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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Piagno-S. Pietro in vallate-Lago di Dossa-Piantina-Bagni dell'Orso-Masonaccia-Erdona-Fistolera-Rogolo-Piagno (escursione)
7 h
980
E


Apri qui una panoramica da Erdona
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Questa proposta di anello di mountain-bike accoglierà senza dubbio i favori degli amanti di questo sport, che annovera sempre più numerosi appassionati. Lo scenario è quello delle Orobie occidentali, e precisamente del versante orobico che guarda su Regoledo e Cosio, in bassa Valtellina.
Punto di partenza ed arrivo è la località di Piagno, che si incontra, per chi viene da Milano, circa un km oltre Rogolo, e circa due km prima di Cosio. Seguendo le indicazioni, stacchiamoci, dunque, sulla destra dalla ss. 38 dello Stelvio e, oltrepassata la chiesa dedicata ai santi Gervasio e Protasio, saliamo verso le case più alte, fino ad un ponticello che valica Rio di Piagno. Possiamo lasciare l’automobile ad un piccolo parcheggio che si trova appena prima del ponticello, ed iniziare a salire, da quota 225 circa, portandoci sul lato opposto del torrente e seguendo le indicazioni per l’abbazia di S. Pietro in Vallate. Imbocchiamo, così, una pista sterrata che comincia a salire verso sinistra, nell’amena cornice di una gentile conca prativa.
Dopo una breve salita, incontriamo, alle spalle di una poco elevata ma pronunciata formazione rocciosa sul versante orobico, a 292 metri, i ruderi di un’abbazia cluniacense, fondata tra il 1075 ed il 1110. Si tratta di San Pietro in Vallate, di cui restano ancora tracce nella semidiroccata chiesetta romanica e in pochi ruderi del corpo delle celle. Un luogo che merita sicuramente di essere visitato, per la sua importanza storica ed il suo forte impatto suggestivo. Nei secoli successivi alla sua fondazione l’abbazia fu abbandonata, e cominciò ad andare in rovina. Già a metà del 1300, con tutta probabilità, all’ordinato mormorio della preghiera ed al sommesso canto gregoriano si era di nuovo sostituito, qui, il silenzio. Un silenzio che, probabilmente, accompagnerà anche i nostri primi sforzi.
Poi, cominciamo ad inanellare una serie di tornanti, prima di raggiungere la stupenda località denominata Lago di Dossa (a 529 metri), una conca di prati, che ospitava anticamente un lago ora prosciugato, circondata da un gruppo di baite. Guardando a nord, dominiamo, già da qui, l’intera Costiera dei Cech, e, sulla sua destra, scorgiamo il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati. Molto bello è anche il colpo d’occhio, ad est, sulla bassa Valtellina, che mostra i paesi di Cosio, Regoledo, Morbegno e Talamona. Alle loro spalle, individuiamo le due cime guardiane che separano la bassa dalla media Valtellina, vale a dire, da sinistra, il Culmine di Dazio ed il Crap del Mezzodì. Più a destra, infine, la cima della Zocca, sul fianco orientale della bassa Val di Tartano.
Continuiamo a pedalare su una stradina asfaltata, che valica, su un ponticello, il Rio di Cosio ed intercetta la strada ex statale 405, ora strada provinciale, della Val Gerola, al primo tornante sinistrorso (per chi sale) dopo la partenza da Morbegno. Saliamo, quindi, per circa 600 metri lungo la strada statale, per poi lasciarla, sulla nostra destra, alla deviazione per Piantina e l’alpe Tagliata, in corrispondenza della località Canleggia (m. 550), dove, su una baita alla nostra sinistra, possiamo osservare un interessante dipinto che risale al 1838 ed è dedicato a Maria Madre della Grazia.
La strada sale sul versante orobico tracciando una diagonale verso ovest-sud-ovest, e regala, in molti tratti, un bel colpo d’occhio sulla costiera dei Cech, sul monte Disgrazia e sui Corni Bruciati. Sulla sinistra incontriamo anche una cappelletta nella quale è dipinta una crocifissione. Dopo aver superato la località Roncale, ci portiamo, quindi, alla località di Piantina (m. 723), dove, sulla destra, troviamo anche una piccola chiesetta, dalla quale si dominano Morbegno, Talamona e la parte orientale della bassa Valtellina fino al Culmine di Dazio. Superato il Rio Cosio, che scende fino all’omonimo paese, cominciamo ad inanellare una serie di tornanti. Dopo un tornante sinistrorso, troviamo anche, sulla destra, la deviazione per la località di Arighetti, che meriterebbe una visita.
