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BAGNI DELL'ORSO-ALPE TAGLIATA-ALPE PIAZZA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bagni dell'Orso-Alpe Tagliata-Alpe Piazza
2 h
620
E
Provinciale della Val Gerola-Bagni dell'Orso-Alpe Tagliata-Alpe Piazza
4 h e 30 min.
1380
E
SINTESI. Lasciata la ss 38 dello Stelvio alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), prendiamo a destra e ad una successiva rotonda ancora a destra. Superato il torrente Bitto su un ponte, acquistiamo (se vogliamo salire in automobile ai Bagni dell'Orso) il pass ala pasticceria Dolce Forno ed imbocchiamo la vicina provinciale della Val Gerola, salendo per un lungo tratto a destra e parcheggiamo allo slargo subito dopo il primo tornante sx (m. 468). Ci incamminiamo attraversando la strada ed imboccando la stradina che se ne stacca a destra (indicazione per Lago di Dossa). Superiamo su un ponte il Rio Cosio (Fiöm de Cöss), poi, ad una coppia di tornanti sx-dx, un secondo e, prima di raggiungere il ripiano (una conca che ospitava un lago oggi estinto) del Lago di Dossa, passiamo per un ponticello che scavalca un terzo corso d'acqua: qui lasciamo la strada per imboccare un mulattiera che, alla nostra sinistra, comincia a salire in una selva di castagni, verso destra, in direzione ovest-sud-ovest. Ignoriamo alcune deviazioni e ci teniamo sulla mulattiera principale, che ci porta ai prati della Malanotte (m. 709), nome poco augurale per una località quasi nascosta e malinconica. Proseguiamo, poi, seguendo la medesima direttrice, fino ad intercettare una pista sterrata che dalla parte alta della località Arighetti scende alle baite più basse. Seguendo la sterrata, che volge a sinistra (sud-est), il maggengo, posto ad 830 metri di quota. Lasciate alle spalle le ultime baite, un tratto in discesa ci porta ad intercettare la strada che da Canleggia e Piantina sale ai Bagni dell’Orso. La seguiamo salendo. Guardando a monte, vedremo la partenza di una mulattiera che sale per via più diretta fra i castagni prima, in una pecceta poi: seguendola tagliamo più volte la strada, il cui fondo diventa sterrato e raggiungiamo la piazzola con l'edicola del Parco delle Orobie Valtellinesi, appena sotto il Doss del Tiun (m. 1155), attrezzato come area di sosta. La pista si restringe ed usciamo all'aperto. Passiamo a sinistra di un singolare edificio e, ignorata la deviazione a destra per Masonaccia ed Erdona, passiamo appena a monte di alla pozza dei Bagni dellOrso (m. 1206). Da qui seguiamo la pista sterrata che risale con ampi tornanti verso sud l'alpe Tagliata, divisa in due da una breve macchia. Sul limite alto dell'alpe, un cartello ci indica il sentiero per l'alpe Piazza, che sale ripido verso il monte, attraversando un corridoio fra macchie di larici, passando presso la coppia di bate dell'alpe Piazza (m. 1740) e raggiungendo la soglia (ometto) del crinale (m. 1800) che si affaccia sulla Val Lesina. Di qui in breve si sale al baitone che ospita il bivacco Alpe Piazza (m. 1844).


Alpe Piazza e bivacco Alpe Piazza, incorniciati dalla Val Lesina

Ai piedi del dosso dei Galli, sul versante orobico a monte di Regoledo e Cosio Valtellino, si stendono alcuni ampi e luminosi alpeggi, dal più alto, l'alpe Piazza, poco sopra i 1800 metri, alla lunga fascia dell'alpe Tagliata (Munt del Taià), che dalla località dei Bagni dell'Orso (1206 m.) sale fin oltre i 1600 metri. Una breve fascia di bosco di larici divide i due alpeggi. Un'escursione che salga a visitarli può apporggiarsi alla struttura del bivacco Alpe Piazza (da non confondere con l’omonimo rifugio in Valle del Bitto di Albaredo - val del bit de albarée), in territorio del Comune di Rogolo, sul bellissimo crinale che, scendendo dal pizzo dei Galli (m. 2217) e dal dosso dei Galli, separa il versante orobico sopra Morbegno, Cosio e Rògolo dalla Val Lésina, la più occidentale fra le valli orobiche.


