di finire per dissipare tempo ed energie in faticosi giri in una montagna rinselvatichita dal lungo abbandono. Lasciamo, quindi, l'automobile ad una delle piazzole che precedono le baite di Campello (m. 1400) e, imboccata la breve pista che dalla strada si stacca sulla destra, portiamoci alla baita più a valle, sul limite inferiore dei prati della località. Camminando a ridosso del margine destro dei prati, nei pressi del torrente Combolo, cominciamo a salire,
fino a trovare, sul limite superiore, un piccolo varco fra i sassi che delimitano il prato, e che introduce al sentiero. Nel primo tratto questo sale nel bosco, diritto (direzione est), a sinistra del torrente, fino a quota 1500 circa. Inizia, poi, un lungo tratto nel quale esso volge a sinistra (nord-est) e supera, a monte, un largo corpo franoso, che scende fino ai prati a monte del rifugio dell'A.N.A. di Ponte "Massimino Erler", ricavato sfruttando un'ex-caserma della Guardia di Finanza. Poi pieghiamo ancora a destra, affrontando alcuni ripidi tornanti. La traccia, in questo tratto, oltre che essere assai ripida, è molto sporca, ed in alcuni punti il sentiero si indovina, più che vedersi. Siamo a ridosso della sponda rocciosa sul lato settentrionale della valle ma, piegando ancora un po' a destra (sud-est), ce ne allontaniamo ben presto, entrando in una bella macchia di larici, dove la traccia si fa più chiara, anche se rimane ripida.
Il sentiero sbuca, così, in una piccola radura, che sormonta il severo dosso che abbiamo salito, poco sopra quota 1700, dove si trova anche un ometto. Attraversata la radura, il sentiero prosegue, a destra, con un breve tratto pianeggiante all'interno di una macchia, dalla quale esce subito, in corrispondenza di una sorta di strozzatura della valle, ai piedi di un piccolo corpo franoso, sulla nostra sinistra (punto di riferimento prezioso per chi si trovasse a scendere), non lontano dal corso del torrente, che rimane sempre alla nostra destra.
Inizia il tratto più faticoso della salita sul sentiero, perché questo, in molti punti quasi interamente divorato dal sottobosco, sale, con diversi tornanti, su un versante ricoperto da una vegetazione caotica e disordinata. Dopo un primo tratto che ci porta quasi a ridosso del torrente, iniziano i tornanti, ed inizia anche l'attenta ispezione del terreno che ci consente, soprattutto nelle svolte, di non perdere la traccia. Superata la fascia di sottobosco, rientriamo in una macchia di larici, e qui la traccia, con nostro grande sollievo, torna ad essere più evidente, finché il bosco
si dirada un po' e troviamo alcuni cumuli di sassi.
È già visibile, sopra di noi,
l'apertura dei prati dell'alpe del Combolo, che raggiungiamo salendo diritti, a vista (la traccia qui si perde; se dobbiamo tornare per la medesima via di salita, memorizziamo bene il punto nel quale essa comincia a scendere nel bosco di larici). Anche nei prati dell'alpe regna il caos di una vegetazione rigogliosa e disordinata. Qui troviamo una grande baita, semidiroccata, la baita del Còmbolo, quotata 1996 metri. A questo punto il sentiero non è più che labile fantasma.
A monte dei prati c'è un bosco che dobbiamo attraversare salendo a vista, prima di approdare alla parte alta della valle, dove la macchia termina. La salita è piuttosto faticosa: scegliamo la via meno difficile, procedendo, più o meno, sulla verticale della baita, o tendendo leggermente a destra. La salita nel bosco, per fortuna, non è lunga: le piante si diradano e lasciano il posto ai magri pascoli, alle pietraie, ai rododendri.
Abbiamo, ora, una visione più chiara della valle, che si divide in due rami. Uno, il più breve, sta alla nostra destra e culmina in una larga sella a destra (sud-ovest) del monte Brione (m. 2542); sul versante opposto, cioè su quello della media Valtellina, si trova la parte alta degli impianti di risalita di Prato Valentino, sopra Teglio. Il ramo che stiamo risalendo, invece, è un po' più lungo. Un largo dosso, a quota 2300 circa, ci impedisce di vedere la fisionomia della parte più alta della valle. Dobbiamo procedere fino a raggiungerne il bordo, senza percorso obbligato, seguendo il corso di un canalino delimitato, a sinistra, da un dosso di rododendri e bassi larici.
Raggiunta quota 2300 metri circa, 
si apre il circo terminale della valle, ampio, solitario ed un po' desolato. Alla nostra destra, la corrugata ed aspra parete nord-orientale del monte Calighè (m. 2698); un po' più a sinistra, una larga sella, che, di primo acchito, saremmo portati ad individuare come la bocchetta della Combolina.
Questa, invece, si trova ancora più a sinistra, su una sella meno ampia, separata dalla prima da un rilievo minore. Ancora più a sinistra lo sperone che scende verso sud dal monte Combolo ci impedisce di vederne la cima.
Per salire alla bocchetta dobbiamo ora, sempre procedendo a vista, attraversare in diagonale la ganda che occupa la conca centrale dell'alta valle, procedendo verso sinistra, salendo sul fianco del monte ed intercettando il ben visibile sentiero che dalla sella procede verso sinistra;