Salendo ancora lungo la strada, che ora propone un fondo sterrato, raggiungiamo uno slargo, dove si trova anche l’edicola del parco delle Orobie Valtellinesi. Poco oltre, usciamo all’aperto, sul limite inferiore dell’ampia fascia di prati dell’alpe Tagliata, a destra di un evidente dosso boscoso denominato “Doss Tiùn”, dove si trova anche un’area di sosta attrezzata per picnic e grigliate. Siamo alla località denominata Bagni dell’Orso, a ricordo dei tempi nei quali questo plantigrado era di casa fra questi boschi. La quota è di 1160 metri, ed abbiamo percorso, dal punto in cui ci siamo staccati dalla strada statale della Val Gerola, 7 km.
Ci attende, ora, una breve rampa dalla pendenza proibitiva, prima del bivio per Erdona (o Ardona, con derivazione dall’etimo etrusco “hart”, “fertile”, oppure dall’aggettivo latino “aridus”, di significato opposto – “arido”, appunto -), segnalato da un cartello della Comunità Montana di Morbegno. E ci attende anche un dilemma: proseguire senza deviazioni lungo l’itinerario secco dell’anello, oppure salire a visitare l’alpe Tagliata? La scelta è legata a molte considerazioni, non ultima quella relativa alle nostre condizioni fisiche ed al nostro allenamento.
Se abbiamo ancora energie da spendere, vale la pena di investirle in una salita panoramicamente entusiasmante. Lasciamo alla nostra destra, dunque, la strada per Erdona, e continuiamo a salire, passando a destra di un piccolo specchio d’acqua ed a sinistra di una prima baita. Già da qui il panorama è davvero bello, soprattutto in direzione dell’alto Lario, che riusciamo a raggiungere con lo sguardo. La pista ha un fondo discreto ed una pendenza abbordabile. Dopo aver attraversato una breve selva, usciamo di nuovo allo scoperto, passando nei pressi di una seconda baita.
Subito dopo una terza baita, troviamo, al tornante destrorso di quota 1470, a poco meno di 5 km dai Bagni dell’Orso, una deviazione sulla sinistra: una pista scende leggermente e si inoltra nel bosco, dove termina per lasciar posto ad un sentiero che effettua la traversata della valle del Rio Cosio e porta ai prati delle Tagliate, leggermente a monte della Corte, dalla quale si scende facilmente a Rasura. Si tratta di un itinerario alternativo di mountain-bike, che però faremo un’altra volta.
Ora, con un ultimo sforzo, portiamoci alla croce di legno a quota 1491, poco sopra rispetto al punto raggiunto. Stiamo pedalando da quasi tre ore, la fatica si fa sentire, per cui non ci faremo pregare per effettuare una bella sosta, dedicata anche al panorama che si offre ai nostri occhi. A sinistra, uno spicchio dell’alto Lario, incoronato dalle montagne della Mesolcina, che, un po’ più a destra, mostrano il versante occidentale della Valchiavenna, sul quale è facilmente riconoscibile il pronunciato incavo del passo della Forcola. Poi, con il monte Matra, seminascosto, le montagna della Valchiavenna si congedano, per lasciare il posto alla massiccia e solare costiera dei Cech, che si mostra intera e bellissima proprio di fronte a noi. Non pronunciate, ma distinguibili sono le cime che la segnano, da ovest (sinistra) ad est, vale a dire il monte Brusada, il monte Sciesa, la cima di Malvedello e la cima del Desenigo. Più a destra, scorgiamo solo un frammento del gruppo del Masino, costituito dal pizzo Torrone orientale, dal monte Sissone e dalle cime di Chiareggio, sulla testata della val Cameraccio, in fondo alla Val di Mello. Ancora più a destra lei, la regina delle cime, il monte Disgrazia, inconfondibile, con i suoi paggi, i Corni Bruciati. Più a destra ancora, il meno pronunciato pizzo Bello, sopra prato Maslino (l’alpeggio sopra Berbenno) e, occhieggianti sul fondo, il pizzo Scalino e la punta Painale, in Val di Togno. Il versante retico è chiuso, ad est, dal pizzo Combolo, sopra Teglio.