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Il bivacco è stato aperto nel 2002 ed è posto a quota 1844, sul Sentiero Andrea Paniga, sezione occidentale della Gran Via delle Orobie, e precisamente, per chi lo percorra da ovest ad est, sul tratto che, uscendo dalla Val Lesina, si affaccia al versante occidentale della Val Gerola, in corrispondenza dell’alpe Piazza, splendido terrazzo panoramico sulla Val Lesina (a sud-ovest) e sul gruppo del Masino-Bregaglia (a nord).
Per salirvi partiamo dai Bagni dell'Orso, che a sua volta possono essere raggiunti in automobile (previo acquisto del pass giornaliero) o a piedi.
Se vogliamo salire in automobile, procediamo così. Lasciata la ss 38 dello Stelvio alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), prendiamo a destra e ad una successiva rotonda ancora a destra. Superato il torrente Bitto su un ponte, raggiungiamo piazza Cappuccini dove alla pasticceria Dolce Forno (o al bar alla rotonda di Regoledo) possiamo acquistare il pass. Imbocchiamo quindi la vicina provinciale della Val Gerola, salendo per un lungo tratto a destra. Dopo il primo tornante sx, saliamo ancora per qualche centinaia di metri, fino a trovare, a destra, la partenza della stradina che dalla località Canleggia sale ai Bagni dell'Orso (che raggiungiamo dopo 6,3 km da Canleggia), passando per Piantina.


Piantina

Se vogliamo invece salire a piedi, possiamo procedere così. Imboccata in automobile la provinciale della Val Gerola, parcheggiamo allo slargo subito dopo il primo tornante sx (m. 468). Ci incamminiamo attraversando la strada ed imboccando la stradina che se ne stacca a destra (indicazione per Lago di Dossa). Superiamo su un ponte il Rio Cosio (Fiöm de Cöss), poi, ad una coppia di tornanti sx-dx, un secondo e, prima di raggiungere il ripiano (una conca che ospitava un lago oggi estinto) del Lago di Dossa, passiamo per un ponticello che scavalca un terzo corso d'acqua: qui lasciamo la strada per imboccare un mulattiera che, alla nostra sinistra, comincia a salire in una selva di castagni, verso destra, in direzione ovest-sud-ovest.


Arighetti

Ignoriamo alcune deviazioni e ci teniamo sulla mulattiera principale, che ci porta ai prati della Malanotte (m. 709), nome poco augurale per una località quasi nascosta e malinconica. Proseguiamo, poi, seguendo la medesima direttrice, fino ad intercettare una pista sterrata che dalla parte alta della località Arighetti scende alle baite più basse. Seguendo la sterrata, che volge a sinistra (sud-est), attraversiamo la località, uno splendido maggengo, luminoso e ridente, posto ad 830 metri di quota. Lasciate alle spalle le ultime baite, ci attende un breve tratto in discesa, che ci porta ad intercettare la strada che da Canleggia e Piantina sale ai Bagni dell’Orso.
La seguiamo salendo. Guardando a monte, vedremo la partenza di una mulattiera che sale per via più diretta fra i castagni prima, in una pecceta poi: seguendola tagliamo più volte la strada, il cui fondo diventa sterrato e raggiungiamo ila piazzola con l'edicola del Parco delle Orobie Valtellinesi, appena sotto il Doss del Tiun (m. 1155), un modesto poggio boscoso (tiùn è voce dialettale che significa pino silvestre) attrezzato come area di sosta. La pista si restringe ed usciamo all'aperto.