percorrendolo verso destra, guadagniamo facilmente i 2568 metri della sella. Al termine della salita, abbiamo superato circa 1170 metri di dislivello in tre ore e mezza di cammino (ma il tempo, data la natura del terreno, è piuttosto approssimativo). Più agevole è la discesa sul versante retico medio-valtellinese, che ci mostra un volto ben diverso della montagna, aperto, solare, tranquillo. Il largo canalone che scende dalla bocchetta termina in una conca, per la quale passa la mulattiera militare che dal passo del Meden scende fino al largo dosso della Costa del Monte Brione.

Al termine della salita, abbiamo superato circa 1170 metri di dislivello in tre ore e mezza di cammino (ma il tempo, data la natura del terreno, è piuttosto approssimativo).

Più agevole è la discesa sul versante retico medio-valtellinese, che ci mostra un volto ben diverso della montagna, aperto, solare, tranquillo. Il largo canalone che scende dalla bocchetta termina in una conca, per la quale passa la mulattiera militare che dal passo del Meden scende fino al largo dosso della Costa del Monte Brione.
Percorrendo la mulattiera verso destra, intercettiamo, a quota 2291, la pista sterrata che da Prato Valentino sale verso la parte più alta degli impianti di risalita, posta appena sotto la cima erbosa del monte Brione
Scendiamo, ora, tranquillamente lungo questa pista, fino a trovare, in corrispondenza di un casello dell'acqua e poco sopra il punto di arrivo intermedio degli impianti,
un sentiero che se ne stacca sulla destra, iniziando una traversata in direzione dell'ampio e brullo dosso della Costa di San Gaetano (si tratta del Viale della Formica). Raggiunto il largo crinale del dosso,
scendiamo in direzione di un'asta metallica, che segnala il punto di partenza di un sentierino che, attraversata una macchia,
scende alla baita di Prepatel, il punto più alto della fascia di prati e boschi sopra Dalico. Qui troviamo una pista carozzabile:
scendiamo lungo la pista, incontrando la chiesetta di San Gaetano e raggiungendo le baite più in basso, dove, seguendo le indicazioni per il Sentiero del Sole, la abbandoniamo imboccando una pista secondaria, sulla destra, che porta ai limiti del bosco. Qui inizia il sentiero che ci riporta in Val Fontana, attraversando la val Frassino e la val Fredda, fino alle baite alte di S. Antonio, dalle quali, per la strada di Val Fontana, risaliamo a Campello. L'intero anello richiede circa 7 ore di cammino.

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