Se proseguiamo a salire ancora per un breve tratto, troveremo i cartelli che indicano che siamo all’alpe Tagliata, a quota 1527, e che proseguendo possiamo salire all’alpe Piazza in 40 minuti di cammino (trovando anche un nuovo rifugio), per poi proseguire fino al pizzo dei Galli (dato a 2 ore e 20 minuti) oppure scendendo alla casera di Mezzana (data ad 1 ora e 40 minuti) ed all’alpe Legnone (che si raggiunge dopo 4 ore e 30 minuti, necessari per effettuare la traversata dell’intera Val Lesina, percorrendo il sentiero Andrea Paniga). Vicino al cartello, si trova, a 1523 metri, la casera dell’alpe Tagliata. Bene, torniamo ora ai Bagni dell’Orso, dove comincia la discesa che costituisce la seconda parte dell’anello. Prima di raccontarla, però, un po’ di pazienza: anche i camminatori meritano qualche nota.
Ecco, allora, come arrivare fino ai Bagni a piedi salendo da Piagno. Incamminiamoci sulla carrozzabile che passa per l’abbazia di Vallate e raggiunge Lago di Dossa. Poco oltre, in corrispondenza di un ponticello che scavalca un piccolo corso d’acqua, lasciamola per imboccare un mulattiera che, alla nostra destra, comincia a salire nel bosco, verso destra, in direzione sud-ovest. Ignoriamo alcune deviazioni e teniamoci sulla mulattiera principale, che ci porta ai prati della Malanotte (m. 709), nome poco augurale per una località quasi nascosta e malinconica.
Proseguiamo, poi, seguendo la medesima direttrice, fino ad intercettare una pista sterrata che dalla parte alta della località Arighetti scende alle baite più basse. Seguendo la sterrata, che volge a sinistra (sud-est), attraversiamo la località, uno splendido maggengo, luminoso e ridente, posto ad 830 metri di quota. Lasciate alle spalle le ultime baite, ci attende un breve tratto in discesa, che ci porta ad intercettare la strada che da Canleggia e Piantina sale ai Bagni dell’Orso. Possiamo evitare di seguirla interamente imboccando alcune scorciatoie che la riprendono più in alto. Seguendo questo itinerario, dopo quasi due ore e mezza di cammino raggiungiamo i Bagni dell’Orso.
È venuto il momento di parlare della seconda parte dell’anello, che può essere chiuso in due modi. Intanto cominciamo a pedalare, su una pista sterrata, in direzione di Erdona, superando le baite dei Prati della Riva, fino a raggiungere la località Masonaccia (m. 1191), dove si trova un parcheggio. Ora la pista si biforca, e noi dobbiamo scegliere come chiudere l’anello. La prima possibilità è quella di scendere ad Erdona e di qui, sfruttando una splendida mulattiera che propone diversi tratti tecnici, alle località di Erla e Pistolera, concludendo la discesa a Rogolo. La seconda, più tranquilla ed un po’ più lunga, propone un percorso interamente su pista sterrata, ed una discesa che, passando per l’Avert, si chiude ad Andalo (termine che deriva da una voce preariana che significa “frana”). Descriviamole. In ogni caso, sia che si opti per l’una o per l’altra, Erdona (Erduna) è una località che non può non essere visitata.
È un piccolo gioiello, un dolce panettone di prati su cui si distendono, tranquille, le belle baite che guardano alla Costiera dei Cech, al monte Disgrazia ed all’alto Lario, che anche qui si mostra al nostro sguardo ammirato. Il maggengo è posto a 1079 metri, poco sotto la Masonaccia, e lo si raggiunge facilmente seguendo le indicazioni di un cartello della Comunità Montana di Morbegno, all’imbocco del ramo di destra della pista sterrata, che lo raggiunge dopo pochi tornanti. Anche se abbiamo in animo di tornare a Piagno seguendo il percorso Masonaccia-Avert-Andalo-Rogolo, scendiamo a riposarci qui per un po’. Il panorama che si apre sulla bassa Valtellina è particolarmente incantevole: possiamo, in particolare, seguire le ultime pigre anse dell’Adda prima del tratto diritto che lo conduce a sfociare nel lago di Como, con un effetto poetico di forte impatto emotivo.
Vediamo, ora, come scendere per la mulattiera Rogolo-Erdona. La troviamo seguendo nell’ultimo tratto la pista, prima che termini ad uno slargo che serve da parcheggio. La partenza è visibile, sulla nostra sinistra, e, dopo un breve tratto, eccoci in un fantastico bosco. È come passare gradualmente dal trionfo della luce a quello dell’ombra, perché, via via che scendiamo, è come se ci immergessimo nel cuore ombroso del fitto bosco. La mulattiera, infatti, scende sul fianco orientale della valle del Rio di Erdona, il corso d’acqua che attraversa Rògolo.