Pozza ai Bagni dell'Orso

Passiamo a sinistra di un singolare edificio e, ignorata la deviazione a destra per Masonaccia ed Erdona, passiamo appena a monte della pozza dei Bagni dell'Orso (m. 1206); poco più in basso, alla nostra sinistra, c'è il Baitùn (m. 1170). Da qui, guardando verso nord, dominiamo la Costiera dei Cech, mentre a sinistra fa capolino solo la sezione più orientale del Gruppo del Masino, con il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati.
La denominazione “Bagni dell'Orso” (Bagn de L'Urs) rimanda al tempo in cui di orsi in questi boschi ne giravano parecchi (così fino alla fine dell'Ottocento, quando la caccia sistematica li sterminò; ora qualche raro esemplare si riaffaccia alla Valtellina, con ampia risonanza mediatica). Del resto, non molto lontano da qui, la mulattiera che sale in Val Lésina fu scenario di un epico scontro fra un toro ed un orso, in un tratto esposto sopra un dirupo: pare che il toro abbia infilzato l'orso, schiacciandolo contro la parete e sia rimasto così immobile, per tenercelo inchiodato. L'orso morì, ma anche il toro rimase immobile fino alla morte. Meno chiaro il riferimento ai Bagni, che forse si spiega con la presenza di una pozza.


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La pista sterrata prosegue risalendo l'intera alpe Tagliata, la fascia di alpeggi che si apre luminosa sopra di noi, fino ad una quota di quasi 1600 metri. Con pochi ultimi sforzi proseguiamo sulla pista fino al tornante sx. Sul lato della pista si trova la baita chiamata “Mascarpéra”, con l'evidente riferimento alla produzione della mascarpa. Procedendo poco oltre la baita, verso ovest, lo sguardo raggiunge la bassa Valtellina e le Lepontine.
Subito dopo il tornante, superiamo una fontana e una vasca in cemento e ci portiamo al primo tornante dx, oltre il quale la pista entra in una breve fascia boscosa. Passiamo a sinistra della Baita Primi Masùn (m. 1310), dalla quale lo sguardo raggiunge la parte terminale della bassa Valtellina. Dopo una sequenza di tornanti sx-dx, vediamo una pista che si stacca da quella principale e raggiunge la Baita Gnecal (m. 1381). Restando sulla pista principale, oltrepassiamo una seconda vasca in cemento. Al successivo tornante sx vediamo, sulla destra, la Baita Segundi Masùn (m. 1443). Staccandoci un attimo dalla pista possiamo raggiungerla per godere dell'ottimo colpo d'occhio sull'alto Lario che da qui si gode.
Al successivo tornante dx (m. 1465) vediamo un sentiero che se ne stacca sulla sinistra. Non ci sono indicazioni, ma questo sentiero permette di traversare l'intera Valle del Rio Cosio raggiungendo le Tagliate sopra Sacco (prima di raggiungere il cuore della valle si immette in una pista sterrata che completa la traversata).


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Restiamo sulla pista principale e superiamo una croce in legno, passando poco sotto la Casèra Vegia (m. 1515), la Casèra Növa (m. 1527) e una stalla. Raggiungiamo così il cartello "Alpe Tagliata m. 1527" ed un bivio segnalato, intercettando la G.V.O. (Gran Via delle Orobie). Un cartello indica che procedendo verso sud (cioè verso il monte) si percorre la G.V.O salendo all'Alpe Piazza in 40 minuti, per poi scendere alla Casera Mezzana in Val Lesina, data ad un'ora e 40 minuti. La G.V.O. prosegue per l'Alpe Legnone, a 4 ore e mezza. Nella medesima direzione è segnalato il sentiero 122, che sale all'Alpe Piazza e di qui, seguendo il crinale, al Pizzo dei Galli, dato a 2 ore e 20 minuti. Un cartello segnala che andando a sinistra, verso est-sud-est, percorriamo nell'altro senso la G.V.O., raggiungendo l'Alpe Olano in un'ora e 10 minuti, l'Alpe Culino ad un'ora e mezza, il Lago di Trona in 6 ore e 50 minuti. Un cartello segnala anche un sentiero che scende verso destra (nord-ovest), il sentiero 122, che porta ad Erdona in un'ora e 10, all'Avert in un'ora e 40 ed infine ad Andalo, sul fondovalle, in 2 ore e 20 minuti.


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Imbocchiamo il ripido sentiero segnalato dai segnavia bianco rossi della G.V.O, salendo verso sud e passando a sinistra di un calecc' fino ad un bivio, al quale andiamo a destra, proseguendo nella salita, raggiungendo il limite del bosco a circa 1660 metri di quota. Il sentierino si fa più ripio ed attraversa una breve radura nella macchia di larici, passando per la coppia di baite di quota 1740 (Casera dell'Alpe Piazza), che ci introducono all'alpe Piazza. Una targa in bronzo ricorda Plinio Zugnoni ("Masnada"), che di quest'alpe fu dal 1971 al 2008 non solo il caricatore, ma anche, se così si può dire, l'anima.
Seguendo una freccia bianca continuiamo a salire, con serrati tornantini. Una seconda freccia bianca ci fa andare a sinistra, passando a destra di un calecc' e raggiungendo l'ometto che segna il bordo del crinale, a circa 1800 metri. Si apre davanti a noi lo scenario della nascosta e selvaggia Val Lesina, che mostra la usa intera testata, dal monte Rotondo (m. 2596) ad est all'inconfondibile corno del monte Legnone (m. 2608) ad ovest. Sempre ad ovest lo sguardo raggiunge l'alto Lario, mentre a nord le cime del gruppo del Masino mostrano tutta la loro imponenza.
Saliamo ancora lungo i prati portandoci al bivacco, che è ricavato al centro del baitone dell'alpe, a 1844 metri. Dispone di illuminazione, di tre letti a castello (senza coperte), di un tavolo con sedie di una cucina economica, con stoviglie, di un bagno interno e di una cassetta di pronto soccorso. E' possibile lasciare un contributo in una apposita cassetta. Ci si può rifornire d'acqua da una fontana all'esterno. Vicino al bivacco c'è anche una pozza, che in alcuni periodi si riduce fin quasi a scomparire.
Alcuni cartelli escursionistici ci informano dei sentieri che qui convergono. Il sentiero 122 prosegue sul crinale verso sud-sud-est e sale al Pizzo dei Galli in un'ora e 40 minuti (richiede esperienza escursionistica); il sentiero verso sud-sud-est, invece, scende al limite basso dei prati sul versante di Val Lesina e taglia il selvaggio dosso Palglierono prima di portarsi sul fondo della Val Lesina e raggiunge la Casera Mezzana dopo un'ora (G.V.O.), proseguendo per l'Alpe Stavello (ad un'ora e mezza), e l'Alpe Legnone, a 3 ore e 50 minuti.