Ci sono diversi passaggi tecnici, soprattutto nella parte alta, dove, in alcuni punti, quando la mulattiera quasi si truffa nel regno delle ombre passando a lato di alcune formazioni rocciose, si trovano passaggi protetti: qui è necessario scendere dalla sella. La pendenza, dopo questo tratto, non è esagerata. Il fondo è sempre largo, e l’insidia può essere costituita dall’abbondante presenza di foglie, che possono far scivolare e nascondere alcuni sassi. Cominciamo, dunque, controllata l’efficienza dell’apparato frenante, ad inanellare una serie serrata di tornanti, fino alla cappelletta di quota 753, restaurata nel 1996, dentro la quale si trova dipinto Gesù crocifisso. Scendiamo, ancora, fino alla località di Erla (m. 600), dove la mulattiera raggiunge una pista sterrata, in corrispondenza di un cartello della Comunità Montagna di Morbegno che segnala la direzione per Erdona. Terminata la parte tecnica, ci attende ora un tratto decisamente tranquillo.
Prendendo a sinistra, attraversiamo il Rio di Rogolo e, dopo un tratto in leggera salita, torniamo a scendere, passando a valle della località di Fistolera (Fistulèra). Anche qui si impone un breve fuori-programma per salire a visitare il bel gruppo di baite di Fistolera, poste a 55 metri. Anche da qui possiamo godere di un bello scorcio sull’alto Lario. Vi troveremo, anche, la chiesetta dedicata alla Madonna della Neve, di origine probabilmente secentesca, e progettata probabilmente da maestro Gaspare Aprile da Carona. Fra il 1993 ed il 1995 è stata ristrutturata dal Gruppo Alpini di Rogolo e riaperta al culto. L’ultimo tratto della discesa avviene su una comoda strada asfaltata, che termina, dopo diversi tornanti, a Rogolo (m. 219).
E qui, nei pressi della bella chiesa parrocchiale, di origine secentesca, dedicata a S. Abbondio, ci fermiamo, per aspettare quelli che hanno scelto di effettuare l’anello nella versione più larga. Anche loro debbono passare di qui. Li abbiamo lasciati alla Masonaccia: ci hanno accompagnato nella visita ad Erdona, ma poi sono risaliti al bivio, prendendo a destra e raggiungendo il limite occidentale della baite, dove la carozzabile scarta bruscamente a sinistra, e da essa si stacca una pista sterrata che scende verso destra, con fondo poco regolare e disseminato di massi che impongono cautela, nella cornice di splendidi boschi di conifere.
Si deve seguire quest’ultima, che in alcuni tratti si fa anche un po’ ripida. Dopo un lungo traverso in direzione nord-ovest, si trova qualche tornante. Il bosco comincia ad aprirsi, ed il colpo d’occhio sul Pian di Spagna e sui lembi estremi della bassa Valtellina semplicemente incanta. A quota 873 troviamo un cartello che segnala la partenza, sulla sinistra, del sentiero che si dirige verso sud, attraversando il fianco orientale della bassa Val Lesina, fino alle baite di Revolido, dato a 25 minuti di cammino. Poco oltre, ecco le baite dell’Avert, bel terrazzo panoramico posto ad 850 metri. L’incanto del panorama si ripete. Proseguendo nella discesa, la pista si fa un po’ più stretta e, dopo una serie di tornantini, intercetta, a 610 metri, la mulattiera che da Andalo sale in Val Lesina, verso Revolido. Si trova, qui, il cartello che dà la casera di Mezzana, in Val Lesina, a due ore di cammino e l’alpe Piazza a tre ore e mezza, mentre le Masonacce, dalle quali scende la nostra pista, è data ad un’ora e venti minuti.
Nell’ultimo tratto della discesa si può ammirare la maestria costruttiva che ha reso possibile la mulattiera Andalo-Revolido, caratterizzata dalla costante concavità che facilitava lo strascico del legname verso valle. Alla fine, Andalo è raggiunta. Si passa nei pressi della chiesa parrocchiale dell’Immacolata, costruita nel 1670, si attraversa il paese e ci si dirige, su una comoda strada, verso est, alla volta della rivale Rogolo. Rivale sì, perché Andalo apparteneva nel seicento al comune di Rogolo, quando questo si staccò, nel 1610, da Delebio; ma, a sua volta, se ne staccò nel 1781. Ci siamo ritrovati tutti a Rogolo, alla fine, e da qui possiamo goderci l’ultima tranquilla pedalata che, lungo una strada che corre parallela alla ss. 38, ci riporta a Piagno, dopo circa quattro ore di sforzi, se abbiamo effettuato la digressione per la parte alta dell’alpe Tagliata: il dislivello in salita, in questo caso, è di circa 1300 metri.
Chi effettua questo anello a piedi calcoli invece 7 ore circa.

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