Plinio Zugnoni, caricatore dell'Alpe Tagliata dal 1971 al 2008

L'ANELLO MASONACCIA-VAL LESINA-ALPE PIAZZA-ALPE TAGLIATA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Masonaccia-Ravolido-Casera di Mezzana-Alpe Piazza-Alpe Tagliata-Masonaccia
4 h
1000
EE
SINTESI. Alla rotonda in ingresso a Morbegno (per chi proviene da Milano) si prende a destra, ad una seconda rotonda ancora a destra, si scavalca su un ponte il fiume Bitto, si acquista il pass alla pasticceria Dolce Forno e si imbocca la provinciale della Val Gerola. Dopo il primo tornante sx, troviamo a destra la deviazione segnalata per Piantina. La percorriamo (previo acquisto del pass), passando per Piantina e raggiungendo i Bagni dell'Orso (m. 1207), dove parcheggiamo. Ci incamminiamo sulla pista che si stacca sulla destra da quella per l'alpe Tagliata, raggiungendo i prati bassi della Masonaccia (m. 1160). Oltrepassate le ultime baite, seguiamo la strada che scende ripida verso ovest. Quando inizia una serie di tornanti, prestiamo attenzione: poco oltre i prati di Avèert, intorno a quota 880, ad un tornante dx, dalla strada si stacca a sinistra un sentiero evidente, il Sentée del Munt, che taglia il fianco destro (orientale) della bassa Val Lesina. Ignorata una deviazione che se ne stacca sulla destra, siamo alle baite di Ravolido (m. 883) ed intercettiamo la mulattiera che si inoltra in Val Lesina, seguendola verso sinistra. Al ponte di Stavello (m. 889) ci portiamo sul suo lato opposto (di destra, per noi), saliamo con diversi tornanti e, ignorate due deviazioni a destra, raggiungiamo la casera di Mezzana (m. 1430). Scendiamo poi al torrente Lesina e lo superiamo su un ponticello. Sul lato opposto imbocchiamo un sentierino segnalato, che entra nel bosco in direzione nord-est, superando la selvaggia Val Tremina. Siamo ora sulla Gran Via delle Orobie: il sentierino, in diversi punti poco visibile, taglia, salendo, il ripido e selvaggio fianco orientale della valle, una zona denominata Stabina. Le segnalazioni e qualche corda fissa ci aiutano a non perderlo ed a percorrerlo in sicurezza. Superato un secondo aspro valloncello, raggiungiamo la parte bassa dei prati del dosso Paglieron, dove si trova, a 1633 metri, una baita solitaria. Siamo sul versante di Val Lesina dell’alpe Piazza. Alle spalle della baita, un sentiero ben visibile risale, con alcuni tornanti, il dosso, fino al crinale, dove si trovano cartelli della Gran Via delle Orobie. Siamo sul crinale fra Val Lesina e Valtellina, all’alpe Piazza: una piccola deviazione a destra ci porta ad una bella conca, dove si trova una casera ed il bivacco Alpe Piazza. Di qui, seguendo le segnalazioni, scendiamo sul versante valtellinese, che sfrutta un marcato sentiero e, superata una breve pecceta, si affaccia alla parte alta dei prati della Tagliata, scendendo ad intercettare una pista sterrata alla casera dell'alpe Tagliata (m. 1573). Seguendola, torniamo ai Bagni dell'Orso.


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Lasciata la ss 38 dello Stelvio alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), prendiamo a destra e ad una successiva rotonda ancora a destra. Superato il torrente Bitto su un ponte, raggiungiamo piazza Cappuccini dove alla pasticceria Dolce Forno (o al bar alla rotonda di Regoledo) possiamo acquistare il pass. Imbocchiamo quindi la vicina provinciale della Val Gerola, salendo per un lungo tratto a destra. Dopo il primo tornante sx, saliamo ancora per qualche centinaia di metri, fino a trovare, a destra, la partenza della stradina che dalla località Canleggia sale ai Bagni dell'Orso (che raggiungiamo dopo 6,3 km da Canleggia), passando per Piantina. Qui lasciamo a sinistra la pista (chiusa al traffico) per l’alpe Tagliata, seguendo le indicazioni per Erdona (o Ardona, con derivazione dall’etimo etrusco “hart”, “fertile”, oppure dall’aggettivo latino “aridus”, di significato opposto – “arido”, appunto -).
Lasciata l'automobile in una piazzola che funge da parcheggio, poco sopra i 1200 metri, proseguiamo sulla strada o su un sentiero che, poco sopra, attraversa i prati bassi della Masonaccia (m. 1160). Oltrepassate le ultime case, seguiamo la strada (tracciato militare che risale alla prima guerra mondiale) che scende verso ovest. Quando inizia una serie di tornanti, prestiamo attenzione: poco oltre i prati di Avèert, intorno a quota 880, ad un tornante destrorso, dalla strada si stacca a sinistra un sentiero evidente, il Sentée del Munt, che taglia il fianco destro (orientale) della bassa Val Lesina. Percorrendolo, possiamo ammirare, a sud ovest, la mole massiccia del monte Legnone. Il sentiero, infine, si congiunge alla bella mulattiera che sale da Andalo (termine che deriva da una voce preariana che significa “frana”) in Val Lesina, in corrispondenza delle poche case di Ravolido (m. 883). Bisogna fare attenzione, però, a non seguire una deviazione che si stacca a destra dal sentiero.
Da Ravolido imbocchiamo il largo sentiero che taglia, pianeggiante, il fianco destro idrografico della valle: la sua esposizione su impressionanti dirupi è neutralizzata dalla larghezza e dai corrimano che lo proteggono. Si tratta del sentiero che, raccontano, fu teatro di un epico scontro fra un orso ed un toro, che si trovarono faccia a faccia, o meglio, muso a muso: si dice che l’orso si avventò sul toro, ma questi, con abile mossa, schivò il colpo ed incornò il ventre dell’orso, inchiodandolo così alla roccia del monte. L’orso morì, ma anche il toro seguì la sua sorte, perché, per essere sicuro che l’orso non potesse riaversi e liberarsi dalle sue corna, rimase immobile, fino alla morte.
Alla fine raggiungiamo il ponte di Stavello (o ponte delle guardie), ad 889 metri, che ci permette di portarci sul lato sinistro idrografico della valle, superando il torrente Lesina. Entriamo, ora, nel ramo orientale dei due in cui la valle si divide e proseguiamo sul sentiero ben tracciato, ignorando due deviazioni a destra, la prima per il Dosso e la seconda per l’alpe Stavello. Dopo diversi tornanti, in un fresco bosco di alti abeti, un ultimo tratto ci porta alla casera di Mezzana (m. 1430), nell’alpe omonima, che viene ancora caricata.
Per i nemici delle automobili questi luoghi sono un’oasi rara: qui incontreremo, al più, qualche moto autorizzata che serve le poche baite e casere. Dalla casera ci si può inoltrare nel ramo orientale della valle, fino alla baita del Sugherone (m. 1826), per poi salire, guidati però da chi conosce i luoghi, al pizzo Alto (m. 2512).
Scendiamo, invece, al torrente e superiamolo su un ponticello. Troveremo, sul lato opposto, un sentierino segnalato, che entra nel bosco in direzione nord-est, superando la selvaggia Val Tremina. Siamo ora sulla Gran Via delle Orobie: il sentierino, in diversi punti poco visibile, taglia, salendo, il ripido fianco orientale della valle, una zona denominata Stabina. Le segnalazioni e qualche corda fissa ci aiutano a non perderlo ed a percorrerlo in sicurezza. Gli interventi di manutenzione, in alcuni punti, si rivelano particolarmente preziosi. In diversi punti le soste per recuperare energie permettono un buon colpo d’occhio sulla val Lesina.
Poco oltre la metà del percorso, usciamo dal bosco per superare la valletta della Pescia, selvaggia e torrida nelle assolate giornata estive. La visuale sul ramo orientale della valle comincia a farsi più ampia. Sul lato sinistro della testata si individua il monte Rotondo (m. 2496), al quale si sale facilmente dalla val di Pai (Val Gerola). Superato un secondo aspro valloncello, raggiungiamo, finalmente, luoghi più tranquilli, la parte bassa dei prati del dosso Paglieron (Paierùn, in dialetto), dove si trova, a 1633 metri, una baita solitaria. Siamo sul versante di Val Lesina dell’alpe Piazza. Alle spalle della baita, un sentiero ben visibile risale, con alcuni tornanti, il dosso, fino al crinale, dove si trovano cartelli della Gran Via delle Orobie. Siamo sul crinale fra Val Lesina e Valtellina, all’alpe Piazza: una piccola deviazione a destra ci porta ad una bella conca, dove si trova una casera ed il bivacco Alpe Piazza.
Non ci resta, ora, che scendere, seguendo le indicazioni, verso l’alpe Tagliata, che ben presto appare sotto di noi. Scesi all’alpe, imbocchiamo una strada che prosegue la discesa verso sinistra, con qualche tornante (indicazione per Erdona), e che ci riporta alla Masonaccia, dalla quale possiamo tornare al parcheggio dell’automobile (se, invece, scendessimo sulla destra, raggiungeremmo a 1207 metri, ai piedi dell'alpe, i Bagni dell'Orso.
Chiudiamo, così, dopo circa quattro ore di cammino, l’elegante anello, che comporta il superamento di circa 1000 metri di dislivello in altezza.
Segnaliamo, in conclusione, che la fascia compresa fra i Bagni dell'Orso e l'alpe Piazza si presta, in inverno, a piacevoli discese scialpinistiche: raggiunta, dai Bagni, la conca del bivacco, si scende, per il medesimo percorso di salita, tagliando la fascia di alpeggi.

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